Nel prendere atto dell'esito della trattativa
Sindacati-Governo-Alitalia-Etihad, ci sembra necessario esplicitare
il nostro punto di vista.Si tratta di scelte dolorosissime ma ora che
il disastro è conclamato, occorre sforzarsi di pensare a come se ne
esce, alle prospettive.Cominciamo dai punti fermi. Alitalia è
tecnicamente fallita dal 2008. Il fatto che il settore non sia in
crisi ma in espansione aggrava il giudizio negativo sul passato, sui
Capitani coraggiosi e sulla CAI. Più che di una privatizzazione,
dati i connotati statalisti e clientelari della grande imprenditoria
italiana, sarebbe più corretto parlare di una nazionalizzazione
strisciante condotta da sostanziali burocrati mascherati da grandi
imprenditori (solo sulla carta).Se una nazionalizzazione mascherata
non ha risolto nulla ma solo aggravato, figuriamoci cosa avverrebbe
con una nazionalizzazione vera con uno Stato che in Italia è ben
diverso (e meno credibile) da quello di paesi vicini più seri del
nostro. Quindi torniamo alla necessità di un processo di entrata in
scena di privati veri . Costoro esistono ma solo all'estero. E non a
caso il salvataggio vede protagonisti gli Arabi.E' tutt'altro che una
svendita ma un vero e proprio colpo di fortuna che le strutture
aeroportuali italiane siano così interessanti e importanti in quelle
strategie. In caso contrario l'Italia (e l'Alitalia) non avrebbe
avuto scampo. Quindi il fallimento c'è e la crisi è verissima, con
la precisazione che è crisi dell'imprenditoria italiana in questo
come in altri settori.Come se ne esce? Non certo, come propone la
CGIL, con un massiccio ricorso alla Cassa Integrazione. La vicenda
degli esuberi Alitalia del 2008 dimostra come non serva a nulla non
recidere il cordone ombelicale tra la vecchia azienda e lavoratori
che mai e poi mai potranno ritornare a lavorarvi.Si rimanda solo il
problema e, facendo trascorrere inutilmente anni, si compromette la
possibilità di ricollocazione di quei lavoratori. Anche i sindacati
antagonisti sono incapaci di uscire da una prospettiva
assistenzialistica. Ma che razza di proposta è quella di non
rinnovare il contratto perchè è meglio destinare le risorse in più
a chi perde il lavoro piuttosto che aumentare lo stipendio a chi
continua a lavorare? E' offensivo considerare i lavoratori degli
accattoni senza speranza che debbano razionarsi i viveri. Così si
alimenta solo la disperazione, quando dovrebbe porsi l'accento su
quelle che potrebbero essere le possibilità di reimpiego nel caso in
cui si ponessero gli Arabi nelle migliori condizioni per realizzare i
loro progetti in Italia, che, secondo tutti gli analisti,
reinserirebbero il nostro Paese nella serie A mondiale del traffico
aereo.Ecco forse perchè gli Arabi non ne vogliono sapere di avere a
che fare con questi sindacati: perchè sono sindacati mummificati che
non sanno concepire il lavoratore in difficoltà che come uno
zombie.E' molto intreressante la sperimentazione del contratto di
ricollocazione perchè potrebbe essere, se accompagnata da un sistema
di sostegno al reddito un pò più robusto dell'attuale nel passaggio
da un lavoro all'altro, una soluzione anche per altre crisi. Certo
non è così semplice. Occorrerà vigilare (e a questo dovrebbero
servire i sindacati) sulla corretta applicazione degli
accordi.Riguardo ai contratti di solidarietà, per esempio, è
importante che si sappia che, data la pesante decurtazione della
retribuzione che comportano, gli stessi non sono a lungo sostenibili.
E' una sciocchezza chiedere, come fa la CGIL, l'impegno di Etihad a
mettere nero su bianco quali aziende private assorbiranno una parte
degli esuberi e quale numero di lavoratori ognuna assumerà. Non
viene chiesto in nessuna parte del mondo. Va invece incalzato il
soggetto pubblico perchè questa parte dell'accordo venga seguita con
attenzione nel tempo. E' una occasione importante per capire se
questa Amministrazione del Lavoro abbia ancora un ruolo nelle
politiche attive del lavoro o se invece, come pensano in molti, sia
ora che chiuda affidando queste attività a soggetti privati più
motivati e meno dispendiosi (e dannosi).Contrariamente a quel che si
pensa comunemente in Italia il lavoro c'è, nuovi contratti comunque
in tanti settori si stipulano. Il problema è che non funzionano i
processi di aggiornamento, riconversione e riqualificazione della
manodopera e che i giovani vengono male indirizzati e condizionati
culturalmente, col risultato che la domanda intercetta con difficoltà
l'offerta di lavoro.E proprio i sindacati sono i principali
responsabili, per loro arretratezza, del lavaggio del cervello ai
danni di milioni di lavoratori, anche loro associati. E poi la
riforma del lavoro.Il Jobs Act slitta a settembre.Non sarebbe ora che
il Governo, oltre che fare l'infermiere nelle trattative, cogliesse
l'occasione per dialogare con un soggetto che vuole e sta per
investire in Italia per farsi spiegare concretamente quali tipi di
contratti di lavoro sarebbero più incentivanti per una espansione
occupazionale?Chissà che non ne esca fuori qualcosa di più
entusiasmante di quanto appena avvenuto per il contratto a tempo
determinato, per il quale le cure in laboratorio del governo sono
servite a poco o nulla?
Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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venerdì 18 luglio 2014
CRISI ALITALIA, INGRESSO ETIHAD, ESUBERI. DOPO ESSERCI STRACCIATE TUTTE LE VESTI, VEDIAMO SE PUO' ESSERE UNA BUONA OCCASIONE
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domenica 24 febbraio 2013
ROTTAMAZIONE ANCHE NEI SINDACATI?
E' apprezzabile che anche in una fase
così critica per il mantenimento del buon senso, come può essere
quella degli ultimi giorni di campagna elettorale, si sia
impertubabilmente riusciti a continuare il dibattito sulla riforma
del mercato del lavoro. Tutti hanno la loro ipotetica soluzione a
valere per il periodo che, a loro dire, ci separa dalla fine della
crisi e dalla ripresa, alla faccia di chi pensava finalmente arrivata
la fine del capitalismo. Quando si dice avere la capacità di
guardare nel medio-lungo... E' lecito però porsi un dilemma,
affrontato, per altri versi, di recente, nel dibattito pre elettorale
interno ai due maggiori schieramenti politici: quello della necessità
di una rottamazione della vecchia classe politica, non solo di
governo ma anche interna ai partiti. Ci si domandava: ma come possono
essere credibili le proposte di chi da decenni ha avuto la
possibilità di tradurle in realtà e non l'ha fatto?
Stesso tipo di interrogativo verrebbe
da porsi con riferimento agli attuali leader sindacali datoriali e
dei lavoratori. Ossia: ma questa gente finora cosa ha fatto? Imprese
e lavoratori fanno bene ad affidarsi a loro? Si potrebbe rispondere
che alcuni di loro sono di recente nomina. Forse sì ma, guardando le
loro carriere, sono stati sempre in seconda fila , subito alle spalle
dei rispettivi leader del passato e, comunque, è risaputo che a
livello sindacale le responsabilità sono più condivise poiché le
carriere durano più a lungo, a differenza degli staff dei segretari
politici che ne seguono la sorte, spesso, in relazione agli
insuccessi elettorali.
Comune a entrambi i mondi, politico e
sindacale, è la mistificazione nella lettura delle fonti. Come
prevedevamo pochi giorni fa, le raccomandazioni dell'OCSE sono state
lette all'italiana: ognuno un po' come gli pare. La povera Fornero,
in particolare, non avrà pace per anni: infatti il suo nome verrà
associato all'omonima riforma di cui sicura è la madre (la
professoressa Elsa, appunto) ma di cui tutti disconoscono di essere
il padre. Speriamo che i verbali delle votazioni della riforma non
facciano la fine dei tracciati radar di Ustica...Partendo da tale
lettura tutti i protagonisti del dibattito hanno ritenuto di dire la
loro. Le posizioni più preoccupanti sono di coloro che non
partecipando alle elezioni ritroveremo anche dopo. Il segretario
della CISL per esempio. Anche lui dice qualcosa che coincide con le
nostre posizioni: basta leggi sul lavoro, le riforme per dare un
impiego a chi non ce l'ha le concordino le parti sociali e se
necessaria una legge sia essa solo recepimento di accordi presi. E'
vero, siamo d'accordo sul principio. E' dagli anni settanta che si
dice che le riforme dovrebbero essere progettate ascoltando gli
interessati, con un ampio consenso e non imposte dall'alto da chi non
sa nulla della realtà in cui va a mettere le mani. Ed è altrettanto
vero che anche noi siamo per un sindacato vecchia maniera che ottenga
nuovi equilibri economico-sociali e normativi attraverso gli accordi
ma, se necessario (al contrario della CISL) anche con le lotte e gli
scontri sociali (non violenti, per carità) Però... il secondo
sindacato italiano non dice “basta leggi” ma “basta NUOVE
leggi”. Ossia, e non è una sottigliezza da poco, per la CISL la
Legge Biagi e la Legge Fornero non vanno toccate. Come già eravamo
abituati nel pubblico impiego, la CISL mostra di condividere non un
modello di libera ma di falsa contrattazione. Irregimentata in leggi
mal concepite, condizionata da erogazione di risorse in cui è lo
Stato ad aprire e chiudere il rubinetto (e qui è meglio per tutti
essere conservatori poiché quelle poche volte che il rubinetto è
stato affidato ai sindacati sono spariti il rubinetto, il tubo, il
lavandino e la cisterna...). In poche parole: subordinata e complice
del governo di turno.Vuol dire quindi che si condivide ad esempio
“quel” l'articolo 18, quella riforma delle pensioni, quella
moltiplicazione dei tipi contrattuali, quella selvaggia negazione dei
diritti democratici dei lavoratori, quella visione strumentale (tra
l'altro malriuscita) del rito processuale, per cui se il lavoratore
deve essere licenziato la giustizia è più veloce di quando lo
stesso deve rivendicare differenze retributive, demansionamento o
lavoro in nero.E' netta poi la sensazione che tutti questi personaggi
parlino in maniera ingannevole del rapporto di lavoro a tempo
indeterminato. Come se volessero nasconderci la scomoda verità che
anch'essi conoscono: che il lavoro a tempo indeterminato morirà con
l'ultimo degli attuali statali che andrà in pensione. Lo ripetiamo,
anche per svegliare tanti lavoratori dal mondo dei sogni: cerchiamo
di lottare per un lavoro dignitoso e ben retribuito, non guardiamo a
un modello che di fatto (indipendentemente che noi lo si dica o no) è
destinato a sparire con gli ultimi uffici pubblici vecchio tipo e con
le ultime fabbriche di una volta. Occorre che il lavoratore abbia
occasioni continue, possibilità di fare carriera e che sia sicuro
di avere un reddito anche nelle fasi di sospensione dell'occupazione.
Occorre aumentare gli stipendi, garantire i diritti sul lavoro,
garantire a tutti (fino a quando non torneremo a essere un paese
civile sul lavoro e nelle relazioni sindacali) lo stesso articolo 18
vecchio tipo e l'agibilità sindacale a tutte le sigle. E poi spirito
pratico: se la somministrazione, nonostante quanto apparisse
all'inizio, si è rivelata un accettabile strumento per far lavorare
più persone possibili nella legalità e nel rispetto dei contratti,
ben venga un incoraggiamento della stessa. Se l'apprendistato(di tipo
nuovo) non cammina alla velocità voluta è perchè probabilmente il
progetto era irrealistico, ad esempio lontano dal modello tedesco,
che invece funziona .Inutile quindi sbandierarne una efficacia
indimostrata e peggio ancora continuare a illudere, con false
promesse di stabilizzazione (chi paga? Né lo Stato né le aziende
sembrano disponibili, quindi non prendeteci in giro) chi come cocopro
e partite iva è tra le maggiori vittime della legge Biagi e
soprattutto, degli errori (nel modulare gli incentivi) della Legge
Fornero.I politici che si occuperanno di questo argomento, dopo le
elezioni, agiscano in maniera semplice e sensata: ascoltino le
imprese (non solo Confindustria) , i sindacati (non solo Triplice e
UGL) e i consulenti del lavoro così come le agenzie e gli altri
protagonisti. Effettivamente, guardando alla validità delle proposte
e non inventandosi gerarchie di rappresentatività frutto di
fantasia e di strumentalità. Badando alla soluzione concreta dei
problemi. Non ci servono più né Ministri né studiosi che
continuino a passare alla Storia solo per i danni fatti a lavoratori
e pensionati.
Intendiamoci: non è che da
Confindustria (che sa solo proporre incentivi, cioè soldi alle
imprese, le sue in particolare) e CGIL (che gira e rigira ripropone
solo l'assunzione di nuovi dipendenti pubblici anche se si guarda
bene dal chiamarli così) vengano indicazioni più valide. Viene da
dire: se il vostro livello propositivo è questo, meglio che stiate a
case e non facciate patti o accordi sulla nostra schiena.
Certo è che anche la classe sindacale
comincia a dare segni di usura e che forse è arrivato il momento di
rottamare. Non a caso abbiamo (solo noi) segnalato che già il mondo
sindacale ha il suo Porcellum: la rappresentatività così come
individuata nell'accordo Confindustria-Sindacati del giugno 2011.
Speriamo rimanga solo uno dei tanti protocolli sindacali caduti nel
vuoto (delle nostre tasche...) . In conclusione, noi che da tempo
critichiamo il mondo accademico per essersi reso corresponsabile
delle nefandezze dei politici, non possiamo non sottolineare
positivamente, per una volta, un passaggio, che condividiamo in toto
(potete andare a rileggervi precedenti nostri articoli) , di un
recente intervento del Prof. Michele Tiraboschi sul tema della
contrapposizione tra contratto a tempo determinato e indeterminato
che da tempo toglie il sonno a leader politici e sindacali senza che
riescano a venire a capo di nulla di concreto. Dice il Prof.
Tiraboschi: “il dibattito sui contratti stabili e precari dimostra
il ritardo culturale del nostro Paese nell'interpretare e costruire
il futuro di un'economia e di una società. Il tema vero è il
superamento della contrapposizione tra lavoro autonomo e lavoro
subordinato per costruire uno Statuto di tutti i lavori. Il futuro
del lavoro non si gioca più sulle forme contrattuali quanto su
autonomia e creatività del lavoro, l'assunzione di rischio e spirito
imprenditoriale anche nei lavoratori e, infine ma non ultimo, le
competenze. Il mercato del lavoro è fatto con i contratti ma questi
creano valore solo se sono veicolo di competenze professionali e base
per lo sviluppo di logiche virtuose di produttività tanto a favore
delle imprese che dei lavoratori”.
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domenica 17 febbraio 2013
LAVORO: PARTITA DAL PORTO FORNERO, UNA ZATTERA ALLA DERIVA NELLA NOTTE GALLEGGIA SULLA PALUDE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI. I TRE MAGGIORI SCHIERAMENTI DISCORDI SUL DOPO ELEZIONI.
E' di pochi giorni fa l'ultimo richiamo
dell'OCSE che come al solito, all'italiana, verrà letto dagli
interessati, in più maniere tra loro contraddittorie. Dice l'OCSE
che più che il posto, va protetto il reddito del lavoratore. Ma i
soldi per farlo, in Italia, ci saranno?Le leggi, infatti, come noto,
non producono di per sé nuove risorse.Anzi, per raggiungere
l'obbiettivo spesso ne richiedono di nuove. Sempre OCSE sostiene che
ciò influirebbe sulla migliore dislocazione della forza lavoro. Ma
già qui emerge una divergenza di impostazione tra una Europa
liberista, che ipotizza un processo di causa -effetto spontaneo e una
visione italiana statalista e dirigista che unanimemente ritiene che
questi processi vadano guidati da politiche attive del lavoro (per la
verità solo nell'ultimissima comunicazione l'OCSE ne fa cenno, senza
troppa convinzione) , mai realmente fatte in decenni nonostante le
decine di migliaia di dipendenti pubblici impegnati nelle relative
amministrazioni di cui non si vuole ammettere , per motivi
clientelari, l'inutilità. Sarà dura realizzare la flessibilità in
entrata e uscita richiesta dall'OCSE quando la mentalità prevalente
è quella che l'una e l'altra parte , nelle due fasi, debbano essere
più brave a fregare la controparte che a rispettare regole di
correttezza e civiltà. Tutto un altro mondo, quindi. In ogni caso in
Italia, prima del 2017 un sistema universale di protezione sociale
per chi perde il lavoro non sarà realizzabile e quindi su questo,
per il momento, a meno che non siano scoperti pozzi di petrolio in
Via Flavia, è meglio mettersi l'anima in pace e proseguire coi
vecchi ammortizzatori. Già il Fondo Monetario Internazionale aveva
cominciato a snocciolare questo libro dei sogni: riforma della
giustizia, riforma tributaria, riforma della scuola e
dell'università, no ai condoni, ridurre il cuneo
fiscale,liberalizzazioni, privatizzazioni, ecc. Con un po' di ritardo
forse: qualcuno dovrebbe spiegare all'OCSE che in Italia le tasse
universitarie è inutile aumentarle ancora visto che ormai gli
studenti stanno abbandonando le facoltà sia per i già alti costi
sia per l'inutilità della laurea nell'attuale mercato del lavoro. E
con troppa prudenza, visto che lascia la porta aperta e quindi
ammette una modulazione temporale degli interventi in tutti i settori
di cui si propone la riforma compatibilmente con le esigenze di
bilancio. Quindi se ne parlerà tra anni. Per cui: parole al vento.
Nel frattempo la riforma Fornero si delinea (lo dicono gli
imprenditori e non stranamente quei partiti che dicono di voler
rappresentare il lavoro dipendente, il più colpito dal capolavoro
della professoressa torinese) come un disastro epocale. . Ha
aggravato i costi nell'utilizzo di apprendistato e lavoro a termine,
ha concorso alla perdita di ulteriori 320 mila posti di lavoro e a
un tasso di disoccupazione, specie giovanile, che da tempo non si
riscontrava. Le aziende fanno sempre meno contratti, soffocate da
burocrazia asfissiante e oneri inutili. Il contratto di apprendistato
è affondato per l'aumento della contribuzione, per il vincolo di
stabilizzazione e, per la verità, anche per i ritardi delle
Regioni. Analoghe disavventure per il contratto a tempo determinato,
grazie all'aumento della contribuzione, non riequilibrato dal premio
di stabilizzazione e dalla possibilità di omettere il “causalone”.La
reputazione delle collaborazioni e delle partite IVA era da tempo
segnata (per la intrinseca pericolosità) da parte delle aziende, il
contratto di inserimento è stato abrogato,le agevolazioni alle
assunzioni femminili sono al palo per la solita non immediata
attuabilità delle leggi italiane (da definire ancora territori e
tipi di impiego). Poiché è aumentato il contributo per l'ASPI è
diventato più costoso licenziare quindi si preferisce addirittura
non assumere. Nè tanto meno le aziende sono propense a versare i
contributi relativi ai fondi di solidarietà bilaterale e residuale.
Un capolavoro quindi cui oltre alla
Fornero ha sicuramente concorso l'elite amministrativa del Ministero
del Lavoro che ha fornito la propria preziosa consulenza tecnica a
supporto del Ministro. Anche l'Italia pertanto possiede le sue armi
di distruzione di massa. Come rimediare? Qui la confusione rischia di
accentuarsi. Il PD è per una modifica della riforma, il PDL per
abolirla, Monti (cioè Ichino) per sperimentare nuove soluzioni.
Molto dipenderà da chi ricoprirà il posto di Ministro del Lavoro e
dalle spinte che verranno, su un tema tanto sensibile, dalla sinistra
estrema, dalla lega, dai grillini e, ovviamente, dalle associazioni
sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Dalla lettura delle varie posizioni in
campo alcune osservazioni sono d'obbligo.
Il PD appare eccessivamente attardato
in una visione ingegneristica del diritto del lavoro. L'impressione
è che abbia difficoltà ad elaborare un modello coerente e compiuto
e, probabilmente, sia intenzionato in futuro ad appaltare alla CGIL e
alla Camusso , volta a volta, l'elaborazione di proposte da far
proprie come governo in cambio di una pace sociale (e qui non sembra
lecito attendersi uno scavalcamento da parte di CISL, UIL e UGL). Da
un punto di vista tecnico è prevedibile che si ripropongano gli
stessi errori compiuti quando si riformò la materia del lavoro
pubblico. Un groviglio di circolari, decreti attuativi, protocolli di
intesa che rischia di far diventare il diritto del lavoro italiano
ancor più giungla di come lo sia attualmente. Unico sollievo: forse
per un bel po' di tempo ci verrà risparmiata l'inutile polemica
sull'articolo 18 (forse l'argomento che alle aziende interessa di
meno, in quanto non a tutti è noto che le aziende non vogliono
licenziare ma crescere, produrre e assumere alle condizioni più
favorevoli possibili). Il PD non si occuperà di pensioni (non
smetterà mai di ringraziare la Fornero per averci lavorato sopra
sporcandosi fino al collo) se non per sanare la vicenda esodati
effettivamente imbarazzante per l'elettorato di riferimento L'art. 8
di Sacconi per il PD è come l'alieno di Roswell di cui si debba fare
l'autopsia: ancora non ha capito da dove cominciare,se la
contrattazione aziendale è un rischio o un opportunità: poco male:
saranno gatte da pelare per la CGIL....
L'uomo di punta per la Lista Monti è
Ichino, uscito sconfitto anche lui dalle primarie del PD. Ovvio che
per questo motivo e per la sua scelta di cambiare schieramento,
nonché per una vecchia ruggine tra lui e l'Amministrazione del
Lavoro, sarà difficile che la sua proposta possa essere influente,
quanto meno nella prima parte della legislatura. Il professore è
divenuto molto più prudente (il tritacarne in cui si è ficcata la
Fornero ha spaventato molti studiosi) e pone l'accento sull'aspetto
sperimentale della propria proposta perchè neppure lui sa se possa
davvero funzionare nel caos del mondo del lavoro in Italia. Diversi
sono i punti deboli della proposta. In sintesi:le imprese sono
stanche di esperimenti: vogliono lavorare e in sicurezza, altrimenti
vanno all'estero. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato
(illusorio) rischia più di essere un dogma che una realtà. Forse è
bene che si elaborino modelli alternativi in cui tutti, senza
privilegi, possano cambiare lavoro nella vita in piena sicurezza. Il
precariato non è sgradevole tanto per la durata determinata ma per
essere sfruttamento sottopagato e ricattato. Più che la durata, qui
il tema è la dignità delle condizioni di lavoro e la sufficienza
della retribuzione. Quindi secondo noi, anche da parte di Ichino c'è
un evidente ritardo interpretativo. Di ridurre il cuneo fiscale
Ichino sa meglio di noi che non è aria, almeno finchè i costi della
PA saranno a questi livelli. Ichino poi dovrebbe sapere che
l'Outplacement in Italia il soggetto pubblico non sa farlo e quindi
non sarebbe gratuito. E delude quando scomunica l'art. 8 di Sacconi
in nome del totem CCNL. Ci saremmo aspettati un po' più di coraggio
nel valorizzare la contrattazione aziendale, l'unica che può
sparigliare il pluridecennale immobilismo dell'assetto sindacale
italiano.
Quanto al PDL pesa su questo
schieramento l'eredità della gestione Sacconi cui non si può non
pensare in relazione alla credibilità delle intenzioni di modificare
realmente, questa volta, il mercato del lavoro. Certo, non si può
negare che la scelta sia chiara (abolire la riforma Fornero e tornare
alla Legge Biagi) e che il quadro ideologico sia coerente. Il punto
debole è nella dimostrata incapacità, in questi anni, di quella
parte, di saper unire e non dividere il mondo del lavoro su una
prospettiva condivisa. E in Italia la riforma del Lavoro o la si fa
tutti assieme o non la si fa. Anche in questo caso, come per Ichino,
il contrasto tra tempo indeterminato e precariato è posto in maniera
non corretta e fuorviante, in maniera cioè poco moderna. Ovviamente
la validità dell'art. 8 di Sacconi è ribadita ma ci sarebbe più
piaciuta una netta presa di distanze da visioni dello stesso
penalizzanti per le condizioni dei lavoratori. Bene abbattere il
totem del CCNL ma per migliorare le condizioni di imprese e
lavoratori , non per peggiorarle perchè non è così che l'economia
cresce. Quanto al tema della liberazione del lavoro dai vincoli
fiscali e burocratici, lo stesso è convincente come sempre ma in
realtà è rimasto in questi anni una mera utopia nonostante le
responsabilità di governo ricoperte.
In conclusione auguriamo a tutte le
forze politiche, dopo le elezioni, di riuscire a realizzare qualcosa
di buono e costruttivo per tutti i lavoratori italiani. Ne sentiamo
veramente il bisogno.
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martedì 18 dicembre 2012
PRECARI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: IL SALVATAGGIO
DA IL MESSAGGERO DEL 17.12.2012
Precari, ecco chi si salverà nel pubblico impiego
La proroga dei contratti a luglio riguarderà soprattutto gli enti locali e il servizio sanitario nazionale. Parte la trattativa tra i sindacati e l’Aran per definire durata, intervalli e deroghe per il lavoro flessibile
Precari, ecco chi si salverà nel pubblico impiego
La proroga dei contratti a luglio riguarderà soprattutto gli enti locali e il servizio sanitario nazionale. Parte la trattativa tra i sindacati e l’Aran per definire durata, intervalli e deroghe per il lavoro flessibile
| LA MAPPA ROMA Lavorano per Regioni e Comuni e per il Servizio sanitario nazionale. Sono soprattutto loro i precari della pubblica amministrazione che possono trovare una temporanea salvezza nella proroga dei contratti triennali al 31 luglio 2013. La modifica è stata presentata dal governo al Senato e inserita nella legge di stabilità. La mappa di chi entra e chi esce ha bisogno ancora di una serie di passaggi per chiarirsi definitivamente. Il primo, è l’accordo quadro che i sindacati sono chiamati a concludere con l’Aran per definire le regole relative ai contratti a tempo determinato sia per quanto riguarda la loro durata (massimo 36 mesi, ma è prevista la deroga nel caso di contrattazione collettiva), sia per l’intervallo tra un contratto e l’altro, che per definire i casi di proroghe e rinnovi. Con ogni probabilità tutto ciò avverrà a gennaio nonostante l’intenzione del ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi fosse di stringere i tempi e di arrivarci entro fine 2012. Non è stato possibile e anche questa è una delle ragioni della proroga che riguarderà i contratti triennali in essere al 30 novembre e che scadranno a breve per essere prorogati fino, al massimo, alla fine di luglio. La proroga non sarà automatica. E questa è una delle ragioni che renderanno la norma meno ampia di quanto si fosse pensato. Intanto non ci rientrano i 130.000 precari della scuola (per il comparto valgono regole diverse), oltre la metà dell’esercito dei 250.000 contratti a termine utilizzati nella pubblica amministrazione. Riguarderà solo marginalmente l’amministrazione centrale poiché sono pochi, appena 14.893 (quasi 6 mila nella Ricerca e Università), i precari utilizzati nei ministeri ed enti. Si concentrerà invece soprattutto nell’oceano dei 100.052 precari utilizzati dagli enti locali, la metà dei quali lavorano nelle Regioni a statuto ordinario (e nei relativi Comuni), un numero quasi alla pari con il gruppone del Servizio sanitario nazionale (35.194). L’emendamento del governo prevede che i contratti possano essere prorogati, ferme restando le leggi in vigore. Quindi, rispetto dei vincoli finanziari e delle compatibilità con le piante organiche rivisitate dalla spending review. In altre parole, non potrà essere prorogato il contratto se il posto non c’è più. Lo stabiliranno, caso per caso, le singole amministrazioni. Un caso a parte è quello dei ricercatori: molti di loro non gravano sulla pubblica amministrazione, lavorano su progetti finanziati da dotazioni europee e quindi le amministrazioni possono prorogare i contratti per salvaguardare il completamento dei progetti (è il caso del rinnovo recentissimo, fino al 2016, per i precari dell’Istituto nazionale di sismologia). Restano fuori dalla proroga, infine, le altre tipologie di contratto flessibile come i co.co.co o i contratti di somministrazione. L’altra parte dell’emendamento riguarda la stabilizzazione dei precari riservando loro una quota del 40% dei posti nei concorsi pubblici. Per usufruirne, però, bisogna innanzitutto che si facciano i concorsi; per parteciparvi occorre vantare 3 anni di esperienza di lavoro con l’amministrazione che indice il bando. Senza riserva possono accedere i cococo che hanno maturato almeno tre anni di contratti. Un decreto del presidente del consiglio stabilirà i dettagli tecnici entro il 31 gennaio. | |
| Barbara Corrao |
sabato 10 novembre 2012
QUANTO TEMPO TRA UN LAVORO A TEMPO DETERMINATO E L'ALTRO?
dal sito www.lavoro.gov.it
Riduzione degli intervalli temporali fra contratti a tempo determinato
I chiarimenti del Ministero nella Circolare 27 del 7 novembre 2012
Con la circolare n. 27 del 7 novembre 2012 il Ministero fornisce chiarimenti in merito alla riduzione degli intervalli temporali tra due contratti a tempo determinato e indicazioni di carattere interpretativo volte a chiarire la portata delle recenti modifiche apportate dal Decreto Legge n. 83 del 22 giugno 2012 (Misure urgenti per la crescita del Paese) e dalla relativa legge di conversione.
• Circolare 27 del 7 novembre 2012 (formato .pdf 225,5 Kb)
Riduzione degli intervalli temporali fra contratti a tempo determinato
I chiarimenti del Ministero nella Circolare 27 del 7 novembre 2012
Con la circolare n. 27 del 7 novembre 2012 il Ministero fornisce chiarimenti in merito alla riduzione degli intervalli temporali tra due contratti a tempo determinato e indicazioni di carattere interpretativo volte a chiarire la portata delle recenti modifiche apportate dal Decreto Legge n. 83 del 22 giugno 2012 (Misure urgenti per la crescita del Paese) e dalla relativa legge di conversione.
• Circolare 27 del 7 novembre 2012 (formato .pdf 225,5 Kb)
venerdì 19 ottobre 2012
INCENTIVI AL LAVORO DELLE DONNE E DEI GIOVANI UNDER 30
I datori di lavoro che stabilizzano, entro il 31 marzo 2013,
rapporti di lavoro
possono essere ammessi ad un incentivo pari a € 12.000.
Incentivi di
importo minore possono essere riconosciuti a chi instaura, entro
il 31 marzo
2013, rapporti di lavoro a tempo determinato. L’incentivo riguarda uomini
con meno di 30 anni o donne di qualunque età. L’incentivo è
autorizzato
dall’Inps nei limiti delle risorse appositamente stanziate dal
decreto del
ministero del lavoro.
Per il testo del decreto interministeriale, la circolare INPS (con in allegato i modelli occorrenti per la domanda vai su:
http://alasu-agl.blogspot.it/2012/10/incentivi-al-lavoro-delle-donne-e-dei.html
giovedì 4 ottobre 2012
Funzione Pubblica: intervallo tra contratti a termine e supplenze di docenti nelle scuole
Vai al sito della AGL Conoscenza per la nota della Funzione Pubblica (commento e testo integrale)
Clicca su
http://alcon-agl.blogspot.it/2012/10/funzione-pubblica-intervallo-tra.html
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Funzione Pubblica: trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato del dirigente
Il Dipartimento della Funzione
Pubblica con nota, prot. DFP n. 36924 del 14 settembre 2012, ha fornito un
parere (negativo) all'Università degli Studi di Salerno, in merito alla
possibilità di trasformazione di contratto di lavoro a tempo determinato di
Dirigente in contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Per scaricare il testo integrale della nota, vai al sito dell'AGL Dirigenti, cliccando su:
http://adir-agl.blogspot.it/2012/10/funzione-pubblica-trasformazione-da.html
Per scaricare il testo integrale della nota, vai al sito dell'AGL Dirigenti, cliccando su:
http://adir-agl.blogspot.it/2012/10/funzione-pubblica-trasformazione-da.html
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