Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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giovedì 28 novembre 2013

ALAPMI-AGL (Lavoratori Artigianato e PMI) : PER LE PICCOLE IMPRESE MENO TASSE E BUROCRAZIA MA ANCHE DIRITTI, SOLDI E PARI DIGNITA' PER I LAVORATORI. SOLO COSI' POTRANNO VERAMENTE SOPRAVVIVERE

(immagine da www.pixabay.com)

Da www.ansa.it : “””””””””

'Pagati non per lavorare, ma per scioperare'

'Troppe tasse, vorrei assumere ma non ci riesco'

27 novembre, 17:25

SANTA MARGHERITA LIGURE (GENOVA) - Pagati non per lavorare ma per scioperare. Succede a Santa Margherita Ligure dove un impresario edile, Fabrizio Martin, ha assicurato lo stipendio della giornata ai suoi dipendenti che si è portato in piazza per protestare.
Martin è l'esponente locale di Icr (Imprese che resistono), giovane associazione di commercianti, artigiani, piccole imprese e partite Iva chiamati a raccolta oggi per una serrata nazionale di quattro ore contro le tasse troppo alte. "Vorrei assumere un dipendente in più - rivela Martin - ma non ci riesco. A me un lavoratore costa 3.800 euro al mese, in tasca al dipendente vanno 1.500 euro; 1.700 sono di tasse e 500 di cassa edile. Non è possibile andare avanti così". Aggiunge: "Vorrei una legge che mi dicesse: assumi a un costo più basso e poi se io, Stato, in cantiere trovo un lavoratore in nero tu chiudi. Oggi invece chi vuole fare le cose in regola non ce la fa. E prolifera il lavoro nero, tanto l'imprenditore al massimo prende 2.000 euro di multa e finita lì". Nel Tigullio circa 250 attività hanno aderito alla serrata.”””””””””

COMMENTO ALAPMI-AGL Lavoratori Artigianato e Piccole e Medie Imprese:

L'AGL guarda con interesse a queste nuove associazioni (ICR. CONFAPRI, ecc.) che danno voce alle imprese che stanno per morire nel nostro Paese. Condividiamo molte delle loro proposte e non escludiamo futuri contatti, confronti e iniziative comuni. Come ALLEA (lavoratori edilizia) http://allea-agl.blogspot.it da tempo ci siamo scagliati contro l'obbligo di adesione alla Cassa Edile (partita con le migliori intenzioni ma oggi, di fatto, l'ennesimo regalo della burocrazia ministeriale a carrozzoni di emanazione sindacale) e come ALP (lavoratori pubblici) http://alp-agl.blogspot.it abbiamo fatto molto di più, attraverso precise proposte , per dire chiaramente che è ingiusto che il lavoro dipendente venga tassato in quella maniera e in quelle dimensioni, suggerendo ai lavoratori del settore come rendersi protagonisti del cambiamento, riscattandosi una volta per tutte dall'immagine con cui vengono dipinti. Aggiungiamo pure un ulteriore costo, quello della piccola corruzione a beneficio di funzionari pubblici infedeli, che molte PMI sono costrette a subire. Una cosa però la vorremmo dire: così come queste nuove esperienze associative stanno mettendo l'accento su argomenti trascurati dal grande associazionismo imprenditoriale e dalle grandi imprese, dicendo cose sacrosante, dimostrino di essere innovativi anche su un altro piano , non meno importante: la necessità che si volti pagina in merito al comportamento recente, di ogni tipo di impresa o datore di lavoro, nei confronti dei diritti di ogni lavoratore. Se è vero infatti che imprenditore e lavoratore nelle micro, piccole e medie imprese sono molte volte solidali perchè vivono gomito a gomito , altrettanto frequentemente accade che questi ambiti lavorativi si trasformino in inferno per tante persone che spesso, anche sindacalmente, restano sole, senza tutele e garanzie, vittime di leggi ingiuste là dove limitano le prerogative sindacali per le aziende sotto i 15 dipendenti. Un lavoro sicuro e dignitoso non è un lusso ma è condizione affinchè qualsiasi impresa possa sopravvivere ed essere competitiva valorizzando il fattore più prezioso. Non si chieda quindi ai lavoratori, seppure anch'essi afflitti dalla crisi di rappresentanza delle loro vecchie organizzazioni sindacali, in nome della lotta per la sopravvivenza, di contribuire a costruire nuove ingiustizie né a rinunciare a far valere , tramite un sano conflitto sociale, irrinunciabile nelle democrazie e nelle economie libere, le loro legittime e più moderne istanze
Per saperne , comunque, di più:
SITO CONFAPRI http://www.confapri.it/

ALAPMI-AGL Alleanza Lavoratori Artigianato e Piccole e Medie Imprese aderente alla AGL



martedì 7 maggio 2013

SAVIONI (AGL) : I LAVORATORI E L'ATTUALE FASE POLITICA

                      (nella foto: IVANO SAVIONI della Segreteria Generale dell'AGL)

L'AGL è d'accordo in parte con quanto affermato dal Presidente di Confindustria Squinzi. Detassare il lavoro è sacrosanto ma anche l'IMU, quanto meno per tutte le prime case, indipendentemente dal reddito del proprietario, dovrebbe essere tolta e restituita. Speriamo quindi che questo Governo messo assieme in maniera un po' strana faccia qualcosa di davvero concreto e nella maniera più veloce possibile, senza perdersi in lunghi ed inutili dibattiti che rischiano di partorire, come al solito, un nulla di fatto, superando una volta tanto, la burocrazia che anch'essa ingessa (e ha ingessato) questo Paese. Non sarà facile perchè la Burocrazia rappresenta il Quarto Potere in Italia. La gente è stufa di chiacchiere. In modo particolare i ceti meno abbienti che ormai (e purtroppo è quasi la norma) fanno sempre più fatica a mettere assieme il pranzo con la cena. Spero che anche tutti gli altri sindacati facciano la loro parte ponendosi questa volta in modo collaborativo anziché alzare il solito muro che spesso danneggia principalmente i lavoratori appartenenti alle categorie più deboli. I Sindacati che in modo prevalente si occupano dei lavoratori statali dovrebbero smetterla di difendere ad oltranza anche quei lavoratori, loro iscritti che, parliamoci chiaro, sono dei lavativi (vedi quanto accaduto non troppo tempo fa al Comune di Reggio Calabria , dove alcuni lavoratori timbravano il cartellino per sé e anche per altri, andandosene subito dopo a farsi la spesa o a sbrigare faccende loro personali. Queste persone sono state individuate e denunciate ma spero che vengano severamente punite e i sindacalisti che li difendono dovrebbero solo vergognarsi. Tutto poi per mantenere qualche loro povera posizione di potere. Noi , naturalmente, siamo dalla parte dei lavoratori ma non certamente da parte dei lavativi. Tanto per intenderci, non siamo come la CGIL. Dando uno sguardo alla situazione politica appare poi che nonostante tanto agitarsi, alla fine è sempre Berlusconi colui che suona la musica che tutti ballano. Tutti lo hanno deriso e dato per finito ma sono bastate cinque sue comparsate in TV per spostare voti a favore del centro destra. La personalità dell'uomo di Arcore evidentemente non ce l'ha nessun altro politico!

                                                              IVANO SAVIONI
                          (membro Segreteria Confederale AGL)

martedì 16 aprile 2013

IL TAPPO DELLA BUROCRAZIA SUL RIMBORSO DI 40 MILIARDI ALLE IMPRESE

Contrariamente a quel che appare, occorre sapere che la spinta al rimborso dei crediti delle imprese nei confronti delle PA non viene asolutamente dal governo italiano e dalla sua burocrazia nè dalle forze politiche che hanno governato finora.Come per tante altre innovazioni avute in questi anni in Italia , l'impulso decisivo viene dalla Commissione Europea ed è il prodotto di un lavoro di tre anni.Si tratta in realtà di una sconfitta della burocrazia italiana, in quanto il decreto è stato un atto obbligato per uniformarsi alle direttive europee.Nei prossimi mesi la Banca d'Italia, il Ministero dell'Economia, la Regioneria Generale dello Stato, i Ministeri, tutte le Pubbliche Amministrazioni faranno di tutto pur di rallentare e ritardare questo impegno. Già la tempistica per fornire al governo da parte di ogni PA l'elenco dei debiti (qualcosa che non si è fatto per anni e che si vorrebbe realizzare in due settimane) appare fuori dalla realtà e gli esperti concordano che tutto l'apparato del decreto non sia altro che il progetto di un gigantesco rubinetto non in grado di erogare alcunchè, se non, almeno, di fatto, tra una decina di mesi.Ossia quando tante imprese saranno cessate e tanti imprenditori ancora suicidatisi.Una enorme, gigantesca presa in giro che non sta denunciando nessuno , all'interno delle Pubbliche Amministrazioni, men che meno i sindacati i quali nella peggiore delle ipotesi sono collusi con l'alta dirigenza, nella migliore sono timorosi di evidenziare inefficienze per eventuali reazioni dell'opinione pubblica che portino a chiedere ulteriori tagli occupazionali nel pubblico impiego.E costoro non si rendono conto di aver perso una irripetibile occasione per schierare i funzionari pubblici con la parte produttiva del paese togliendoli dalle grinfie dei parassiti raccomandati col colletto bianco. E' indubbio infatti che la popolarità dei dipendenti pubblici (quella che manca loro da trent'anni e che pian piano li ha condotti al decadimento professionale e retributivo) cambierebbe di colpo se dimostrassero di sapersi meglio scegliere le amicizie e i sindacati e di avere a cuore innanzitutto la salute del loro assistito (il cittadino) anche se l'ospedale in cui lavorano (la loro amministrazione) ha vistose carenze strutturali.

domenica 17 febbraio 2013

I DIPENDENTI PUBBLICI E LA POLEMICA SUI COSTI DELLA BUROCRAZIA

I dati diffusi da Confartigianato sui costi della burocrazia fanno impressione. Se ne parla da anni ma evidentemente fare qualcosa di serio per ridurla, razionalizzarla e modernizzarla si è rivelato impossibile.
Diamo per scontato che sull'interpretazione del fenomeno e sull'identificazione di esso come un problema (“il” problema?) si sia concordi. Per lo meno tra i cittadini che non abbiano le mani in pasta con quel groviglio di interessi e vogliano sinceramente il bene di sé stessi, delle loro famiglie, delle loro imprese (se non le hanno già chiuse).La domanda capitale è : “che fare?” ma soprattutto “chi può fare di più?” (l'assonanza sanremese è puramente casuale).
Soggetti politici che vogliano veramente innovare, all'orizzonte, non se ne vedono. Per ragioni diverse e comprensibili. Uno schieramento ha nell'elettorato appartenente al pubblico impiego uno dei propri pilastri. Un altro è, per sua natura, punto di riferimento, di fatto, della dirigenza (e si sa che i generali, senza un esercito, anche scalcinato, contano ben poco) cioè di chi nella PA è presente non a caso e svolge ruolo di garante per il perpetuarsi del potere, un altro ancora ha capito, sin dal 1994 che anche se a malincuore e turandosi il naso con la burocrazia deve fare i conti (e non può regolare i conti) se non vuole che le proprie “riforme” tese a favorire determinate categorie e territori serbatoio elettorale si spengano nel nulla. Altri schieramenti, oggi marginali, abituiamoci a valutarli meglio una volta che avranno avuto veramente a che fare col mostro. Ne usciranno (la storia ci dice questo) o fagocitati, o isolati e sconfitti oppure ne assaggeranno per un po' i privilegi in attesa della normalizzazione. Soggetti economico-imprenditoriali hanno dimostrato di avere un rapporto di amore-odio con la burocrazia. La detestano quando la stessa manda a monte i propri affari ma spesso, in silenzio e di nascosto, cercano di mettersi d'accordo con essa, anche illecitamente, per fregare i concorrenti. Diciamo poi che in Italia questi soggetti non hanno mai brillato per attaccamento ad interessi superiori o al bene comune. Meglio non illudersi e non fare affidamento su di loro. I sindacati grandi e storici sono in rapporto di interesse con gli alti livelli burocratici. Da uno scambio con essi derivano i residui favori e privilegi che riescono a strappare per conservare gli iscritti da loro rappresentati, che si accontentano sempre di meno, così come quei sindacati li hanno gradualmente abituati a fare. I sindacati piccoli sono stati annullati da una normativa sulla rappresentatività di cui sinora né loro né altri hanno pienamente compreso la natura sostanzialmente ingannevole e antidemocratica (cosa c'è di più autoritario della finta democrazia?). Restano i lavoratori pubblici, cioè noi, per la verità sempre più presi dal problema di campare giorno per giorno più che dalle preoccupazioni sulla sorte della democrazia. Diciamo loro: quando avrete tempo di rifletterci vi accorgerete che in Italia nulla è cambiato e nulla muterà finchè non saranno proprio i lavoratori pubblici a far propria la bandiera della lotta alla burocrazia (già, proprio quella che apparentemente vi dà da mangiare – anche se in realtà è il contribuente che lo fa- e quella nella quale sognate ancora che un domani vostro figlio possa assere assunto tramite un concorso), della battaglia perchè vengano ridotti gli adempimenti per avviare una nuova impresa, per costituire un nuovo rapporto di lavoro, i passaggi per accedere al credito o quelli fiscali. Così come per ridurre e semplificare le leggi e per digitalizzare la pubblica amministrazione. Perchè innanzitutto voi (noi) siamo quelli ad aver bisogno di una giustizia veloce ed efficiente, di servizi alla famiglia veri , diffusi, alla portata delle nostre tasche. Prendiamola allora in mano questa bandiera e muoviamoci, non fidandoci di coloro che dicono che se si riducesse la burocrazia questo significherebbe perdere tanti posti di lavoro impiegatizi. Ci ricattano e ci ingannano, per farsi sempre gli affari loro. Ragioniamo con la nostra testa, guardiamo (almeno su questo) all'Europa e lasciamo al loro destino i demagoghi sindacali , gli unici che hanno interesse a che si perpetui questo sistema perverso, temendo che in caso contrario dovrebbero tornare a lavorare sul serio.

domenica 8 luglio 2012

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:VIAGGIO IN UN ALTRO PIANETA

Veramente suggestivo l'articolo di sabato sul Il Giornale che potete rileggere qui di seguito:
http://www.ilgiornale.it/esteri/ecco_citta_costo_zero_dove_tutto_e_privatizzato/07-07-2012/articolo-id=595830-page=0-comments=1
Purtroppo la pubblicazione di questo articolo non può non inquadrarsi nella battaglia che contrappone, in Italia, coloro che ritengono che la Pubblica Amministrazione di gran parte dei servizi ai cittadini sia un modello superato e insostenibile nei costi e coloro che pongono l'accento sulla necessità che per la fascia di cittadini meno abbienti sia necessario che lo Stato (in tutte le sue articolazioni) venga incontro fornendo determinati servizi gratuitamente E/o a costi inferiori di un eventuale libero mercato.
Occorre però abituarsi, tutti, a ragionare sui problemi distaccandosi dalle polemiche politico-ideologiche.Anche perchè il processo di privatizzazione avanza da anni, conquista ambiti impensabili fino a poco tempo fa e ad esso hanno ormai fatto l'abitudine non solo gli sponsor più accaniti (le aziende) ma anche i cittadini e addirittura gli stessi lavoratori della P.A. I quali, contrariamente a quel che si pensa, votano più o meno gli schieramenti con le stesse proporzioni di consensi del resto dell'elettorato e, più che altro, vivono l'iscrizione ai sindacati semplicemente come precauzione per subire i minori danni possibili da questi cambiamenti in atto. Superfluo poi sottolineare che , anche nell'esempio USA, non è in discussione il ruolo dello Stato Federale (le cosiddette funzioni essenziali) al contrario dell'Italia in cui abbiamo un decentramento meno accentuato e uno Stato Centrale che cerca, con le unghie e con i denti, di resistere alla spoliazione di competenze a vantaggio delle periferie (e, dove perde, si rifà duplicando: pensiamo ad esempio all'agricoltura o alla sanità).
Qualcosa che si nota di meno è che in realtà quelle "aziende" USA, protagoniste della privatizzazione delle funzioni pubbliche sono molto, ma molto diverse da quelle italiane. Che , appunto, gestiscono "all'italiana" (quindi con immancabili ingredienti di monopolio mascherato, clientelismo , assoggettamento alla politica che non a caso designa i dirigenti), e lì scaturiscono altri costi impropri, ogni e qualsiasi moderna privatizzazione. Pensiamo alle Ferrovie, alle Poste, alla Telefonia, ecc.Proprio un altro mondo, dunque, al punto di partenza, durante la corsa e al punto di arrivo. L'Italia è l'unico paese in cui privatizzare significa: eliminare la vera concorrenza, diminuire i posti di lavoro, peggiorare la qualità del servizio e moltiplicare i costi. Cosa manca all'Italia per rifare tutto da zero e bene, così come sembra abbiano fatto (noi però non siamo andati a controllare) a Sandy Springs in Georgia (USA? E trovare un gioco che ci dia dei risultati e ci faccia risalire la classifica?Un grande allenatore. Pensavamo di averlo trovato in Monti ma ci sta deludendo.A sua giustificazioneb occorre considerare che i precedenti allenatori hanno combinato solo disastri. Che le casse sono allo stremo. La sua squadra è il risultato di anni di fuga dei cervelli dall'Italia e di mondo accademico invaso dal familismo. I tifosi (gli elettori) sono poco entusiasti e vanno poco allo stadio. I biglietti costano troppo e si preferisce stare dentro casa a guardare la televisione.
Chissà , magari un allenatore straniero che adotti metodi e gioco di oltreoceano...