Non c'erano riusciti sindacati più o
meno rappresentativi a mettere in crisi, su vari temi,esterni e
interni, il Dott. Befera e l'Agenzia delle Entrate. L'impresa è
riuscita a un pensionato di Pozzuoli (NA) . Il 4 gennaio è partito
il redditometro ma il viaggio è durato poco. Un pensionato di
Pozzuoli ha fatto causa al Fisco per tutela della Privacy e un
giudice del Tribunale di Napoli gli ha dato ragione, vietando il
redditometro.Motivo: porta alla soppressione del diritto del
contribuente e della sua famiglia a una vita privata.Il giudice
inoltre articola una interessante illustrazione delle incongruità
dello strumento che non considera le differenze nel costo della vita
tra i territori, rischiando di identificare come eccessivamente alto
rispetto al reddito un determinato tenore di vita. Ovviamente
l'Agenzia delle Entrate ricorrerà, il nuovo governo probabilmente
metterà mano allo strumento per calibrarlo meglio, quello che ci
domandiamo solamente è: le nove banche dati a cui attingerebbe
l'Agenzia delle Entrate , costate al contribuente miliardi e che
certo non hanno indotto risparmi , non sarebbe meglio fossero
unificate e indirizzate a incrociare meglio i dati degli italiani
che non siano (una volta tanto) dipendenti o pensionati? In attesa
che la giustizia migliori e che la macchina fiscale venga
semplificata, razionalizzata e meglio indirizzata, prendiamo atto
che si tratta di un gran giorno per la Libertà e dell'ennesima
debacle della P.A. In una delle sue versioni considerate più
d'avanguardia (non ci si dica infatti che la colpa sia solo di Monti
e Grilli) . Dieci, Cento, Mille Pensionati di Pozzuoli!
Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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domenica 24 febbraio 2013
venerdì 18 gennaio 2013
DEL SUICIDIO DELL'IMPIEGATO INCASTRATO DALLA TV
da "LEGGO"
www.leggo.it
"""""""""Venerdì 18 Gennaio 2013 - 12:50
NAPOLI - Risale quasi esattamente a un anno fa, il 24 gennaio 2012, una puntata di "Striscia la Notizia" in cui l'inviato Luca Abete denuncia una "cattiva prassi al Catasto di Napoli", questo il titolo del servizio.
Le telecamere del tg satirico accusano che nel Catasto partenopeo di via De gasperi gli impiegati accettano "mazzette" per consegnare pratiche a persone che non ne avrebbero diritto perché sprovviste di delega. Con 20 euro la pratica è bella e pronta. Con l'aiuto di una complice munita di telecamera nascosta, si richiede la pratica, che viene inizialmente negata. Basta allungare la banconota azzurra e dopo poco si ottinene il documento. Allo sportello c'è un uomo di mezza età, che viene così smascherato e lo scoop è riuscito.
Quell'impiegato è Lucio Montaina. Alle cinque di mattina di ieri ha aperto la finestra di casa sua, al settimo piano di via Filippo Maria Briganti a Napoli, e si è lanciato nel vuoto. «Questa volta Striscia la Notizia si è macchiata di un'azione di sciacallaggio, Lucio era un impiegato perbene, non era certo uno che chiedeva tangenti, come si vede dal filmato quei 20 euro glieli hanno offerti...». Gli impiegati del Catasto lo conoscevano bene quell'uomo calvo e con i baffi che lascia una moglie e due figli. Non vogliono passare per corrotti e dicono: «È giusto perseguire chi ruba e chi commette illeciti, ma non si può braccare un uomo come se fosse un delinquente. Lucio era una persona perbene, non accettiamo questa condanna televisiva senz'appello».
Lucio era statto licenziato senza neanche un avviso di garanzia, come racconta al Corriere della Sera il sindacalista Salvatore Iossa: «L'amministrazione dell'Agenzia del Territorio l'aveva denunciato e poi licenziato in tronco. Lucio (in realtà era un funzionario di VI livello) aveva presentato ricorso e il giudice del lavoro l'aveva accolto. Reintegrato per qualche mese era stato trasferito ad altro incarico, poi però l'ente aveva presentato appello contro il reintegro e aveva vinto, Montaina era tornato a casa senza un lavoro. Ora stava cercando di arrivare a un'intesa con l'ufficio accettando un periodo di sospensione invece del licenziamento. Domani (oggi per chi legge, ndr) avrebbe dovuto partecipare a un'udienza invece celebreremo il suo funerale»."""""""""
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COMMENTO DELL'ALP-AGL:
Le telecamere del tg satirico accusano che nel Catasto partenopeo di via De gasperi gli impiegati accettano "mazzette" per consegnare pratiche a persone che non ne avrebbero diritto perché sprovviste di delega. Con 20 euro la pratica è bella e pronta. Con l'aiuto di una complice munita di telecamera nascosta, si richiede la pratica, che viene inizialmente negata. Basta allungare la banconota azzurra e dopo poco si ottinene il documento. Allo sportello c'è un uomo di mezza età, che viene così smascherato e lo scoop è riuscito.
Quell'impiegato è Lucio Montaina. Alle cinque di mattina di ieri ha aperto la finestra di casa sua, al settimo piano di via Filippo Maria Briganti a Napoli, e si è lanciato nel vuoto. «Questa volta Striscia la Notizia si è macchiata di un'azione di sciacallaggio, Lucio era un impiegato perbene, non era certo uno che chiedeva tangenti, come si vede dal filmato quei 20 euro glieli hanno offerti...». Gli impiegati del Catasto lo conoscevano bene quell'uomo calvo e con i baffi che lascia una moglie e due figli. Non vogliono passare per corrotti e dicono: «È giusto perseguire chi ruba e chi commette illeciti, ma non si può braccare un uomo come se fosse un delinquente. Lucio era una persona perbene, non accettiamo questa condanna televisiva senz'appello».
Lucio era statto licenziato senza neanche un avviso di garanzia, come racconta al Corriere della Sera il sindacalista Salvatore Iossa: «L'amministrazione dell'Agenzia del Territorio l'aveva denunciato e poi licenziato in tronco. Lucio (in realtà era un funzionario di VI livello) aveva presentato ricorso e il giudice del lavoro l'aveva accolto. Reintegrato per qualche mese era stato trasferito ad altro incarico, poi però l'ente aveva presentato appello contro il reintegro e aveva vinto, Montaina era tornato a casa senza un lavoro. Ora stava cercando di arrivare a un'intesa con l'ufficio accettando un periodo di sospensione invece del licenziamento. Domani (oggi per chi legge, ndr) avrebbe dovuto partecipare a un'udienza invece celebreremo il suo funerale»."""""""""
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COMMENTO DELL'ALP-AGL:
Questa terribile vicenda deve farci riflettere.
La corruzione nella P.A. è una realtà, molto più grave del fatto oggetto di quell'inchiesta giornalistica. Altro che impiegati di VI livello e altro che 20 euro! Sappiamo tutti che il cattivo esempio viene dall'alto.
Diamo per scontata quindi la condanna, doverosa, di ogni e qualsiasi reato e di quei casi in cui certo giornalismo rischia di arrecare danni irreparabili alla vita di persone deboli e impreparate.
Andiamo oltre. Qui emergono questioni gravi e irrisolte. Innanzitutto l'inadeguatezza degli stipendi dei pubblici impiegati, bloccati da anni. Ed è inammissibile controbattere che si tratterebbe comunque di privilegiati, a confronto di disoccupati, precari e cassintegrati. E' invece una insopportabile umiliazione all'interno della più ampia disavventura che sta colpendo in questi anni il mondo del lavoro dipendente. Se effettivamente la PA non è in grado di pagare adeguatamente i propri funzionari, allora se ne prenda atto, si cambino le leggi e venga abolito l'obbligo di esclusività , dando la possibilità, legalmente e alla luce del sole, a un impiegato pubblico di svolgere un secondo lavoro di qualsiasi tipo. Così come, nel privato, vengano rimossi tutti i vincoli fiscali e burocratici che rendono impossibile muoversi liberamente sul mercato del lavoro. Il lavoro contrariamente a quel che si crede c'è, la gente (ivi compresi i pensionati) vorrebbe darsi da fare ma può farlo solo di nascosto, per non essere ammazzata di tasse, di controlli e di sanzioni disciplinari. Pazienza che venga intaccata la sacralità delle mastodontiche amministrazioni che in realtà imprigionano il nostro Paese e che si avvalgono del lavoro pressochè gratuito (ricambiato con somme che assomigliano più a sussidi che a stipendi ex art. 36 della Costituzione). La gente, le famiglie, devono sopravvivere e gli alti burocrati possono ben stringere la cinghia, per un pò.
Esiste poi un problema di depenalizzazione. E' assurdo che un essere umano debba suicidarsi per 20 euro, dopo che la propria reputazione e la propria vita siano state rovinate e che criminali che si sono venduti (tramite appalti e esternalizzazioni a beneficio di amici generosi) pezzi di pubblica amministrazione (pagata da tutti noi) siano lasciati o indisturbati a godersi pensioni milionarie e ville hollywoodiane che neppure colleghi di pari grado sono riusciti a costruirsi con i risparmi sullo stipendio o scoperti e interpellati solo dopo anni (è un caso?) quando ormai qualunque di questi reati risulta prescritto. Siamo arrivati all'assurdo che chi compie falso in bilancio esce pulito da accuse e chi in un momento di debolezza allunga una mano e accetta 20 euro oppure chi ruba una pera al supermercato viene sbattuto agli arresti.
Altra questione annosa è l'abuso che nella PA da anni viene operato del potere disciplinare che ormai non viene più azionato per interessi pubblici ma per finalità private di coloro che hanno interesse a creare un clima di terrore negli uffici che porti ad omertà e impunità, oltre che al silenzio verso l'esterno.Ricordiamo (anche nel caso di cui trattasi è capitato) che può accadere che vi sia una sospensione e quindi una pressochè totale non corresponsione dello stipendio, anche quando ci sono famiglie monoreddito di mezzo.
Andrebbe poi assicurata adeguata tutela giurisdizionale a chi lavora nello Stato. La difesa gratuita da parte dell'Avvocatura dello Stato va garantita a tutti i funzionari pubblici o a nessuno. Altrimenti si presume, in maniera inaccettabile, che l'alto dirigente possa essere identificato con lo Stato e il cittadino funzionario (che agisce sempre sulla base di ordini e prassi imposte dai superiori) no. E perchè? Per grazia divina? O per alimentare terrore e sottomissione a beneficio di chi nella PA fa affari ben più grossi dei 20 euro di quel poveraccio?
Lotta ai fannulloni, quindi, colpendo chiunque si comporti infedelmente nella PA, sia esso commesso o alto dirigente, riformare la PA a beneficio delle persone più bisognose, non licenziare ma attraverso la mobilità tra amministrazioni e un blocco del turn over legato alla informatizzazione , affrontare eventuali esuberi derivanti da limiti di spesa ma , anche, tornare a una vera contrattazione, sbloccare gli stipendi, aumentandoli significativamente, dando di più a chi lavora di più , eliminare l'assurda distanza tra gli stipendi dei dirigenti e quelli del resto del personale, liberalizzare il mercato del lavoro anche per i pubblici impiegati. Ridare dignità al lavoratore, rivedendo completamente l'esercizio del potere disciplinare e le modalità con le quali l'impiegato pubblico possa far valere i propri diritti, favorendo la crescita dello strumento arbitrale per dirimere le controversie interne.
Non sappiamo se in Italia qualche partito o il futuro governo sia d'accordo su queste proposte, quello che è certo che l'AGL combatterà per tradurle in realtà, nonostante il resto del mondo sindacale si occupi più della propria autoconservazione che del destino degli uomini che lavorano per la Collettività.
Diamo per scontata quindi la condanna, doverosa, di ogni e qualsiasi reato e di quei casi in cui certo giornalismo rischia di arrecare danni irreparabili alla vita di persone deboli e impreparate.
Andiamo oltre. Qui emergono questioni gravi e irrisolte. Innanzitutto l'inadeguatezza degli stipendi dei pubblici impiegati, bloccati da anni. Ed è inammissibile controbattere che si tratterebbe comunque di privilegiati, a confronto di disoccupati, precari e cassintegrati. E' invece una insopportabile umiliazione all'interno della più ampia disavventura che sta colpendo in questi anni il mondo del lavoro dipendente. Se effettivamente la PA non è in grado di pagare adeguatamente i propri funzionari, allora se ne prenda atto, si cambino le leggi e venga abolito l'obbligo di esclusività , dando la possibilità, legalmente e alla luce del sole, a un impiegato pubblico di svolgere un secondo lavoro di qualsiasi tipo. Così come, nel privato, vengano rimossi tutti i vincoli fiscali e burocratici che rendono impossibile muoversi liberamente sul mercato del lavoro. Il lavoro contrariamente a quel che si crede c'è, la gente (ivi compresi i pensionati) vorrebbe darsi da fare ma può farlo solo di nascosto, per non essere ammazzata di tasse, di controlli e di sanzioni disciplinari. Pazienza che venga intaccata la sacralità delle mastodontiche amministrazioni che in realtà imprigionano il nostro Paese e che si avvalgono del lavoro pressochè gratuito (ricambiato con somme che assomigliano più a sussidi che a stipendi ex art. 36 della Costituzione). La gente, le famiglie, devono sopravvivere e gli alti burocrati possono ben stringere la cinghia, per un pò.
Esiste poi un problema di depenalizzazione. E' assurdo che un essere umano debba suicidarsi per 20 euro, dopo che la propria reputazione e la propria vita siano state rovinate e che criminali che si sono venduti (tramite appalti e esternalizzazioni a beneficio di amici generosi) pezzi di pubblica amministrazione (pagata da tutti noi) siano lasciati o indisturbati a godersi pensioni milionarie e ville hollywoodiane che neppure colleghi di pari grado sono riusciti a costruirsi con i risparmi sullo stipendio o scoperti e interpellati solo dopo anni (è un caso?) quando ormai qualunque di questi reati risulta prescritto. Siamo arrivati all'assurdo che chi compie falso in bilancio esce pulito da accuse e chi in un momento di debolezza allunga una mano e accetta 20 euro oppure chi ruba una pera al supermercato viene sbattuto agli arresti.
Altra questione annosa è l'abuso che nella PA da anni viene operato del potere disciplinare che ormai non viene più azionato per interessi pubblici ma per finalità private di coloro che hanno interesse a creare un clima di terrore negli uffici che porti ad omertà e impunità, oltre che al silenzio verso l'esterno.Ricordiamo (anche nel caso di cui trattasi è capitato) che può accadere che vi sia una sospensione e quindi una pressochè totale non corresponsione dello stipendio, anche quando ci sono famiglie monoreddito di mezzo.
Andrebbe poi assicurata adeguata tutela giurisdizionale a chi lavora nello Stato. La difesa gratuita da parte dell'Avvocatura dello Stato va garantita a tutti i funzionari pubblici o a nessuno. Altrimenti si presume, in maniera inaccettabile, che l'alto dirigente possa essere identificato con lo Stato e il cittadino funzionario (che agisce sempre sulla base di ordini e prassi imposte dai superiori) no. E perchè? Per grazia divina? O per alimentare terrore e sottomissione a beneficio di chi nella PA fa affari ben più grossi dei 20 euro di quel poveraccio?
Lotta ai fannulloni, quindi, colpendo chiunque si comporti infedelmente nella PA, sia esso commesso o alto dirigente, riformare la PA a beneficio delle persone più bisognose, non licenziare ma attraverso la mobilità tra amministrazioni e un blocco del turn over legato alla informatizzazione , affrontare eventuali esuberi derivanti da limiti di spesa ma , anche, tornare a una vera contrattazione, sbloccare gli stipendi, aumentandoli significativamente, dando di più a chi lavora di più , eliminare l'assurda distanza tra gli stipendi dei dirigenti e quelli del resto del personale, liberalizzare il mercato del lavoro anche per i pubblici impiegati. Ridare dignità al lavoratore, rivedendo completamente l'esercizio del potere disciplinare e le modalità con le quali l'impiegato pubblico possa far valere i propri diritti, favorendo la crescita dello strumento arbitrale per dirimere le controversie interne.
Non sappiamo se in Italia qualche partito o il futuro governo sia d'accordo su queste proposte, quello che è certo che l'AGL combatterà per tradurle in realtà, nonostante il resto del mondo sindacale si occupi più della propria autoconservazione che del destino degli uomini che lavorano per la Collettività.
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lunedì 5 novembre 2012
Cassazione, Vessato sul lavoro? "Risarcibile anche senza mobbing"
Dal sito dell'AGI
www.agi.it
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201211051559-ipp-rt10184-cassazione_vessato_sul_lavoro_risarcibile_anche_senza_mobbing
"""""""""(AGI) - Roma, 5 nov. - Un lavoratore ha diritto a un risarcimento danni per aver subito comportamenti "vessatori e mortificanti", anche se non viene raggiunta la prova che si tratti di vero e proprio mobbing. A sancirlo e' la Cassazione, esaminando il caso di una donna, dipendente di una farmacia, la quale aveva addirittura tentato il suicidio per la depressione conseguente alle "azioni vessatorie" ai suoi danni da parte del datore di lavoro e di colleghi, che l'avevano portata infine al pensionamento anticipato. "Nelle ipotesi in cui il lavoratore chieda il risarcimento del danno patito alla propria integrita' psico-fisica in conseguenza di una pluralita' di comportamenti del datore di lavoro e dei colleghi di lavoro di natura asseritamente vessatoria - si legge nella sentenza n.18927 della sezione lavoro della Suprema Corte - il giudice del merito, pur nella accertata insussistenza di un intentopersecutorio idoneo ad unificare tutti gli episodi addotti dall'interessato e quindi dalla configurabilita' del mobbing, e' tenuto a valutare se alcuni dei comportamenti denunciati, esaminati singolarmente ma sempre in relazione agli altri, pur non essendo accomunati dal medesimo fine persecutorio, possano essere considerati vessatori e mortificanti per il lavoratore e, come tali, siano ascrivibili alla responsabilita' del datore di lavoro che possa essere chiamato a risponderne, ovviamente nei soli limiti dei danni a lui imputabili". Sulla base di questo principio di diritto, la Corte d'appello di Napoli, che aveva in un primo tempo dato torto alla donna, dovra' riesaminare il caso. La dipendente si era rivolta ai giudici denunciando "continui rimproveri", rapporti "difficili" con una collega e una "precisa strategia persecutoria posta in essere dai titolari della farmacia per indurla alle dimissioni".
Secondo gli 'ermellini', il suo ricorso e' fondato: "Se anche le diverse condotte denunciate dal lavoratore non si ricompongano in un unicum e non risultano, pertanto, complessivamente e cumulativamente idonee a destabilizzare l'equilibrio psico-fisico del lavoratore o a mortificare la sua dignita' - si spiega nella sentenza depositata oggi - cio' non esclude che tali condotte o alcune di esse, ancorche' finalisticamente non accomunate, possano risultare, se esaminate separatamente e distintamente lesive dei fondamentali diritti del lavoratore, costituzionalmente tutelati".""""""""".
www.agi.it
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201211051559-ipp-rt10184-cassazione_vessato_sul_lavoro_risarcibile_anche_senza_mobbing
"""""""""(AGI) - Roma, 5 nov. - Un lavoratore ha diritto a un risarcimento danni per aver subito comportamenti "vessatori e mortificanti", anche se non viene raggiunta la prova che si tratti di vero e proprio mobbing. A sancirlo e' la Cassazione, esaminando il caso di una donna, dipendente di una farmacia, la quale aveva addirittura tentato il suicidio per la depressione conseguente alle "azioni vessatorie" ai suoi danni da parte del datore di lavoro e di colleghi, che l'avevano portata infine al pensionamento anticipato. "Nelle ipotesi in cui il lavoratore chieda il risarcimento del danno patito alla propria integrita' psico-fisica in conseguenza di una pluralita' di comportamenti del datore di lavoro e dei colleghi di lavoro di natura asseritamente vessatoria - si legge nella sentenza n.18927 della sezione lavoro della Suprema Corte - il giudice del merito, pur nella accertata insussistenza di un intentopersecutorio idoneo ad unificare tutti gli episodi addotti dall'interessato e quindi dalla configurabilita' del mobbing, e' tenuto a valutare se alcuni dei comportamenti denunciati, esaminati singolarmente ma sempre in relazione agli altri, pur non essendo accomunati dal medesimo fine persecutorio, possano essere considerati vessatori e mortificanti per il lavoratore e, come tali, siano ascrivibili alla responsabilita' del datore di lavoro che possa essere chiamato a risponderne, ovviamente nei soli limiti dei danni a lui imputabili". Sulla base di questo principio di diritto, la Corte d'appello di Napoli, che aveva in un primo tempo dato torto alla donna, dovra' riesaminare il caso. La dipendente si era rivolta ai giudici denunciando "continui rimproveri", rapporti "difficili" con una collega e una "precisa strategia persecutoria posta in essere dai titolari della farmacia per indurla alle dimissioni".
Secondo gli 'ermellini', il suo ricorso e' fondato: "Se anche le diverse condotte denunciate dal lavoratore non si ricompongano in un unicum e non risultano, pertanto, complessivamente e cumulativamente idonee a destabilizzare l'equilibrio psico-fisico del lavoratore o a mortificare la sua dignita' - si spiega nella sentenza depositata oggi - cio' non esclude che tali condotte o alcune di esse, ancorche' finalisticamente non accomunate, possano risultare, se esaminate separatamente e distintamente lesive dei fondamentali diritti del lavoratore, costituzionalmente tutelati".""""""""".
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