Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

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(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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venerdì 1 maggio 2015

L'OSSESSIONE DELLA CAMUSSO PER I PENSIONATI E PER I DISOCCUPATI

(nella foto, di tanti anni fa, il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, manifesta la sua ossessione  all'allora Premier Monti per i provvedimenti del suo Ministro del Lavoro Elsa Fornero sulle pensioni, uno dei quali ieri dichiarato incostituzionale dalla Consulta)

Tanti, tanti anni dopo, l'1 MAGGIO 2015, unitamente agli attuali segretari generali di UIL e CISL (Barbagallo e Furlan) , leader notoriamente appartenenti alla generazione dei trentenni (quindi bambini all'epoca di Monti e della Fornero) esprime dichiarazioni del seguente tenore:

“Il blocco della perequazione sulle pensioni oltre 3 volte il minimo, che "non sono alte", "era una norma ingiusta e la Corte costituzionale lo ha confermato: è la dimostrazione che bisogna mettere mano alla legge Fornero che è piena di ingiustizie ed è una delle ragioni della crescita della disoccupazione". Lo afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parlando in occasione del Primo maggio a Pozzallo.”

“(...)è l’occasione per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, per tornare all’attacco del governo Renzi sul dramma della disoccupazione. Le cui cifre «dicono esattamente qual è la vera emergenza del Paese. Per questo domani, primo maggio, il pensiero non può che essere rivolto al lavoro quale necessità fondamentale. Dovrebbe essere questa l’ossessione quotidiana di chi ci governa, ma non mi pare che lo sia».” 

AGL: BENE LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE. BENE CHE SI RESTITUISCANO 5 MILIARDI AI PENSIONATI. ABBIAMO PERO' UN SOGNO: CHE I 5 MILIARDI VENGANO RECUPERATI NON DA UNA COLLETTIVITA' GIA' MASSACRATA DI TASSE MA DAI PATRIMONI DI CGIL-CISL-UIL E DA QUELLI PERSONALI DELLA PROF.SSA FORNERO E DEI MEMBRI DELL'ALLORA GOVERNO MONTI.

sabato 23 marzo 2013

PERCHE' , NELL'INTERESSE DEI LAVORATORI, SAREBBE UTILE CHE GRILLO, SE ALL'OPPOSIZIONE, INIZIASSE A COSTITUIRE UN “GOVERNO OMBRA”

Si ha la sensazione che un po' tutti in Italia si sia vittime di una illusione ottica. Si guarda il dito (l'incapacità dei tre schieramenti e mezzo di mettersi d'accordo) e non si osserva la luna: la realtà di un Paese spaccato socialmente e che non può trovare un compromesso in economia. La via d'uscita non è in un accordo tra partiti (poiché essi rappresentano solo una società politica allargata) ma tra componenti antagoniste della società italiana che induca i partiti a svolgere il loro compito di sintesi politica.
La vicenda dei crediti delle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione è esemplare. Non ha funzionato la ricetta di Monti (far scontare questi crediti dalle banche le quali si sono tirate indietro perchè, a differenza del passato, oggi lo Stato è valutato come un soggetto inadempiente), non ha convinto la soluzione Grilli innanzitutto Confindustria ma anche le altre rappresentanze imprenditoriali. Con i tempi che corrono, occorre veramente una gran faccia tosta a stampare titoli del debito pubblico e a tentare di pagare con quelli, anziché con soldi veri, imprese ormai alla canna del gas. Senza contare poi i tempi di pagamento eccessivamente lunghi (18 mesi) e il fatto che il pagamento non sarebbe completo ma solo il 20% del necessario. Come scusante per il governo (uscente?) c'è senz'altro da dire che lo stesso ha il compito di sbrigare solo gli affari correnti in attesa di passare la mano al nuovo. Ma per gli osservatori e per coloro che incrociano le armi della dialettica su questa questione non ci sono scusanti. Se lo Stato non ha più soldi veri in generale da spendere non si capisce come e con quali risorse potrebbe pagare i 48 miliardi chiesti da Squinzi. Noi, modestamente, avevamo evidenziato la contraddizione già la settimana scorsa. Possiamo capire il gioco della polemica politica ma vorremmo ricordare che da un po' di tempo ci sono imprenditori e lavoratori che si suicidano perchè le loro aziende vanno in rovina e ciò non senza colpe da parte della politica e della pubblica amministrazione. Quindi non scherziamo. Su questa questione è chiaro come vi sia una tensione tra burocrazia da una parte (rappresentata politicamente da chi sappiamo) e mondo della piccola impresa (a sua volta rappresentata da un altro schieramento) . Quella dei fondi per gli ammortizzatori sociali (che si dice si esauriranno entro l'estate) è un'altra bomba ad orologeria. Finanziarli significa dover aumentare le tasse, ma aumentarle significa spingere ancor più nel burrone quelle aziende che hanno esubero di lavoratori. Anche qui si registra una tensione tra mondo delle imprese da una parte , lavoratori, burocrazia. Tre soggetti che stanno affogando, che per salvarsi cercano di appoggiarsi sugli altri due. Tra i tre quella che ha maggiori possibilità di salvarsi nell'immediato è la più grassa, quella che galleggia meglio. Ma alla lunga, senza ripresa della produzione, dei salari dei consumi e del gettito, anche il suo destino sembra segnato. Iva e Imu , la loro modulazione, ripropongono lo stesso duello. Non si può chiedere ai partiti (o ad alcuni di essi) di “decidersi”, di provare a governare assieme se prima non si risolve a monte questo conflitto di interessi. Nel quale, purtroppo, il mondo del lavoro sembra incastrato dalla storica convergenza e alleanza di fatto (e sintetizzata all'interno di un preciso schieramento) tra lavoratori e l'insieme degli interessi dello Stato e della burocrazia. Altre forze hanno dimostrato di intuire questo stallo ma di non essere ancora in grado di proporre al Paese una sintesi praticabile. Non è un problema di percentuali né di esperienza, ma di identità: se si è o vuole essere soggetto rivoluzionario nel panorama politico occorre pagare un prezzo in termini di spendibilità nelle istituzioni o nel governo. Nelle democrazie anglosassoni, le più antiche, esiste un istituto, quello del “governo ombra” che obbliga l'opposizione a formare nelle sue fila un governo parallelo che dimostri, con la serietà delle proposte di essere una seria alternativa al governo in carica, preparandosi al proprio turno. Oggi in Italia abbiamo una presenza che si propone, a suo modo, come una alternativa , non solo politica ma di sistema. Tutto molto bello ma il problema è che nel frattempo il Paese sta morendo e, in buona parte dell'elettorato, si sta insinuando il dubbio se sia stata una buona scelta quella di produrre uno shock politico di tale portata. Si parla di proposte valide ma dalla dubbia copertura finanziaria e organicità. Quindi realizzabilità. Purtroppo questo non è il momento di sognare, ma di “fare”, innanzitutto nell'interesse dei lavoratori che faticano a intravvedere l'uscita dal tunnel. Non sarebbe ora che la principale forza di rottura emersa dalle elezioni dimostrasse ai lavoratori la propria concretezza formando un”governo ombra” che ci faccia toccare con mano la serietà di determinati intenti, abilmente esposti in una magistrale campagna elettorale?Chissà che non possa servire per far decidere i dubbiosi e per farci uscire dall'inconciliabilità tra i sopra evocati interessi sociali opposti , retrostanti agli attuali schieramenti politici.


domenica 17 marzo 2013

ECONOMIA: SAPER DISTINGUERE TRA FALSE E VERE SOLUZIONI

Concordiamo con chi osserva che la pur vituperata cura Monti stia producendo, a confronto con altri paesi, pure indebitati meno di noi, un miglioramento relativo della nostra situazione, facendo riferimento al tasso di crescita del debito, al debito aggregato, alla solidità patrimoniale e all'avanzo primario. E ci richiama al rischio che una minore crescita del debito, però, possa condurci ad una maggiore recessione. Pure sul fatto che la maggiore pressione fiscale porti a minore competitività e minori consumi. I dati della nostra industria manifatturiera, della meccanica, dell'agricoltura, rapportati a quelli della concorrenza internazionale, sarebbero confortanti se non fosse per il crollo del nostro mercato interno e per lo svantaggio fiscale comparato delle nostre aziende. La soluzione potrebbe essere quella di forzare i vincoli europei accelerando i pagamenti alle imprese dei debiti della PA e frenare la pressione fiscale. Ma quest'ultima , se attuata, comprometterebbe, riducendo il gettito, la possibilità, per lo Stato, così come organizzato (male) di effettuare i primi. Ecco perchè riteniamo che le vere soluzioni siano due: riorganizzare da zero la Pubblica Amministrazione perchè è solo lì che possono aversi veri risparmi e combattere e vincere la guerra contro il credit crunch iniziando, come Stato, a minacciare di esproprio e nazionalizzazione le imprese bancarie che perseverassero in questa condotta restrittiva del prestito alle imprese e alle famiglie. E' questa la vera, ultima battaglia, da vincere per riappropriarci del nostro destino. Più urgente della riforma elettorale (che non faranno), della riduzione dei costi della politica (importante per il segnale, non per le quantità) e dell'inseguimento di fantasmi analoghi.
La discriminante vera dello scenario politico nell'immediato futuro sarà tra chi vorrà veramente combattere questa guerra nello Stato e nelle Banche e chi non avrà interesse a farlo, resistendo passivamente e in maniera opportunistica ed attendista. Il contesto potrà essere di ripresa dalla crisi o , come si mormora, di fallimento e rovina, ma questo non è prevalentemente nelle nostre mani. La battaglia interna, invece, si.

domenica 3 marzo 2013

QUASI SICURO: BLOCCO STIPENDI STATALI FINO A TUTTO IL 2014!

Ci sono state le elezioni, il parlamento è spaccato in tre pezzi e mezzo che se ne sono dette e se ne dicono di tutti i colori, è possibile governare ma solo da parte di maggioranze contro natura. Questo è emerso dal dopo voto. Solo 3 certezze per il momento: il Governo Monti sarà in carica fino all'avvento (non si sa quando) del nuovo governo, Napolitano non può sciogliere le Camere, si prenderanno solo i provvedimenti indifferibili. Uno di questi è quasi sicuro: nel Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo verrà deciso il prolungamento del blocco degli stipendi, per gli Statali, fino a tutto il 2014.Sarebbe il quinto anno consecutivo in cui ciò accade e i già striminziti stipendi dei non dirigenti rischiano di diventare qualcosa di molto simile agli attuali assegni sociali. Accadrà pertanto una cosa molto semplice: il potere di acquisto di questa categoria scenderà ai minimi storici e senz'altro non saranno i 3 milioni di statali a contribuire, nei prossimi mesi, alla ripresa dei consumi.E non si sa neppure se servirà a qualcosa, in quanto sulle soluzioni per fronteggiare disoccupazione, recessione, debito pubblico le proposte sono numerosissime (praticamente tutte quelle riportate nei manuali di economia) ma su quali saranno quelle scelte è buio pesto. E tutti si discolpano, dicendo che la responsabilità non è loro ma degli elettori che votando non hanno scelto la via da intraprendere.In questo contesto, le dichiarazioni di alcuni dirigenti di sindacati confederali che preannunciano ondate di scioperi nel Pubblico Impiego ci sembrano penose e la dicono lunga sul livello a cui è precipitato il Sindacato italiano, incapace di utilizzare la sua grande forza per imporre soluzioni convincenti per il Paese. E' forte il rischio che la gente cominci veramente a pensare di poter fare a meno dei Sindacati, data la loro dimostrata inutilità. Poi ci si lamenta delle spinte populistiche e irrazionali, quando è l'impotenza di questi signori a non lasciare scelta.

PROFUGHI: PREPARARSI ALL'EMERGENZA

Noi non siamo tra coloro che si scandalizzano quando al bar o al mercato o in TV (spesso in maniera ancora più rozza di quello che accade in mezzo alla strada) riferendosi a problemi come quello dei profughi si dicono cose del tipo: ma che ce ne importa di dove dormono o se mangiano, pensiamo prima agli italiani o ai lombardi o ai milanesi, ecc.ecc.
Come sindacato noi non veniamo né dalle biblioteche universitari né dai salotti, ma dal mondo del lavoro manuale e dagli uffici, dai posti dove si manifestano il disagio e la sofferenza di un numero sempre maggiore di italiani. E' parimenti insopportabile la sofferenza dell'italiano che perde il posto di lavoro perchè in base al CCNL il suo costo del lavoro sarebbe eccessivo accanto a quella dell'extracomunitario che agguanta quel posto di lavoro ma viene sfruttato, sottopagato e lasciato in nero, con orari e condizioni di lavoro impossibili e anche a rischio della sua vita e della sua salute. Così come è uguale la sofferenza di bambini italiani che hanno in casa il papà o la mamma disoccupati e il nonno che finisce la pensione per aiutarli, andando a raccattare all'ora di pranzo gli avanzi al supermercato o quella dei bambini stranieri che il genitore l'hanno perso nel viaggio in gommone o che sono costretti a dormire nelle baracche o sotto i ponti, al freddo, in condizioni igieniche vergognose e a mangiare quando si può, senza andare a scuola.
Ma siamo su una specie di Titanic che affonda quindi non dobbiamo stupirci che anche italiani possano dire ogni tanto qualche sciocchezza, anche involontariamente, di stampo egoistico o razzista, poiché il momento è serio, la gente teme per il futuro suo e della propria famiglia e tutti stiamo cercando il nostro posto sulla scialuppa.
La vera responsabilità, di questo e di altro, è di chi sta in alto, dei politici e dei potenti. Il governo Monti, ad esempio, non ha affrontato la questione dei profughi entro fine febbraio. E' facile immaginare perchè. Tuttavia questo colpevole atto di irresponsabilità rischia di creare ulteriori problemi alla convivenza civile delle nostre città. Sappiamo che i profughi tuttora in Italia e quelli che arriveranno sono tutt'altro che finti. Vorremmo vedere come scapperebbero a gambe levate dall'Italia i nostri connazionali che fossero vittime di droni che sbagliano, uccidendo bambini, di governi che usano armi chimiche contro villaggi del proprio paese, di milizie che praticassero vendette ed esecuzioni di massa, per esempio tramite lo sgozzamento di famiglie, nel cuore della notte. Rispetto pertanto per questi esseri umani e speriamo che cose del genere, in futuro, non capitino a noi.
Il dovere di accoglienza quindi è sacrosanto. E dovrebbe al più presto essere organizzato affinchè sia efficiente, rapido e con costi ragionevoli. Cercando di non rendere ancora più critico l'impatto sui territori, specie quelli a già alta densità di popolazione, come quello delle nostre metropoli. Perchè è ovvio che il flusso si dirigerà verso le grandi città. E' stato inqualificabile lasciare a sé stesse, da parte del governo, persone che negli ultimi due anni hanno avuto assistenza garantita e si sono trovate senza lavoro e posto per dormire da un giorno all'altro.
Apprezziamo infine l'operato di quei Comuni e quelle organizzazioni di volontariato che pur in presenza dei consistenti tagli ai finanziamenti che già conosciamo, si stanno adoperando affinchè l'Italia dia una ennesima prova di civiltà. E auspichiamo che dall'attuale diatriba politica relativa alla formazione del nuovo governo post elettorale vengano inserite, tra le 7-8 cose da fare subito, una generalizzata sanatoria degli extracomunitari che attualmente sono clandestini in Italia pur lavorando onestamente anche se in nero.

domenica 17 febbraio 2013

LAVORO: PARTITA DAL PORTO FORNERO, UNA ZATTERA ALLA DERIVA NELLA NOTTE GALLEGGIA SULLA PALUDE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI. I TRE MAGGIORI SCHIERAMENTI DISCORDI SUL DOPO ELEZIONI.

E' di pochi giorni fa l'ultimo richiamo dell'OCSE che come al solito, all'italiana, verrà letto dagli interessati, in più maniere tra loro contraddittorie. Dice l'OCSE che più che il posto, va protetto il reddito del lavoratore. Ma i soldi per farlo, in Italia, ci saranno?Le leggi, infatti, come noto, non producono di per sé nuove risorse.Anzi, per raggiungere l'obbiettivo spesso ne richiedono di nuove. Sempre OCSE sostiene che ciò influirebbe sulla migliore dislocazione della forza lavoro. Ma già qui emerge una divergenza di impostazione tra una Europa liberista, che ipotizza un processo di causa -effetto spontaneo e una visione italiana statalista e dirigista che unanimemente ritiene che questi processi vadano guidati da politiche attive del lavoro (per la verità solo nell'ultimissima comunicazione l'OCSE ne fa cenno, senza troppa convinzione) , mai realmente fatte in decenni nonostante le decine di migliaia di dipendenti pubblici impegnati nelle relative amministrazioni di cui non si vuole ammettere , per motivi clientelari, l'inutilità. Sarà dura realizzare la flessibilità in entrata e uscita richiesta dall'OCSE quando la mentalità prevalente è quella che l'una e l'altra parte , nelle due fasi, debbano essere più brave a fregare la controparte che a rispettare regole di correttezza e civiltà. Tutto un altro mondo, quindi. In ogni caso in Italia, prima del 2017 un sistema universale di protezione sociale per chi perde il lavoro non sarà realizzabile e quindi su questo, per il momento, a meno che non siano scoperti pozzi di petrolio in Via Flavia, è meglio mettersi l'anima in pace e proseguire coi vecchi ammortizzatori. Già il Fondo Monetario Internazionale aveva cominciato a snocciolare questo libro dei sogni: riforma della giustizia, riforma tributaria, riforma della scuola e dell'università, no ai condoni, ridurre il cuneo fiscale,liberalizzazioni, privatizzazioni, ecc. Con un po' di ritardo forse: qualcuno dovrebbe spiegare all'OCSE che in Italia le tasse universitarie è inutile aumentarle ancora visto che ormai gli studenti stanno abbandonando le facoltà sia per i già alti costi sia per l'inutilità della laurea nell'attuale mercato del lavoro. E con troppa prudenza, visto che lascia la porta aperta e quindi ammette una modulazione temporale degli interventi in tutti i settori di cui si propone la riforma compatibilmente con le esigenze di bilancio. Quindi se ne parlerà tra anni. Per cui: parole al vento. Nel frattempo la riforma Fornero si delinea (lo dicono gli imprenditori e non stranamente quei partiti che dicono di voler rappresentare il lavoro dipendente, il più colpito dal capolavoro della professoressa torinese) come un disastro epocale. . Ha aggravato i costi nell'utilizzo di apprendistato e lavoro a termine, ha concorso alla perdita di ulteriori 320 mila posti di lavoro e a un tasso di disoccupazione, specie giovanile, che da tempo non si riscontrava. Le aziende fanno sempre meno contratti, soffocate da burocrazia asfissiante e oneri inutili. Il contratto di apprendistato è affondato per l'aumento della contribuzione, per il vincolo di stabilizzazione e, per la verità, anche per i ritardi delle Regioni. Analoghe disavventure per il contratto a tempo determinato, grazie all'aumento della contribuzione, non riequilibrato dal premio di stabilizzazione e dalla possibilità di omettere il “causalone”.La reputazione delle collaborazioni e delle partite IVA era da tempo segnata (per la intrinseca pericolosità) da parte delle aziende, il contratto di inserimento è stato abrogato,le agevolazioni alle assunzioni femminili sono al palo per la solita non immediata attuabilità delle leggi italiane (da definire ancora territori e tipi di impiego). Poiché è aumentato il contributo per l'ASPI è diventato più costoso licenziare quindi si preferisce addirittura non assumere. Nè tanto meno le aziende sono propense a versare i contributi relativi ai fondi di solidarietà bilaterale e residuale.
Un capolavoro quindi cui oltre alla Fornero ha sicuramente concorso l'elite amministrativa del Ministero del Lavoro che ha fornito la propria preziosa consulenza tecnica a supporto del Ministro. Anche l'Italia pertanto possiede le sue armi di distruzione di massa. Come rimediare? Qui la confusione rischia di accentuarsi. Il PD è per una modifica della riforma, il PDL per abolirla, Monti (cioè Ichino) per sperimentare nuove soluzioni. Molto dipenderà da chi ricoprirà il posto di Ministro del Lavoro e dalle spinte che verranno, su un tema tanto sensibile, dalla sinistra estrema, dalla lega, dai grillini e, ovviamente, dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Dalla lettura delle varie posizioni in campo alcune osservazioni sono d'obbligo.
Il PD appare eccessivamente attardato in una visione ingegneristica del diritto del lavoro. L'impressione è che abbia difficoltà ad elaborare un modello coerente e compiuto e, probabilmente, sia intenzionato in futuro ad appaltare alla CGIL e alla Camusso , volta a volta, l'elaborazione di proposte da far proprie come governo in cambio di una pace sociale (e qui non sembra lecito attendersi uno scavalcamento da parte di CISL, UIL e UGL). Da un punto di vista tecnico è prevedibile che si ripropongano gli stessi errori compiuti quando si riformò la materia del lavoro pubblico. Un groviglio di circolari, decreti attuativi, protocolli di intesa che rischia di far diventare il diritto del lavoro italiano ancor più giungla di come lo sia attualmente. Unico sollievo: forse per un bel po' di tempo ci verrà risparmiata l'inutile polemica sull'articolo 18 (forse l'argomento che alle aziende interessa di meno, in quanto non a tutti è noto che le aziende non vogliono licenziare ma crescere, produrre e assumere alle condizioni più favorevoli possibili). Il PD non si occuperà di pensioni (non smetterà mai di ringraziare la Fornero per averci lavorato sopra sporcandosi fino al collo) se non per sanare la vicenda esodati effettivamente imbarazzante per l'elettorato di riferimento L'art. 8 di Sacconi per il PD è come l'alieno di Roswell di cui si debba fare l'autopsia: ancora non ha capito da dove cominciare,se la contrattazione aziendale è un rischio o un opportunità: poco male: saranno gatte da pelare per la CGIL....
L'uomo di punta per la Lista Monti è Ichino, uscito sconfitto anche lui dalle primarie del PD. Ovvio che per questo motivo e per la sua scelta di cambiare schieramento, nonché per una vecchia ruggine tra lui e l'Amministrazione del Lavoro, sarà difficile che la sua proposta possa essere influente, quanto meno nella prima parte della legislatura. Il professore è divenuto molto più prudente (il tritacarne in cui si è ficcata la Fornero ha spaventato molti studiosi) e pone l'accento sull'aspetto sperimentale della propria proposta perchè neppure lui sa se possa davvero funzionare nel caos del mondo del lavoro in Italia. Diversi sono i punti deboli della proposta. In sintesi:le imprese sono stanche di esperimenti: vogliono lavorare e in sicurezza, altrimenti vanno all'estero. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato (illusorio) rischia più di essere un dogma che una realtà. Forse è bene che si elaborino modelli alternativi in cui tutti, senza privilegi, possano cambiare lavoro nella vita in piena sicurezza. Il precariato non è sgradevole tanto per la durata determinata ma per essere sfruttamento sottopagato e ricattato. Più che la durata, qui il tema è la dignità delle condizioni di lavoro e la sufficienza della retribuzione. Quindi secondo noi, anche da parte di Ichino c'è un evidente ritardo interpretativo. Di ridurre il cuneo fiscale Ichino sa meglio di noi che non è aria, almeno finchè i costi della PA saranno a questi livelli. Ichino poi dovrebbe sapere che l'Outplacement in Italia il soggetto pubblico non sa farlo e quindi non sarebbe gratuito. E delude quando scomunica l'art. 8 di Sacconi in nome del totem CCNL. Ci saremmo aspettati un po' più di coraggio nel valorizzare la contrattazione aziendale, l'unica che può sparigliare il pluridecennale immobilismo dell'assetto sindacale italiano.
Quanto al PDL pesa su questo schieramento l'eredità della gestione Sacconi cui non si può non pensare in relazione alla credibilità delle intenzioni di modificare realmente, questa volta, il mercato del lavoro. Certo, non si può negare che la scelta sia chiara (abolire la riforma Fornero e tornare alla Legge Biagi) e che il quadro ideologico sia coerente. Il punto debole è nella dimostrata incapacità, in questi anni, di quella parte, di saper unire e non dividere il mondo del lavoro su una prospettiva condivisa. E in Italia la riforma del Lavoro o la si fa tutti assieme o non la si fa. Anche in questo caso, come per Ichino, il contrasto tra tempo indeterminato e precariato è posto in maniera non corretta e fuorviante, in maniera cioè poco moderna. Ovviamente la validità dell'art. 8 di Sacconi è ribadita ma ci sarebbe più piaciuta una netta presa di distanze da visioni dello stesso penalizzanti per le condizioni dei lavoratori. Bene abbattere il totem del CCNL ma per migliorare le condizioni di imprese e lavoratori , non per peggiorarle perchè non è così che l'economia cresce. Quanto al tema della liberazione del lavoro dai vincoli fiscali e burocratici, lo stesso è convincente come sempre ma in realtà è rimasto in questi anni una mera utopia nonostante le responsabilità di governo ricoperte.
In conclusione auguriamo a tutte le forze politiche, dopo le elezioni, di riuscire a realizzare qualcosa di buono e costruttivo per tutti i lavoratori italiani. Ne sentiamo veramente il bisogno.

lunedì 24 dicembre 2012

SALTANO 43.000 POSTI NELLA DIFESA

E' legge la riforma del Ministro della Difesa del Governo Monti, l'Ammiraglio Di Paola.
La maggioranza , seppur in crisi, vota la delega. Saltano 43.000 posti di lavoro e il 30% minimo degli Enti.Vi sono state fortissime pressioni dei vertici militari e dell'industria di produzione di armi.
Ritirati o bocciati tutti gli emendamenti presentati, ridotto ai minimi termini il dibattito, tenute fuori dal confronto in Aula tutte le questioni irrisolte della riforma:solo tagli di personale e di strutture; mancanza di una seria riqualificazione della spesa; nessuna misura concreta per il personale civile; niente riduzioni di spesa in armamenti; non toccati in alcun modo i tantissimi privilegi e i tanti sprechi che ancora si annidano nella Difesa.
Ad esempio questi:
http://alp-agl.blogspot.it/2012/11/ministero-della-difesa-43000-esuberi.html
E per fortuna che Monti aveva combattuto, in passato, contro le Lobby.Una delega attribuita di fatto all’Esecutivo e al Ministro della Difesa che verranno dopo le prossime elezioni politiche i quali, ci scommettiamo, saranno pienamente d'accordo con chi li ha preceduti (in Italia, su queste cose, tutta la Politica che conta è sempre d'accordo e chi pensa il contrario è un ingenuo).
Una pagina amara per i lavoratori pubblici italiani (il precedente è pericoloso e Di Paola ha fatto vedere "come si fa"), manifestazioni, scioperi e/o concertazione non sono serviti a nulla. Fallimento per tutti gli attuali sindacati rappresentativi. Conferma che di questo passo il sistema porterà i lavoratori o a perdere il posto di lavoro, o a essere impiegati quasi gratis e chi li rappresenta a fare da soprammobile.

domenica 2 dicembre 2012

DIRIGENTI E GENTILUOMINI

Da ADNKRONOS


“””Le proposte per il Governo

Per i manager occorrono meritocrazia, lotta evasori e sanità privata

Occasione, gli stati generali della Cida tenutisi ieri mattina a Milano. "Occorre -spiega il presidente della Confederazione Silvestre Bertolini- ridurre l'ingerenza politica nella gestione delle strutture sanitarie".
Milano, 27 nov. (Adnkronos) - Gestione privata della sanita', meritocrazia nell'amministrazione pubblica e stretta sull'evasione. Questi alcuni dei punti fondamentali del rinnovamento politico-economico che la Cida, la Confederazione dei dirigenti d'azienda, propone al presidente del Consiglio Mario Monti per rilanciare l'economia del Paese. Occasione, gli stati generali della Cida tenutisi ieri mattina a Milano. "Occorre -spiega il presidente della Confederazione Silvestre Bertolini- ridurre l'ingerenza politica nella gestione delle strutture sanitarie".
Sul fronte della meritocrazia, la Cida propone di utilizzare per la valutazione dei dirigenti "gli stessi criteri della dirigenza privata, basata su performance, merito e raggiungimento di obiettivi". In generale il presidente chiede "un dimagrimento strutturale di uffici e apparati statali, una riduzione dell'infrastruttura politica ed una governance statale snella ed essenziale". Per Bertolini e' necessario intervenire anche sul fronte dell'evasione, "riducendo per gli evasori i benefici pubblici, come i servizi sanitari ed assistenziali, l'eleggibilita' a cariche pubbliche e il diritto alla privacy". Su quest'ultimo punto, "pubblicare i nomi degli evasori" potrebbe essere utile.La crescita non si fa per decreti" sottolinea Bertolini parlando della politica industriale italiana. Al riguardo ritiene necessaria una "vera e propria rivoluzione culturale". Per il presidente la direzione da prendere e' quella della diffusione del modello delle reti d'impresa e dell'aumento della convenienza fiscale per le attivita' che si vogliono internazionalizzare.”””
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COMMENTO ADIR-AGL
Non eravamo presenti a questa iniziativa della CIDA ma non crediamo di esserci persi molto. In effetti, se le conclusioni sono queste, si tratta ( per la parte strettamente attinente a sanità,meritocrazia, evasione e ruolo della dirigenza mentre, per il resto, relativo allo snellimento della PA e della politica e allo sviluppo economico si può anche essere d'accordo) delle consuete banalità che andavano di moda qualche anno fa e che ormai neppure coloro che ne furono i primi assertori, dati gli esiti , si degnano di riproporre.
Se meritocrazia significa raggiungere determinati incarichi sulla base di quanto si è fatto e di quanto si sa, la CIDA è perfettamente al corrente che questa non è mai stata nè nel pubblico nè nel pubblico privatizzato la realtà. La nomina infatti è solo politica. Tutt'al più la politica negli ultimi tempi attinge più alle proprie riserve di trombati senza speranza che al vivaio creato, su basi clientelari o parentali, dalla casta dirigenziale stessa. Possiamo leggere queste affermazioni, quindi, come il disappunto di chi si vede relegato al ruolo di seconda scelta cercando di recuperare celandosi dietro una presunta meritocrazia. Coloro che restano fuori da questo gioco, tutt'altro che meritocratico sono, invece, i giovani dirigenti di valore che non trovano occasioni e sono costretti a guardare all'estero. Nel privato non se ne uscirà finchè non si guarderà finalmente allo sviluppo di produzioni che abbiano un futuro e  richiedano un nuovo dinamismo. Nel pubblico finchè non si riapriranno le possibilità di carriera e si darà la possibilità ai funzionari più bravi di divenire dirigenti attraverso una sorta di apprendistato interno (la vicedirigenza o predirigenza), creando un bacino da cui attingere. Scontato ribadire che tutto ciò potrà realizzarsi solo avendo una università che formi sul serio e in cui anche i docenti siano reclutati sulla base della meritocrazia e non delle parentele. E non sarebbe male abolire anche il valore legale del titolo di studio. E, a completamento,  riformare la materia delle professioni protette, semplicemente rifacendosi alla realtà europea che su questo, stranamente, fatichiamo ad emulare.
Finchè il privato (sia riguardo alle strutture sanitarie che al corredo assicurativo)sarà all'italiana sarà meglio che la sanità rimanga pubblica, accontentandoci semmai, in un primo momento,  di reprimere una volta per tutte comportamenti scandalosi di certe regioni nei quali non si può negare abbiano un ruolo certi manager che dicono di ispirarsi a principi propri del privato. Quanto all'evasione, come non osservare che così come alle auto si chiedono determinate prestazioni per avere un'alta valutazione così, riguardo ai dirigenti, è senz'altro più quotato colui che è più abile nel far risparmiare risorse alla proprietà anche a costo di eludere o evadere il fisco? Un manager esperto di paradisi fiscali ha oggi più o meno possibilità di lavoro nelle aziende (oltre che nelle pubbliche amministrazioni o nei partiti) di uno che non lo sia o lo sia ma non voglia mettere a frutto quella parte del suo sapere?
E' fuorviante (oltre che superato ) sostenere che la soluzione sia ridurre l'ingerenza politica nelle strutture sanitarie. Innanzitutto perchè c'è la criminalità organizzata che tira i fili, in molte situazioni, come quotidianamente ci dice la cronaca, pensando essa a coordinare cattiva politica e cattiva dirigenza sanitaria. Ma anche se depurassimo la sanità da questa presenza, resterebbero aperti alcuni problemi . Politica e dirigenza contrariamente a quel che tutti dicono dovrebbero essere più uniti e concordi che mai, pur svolgendo separatamente i propri compiti e non sostituendosi (spesso prostituendosi) l'una all'altra. Ma ciò a tempo determinato, in modo da prevenire il formarsi di strutture di potere permanenti e dannose. E il tempo deve coincidere con la legislatura (nazionale o regionale) e con il contratto del dirigente. Siamo per lo Spoils System (che ovviamente richiederà le necessarie modifiche dell'architettura legislativa) che non significherà mandare a casa dirigenti meritevoli ma dare la possibilità ai nuovi, altrettanto dotati, di subentrare, ottimizzando il rapporto dirigenza/politica.Attingendo dal suddetto bacino.
Se non altro, perchè il sistema attuale, alternativo, non ha funzionato. Sintomatico come la CIDA parli , in materia di dirigenza pubblica, di valutazione ispirata al settore privato facendo finta di non sapere che ciò per legge esiste sin dal 1993 (da vent'anni) ma nessuno l'ha presa sul serio, per mancanza di convenienza e di volontà politica, innanzitutto dei più grandi sindacati (compresa la CIDA) che notoriamente intrecciano con la dirigenza interessi non esattamente orientati al bene pubblico.
Da ultimo, tornando all'evasione fiscale, due sono le cose: o la CIDA intende far sbagliare strada allo Stato (suggerendo una via di illusoria repressione pura e semplice di comportamenti criminali, senza aggredire la fonte del problema) oppure, come sospettiamo, l'attuale gerontocratica dirigenza privata e pubblica che la CIDA vorrebbe tutelare è abissalmente distante dal mondo del lavoro e della produzione. Ed è allarmata solo dalla possibilità che anche per loro i soldi pubblici comincino a prosciugarsi. Come si fa infatti a non porre l'accento, nelle dichiarazioni, sul fatto che l'evasione è il risultato di un sistema fiscale fallito, basato su una P.A monstre , che spende troppo pur pagando poco i suoi dipendenti, su aliquote spropositate e su una giungla di adempimenti demenziale? Che il lavoratore e il piccolo imprenditore per sopravvivere , dato il cuneo fiscale che pesa sulle retribuzioni e quindi sulla competitività, sono giocoforza costretti a praticare il nero?
La CIDA avrebbe fatto meglio a proporre, se proprio avesse voluto dire qualcosa di nuovo,  ai propri associati di adottare regole di comportamento tali che autoimpongano ai manager , in questo momento così delicato per il Paese, nella vita interna delle loro aziende, di aiutare innanzitutto lo Stato a colpire comportamenti illeciti, anteponendo la legalità alla necessità, spesso contrastante, di favorire il successo della propria azienda, chiudendo un occhio su comportamenti della proprietà. Avrà il coraggio di farlo, prima o poi? Ad esempio schierandosi con chi vuole che si ritorni a una disciplina  più seria contro il falso in bilancio?

lunedì 19 novembre 2012

ACCORDO CON SVIZZERA SU CAPITALI ALL'ESTERO?

Da TM News:

""""""""""Svizzera spera in un accordo con Italia su Fisco entro 21 dicembre

Per le autorità svizzere "i lavori progrediscono bene". In trattative anche con altri Paesi europei

Pubblicato il 19/11/12 da TMNews 
Berna, 19 nov. (TMNews) - Le autorità della Svizzera sono "ottimiste" sulla possibilità di raggiungere un accordo tecnico con l'Italia sulla regolarizzazione dei conti di clienti italiani negli istituti di credito elvetici entro il 21 dicembre prossimo. Lo ha riferito l'ambasciatore Oscar Knapp, responsabile Divisioni Mercati della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie, spiegando che per quella data si punta ad una intesa tecnica da sottoporre ai governi. "Siamo fiduciosi di presentare una soluzione concordata ai governi" ha detto Knapp.Si tratterebbe di un nuovo accordo di questo genere per la Svizzera, che ha già stretto intese simili con Gran Bretagna, Austria e soprattutto con la Germania, posto che l'intesa raggiunta con Berlino è stata siglata col governo ma deve essere ancora ratificata dal parlamento tedesco. Comunque in generale con l'Italia "i lavori progrediscono bene" ha aggiunto l'ambasciatore, e le delegazioni sono entrambe soddisfatte.
Oltre alle trattative che ha con l'Italia per un accordo di sanatoria sui conti bancari detenuti in Svizzera da parte di clienti italiani, e non conosciuti dal fisco italiano, Berna ha in corso "contatti formali" con vari altri paesi dell'Unione europea e non, ha riferito il portavoce del Segretariato di Stato per le Questioni finanziarie, Mario Tuor, incontrando un gruppo di giornalisti italiani a Berna. Tuor ha precisato che al momento la Svizzera non rivela quali siano questi paesi."""""""""
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COMMENTO AGL:
I più attenti alle esternazioni dei sindacati nostri concorrenti (critici col Governo per la scarsa lotta all'evasione fiscale) ricorderanno che questa della necessità che il Governo Monti al più presto sottoscrivesse, similmente ad altri Paesi che già l'hanno fatto, un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali italiani detenuti in c/c svizzeri all'insaputa del Fisco italiano, era una sorta di discriminante per testare la buona volontà del Governo, ai fini di un successivo dialogo. Si diceva cioè, "avete fatto la spending review, i tagli orizzontali, state massacrando il Welfare, saremmo disposti a tollerare questi sacrifici se almeno faceste quel tale accordo con la Svizzera, ecc. ecc.".A parte le enunciazioni (non ostili) di principio, però,finora, da parte del Governo, nulla di concreto. E tanto silenzio da parte degli organi di stampa. Ora questo articolo che ci dice che le cose sarebbero a buon punto. Tuttavia non capiamo alcune cose e, soprattutto, alla luce di queste, ci sembra un pò avventata l'apertura di credito eventuale che altre organizzazioni sindacali hanno assicurato purchè tale accordo si facesse.
Intanto, l'indicazione del 21 dicembre come probabile data della chiusura dell'accordo è un chiaro avviso ai naviganti perchè, se del caso, prendano le loro contromisure.E di solito, in questi casi (Amato docet) la sorpresa è uno degli ingredienti fondamentali.Poi si parla apertamente di "regolarizzazione" e di "sanatoria" dei conti detenuti all'estero. Ossia, in Europa si offre la stessa carità ai capitali italiani clandestini che in Italia offriamo agli esseri umani che immigrano e lavorano da noi in nero. Dobbiamo supporre quindi che appena varcata la frontiera i capitali italiani vengano adeguatamente e amorevolmente "rifocillati". E magari ci sia da parte del governo svizzero la disponibilità a chiudere gli occhi su eventuali "marachelle" .A parte le battute, è chiara la differenza con il meccanismo dello scudo fiscale. Qui i capitali non torneranno, non saranno più a disposizione delle banche italiane per prestiti e investimenti. Non ci sarà autodenuncia dell'evasore italiano al fisco italiano ma tutto verrà "gestito" dalle autorità svizzere.Quanti soldi entreranno non è dato prevederlo ma è meglio non farsi illusiani: molti meno di ciò che avvenne con lo Scudo Fiscale. Già ci aspettiamo poi la "giustificazione", come a scuola, del ritardatario Governo Monti: "che volete, ancora non lo ha ratificato neppure il Parlamento tedesco..."
Ma, diciamo questa volta ai sindacati italiani, perchè state accettando questa ridicola presa in giro dal governo italiano (un pò come il sostegno alla Tobin Tax che, così come concepita, ci procurerà solo danni) tramite la quale si fa solo il solletico ai ricchi, non difendete come noi il cittadino e il lavoratore da attacchi alla sua libertà attualmente in corso, ossia: le limitazioni all'uso del contante, il sostanziale obbligo, per tutti , di avere un conto corrente, la definitiva abolizione (solo per i poveri) del segreto bancario, in realtà solo una scusa, questa, come già abbiamo argomentato in altra sede, per controllare il cittadino 24 ore su 24, i livelli demenziali di tassazione (sia riguardo alle aliquote che agli adempimenti) quando è risaputo che l'unico modo di sconfiggere l'evasione è la riduzione degli adempimenti burocratici e uno shock che porti a un abbassamento delle aliquote in maniera tale che ogni persona non sia costretta a dare allo Stato più di un terzo della sua ricchezza e di quello che produce?Anche a costo di dismettere pezzi di Pubblica Amministrazione. Già oggi per sopravvivere, sia il dipendente che il piccolo imprenditore, sono costretti al nero.Vogliamo deciderci ad intervenire su queste concrete misure o forse ancora qualcuno crede che Monti sia intenzionato ad alleggerire sul serio i miliardari?

lunedì 15 ottobre 2012

DISABILI. GOVERNO MONTI: "CI SEI?NO, CI FAI.E QUINDI TASSO PURE TE!"



Questa volta i provvedimenti contenuti nel disegno di legge stabilità relativi al mondo della disabilità sono veramente difficili da definire. E i diretti interessati faranno molta fatica, se ci riusciranno, a protestare.Tassati i cani dei ciechi, l'interprete dei sordomuti, le indennità di accompagnamento.
Però, consentiteci, per questa volta sarebbe troppo comodo prendersela con gli estensori di queste proposte.Vorremmo sapere se il governo ha agito avventatamente da solo o se (e sarebbe gravissimo) ci sia stata una consultazione e un via libera da parte di esperti di settore dei partiti di maggioranza.E vorremmo, per favore, stavolta, di questi ultimi, avere nomi e cognomi.E farli confrontare, in TV, davanti a tutti, con i parenti di quelle persone in difficoltà (e con quelli tra loro che possono parlare).Con il simbolo del loro partito ben visibile sulla giacca.Prima delle elezioni.

PENSIONI DI GUERRA, DI INVALIDITA', POLIZZE VITA: MA QUANTO CI COSTI!......

Da oggi  verranno tassate anche tutte quelle rendite rimaste finora protette dall'imposizione fiscale.  Pensioni di guerra, pensioni di invalidità e polizze sulla vita.In particolare le pensioni di invalidità e di guerra di tutti coloro che possiedono un reddito superiore ai 15.000 euro.Saranno ridotti anche i permessi richiesti per i disabili e per la cura di familiari portatori di handicap.La retribuzione erogata per i 3 giorni subirà un dimezzamento, ad eccezione nel caso in cui il permesso non venga richiesto per far fronte ai bisogni di un figlio o del proprio coniuge. I permessi per i genitori saranno quindi eliminati. Verrà riconosciuto solamente il 50% della giornata lavorativa a quei genitori che per prendersi cura del proprio figlio chiederanno un giorno di permesso. E la famosa riduzione delle imposte? Lo sconto Irpef : avrà un valore non superiore ai 280 euro annui (tutto qui?). L'IVA (aumentata) potrebbe indurre i consumatori a sostenere un costo compreso tra i 273 e i 500 euro. Tutti i beni, ad eccezione di quelli considerati essenziali (e qui ci sarebbe da discutere, ma lasciamo stare), subiranno un incremento dovuto ad un aumento dell'aliquota intermedia e di quella alta.Le famiglie, sopratutto quelle a reddito medio basso subiranno questi incrementi, ma anche le imprese che dovendo praticare prezzi più alti devono ridurre i propri guadagni (e di ciò abbiamo parlato da poco sul sito dell'ALCAMS-AGL).Però non osate lamentarvi! Il Ministro Padoa-Schioppa (pace all'anima sua) ricorderete, ebbe a dire che pagare le tasse è bello. Ringraziamo Monti e la Maggioranza per quanto ci stanno facendo godere!

venerdì 12 ottobre 2012

L'ITALIA HA UNA NUOVA BOMBA CHE DISTRUGGE IL TERZIARIO MA LASCIA INTATTI I POLITICI (FINO ALLE ELEZIONI?)

Chiusi centomila negozi. Consumi fermi dall'estate. Ma la soluzione definitiva escogitata dal Governo Monti è.....L'AUMENTO DELL'IVA!
Lo scoppio provocherà un ulteriore calo dei consumi per 7 miliardi.Ecco i settori che saranno pressochè annientati (e con essi migliaia di posti di lavoro):
Turismo, Automobile, Moda, Ristoranti,Alberghi, Commercio.Dopo l'industria, ora tocca a loro.
Nessun rifugio può resistere: l'unica via di fuga è all'estero.E forse questa è la speranza dei politici: che quando si andrà alle elezioni gli italiani da loro rovinati siano tutti fuori dal Paese e non possano votare. Per favore, svegliateci da questo incubo!

ALCAMS-AGL (lavoratori commercio, servizi, alberghi e mense)

mercoledì 10 ottobre 2012

DIFESA AREE AGRICOLE: BENE MINISTRO CATANIA, BRAVO GOVERNO MONTI

A metà settembre il ministro per le politiche agricole Catania ha presentato e fatto approvare dal consiglio dei ministri un disegno di legge che prevede la difesa delle aree agricole, lo stop al consumo di suolo e alla cementificazione dissennata del territorio, con conseguente devastazione del paese. La proposta prevede anche il divieto di utilizzare gli introiti dei comuni derivanti dai costi di costruzione, dalle concessioni edilizie e dalle sanzioni per gli abusi edilizi, per le spese correnti. Tale uso distorto, infatti, ha costituito un incentivo formidabile a cementificare il territorio.Essa prevede il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno avuto aiuti di stato e comunitari. Inoltre viene incentivato il recupero del patrimonio rurale esistente e viene istituito un registro presso il ministero per identificare i comuni interessati, che hano strumenti urbanistici che non prevedono ampliamento di terreni edificati.
In Italia, ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie libera. Dal 1956 al 2012 il territorio nazionale edificato è aumentato del 166%, con una perdita imponente di superficie agricola che impedisce al paese di soddisfare il fabbisogno alimentare e lo costringe ad aumentare le importazioni e il debito pubblico. Ogni bambino che nasce nel nostro paese ha 36 vani a disposizione. Milano ha 80 mila case vuote; a Roma  ce ne sono 200 mila.
La proposta che, se approvata,infliggerebbe un colpo decisivo alla malavita organizzata e al riciclaggio di denaro sporco,  non è ancora, stranamente, arrivata alla Camera e al Senato.
Chiamiamo tutte le forze sociali sane del Paese a sostenere questo disegno di legge, a spingere per accelerarne l'iter  e a fare in modo che non cali su di esso una colata di cemento che lo seppellisca.

giovedì 20 settembre 2012

INCONTRO FIAT/GOVERNO : UN'IPOTESI MALEVOLA...

Dunque l'incontro Governo/FIAT sarà sabato 22 settembre. E' veramente singolare questa improvvisa fibrillazione sull'”investimento” FIAT di questi giorni. La stampa, all'unisono (in maniera, come al solito, grossolana e sospetta), sta proponendo questo giorno come quello del giudizio. Ma non dobbiamo dimenticare un avvenimento che sta procedendo parallelamente: il Governo sente di non farcela da solo a tirar fuori l'Italia dalle secche della crisi e ha chiesto l'aiuto dei Sindacati, chiamandoli a una trattativa sulla produttività che però, secondo Monti, dovrà entro fine mese portare comunque a un “risultato”, cioè a un accordo.
Ma i sindacati (tranne uno che secondo noi ha già stipulato un accordo sottobanco col governo per finalità politico-elettorali) cincischiano. Le piazze e le fabbriche li pressano, la situazione sta cominciando a diventare ingestibile anche per loro. Hanno convocato, quello era scontato, lo sciopero generale del pubblico impiego (sempre per fine mese). La carta di quello generale di tutto il mondo del lavoro (inutile, come tutti gli scioperi di un solo giorno) forse alcuni di essi, per puro spirito di bandiera, se la giocheranno tra due mesi. Ma gli scioperi servono da un po' di anni in qua solo a salvare la faccia.
Facciamo un'ipotesi: che Marchionne abbia convinto Monti Passera e Fornero che, così come avvenuto a Pomigliano, l'accordo Governo/Sindacati (anche senza la CGIL) possa andare in porto solo con un ricatto occupazionale, questa volta su più vasta scala. Ossia: se l'accordo si fa su certi contenuti, bene, la FIAT prosegue in Italia, altrimenti... E che con questa risultanza dell'incontro con FIAT poi Monti vada a sedersi al tavolo con i sindacati, per ratificare un accordo scritto dal Lingotto. Se ci pensate bene, con questa mossa, i Sindacati sarebbero in trappola, in quanto non firmare un accordo col governo con i contenuti dettati da FIAT significherebbe assumersi la responsabilità di aver concorso a chiudere gli stabilimenti e a porre in mobilità decine di migliaia di lavoratori (con le prevedibili ritorsioni degli stessi). E ad aggravare, con le conseguenze sull'indotto e il clima di pessimismo che indurrebbe, la crisi generale, economica e finanziaria, del Paese. Firmarlo significherebbe evitare lo choc-FIAT dietro l'angolo, ma perdere completamente di credibilità nel Paese. I Sindacati verrebbero percepiti come soggetti succubi dei poteri forti, mai e poi mai in grado di imporre una nuova politica industriale. In entrambi i casi la prospettiva è quella di un sindacato più diviso e quindi più debole e di una sconfitta politica e sindacale del mondo del lavoro italiano. Il problema non è di FIAT che, come risulta oggi dai giornali, sta per aprire con Chrysler centri in Australia, Giappone e Russia (dopo quelli in Argentina,Brasile, Cina e Emirati Arabi Uniti). Il problema è dei lavoratori italiani che da anni hanno ingaggiato leader sindacali poco lungimiranti che li stanno portando (non solo in FIAT) dritti dritti alla sconfitta.

giovedì 13 settembre 2012

MONTI DICE: "CON STATUTO DEI LAVORATORI MENO POSTI DI LAVORO" . E' IL "PEGGIORE LIBERISMO"?

Ecco le dichiarazioni di Monti che stanno facendo tanto discutere:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/09/13/MONTI-IMPOSTI-COSTI-ALTI-EVITARE-TRACOLLO_7468267.html

Anche noi vogliamo dire qualcosa in proposito.

Se a partire dagli anni Settanta gli italiani decisero di dotarsi di uno Statuto dei Lavoratori evidentemente ciò corrispondeva a delle esigenze di rilevanza storica. Occorreva dare uno sbocco democratico alle proteste del '69.In un epoca in cui opzioni antidemocratiche erano tutt'altro che improbabili.

Monti già allora era professore universitario a Torino quindi parte della classe dirigente di questo Paese. Di qualcuno sarà pure responsabilità se in più di 40 anni l'Italia, paese di punta dell'Occidente, non è riuscita a trovare un equilibrio tra norme di tutela della dignità dei lavoratori e esigenze di sano sviluppo economico.

Monti sa (esperienze di altri Paesi ce lo dicono) che è vero che rendendo insignificanti i diritti dei lavoratori gli imprenditori (certi tipi di imprenditore) potrebbero essere invogliati ad assumere con più facilità ma è evidente che dalla schiavitù l'essere umano non può che ribellarsi, prima o poi, distruggendo in un attimo quanto costruito sull'ingiustizia.

Quindi appare abbastanza sconcertante una affermazione di tal genere in un uomo da tutti ritenuto equilibrato e moderato.

Monti sa bene quali motivazioni hanno portato alla nascita di un certo tipo di Europa unita, all'euro e quale sia il ruolo del potere bancario in questi processi. Non dobbiamo certo spiegarglielo noi. Gli chiediamo solo di avere altrettanto rispetto per la nostra intelligenza di quanto noi ne abbiamo per la sua.

E prima di parlare dei vantaggi di prezzo del passaggio all'euro sarebbe stato opportuno che avesse chiesto scusa a tutti quegli italiani la cui vita fu rovinata dalla speculazione che seguì quel transito, quando di fatto la conversione dei prezzi fu “da mille lire a un euro” , a parità di retribuzioni, con sostanziale dimezzamento del potere d'acquisto. A meno che egli voglia negare la continuità di linea di pensiero tra Prodi e lui (passando per Ciampi, Dini, Amato, ecc.).

Stendiamo poi un velo pietoso sulle considerazioni in materia di sovranità. Anch'esse sono offensive per tutti i comuni cittadini, in particolare per gli elettori , oggi disorientati, di quei partiti di cui Monti vanta il sostegno.

Monti è uomo di idee e si considera uomo di fatti. Ebbene, di fatti per ora ci sono solo: aumento dei prezzi e disoccupazione. Ci dimostri, prima della fine del suo mandato, di riuscire a mettere le mani in almeno una delle crisi aperte. Quella sarda, per esempio. Recupererebbe senz'altro in credibilità.

Infine abbiamo la reazione della Sig.a Camusso la quale tira in ballo il “peggiore liberismo”. Monti non era e non è un socialista e, riteniamo, sia uno dei migliori liberisti in circolazione. Se sta steccando l'esecuzione dell'opera, forse, è perchè chi lo sostiene, tra cui qualcuno molto vicino, politicamente, alla Sig.a Camusso, non gli ha dato uno spartito ma un bigino di diritto del lavoro(quello che gli studenti usano quando non vogliono fare troppa fatica per sostenere un esame e cercano quindi una scorciatoia) . E lui, colpevolmente, si adatta. Ma forse non è neanche colpa degli amici della Camusso, bensì dei loro "genitori" ideologici degli anni settanta che non hanno saputo conservare e dare in eredità i testi completi ai loro discendenti politici i quali, più "terra terra", sono attenti solo alla tutela del “loro” di “lavoro”.

mercoledì 12 settembre 2012

REFERENDUM SULL'ART.18? MA CI FACCIA IL PIACERE!....


Parliamoci chiaro: questo referendum non consentiranno mai che venga fatto. E i promotori lo sanno. E' una iniziativa (legittima, per carità) per conquistare uno spazio politico da parte di un area che numericamente in Parlamento è minoritaria o assente per mancato raggiungimento del quorum. Il vero obbiettivo non è la Fornero ma quella parte della sinistra che ha ritenuto di sostenere Monti. Una guerra interna quindi allo schieramento politico, sulla testa dei lavoratori che hanno ben altro a cui pensare. A una parte di esso, quello di centro sinistra perchè l'altra metà della mela, il centro e la destra, su questa questione hanno sempre avuto le idee molto chiare (gliene va dato atto): per loro l'art. 18 e la contrattazione nazionale sono state, sono e saranno, seppur nell'attuale versione "ammaccata" una jattura.
Contemporaneamente, assistiamo, sul versante sindacale, alla allucinante ripresa della "concertazione" tra Governo (che già, separatamente, dalla parte datoriale ha ricevuto incoraggiamenti, anche perchè quelle Associazioni non sanno veramente più a che santo votarsi in un momento in cui per una specie di nemesi questa volta è l'imprenditore, in Italia, a cui si pone la sola alternativa tra estinguersi o emigrare) e CGIL, CISL,UIL, UGL.
Anche qui siamo alla pantomima.Si parla di "produttività" ma tutti si guardano bene dal fare esempi concreti di cosa si tratterebbe, in realtà. Tutti sappiamo che tra Monti e la CISL c'è stato un accordo sottobanco e la palla ora è tra gli altri tre sindacati i quali dovranno trovare il modo di cucinare un grande "accordo" (di quelli che in Italia si fanno ogni vent'anni) che consenta al governo Monti e al bis di inizio prossima legislatura di non essere fatto a pezzi dal conflitto sociale.Il tempo stringe perchè la paura di molti di loro è che in campo sindacale possa crescere un soggetto "destabilizzante" analogo a quello che, sul piano politico/partitico/elettorale sta agitando i sogni di molti (Grillo).
Presumibilmente le due blindature avverranno, sul piano politico, con la nuova legge elettorale e, su quello sindacale, con il perfezionamento e il crisma "istituzionale" dell'accordo del giugno 2011 tra le grandi Confederazioni sul tema della rappresentatività.
Stupisce che all'interno della CGIL e della UIL sia ancora così debole l'opposizione verso questo processo che le sta riducendo a spettatrici e comprimarie rispetto alla tela tessuta dalla CISL (con l'abile gioco di sponda dell'UGL), stupisce che coloro che stanno proponendo questo referendum senza destino non colgano l'occasione non solo per alzare la posta ma per portare la contesa all'interno dei maggiori sindacati su temi veramente innovativi e "spiazzanti". Perchè nessuno dice che la battaglia contro le sole modifiche all'art. 18 e di salvaguardia del CCNL vecchio tipo è di retroguardia? E che il vero obbiettivo su cui mobilitare le masse dei lavoratori sarebbe (cosa hanno più, infatti, da perdere?) l'estensione del vecchio art. 18 a tutti i lavoratori, anche a quelli che ne rimasero esclusi a partire dal 1970 (ricordiamoci che questa posizione allora venne accantonata in nome di un compromesso) e il superamento dei CCNL (divenuti ormai testi che non tutelano più il lavoratore su nulla) a favore di una contrattazione più prossima alla realtà dei luoghi di lavoro (regionale, territoriale, aziendale) in cui (questa è l'unica cosa da recuperare dell'art. 8 concepito da Sacconi) venga potenziato il ruolo e la ragion d'essere dei sindacati nella gestione della trattativa e di scelte anche critiche, ma necessarie in queste fasi per lo più inedite della vicenda produttiva.Ma non dei soli e soliti 3 (+1) sindacati "buoni" ma di tutti i sindacati , compresi quelli che da anni vengono istituzionalmente (da ultimo con Monti ieri) esclusi dalle riunioni che contano (e rimangono zitti e buoni perchè, pensano, tanto una razione di biada anche per loro, se faranno i bravi, ci scapperà). Quindi basta con questa finta "rappresentatività", nel privato ma  anche e soprattutto nel Pubblico Impiego (con elezioni tanto simili a quelle che una volta venivano concesse dalle dittature, eleggendo per giunta RSU che non contano nulla), basta con le prerogative a beneficio di poche sigle (distacchi innanzitutto, nel pubblico, tra l'altro, pagati dal contribuente), pari dignità e diritto di tribuna per tutti i sindacati ovunque (sia a livello istituzionale che aziendale) e soprattutto vera riforma dell'art. 19 dello statuto dei lavoratori (quello sulle rappresentanze sindacali aziendali), altro che l'accordo di giugno scritto ad uso e consumo di Bonanni, Camusso, Angeletti e Landini (e Centrella). Attendiamo che la parte più accorta del mondo politico e sindacale ci aiuti nella battaglia su questi contenuti che forse potrebbero interessare i lavoratori molto più di referendum votati alla sparizione e di riunioni concertative simili al teatro dell'assurdo.

mercoledì 22 agosto 2012

A POCHI GIORNI DALLA RIAPERTURA DELLE SCUOLE...BASTEREBBE CHE MONTI SI PREOCCUPASSE DELL'ISTRUZIONE PUBBLICA COSI' COME (CONVEGNO DI CL) HA DETTO DI AVERE A CUORE QUELLA PRIVATA.

Nuovo anno scolastico, nuovo Ministro, soliti problemi.
Molti lavoratori della scuola ad oggi non sanno dove inizieranno a lavorare perchè mancano ancora indicazioni definitive sulle assegnazioni provvisorie e le utilizzazioni di docenti e personale non docente.E' ancora irrisolta la vicenda degli insegnanti "inidonei" che per questo verranno assegnati a compiti tecnici e amministrativi. Ma questi non sono i compiti per cui sono preparati e, assieme all'inefficienza che potrà colpire gli uffici di segreteria il risultato sarà di avere meno posti per i lavoratori tecnico-amministrativi "veri".Ancora non è stato emanato il decreto per l'immissione in ruolo del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Le segreterie scolastiche, ganglio organizzativo fondamentale, potranno rimanere bloccate per carenza di dirigenti. Infatti non dappertutto sono presenti assistenti amministrativi abilitati a sostituire i direttori dei servizi generali e amministrativi vacanti e ancora da nominare.

IN MERITO ALL'INTERVISTA DI SUSANNA CAMUSSO E AL DIBATTITO SEGUITO

http://www.unita.it/italia/stato-intervenga-e-compri-aziende-in-crisi-1.438907
La Camusso ha il merito, al contrario di Bonanni (il quale ripete come un mantra la parola "concertazione") di cercare di guardare un po più in là. La prima obiezione però è scontata: o fino ad oggi ci siamo raccontati delle balle oppure pensare a soluzioni che vedano uno Stato (tramite la Cassa Depositi e Prestiti) che spende per acquistare azioni e quote è sognare ad occhi aperti. Significherebbe , in una maniera o nell'altra, chiedere ulteriori soldi ai contribuenti i quali non ne hanno proprio più. Basterebbe riflettere sul fatto che neppure gli stessi tecnici abbiano pensato autonomamente a tale soluzione. Sarebbe stato immaginabile, crediamo, il no della parte pidiellina della maggioranza. Poichè non faremmo onore alla Camusso nel pensare che lei possa illudersi di convertire Berlusconi, c'è da pensare che questo sia un messaggio diretto al Pd, nella misura in cui possa ipotizzarsi che faccia parte determinante della maggioranza post elezioni. Dare forza, insomma, all'interno di quel partito, a coloro che da anni sono insofferenti al volto neoliberista di quella forza politica. Ma qui la Camusso rischia di fare l'errore opposto di Bonanni, ossia di adottare una gittata eccessivamente lunga.
Poichè l'interrogativo da porsi è: dato per scontato che Monti/Passera non sono disposti ad accontentare nè l'uno (Bonanni) nè l'altra (Camusso), cosa indichiamo, tatticamente e strategicamente, come sindacati, ai lavoratori italiani?
Noi non abbiamo soluzioni miracolose in tasca però ci sembra che vadano meglio collocati alcuni paletti del ragionamento. Come premessa per arrivare a proposte e soluzioni credibili.Innanzitutto: a livello europeo la lotta sindacale è altrettanto fallimentare dell'idea stessa di Europa. Capiamo che grandi sindacati abbiano la responsabilità, per la parte che loro spetta, di farsi garanti della stabilità di un sistema che hanno contribuito a costruire. Ma sperare che in pochi mesi (non ci si è riusciti per anni) si riesca a costruire, attorno all'euro, l'Europa politica che era nei sogni dei fondatori, sembra non solo illusorio, ma, ormai, anche un pò patetico. Se dopo mesi di travaglio l'apice della mobilitazione sindacale europea sarà quello di stare per sottoscrivere un documento contro il Fiscal Compact, stiamo veramente freschi. Non siamo certo filo-tedeschi ma fa un pò impressione che da diverso tempo è dato ascoltare e leggere idee veramente innovative solo da Schulz piuttosto che dagli eredi della tradizione socialista e eurocomunista italiana. Vediamo cioè in Italia ben poco feeling tra un'intellettualità europea e italiana che da anni elabora soluzioni alternative all'euro, alla UE di banca e finanza e a un modello di sviluppo eccessivamente squilibrato sull'idea di crescita e una classe dirigente sindacale il cui cuore batte solo leggendo gli Studi di Confindustria.Quindi, coraggio, aspettiamo di conoscere quale sia il piano B dei grandi sindacati italiani nel caso che l'Europa non risorga. Non dovrebbe essere così difficile per dei Sindacati che fino a poco tempo fa organizzavano un ceto medio di lavoratori dipendenti che in gran parte non lo è più, in quanto la CIG (che sta per esaurirsi) ha preso il posto dello stipendio, la pensione è e sarà sempre di più una burletta, la casa in proprietà la sta per perdere, i risparmi li sta per esaurire. E i figli, se lavoreranno, lo faranno da precari.Quindi un limite ideologico e culturale. Ma anche un freno dettato dalla necessità di tutelare settori , serbatoio di iscrizione ai sindacati, di cui nessuno si è mai veramente interessato finchè la spending review non ha iniziato a rivoltare certi sassi. L'accusa è quella ai tagli lineari, indiscriminati, alla soppressione di posti di lavoro. Però fa impressione l'affermazione relativa ai tagli delle società che lavorano per comuni ed enti locali. Alcune cose non quadrano: ma i tecnici non sono stati nominati proprio in quanto avrebbero dovuto avere le conoscenze per scegliere tra taglio e taglio e per una migliore modulazione?E che significa esattamente l'espressione "posti di lavoro"? Vogliamo dire cioè che casualmente emerge l'impossibilità, checchè ne dica Bonanni, che nello stesso soggetto coesistano un ruolo di difesa dell'esistente (posti di lavoro, amministrazioni pubbliche e private che li hanno creati) e di concertazione (in cui si dovrebbe parlare di mobilità da un lavoro all'altro e di razionalizzazione, del pubblico e del privato: non tagli fini a se stessi ma miglioramenti dei servizi con risparmio di spesa).
In sintesi: i più grandi sindacati italiani, non sapendo gestire questa contraddizione, in realtà, da anni, non sanno cosa fare. O meglio: alla base c'è sicuramente un conflitto, legittimo, per difendere posti di lavoro ma quando ciò sale ai livelli alti prevale il sindacato concertativo che spesso per primo sopprime quelle istanze. Un pachiderma che si nutre di se stesso e che di fatto è inutilizzabile in situazioni come la presente, di crisi e scelta obbligata. La vicenda ILVA è il paradigma di tale stallo.E questi vorrebbero in pochi mesi costruire la nuova Europa? Poveri lavoratori (ed ex lavoratori) italiani!
C'è molta demagogia (ma la perdoniamo: chi non è demagogo in questa epoca in cui siamo tutti costretti a risvegliare l'attenzione degli ascoltatori in qualsiasi maniera possibile?)in questa intervista della Camusso . Il passaggio relativo alla retribuzione dei manager pubblici con Titoli di Stato è emblematico.Innanzitutto è curioso che si invochi la resa dei conti per tutti in Italia e solo per i manager valga la regola "da adesso in poi". Inoltre come si fa a criticare i tagli lineari e poi a proporre una retribuzione lineare solo per i manager? I quali si guarderanno bene dal reagire perchè già si sono accorti che con la soluzione-Camusso guadagneranno di più senza sforzo e rischi, sulla nostra pelle.Qui sicuramente non ci sarà un conflitto di interesse con la CGIL. Anzi...
Continua poi la polemica tra comari con la Fornero che, andando avanti di questo passo, risolleverà il movimento maschilista in Italia. Però la critica sta in piedi. Noi andiamo più in là: non i sindacati di base ma i consulenti del lavoro, l'altro giorno, hanno certificato che la riforma Fornero fa diminuire il lavoro nelle aziende italiane, la pratica esodati è stata avocata a sè dalla Commissione Lavoro della Camera che forse, bipartisan, ha escogitato l'uovo di colombo, nessuna richiesta di dimissioni della Fornero ci sembra arrivata nelle ultime ore dalla CGIL, nell'intervista si parla di lavoro come primo problema dell'Italia ma, stranamente, il primo sindacato italiano, non si pone la domanda capitale: a cosa serve il Ministero del Lavoro oggi in Italia, oltre a far diventare ministri, prossimamente, Damiano o Ichino o Vendola? Vogliamo ragionare su cosa propone la CGIL affinchè, per conservare effettivamente tutti gli 8.000 posti attuali nel Ministero del Lavoro (e per promuovere la creazione di altri milioni di posti al di fuori di esso) lo stesso non sia più unicamente un apportatore di problemi per chi in Italia voglia lavorare o dare lavoro ma qualcosa di utile e produttivo?
Si passa poi al tema forte, alla novità. Fino a ieri per lo più si parlava di riduzione del cuneo fiscale, poi di patrimoniale per finanziare gli investimenti. Ma la patrimoniale è stata messa nel congelatore da Monti (reazioni? Per carità: con Monti è vietato polemizzare: ci sono le elezioni prossimamente) e allora , con congruo anticipo (in modo da dare il tempo a chi lo volesse di abbandonare l'Italia, portandosi dietro i patrimoni residui qui rimasti e alla stampa moderata di attenuare pian piano l'effetto dirompente) , si parla di "nazionalizzazioni" . Che storicamente furono attuate da Stati vittime di comportamenti neocolonialistici da parte di multinazionali in paesi poverissimi realizzando una riappropriazione di patrimoni in capo a quelle collettività. Ossia: è concetto diverso dal dire: capitalisti, non ci volete salvare? Non credete più in noi? Bene, vi lasciamo andare tranquilli tanto le quote delle vostre Aziende saranno acquistate, pagandovele, dalla collettività con soldi propri. Appena saputo di questa proposta della Camusso, Marchionne ha seriamente considerato di prendere la tessera della CGIL e completare la fuoriuscita della FIAT dall'Italia. Non è poi chiaro, riguardo alla FIAT (e alle affermazioni pro-concorrenza che salutiamo, dopo 50 anni di attesa) , un concetto: secondo la
Camusso veramente Marchionne venderebbe allo Stato quote di FIAT non curando che venga evitato l'insediamento di concorrenti della FIAT in quegli stabilimenti?Ci siamo già dimenticati la vicenda DR Motors/Termini Imerese? Oltre al'astio personale del leader della CGIL nei confronti di Marchionne, a nostro parere andrebbe meglio analizzato perchè nel settore auto negli USA qualcosa ci si sia inventato e in Italia questo non sia stato possibile. Detto fuori dalle righe, ci si è dimenticati di Fisco, Infrastrutture, Diritto del Lavoro, Pubblica Amministrazione? Anche perchè se tutti i mali dipendessero da Marchionne e non dall'Italia, alla fine qualche imprenditore straniero si sarebbe pure presentato nel nostro Paese. E invece...
Cogliamo l'occasione per dire qualcosa anche su un ritornello che negli ultimi tempi viene ripetuto da molti. Riguardo ai costi della corruzione e alla non volontà del governo di adottare provvedimenti che la debellino e ne facciano recuperare i costi. Sacrosanto.Ma occorre dire alcune spiacevoli verità, che si collegano anche all'ipotesi che lo Stato riprenda in mano alcune leve dell'economia. Già abbiamo parlato di ciò relativamente al tema dell'evasione fiscale e dell'illusorietà di certi proclami. Rispondiamo a queste domande:anche nel caso di nuovi provvedimenti anticorruzione (secondo noi già basterebbero quelli esistenti, ma vada per i nuovi modelli, come direbbe la FIOM) chi dovrebbe garantirne l'applicazione?Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Magistratura, Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero del Lavoro.....
Nel caso di acquisizione di quote di Aziende da parte dello Stato, chi dovrebbe garantirne la gestione? Passera, Grilli, Bondi, Ferrante (per fare un esempio), ecc. .....
Esistono meccanismi collaudati che diano garanzia a questo Stato di poter fare totale e cieco affidamento sui suoi organi di controllo per combattere fenomeni come la corruzione (o l'evasione fiscale)?
I boiardi (utilizzati a suo tempo da IRI e ENI, o nelle Partecipazioni Statali) , quale tipo di "managerialità" hanno dispiegato?
Chi stabilisce quale sia la grande corruzione e quella piccola, invece, tollerabile? E i piccoli quale sostegno darebbero a quei partiti che chiedessero successivamente una attenuazione degli interventi? La vicenda Equitalia non ci sta insegnando nulla?
L'aggiustamento è sempre in agguato. Notate come in pochi giorni siamo passati dalla gogna per i proprietari dell'ILVA all'annuncio di una "vertenza sindacale" dalla quale si evince che non sarà sul piatto, per la bonifica, il patrimonio della famiglia Riva ma le risorse ricavabili da una esausta collettività che ha già dato. In conclusione: la CGIL vuole far pagare a tutti noi l'acquisto di quote di Aziende Private, sperando di avere, dai nuovi proprietari (il futuro Governo, probabilmente più vicino politicamente alla CGIL) quell'ascolto che oggi non ha (e i lavoratori se ne stanno accorgendo).
Non vogliamo però essere, in conclusione, pessimisti e disfattisti. Tanto che abbiamo colto, in uno degli interventi succedutisi dopo l'intervista della Camusso, quello del Prof. Giulio Sapelli, uno spunto di riflessione che a nostro parere va coltivato.
Dice il Prof. Sapelli, dopo essersi dichiarato d'accordo con la proposta della Camusso di un nuovo intervento dello Stato nell'economia:
""""""""""(...)nell’economia italiana è necessario anche il rafforzamento di quello che è un nostro patrimonio peculiare. Mi riferisco alla presenza di imprese la cui priorità d’azione non è il raggiungimento del profitto, in primis le cooperative che vanno in qualche modo “restituite” alla loro missione».Perché?«Perché compito di una cooperativa non è certo quello di evitare il fallimento della famiglia Ligresti, bensì svolgere un’indispensabile azione di sussidiarietà nel contesto economico. È tempo che il movimento cooperativo si scrolli di dosso la subalternità creatasi negli anni rispetto al modello capitalistico».""""""""""

venerdì 20 luglio 2012

TRASPORTO PUBBLICO LOCALE:AL DI LA' DEL SOLITO SCIOPERO

Crediamo che il presidente dell'ASSTRA (l'associazione delle aziende del trasporto pubblico locale) questa volta abbia centrato la questione (e per questo invitiamo lui e l'ANAV a rinnovare al più presto il CCNL)
http://www.metronews.it/master.php?pagina=notizia.php&id_notizia=7589
Siamo nel corso del solito sciopero che, oltre a creare disagio all'utenza, non la sensibilizza sul momento cruciale e unico che stiamo attraversando. I maggiori sindacati avrebbero fatto meglio ad evitarlo, a non chiedere questo sacrificio ai propri iscritti e ad impegnarli invece nel cercare di far capire al resto dei cittadini che occorre allearsi, tutti, affinchè il Governo, che ancora può, con un emendamento, tolga dalla spending review questo settore.Subito. Perchè tra qualche settimana rischieremo di farcela tutti a piedi o in auto, moto, bici (per chi se le può permettere). Un ulteriore colpo al nostro reddito e alla qualità della nostra vita.Ripetiamo: più si va avanti più si fa fatica a capire che idea abbia il Governo Monti del nostro Paese.