Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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sabato 23 settembre 2017
venerdì 4 marzo 2016
NUOVA RESPONSABILE AGL COOPERATIVE E AGL AFRICA
In prossimità della Festa della Donna, l'AGL è lieta di annunciare il conferimento di due nuovi importanti incarichi a Yasmina. La dirigente infatti lascia AGL Pensionati e va a guidare AGL Cooperative e AGL Africa (all'interno dell'ALEI-AGL). A Yasmina gli auguri di buon lavoro da tutti noi.
venerdì 1 agosto 2014
UNCI IS BACK! ANNULLATO DAL TAR DEL LAZIO IL DECRETO MINISTERIALE DI REVOCA DEL RICONOSCIMENTO. NEL CONTEMPO IL TRIBUNALE DI LUCCA SOLLEVA LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELLA NORMA DEL 2007 TESA A FAR FUORI I CCNL UNCI. NONOSTANTE IL MORSO DI ZANONATO E L’IMPEGNO DI DAMIANO, SI RIMATERIALIZZA IL PEGGIOR INCUBO DI POLETTI,LEGACOOP,CONFCOOPERATIVE, CGIL, COLDIRETTI, UNICOOP E SINDACATI DI BASE.
Per leggere la sentenza del TAR Lazio vai al seguente link:
Per l’ordinanza del Tribunaledi Lucca:
Avevamo già rilevato, al tempo della sospensiva, come questo decreto fosse stato “stranamente” e in maniera “lungimirante”
scritto con i piedi dal Ministero dello Sviluppo Economico.Non ci sbagliavamo
(in effetti la voce girava da tempo nell’ambiente e tutti sapevano come sarebbe
andata a finire).
La realtà dei lavoratori delle cooperative è nota a tutti:
sfruttati e sottopagati. La differenza tra le
Associazioni datoriali nella sostanza è minima. Tutte da decenni
tutelano una cooperazione tale solo di
nome. I contratti UNCI sono semplicemente più aderenti alla realtà degli altri,
inapplicati per gran parte a beneficio dei comportamenti meno corretti.
Tuttavia far applicare i
propri CCNL nel settore comporta introiti milionari e, alla base del
conflitto di anni tra le associazioni, c’è questo. Quindi nè la purezza della cooperazione nè tanto meno il benessere dei soci cooperatori. E’
stato un fallimento la legge sul socio lavoratore del 2001, è una barzelletta la
vigilanza ordinaria esercitata in minima parte dal Ministero per le non associate e demandata
alle Centrali per le cooperative loro aderenti. Immaginiamo che razza di
controllo possa essere quello in cui il controllore e il controllato coincidano.
Però il sistema continua perchè comporta anche qui enormi guadagni.
Zanonato è finito politicamente in coincidenza con quell’obbrobrio
di decreto di cui parlavamo. Damiano è stato protagonista di una operazione
comica. In pratica, nel 2007,per accontentare il suo elettorato, promuoveva un
decreto in aperto aggiramento della Costituzione, inapplicabile in quanto vago
ed indeterminato (alludeva a qualcosa che non poteva essere messo per
iscritto). Dannosissimo in quanto produttore dei famosi Osservatori Provinciali
delle Cooperative. In pratica degli ibridi. Organismi di emanazione sindacale e
di parte che volevano spacciarsi per organi di vigilanza pubblici con finalità
strumentali: mettere paura alle cooperative
UNCI incentivandole a lasciare l’UNCI e il CCNL applicato pena sanzioni in sede
ispettiva. Ridicolo.E Damiano è a capo, in Commissione Lavoro, di quel gruppo di
politici legati alla CGIL che sta rallentando e sabotando la riforma del lavoro
del governo Renzi, che se lasciata in mano a questi qui rischia di fare la
stessa fine dei provvedimenti anti UNCI.
Da ultimo i sindacati di base, che nella cooperazione più
che fare proposte hanno semplicemente aizzato centinaia di lavoratori stranieri
in maniera tale da farli picchiare dalla polizia , solo allo scopo di
appuntarsi sul petto qualche medaglia per aver condotto lotte radicali di cui
mettere i video sui siti.
Come AGL abbiamo di
recente proposto 10 domande al governo Renzi,
cui attendiamo
risposta (non a noi ma nei fatti e nei provvedimenti concreti da adottare). A
noi non interessa nulla dell’UNCI, del padronato cooperativo, dei sindacati
gialli o conflittuali. A noi basterebbe semplicemente che i lavoratori delle cooperative iniziassero
ad essere considerati esseri umani e ad essere trattati come tali.
venerdì 23 agosto 2013
IL VERMINAIO DELLE COOPERATIVE
GRAZIE AGLI ISPETTORI DI COOPERATIVE MINISTERIALI FATTA LUCE SU UNA REALTA' SCONVOLGENTE NEL MONDO COOPERATIVO TOSCANO.
COMPORTAMENTO VERGOGNOSO DA PARTE DEI BURATTINAI DI UN CERTO “SISTEMA” DI POTERE COOPERATIVO.
PERCHE' I SINDACATI INTERNI DEL
MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO , IN TESTA LA CGIL, VOGLIONO INDEBOLIRE
LA VIGILANZA PUBBLICA SULLE COOPERATIVE ESPELLENDONE GLI ISPETTORI DI
PROVENIENZA MINISTERO DEL LAVORO E AGENZIA DELLE ENTRATE?
PERCHE' LE STESSE FORZE POLITICHE CHE
SI SCANDALIZZANO PER QUESTI AVVENIMENTI NON SI ADOPERANO PER TOGLIERE
ALLE CENTRALI COOPERATIVE LA POSSIBILITA' DI VIGILARE ORDINARIAMENTE
(OGNI 1-2 ANNI) LE LORO STESSE COOPERATIVE ADERENTI? AFFIDANDO TUTTA LA
VIGILANZA SOLO ALLO STATO?
PERCHE' , LAGGIU' IN TOSCANA, LA PARTE
DEL MINISTERO DEL LAVORO CHE SI OCCUPA DI ISPEZIONI SUL LAVORO NON SI
ERA IN QUESTI ANNI ACCORTA DI NULLA?
ALCOOP-AGL
lavoratori cooperative
ALP-AGL
ispettori di cooperative
ALAI-AGL lavoratori agroindustria
AGL Toscana
ALAI-AGL lavoratori agroindustria
AGL Toscana
I seguenti articoli sono tratti dai
citati organi di stampa.
Forteto, esito della relazione degli ispettori
Venerdì 23 agosto 2013,
15:11 - Cronaca
«Sulla cooperativa del Forteto, dagli ispettori ministeriali si
rileva una valutazione affine a quella cui siamo giunti con la
relazione della Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale
tra lesione arbitraria dei diritti di alcuni soci-lavoratori,
disparità di trattamento, firme inconsapevoli su operazioni
finanziarie, negazione dell’accesso a buste paga e Cud. E i
vertici del Pd, così come un pezzo del sistema-Toscana, si ostinano
nelle difese ideologiche e d’ufficio tacciando chi cerca di
basarsi sui fatti, di fare chiarezza sulla tragica vicenda e quindi
di chiedere giustizia di strumentalizzare la vicenda? Ma con che
faccia?» A esplodere così è il Consigliere regionale del Pdl
Stefano Mugnai che ha presieduto la Commissione regionale
d’inchiesta sugli affidamenti che aveva proprio le vicende del
Forteto come cartina di tornasole.
Mugnai ha appena letto le conclusioni, ormai rese pubbliche, cui sono giunti gli ispettori e beh, di rilievi sostanziali e importanti a far da presupposto alla richiesta di commissariamento ce ne sono eccome. Invece, solo pochi giorni fa, dal Pd il segretario regionale Ivan Ferruci e quello metropolitano Patrizio Mecacci – che a differenza di parte dei soci aveva potuto leggere nei giorni scorsi la relazione – avevano enfatizzato il passaggio in cui il Forteto viene definito dagli 007 del ministero «solida e fiorente realtà imprenditoriale». Non era che il rigo numero 13 di conclusioni lunghe sei pagine. A pagina 2 iniziano i guai, con gli ispettori che premettono alle loro analisi il «legame imprescindibile» tra cooperativa, associazione e una «comunità ispirata a proprie regole e principi». Il rapporto interno alla cooperativa, rilevano gli ispettori che, nei loro quattro mesi di investigazione, hanno interrogato 18 soci persone fisiche più 1 ex socio, «è sempre stato sostanzialmente basato su incondizionata “fiducia” per arrivare addirittura a una sorta di “affidamento acritico” dei soci nei confronti degli amministratori».
«Tradotto – incalza Mugnai – affidamento acritico nei confronti dei capi della comunità-setta. Quelli che ora sono a processo. Sì perché su un punto va fatta chiarezza: per i vertici della comunità il vero fine è la comunità-setta stessa, la cooperativa è un bene strumentale dal cui controllo discende la possibilità per il sistema Forteto di superare anche questo ulteriore triste capitolo. Motivo in più per considerare il commissariamento e quindi la necessità di scindere il futuro della cooperativa da quello della comunità, il modo più efficace, oltre che giusto, per tutelare azienda e posti di lavoro».
«L’organo amministrativo – si legge poi ancora nella relazione ministeriale – non sembra abbia messo a conoscenza i soci lavoratori (o lo abbia fatto in maniera marginale e superficiale) del contratto di lavoro […] e, cosa assai grave, sembra che alcuni soci abbiano inconsapevolmente sottoscritto strumenti finanziari». Ancora: «I soci lavoratori, indipendentemente dalle mansioni effettivamente svolte, sono tutti inquadrati con lo stesso contratto e in unico livello contributivo», con violazioni giuslavoristi che per le quali gli ispettori si riservano di inviare gli atti agli organi competenti. C’è dell’altro: «L’ente – si legge già a pagina 3 – nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga, del Cud e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Per non parlare dello scossone seguito alle denunce di natura penale fatte da alcuni soci, i cui contenuti sono oggetto del processo a carico di 23 persone ai vertici del Forteto – compreso il fondatore e ‘profeta’ Rodolfo Fiesoli – che inizierà il prossimo 4 ottobre. «Emerge con chiarezza – si legge a pagina 4 – un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci usciti dalla comunità [… che …] appare gratuito e comunque non riconducibile o giustificabile da irregolarità o comportamenti scorretti del socio nell’ambito del normale rapporto associativo o professionale».
Riassumendo, si rileva la «tendenza a confondere le regole ed i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario», il che pare aver «condotto gli stessi soci a ritenere “normali” atteggiamenti particolarmente “interferenti” dell’organo amministrativo».
Mugnai è tranchant: «Si tratta delle medesime dinamiche rilevate dalla Commissione regionale d’inchiesta, solo proiettate nell’universo lavorativo. I vertici del Pd comunque su una cosa hanno fatto definitiva chiarezza: il legame a filo che lega il loro partito e la storia del Forteto. Un legame che, evidentemente, è più forte delle sentenze passate in giudicato e di quanto già emerso in questi ultimi mesi; più forte anche della difesa dei diritti fondamentali delle persone e dei lavoratori, della ricerca della verità e dell’esigenza di giustizia delle vittime. Ma è l’ora di finirla, di levarsi i paraocchi. In questa vicenda occorre che tutte le persone di buona volontà, a prescindere dall’appartenenza politica, si mettano dalla parte delle vittime e dei loro diritti calpestati dopo che per trent’anni il Forteto, malgrado fior di sentenze passate in giudicato a carico dei suoi leader, ha rappresentato un punto di riferimento culturale e politico per un pezzo di Toscana. Non dico che sia facile rinunciare a un’utopia, ma le persone ed i loro diritti sono più importanti delle ideologie. Oggi è assolutamente necessario aprire gli occhi».
Mugnai ha appena letto le conclusioni, ormai rese pubbliche, cui sono giunti gli ispettori e beh, di rilievi sostanziali e importanti a far da presupposto alla richiesta di commissariamento ce ne sono eccome. Invece, solo pochi giorni fa, dal Pd il segretario regionale Ivan Ferruci e quello metropolitano Patrizio Mecacci – che a differenza di parte dei soci aveva potuto leggere nei giorni scorsi la relazione – avevano enfatizzato il passaggio in cui il Forteto viene definito dagli 007 del ministero «solida e fiorente realtà imprenditoriale». Non era che il rigo numero 13 di conclusioni lunghe sei pagine. A pagina 2 iniziano i guai, con gli ispettori che premettono alle loro analisi il «legame imprescindibile» tra cooperativa, associazione e una «comunità ispirata a proprie regole e principi». Il rapporto interno alla cooperativa, rilevano gli ispettori che, nei loro quattro mesi di investigazione, hanno interrogato 18 soci persone fisiche più 1 ex socio, «è sempre stato sostanzialmente basato su incondizionata “fiducia” per arrivare addirittura a una sorta di “affidamento acritico” dei soci nei confronti degli amministratori».
«Tradotto – incalza Mugnai – affidamento acritico nei confronti dei capi della comunità-setta. Quelli che ora sono a processo. Sì perché su un punto va fatta chiarezza: per i vertici della comunità il vero fine è la comunità-setta stessa, la cooperativa è un bene strumentale dal cui controllo discende la possibilità per il sistema Forteto di superare anche questo ulteriore triste capitolo. Motivo in più per considerare il commissariamento e quindi la necessità di scindere il futuro della cooperativa da quello della comunità, il modo più efficace, oltre che giusto, per tutelare azienda e posti di lavoro».
«L’organo amministrativo – si legge poi ancora nella relazione ministeriale – non sembra abbia messo a conoscenza i soci lavoratori (o lo abbia fatto in maniera marginale e superficiale) del contratto di lavoro […] e, cosa assai grave, sembra che alcuni soci abbiano inconsapevolmente sottoscritto strumenti finanziari». Ancora: «I soci lavoratori, indipendentemente dalle mansioni effettivamente svolte, sono tutti inquadrati con lo stesso contratto e in unico livello contributivo», con violazioni giuslavoristi che per le quali gli ispettori si riservano di inviare gli atti agli organi competenti. C’è dell’altro: «L’ente – si legge già a pagina 3 – nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga, del Cud e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Per non parlare dello scossone seguito alle denunce di natura penale fatte da alcuni soci, i cui contenuti sono oggetto del processo a carico di 23 persone ai vertici del Forteto – compreso il fondatore e ‘profeta’ Rodolfo Fiesoli – che inizierà il prossimo 4 ottobre. «Emerge con chiarezza – si legge a pagina 4 – un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci usciti dalla comunità [… che …] appare gratuito e comunque non riconducibile o giustificabile da irregolarità o comportamenti scorretti del socio nell’ambito del normale rapporto associativo o professionale».
Riassumendo, si rileva la «tendenza a confondere le regole ed i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario», il che pare aver «condotto gli stessi soci a ritenere “normali” atteggiamenti particolarmente “interferenti” dell’organo amministrativo».
Mugnai è tranchant: «Si tratta delle medesime dinamiche rilevate dalla Commissione regionale d’inchiesta, solo proiettate nell’universo lavorativo. I vertici del Pd comunque su una cosa hanno fatto definitiva chiarezza: il legame a filo che lega il loro partito e la storia del Forteto. Un legame che, evidentemente, è più forte delle sentenze passate in giudicato e di quanto già emerso in questi ultimi mesi; più forte anche della difesa dei diritti fondamentali delle persone e dei lavoratori, della ricerca della verità e dell’esigenza di giustizia delle vittime. Ma è l’ora di finirla, di levarsi i paraocchi. In questa vicenda occorre che tutte le persone di buona volontà, a prescindere dall’appartenenza politica, si mettano dalla parte delle vittime e dei loro diritti calpestati dopo che per trent’anni il Forteto, malgrado fior di sentenze passate in giudicato a carico dei suoi leader, ha rappresentato un punto di riferimento culturale e politico per un pezzo di Toscana. Non dico che sia facile rinunciare a un’utopia, ma le persone ed i loro diritti sono più importanti delle ideologie. Oggi è assolutamente necessario aprire gli occhi».
l documento
Forteto, ecco l'atto d'accusa
contro la
cooperativa
Secondo gli ispettori del ministero non venivano consegnate le buste paga ai soci, nè pagati straordinari e festivi
Ecco l’atto di accusa contro la cooperativa Il Forteto: sono
le sei pagine con cui i due ispettori del ministero dello Sviluppo
Economico, Lorenzo Agostini e Fabio Fibbi, riassumono le anomalie
riscontrate nell’azienda vicchiese, che a loro avviso deve essere
commissariata. Accuse dure, pesanti, che partono dalle commistioni
tra la comunità di Rodolfo Fiesoli e la cooperativa, descrivono le
discriminazione verso i soci disobbedienti, individuano varie
irregolarità amministrative e finiscono per censurare il regime di
affidi di minori messo in atto dalla cooperativa.
Il documento sarà discusso oggi durante l’assemblea dei soci che si terrà al Forteto, prima che il ministero dello Sviluppo Economico decida se ratificare o meno il commissariamento. Al Forteto, scrivono Agostini e Fibbi, tra cooperativa e comunità c’è «un legame imprescindibile» e la «tendenza a confondere le regole e i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario della cooperativa». Così, tutto è delegato ai capi e i soci vengono lasciati all’oscuro persino dei propri diritti. «Emblematica, a questo proposito, l’inconsapevolezza riferita da alcuni soci interrogati di aver sottoscritto atti importanti, come ad esempio titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari, nella completa ed acritica fiducia nei confronti dei proponenti, senza la reale conoscenza di ciò che stavano sottoscrivendo».
Gli ispettori affermano poi che «l’ente nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga dei CUD e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Emerge, inoltre, «una sostanziale ignoranza dell’istituto del ristorno (la ridistribuzione ai soci del profitto realizzato dalla cooperativa, ndr), distribuito normalmente al termine di ogni esercizio ai soci lavoratori». Ampio spazio viene dato nella relazione alla discriminazione dei soci fuggiti dalla comunità, ma rimasti a lavorare in cooperativa. «Emerge con chiarezza un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci che sono usciti dalla “comunità”», affermano gli ispettori, citando casi di demansionamenti e persino la storia di un ex socio che ha testimoniato di aver dovuto lasciare la cooperativa contro la propria volontà, dopo essere stato costretto in «una sorta di isolamento». Agostini e Fibbi spiegano poi che la cooperativa «non appare dotata di strumenti normativi (…)che tutelino e/o garantiscano i diritti di eventuali “ospiti” disadattati e/o minori», in riferimento al fatto che alcuni minori, in passato, non erano stati formalmente affidati a delle coppie, ma alla cooperativa stessa, senza che questa però avesse previsto norme e regolamenti interni ad hoc.
Per tutte queste ragioni, i due ispettori chiedono il commissariamento della cooperativa, perché «detto provvedimento, oltre a sanare almeno alcune delle irregolarità rilevate nel corso dell’ispezione, appare necessario al fine di un ricollocamento dell’ente nell’ambito della propria attività e del proprio scopo». Oggi, durante l’assemblea, il Cda del Forteto esporrà le controdeduzioni da presentare al ministero per sventare l’ipotesi del commissario. Ma ci sarà anche un gruppo di «soci dissidenti», con ogni probabilità minoritario, che presenterà un documento elaborato dal comitato delle vittime del Forteto, dove si afferma la necessità del commissariamento, dopo anni di «innumerevoli soprusi»: «Confidiamo – recita il testo – che la giustizia cominci ad affermarsi anche in ambito civilistico, societario, previdenziale e del lavoro, a fronte delle pluriennali violazioni dei diritti in danno dei soci e dei lavoratori».
Giulio Gori
23 agosto 2013
Il documento sarà discusso oggi durante l’assemblea dei soci che si terrà al Forteto, prima che il ministero dello Sviluppo Economico decida se ratificare o meno il commissariamento. Al Forteto, scrivono Agostini e Fibbi, tra cooperativa e comunità c’è «un legame imprescindibile» e la «tendenza a confondere le regole e i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario della cooperativa». Così, tutto è delegato ai capi e i soci vengono lasciati all’oscuro persino dei propri diritti. «Emblematica, a questo proposito, l’inconsapevolezza riferita da alcuni soci interrogati di aver sottoscritto atti importanti, come ad esempio titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari, nella completa ed acritica fiducia nei confronti dei proponenti, senza la reale conoscenza di ciò che stavano sottoscrivendo».
Gli ispettori affermano poi che «l’ente nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga dei CUD e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Emerge, inoltre, «una sostanziale ignoranza dell’istituto del ristorno (la ridistribuzione ai soci del profitto realizzato dalla cooperativa, ndr), distribuito normalmente al termine di ogni esercizio ai soci lavoratori». Ampio spazio viene dato nella relazione alla discriminazione dei soci fuggiti dalla comunità, ma rimasti a lavorare in cooperativa. «Emerge con chiarezza un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci che sono usciti dalla “comunità”», affermano gli ispettori, citando casi di demansionamenti e persino la storia di un ex socio che ha testimoniato di aver dovuto lasciare la cooperativa contro la propria volontà, dopo essere stato costretto in «una sorta di isolamento». Agostini e Fibbi spiegano poi che la cooperativa «non appare dotata di strumenti normativi (…)che tutelino e/o garantiscano i diritti di eventuali “ospiti” disadattati e/o minori», in riferimento al fatto che alcuni minori, in passato, non erano stati formalmente affidati a delle coppie, ma alla cooperativa stessa, senza che questa però avesse previsto norme e regolamenti interni ad hoc.
Per tutte queste ragioni, i due ispettori chiedono il commissariamento della cooperativa, perché «detto provvedimento, oltre a sanare almeno alcune delle irregolarità rilevate nel corso dell’ispezione, appare necessario al fine di un ricollocamento dell’ente nell’ambito della propria attività e del proprio scopo». Oggi, durante l’assemblea, il Cda del Forteto esporrà le controdeduzioni da presentare al ministero per sventare l’ipotesi del commissario. Ma ci sarà anche un gruppo di «soci dissidenti», con ogni probabilità minoritario, che presenterà un documento elaborato dal comitato delle vittime del Forteto, dove si afferma la necessità del commissariamento, dopo anni di «innumerevoli soprusi»: «Confidiamo – recita il testo – che la giustizia cominci ad affermarsi anche in ambito civilistico, societario, previdenziale e del lavoro, a fronte delle pluriennali violazioni dei diritti in danno dei soci e dei lavoratori».
Giulio Gori
23 agosto 2013
Forteto: Pd, Coop e cooperative contro il commissariamento ministeriale
Per gli ispettori del ministero dello Sviluppo economico l'azienda di Vicchio va commissariata. Concorde il centrodestra, non il Pd: "Strumentalizzazioni politiche che troviamo inopportune e controproducenti"
redazione20 agosto 2013
Dopo gli abusi, gli scandali, le deposizioni, gli
orrori, passando per le minacce e le richieste di lavoro, al Forteto
sono è arrivata l’ispezione del ministero dello Sviluppo
economico. E la sentenza degli ispettori, inviati lo scorso
aprile, su richiesta del Consiglio regionale toscano, si è ben
presto trasformato nell’ennesimo caso: gli ispettori hanno chiesto
il commissariamento della cooperativa di Vicchio.
La stessa richiesta di commissariamento era stata
avanzata nei mesi scorsi nella relazione finale commissione di
inchiesta sulla vicenda Forteto del Consiglio regionale, poi
approvata dall’intera Assemblea toscana. La cooperativa così ha
deciso di convocare un’assemblea straordinaria dei soci per
analizzare il contenuto della relazione e approvare delle
controdeduzioni da inviare al Ministero che dovrà esprimersi sul
commissariamento. La vicenda Forteto vede il fondatore e ‘guru’
della comunità di Vicchio, Rodolfo Fiesoli, e altre 22
persone, rinviati a giudizio nell’inchiesta sulle violenze
sessuali e maltrattamenti, che sarebbero stati inflitti agli
ospiti della comunità, tra cui minori in affido. Il processo è
convocato il 4 ottobre e tra le parti civili ammesse
figurano anche il Comune di Borgo San Lorenzo e la Regione Toscana.
A caldo, il presidente della cooperativa Stefano
Morozzi, aveva dichiarato: “Non abbiamo niente da
nascondere e non abbiamo niente da temere. I rilievi
espressi dagli ispettori saranno esaminati approfonditamente e
sicuramente risolti dal nuovo Cda della cooperativa. Si tratta di
rilevi che non giustificano una proposta di commissariamento e
nemmeno una semplice diffida”. Tra questi la decisione della
cooperativa di applicare a tutti i soci lavoratori lo stesso salario,
al pari degli altri dipendenti. Per Morozzi “una proposta di tale
gravità deve fondarsi su precise rilevazioni oggettive di gravissime
violazioni, e non può in alcun modo far semplicemente riferimento ad
un generico ‘clima pesante’, che graverebbe attorno alla
cooperativa per gli avvenimenti attribuiti a persone non più socie”.
FORTETO: ABUSO COME PRASSI, MINORI COME PREDE
Di diverso parere Stefano Mugnai del Pdl,
presidente della commissione di inchiesta del Consiglio regionale:
“E’ una richiesta più che plausibile alla luce
di quanto appreso in commissione. Un po’ alla volta verrà fatta
giustizia su una storia trentennale di abusi, di coperture politiche,
di regole non rispettate. Una storia che ancora deve essere
raccontata fino in fondo”.
IL COMITATO DELLE VITTIME CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO
IL NO DI LEGACOOP E CONFCOOPERATIVE
– “Non comprensibile né giustificata la proposta di
commissariamento del Forteto”: così Legacoop e Confcooperative
all’indomani del vedetto ministeriale. “Occorre tutelare il
patrimonio industriale e di lavoro di un’importante realtà
agricola e produttiva toscana. I rilievi posti sono di natura
amministrativa e di scarsa entità, e possono essere affrontati e
gestiti serenamente dall’attuale gruppo dirigente, che è utile
ricordare ha segnato un importante elemento di discontinuità
rispetto al passato”.
FIESOLI RINVIATO A GIUDIZIO
PD – Ed infine, ieri, sul caso si
è espresso il Partito democratico toscano: l’auspicio, hanno
sottolineato i segretari regionale, metropolitano fiorentino e
mugellano del Pd Ivan Ferrucci, Patrizio Mecacci e Marco
Recati, è che il commissariamento “possa
essere evitato e che i rilievi posti dagli ispettori possano
trovare soluzioni mantenendo l’attuale gestione anche perché'
contemporaneamente sono stati messi in luce molti aspetti sulla
solidità dell’attività della cooperativa. Dopo la proposta di
commissariamento del Forteto – hanno continuato gli esponenti del
Pd – abbiamo assistito a nuove strumentalizzazioni
politiche del centrodestra che troviamo inopportune e
controproducenti perché è una questione che riguarda, è bene
ricordarlo, una realtà produttiva importante del nostro territorio,
il cui futuro dunque dovrebbe interessare tutti senza distinzioni di
appartenenza. La cooperativa del Forteto, tra l’altro, ha fatto
scelte importanti riguardanti i propri vertici, muovendosi secondo
noi in una giusta direzione”.
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mercoledì 7 agosto 2013
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO: I SINDACATI INTERNI CONTRO LA VIGILANZA SULLE COOPERATIVE: PAGHERANNO LORO I SOLDI PERSI DALL'ERARIO?
Tratto da http://www3.varesenews.it/
“”””””””””Busto
Arsizio
Leader del catering e del lavoro nero, 14 denunciati
Le Fiamme Gialle
di Gallarate e la Procura di Busto hanno fatto luce su un sistema di
società di catering e facchinaggio che fornivano servizi di
ristorazione di alto livello, ma reclutavano e pagavano i lavoratori
in nero
Feste vip, la settimana della moda,
grandi eventi, cene eleganti a San Siro, matrimoni nei luoghi più
esclusivi: questi erano gli appuntamenti per i quali fornivano il
loro servizio cinque società di catering e 4 cooperative di
facchinaggio risultate evasori totali e centrali dello
sfruttamento del lavoro nero, scoperte dalla Guardia di
Finanza di Gallarate e dal sostituto procuratore della
Repubblica di Busto Arsizio, Francesca Parola. I
risultati dell'operazione "Wild Catering"
sono stati presentati questa mattina nella sala riunioni degli uffici
di largo Giardino dal procuratore facente funzioni Eugenio
Fusco, dal comandante provinciale delle Fiamme Gialle
Antonio Morelli e dal capitano Paolo Pettine
della Compagnia di Gallarate (alla sua ultima
indagine prima di trasferirsi a Roma, ndr). I numeri snocciolati
dal capitano svelano la grandezza del giro d'affari: oltre 2100
lavoratori impiegati irregolarmente, 70 milioni di
euro sottratti al fisco, beni sequestrati per un
valore di oltre 3,5 milioni di euro, 14 persone
denunciate.
L'indagine è partita da un articolo che raccontava l'esperienza di un lavoratore di una delle cooperative di facchinaggio: «In quell'articolo il lavoratore denunciava l'esistenza di un'organizzazione di caporali che sfruttava il lavoro di persone bisognose nella zona del Basso Varesotto - ha spiegato il comandante Morelli - da lì abbiamo avviato l'indagine condotta dagli agenti di Gallarate in maniera impeccabile». Da quella denuncia si è scoperto che i caporali in provincia di Varese erano tre e attorno a loro gravitavano almeno un centinaio di persone che venivano chiamate per lavorare in queste occasioni mondane tra la provincia di Varese e quella di Milano. I lavoratori venivano pagati in nero dalla società di catering circa 12 euro l'ora, di questi 2 euro all'ora andavano al caporale oltre ad una sorta di pizzo di 5 euro giornaliere per quello che nel sistema veniva definito "diritto di chiamata". Un lavoratore che lavorava 10 ore, quindi, incassava 120 euro e ne girava 25 allo sfruttatore.
L'inchiesta ha svelato un sistema molto articolato e ampio. Le verifiche fiscali sulle cooperative di facchinaggio ha permesso di scoprire che, a capo delle società, vi erano nullatenenti o stranieri (in particolare cingalesi, ndr) e che queste avevano una vita media inferiore ai due anni per evitare verifiche fiscali. Ogni anno e mezzo, quindi, la cooperativa veniva chiusa e riaperta con un altro nome in modo da sfuggire ai controlli. L'imponibile evaso è risultato consistere in 56 milioni di euro mentre 11 sono i milioni di euro di Iva evasa. Le società hanno tutte sede a Milano e ora sono oggetto di ulteriori verifiche da parte della Procura di Milano. Oltre all'evasione fiscale le Fiamme Gialle hanno anche contestato il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, introdotto a settembre 2011. Infine vale la pena sottolineare i sequestri effettuati: immobili di pregio a Milano, beni mobili e gioielli di grande valore per un ammontare complessivo stimato in 3,5 milioni di euro. Anche così venivano spesi i soldi sottratti al fisco e sulle spalle delle tante persone che vivono ai margini del mercato del lavoro.
L'indagine è partita da un articolo che raccontava l'esperienza di un lavoratore di una delle cooperative di facchinaggio: «In quell'articolo il lavoratore denunciava l'esistenza di un'organizzazione di caporali che sfruttava il lavoro di persone bisognose nella zona del Basso Varesotto - ha spiegato il comandante Morelli - da lì abbiamo avviato l'indagine condotta dagli agenti di Gallarate in maniera impeccabile». Da quella denuncia si è scoperto che i caporali in provincia di Varese erano tre e attorno a loro gravitavano almeno un centinaio di persone che venivano chiamate per lavorare in queste occasioni mondane tra la provincia di Varese e quella di Milano. I lavoratori venivano pagati in nero dalla società di catering circa 12 euro l'ora, di questi 2 euro all'ora andavano al caporale oltre ad una sorta di pizzo di 5 euro giornaliere per quello che nel sistema veniva definito "diritto di chiamata". Un lavoratore che lavorava 10 ore, quindi, incassava 120 euro e ne girava 25 allo sfruttatore.
L'inchiesta ha svelato un sistema molto articolato e ampio. Le verifiche fiscali sulle cooperative di facchinaggio ha permesso di scoprire che, a capo delle società, vi erano nullatenenti o stranieri (in particolare cingalesi, ndr) e che queste avevano una vita media inferiore ai due anni per evitare verifiche fiscali. Ogni anno e mezzo, quindi, la cooperativa veniva chiusa e riaperta con un altro nome in modo da sfuggire ai controlli. L'imponibile evaso è risultato consistere in 56 milioni di euro mentre 11 sono i milioni di euro di Iva evasa. Le società hanno tutte sede a Milano e ora sono oggetto di ulteriori verifiche da parte della Procura di Milano. Oltre all'evasione fiscale le Fiamme Gialle hanno anche contestato il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, introdotto a settembre 2011. Infine vale la pena sottolineare i sequestri effettuati: immobili di pregio a Milano, beni mobili e gioielli di grande valore per un ammontare complessivo stimato in 3,5 milioni di euro. Anche così venivano spesi i soldi sottratti al fisco e sulle spalle delle tante persone che vivono ai margini del mercato del lavoro.
11/07/2013
Ci
complimentiamo con la Guardia di Finanza di Gallarate e con la
Procura della Repubblica di Busto Arsizio per questo grande risultato
della loro attività. Loro hanno il compito di reprimere questi
fenomeni e lo fanno in maniera eccezionale.
Ma
prima della repressione dovrebbe esserci la PREVENZIONE che, nel
nostro Paese, riguardo alle Cooperative è organizzata prevedendo che
in teoria ogni due anni una ben determinata Amministrazione, il
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, avrebbe il dovere, tramite
revisori statali appositamente abilitati, di visitare ogni
cooperativa e di esaminare la regolarità del suo funzionamento.
Se
ci fosse stata questa prevenzione, molto probabilmente,quei 67
milioni di euro relativi a questa vicenda a quest'ora sarebbero nelle
casse dell'Erario e non in mano a dei delinquenti.
Anche
uno sciocco quindi capirebbe che chi non effettua questa prevenzione
o ne ostacola l'espletamento provoca DANNO ERARIALE PER CENTINAIA DI
MILIONI DI EURO
Il
Ministero, da anni, ha a disposizione per questa attività dei
funzionari statali che provengono per lo più dal Ministero del
Lavoro e, solo di recente, anche dall'Agenzia delle Entrate e dallo
stesso Ministero dello Sviluppo Economico.
Chi
volesse farsi una cultura sulle vicende di questa vigilanza (che ha
mille problemi e che è stata sempre ostacolata ) potrebbe scorrere i
numerosi articoli che abbiamo prodotto. Quindi non intendiamo tediare
ulteriormente i lettori non interessati.
L'opinione
pubblica deve sapere che , nel silenzio complice di tutte le
organizzazioni sindacali del Ministero dello Sviluppo Economico,
anche la poca prevenzione finora fatta rischia di sparire del tutto.
Abbiamo
letto, inorriditi, il seguente passaggio di un documento sindacale
CGIL che qui riportiamo:
“””””””””Oggetto:
comunicato contrattazione 12 giugno
2013
[cid:image002.jpg@01CE7104.66D05420]
Ministero dello sviluppo economico
COMUNICATO FP CGIL
[cid:image002.jpg@01CE7104.66D05420]
Ministero dello sviluppo economico
COMUNICATO FP CGIL
RIUNIONE DI CONTRATTAZIONE 12 GIUGNO 2013 Revisioni
cooperative L’Amministrazione fornisce l’informativa in merito
alla programmazione dei prossimi quattro corsi di aggiornamento per
revisori di cooperative, destinati al personale della periferia, che
si svolgeranno tra luglio e ottobre.
Quanto alla formazione di nuovi ispettori, è in programma un corso destinato al personale MISE centrale per complessivi 30 posti, di cui 15 sarebbero riservati al personale già nella graduatoria 2011, e 15 al personale della DG PMI Enti cooperativi. L’Ufficio formazione prevede la possibilità di realizzare altri corsi fino all’esaurimento della graduatoria 2011, che attualmente consiste di 77 persone.
Un altro corso, per le sedi periferiche, dovrebbe partire, previa emanazione della relativa circolare, il 23 settembre.
Le OO.SS. evidenziano la necessità di risolvere l’annosa problematica legata alle funzioni ispettive: l’avvalimento con il Ministero del Lavoro e l’Agenzia delle entrate impedisce al MISE di gestire la competenza in piena autonomia e di effettuare una adeguata programmazione del lavoro. Occorre quindi un intervento forte del Gabinetto allo scopo di porre termine all’avvalimento e ricondurre la competenza in toto all’interno del Ministero.
Le OO.SS. ritengono pertanto di approvare al momento il solo svolgimento dei corsi di aggiornamento, subordinando l’approvazione dei corsi per nuovi revisori all’impegno dell’Amministrazione di ottenere dai vertici politici la progressiva cessazione dell’avvalimento e una seria programmazione della formazione 2013-2014, con la garanzia di esaurire la graduatoria ancora vigente.”””””””””
In pratica una
organizzazione sindacale (e le altre, perchè non hanno nulla da
dire, sono d'accordo?) chiedono (evidentemente per logiche
burocratiche interne a una specifica Amministrazione che nulla hanno
a che vedere con l'interesse pubblico) l'esclusione dall'attività
di vigilanza degli Ispettori provenienti dal Ministero del lavoro e
dall'Agenzia delle Entrate .Quanto alla formazione di nuovi ispettori, è in programma un corso destinato al personale MISE centrale per complessivi 30 posti, di cui 15 sarebbero riservati al personale già nella graduatoria 2011, e 15 al personale della DG PMI Enti cooperativi. L’Ufficio formazione prevede la possibilità di realizzare altri corsi fino all’esaurimento della graduatoria 2011, che attualmente consiste di 77 persone.
Un altro corso, per le sedi periferiche, dovrebbe partire, previa emanazione della relativa circolare, il 23 settembre.
Le OO.SS. evidenziano la necessità di risolvere l’annosa problematica legata alle funzioni ispettive: l’avvalimento con il Ministero del Lavoro e l’Agenzia delle entrate impedisce al MISE di gestire la competenza in piena autonomia e di effettuare una adeguata programmazione del lavoro. Occorre quindi un intervento forte del Gabinetto allo scopo di porre termine all’avvalimento e ricondurre la competenza in toto all’interno del Ministero.
Le OO.SS. ritengono pertanto di approvare al momento il solo svolgimento dei corsi di aggiornamento, subordinando l’approvazione dei corsi per nuovi revisori all’impegno dell’Amministrazione di ottenere dai vertici politici la progressiva cessazione dell’avvalimento e una seria programmazione della formazione 2013-2014, con la garanzia di esaurire la graduatoria ancora vigente.”””””””””
Chiedono che l'attività di revisione sia svolta dai soli dipendenti del Ministero dello Sviluppo Economico lasciando, di fatto, molte aree del paese scoperte e così facendo indebolendo notevolmente l'azione di controllo.
Alcuni avanzano il dubbio che questa operazione sia strumentale al passaggio della vigilanza sulle cooperative dallo Stato ai privati, cioè alle Centrali Cooperative che già oggi, in una situazione di mostruoso conflitto di interessi, sono incaricate della vigilanza nei confronti delle loro aderenti. Ossia, ogni 2 anni viene in cooperativa un ispettore pagato dalla cooperativa stessa attraverso il contributo versato alla propria associazione. Figuriamoci che tipo di vigilanza ne possa scaturire.
E' per questo che sollecitiamo sia gli ispettori stessi che il personale e i sindacati interni delle rispettive amministrazioni, i lavoratori delle cooperative , sia i politici che e la parte più sensibile della magistratura a monitorare attentamente la situazione e a intervenire, se necessario, per stroncare sul nascere questo attentato alla funzionalità dell'attività di vigilanza.
ALP-AGL Ispettori di Società Cooperative
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domenica 17 febbraio 2013
COOPCOSTRUTTORI DI ARGENTA (FE), GIUSTIZIA ATTESA DAL 2003. DELUSIONE PER LE MITI CONDANNE
2003: scoperto un buco da un miliardo
di euro nella contabilità della quarta azienda edilizia italiana.
10.000 creditori in difficoltà e 3.000 famiglie rovinate.
Sapevamo che in Italia per avere
giustizia occorre tanto tempo. Certo, la giustizia non è vendetta
ma, nel caso in cui non sia possibile recuperare i soldi, in questo,
come in tutti gli altri casi, un po' di punizione allevia le
sofferenze. Ma in Italia non tutti i cittadini sono uguali davanti
alla legge. Chi è più ricco può pagarsi i migliori avvocati e ha
più probabilità se non di farla franca, almeno di limitare i danni.
Colpiscono alcuni fatti che da tempo si ripetono in casi come questi
che riguardano grandi cooperative affiliate a grandi Centrali.Il
nuovo modello di vigilanza pubblica cooperativa, nato, caso vuole,
proprio nel 2002 qui sembra essere stato attraversato dalla vicenda
come un ectoplasma. Magra consolazione per gli organi ministeriali
che anche le tre società di revisione e certificazione dei bilanci
(le grandissime cooperative hanno anche questo obbligo aggiuntivo)
siano state assolte. Come poteva un ispettore ministeriale in sede
straordinaria accorgersi di quanto sfuggito addirittura ai super
professionisti della revisione contabile? Però non può finire qui e
non può finire così. Per quelle imprese e famiglie coinvolte, le
quali entrambe hanno fatto affidamento sul sistema cooperativo non a
caso ma perchè pensavano che godendo di agevolazioni fosse
adeguatamente vigilato (preventivamente, contestualmente e subito
dopo gli interventi) e, dal punto di vista delle famiglie, perchè
in Italia (lo dice la Costituzione) le cooperative sono imprese non
come tutte le altre ma con la caratteristica di avere una funzione
sociale vincolante per la possibilità di godere di benefici e
contributi.
In Italia, a seguito delle prossime
elezioni, molto probabilmente diverrà Presidente del Consiglio un
esponente politico piacentino nato, cresciuto e maturato nel cuore
dell'Emilia cooperativa il quale, si dice, abbia nel mondo
cooperativo uno dei principali pilastri della propria forza politica
ed elettorale. In campagna elettorale tutti i sindacati hanno inviato
alle forze politiche una serie di indicazioni programmatiche,
chiedendo su di esse l'impegno dei vari partiti facendo intendere di
poter garantire un sostegno a chi facesse proprie determinate
proposte.
Non ci risulta che nessun altro
sindacato, oltre a noi dell'AGL, abbia chiesto al probabile futuro
presidente del Consiglio quanto segue: che per evitare che si
ripetano drammi come quello della Coopcostruttori di Argenta venga
abolita la possibilità che la vigilanza ordinaria annuale o biennale
sulle società cooperativa venga demandata alle stesse Centrali
cooperative cui quelle cooperative aderiscono e a cui pagano quota
associativa e contributi di revisione, oltre a destinare una
percentuale del patrimonio residuo ai rispettivi fondi mutualistici.
Non vi può più essere coincidenza tra controllore e controllato (la
vicenda Banca d'Italia – MPS qualcosa avrà pure insegnato) E che
la vigilanza sulle società cooperativa torni tutta e unicamente allo
Stato che la eserciti attraverso il Corpo di revisori appositamente
abilitati e per i quali venga istituito un albo e ruolo
professionale. Che questi revisori e ispettori straordinari vengano
aggiornati gratuitamente e intensamente , che tutte le strutture e le
risorse della PA vengano messe a loro disposizione a costo zero, che
vengano di nuovo istituiti uffici territoriali della vigilanza
cooperativa e che in essi vengano impiegati quelle centinaia di
revisori oggi in forza al Ministero del Lavoro (ostacolati
costantemente dalla Direzione Generale del Personale di quella
sfortunata Amministrazione) che possano, se lo vogliano, trasferirsi
al Ministero dello Sviluppo Economico. Ciò per garantire il rispetto
della frequenza annuale e biennale delle revisioni. E per prevenire,
prima che sia necessario, come per la Coopcostruttori, l'intervento
“curativo” della Magistratura (benemerita) quando però ormai
non ci sia nulla da fare per famiglie e creditori.
Aspettiamo fiduciosi di vedere se chi
si professa coraggioso liberalizzatore e nemico delle Lobby abbia,
una volta al potere, il fegato di distogliere le Associazioni che lo
hanno sempre sostenuto da un mestiere non loro congeniale (quello di
controllore di coloro che li finanziano) e di farle concentrare
sull'attività più propria di assistenza, tutela e rappresentanza.
AGL Ispettori di Cooperative
lunedì 26 novembre 2012
COOP, SPOT LITTIZZETTO : ALCUNE LAVORATRICI LE SCRIVONO
"""""""""
Cara Luciana,
lo sai cosa si nasconde dietro il sorriso di una cassiera che ti chiede di quante buste hai bisogno? Una busta paga che non arriva a 700 euro mensili dopo aver lavorato sei giorni su sette comprese tutte le domeniche del mese. Le nostre famiglie fanno una grande fatica a tirare avanti e in questi tempi di crisi noi ci siamo abituate ad accontentarci anche di questi pochi soldi che portiamo a casa. Abbiamo un’alternativa secondo te?
Nei tuoi spot spiritosi descrivi la Coop come un mondo accattivante e un ambiente simpatico dove noi, quelle che la mandano avanti, non ci siamo mai. Sembra tutto così attrattivo e sereno che parlarti della nostra sofferenza quotidiana rischia di sporcare quella bella fotografia che tu racconti tutti i giorni.
Ma in questa storia noi ci siamo, eccome se ci siamo, e non siamo contente. Si guadagna poco e si lavora tanto. Ma non finisce qui. Noi donne siamo la grande maggioranza di chi lavora in Coop, siamo circa l’80%. Prova a chiedere quante sono le dirigenti donna dell’azienda e capirai qual è la nostra condizione.
A comandare sono tutti uomini e non vige certo lo spirito cooperativo. Ti facciamo un esempio: per andare in bagno bisogna chiedere il permesso e siccome il personale è sempre poco possiamo anche aspettare ore prima di poter andare.
Il lavoro precario è una condizione molto diffusa alla Coop e può capitare di essere mandate a casa anche dopo 10 anni di attività più o meno ininterrotta. Viviamo in condizioni di quotidiana ricattabilità, sempre con la paura di perdere il posto e perciò sempre in condizioni di dover accettare tutte le decisioni che continuamente vengono prese sulla nostra pelle.
Prendi il caso dei turni: te li possono cambiare anche all’ultimo momento con una semplice telefonata e tu devi inghiottire. E chi se ne frega se la famiglia va a rotoli, gli affetti passano all’ultimo posto e i figli non riesci più a gestirli.
Denunciare, protestare o anche solo discutere decisioni che ti riguardano non è affatto facile nel nostro ambiente. Ci è capitato di essere costrette a subire in silenzio finanche le molestie da parte dei capi dell’altro sesso per salvare il posto o non veder peggiorare la nostra situazione.
Tutte queste cose tu probabilmente non le sai, come non le sanno le migliaia di clienti dei negozi Coop in tutta Italia. Non te le hanno fatte vedere né te le hanno raccontate. Ed anche a noi ci impediscono di parlarne con il ricatto che se colpiamo l’immagine della Coop rompiamo il rapporto di fiducia che ci lega per contratto e possiamo essere licenziate.
Ma noi non vogliamo colpire il marchio e l’immagine della Coop, vogliamo solo uscire dall’invisibilità e ricordare a te e a tutti che ci siamo anche noi.
Noi siamo la Coop, e questo non è uno spot. Siamo donne lavoratrici e madri che facciamo la Coop tutti i giorni. Siamo sorridenti alla cassa ma anche terribilmente incazzate.
Abbiamo paura ma sappiamo che mettendoci insieme possiamo essere più forti e per questo ci siamo organizzate. La Coop è il nostro posto di lavoro, non può essere la nostra prigione.
Crediamo nella libertà e nella dignità delle persone. Cara Luciana ci auguriamo che queste parole ti raggiungano e ti facciano pensare.
Ci piacerebbe incontrarti e proporti un altro spot in difesa delle donne e per la dignità del lavoro.
Con simpatia, un gruppo di lavoratrici Coop"""""""""
*********************************************************
COMMENTO ALCOOP-AGL:
Siamo ovviamente disponibili a ospitare repliche da parte della Azienda COOP su quest'argomento.
Per intanto vorremmo osservare che molti in questi giorni parlano di violenza alle donne. Che spesso non è solo fisica ma anche morale, non solo tra le mura domestiche ma anche sul lavoro.Spiace constatare che nel mondo cooperativo stia andando avanti da anni il fenomeno delle retribuzioni più basse e degli orari più sfavorevoli. Se questo può lenire il malumore delle lavoratrici Coop, vorremmo rassicurarle che, a parte le atmosfere ovattate degli spot pubblicitari, l'opinione pubblica e la clientela di tutte le Aziende della grande distribuzione conosce abbastanza bene i loro sacrifici. Ma anche per i clienti non c'è scelta. Andare al supermercato significa infatti risparmiare per quel che si può in questa crisi. Quindi ci siamo un pò costretti tutti. Purtroppo vige un altro brutto fenomeno che chiunque faccia sindacato in quei contesti conosce bene: c'è troppa sottomissione, troppo timore, troppo egoismo da parte della gran massa dei lavoratori. E su questo campano i cattivi dirigenti che costruiscono il loro successo sullo sfruttamento. Purtroppo i lavoratori dovrebbero, in questi contesti estremi, capire che in definitiva è in mano loro la posibilità che certi personaggi continuino a fare profitti. Se non c'è vera ribellione non c'è vero cambiamento.Come è altrettanto vero che, nel panorama sindacale sono pochissimi i soggetti di cui ci si può fidare. Ma anche qui c'è una responsabilità di quei lavoratori che per paura, invece di buttarsi in prima persona nell'attività sindacale, la delegano a persone spesso senza scrupoli e senza morale.Sembra che le donne che hanno scritto questa lettera alla Littizzetto abbiano capito perfettamente tutto ciò. Ma per favore, non fermiamoci allo spot che sicuramente la Littizzetto interpreterà anche contro la violenza alle donne (e, ci scommetteremmo, con il contributo finanziario degli stessi dirigenti Coop e magari con la regia di qualche cineasta di "sinistra"). Cerchiamo di guardare più in là, oltre anche al precariato (perchè è chiaro che il futuro, tra pochi anni, sarà quello, ma per tutti, se non altro per disinnescare la bomba ad orologeria sociale che verrebbe costruita dal perpetuarsi dell'ingiustizia nel trattamento diseguale tra lavoratori in situazioni diverse). Per esempio: nei mesi scorsi anche noi abbiamo denunciato la via serba di Marchionne ai rapporti di lavoro. Non sarà mica che Renzi (vincitore delle primarie nelle zone rosse e quindi anche col voto dei cooperatori) e Bersani (storicamente considerato uomo vicino all'imprenditorialità cooperativa) pensino che l'alternativa al modello FIAT sia questo modello Coop?
Ecco, ci dicano loro cosa pensano della vostra situazione e cosa vogliano fare per porre rimedio. E CGIL CISL UIL, oltre a criticare i contratti pirata UNCI/CONFSAL , non sembra abbiano fatto molto per dimostrare come i CCNL Alleanza Cooperative/Triplice siano poi tanto diversi. E l'Autorità di vigilanza (la Direzione Generale Enti Cooperativi del Ministero dello Sviluppo Economico, diretto da Passera) che potrebbe intervenire subito, non ritiene che sia il caso di disporre ispezioni straordinarie a carico di Aziende che per legge sono con frequenza annuale o biennale ispezionate da Legacoop stessa? E può sopravvivere nel 2012 un sistema che preveda la coincidenza tra controllore (Legacoop) e controllato (la COOP aderente a Legacoop alla quale paga la quota associativa)? Care lavoratrici, solo interessandovi direttamente di queste cose (altro che la povera Littizzetto) riuscirete a smuovere qualcosa. E senz'altro noi saremo al vostro fianco.
giovedì 22 novembre 2012
IL GRANDE REGISTA KEN LOACH RIFIUTA UN IMPORTANTE PREMIO A TORINO E SI SCHIERA CON I LAVORATORI
Comunicato di Ken Loach:
I complimenti dell'AGL al Maestro inglese e la nostra solidarietà a tutti i lavoratori coinvolti.
"E' con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film.
I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema.
Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile.
A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari.
In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.
Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio".
I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema.
Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile.
A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari.
In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.
Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio".
*****************************************
I complimenti dell'AGL al Maestro inglese e la nostra solidarietà a tutti i lavoratori coinvolti.
venerdì 12 ottobre 2012
GRAVE ATTACCO DEL GOVERNO ALLE COOPERATIVE SOCIALI
Aumento dell’IVA dal 4% al 10% per le cooperative sociali che prestano
servizi socio – sanitari ed educativi, un provvedimento previsto
nella Legge di Stabilità.
Anziché tradursi in maggiori entrate comporterà
un disastro sociale perché indurrà maggiori spese per le ASL e i
Comuni, riduzione dei servizi che colpirà le categorie più fragili e indifese (disabili, malati terminali,
anziani e minori che vivono situazioni di emarginazione sociale e
disadattamento) e le loro famiglie che vedranno ridursi i servizi o
aumentare i costi.
AGL: Il Governo ritiri questo provvedimento!
lunedì 8 ottobre 2012
SCANDALO COOPERATIVE EDILIZIE LAZIO E VIGILANZA STATALE
dal sito:
http://www.regione.lazio.it/rl_consumatore/?vw=newsDettaglio&id=358
"""""""""""CASA/BUONTEMPO, A MAGISTRATURA DOSSIER SU COOPERATIVE EDILIZIE
04/10/2012 - "In Regione Lazio ho scoperto situazioni scandalose nel settore dell'edilizia sociale, con imprenditori e cooperative che hanno ricevuto risorse economiche, anche nella misura del cento per cento, per costruire abitazioni che poi hanno affittato a prezzi di mercato, facendo leva su convenzioni sbagliate stipulate con i Comuni. I costruttori e le cooperative hanno guadagnato tre, quattro, otto volte di più, mentre i cittadini sono stati massacrati. Nei prossimi giorni fornirò alla magistratura un dettagliato dossier al riguardo". Lo ha detto l'assessore alle Politiche per la casa della Regione Lazio, Teodoro Buontempo, a margine del convegno "Regione Lazio, un patto sociale per la casa". L'incontro, organizzato dal presidente dell'Ater della Provincia di Roma, Massimo Cacciotti, si è svolto questa mattina a Carpineto Romano e ha riunito i vertici delle sette aziende di edilizia residenziale pubblica del Lazio. Presente anche il presidente nazionale di Federcasa, Emidio Ettore Isacchini. Nel corso del suo intervento, Buontempo ha poi sottolineato che "le Ater non avrebbero dovuto pagare l'Imu, una tassa iniqua e assolutamente dannosa per le aziende che si occupano di edilizia pubblica". "Che cosa avrebbero fatto lo Stato e i Comuni, nel caso di una disobbedienza collettiva? - si è chiesto Buontempo - avrebbero sequestrato gli immobili Ater? Forse - ha concluso - per alcune Ater sarebbe stato un bene, perché poi lo Stato avrebbe dovuto provvedere direttamente alla manutenzione degli immobili".""""""""""
ALP-AGL ISPETTORI DI SOCIETA' COOPERATIVE:
La vigilanza sulle società cooperative, anche su quelle di edilizia abitazione, è stata competenza fino al 2001 del Ministero del Lavoro, poi del Ministero dello Sviluppo Economico.Chi legge sa della situazione disastrosa, dal punto di vista della mutualità, in cui si trovano queste imprese.
Se la legge venisse rispettata, ogni anno alla porta di ogni cooperativa edilizia iscritta all'Albo Nazionale Cooperative Edilizie presso il Ministero dello Sviluppo Economico (le sole che possono legittimamente godere di finanziamenti pubblici) dovrebbe bussare un ispettore di cooperative ministeriale il quale avrebbe il compito di verificare, in maniera approfondita, che non trattasi di cooperativa spuria (=fasulla) bensì meritevole di agevolazioni.E in caso negativo di diffidarla e di proporne il commissariamento. E di fare le segnalazioni agli altri Organi di vigilanza. Capillarmente. Prima che sia troppo tardi, prima che le famiglie finiscano sul lastrico.
Questa frequenza annuale non è mai stata rispettata perchè da anni il Ministero del Lavoro (cui appartengono ancora per lo più gli ispettori che al di fuori dell'orario di servizio, su incarico del MISE, svolgono questa attività) non facilita questi funzionari e non concede loro, in caso lo volessero, di transitare nei ruoli del Ministero dello Sviluppo Economico occupandosi solo di cooperative . Addirittura il direttore generale del personale del ministero del lavoro da anni si rifiuta perfino di incontrare i sindacati su questo argomento. Preferisce evidentemente occuparsi di buoni pasto. D'altro canto, la reazione a questo atteggiamento del direttore generale degli enti cooperativi del MISE è blanda e inconsistente.
Ci appelliamo pertanto al Presidente Monti, al Ministro Patroni Griffi, ai Ministri Fornero e Passera affinchè questa situazione sia risolta una volta per tutte, intervenendo su quei dirigenti un pò distratti, mettendo in condizione la vigilanza sulle cooperative esercitata dallo Stato di compiere il suo dovere. Perchè la casa è un argomento su cui anche gli italiani più buoni possono perdere la pazienza: E questa situazione non riguarda solo il Lazio.
venerdì 14 settembre 2012
DALL'1.1.2013 TRATTAMENTO DI DISOCCUPAZIONE ANCHE PER I 20.000 IMBARCATI DELLA PICCOLA PESCA
In base alla riforma Fornero (L. 92/2012) anche i lavoratori della piccola pesca (ivi compresi i soci lavoratori delle cooperative di piccola pesca di cui alla legge 250/58) inizieranno a godere della nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (ASPI), che sostituisce l'istituto dell'indennità di disoccupazione per tutto il lavoro dipendente del settore privato.
La nuove disposizioni entreranno in vigore il 1 gennaio 2013.All'AGL Pesca ciò non basta. Vogliamo la riforma della previdenza per i pescatori, la cui normativa risale al 1958 ed è, di fatto, ormai inadeguata ai tempi.
Inoltre i pescatori continuano ad essere l'unica categoria che ancora oggi non gode di indennità economica di malattia, così come del riconoscimento dell'attività quale lavoro usurante. AGL Pesca darà il suo contributo per la conquista di questi diritti.
gli affidamenti a cooperative sociali - DETERMINAZIONE 1 agosto 2012 -AUTORITA' PER LA VIGILANZA SUI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE : IL TESTO INTEGRALE
per il testo integrale vai al sito dell'ALCOOP-AGL. Clicca su:
http://alcoop-agl.blogspot.it/2012/09/gli-affidamenti-cooperative-sociali.html
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FACCHINAGGIO: NOVITA' SU REQUISITI CAPACITA' ECONOMICO-FINANZIARIA E TECNICO-ORGANIZZATIVI
L’art. 10 del del D.Lgs. 147/2012 prevede, per le attività di facchinaggio, che l’iscrizione al Registro delle Imprese o all’Albo delle Imprese artigiane sia subordinata alla dimostrazione della sussistenza dei soli requisiti di onorabilità. Pertanto, non saranno più oggetto di accertamento i requisiti di capacità economico- finanziaria e tecnico- organizzativi.
martedì 11 settembre 2012
LA REGIONE ABRUZZO INCENTIVA ECONOMICAMENTE LE COOPERATIVE CHE ASSUMANO. C'E' TEMPO FINO AL 31 DICEMBRE 2012.
La Regione Abruzzo ha pubblicato il Bando "Cooperare 2012". L'avviso prevede l'erogazione di incentivi economici a favore di imprese cooperative che assumono, con contratto a tempo indeterminato (anche part time, purché non inferiore a 24 ore settimanali), disoccupati/inoccupati che diventino soci della cooperativa stessa.
Il luogo di lavoro deve essere ubicato all'interno dei confini geografici della Regione Abruzzo (ad eccezione dei "cantieri mobili") e la cooperativa non può licenziare il socio lavoratore interessato prima dei 24 mesi successivi all'assunzione, pena il recupero dell'intero importo dell'incentivo erogato.
L'ammontare dell'aiuto per ogni singolo lavoratore è fino ad un massimo di 10.000,00 euro.
Si possono presentare le candidature dal 27 agosto al 31 dicembre 2012. I dossier di candidatura sono esaminati giornalmente mediante il procedimento "a sportello". La dotazione finanziaria ammonta a 2 milioni di euro.
Link al sito Regione Abruzzo:
http://www.regione.abruzzo.it/fil/index.asp?modello=notiziaSing&servizio=LEE&stileDiv=sequence&msv=notizia169499&tom=169499
Complimenti alla Regione Abruzzo. Senz'altro un esempio da seguire per le altre Regioni italiane.
Il luogo di lavoro deve essere ubicato all'interno dei confini geografici della Regione Abruzzo (ad eccezione dei "cantieri mobili") e la cooperativa non può licenziare il socio lavoratore interessato prima dei 24 mesi successivi all'assunzione, pena il recupero dell'intero importo dell'incentivo erogato.
L'ammontare dell'aiuto per ogni singolo lavoratore è fino ad un massimo di 10.000,00 euro.
Si possono presentare le candidature dal 27 agosto al 31 dicembre 2012. I dossier di candidatura sono esaminati giornalmente mediante il procedimento "a sportello". La dotazione finanziaria ammonta a 2 milioni di euro.
Link al sito Regione Abruzzo:
http://www.regione.abruzzo.it/fil/index.asp?modello=notiziaSing&servizio=LEE&stileDiv=sequence&msv=notizia169499&tom=169499
Complimenti alla Regione Abruzzo. Senz'altro un esempio da seguire per le altre Regioni italiane.
venerdì 31 agosto 2012
L'ADEGUAMENTO DELLE SANZIONI ALLE COOPERATIVE SARA' UN BUCO NELL'ACQUA
Questa è la novità
DECRETO SVILUPPO 2012 - «Disposizioni dirette a favorire la crescita, lo sviluppo e la competitività nei settori dell’infrastrutture, dell’edilizia e dei trasporti»
Articolo 46 - Adeguamento del sistema sanzionatorio delle cooperative
«1. All’articolo 12 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, dopo il comma 5-bis sono aggiunti i seguenti commi:
“5-ter. Agli enti cooperativi che si sottraggono all’attività di vigilanza o risultano irreperibili al momento delle verifiche disposte nei loro confronti si applica la sanzione amministrativa da euro 50.000 ad euro 500.000 per il periodo in corso alla data di riscontro del comportamento elusivo da parte dell’autorità di vigilanza e per ciascuno dei successivi periodi fino alla cessazione dell’irreperibilità. La stessa norma si applica alle irregolarità previste dall'articolo 10 della legge 23 luglio 2009, n. 99, in sostituzione della sanzione della sospensione semestrale di ogni attività.”».
DECRETO SVILUPPO 2012 - «Disposizioni dirette a favorire la crescita, lo sviluppo e la competitività nei settori dell’infrastrutture, dell’edilizia e dei trasporti»
Articolo 46 - Adeguamento del sistema sanzionatorio delle cooperative
«1. All’articolo 12 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, dopo il comma 5-bis sono aggiunti i seguenti commi:
“5-ter. Agli enti cooperativi che si sottraggono all’attività di vigilanza o risultano irreperibili al momento delle verifiche disposte nei loro confronti si applica la sanzione amministrativa da euro 50.000 ad euro 500.000 per il periodo in corso alla data di riscontro del comportamento elusivo da parte dell’autorità di vigilanza e per ciascuno dei successivi periodi fino alla cessazione dell’irreperibilità. La stessa norma si applica alle irregolarità previste dall'articolo 10 della legge 23 luglio 2009, n. 99, in sostituzione della sanzione della sospensione semestrale di ogni attività.”».
Questa è la situazione di molte cooperative in Italia
La vigilanza alle cooperative è organizzata in maniera che su di esse sia impossibile intervenire seriamente. Infatti il controllo del rispetto delle norme sul lavoro è competenza del Ministero del Lavoro, quello invece sulla "mutualità" (cioè se si tratti o meno di cooperative genuine) è di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico. Se io sono un lavoratore sfruttato in una cooperativa e vado a denunciare ciò al Ministero del Lavoro il mio datore di lavoro lo viene a sapere prima che venga effettuato il controllo e, pertanto, io perdo il posto di lavoro.Quando il Ministero del Lavoro viene a fare il controllo il rapporto di lavoro si è ormai concluso, dalla documentazione sul lavoro non emergono irregolarità e, poichè ormai il rapporto di lavoro si è esaurito, il Ministero mi dice: se vuoi tutelare le tue ragioni devi fare causa al datore di lavoro. Solo vincendo la causa dopo anni avrei in teoria la possibilità di recuperare i miei soldi sempre che la cooperativa in cui ho lavorato esista ancora. Per l'INPS avviene una cosa analoga: attiva la sua vigilanza solo dopo che, dopo anni, sia stata emessa una sentenza che mi dia ragione. All'interno delle cooperative è impossibile aderire a un sindacato vero, pena il licenziamento immediato.Ovviamente il costo dell'iniziativa legale è tutto sulle mie spalle.
Se io, lavoratore sfruttato, lo sono anche perchè quella è una falsa cooperativa (cioè una impresa a scopo di lucro mascherata da cooperativa per godere delle agevolazioni) dove solo formalmente io sono coimprenditore ma in realtà
sono l'ultima ruota del carro ( devo solo obbedire, non partecipo alla vita sociale, ecc.), ciò non può interessare al Ministero del Lavoro perchè di competenza di un'altra Amministrazione, il Ministero dello Sviluppo Economico. Ma solo in teoria. Infatti se una cooperativa aderisce a una delle cinque centrali cooperative (Legacoop, Confcooperative, AGCI, UNCI, UNICOOP) la vigilanza obbligatoria per legge, con frequenza annuale o biennale , è svolta non da revisori statali ma da revisori privati reclutati e pagati dalla Centrale Cooperativa a cui quella cooperativa si è iscritta, pagando la relativa quota associativa (migliaia di euro).Quindi il controllore è retribuito dal mio datore di lavoro. Di solito dai verbali (che non comprendono indagini sul rapporto di lavoro) delle Centrali non emergono irregolarità e i giudizi sono quasi sempre benevoli. Se proprio qualcosa deve essere sistemato viene fatto dal revisore un invito a sanare quelle irregolarità (ma ripetiamo mai e poi mai relativamente al rapporto di lavoro) entro un determinato termine (3 mesi di solito) alla scadenza del quale c'è un accertamento che, se ha esito positivo, comporta la non proposta di provvedimenti al Ministero.E' di fatto impossibile che da queste revisioni scaturiscano proposte di ispezioni straordinarie , cioè fatte direttamente dal Ministero con ispettori statali, e anche se ciò in teoria avvenisse, accadrebbe dopo mesi quando tutti i buoi sono scappati. Il "pronto intervento" è sconosciuto nella vigilanza cooperativa così come in quella del lavoro. Solo le cooperative non aderenti a nessuna Centrale sono ispezionate annualmente o biennalmente da revisori statali ministeriali. In teoria, poichè in realtà vengono solo marginalmente investite dall'attività di vigilanza. Infatti i revisori cooperativi (oggi provenienti per lo più dalle fila del Ministero del Lavoro, del Ministero dello Sviluppo Economico e dell'Agenzia delle Entrate) sono pochissimi, svolgono l'attività al di fuori dell'orario di ufficio, non sono supportati da una attività amministrativa decentrata a cura del Ministero dello Sviluppo Economico. La dirigenza del Ministero del Lavoro infatti da anni ostacola sia l'attività dei revisori appartenenti alla sua Amministrazione (frapponendo continui ostacoli burocratici) sia la possibilità che essi possano essere utilizzati dal Ministero dello Sviluppo Economico (per esempio con processi di mobilità volontaria), la mattina, per supportare l'attività ispettiva vera e propria, in strutture che tra l'altro già sarebbero disponibili (gli uffici provinciali delle Poste).Anche le Ispezioni straordinarie di riflesso soffrono di tali problemi. Il Ministero dello Sviluppo Economico quindi gestisce solo dal centro (Roma) tutta questa attività , afflitto da una carenza paurosa di risorse umane e materiali.Quindi anche le cooperative non aderenti a Centrali che si comportano male , oltre a non essere toccate seriamente dalla vigilanza sul lavoro , non lo sono anche da quella sulla mutualità. Pur pagando le stesse, per quest'ultima, un cospicuo contributo biennale di revisione che storicamente solo in minima parte viene destinato alla vigilanza cooperativa.
Le cooperative che si comportano scorrettamente, in generale, si sono sempre fatte un baffo delle sanzioni, sia quelle sul lavoro che sulla mutualità.
Poichè l'ispettore di cooperative non ha i poteri dell'ufficiale di polizia giudiziaria , al contrario delle forze dell'ordine non ha la possibilità di operare a sorpresa ma deve sempre "bussare" alla porta (il rafforzamento delle prerogative in ispezione straordinaria è sempre stato più teorico che pratico).Inoltre non tutti sanno che egli non ha il potere di irrogare direttamente le sanzioni ma ha solo un potere "di proposta" la quale può essere accolta ma anche non accolta o commutata dal superiore Ministero previa consultazione della Commissione Centrale Cooperative (in cui sono rappresentate le Centrali ai massimi livelli).
Possiamo immaginare quali ampie possibilità di "farla franca" abbia una cooperativa che, pur sfortunata nell'essersi imbattuta nell'ispettore "sbagliato", sappia "muoversi bene" nei meandri ministeriali.
Inoltre, la vigilanza cooperativa ha più che una caratterizzazione poliziesca, una valenza bonaria di assistenza all'ente mutualistico. E a chi non viene l'istinto di accarezzare la testa a un Pittbull se questo, invece di digrignare i denti comincia a scodinzolare, a abbassare le orecchie e a farci gli occhi dolci?Ovviamente prima che dalla conclusione del verbale emerga che non trattasi di cucciolone ma di una belva vera e propria. Il fatto che l'ispettore di cooperative che si accolga che qualcosa non va nei rapporti di lavoro possa e debba inviare il proprio verbale all'Ispettorato del Lavoro non determina alcuna concreta conseguenza proprio perchè egli non può per legge invadere la competenza di un altra Amministrazione. E di solito il funzionario pubblico non inoltra denunce se non ha in mano qualcosa di solido.E come fa ad averlo se non può indagare e approfondire la materia?
Quelle all'inizio del presente articolo sono le "sanzioni" nella loro ultima versione relativamente ai casi di sottrazione all'attività di vigilanza, di irreperibilità e di inottemperanza alla diffida dell'ispettore (il già richiamato invito "a termine")
Come già "confessato" nella relazione ministeriale al provvedimento, il legislatore, che di solito si interessa di cooperative una volta ogni dieci anni su richiesta delle lobby del settore, questa volta è intervenuto sua sponte per racimolare almeno un milione di euro per anno (questa è la stima). In un certo senso a differenza del passato ora cerca di andare più al sodo con le cooperative poichè nè la crescente imponibilità di quota degli utili nè le paventate esclusioni da agevolazioni fiscali e di altra natura hanno mai dato effetti palpabili.
Ma ribadiamo che questo aggiustamento nelle sanzioni non avrà alcun effetto sulle situazioni esposte nel filmato, appunto perchè nulla mutano nel tratto fondamentale di insufficienza (voluta dal Potere e non certo colpa degli addetti) dell'attività di vigilanza sulle cooperative, sia per la parte di competenza del Lavoro che in quella dello Sviluppo Economico (vi siete mai domandati perchè dal 2001 soprattutto il Lavoro ha fatto il possibile per scongiurare qualsiasi ipotesi di coordinamento tra le due Amministrazioni? Un caso? Ignavia o qualcosa di molto peggio?).
Diteci altrimenti quante cooperative, prima del proprio scioglimento volontario anticipato, abbiano restituito le agevolazioni fiscali e di altra natura ricevute. Diteci poi quante cooperative abbiano subito la sospensione dei 6 mesi e se questa sia stata effettivamente applicata e con quali reali effetti economici sull'attività di quegli enti. L'unico soggetto a cui va dato il merito di aver combinato qualcosa di serio in tutti questi anni, nel controllo sulle cooperative (pur anche qui, solitamente, in situazioni in cui gran parte dei beni avevano preso il volo) è la Guardia di Finanza.
Tutto fumo negli occhi , quindi, per distrarre dal vero nodo del problema. Vigilanza in capo alle Associazioni: nel 2012 non può più esistere che controllore e controllato coincidano. Occorre trovare la maniera che tutta la vigilanza sulle cooperative torni allo Stato, mantenendo ovviamente i posti di lavoro degli attuali revisori privati.
Vigilanza Statale: il Ministero della Funzione Pubblica faccia in modo che : Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo Economico, Agenzia delle Entrate, prima a livello politico e poi di dirigenza si mettano attorno a un tavolo e si incontrino ogni mese per coordinare l'attività dei loro revisori di cooperative, per mettere a loro disposizione le risorse necessarie, per fare in modo che vigilanza sul lavoro, sulla mutualità e fiscale vadano nella stessa direzione e nè si sovrappongano nè (maliziosamente) si dissocino. Subito consentire ai revisori che lo volessero di trasferirsi presso gli uffici periferici della vigilanza cooperativa (da istituire) e subito ritorno dell'esame dei verbali di revisione delle Associazioni agli uffici pubblici i quali curino, come qualche anno fa, diffida e accertamento (è assurdo infatti che questi ultimi due passaggi vengano gestiti, in evidente conflitto di interessi, dalle Associazioni stesse). Le Centrali ,che sovente si lamentano di subire concorrenza sleale dalle non associate non vigilate dallo Stato, ora facciano in modo che non accada che le aderenti abbiano dei vantaggi rispetto alle non aderenti in caso di non ottemperanza alle diffide. Diano prova di maturità e contribuiscano, con questo sacrificio, a rifondare il nostro Paese su basi di maggiore serietà.
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martedì 24 luglio 2012
SALUTIAMO L'UNCI IN OCCASIONE DEL SUO PRIMO CONGRESSO STRAORDINARIO NAZIONALE (ROMA,26-27 LUGLIO 2012)
Dopo una fase lunghissima di dissidi interni, a stento stemperati dalla autorevole presenza sinergica della alleata Coldiretti, l'UNCI, Unione Nazionale Cooperative Italiane, terza centrale cooperativa del Paese approda al suo 1° Congresso straordinario.
Per chi non fosse molto addentro al mondo sindacale cooperativo, ricordiamo che da anni l'UNCI, assieme prima alla CISAL e poi alla CONFSAL, è storicamente la fautrice , in campo cooperativo, della principale contrattazione collettiva nazionale di lavoro “alternativa” a quella, altrettanto storica, promossa da CGIL, CISL,UIL e Alleanza delle Cooperative (Legacoop, Confcooperative, AGCI). In realtà l'Alleanza Cooperativa spesso definisce quella contrattazione alternativa come “pirata”. E la combatte aspramente, da anni, con l'aiuto di gran parte del mondo politico, di entrambi gli schieramenti.
Da una parte (UNCI/CONFSAL) si sostiene che la propria contrattazione è quella che meglio si adatta alla realtà cooperativa (socio coimprenditore, regolamento interno, flessibilità,modulazione dell'istituto del ristorno, anticiclicità) e accusa l'altro schieramento di portare avanti una contrattazione che conduce le cooperative fuori del mercato e le costringe al lavoro nero. Lo schieramento Triplice+Alleanza, d'altro canto, accusa la controparte di firmare contratti che riducono i diritti dei lavoratori, li umiliano, li sfruttano con minimi salariali indecenti al solo scopo di rubare il lavoro e gli appalti alle cooperative sane, giocando al massimo ribasso, con grave nocumento delle condizioni di lavoro e sicurezza. In sintesi, il “dumping” contrattuale.
Nonostante la recente esclusione dal CNEL dell'UNCI, nonostante ultime circolari ministeriali neghino ai contratti UNCI/CONFSAL la comparativa maggiore rappresentatività, le due realtà vanno avanti, hanno costituito i loro enti bilaterali, le loro casse edili, i loro fondi interprofessionali. Indipendentemente dallo squilibrio sofferto negli appoggi politici c'è da dire infatti che sia l'UNCI che la CONFSAL sono strutture solide e, in determinati settori, riscuotono più consensi degli avversari. Forse anche perchè i sindacati confederali non hanno mai ben digerito la realtà cooperativa e, addirittura, la CGIL mantiene in molte realtà un rapporto conflittuale con la stessa Legacoop. E poi, relativamente alla parte datoriale, i CCNL UNCI/CONFSAL sono talmente convenienti per chi voglia realizzare profitti tramite cooperative che non sono rari i fenomeni di “cornificazione” da parte di cooperative iscritte all'Alleanza le quali invece applicano la contrattazione alternativa.Grande impegno poi, negli ultimi tempi, c'è stato, soprattutto al nord e in particolare tra i soci di cooperative stranieri nel campo della logistica, da parte del sindacalismo di base (CUB, USB,COBAS, ecc.) scontratisi, guarda caso, proprio con cooperative che abbracciano i CCNL UNCI/CONFSAL, appaltatrici nei confronti della grande distribuzione..La questione dell'applicazione dell'uno o dell'altro CCNL è importante per la riscossione dei contributi delle aziende e per il disposto dell'art. 19 dello statuto dei lavoratori (possibilità di costituire le RSA nelle aziende con più di 15 dipendenti). Applicare un CCNL UNCI/CONFSAL quindi può produrre l'effetto, ad esempio (e ciò è iniziato ancor prima che Marchionne portasse tale idea su scala industriale), di espellere la CGIL dalla dialettica azienda/lavoratori. Di qui, tra l'altro, derivano le accuse alla CONFSAL da parte dei confederali di essere un sindacato “giallo” ossia promosso e finanziato dai datori di lavoro.
Come ALCOOP, Alleanza Lavoratori Cooperative aderente alla AGL siamo gli ultimi arrivati, esistendo solo da qualche mese e, quindi, ci riteniamo ancora puri e candidi rispetto a questo assurdo caos. Osserviamo che un povero lavoratore di questo settore senz'altro non si trova in un bell'ambiente, sia riguardo alla retribuzione e alle condizioni di lavoro sia relativamente al rapporto con sindacati di quel tipo.
Saranno i fatti, le vertenze, le lotte, i contratti che sottoscriveremo a provare la nostra positiva diversità e, visto che in Italia per fortuna abbiamo centinaia di sindacati e i lavoratori non sono sprovveduti, essi sapranno tra un po' di tempo, comparare e giudicare chi è veramente dalla loro parte e trarne le conseguenze dal punto di vista del tesseramento.
Concorrenza con gli altri sindacati dei lavoratori, dunque (ma anche, possibilmente, impegno unitario là dove ve ne siano le condizioni, nel superiore interesse dei lavoratori). E, auspicabilmente, costruttivi rapporti con tutte le parti datoriali, che nel nostro settore rispondono al nome di Legacoop, Confcooperative, UNCI, AGCI e UNICOOP.
Tra poco toccherà all'UNCI affrontare il massimo appuntamento della sua vita democratica e, nell'ottica di un miglioramento complessivo delle relazioni sindacali e del superamento di comportamenti non corretti, tuttora in atto, vorremmo ad essa rivolgere un appello. Quello di prestare grande attenzione all'attività degli enti bilaterali regionali che utilizzano la sigla UNCI nel campo delle certificazioni dei rapporti di lavoro i quali non devono piegarsi a logiche abusive.
Ecco, vorremmo appellarci alla dirigenza uscente e a quella che esordirà alla fine di questo congresso UNCI affinchè venga fatta pulizia di questi comportamenti discutibili, affinchè la contrattazione UNCI/CONFSAL , nelle prossime occasioni, abbia più cura dei livelli retributivi e delle condizioni dei lavoratori , augurando che in generale le relazioni sindacali nel settore cooperativo possano elevarsi ad una maggiore serenità e costruttività, tra tutti i soggetti in campo , di entrambi gli schieramenti.
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