Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

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(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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lunedì 14 dicembre 2015

Papa Francesco: dare lavoro a tutti i giovani, non solo ai raccomandati

AGL: speriamo che le parole di Papa Francesco illuminino i parlamentari che stanno elaborando la riforma della Pubblica Amministrazione italiana...

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Fonte: http://it.radiovaticana.va/

Francesco: dare lavoro a tutti i giovani, non solo ai raccomandati

Fare di tutto per sconfiggere la disoccupazione giovanile. E’ l’appello levato da Papa Francesco nell’udienza ai partecipanti al Progetto Policoro, iniziativa per il lavoro giovanile nata vent’anni fa come frutto del Convegno ecclesiale nazionale di Palermo. Francesco ha incoraggiato i giovani a non rassegnarsi dinanzi alle difficoltà nel trovare lavoro e ha ammonito che il lavoro non deve essere un dono concesso solo ai raccomandati. Nell’occasione di questa udienza, il Papa ha incontrato anche un gruppo di detenuti della Casa di Reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi. Il servizio di Alessandro Gisotti:
http://it.radiovaticana.va/news/2015/12/14/francesco_dare_lavoro_ai_giovani,_non_solo_ai_raccomandati/1194231



Il Progetto Policoro ci dimostra che anche per i giovani è possibile un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale. Papa Francesco ha esordito così nel suo discorso tutto incentrato sulla dignità del lavoro, specie per i giovani. “Non perdiamo di vista l’urgenza di riaffermare questa dignità!”.
Troppi giovani sono vittime della disoccupazione
Ogni lavoratore, ha soggiunto, “ha il diritto di vederla tutelata, e in particolare i giovani devono poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l’investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili”:
“Quanti giovani oggi sono vittime della disoccupazione! E quando non c’è lavoro, rischia la dignità, perché la mancanza di lavoro non solo non ti permette di portare il pane a casa, ma non ti fa sentire degno di guadagnarti la vita! Oggi sono vittime di questo”.
Il lavoro non vada solo a raccomandati e corrotti
“Quanti di loro – ha ripreso – hanno ormai smesso di cercare lavoro, rassegnati a continui rifiuti o all’indifferenza di una società che premia i soliti privilegiati – benché siano corrotti – e impedisce a chi merita di affermarsi”:
“Il premio sembra andare a quelli che sono sicuri di se stessi, benché questa sicurezza sia stata acquisita nella corruzione. Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!”
Voi, ha detto rivolgendosi ai giovani del Progetto Policoro, “rappresentate certamente un segno concreto di speranza per tanti che non si sono rassegnati, ma hanno deciso di impegnarsi con coraggio per creare o migliorare le proprie possibilità lavorative”. Il mio invito, ha detto, “è quello di continuare a promuovere iniziative di coinvolgimento giovanile in forma comunitaria e partecipata”. Spesso, ha constatato, “dietro a un progetto di lavoro c’è tanta solitudine: a volte i nostri giovani si trovano a dover affrontare mille difficoltà e senza alcun aiuto”. E, ha proseguito, “le stesse famiglie, che pure li sostengono – spesso anche economicamente – non possono fare tanto, e molti sono costretti a rinunciare, scoraggiati”.
La risposta della Chiesa è la testimonianza
Di fronte a questa situazione, ha esortato Francesco, la Chiesa è chiamata a dare una testimonianza, a “sostenere le nuove energie spese per il lavoro; promuovere uno stile di creatività che ponga menti e braccia attorno a uno stesso tavolo”, la Chiesa “accomuna tutti”. E ha messo in guardia da chi confonde la “realizzazione” della persona “con un certo modello di ricchezza e di benessere che spinge a ritmi disumani. Non sia così per voi”. “Alla scuola del Vangelo, dunque”, ha ribadito, troviamo “la via giusta”:
“È vero, Gesù non ha direttamente insegnato come inventarci possibilità lavorative: no, ma la sua parola non smette mai di essere attuale, concreta, viva, capace di toccare tutto l’uomo e tutti gli uomini. Oggi parla anche a noi: ci esorta a fare delle nostre idee, dei nostri progetti, della nostra voglia di fare e di creare una lieta notizia per il mondo”.
Prendersi cura dei giovani disoccupati, sono la carne di Cristo
“Il vostro lavoro – ha detto ancora – io l’ho molto a cuore, perché soffro quando vedo tanta gioventù senza lavoro, disoccupata”. Ed ha rammentato che in Italia, i giovani  fino a 25 anni soffrono quasi il 40% di disoccupazione. A volte, ha detto con un rammarico, un giovane disoccupato si ammala, “cade nelle dipendenze o si suicida”:
“Questi giovani sono la nostra carne, sono la carne di Cristo e per questo il nostro lavoro deve andare avanti per accompagnarli e soffrire in noi quella sofferenza nascosta, silenziosa che angoscia loro tanto il cuore. Vi assicuro la mia preghiera, vi sono vicino: contate su di me, per questo, perché questo mi tocca tanto”.

mercoledì 9 dicembre 2015

IL FUTURO DI PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA? NELL'AGRICOLTURA

AGL: siamo pienamente d'accordo con l'autore di questo articolo e con il Prof. Ichino. Solo alcune precisazioni:

  1. ci sembra che sia venuto il momento, ormai che la frittata è fatta e gli altarini sono scoperti, che anche i Ministri Madia e Poletti dicano chiaro, perchè è questo che vuole il Paese (e a questo invece si oppongono i sindacati nemici del Governo) che per pubblici e privati debbano valere le stesse regole (e sarebbe grave se la riforma della PA andasse in direzioni diverse).Si operi quindi sulle norme esistenti per spazzare via questi dubbi.
  2. I rituali, continuati e noiosi piagnistei della FP-CGIL non commuovono nessuno. Ci mancherebbe altro che nella PA non venissero licenziati per giusta causa coloro che commettono reati. Il problema è che sarebbe ora che anche nel pubblico ci fossero i licenziamenti per gmo (giustificato motivo oggettivo). Che , in parole povere, è lo strumento per risolvere il problema che si crea quando un posto di lavoro non serve più o serve troppo poco (e non è questa la situazione addirittura di interi rami delle Pubbliche Amministrazioni?)
  3. E non è che se la sentenza della Cassazione è arrivata dopo due giorni dalla manifestazione per il contratto questa sia una rappresaglia del sistema. Come già da noi scritto, è la categoria, grazie a quei sindacati, che si è autocastrata da anni. Il blocco dei contratti è conseguenza di quel che pensa l'opinione pubblica dei pubblici dipendenti.
  4. Occhio però ai furbetti del posticino. Non è che ora che si sta per licenziare sul serio va fatta tornare di moda la ripubblicizzazione, che è cosa buona e giusta. E no, belli! Qui occorre una politica dei tre tempi. Prima ripuliamo la PA dai delinquenti e dai corrotti, poi la alleggeriamo dei fannulloni e degli inutili con licenziamenti mirati e poi, per non farla ri-pappare da CGIL,CISL, UIL, CONFSAL, UGL, ecc. la cambiamo, decontrattualizzandola e rilegificandola! Solo così certi giochetti finiranno una volta per tutte! E rilanceremmo l'attività agricola soprattutto al Meridione.




I dipendenti del pubblico impiego sono licenziabili come quelli del settore privato!


Il cosiddetto Jobs Act lascia aperti i dubbi di interpretazione sulla parità tra pubblico e privato e la Cassazione cerca di fare chiarezza sul tema. Seppure la sentenza faccia riferimento alla riforma Fornero del 2012 , la Cassazione ha ritenuto applicabile al riformato articolo 18, anche al pubblico impiego. Tale pronuncia apre ovviamente il capitolo dell’applicazione delle “tutele crescenti” anche al pubblico impiego e ciò proprio perché la riforma del lavoro di Renzi ha lasciato (volutamente?) dubbi di interpretazione. Con questa sentenza, che farà giurisprudenza, i licenziamenti nel pubblico impiego saranno finalmente parificati a quelli del settore privato. E’ una sentenza che contrariamente a quanto sostenuto dai Ministri Madia e Poletti, riguarda chiaramente il pubblico impiego.
La sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 24157 del 25 novembre 2015 ha stabilito, quindi, che l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla legge Fornero, si applica anche ai dipendenti pubblici. I giudici della Cassazione hanno precisato che è innegabile che il nuovo testo dell’art. 18 legge come modificato dalla legge Fornero (art. 1 legge n. 92/2012,) trovi applicazione ratione temporis al licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici, eliminando molti dubbi interpretativi e avallando la tesi di chi, come il senatore Ichino, ha sempre sostenuto che la riforma dell’art. 18 si applicasse anche al pubblico impiego perché una norma speciale di esclusione non c’è mai stata. Ma i dubbi sul presente permangono, la sentenza non chiarisce affatto se il c.d. Jobs Act –  in realtà il decreto sul contratto a tutele crescenti – si estende anche ai dipendenti pubblici assunti dal 7 marzo in poi.  Ebbene, una precisazione è d’obbligo, il decreto sul contratto a tutele crescenti non modifica l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori che resta com’è e dov’è.
Il decreto n. 23/2015 introduce nuove regole per gli assunti dal 7 marzo in poi, senza abrogare l’art. 18 dello Statuto e delimitando all’art. 1, il campo di applicazione delle nuove regole. Infatti, il contratto a tutele crescenti si applica a operai, impiegati e quadri, un sistema di classificazione del personale proprio del lavoro privato, che potrebbe mascherare l’intento del legislatore di escludere i dipendenti pubblici. L’art. 1, d. lgs. n. 23/2015 non contenendo alcuna esclusione e nella formulazione operata dal legislatore, giustifica i dubbi sull’estensione di tali regole anche ai lavoratori pubblici, dubbi che permangono anche alla luce della sentenza della Cassazione del 25 novembre 2015. In realtà,  i tempi sarebbero maturi per il superamento delle disparità tra dipendenti pubblici e privati e per l’applicazione delle stesse regole che valgono per i lavoratori privati anche per i lavoratori pubblici. Trovo curioso che si parli di discriminazione tra dipendenti privati quando si tratta delle tutele crescenti e si dimentica la più grande delle discriminazione: quella tra  lavoratori pubblici e privati.
07/12/2015

domenica 29 novembre 2015

Revival anni '80 . La Camusso ieri a Roma per guardarsi Ufo robot, avvolta da uno scialle lavato con Furlan, con un Barbagallo appollaiato sulla spalla (e 26 sigle sindacali intorno a farle da Puffi)

AGL: con la manifestazione di ieri confederali e autonomi hanno iniziato a seppellire definitivamente le speranze di aumento stipendiale dei lavoratori pubblici. Non potrà esserci sciopero (se non per gli attivisti sindacali rimborsati) per evidenti vuoti nelle tasche dei lavoratori. La Camusso se la prende con Poletti dicendogli che non sa come è fatto il lavoro. Senonchè, quello è uno che negli ultimi anni il lavoro prima con il movimento cooperativo ora con il Jobs Act lo ha creato, la Camusso e gli altri suoi compari sono stati capaci solo di accompagnare al camposanto lavoratori e aziende con il corteo funebre della Cassa Integrazione. Proprio loro, invece, hanno dimostrato di non capirci più niente di lavoro e di pubblico impiego in particolare. Sognano ancora infornate di massa di disoccupati sindacalizzati da parte dello Stato (come fece la legge 285 negli anni '70 che molti oggi leggono come il de profundis della pubblica amministrazione italiana) ma non capiscono che non ci sono più i soldi per farlo (col debito pubblico) i referenti politici (il PCI delle grandi intese) le giustificazioni operative (con l'informatizzazione gli investimenti vanno indirizzati nelle tecnologie, non nel capitale umano). Povero Poletti costretto a inviare messaggi così avanzati a queste melanzane! Dovrebbe sapere che per questi qui gli obiettivi da raggiungere non sono risultati a favore dei cittadini utenti ma, nella Pubblica Amministrazione, la scusa per grattare compensi incentivanti maggiori per i rappresentanti sindacali interni in sede di ripartizione di retribuzione accessoria. Da anni e anni. Di quale mondo del lavoro parla la Camusso (a proposito, dove lavorava prima di iniziare la carriera sindacale)? Come può utilizzare l'ora lavoro come parametro per settori tra loro più diversi? Vada magari a lezione da Barbagallo che dopo anni di docenza all'Università del Pesce di Palermo ha elaborato le linee della Rivoluzione Industriale 4.0. Ma si sbrighi, prima che Cina , India o la Nasa ce lo portino via a suon di milioni...E poi la Furlan, che si scandalizza per i bassi aumenti che si delineano. Una non comunista come lei dovrebbe salutare positivamente il fatto che a livello sindacale si siano accettate le leggi del libero mercato. Ma se da anni, con le vostre scelte scellerate avete condotto fuori mercato il lavoro pubblico, come fate a sorprendervi del fatto che nessuno (lo Stato, i Governi di ogni colore, gli elettori in grande maggioranza) sia disposto a tirar fuori un euro per finanziarlo?
Ecco l'amara verità: il lavoro pubblico, in Italia, così com'è (grazie soprattutto a voi sindacati confederali e autonomi) non serve a nulla. Tutti i governi, non potendo licenziare in massa, hanno bloccato le uniche due cose possibili: il turn-over e gli aumenti di stipendio. C'è chi ve lo dice e chi non ve lo dice. Chi lo fa di nascosto e chi palesemente per prendere voti.
Il cittadino, quando ne avrebbe bisogno, salta, aggira, elude la Pubblica Amministrazione. Perchè non solo non serve a nulla ma può pure danneggiare o rovinare la tua vita.
Ognuno si faccia un esame di coscienza e verifichi se ciò, nella propria vita, è risultato vero o falso.
Landini poi è uno spettacolo. E' l'unico che chiaramente ti indica come uscire dalla crisi. Lui è l'unico che si capisca, quando parla, che ti dia una soluzione.Quale? Quella in base alla quale occorre proprio fare diametralmente il contrario di quanto lui dice. Pertanto: dare priorità alla qualità e non alla quantità del lavoro, Dare la possibilità a chi vuole di lavorare di più , per quanti anni vuole e lasciare a casa, con un assegno sociale, quelli che non ne hanno voglia o rimanendo fanno solo danni (soprattutto nella pubblica amministrazione). Decontrattualizzare e rilegificare il rapporto di lavoro di tanti settori del pubblico impiego, diminuire l'importanza del contratto nazionale e capovolgere la gerarchia delle fonti contrattuali. Spazio a contratti aziendali perchè i tempi sono cambiati: gli analfabeti e i ruffiani ci sono ancora, ma non tra i lavoratori bensì solo tra i rappresentanti sindacali confederali e autonomi.
Infine tre questioni su cui i sindacati sono sempre in difficoltà: il precariato, gli aumenti alle forze dell'ordine e i licenziamenti degli assenteisti.
Nulla è cambiato nelle classiche posizioni perdenti dei sindacati. Che sia un valore positivo il poter cambiare lavoro nella vita frequentemente e che non si possa diventare tutti impiegati statali (per i quali la stabilità tra un po' non esisterà più) ai leader sindacali non vuole entrare nel cervello nemmeno col trapano. Aspettiamo il XXII secolo , a questo punto. Che aumenti di stipendio abbiano solo un valore simbolico (5, 7 , 80, 150 euro che siano) non lo si vuole dire perchè altrimenti crollerebbe tutto il teatrino. Perchè , riguardo alle forze dell'ordine, il cui mantenimento in periodi come questi presenta costi proibitivi, a nessuno dei sindacati è mai venuto in mente di superare il problema, rimettendo in discussione il monopolio statale della sicurezza? Ma intanto, quanti posti di lavoro produrrebbe un incremento della fabbricazione di armi da difesa liberamente acquistabili da ogni cittadino (cambiando le leggi esistenti) così come possibile in USA? La CISL, per esempio, oltre a riprodurre nella propria bandiera le strisce di quella americana potrebbe promuovere queste novità. Licenziamenti degli assenteisti. E' vero, già possibili con le norme esistenti, non applicate però proprio per la connivenza e lo scambio di favori fra dirigenza e sigle sindacali. Ma qui il problema è un altro: ci vorrebbero licenziamenti per esuberi, nel Pubblico Impiego che in Italia sono stati sempre tabù. Ecco, i Sindacati facciano un elenco delle pubbliche amministrazioni e delle relative funzioni che non servono a niente. Vuoi vedere che sarebbe recuperato il valore di mercato del posto pubblico e il cittadino vedrebbe nella PA qualcosa di utile, meritevole di essere premiato con onerosi aumenti stipendiali?
P.S.: ci stavamo dimenticando dei Puffi, ossia delle 26 sigle sindacali di contorno. Non preoccupatevi. A Natale, quando si fa l'albero, vengono tirate fuori, dagli scatoloni, palle e pallette, stelle e nastrini. Vedrete che dopo le Feste tornerete al vostro posto (anche in base agli accordi sulla rappresentanza che i confederali stanno firmando a tutto spiano con i datori di lavoro) ... Non era proprio Barbagallo che ai tempi dello sciopero della scuola si era lamentato dicendo: ci hanno chiamato a un incontro alla Funzione Pubblica, come organizzazioni rappresentative e mi sono trovato intorno decine di sigle sindacali. E mi sono (e ho) chiesto: e questi chi sono?....

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Fonte: www.repubblica.it

Pubblico impiego, Camusso: "Sciopero? Decideremo come proseguire mobilitazione"

In piazza oltre 30mila persone, secondo gli organizzatori, per chiedere lo sblocco dei contratti nella Pa. La leader Cgil: "Poletti vuole apparire cone Ufo robot". Barbagallo: "Contratto entro l'anno"
ROMA - "L'idea" che emerge è quella di un "ministro che non conosce com'è fatto il lavoro" e "vuole apparire come Ufo robot, per risolvere tutti i problemi. Ma le condizioni non vanno che peggiorando". Così la leader Cgil, Susanna Camusso, ha commentato, nel corso della manifestazione del pubblico impiego, le parole del ministro Giuliano Poletti, che ieri aveva detto di non utilizzare solo l'ora-lavoro come riferimento per i contratti. "L'idea che ha il ministro - ha sottolineato Camusso - è che non ci siano più delle regole per i diritti dei lavoratori. Il ministro non conosce com'è fatto il lavoro, il rapporto che c'è tra la fatica e il tempo dei lavori. Vorrei vederlo a tradurre ciò che ha detto nella concretezza del lavoro quotidiano delle persone. Forse - ha evidenziato Camusso - un ministro del Lavoro dovrebbe sapere di cosa parla".
Critico anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: "Il ministro del lavoro Poletti è entrato a gamba tesa sulla questione dei rinnovi contrattuali e questo non va bene. Io parlo da 6 mesi di rivoluzione industriale 4.0 e lui credo non sappia cosa sia. Se dobbiamo discutere seriamente - ha detto Barbagallo - noi siamo pronti, ma se pensano attraverso slogan giornalistici di fare un attacco ulteriore alla contrattazione per un neo liberismo selvaggio, hanno sbagliato tempo e modo". Poi, dal palco, ha aggiunto: "Se non si fa il contratto subito, entro l'anno, la prossima manifestazione non sarà né di sabato né di domenica".

"C'è voluta la Corte costituzionale per dire che il contratto è un diritto dei lavoratori, ma il governo fa finta di non sentire e offre 5 euro dopo sei anni, ma non c'è diginità in questo, si vergogni il governo",  ha detto il segretario generale della Cisl, Annmaria Furlan.

Di offesa nei confronti dei lavoratori parla il leader della Fiom, Maurizio Landini: "Sinceramente questa idea di superare l'orario di lavoro è un'offesa alle persone che invece, per quanto lavorano, sono retribuite troppo poco", ha detto commentando le parole del ministro del Lavoro. Per Landini il problema è che "l'orario di lavoro bisognerebbe ridurlo e redistribuirlo per aumentare l'occupazione": un'ipotesi però che appare lontana "in un paese in cui l'età di pensionamento è a 70 anni e l'orario di lavoro tra i più alti d'Europa". Metalmeccanici e lavoratori del pubblico impiego sono insieme in piazza oggi a Roma perché, spiega Landini, "il contratto è un diritto di tutti" anche se il governo "ha voglia di favorire al scomparsa del contratto nazionale". Cosa "inaccettabile perché resta uno strumento di tutela generale che invece va rafforzato, non indebolito o cancellato", conclude.



Più di trentamila in piazza. Il corteo dei lavoratori del pubblico impiego e della scuola per lo sblocco dei contratti nella Pa, circa 30 mila persone, secondo gli organizzatori, è partito da piazza della Repubblica a Roma. In testa, dietro lo striscione che è lo slogan della manifestazione 'Contratto subito', ci sono i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, insieme ai segretari generali delle diverse categorie oggi in piazza. Dopo sei anni di attesa e due rinnovi persi, i sindacati chiedono un contratto "vero" per gli oltre tre milioni di lavoratori pubblici e oggi hanno cercato di dar voce al disagio dei 700 mila addetti di terzo settore e privato sociale.

Poco ottimismo. Camusso ha sottolineato che "con queste cifre è evidente che non si riesce a fare un rinnovo del contratto. Ma intanto si apra prima la discussione e si vedrà di conseguenza che c'è bisogno di cambiare le cifre", ha detto, parlando del rinnovo del contratto del pubblico impiego. Non sembra esserci spazio per l'ottimismo sulle prossime mosse del governo che, secondo il numero uno del sindacato, si è presentato "come il governo della modernizzazione, invece siete il governo dell'unilateralità come il pupazzo Ercolino sempre in piedi che oscillava, ma poi tornava sempre allo stesso punto; faceva giocare i bambini. ma non fa andare avanti il Paese". E ha proseguito: "Dopo 7 anni di blocco non si può immaginare di dare 7 euro ai lavoratori. Dopodiché il tema non è rincorrere le cifre, ma la volontà del governo di non aprire al rinnovo dei contratti", ha detto ancora Camusso, rinviando a una decisione prossima l'ulteriore proseguimento della mobilitazione. A chi chiede se si programma uno sciopreo generale, Camusso ha risposto: "Decideremo sulla base delle risposte che riceveremo". Una cosa è certa, ha proseguito la leader dal palco: il sindacato non si fermerà. "Non ci fermeremo se non mettete risorse in legge di stabilità". Se si arriva "al 15 dicembre" e nulla cambia, allora, aggiunge "avete sbagliato i conti", ha detto ancra, sottolineando che è necessario smettere di fare propaganda: "Si è utilizzato il superamento del precariato per dividere i lavoratori". Quanto alle forze dell'ordine, per Camusso "i problemi non si risolvono con un bonus, ma serve il contratto".

Assenze e licenziamenti. Non bisogna puntare l'attenzione solo sugli assenteisti, ma anche sui dirigenti che non fanno rispettare le regole. Di questo è convinta la leader della Cgil: "Il ministro ha un chiodo fisso", ha risposto ai giornalisti che le hanno chiesto un commento alle dichiarazioni del ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, sui licenziamenti dei lavoratori pubblici assenteisti. "Il ministro dovrebbe porsi la domanda di perché succedono cose di questo tipo e dove stavano dirigenti ed amministratori. Bisogna chiedersi - ha concluso - perché non applicano le regole che ci sono".
 

sabato 28 novembre 2015

PD E MOVIMENTO 5 STELLE, DOPO DUE ANNI, FANNO PROPRIO UN CAVALLO DI BATTAGLIA DELL'AGL, FIN DAL 2013: PREMI E GARANZIA DELL'IMMUNITA' AI DIPENDENTI PUBBLICI CHE DENUNCIANO IL MALAFFARE INTERNO

AGL: noi lo dicemmo e lo proponemmo sin dalla nostra (recente) nascita, in tanti articoli. Finalmente qualcuno ci ha ascoltato.E qui sarà interessante vedere cosa faranno i sindacati del Pubblico Impiego. Sicuramente avranno difficoltà ad avallare una norma che distrugge il castello di interessi sul quale hanno prosperato per decenni e in nome del quale hanno portato alla rovina economica i loro assistiti.

fonte: www.ilgiornale.it

Il fisco incoraggia i delatori: premi a chi denuncia i corrotti

Alla Camera la proposta di legge che invita i dipendenti pubblici a fare la spia sulle violazioni dei capi. Garantiti anonimato e bonus in denaro. Ed è allarme tra gli esperti


venerdì 20 giugno 2014

E' SIN DALLA SUA NASCITA CHE L'AGL SOSTIENE LA STESSA TESI.MASSIMO RISPETTO PER CHI SCIOPERA MA ORMAI E' UN'ARMA SPUNTATA.GLI SCIOPERI NEI TRASPORTI SONO CONTROPRODUCENTI: SPOSTANO L'OPINIONE PUBBLICA DALLA PARTE DEI GOVERNANTI CUI SI CHIEDE DI POR FINE AI DISAGI.LO SCIOPERO NEL PUBBLICO IMPIEGO AVVANTAGGIA CHI DIRIGE LA BUROCRAZIA PERCHE' FA RISPARMIARE SOLDI CHE VANNO A FINIRE NEI PREMI DEI DIRIGENTI VENDUTI.E ANCHE IN CASO DI PROTESTA DURA OGNI DANNO E' SCARICATO SUL CONTRIBUENTE, CIOE' SUL LAVORATORE STESSO.MA ALLORA I LAVORATORI DEVONO STARE FERMI E SUBIRE? NO, DEVONO SEMPLICEMENTE CAMBIARE IL MODO DI COMBATTERE,COLPIRE I VERI RESPONSABILI DELLA LORO CONDIZIONE E ANDARSENE DAI VECCHI SINDACATI ("CONFEDERALI", "AUTONOMI "E "ANTAGONISTI") DIRETTI DA VECCHI E NUOVI TROMBONI IN DIVISA DA TRIBUNO DELLA PLEBE CHE, COME ACCADE PER I GENERALI DEGLI ESERCITI IN DECADENZA, SANNO SOLO ORGANIZZARE PARATE (GLI SCIOPERI) A USO E CONSUMO DELLA AUTOCONSERVAZIONE DEL PROPRIO RUOLO E DEI PROPRI PRIVILEGI.NON C'E' NULLA DI PIU' PREZIOSO DEL PROFITTO PER L'IMPRENDITORE PRIVATO E DELLA INTOCCABILITA' DELLA POLTRONA PER CHI COMANDA LA BUROCRAZIA.PORTAFOGLIO E CADREGA:E' LI' CHE BISOGNA COLPIRE!PERCHE' I VOSTRI "SINDACALISTI" NON LO FANNO GIA'?POSSIBILE CHE NON L'ABBIATE CAPITO?PERCHE' FANNO FINTA DI DIFENDERE VOI MA, DI NASCOSTO, PER AVERE FAVORI PER SE' STESSI, SI METTONO D'ACCORDO PROPRIO CON I VOSTRI PADRONI O I VOSTRI DIRIGENTI.SI CHIAMA "SINDACALISMO ALL'ITALIANA": CAPISCI AMME'!

                                          (nella foto: il Sen. Prof. Pietro Ichino)

dal sito del Sen. Prof. Pietro Ichino
http://www.pietroichino.it

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SCIOPERI CHE HANNO SEMPRE MENO SENSO

RIFLESSIONI DOPO ALCUNI SCIOPERI FALLITI, DALLA RAI ALLA MASERATI, DALLA SPEZIA A GRUGLIASCO
Intervista a cura di Alberto Brambilla, pubblicata su Il Foglio il 18 giugno 2014
Da forma eccezionale di protesta libera dei lavoratori che fu, secondo la concezione originaria dei padri costituenti, lo sciopero si è ridotto a una forma di contestazione anacronistica e inefficace, quando si parla di manifestazioni aziendali, rituale e impopolare, quando si parla di servizi pubblici. Gli “scioperi all’ultimo minuto”, “quelli dell’ultima ora (prima della chiusura)”, quelli “per allungare il weekend” (del venerdì o del lunedì nei trasporti locali) sono per la grande maggioranza riti logori con cui il sindacato “manifesta debolezza, mostrando di non saper dare segni di vita diversi da questo e più producenti”. La pensa così Pietro Ichino, giuslavorista, senatore di Scelta civica, ex Pd. A sollevare la riflessione è il caso dello stabilimento Fiat di Grugliasco dove lunedì la Fiom ha realizzato uno sciopero di un’ora per protestare contro i turni e le condizioni di lavoro concordati tra Fiat e gli altri sindacati firmatari del contratto aziendale (Fiom quindi esclusa) per fare fronte alla crescente richiesta di Maserati lì prodotte. Evento “assolutamente incomprensibile”, ha risposto Fiat con un duro comunicato, in uno stabilimento “che sta creando posti e opportunità di lavoro”, rianimato dopo sette anni di fermo e diventato il perno del rilancio globale di Fiat-Chrysler con la promessa di un miliardo di euro di investimenti da parte dell’ad Sergio Marchionne. Il successo numerico dello sciopero è discusso. Per Fiom avrebbe raggiunto picchi del 30 per cento di adesioni in certi reparti. Per Fiat solo dell’11 per cento, con 11 vetture prodotte in meno. Anche dal punto di vista della Fiom il risultato è “contropruducente”, dice Ichino: tanto che il segretario Maurizio Landini “farà bene a considerare che da esiti come questo viene confermata la debolezza del suo sindacato, intesa come capacità di raccogliere un consenso maggioritario, ma anche come capacità di sintonizzarsi con un nuovo sistema di relazioni industriali non più corrispondente al paradigma anacronistico dell’antagonismo tra imprenditore e lavoratori”. In uno stabilimento dove la Cgil – èra pre-Marchionne – aveva una percentuale bulgara, un sondaggio Fiom della settimana scorsa ha ricevuto solo per il 20 per cento di adesioni (476 su 2.000 schede distribuite) con un lavoratore su tre che si diceva rappresentato anche dalle altre sigle. “Lo sciopero è efficace se dimostra la volontà dei lavoratori di manifestare il proprio consenso con le scelte del sindacato. Negli anni Settanta si scioperava magari solo per un quarto d’ora al fischio del delegato sindacale, e si fermavano tutti: era il segno della forza organizzativa del sindacato, della sua piena presa sui lavoratori”. Perché la conflittualità persiste nonostante un contratto aziendale che, in teoria, dovrebbe ridurla? “Quando si esprime nella forma dello sciopero, la riduzione della conflittualità non è determinata dallo spostamento della contrattazione dal centro alla periferia, ma dalla contesto di piena dall’esposizione dell’impresa alla concorrenza globale”, dice Ichino.
“Soprattutto se le imprese operano in un contesto globale perché i lavoratori percepiscono che se si indebolisce l’azienda si fa un regalo ai competitor – dice Ichino, d’altronde la competizione per Fiat si sente: le immatricolazioni europee sono in ripresa ma a ritmi più contenuti rispetto ai concorrenti – e perciò, a maggiore ragione, nel vedere l’inefficacia di uno sciopero un lavoratore potrebbe i lavoratori tendono dunque a preferire un giorno di paga a uno di protesta inefficace”. Così è andata con lo sciopero mancato di Pasquetta in un ipermercato di La Spezia: i dipendenti hanno lavorato snobbando la chiamata della Cgil, altro caso clamoroso. Ma tra mobilitazioni numericamente esigue e successo discutibile che senso ha lo sciopero nel XXI secolo? “Per i padri costituenti era un’arma estrema, eccezionale. Poi, negli ultimi quarant’anni lo sciopero ha subito una degenerazione – dice Ichino –; è quasi scomparso dal settore manifatturiero per diventare una forma di lotta utilizzata quasi esclusivamente nel terziario, in quello dei servizi e soprattutto nei trasporti. E qui la sua efficacia si esprime non tanto nel produrre un danno al datore di lavoro – il quale anzi trae sovente un vantaggio economico dallo sciopero, vedi le aziende del trasporto pubblico locale che nel giorno di stop non hanno usura dei mezzi né consumo di carburante – quanto nel produrre un danno alla cittadinanza, finalizzato a una pressione sui poteri pubblici”. E’ qui che la protesta ha perso Perdendo il “carattere di eccezionalità”, la protesta ha “assunto frequentemente un carattere marcatamente opportunistico, con il grave issimo difetto di confondere tutti nel gruppo degli scioperanti, tra chi vuole solo approfittare di un weekend lungo e chi invece manifesta reale consenso alle istanze sindacali”. Ciò ha tolto allo sciopero “il valore morale che originariamente aveva e ha isolato il sindacato suscitandogli contro l’ostilità dell’opinione pubblica prevalente”. Com’è stato nel caso dei tagli governativi alla Rai con la retromarcia del sindacato dei giornalisti, l’Usigrai, da una protesta impopolare che ha diviso i confederali (Cgil e Uil intransigenti, Cisl dialogante). Quale altra forma di contestazione allora? “Non ci si deve preoccupare troppo se lo sciopero perde il carattere della ‘normalità sindacale’ che ha assunto negli ultimi decenni, recuperando la natura eccezionale che deve essergli propria”, dice Ichino. “La negoziazione delle condizioni di lavoro deve basarsi sulla ‘madre di tutte le sanzioni’ di cui i lavoratori dispongono: la minaccia di porre la loro professionalità al servizio di altri. Usare il mercato del lavoro minacciando efficacemente non lo sciopero, che distrugge ricchezza e fa danno anche agli scioperanti stessi, ma l’ingaggio di un imprenditore diverso. Nell’economia globalizzata questo è diventato sempre più a portata di mano, quando c’è un sindacato che sa fare il proprio mestiere.
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lunedì 29 ottobre 2012

PUBBLICO IMPIEGO, BUONUSCITA: DOPO CAROSELLO IL GOVERNO MANDA A DORMIRE I SINDACATI

Il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto legge riguardante la questione del prelievo illegittimo del 2,5% ai fini della buonuscita a far data dal 1° gennaio 2011.
Con esso il Governo ha dato attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012, abrogando l’articolo 12, comma 10 del Decreto Legge n. 78/2010 e facendo tornare così la buonuscita dei dipendenti pubblici al regime del TFS, più vantaggioso del calcolo del TFR introdotto nel 2010.In parole povere: non ci sarà nessuna restituzione di denaro (chi aveva prenotato una vacanza alle Maldive è meglio che dia disdetta).
Quindi a tutti quei sindacati che avevano tratto spunto per preannunciare ricorsi (ovviamente non a carico loro ma dei lavoratori) , alzare un polverone e ritrovare una identità perduta, è stato infilato velocemente e dolcemente qualcosa di consistente nel posto che tutti immaginiamo.
La domanda che si fanno tutti, ora, nel pubblico impiego, è: cosa potrà tenere svegli i sindacati, visto che i contratti sono bloccati da e per anni, le retribuzioni sono da fame ma non potranno essere aumentate in nessun modo perchè i sindacati da trent'anni hanno accettato una finta contrattazione che pone un limite superiore agli incrementi legato alle risorse stanziate dalle Leggi di Stabilità (e, per molto tempo, no Martini no party, ossia: no soldi no aumenti), da anni i Ministri della Funzione Pubblica incontrano i più grandi sindacati solo per comunicare le loro decisioni, le RSU sono belle ma inutili, perchè non contano nulla, all'inizio degli anni '90 i sindacati dettero il via libera alla costituzione di una dirigenza strapagata, sperando di avere qualcosa in cambio (in realtà - ed è la sola cosa che tiene in vita i sindacati rappresentativi del Pubblico Impiego- distacchi e permessi sindacali). In effetti quelli, oltre alla mano,  si sono presi il braccio, costituendo una casta di semi-dei, più potente dei politici (questi ultimi vengono e vanno) loro invece restano tutta la vita (e oltre?) e per prima cosa hanno piallato con lo strumento disciplinare quelle punte, nel sindacato ma anche nel personale, che potevano loro dare fastidio.Da ultimo sta per essere abbattuto l'ultimo tabù: il licenziamento (preceduto da mobilità al 60% dello stipendio) dei pubblici dipendenti che andrà avanti nelle amministrazioni più deboli (e a più alta numerosità e diffusione sul territorio) innanzitutto e, in quelle più forti, verrà di molto attenuato (e, subito dopo, coi risparmi attuati, verranno indetti "concorsi" per assumere figli e nipoti al posto degli epurati).
E il sindacato? Serve, serve (altrimenti c'è il rischio che qualcuno di poco gradito occupi quegli spazi). Ma i sindacalisti devono essere educati, silenziosi, bravi, buoni e pettinati. E dire sempre di sì.
Se qualcuno si agita troppo (come è avvenuto in questi giorni per la questione della buonuscita) poco male. Il piccolo fuori programma (il Carosello) è finito quindi...tutti a dormire!

venerdì 5 ottobre 2012

BUCO INPS/INPDAP: GLI INDIANI FORNEROS ASSEDIANO FORT WELFARE

UNA GIGANTESCA CAMPAGNA PUBBLICITARIA PER I FONDI PENSIONE COMPLEMENTARI DEL PUBBLICO IMPIEGO?
L'accorpamento dell'Inpdap provoca nel bilancio INPS un buco 6 miliardi di euro di disavanzo finanziario e oltre 10 miliardi di deficit patrimoniale.
In realtà era stato col decreto “Salva Italia” inglobato dallo stesso Inps, allo scopo di ottenere consistenti risparmi sui costi amministrativi e del personale (20 milioni di euro già nel 2012).
Il Governo assicura che verrà coperto dai trasferimenti statali.
E' opportuno richiamare le ragioni di tale situazione:
la prima deriva da un artificio contabile che è stato adottato nei decenni scorsi per non incidere troppo sul debito pubblico.   Di regola, infatti, gli enti dello Stato devono versare all'Inpdap i contributi pensionistici dei propri dipendenti. Questi trasferimenti di denaro, però, sono stati classificati dal punto di vista contabile come anticipazioni di tesoreria e non come versamenti previdenziali, in modo da non accrescere troppo il debito pubblico. Il che ha trasformato l'Inpdap da ente creditore dello Stato centrale a ente debitore. Dalla riforma Dini del 1996 al 2007 non c’è stato alcun controllo sui contributi dovuti allo Stato dallo Stato per i propri dipendenti. Tanto, quando le uscite superavano le entrate, lo Stato provvedeva attraverso la Gias, cioè i trasferimenti a sostegno della gestione assistenziale, che nel 2011 sono stati pari a 83 miliardi di euro (-243 milioni rispetto al 2010).
Ma più importanti sono le cause strutturali. Negli ultimi 6 anni, infatti, la spesa sostenuta dall'Inpdap per pagare le pensioni dei dipendenti pubblici è cresciuta  di oltre il 30%: dai 48 miliardi di euro del 2006 si è passati agli oltre 62,6 miliardi del 2012.
Le entrate dell'istituto derivanti dall'incasso dei contributi non hanno registrato lo stesso aumento: dai 48 miliardi di euro del 2006, si è passati a 57,8 miliardi (+20%) nel 2012. Per questo, la gestione finanziaria dell'Inpdap  risulta oggi negativa per quasi 5 miliardi, a cui va aggiunto un ulteriore passivo di oltre 1 miliardo per altre voci di bilancio.
La colpa di questo squilibrio va imputata soprattutto al blocco del turnover in molti uffici. A causa di questo tentativo di ottenere consistenti risparmi sui costi nella pubblica amministrazione è cresciuto il numero dei dipendenti statali a riposo ed è diminuito quello del lavoratori attivi che versano i contributi.
Un'altra motivazione: tra il 2001 e la fine del 2010, l'importo medio delle pensioni degli ex-dipendenti statali è cresciuto a un ritmo ben più sostenuto rispetto al tasso di inflazione. Mentre il caro-vita è salito nel complesso di circa il 20% in un decennio, nello stesso periodo gli assegni medi percepiti dagli iscritti all'Inpdap sono aumentati di oltre 10 punti in più, cioè di circa il 30%.Ormai si fa avanti l'ipotesi di consistenti tagli. Non delle pensioni già maturate dai lavoratori statali, che rappresentano dei diritti acquisiti, bensì dei numerosi servizi accessori che l' Inpdap eroga ogni anno ai propri iscritti: dai prestiti a tasso agevolato alle borse di studio per i figli, le residenze per gli anziani.Stando al bilancio 2011 dell’Inps, le uniche gestioni amministrate in attivo sono quelle dei commercianti, dei parasubordinati e dei lavoratori delle Poste. Da molto fastidio considerare che se le aziende private si comportassero allo stesso modo di quanto ha fatto il contribuente-Stato, l’INPS fallirebbe subito. E nessuno però andrà in galera per questo. Attenzione: il disavanzo di 10 miliardi si riferisce al solo 2012, per cui in un triennio il “buco” salirebbe a 30 miliardi, mettendo a rischio il patrimonio netto dell’INPS. Questo, ripetiamo, per il blocco del turn over e per la probabile riduzione di 320.000 lavoratori nel pubblico impiego derivante dalla spending review, con i pensionamenti in deroga alla legge Fornero e con la mobilità forzata, che determinerebbero una diminuzione delle entrate contributive a fronte di un momentaneo aumento della spesa pensionistica.
Noi temiamo che si stia avvicinando, purtroppo, una stangata per le pensioni future dei precari, un altro pesante intervento sulle pensioni. Nel cielo poi iniziano a volteggiare gli avvoltoi dei fondi di previdenza integrativa del pubblico impiego (finora un flop) in cui sappiamo fare la parte del leone banche e CGIL-CISL-UIL. Il can-can sul buco INPS-INPDAP, dunque, è leggibile anche come una campagna di marketing per i fondi pensione complementari,in fase di rilancio proprio in questi giorni? Dal valore miliardario?
Cari lavoratori, dateci forza (noi faremo il possibile) perchè questa potrebbe essere l'ultima battaglia prima della estinzione di un Welfare credibile nel nostro Paese (finora tutto pagato da voi).

lunedì 1 ottobre 2012

2012: FUGA DAL PURGATORIO DEGLI ESODATI SOLO PER 950 ESONERATI DEL PUBBLICO IMPIEGO


L'ASSURDA VICENDA DEGLI ESODATI STA INTERESSANDO ANCHE UNA PARTE DEI LAVORATORI PUBBLICI, GLI “ESONERATI”: CORSA AI SOLI 950 POSTI DISPONIBILI.

La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha accolto la proposta del Pd di calendarizzare per l'Aula, il prossimo 8 ottobre, la proposta di legge AC 5103 a prima firma dell'ex ministro Cesare Damiano, approvata dalla commissione Lavoro prima della pausa estiva con voto unanime di tutti i gruppi .Tale proposta è rivolta a consentire a tutti i cosiddetti esodati (in un arco temporale che arriva fino al 2019) di andare in pensione con i requisiti in vigore prima dell'approvazione della riforma Fornero. Intanto il ministero del Lavoro ha fissato in 65.000 il numero dei lavoratori salvaguardati dalle nuove norme che regolano il sistema pensionistico, introdotte dalla riforma Monti. Per tutti gli altri, a partire dal 1° gennaio 2012, sono richiesti nuovi requisiti di età e di contribuzione per poter accedere alla pensione.

Entro il 21 novembre 2012, alcune categorie di lavoratori dovranno presentare la domanda per rientrare nella graduatoria dei 65.000 salvaguardati.

Tra questi, dovranno fare domanda di accesso alle liste gli esonerati dal pubblico impiego . Per loro sarà necessario presentare una richiesta apposita entro e non oltre il 21 novembre 2012, alla direzione territoriale del lavoro che comunicherà all’INPS l’effettiva esistenza dei requisiti necessari per rientrare nella platea dei derogati.
(In data 6 luglio 2012 un ulteriore provvedimento legislativo, il D. L. n. 95/2012 ha esteso la platea dei salvaguardati.L’art. 22 della disposizione ora all’esame del Parlamento, amplia la platea dei soggetti destinatari della salvaguardia nel limite numerico di altri 55.000.Per l’attuazione della disposizione di cui sopra è prevista l’adozione di un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge
n. 95 .In tale decreto saranno contenute le modalità di attuazione della
salvaguardia dei soggetti interessati che consentiranno all’Istituto di
provvedere al monitoraggio della platea dei soggetti interessati.)

Stiamo parlando degli

“ESONERATI “lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 hanno in
corso l’istituto dell’esonero dal servizio di cui all’articolo 72, comma 1,
del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni
con legge 6 agosto 2008, n. 133. In base al DECRETO
           INTERMINISTERIALE ATTUATIVO ARTICOLO 24 COMMA
15 LEGGE 214/2011 Il criterio per la definizione della platea è il seguente:
”Esonero in corso al 4/12/2011 ovvero provvedimento di concessione
emesso ante 4/12/2011”
Come precisato dall'INPS: “Il contingente numerico per questa tipologia
di soggetti è stato determinato in 950 unità.Per tale categoria il criterio
ordinatorio del monitoraggio delle disponibilità nel plafond assegnato
alla categoria è quello della data di inizio dell’esonero dal servizio.
Al riguardo, qualora gli interessati si rivolgano presso le Strutture INPS,
 si dovrà preliminarmente verificare se il lavoratore sia iscritto presso la
Gestione ex INPDAP o presso il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti
o forme sostitutive dello stesso.Nella prima ipotesi, l’operatore della Sede
Inps, avrà cura di contattare la Struttura Gestione ex INPDAP fornendo
alla medesima i dati relativi alla posizione dell’interessato al fine di
consentire a quest’ultima di fissare un appuntamento per fornire
consulenza al soggetto.La Struttura Gestione ex INPDAP, un volta
           effettuata la verifica dei requisiti utili per l’inclusione dei
soggetti in parola nel monitoraggio ed acquisita la comunicazione
di accoglimento – da parte della Direzione Territoriale del Lavoro
competente - della richiesta di accesso ai benefici in parola, dovrà
fornire alla sede INPS ogni utile informazione per valutare se
           l’interessato possa essere inserito nella graduatoria dei
potenziali destinatari della c.d. salvaguardia.”

Solo 950 tra gli esonerati quindi potranno sfuggire per il momento
al purgatorio degli esodati. Gli altri? Come AGL Pensionati
lotteremo per spingere il Governo a dare certezze anche a loro.


ALPENS

giovedì 27 settembre 2012

SCIOPERO LAVORO PUBBLICO 28/9/2012: LE RAGIONI DEL "NI"

In merito allo sciopero di domani non ha poi molto senso precisare se si aderisca o meno, se sullo stesso si sia o meno d'accordo. Perchè ogni lavoratore è libero di decidere con la sua testa. Semmai può essere utile fare qualche considerazione sul momento nel quale questa iniziativa di CGIL e UIL si colloca. Al momento in cui scriviamo, solo la CONFSAL ha deciso di aggregarsi, seppur separatamente.
La CISL è stata contraria sin dall'inizio, UGL e CISAL si sono tirate indietro all'ultimo momento, il sindacalismo di base per lo più contesterà gli organizzatori ma certamente non si farà scappare l'occasione per presentarsi in spezzoni dei cortei, costituendo essi comunque momenti di “conflitto”.
Chi ha iniziato a seguirci da un po' di tempo sa già cosa noi pensiamo dello strumento sciopero. Lo consideriamo controproducente nel settore pubblico (non procura danni ma solo guadagni alla Amministrazione controparte, è noto infatti che nella PA non si crea profitto), irrilevante nel privato, purchè lo stesso non sia ad oltranza fino al raggiungimento dell'obbiettivo.
Ci potrebbero domandare, allora, quale sia l'alternativa, là dove ci sia l'esigenza di lottare?Nella P.A. : campagne informative verso l'opinione pubblica su fatti e comportamenti di singole Amministrazioni e dirigenti che solo chi è all'interno della PA può conoscere. Nel privato, appunto, lo sciopero ad oltranza. Si fanno provviste e si smette di lavorare.
Ma in entrambi i casi, la condizione è che le iniziative si decidano, organizzino e attuino assieme, da parte di tutti i lavoratori, tramite le rappresentanze comunque esistenti. Non è opportuno agire da minoranze, poiché se la maggioranza decide di non protestare vuol dire che c'è un problema ossia che i lavoratori vogliono altro, nei contenuti e nei metodi.
Il concetto che uno sciopero possa “incidere sull'azione del governo” è, in questo quadro istituzionale, sbagliato. Per il semplice motivo che ad incidere sul governo devono essere i partiti, attraverso l'azione parlamentare o, al limite, con la competizione elettorale. Ma i partiti non si interessano di ciò, per cui dal mondo del lavoro occorre supplire a questa assenza. Ma non è giusto neppure che tutto si blocchi per l'ignavia e l'irresponsabilità dei partiti. Pertanto non solo deve essere messo in discussione il concetto di sciopero ma anche quello di “autonomia” dei sindacati dalla politica e dai partiti. Sappiamo che questa autonomia non c'è, che la politica in realtà influenza i sindacati che avrebbero forza economica e elettorale per ribaltare il rapporto. Ma non usano questa forza perchè i partiti hanno imposto loro di essere “autonomi” quindi impotenti rispetto alla politica stessa. La soluzione? Un partito dei lavoratori dipendenti? Non avrebbe successo, ricalcherebbe l'esperienza del partito dei pensionati. Sarebbe meglio invece cambiare proprio modello (sarebbe ora), passare a un assetto di tipo (da adattare all'Italia) anglosassone in cui vi è uno stretto legame , dichiarato, trasparente, alla luce del sole, tra partiti e sindacati. Non si vuole farlo? Pazienza, allora vuol dire che i lavoratori e la parte migliore del sindacalismo italiano hanno la vocazione alla sconfitta. D'altronde, che fine farebbero le associazioni di beneficienza (al cui interno a volte si gestiscono milioni di euro) se improvvisamente sparissero i bisognosi? Occorre quindi comprendere come vanno le cose. Il nostro sindacato è l'unico in Italia che non prevede l'incompatibilità tra cariche politiche e cariche sindacali. Perchè se si vogliono servire i lavoratori lo si può fare contemporaneamente e in maniera trasparente su entrambi i versanti. In Italia non si puo? Semplice, perchè uno alla luce del sole fa il sindacalista ma al buio il politico. Oppure, all'aperto il politico, ma segretamente, il lobbista di pezzi del potere pubblico (con il relativo esercito di dipendenti) o di quello privato.
Con questa scusa che la colpa non è dell'Amministrazione, ma della politica, la politica ribatte che occorre prendersela con la maggioranza governativa, la quale si difende affermando che non ha potere. Ma chi consente a dei non eletti di governare? Alcuni partiti che però, guarda caso non sono la controparte di questo dichiarato sciopero, se non per una allusione costante agli sprechi e ai costi della politica. Grande fesseria (se intesa come misura risolutiva) perchè innanzitutto anche abolendo quei costi non risparmieremmo quanto occorre ad esempio per sbloccare i rinnovi contrattuali del settore pubblico e poi perchè se con la politica non si potesse guadagnare quanto occorrente a far fronte ai costi neppure i frati si impegnerebbero per il bene comune. E poi un piccolo particolare: un parlamentare è eletto dal popolo (seppur in alcuni casi, con il porcellum, nominato dalle gerarchie partitiche, le quali però hanno interesse alla presentabilità elettorale dei singoli, pena la trombatura della lista), un dirigente invece (che rimane anche quando cambiano i ministri e che è quello che in realtà comanda a vita in un ramo della PA) ha solo vinto un “concorso” (vogliamo parlare dei concorsi italiani?). E noi, quando si parla di interesse pubblico (ad esempio relativamente ai risparmi da attuare nella PA) non possiamo porre sullo stesso piano questi due soggetti: pendiamo dalla parte di colui che ha avuto (anche se in maniera tortuosa) i voti della gente, con una faccia conosciuta, non di chi magari, a nostra insaputa, è sul libro paga di chi sa chi e di cui non conosceremo mai il volto). Ecco perchè noi come sindacato (unici in Italia) siamo per lo spoils system e per la magistratura elettiva, ad esempio. La cosa non ci rende popolari? Pazienza, accomodatevi, andate avanti con questi “sindacati” che hanno “vinto” il blocco per 7 anni dei rinnovi contrattuali.La Camusso pertanto (per fare un esempio, ma vale per le altre sigle) lasci perdere il povero Monti, che è solo un esecutore del potere bancario e se la prenda con Bersani, chiedendogli conto di che diavolo stia combinando in quella maggioranza. Invece di chiedere a Marchionne quali siano i modelli previsti da FIAT (e Marchionne fa bene a tenere segreto ciò per non avvantaggiare la concorrenza) chieda a Bersani (che, piccolo particolare, è già stato per anni Ministro dello Sviluppo Economico) che modello di società e economia realizzerà se vincerà le elezioni.E visto che siamo a dirci la verità su tutto, sarebbe ora che non i sindacati ma i singoli lavoratori italiani (soprattutto quelli pubblici) ci facessero capire, se veramente la situazione per loro è così grave, perchè la propria combattività è ai minimi termini nell'Occidente capitalistico. Ci rifiutiamo di credere che si rinunci a difendere appieno la propria dignità solo perchè le banche tengono il cittadino per i cosiddetti ricattandolo sul mutuo della casa. Perfino in Cina si stanno ribellando, ma sul serio e non con un rituale sciopero generale di un giorno. Non si capisce perchè in Italia questo non avvenga. E qui la colpa non è della Camusso, persona in buona fede che come tanti sindacalisti (e politici) ha dedicato la vita a interessi superiori rispetto a quelli personali. Non si ritiene di ribellarsi oltre certi limiti? Anche qui, pazienza. Quando sarete pronti, cari lavoratori italiani, fateci un fischio.Almeno Bonanni e Centrella su questo sono coerenti. Preso atto della volontà della maggioranza dei lavoratori pubblici di evitare realisticamente il peggio e di non pensare, per una volta, altro che a se stessi, accontentandosi di non perdere il posto e di vivere con uno stipendio da fame, hanno tratto spunto dal segnale fornito da Patroni Griffi qualche giorno fa e si sono dichiarati disponibili a trattare, seppur in posizione di debolezza e svantaggio, per riaprire quegli spazi di contrattazione che fino a ieri sembravano addirittura appartenenti alla preistoria.
In ogni caso, a parte queste considerazioni, rispettiamo entrambe le opinioni, auguriamo agli scioperanti un buon successo della loro iniziativa e apprezziamo anche la posizione di chi coerentemente e in buona fede è convinto dell'inutilità (e della dannosità) dello sciopero in presenza comunque di un avvio di dialogo.
Come AGL (questo il senso del nostro intervento) riteniamo però di non concordare né con l'una né con l'altra posizione. Noi pensiamo solo al futuro (ormai il presente è compromesso) Va recuperato nel merito un coordinamento tra le espressioni rappresentative dei lavoratori, eventuali future iniziative dovranno, quanto meno nel metodo, essere di spirito unitario per essere incisive.
Quello che secondo noi è evidente (e più importante, altro che lo sciopero o la trattativa con Patroni Griffi, con Marchionne o con Monti) è che questo modello sindacale non solo è in crisi ma ha perso e che occorre ripensare (pur nel rispetto di una gloriosa storia di lotte) al modo di essere del sindacato nella società e nella politica italiana. Nell'esclusivo interesse dei lavoratori.

giovedì 16 agosto 2012

OBAMA REGOLARIZZA IN USA I GIOVANI LATINOAMERICANI A "COSTO ZERO" PER LO STATO FEDERALE. IN ITALIA? SANATORIA "A COSTO LORO" (CIOE' DEI LAVORATORI DELLA P.A. CHE VERRANNO UTILIZZATI)



L'aveva propugnato. Gli avevano messo i bastoni fra le ruote ma, alla fine, ci sta riuscendo.
http://www.diariodelweb.it/Articolo/Mondo/?d=20120814&id=259072
Qualcosa dovremmo imparare dagli USA. Ad esempio che è assurdo affidare alla Polizia il rilascio dei permessi di soggiorno e alle Direzioni Territoriali del Lavoro l'esame delle condizioni economiche del richiedente, costringendo tanti agenti e funzionari a un lavoro alla scrivania e trascurando compiti, sulla strada, di mantenimento dell'ordine pubblico e di ispezioni sul lavoro.Un'Agenzia Civile, ecco una idea semplice semplice da considerare con attenzione. E poi, soffermandosi sulla chiara destinazione dei soldi che ogni interessato verserà allo Stato Federale per la copertura dei costi amministrativi, in modo che questa operazione non costi un dollaro all'Erario, il pensiero corre, passando all'Italia, sulle motivazioni che hanno portato alla recente sanatoria stranieri e alla destinazione di quei soldi. E' indicativo il fatto che finora non sia stato definito dal Governo italiano se i lavoratori della Polizia, a fronte dell'ulteriore carico di lavoro che gli cadrà addosso, vedranno riconosciuti economicamente questi sforzi. Rischiamo quindi di inventare in Italia un "costo zero" di seconda generazione , che potremmo denominare "costo loro" (cioè dei lavoratori). Viene il fondato dubbio che questa che in Italia si sta per preparare sia una gigantesca operazione di cassa a danno di quei poveri cristi che per colpa non loro sono inafferrabili al Fisco, a vantaggio delle necessità impellenti di una Maggioranza che ancora non ha capito che la via per uscire dalla crisi non è quella di nuove tasse (perchè si rischia di uccidere l'economia, la ripresa, la crescita, creando nuova disoccupazione) ma della riduzione della Spesa "intoccabile" (e qui ci siamo capiti). E nessuno, a livello sindacale, pone la domanda: quanti soldi, di quelli che percepirà lo Stato, saranno previsti per i lavoratori che verranno utilizzati nella sanatoria?