Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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venerdì 8 novembre 2013

ALAC-AGL: DOPO LO SCIOPERO PLEBISCITARIO DEL 31 OTTOBRE (BELLO MA TRAGICO) QUALI LE VERE PROSPETTIVE DEI LAVORATORI BANCARI?

La disdetta del CCNL da parte dell'ABI è stata solo l'ultima puntata di una vicenda contrattuale nella quale è stata sempre di più erosa la forza del sindacato e peggiorata la condizione dei lavoratori.
Solo loro hanno pagato gli sbagli, costosissimi, dei manager che hanno affossato le aziende. Come nella scherma, la marcia all'indietro sembra non finire mai lungo la pedana. L'ABI è forte perchè tutto il sistema è con essa, i lavoratori sembrano condannati a un supplizio infinito e alla loro estinzione.
Ovviamente il coro sindacale, unito più che altrove e intonato nella sconfitta, cerca di vendere come meglio può ogni minima concessione recente o paventata e a mettere in ombra i pesanti prezzi fatti pagare da mesi ai lavoratori.
Vedremo quanto costerà, in aggiunta, l'accordo sindacale “obbligato” per evitare che il Fondo Esuberi finisca nel calderone Inps.
Sarà un prezzo occupazionale più che retributivo e normativo, anche perchè ormai su questi ultimi due aspetti non è rimasta quasi più neppure la cinghia da tirare.Non è difficile immaginare che l'unico tipo di sindacato che possa sopravvivere in questo contesto di piallatura di qualsiasi diritto e riconoscimento economico sia quello ruffiano e collaborativo.Arriveranno sicuramente segnali in tal senso, probabilmente indotti dalla necessità di trasformare il Fondo Esuberi in Ente Bilaterale.Quindi mano libera per le direzioni aziendali e biada a volontà per le organizzazioni sindacali che vorranno “concertare”.
I lavoratori non si illudano. Anche dopo la bufera la loro condizione non migliorerà se non smetteranno di delegare le loro istanze a sindacati tanto forti numericamente quanto perdenti di natura.

domenica 24 marzo 2013

LOMBARDIA: NELL'ATTESA DEL NUOVO, AI LAVORATORI NON RESTA CHE PIANGERE

In Lombardia, da qualche settimana, c'è un nuovo governatore il quale , forse memore della lontana esperienza come Ministro del Lavoro, ha inaugurato il proprio mandato incontrando i dirigenti regionali della Triplice sindacale (alla faccia della novità). I quali, quasi sorpresi da tale apertura ed esposizione mediatica, non si sono risparmiati in complimenti ed apprezzamenti. Pur facendo presente che si aspettano da lui fondamentalmente soldi per tamponare l'emergenza sociale che, se andrà avanti di questo passo, rischia di mettere in discussione l'esistenza delle istituzioni nazionali e locali nonché degli stessi sindacati storici.
Qualche organo di stampa, evocando la consapevolezza che da sempre si ha a Milano di essere un po' il laboratorio di tutto quanto sa produrre di nuovo il Paese, ha cercato di personalizzare questa chance di ripresa, individuando le presunte punte di diamante, coloro che in un futuro lontano ricorderemo (speriamo!) essere stati protagonisti della salvezza. Un po' come quelle squadre che, avvicinandosi i mondiali, mettono in vetrina i loro campioni. Sappiamo però non essere infrequente che qualcuno di essi, alla fine della rassegna, deluda , a vantaggio, magari, di qualche altro protagonista che emerge all'improvviso da dietro le quinte. Una delle caratteristiche dei nostri tempi è l'assunzione dell'”impresa” quale bene assoluto. Una volta si era consapevoli che qualsiasi evoluzione non avrebbe potuto verificarsi senza un contributo determinante del mondo del lavoro, inteso come quello dei dipendenti (all'epoca gli atipici non erano diffusi come ora) . Oggi, addirittura, viene , consciamente o meno, identificato il mondo del lavoro e della produzione come costituito unicamente dalle imprese o dagli imprenditori. Il lavoro dipendente o precario viene percepito come una palla al piede, gente incapace di farsi da sé, che accampa solo diritti e si rifiuta di accettare doveri, che vuole essere mantenuta, appunto da chi produce e tira la carretta. Ne discende la svalutazione di tutti coloro che, ad esempio, dirigono i sindacati, conferendo eventualmente, piccoli riconoscimenti solo a quei sindacalisti più responsabili, disponibili al dialogo e al compromesso con quello che una volta si chiamava padronato. Il nostro non è ancora un paese straccione e non c'è dubbio che gran parte di coloro che compongono la classe dirigente imprenditoriale conservano un portamento e dei modi che ancora fanno intravvedere le tracce di quella che tempo fa si chiamava aristocrazia industriale. Sempre in Lombardia, anche la politica, più velocemente che altrove (siamo a Milano, no?) ha saputo cambiare volto (solo quello). L'attuale presidente ha ormai una lunga storia politica ed istituzionale e certe uscite ed episodi rivoluzionari sono solo un lontano ricordo. Sembrerebbe, quindi, uno schieramento pienamente all'altezza dei compiti che l'attendono. Ma qualcosa ci dice che questa è soltanto una speranza che ha poca possibilità di trasformarsi in realtà. Anche se nel salone i balli sono ripresi, l'iceberg si avvicina e i condottieri, per storia personale, non sono, ad una attenta analisi, così rassicuranti. Ad esempio un tratto che li accomuna è quello di essere dei superstiti della bufera che ha colpito i loro partiti e associazioni. E, come accade spesso, non sono sempre i migliori a sopravvivere ai disastri. Uno, ad esempio, è scampato a una mancata estinzione del proprio movimento, presente solo in una parte del paese e con obbiettivi perseguiti solo a parole ma lontani dal tradursi in fatti, dopo una ondata di scandali e sospetti di inquinamento ad opera della criminalità organizzata, dovendo fare fuori un capo vecchio, stanco e malato in fretta e furia, senza un convincente ricambio della classe dirigente. Tanto che il vecchio governatore , appartenente agli alleati/rivali, dopo vent'anni ha lasciato ma sarà difficile che il sistema di potere edificato lasci poi così libero di agire chi è subentrato. Un altro si è visto proiettato ai vertici della sua Associazione, pur , per sua ammissione, non possedendo i requisiti del leader carismatico, dopo la fine del mandato di una presidentessa tanto sensibile alle sirene politiche montiane quanto incapace di cogliere il tentativo, da parte del top manager della più grande industria italiana , solo per perseguire interessi del proprio gruppo, di delegittimare la ragion d'essere di quella storica associazione. Un altro di essi a sua volta subentrato , non di recente, non per meriti propri ma per tamponare il vuoto di un predecessore dimissionario coinvolto in scandali e vicende giudiziarie : Egli verrà ricordato solo per essere stato protagonista di un processo di unificazione delle confederazioni del commercio e dell'artigianato che ha prodotto un entità che oggi conta meno della somma degli addendi, categorie con le quali nessun governo ha mai stretto accordi in prima battuta ma ha solo e sempre chiesto la ratifica (irrefutabile) di intese già raggiunte con soggetti datoriali ben più potenti. Un altro ancora, fresco di nomina, è stato arruolato a causa dei problemi giudiziari dell'ex presidente relativi al periodo in cui egli era a capo di uno dei primi tre gruppi bancari del paese e oggi non trova di meglio che prenderci in giro dichiarando da una parte che vorrà banche indipendenti dalla politica e, subito dopo, che le stesse perseguiranno interessi sociali tramite le fondazioni (che tutti sappiamo essere il veicolo di influenza di certi partiti sulle banche stesse).
Tutti questi signori, rispettabilissimi, non ci spiegano però come sarà possibile, in queste condizioni, che la Lombardia abbia dallo Stato e dal Governo le risorse da redistribuire (seppur le promesse, alle parti sociali, sono state già fatte) e cosa intendano proporre, di nuovo, nelle relazioni sindacali, sempre che si sia convinti che un qualche contributo, dal mondo del lavoro, quello vero, sia necessario e desiderato. Poichè, forse non tutti se ne sono accorti, con questa storia della CGIL e della FIOM che dicono no a tutto (e bloccano qualsiasi modernità) da una parte e , dall'altra, che gli unici sindacati buoni (come gli indiani) sono quelli morti (ossia quelli che firmano con loro accordi in danno dei lavoratori) l'economia è ferma, i soldi non si vedono più, i giovani laureati emigrano e in mezzo rimangono lavoratori, famiglie e micro imprese con i mesi di vita contati. Se sono questi coloro a cui dovremo affidare la ripresa della Lombardia e dell'Italia allora potremo stare davvero freschi.

sabato 23 marzo 2013

CREDITI DELLE IMPRESE FORNITRICI NEI CONFRONTI DELLA P.A.: CI SIAMO DIMENTICATI L'ISTITUTO DELLA “COMPENSAZIONE” TRA CREDITI E DEBITI VERSO L'ERARIO?

Qualche tempo fa evocammo una bufala per qualificare la novità della Srl “senza spese notarili “(ma con carico fiscale intatto) . Ecco possiamo ora dire che grazie a Passera quella bufala ha trovato il marito: il “rimborso” alle imprese dei crediti vantati nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni. E' un coro di lamentele e delusioni da parte di tutte le organizzazioni datoriali e le grandi e piccole imprese. Perfino l'ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha preso coraggio e dopo la bufera Mussari il nuovo presidente ha sfacciatamente partecipato al coro criticando il governo. Come si diceva in campagna (continuiamo nel filone zootecnico”) è un po' “il bue che dice cornuto all'asino”.
Ma ciò che è più comico è il seguito. Data per scontata l'impossibilità di trovare i soldi occorrenti per tener fede alla promessa (che, al contrario della restituzione dell'IMU, era stata fatta da tutti in campagna elettorale) è un fiorire di ipotesi su quale sia il soggetto cui infliggere il salasso. In particolare ora si parla delle entrate dei Comuni e delle Regioni (non si parla per pudore delle provincie che tutti danno per abolite e invece sono ancora lì come se niente fosse).
Nessuno ricorda invece che il problema sarebbe già risolto se si consentisse piena e generalizzata applicazione di un principio di civiltà da anni recepito nella nostra normativa: la possibilità che il contribuente (tali sono le imprese di cui si parla) possa compensare i debiti verso l'Erario con i crediti vantati nei suoi confronti. Certo, diminuirebbe di colpo il gettito e questo non potrebbe permetterselo una macchina burocratica ipertrofica e autoreferenziale, difetti dei quali abbiamo parlato più volte in altri interventi. Indicando anche la soluzione: riorganizzando da zero la Pubblica Amministrazione, costringere le banche, se necessario minacciandole di esproprio, a concedere credito alle imprese, smetterla di ammazzare di tasse il Paese. E se fosse proprio questo l'oggetto del contendere e il motivo dello stallo politico?


mercoledì 17 ottobre 2012

BANCHE.ESUBERI.QUASI RADDOPPIA PREVISIONE: DA 20 MILA A 35 MILA

Da Milano Finanza:

"""""""""Allarme occupazione nelle banche.

Il presidente Mussari ha descritto un quadro pessimistico, con troppi regolamenti e il peso delle sofferenze Le parti sociali temono il prepensionamento obbligatorio di 35 mila addetti. Ma Palazzo Altieri smentisce
I l numero degli esuberi in banca potrebbe salire vertiginosamente nei prossimi anni, fino a raggiungere le 35 mila unità. È questo il timore espresso ieri dai sindacati italiani del credito dopo un importante incontro che si è tenuto nel pomeriggio in Abi. Nella sede di Palazzo Altieri i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e i segretari delle sigle del settore hanno incontrato Giuseppe Mussari, presidente dell'associazione bancaria italiana, e Francesco Micheli, capo della delegazione sindacale dell'Abi. Al centro dell'incontro c'era lo stato di salute del sistema bancario italiano che Mussari avrebbe descritto con tinte fosche, come ricostruito da MF-Milano Finanza. Il presidente dell'Abi si sarebbe infatti soffermato sul peso delle sofferenze e sull'eccesso di normative nazionali ed europee (Basilea 3 in primis), che rischierebbe di compromettere la ripresa del comparto. La discussione si sarebbe poi spostata sul tema del taglio dei costi e della razionalizzazione dei principali gruppi bancari per meglio contrastare la crisi. Anche se secondo Micheli «l'aspetto dell'occupazione non è stato toccato», al termine dell'incontro Lando Sileoni e Massimo Masi, segretari della Fabi e della Uilca, hanno subito lanciato l'allarme. «L'Abi ha detto che la produttività sta calando e ha mandato un messaggio chiaro che nel futuro ci saranno seri problemi occupazionali. Potrebbero quindi essere a rischio 35 mila lavoratori (rispetto ai 20 mila stimati inizialmente, ndr)», ha spiegato Masi, disponibile ad affrontare la questione «ma senza soluzioni coercitive». Anche per Sileoni l'Abi «sta preparando il terreno per il prepensionamento obbligatorio di 35 mila lavoratori bancari». Una possibilità, spiega ancora, «che l'Abi non dice ai tavoli ufficiali ma che stanno profilando i singoli banchieri ai sindacati». Questo, per la Fabi, equivarrebbe «alla fine della categoria». Critico anche Agostino Megale della Fisac-Cgil: «La priorità nella crisi dovrebbe essere quella di garantire il lavoro e la stabilità, tutelando l'interesse dei dipendenti». L'Abi ha ridimensionato l'allarme, sottolineando che al tavolo non sono state fatte cifre. «Abbiamo fatto una rappresentazione del sistema in questo momento particolarmente complesso», ha spiegato Micheli. «Ma non abbiamo parlato di esuberi. Nelle pieghe del ragionamento ci sta che l'eccedenza degli organici potrà portare a una criticità in termini di esuberi, ma questa cosa non è stata affrontata», ha concluso Micheli. La tensione in ogni caso resta alta, soprattutto per quanto riguarda le due vertenze più delicate del momento: quella della Popolare di Milano e quella del Monte dei Paschi."""""""""

AGL Bancari:

L'avevamo ampiamente previsto, in tutti gli interventi di questi ultimi mesi. Nelle banche siamo alla resa dei conti. D'altronde sono al governo del Paese e quindi, se non ora , quando?
Tutti i sindacati di categoria sono stati condotti tranquillamente all'impotenza. Hanno affrontato uno snodo decisivo come se si trattasse di una normale tornata contrattuale. Invece stavano scavando loro una buca sotto i piedi e sono sprofondati, con i loro proclami e i loro scioperi che non sono serviti a un bel nulla.
Grande dimagrimento quindi previsto e , dopo di esso, prevediamo, verrà compiuta anche la fase due ossia una massiccia esternalizzazione di varie funzioni e la precarizzazione del rapporto per coloro che rimarranno all'interno. E, come avvenuto in altri settori, i sindacati verranno degradati da decisivo soggetto di una dialettica sociale a semplici organizzazioni di "capoclasse" e controllori, incaricatti dalle maestre (l'ABI e le direzioni aziendali bancarie) di tenere l'elenco dei buoni e cattivi sulla lavagna e di riferire. Avendo in cambio qualche poltrona, qualche promozione per loro e una manciata di biada per i loro rappresentanti.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: l'unica strategia vincente per un sindacato, in quel contesto, sarebbe stata e sarebbe ancora quella di rifuggire da "coperture" e  colpire (chi sa, essendoci dentro, può) la parte datoriale nei suoi veri interessi, quelli di cui loro non parlano mai ma che i cittadini, anche quelli fuori dalle banche , hanno colto al volo, stranamente, prima dei sindacati dei bancari. Quali sono questi interessi? Quelli che tutti possono dedurre dagli scandali, dalle inchieste, dagli articoli di cronaca riguardanti questi signori. Certo, bisognerebbe sbrigarsi, prima che nelle banche tutto venga messo a tacere. O forse è troppo tardi? Con questi dirigenti sindacali si: chi glielo fa fare di cambiare registro? I lavoratori dovrebbero muoversi in questo senso , in prima persona, ma non con gli scioperi sterili bensì con iniziative che sfruttino l'impopolarità delle banche.

giovedì 4 ottobre 2012

LA BEFFA DEL FONDO PER L'ACCESSO AL MUTUO DELLE GIOVANI COPPIE



Continuano le difficoltà di accesso al credito per l'acquisto della prima casa, in particolare per le giovani coppie.Da circa un anno è operativo un "Fondo per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie coniugate o dei nuclei familiari anche monogenitoriali con figli minori"". (http://www.diamoglifuturo.it/fondo-casa )
Sono disponibili 50 milioni di euro affinché le giovani coppie possano comprarsi la prima casa, ma ne sono stati utilizzati pochissimi (meno del 5%) perchè, sembra,  le banche non informano i giovani che vanno a chiedere mutui di questa opportunità. Sembra addirittura che gli impiegati agli sportelli bancari neppure sappiano di questa offerta. A chi si è permesso di contestare tale situazione, l'ABI ha risposto che le banche non concedono i mutui ai giovani per tutelarli perché avendo lavori spesso precari, se si trovassero nella situazione di non poter rimborsare le rate sarebbe peggio per loro. Ma il sospetto è un altro, che le banche non ci guadagnino abbastanza. Se il Governo vuole fare qualcosa di concreto per i giovani inizi da qui.

giovedì 16 agosto 2012

BANCHE: IL MINISTRO GRILLI GIOCA A NASCONDINO CON I SINDACATI


Allora, questi decreti attuativi del Fondo di Solidarietà per i Bancari saranno stati firmati o no dal Ministro dell'Economia Grilli?
Per Milano Finanza sì. Ma Sindacati e ABI cadono tra le nuvole. Lo avevano chiesto con una lettera il mese scorso poi non se ne era saputo più nulla.
http://borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=1021543&lang=it
Dopo la tornata di scioperi in grandi aziende bancarie di fine luglio, in effetti sono ripresi incontri con le organizzazioni sindacali. Tuttavia ancora si è in una fase in cui non si è ben capito se vi sia serietà di intenti o solo la voglia di prendere tempo.Questa scelta comunicativa di Grilli (non ha infatti nè confermato nè smentito) è inquietante e presenta una strana analogia con quanto accaduto in passato, laddove certi politici venivano avvertiti dagli organi di stampa dell'esistenza di un quasi certo "avviso di garanzia" a loro carico. E' un comportamento tipico che viene adottato quando vi è una lotta tra poteri, in vista di una resa dei conti la cui conclusione è già segnata.
E' il massimo della mancanza di rispetto e la dice lunga sulla considerazione delle legittime istanze dei lavoratori che il Governo ha ricavato dai recenti scioperi bancari e della scarsa preoccupazione per quello generale, annunciato,  che verrà a settembre. I lavoratori bancari si rendano conto di non avere speranze se continueranno ad avvalersi di questi sindacati senza spina dorsale. Senza voler considerare poi la figura barbina fatta dall'ABI, la quale evidentemente è stata scavalcata di fatto, da altre entità,  nella sua funzione di rappresentanza delle aziende.

lunedì 30 luglio 2012

TANTO TUONO' CHE PIOVVE. DOPO LO SCIOPERO UNICREDIT E MPS, ABI E BIG SINDACALI (GATTI E VOLPI) STANNO PER METTERSI D'ACCORDO SULLA COGESTIONE DEGLI ESUBERI.

Cosa bolle in pentola dopo gli scioperi a MPS e UNICREDIT?
Leggete qui:
http://www.ilgiornale.it/news/economia/banche-test-dello-sciopero-generale-826577.html
Confermati 28 mila esuberi (di cui 15 mila esodati), la cui entità potenziale non è stata minimamente scalfita dallo sciopero. I numeri sono impietosi e se ne deve uscire, piaccia o no ai Sindacati. I quali , come di moda in Italia, sono "scelti" tra quelli più "dialoganti".Nonostante poi gli scioperi passati e il futuro (quello generale) Monti non si è affatto impressionato (o meglio, così gli è stato ordinato, dai suoi azionisti di riferimento, le banche) e non ha emanato i decreti necessari alla riproposizione degli specifici ammortizzatori del settore. In pratica, si comincia a stringere il cappio intorno al collo dei lavoratori per imporre loro di sbrigarsi a decidere: gli Apache (i banchieri) hanno circondato il fortino (i bancari) attendendo che sotto il sole fame e sete comincino a provocare gli effetti voluti.Il rospo da ingoiare è grosso e ruvido: smaltimento (proviamo ad indovinare: in questo caso gli aiuti del Governo non si faranno attendere) veloce della pratica esodati e, per tutti gli altri che rimarranno (alleggeriti dagli altri esuberi), salario variabile legato agli andamenti delle aziende. In pratica passaggio coatto a una condizione molto simile a quella degli associati in partecipazione o ai lavoratori delle cooperative.Difficilmente i lavoratori potranno ribellarsi, perchè pende la spada di Damocle del ricatto occupazionale. Pochi lo faranno mentre, per i più, l'unica alternativa sarà di porsi sotto l'ombrello protettivo dei 4 più grandi sindacati i quali per il disturbo verranno conglobati in un modello di cogestione "alla tedesca" (ma noi azzardiamo l'ipotesi che tra qualche anno, su pretesa dei tedeschi che si sentiranno offesi,  verrà ribattezzata cogestione "all'italiana"). I boss sindacali siederanno negli organismi di gestione e controllo e il lavoratore bancario sarà bello che impacchettato. Sintomatico è il distinguo , chiaro, con il precedente della BPM che ha fatto arrabbiare molto la Banca d'Italia e visto con timore per l'eccessivo spazio offerto alle dinamiche sindacali interne. Confermato quindi, come già sapevamo, che in Italia i Sindacati dei bancari vedono molto più in là dei loro colleghi di altri settori. Ma veramente molto, molto più avanti......

sabato 21 luglio 2012

23 MILA POSTI A RISCHIO NELLE BANCHE ITALIANE: THE DAY BEFORE...

Come ALAC-AGL siamo arrivati da poco nel mondo bancario e assicurativo. Certo, in una situazione tutta in salita, come risulta dal seguente articolo
Siamo alla vigilia del 27 luglio, data fatidica dello sciopero generale indetto dagli altri sindacati dei bancari.Dal 2000 ad oggi nel settore bancario vi sono stati circa 40.000 esuberi gestiti con un fondo di solidarietà di origine pattizia.Questo fondo è stato perfezionato (con strumenti di politica attiva per l'uscita dalle crisi aziendali) con un accordo del luglio 2011 che tuttavia non ha finora il decreto interministeriale di recepimento. Ad aggravare il quadro di incertezza, la vicenda esodati che ha colpito anche le banche e il blocco di versamenti dell'INPS in relazione a quest'ultima questione.Si spera che l'incontro appena richiesto da ABI e Sindacati a Fornero e Grilli sblocchi questa situazione.
Nonostante queste carte da giocare è però inutile negare che le prospettive sono le più nere degli ultimi anni: si calcolano a breve altri 23 mila esuberi.
Così come l'evidenza di una parte datoriale (le direzioni aziendali dei vari Istituti) che ha scelto definitivamente lo scontro aspro e all'ultimo sangue, con i lavoratori e con i Sindacati. Insomma, i vertici bancari potrebbero essere ben definiti i moderni padroni delle ferriere, pronti, dopo aver avviato verso la rovina il ceto medio dei risparmiatori, a fare lo stesso con il proprio esercito di bancari. Professione che, per ironia, qualche tempo fa era considerata, dalle nonne e dalle zie il non plus ultra della sicurezza e della “sistemazione”. E lo possono fare, perchè hanno una UE e un governo nazionale dalla loro parte, loro espressione e loro principale referente. Un po' quello che avveniva al fascismo con gli agrari. Togliamo qualche manganello e qualche divisa, aggiungiamo un po' di democrazia solo apparente e il “fascismo 2.0” è bello che confezionato (90 anni dopo).
Così come avveniva in quell'epoca, sono personalità “progressiste” a svolgere ruoli di primo piano.Per esempio il Dott. Alessandro Profumo ex AD di Unicredit ed ora presidente di MPS che per poco non ha fatto le scarpe a Bersani come candidato premier del centro-sinistra.Ora, in confronto a lui , addirittura Marchionne sembra un “gruppettaro” degli anni '70. Già , perchè oggi MPS prende più aiuti dallo Stato che la FIAT la quale deve confrontarsi con il mercato (finalmente) senza le reti di sicurezza di cui gode MPS.
Analoga grave situazione riguarda il Gruppo Intesa San Paolo. Accomuna queste vertenze un dato che è spiacevole evidenziare: alle aziende bancarie degli scioperi non interessa nulla. Sono stati fatti, sono riusciti benissimo ma le stesse hanno continuato a prendere in giro tutti i sindacati dopo così come lo facevano prima. Non confondiamo la concessione di incontri con passi avanti concreti. Le banche sanno cosa vogliono i lavoratori e se volessero potrebbero iniziare subito (anche senza incontri) ad attivarsi in quel senso. Ma non lo fanno perchè è troppo tardi. La posta è troppo grossa: è il potere e il privilegio, il mantenimento di essi. Solo così si spiegano i colpi bassi ai sindacati e alle loro forme organizzate unitarie.Li metteranno davanti al fatto compiuto, cercando di umiliarli.E' pertanto arrivato il momento di studiare e attuare forme di lotta nuove , dimostrando che anche i sindacati sono capaci di violare certe regole al pari di quanto stanno facendo le grandi aziende bancarie.Il momento storico lo richiede e la responsabilità di queste scelte ricade innanzitutto sui Sindacati più grandi e più forti che devono dimostrare di meritare la fiducia che (nelle deleghe e nelle RSU) migliaia di bancari hanno riposto in loro. L'ALAC-AGL , ultima arrivata, farà la sua parte.