Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

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(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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sabato 5 aprile 2014

E' IN ATTO UNA CAMPAGNA DENIGRATORIA SULLA DIRIGENZA DELLO STATO? PER ADIR-AGL NO:E' SOLO UNA STRAORDINARIA OCCASIONE.

E' preoccupante che un dirigente dello Stato possa sentirsi a disagio per quello che si legge sui giornali sulle riforme in arrivo e sui motivi che le impongono. E' un vero dirigente (cioè un vero timoniere) chi ha paura della tempesta in arrivo? No, evidentemente è solo uno che è riuscito a raggiungere un titolo di studio elevato per facilitazioni familiari e a fare carriera per cordate. Ma privo di passione, se, appena può, si acquieta, appagato, su un posto pubblico, come l'ultimo dei disoccupati organizzati. Quando (speriamo presto) verrà abolito il valore legale del titolo di studio (che è un po' come la licenza pagata milioni dai tassisti) la finirà, chi non si sente sicuro delle sue qualità vere, di sbandierare lauree e specializzazioni che sappiamo tutti come si ottengono in Italia, da chi e in cambio di cosa. Quindi stiamo calmi, restiamo coi piedi per terra e parliamo di cose concrete, non di targhette dorate. Se poi riteniamo che i concorsi pubblici siano seri e selettivi allora due sono le cose: o chi lo dice ci è o ci fa. Finiamola di prendere in giro gli italiani. Occhio: non stiamo dicendo che siamo impreparati o in mala fede ma solo che per convincere gli italiani della giustezza di una tesi non possiamo prenderli impunemente per i fondelli. Che poi chi dirige lo Stato risponda alla nazione e ai cittadini è vero. Ma solo se prima è stato accontentato il politico. Non quello di turno, che appare mettendoci la faccia ma quello occulto e permanente, che piazza il dirigente che vuole al posto in cui “serve”.Ecco la differenza:loro vogliono essere autonomi dalla politica per servire di nascosto il loro padrino. Noi vogliamo che il dirigente sia al servizio della nazione e dei cittadini rappresentati da quel politico che alle elezioni abbia avuto i voti veri dal popolo e risponda ad esso anche relativamente alla scelta di dirigenti capaci. Quando vi dicono che sono contro lo spoils-system non è perchè temono di perdere il posto ma perchè è il loro puparo che verrebbe meno e che quindi si tutela tramite loro.
Ma all'autolesionismo non c'è limite: già, perchè è di questo che si tratta quando si crede di tutelare una categoria raccontando ai cittadini pure corbellerie, come quella che lo stato funziona con imparzialità, che tutela i diritti e offre servizi. Ma che diavolo di capitano è quello che dimostra di non conoscere (o di far finta di ignorare) le condizioni della sua nave?
Qualcuno penserà che tutta questa discussione avviene per un rinnovato idealismo ed interesse per la Costituzione, per il funzionamento dello stato, per i bisogni dei cittadini più umili. Ma che? Questi finti paladini della categoria te lo dicono chiaro e tondo:saremmo stati zitti se non stesse girando l'idea di abbassarci gli stipendi. Ecco come si distrugge la credibilità della dirigenza, ecco come dai la dimostrazione al dirigente in buona fede che anni di contributi sindacali sono stati soldi buttati. Si dice che se il cittadino conoscesse cosa è e cosa fa la pubblica amministrazione allora capirebbe. Spiegateci allora perchè avete ridotto al rango di carta igienica la legge 241 del 1990, la legge sulla trasparenza amministrativa. In questi anni che battaglie avete condotto in merito?O non siete stati invece voi ad affossarla?
Ma l'acqua sale e le vie di fuga non si trovano. Allora cosa fa il comandante?Si prende le sue responsabilità e lascia per ultimo la nave? No, cerca di scaricare chi gli fa concorrenza, denigrandolo. Da una parte i manager delle partecipate vengono senza appello marchiati come servi della politica (ma come: e le capacità?Siamo proprio sicuri che uno , dal privato, dove c'è la vera competizione e selezione, quella del profitto, arrivi a ottenere quegli incarichi solo col calcio nel sedere?E poi:non erano i vostri idoli, punti di riferimento, modelli?Non volevate diventare come loro?), senza tener conto (vedi la recente vicenda di Moretti, su cui siamo però d'accordo con Della Valle) che quelli un po' di capacità ce l'hanno e se lasciano il pubblico un lavoro nel privato lo trovano. Siamo sicuri che questo valga anche per i dirigenti statali?Poi scaricano i dirigenti esterni a tempo determinato. Servi, a loro dire, del clientelismo e con retribuzioni fuori controllo e dannose. Ma come, non erano colleghi in gamba da tutelare?Alla faccia della solidarietà tra categorie della stessa confederazione!
Ma se volete suicidarvi, fatelo da soli ma soprattutto in fretta. Non auto seviziatevi come, per esempio quando cercate di far credere ai cittadini che siete soggetti alla valutazione (ma quale?Notoriamente i dirigenti si valutano reciprocamente e tutti raggiungono tutti i risultati prefissati) che rispondete del vostro agire (certo, avendo l'avvocato dello stato pagato dalla collettività ) e siete passibili di licenziamento (si, su Marte).
In epoca di digitalizzazione poi (che avreste dovuto gestire voi e che annulla il deficit dell'età) voler scaricare i collaboratori più anziani è veramente penoso.
No,non ci siamo. Il problema della dirigenza pubblica italiana siete voi, sindacalisti della dirigenza dei miei stivali.
Se l'obbiettivo è retribuzioni più giuste, uno stato migliore, una pa più efficiente la soluzione sola è lo spoils-system e quindi tempo determinato per tutti. Il dirigente non sarà più il membro di una casta ma dovrà essere scelto dai politici eletti dal popolo in un sistema democratico di alternanza con una legge elettorale che faccia emergere la volontà popolare. Per realizzare un programma .Cambiare non conservare. Mandando a casa, a termine del mandato, sia il politico che il dirigente che non abbiano servito i cittadini o, peggio, violato le leggi. Questo, si , è condivisibile da parte di tutti i cittadini, rispetto ai quali voi avete una colpa enorme: quella di averli messi in condizione, in questi anni, di odiare i dirigenti pubblici. Non sappiamo se riusciremo a risollevarci dalla terra bruciata che avete creato. Ci proveremo.

ADIR-AGL ALLEANZA MANAGER, PROFESSIONISTI, ALTE PROFESSIONALITA', DIRIGENTI PUBBLICI E PRIVATI

http://adir-agl.blogspot.it/

lunedì 13 gennaio 2014

ADIR-AGL “UNA RACCOMANDAZIONE A RENZI: NON ASCOLTARE I CONSIGLI PELOSI DEI GROSSI E COMPROMESSI SINDACATI DELLA DIRIGENZA”

Crediamo che l'esperienza di questi anni ci detti la regola numero uno: mai e poi mai accada che la dirigenza pubblica, anche contro la sua volontà, si trovi ad avere la piena responsabilità della gestione della pubblica amministrazione. Alla dirigenza pubblica serve altro: un potere politico che sappia e faccia il proprio mestiere, obbiettivi concreti e misurabili, una valutazione oggettiva (mai realizzata),meritocrazia (e non favoritismi come finora) e, soprattutto, l'adozione dello Spoils System più che fantomatici criteri di trasparenza , di rotazione e di selezione dei migliori irrealizzabili, come la storia dimostra da decenni, in un sistema concepito come il nostro attuale. La Pubblica Amministrazione italiana è ormai una specie di area contaminata dalle radiazioni della corruzione e del servilismo nella quale nascono mostri in spregio alle leggi della natura. In particolare non valgono alcune regole consolidate dell'organizzazione aziendale, ad esempio che se il dirigente è assunto a tempo indeterminato è più motivato, investe nella sua formazione ed è più propenso a guardare a soluzioni a più lungo termine. Macchè? Altro che servizio alla Nazione! Se il dirigente pubblico è a tempo indeterminato , semplicemente, cercherà di farsi innanzitutto gli affari suoi senza limitazioni temporali e, solo invia residuale, di non schiacciare i piedi a chi potrebbe parlare male di lui nelle alte sfere o a fare favori “a buon rendere”. Questo è il frutto del lavoro dei grossi (non grandi) sindacati della dirigenza che in maniera sotterranea hanno convinto anche i più giovani che l'unica strada che conta è quella dell'illegalità e del sopruso.
Ora che c'è la possibilità che avanzi un innovatore ( Renzi ) in grado di scompaginare un assetto vergognoso della dirigenza pubblica, costoro mettono le mani avanti, chiedendo addirittura di avere posti garantiti negli uffici di diretta collaborazione nazionali , regionali e locali (ma sulla base di quale esperienza concreta di vita e di lavoro, quella delle scartoffie?) che i dirigenti non vengano trasformati in “Yes men”. Ma perché, adesso cosa sono? Degli eroi dell'imparzialità e dell'autonomia, della legalità e del rispetto della Costituzione? Ma non fateci ridere! E' proprio dalla realtà medievale dell'attuale dirigenza italiana che occorre partire per attuare una vera riforma. Spoils System (modificando la Costituzione, se necessario), dirigenti a tempo, nominati da politici autenticamente eletti dal popolo (riforma legge elettorale, quindi) non imparziali (nel periodo dell'esercizio delle loro funzioni non dovranno essere giudici ma rispettare le leggi senza favoritismi) e non distinti ma , in maniera trasparente, leali collaboratori della politica eletta dal popolo che li nominerà. Non certo impegnati quindi in giochini finalizzati alla continuazione del loro potere personale anche oltre la successiva scadenza elettorale (come oggi accade, incontestabilmente, dapperttutto in Italia), tanto da essere disponibili anche a non denunciare fenomeni di illegalità. Premi? Si, ma solo a chi denunci il malaffare, al di sopra e al di sotto di loro.
Solo adesso, che siete alle strette, vi viene in mente di copiare quanto fanno da anni in Usa e Francia? Ma con quale coraggio evocate realtà di altri pianeti nelle quali un dirigente pubblico medio italiano si troverebbe nell'impossibilità di sopravvivere, come un pesce fuor d'acqua e verrebbe inviato a friggere patatine o a raccogliere l'uva in pochi giorni?
E ancora pensate che per svicolare dalla spending review e dagli sprechi qualcuno cada nel tranello di dilazionare ancora i tempi di accertamento (e risarcimento alla collettività) creando autorità “terze” ad hoc quando dovreste invocare, invece, l'immediato intervento di Corte dei Conti e GdF?
Le prospettive della parte sana della dirigenza pubblica italiana, in un sistema pubblico che sta collassando, che è odiato dai cittadini in quanto tenuto in vita da sempre più tasse, non possono che essere legate a questa doverosa rivoluzione, l'unica che possa produrre consenso popolare e di conseguenza assicurare un futuro vero, non tanto ai grossi sindacati dirigenziali corresponsabili dello sfascio quanto a chi oggi, nonostante tutto, svolge onestamente e in buona fede la professione di dirigente.

ADIR-AGL
ALLEANZA MANAGER, PROFESSIONISTI, ALTE PROFESSIONALITA', DIRIGENTI PUBBLICI E PRIVATI

sabato 29 dicembre 2012

CONTRO I SINDACATI CORPORATIVI DEI DIRIGENTI STATALI SIAMO DALLA PARTE DI GIAVAZZI,ALESINA E DI COLORO CHE, SE DIRIGENTI, SERVANO IL PAESE E NON SE' STESSI E I LORO PADRINI

Levata di scudi dei sindacati corporativi della dirigenza statale contro l'articolo di Giavazzi e Alesina intitolato: “I distruttori delle riforme”
Per chi non ricordasse, clicchi sul seguente link:
Si esordisce con banalità belle e buone, dichiarando di rappresentare la dirigenza che vuole le riforme. Ma tutti in Italia vogliono le riforme. Solo con un piccolo particolare: che nessuno precisa quali siano le riforme che si vogliono, quindi è sottinteso che, dato che nel mondo del lavoro nessuno è masochista, il criterio sia quello “purchè non vengano lesi i nostri interessi” (e questi, invece, ogni categoria sa benissimo quali siano).Altra ipocrisia, quella di presumere che la dirigenza sia abituata a rispettare le leggi, quando è ormai comunemente acquisita la convinzione che in Italia (Giovanni Giolitti) “Per i cittadini le leggi si applicano, per gli amici si interpretano, per alcuni si eludono “. E poiché il politico si occupa di politica e di farle, le leggi, e l'impiegato dipende dal dirigente, ormai dovrebbe essere scontato che sia quella del dirigente la figura più rilevante di quella delicata fase.
Che certa dirigenza non voglia essere eletta, lo sapevamo. Ovvio: per non dover rendere conto a nessuno dei propri abusi . Ma nessuno ha mai chiesto questo (l'elettività). Quel che si pretende è che la dirigenza faccia funzionare lo Stato al meglio, coordinandosi e non remando contro dei politici che siano eletti dal popolo.Se il dirigente, come avviene ora, ha la libertà di ostacolare l'esplicarsi della volontà popolare è come se si inserisse della sabbia in un motore. Se la maggioranza dell'elettorato dà fiducia a una determinata coalizione è giusto che alla stessa venga messa a disposizione la macchina migliore possibile, scegliendosene gli uomini che la compongono, in modo da non avere alibi in caso di fallimento, pagando l'incapacità con la mancata rielezione.E se un dirigente dimostra capacità e applicazione in un quinquennio perchè non potrebbe vedersi riconfermato nell'incarico? Quale politico, anche di parte avversa, avrebbe interesse a non farlo? Questa storia poi che i dirigenti non possano operare perchè i politici non sanno fare le leggi non la beve più nessuno.Tutti sanno ad esempio che la Fornero ha toppato sulla vicenda esodati non perchè era con la testa fra le nuvole ma perchè tradita dai dirigenti del suo Ministero cui aveva affidato, giustamente, l'elaborazione della riforma dal punto di vista tecnico.Chi ha pagato per questo svarione che ha rovinato la vita a migliaia di persone? Ancora stiamo aspettando che in quel Dicastero qualcuno venga avvicendato da gente più preparata colpevole solo di non far parte di cordate di padrini presenti e passati (ma ancora presenti...).Potremmo fare decine di altri esempi come questo.Lo Spoils System istituzionalizzerebbe questa sana pulizia periodica, liberando la PA da dirigenti incapaci che tolgono lavoro ad altri dirigenti più preparati e bravi.Quelli che “adattano” le proposte di efficientamento della PA non sono i politici i quali vanno e vengono e spesso non sanno neppure come è fatta l'amministrazione di cui vengono nominati ministri (tanto sanno che stando così le cose, sarebbe fatica sprecata cercare di apprendere e quindi si affidano al capo di gabinetto o a referenti interni magari conosciuti in passato) ma i padrini, quelli che vogliono mantenere i posti inutili per gli amici incapaci o peggio.
Altra perla è quella di rivendicare maggiore attendibilità per il solo fatto di essere riusciti a essere ricompresi nelle OO.SS. Rappresentative in alcune aree della dirigenza.Ma come? Non avevamo detto che la dirigenza è al servizio dello Stato, quindi dei cittadini? E si ha presente cosa pensano i cittadini della Pubblica Amministrazione diretta, in ogni ramo, da anni, da chi ha vinto un concorso ed è stato nominato con i meccanismi che tutti conosciamo?Cerchiamo quindi innanzitutto di ripristinare livelli minimi di decenza nei comportamenti di fronte all'opinione pubblica (esempio: perchè i dirigenti del Ministero del Lavoro non restituiscono i premi di recente elargiti a pioggia, senza effettivi criteri meritocratici dalla Fornero,
chiedendo innanzitutto che siano rideterminati , rendendo pubblici non solo le somme ma soprattutto quali obbiettivi si sarebbero raggiunti da ognuno tali da giustificare l'eventuale premio?E restituendo ciò che avanza allo Stato?) dopo, ma solo dopo, una categoria di lavoratori potrà dire la sua su un problema (l'eventuale adozione di un sistema di spoils system) che , ovviamente, è soprattutto di interesse generale e solo di riflesso categoriale. Non c'è di peggio, per ogni Casta, che le proprie questioni vengano portate in piazza da chi, per giunta, come gli illustri professori, non può venir colpito dalle ritorsioni di una Pubblica Amministrazione che al suo interno, ci risulta, non a caso, sia divenuta molto più spietata nell'utilizzo dello strumento disciplinare finalizzato a non far trapelare verità scomode. E chi è deputato ad avviare l'azione disciplinare?Guarda caso: il dirigente.
La reazione scomposta della dirigenza a questi rilievi di Giavazzi e Alesina si sta quindi trasformando in un boomerang per la Casta dirigenziale rivelando all'opinione pubblica che esiste da anni una questione di democrazia e di limitazione di diritti che va risolta (è noto che per il dipendente pubblico, in conflitto col dirigente, l'attuale normativa preveda una tutela giurisdizionale pressochè inesistente).
E' addirittura comico che dirigenti sindacali pubblici abbiano elaborato un manifesto (mandandolo al Corriere della Sera ) non per dire chiaramente cosa loro ritenessero giusto ma per far recitare a un ipotetico cittadino una specie di poesia di natale in cui egli descrivesse il suo ideale di dirigente statale. Cioè, questi signori sono talmente abituati a fare il bello e il cattivo tempo che addirittura trattano il cittadino come quel pappagallo in braccio al ventriloquo cui viene fatto dire di tutto e di più secondo i propri comodi.
Ognuno è libero di scrivere ciò che crede come vuole, suggeriremmo però, per testare appieno il sostegno popolare alle tesi di questi sindacati corporativi che ambiscono a parlare anche in nome del popolo, di far visionare (e controfirmare, per solidarietà) i punti del manifesto:
  • a quei giovani laureati senza entrature che hanno sperimentato sulla loro pelle cosa significhi tentare di diventare dirigente pubblico tramite concorso
  • a quei dipendenti pubblici che sanno effettivamente se è vero che i più bravi e solo loro possano diventare in Italia dirigenti pubblici
  • a coloro che invano cercano su internet gli obbiettivi chiari e misurabili su cui si è convinti che si siano misurati i dirigenti
  • agli impiegati che custodiscono i faldoni o i files contenenti le “valutazioni meritocratiche” di dirigenti verso altri dirigenti e a tutti gli studiosi che da decenni elaborano ipotesi su sistemi valutativi attendibili per i dirigenti
  • agli impiegati che hanno lavorato fianco a fianco con dirigenti che hanno servito lo stato con poca dignità e poco onore, spesso silenti per timore
  • ai cittadini e alle imprese che hanno ricevuto danni irreparabili a causa dei tempi e delle modalità di attuazione delle leggi da parte di dirigenti pubblici
  • agli aspiranti dirigenti di giovane età che dovrebbero attendere che per 40 anni o più il dirigente possa esercitare la propria funzione, indipendentemente dai risultati e alla faccia delle attuali normative che prevedono il contratto a tempo determinato
  • ai politici che si sono visti sistematicamente boicottati dalla dirigenza (e dai sindacati loro alleati) quando hanno tentato di cambiare qualcosa nel funzionamento del proprio dicastero, dovendosi arrendere
E' singolare che si trasformi la realtà, non ammettendo che non è il cittadino che non vuole che il dirigente sia amico del politico di turno ma è il dirigente che è terrorizzato dall'eventuale amicizia del cittadino col politico.E spinge il cittadino ad avvicinare il politico per chiedere un favore, essendo questa l'unica condizione per avere, in tempi brevi, quanto occorre a sé stesso o alla propria azienda per sopravvivere.E' tutto il meccanismo quindi che è bloccato (soprattutto in certe zone del paese). Il rimedio è in un cittadino con un maggiore senso civico, in un politico correttamente scelto dal popolo disincentivato a praticare la corruzione ma, soprattutto, in una dirigenza soggetta a un rinnovamento periodico e predeterminato, per evitare incrostazioni e deviazioni personalistiche o di gruppo di interesse.
I dirigenti italiani dovrebbero smetterla di dare sostegno a questi falsi e fallimentari tutori sindacali dei loro interessi. Perchè fallimentari? Perchè hanno posto la dirigenza contro il popolo italiano, invece di renderla protagonista del necessario cambiamento, condannandoli, alla lunga, a una sicura sconfitta .Il cittadino non è stupido, comprende, quando ha un rapporto di anni con un ufficio importante per la propria vita e per il proprio lavoro, che se i politici (e i partiti) vanno e vengono, gli impiegati sono tartassati, malpagati e umiliati e i dirigenti mantengono la stessa poltrona per anni senza che ciò sia giustificato da risultati, è nella dirigenza che c'è qualcosa che non va. I sindacati della dirigenza se la prendono con i politici, ma vi ingannano. Chi è dentro a queste realtà sa che vi sono figure nell'ombra, tramite tra dirigenza e politici (e partiti) di turno, spesso ex dirigenti e/o sindacalisti di quella amministrazione (i padrini) , che pochi (i sindacati sicuramente)conoscono ma che tirano le fila dei “movimenti” che contano. Che sono in grado di far stare sulla stessa poltrona per anni lo stesso dirigente o di avvicendarlo, mettendo ogni pedina al proprio posto, anche tramite trasferimenti velocissimi. Spesso lo scambio di favori e il nepotismo e non certo il pubblico interesse è il motore di questi movimenti.
E' umiliante che ancora in Italia una persona brava e preparata che voglia fare carriera debba sottostare a queste logiche e compromessi. Ecco, questo è ciò contro cui devono combattere i dirigenti che intendano servire lo Stato e non altre entità. Lo Spoils System è temutissimo da questo sistema perchè da una parte promuoverebbe il periodico forzato cambiamento togliendo il potere a questi “pupari” e dall'altra creerebbe un legame forte tra cittadini elettori, politica, dirigenza per una PA più efficiente, rendendo inutile il ruolo di questi convitati di pietra.
Come vedete, siamo di fronte ad un altro esempio di come la nostra povera Carta Costituzionale (in alcune parti, certamente, da cambiare) sia stata strumentalizzata per scopi tutt'altro che alti.
Speriamo che le prossime elezioni portino elementi di novità in materia.