Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

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(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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venerdì 6 luglio 2012

PER GLI EXTRACOMUNITARI CLANDESTINI , IMPORTANTE NOVITA' (ATTENZIONE,PERO': LA NORMA ANCORA NON E' IN VIGORE!)

DAL SITO DELL'AGENZIA ANSA:

"Immigrazione, permesso a chi denuncia sfruttatore

Ok Cdm al decreto con le sanzioni sul caporalato

06 luglio, 19:01
 Permesso di soggiorno al dipendente che denuncia il suo sfruttatore. Lo prevede lo schema di decreto legislativo approvato oggi dal Consiglio dei Ministri in recepimento della direttiva europea sulle sanzioni per i datori di lavoro che impiegano stranieri irregolari. Il provvedimento inasprisce dunque le sanzioni già previste per chi assume lavoratori non in regola.
Le pene sono ulteriormente aumentate se i lavoratori irregolari occupati sono più di tre, se sono minori e se sono sottoposti a condizioni lavorative di particolare sfruttamento. In questi casi è rilasciato il permesso di soggiorno della durata di sei mesi, con possibilità di rinnovo per un anno o più, per lo straniero che "abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro". Ci sarà una breve fase transitoria, come aveva auspicato il ministro per la Cooperazione, Andrea Riccardi, per consentire al datore di lavoro di adeguarsi alla nuova normativa. I tecnici dei ministeri interessati stanno ora lavorando per ultimare i dettagli del provvedimento. Si parla di una sanzione intorno ai 1.000 euro per i datori di lavoro che violano la norma.
OK CDM A DL CON SANZIONI SU CAPORALATO  - Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva, su proposta del ministro per gli Affari Europei e del ministro del Lavoro, il decreto legislativo che recepisce la normativa comunitaria in materia di sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Lo si legge nella nota di Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri"

Fin qui la notizia ANSA

Come ALEI-AGL però avvertiamo che la norma non è ancora in vigore. Pertanto consigliamo di non adottare iniziative avventate, di non prestare fede a voci incontrollate (e pertanto a non dare soldi a chi vi promette di farvi avere il permesso di soggiorno)  e, invece, se si ha intenzione di attivarsi per far valere questa norma (se i contenuti verranno confermati) , CONTATTARE SUBITO  LE NOSTRE SEDI SINDACALI SUL TERRITORIO PER INIZIARE A RACCOGLIERE LA DOCUMENTAZIONE OCCORRENTE ED AVERE ASSISTENZA per le iniziative successive.
Consigliamo di fare attenzione perchè ovviamente quei datori di lavoro che fino ad oggi si sono comportati illegalmente sicuramente vorranno adottare cautele e contromisure. Vi invitiamo pertanto a non firmare nulla che vi venga sottoposto dal datore di lavoro e, semmai, prima, di chiedere consiglio (sarà garantita la massima riservatezza) al nostro Sindacato (ALEI-AGL). Vi preghiamo di passare parola ai vostri colleghi che ancora non capiscono l'italiano.

sabato 30 giugno 2012

CHI SONO I CLANDESTINI IN ITALIA?

Prendiamo spunto da una polemica di queste ore tra destra e sinistra per dire qualcosa che può sembrare banale e scontato ma evidentemente non lo è (da anni).
Lo spunto è nell'uscita di uno stampato “Comunicare l'immigrazione-Guida pratica per gli operatori dell'informazione”, voluta dal Ministero dell'Interno e del Lavoro.Una sorta di raccolta di buone prassi per i giornali.
Quando andiamo a comprare un giornale, dopo aver fatto colazione al bar o scambiato due battute con le anziane signore che chiacchierano nel condominio , lo facciamo perchè abbiamo bisogno di conoscere punti di vista qualificati che ci stimolino a una analisi e a un ragionamento.
Tale risultato sicuramente non lo si ottiene se , come accade da anni leggiamo, da una parte che gli stranieri clandestini sono la causa della criminalità e, dall'altra, che non è giusto che i clandestini siano demonizzati perchè delinquono nella stessa proporzione degli italiani e vanno più in galera (e gonfiano le statistiche ) solo perchè sono meno provvisti, per povertà, di adeguata difesa legale.
Per ascoltare queste cose sarebbe sufficiente restare un po' di più al bar o in condominio, evidentemente.
Poiché non è ipotizzabile in Italia che all'interno di un giornale o di una rete TV vi sia un pluralismo di punti di vista (e quindi gli organi di stampa da anni sono voci delle tifoserie e non centri di confronto critico) attendiamo con ansia che gli stranieri clandestini si facciano un loro giornale o una loro TV (naturalmente clandestine) e ci facciano capire finalmente per quale diavolo di motivo siano venuti in Italia. E soprattutto che si sbilancino, che si pronuncino, che dicano se effettivamente nei mezzi di comunicazione qualcuno , per sbaglio, abbia effettivamente interpretato correttamente il loro pensiero, spiegandoci il vero motivo della loro permanenza in Italia e perchè portano tanti problemi .In attesa, ci permettiamo di esprimere un nostro parere:la legge Bossi-Fini (peraltro politici rispettabilissimi, ma anche i più grandi tenori possono steccare) si è dimostrata una …..... pazzesca, come direbbe il rag. Fantozzi;nessuna forza politica in Italia ha dimostrato però di saper proporre di meglio;viviamo in una situazione tipo pendolo. Ossia si oscilla, in maniera sterile e ipocrita, tra pugno duro e permissivismo. Nessuno ha osservato che in Italia la “clandestinità” per gli stranieri (normativamente)è un marchio di infamia ma per molti Italiani è una situazione di fatto radicata da anni e un buco nero in cui tutti rischiamo di precipitare (con gli annessi e indotti rischi di delinquere). Esempi: il lavoro nero, l'evasione fiscale, il rapporto con Equitalia e gli Ufficiali Giudiziari, i debiti con le banche, la disciplina della residenza e l'attendibilità dei documenti , il rapporto tra cittadino e giustizia, la speculazione edilizia e l'insufficienza alloggiativa, gli affitti in nero, l'uso del contante da parte dei ricchi e la tracciabilità solo per i poveri, ecc.
E' diffusa la sensazione che nel nostro Paese uno straniero clandestino abbia una vita più comoda di un italiano regolare. Per l'uno la clandestinità è una situazione a cui si è adattato. Per l'altro, un a scappatoia obbligata quotidiana. A molti sarà capitato di parlare con uno straniero che, conquistata la cittadinanza italiana, rimpiangeva i tempi in cui aveva solo il permesso di soggiorno.Perchè viveva meglio, più tranquillamente.Diceva Montanelli che il miglior antidoto a Berlusconi era Berlusconi stesso.Una volta provatolo, cioè...
Ecco, cambiando i termini di paragone, chi ci dice che il miglior antidoto alla clandestinità degli stranieri non sia una cittadinanza italiana concessa in tempi brevissimi a tutti ? Una volta provatala si renderebbero conto della sciocchezza fatta nel voler venire proprio qui dopo essere scappati dalla povertà e dalla violenza dei loro Paesi senza passare per il decreto flussi. E fuggirebbero altrove.I giornali di destra non saprebbero più con chi prendersela e quelli di sinistra capirebbero che già in Italia ci sono masse di cittadini di fatto clandestini nella loro esistenza di cui forse sarebbe bene cominciassero ad occuparsi.

giovedì 28 giugno 2012

IMMIGRAZIONE: STOP AL CONSUETO POLVERONE POLITICO. USIAMO IL BUON SENSO.

L'ultimo rapporto Caritas parla di 600 mila stranieri che hanno perso il permesso di soggiorno a seguito della perdita del lavoro.
Presumibilmente molti di questi non sono tornati nel loro Paese ma sono rimasti in Italia nella clandestinità e lavorando in nero.
E' per il nostro Paese un enorme passo indietro sul sentiero della civiltà.
Siamo per la regolarizzazione di tutti coloro che stanno già in Italia solo per lavorare. Sarebbe un grande atto di umanità e un beneficio economico rilevante per le casse statali in crisi. Attenzione però a non sovraesporre in maniera eccessiva il legame tra clandestinità degli stranieri, criminalità e lavoro nero. Fenomeni che oggi ormai colpiscono, alla stessa maniera, i lavoratori italiani. Regolarizzare significa far emergere la reale consistenza della forza lavoro in Italia al fine di adottare soluzioni valide per tutti. Al di là, questo, di analisi economiche che vedono nella questione immigrazione una portata strutturale (nell'accezione marxista) e nel riconoscimento del diritto di voto alle elezioni amministrative una priorità politica, come se il primo problema di queste persone fosse non tanto di assurgere subito a livelli umani di esistenza e di pari dignità ma di partecipare, dopo aver attraversato il mondo, a contese tra grillini, leghisti, vendoliani o berlusconiani. Non facciamo la figura dei provinciali anche con loro. Capiamo che questa urgenza viene soprattutto da sindacati legati a doppio filo con la politica e i partiti. Le priorità sono dunque: una urgente regolarizzazione (come quella del 2003), provvedimenti amministrativi urgenti da parte del Dicastero dell'Interno che pongano fine al muro di silenzio tra uffici immigrazione e utenza (perfino agli avvocati è oggi impossibile avere ragguagli sullo stato di una pratica), potenziare l'insegnamento dell'italiano e combattere la speculazione in merito, semplificare la legislazione, scrivendo assieme con chi lavora in strada nuove regole meno ottuse e illusorie, più moderne e civili. Più che permessi di soggiorno legati alla denuncia degli sfruttatori, già esistenti, sarebbe bene allungare tutti i permessi coerentemente ai tempi biblici (non per colpa del personale) di esame di queste pratiche. Meno polemica politica o pregiudizi ideologici (già di fatto siamo una società multietnica, se ne facciano tutti una ragione) ,quindi e più vicinanza alle sofferenze reali di questa gente. Dimostriamo che non necessariamente un paese impoverito debba abbruttirsi anche nei valori morali.