Tassa (relativamente) nuova, storia vecchia. Molti di voi avranno letto della denuncia dell'Authority per l'Energia sulla traslazione, da parte di molte aziende del settore petrolifero, gas, elettricità della Robin Tax a danno delle famiglie: si parla di qualche miliardo di euro, anche se sarà compito della Magistratura (se vorrà attivarsi) fare chiarezza sulle reali cifre dell'imbroglio.Ricorderete che la Robin Tax fu introdotta da Tremonti nel 2008 per finanziare la social card . Non vorremmo che a qualcuno venisse in mente di sbraitare contro l'ennesima congiura della lobby degli anziani contro le nuove generazioni. Scherzi a parte, sembra che questa volta alcune di queste aziende, ponendo rimedio alla riduzione del margine di profitto scaricando sulle famiglie consumatrici aumenti ingiustificati, l'abbiano fatta grossa.Il salasso infatti ammonterebbe a una gran parte del gettisto complessivo della tassa. Le associazioni dei consumatori sono scatenate, preannunciano class action che però, sappiamo, in Italia, causa limiti nella legislazione, non hanno la stessa forza dirompente di quelle intentate nei paesi anglosassoni.E' forte, insomma, la sensazione che quei soldi, con gli interessi legali, quelle famiglie difficilmente li avranno indietro.Ma sorge spontanea una domanda: perchè muoversi sempre quando ormai la frittata è fatta? Perchè la maggioranza che uscirà dalle urne (visto che quelle passate non hanno avuto voglia di farlo – ce ne spieghino il perchè in questa campagna elettorale-) non si deciderà a assegnare all'Authority sull'Energia poteri sanzionatori nei confronti delle aziende non corrette e non solo, come di recente ha affermato il Consiglio di Stato (appositamente interpellato) una mera funzione “notiziale”?C'era bisogno della denuncia (impotente) dell'Authority per sapere che in Italia, in questo campo, molte aziende (soprattutto quelle con maggiori agganci politici, fanno un po' quel che gli pare?
Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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domenica 10 febbraio 2013
domenica 18 novembre 2012
RISCALDAMENTO:AUMENTI BOLETTE.TORNEREMO ALLE VECCHIE STUFE?
Quest'anno
per il riscaldamento spenderemo in media 1752 euro in più a
famiglia. In Italia abbiamo le tariffe più care d'Europa. Il costo
al lordo delle tasse, nella fascia di consumo più bassa, è pari a
oltre 98 euro al metro cubo (contro 90 dell'Unione Europea), in
quella media è di quasi 83 euro (contro 64) e in quella alta di 76
euro (in Europa , 59).La bolletta del riscaldamento per una famiglia
che vive in una casa di 85 m2 e consuma 1200 litri di gasolio
all'anno è pari a 1752 euro annui, 602 euro in più rispetto a una
famiglia francese e 696 rispetto ad una inglese.
Stante questa
situazione, chiediamo l'applicazione di un'Iva agevolata per il
gasolio destinato a riscaldare le case degli italiani e di evitare
l'aumento dell'IVA a luglio, previsto dalla legge di Stabilità.
L'Autorità per l'Energia ha proposto, in un documento approvato
dalle Commissioni X di Camera e Senato, di introdurre una Banca Dati
per "schedare" i clienti poco puntuali o inadempienti nei
pagamenti. Si chiamerà BICSE (Banca dati inadempimenti contrattuali
dei clienti finali del settore energetico) e terrà traccia, nel
proprio data base di tutte le informazioni relative alle utenze, ai
consumi, così come dei mancati pagamenti, ritardi, revoche e
contenziosi. Siamo contrari a queste misure,altamente lesive dei
diritti dei consumatori utenti del settore energetico a tutto
vantaggio delle società di commercializzazione. In bolletta gli
utenti già versano 4,7 euro all'anno per complessivi 130 milioni di
euro a copertura delle morosità di cui il principale responsabile
resta la P.A (70%) le PMI (20%) e le famiglie solo per il 10%.
Ancora una volta le famiglie e le piccole imprese dovrebbero pagare
in maniera salata le scorrettezze di una Pubblica Amministrazione che
pensa a tutelare solo se stessa, nonostante sia pagata da noi.
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