Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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martedì 29 dicembre 2015
lunedì 23 giugno 2014
NUOVO SEGRETARIO PROVINCIALE DI BERGAMO DELLA ALM-AGL (Metalmeccanici)
Trattasi di Gheorghe Nesfintu, cell. 3285987311, e-mail nesfintugheorghe@live.it .
A Gheorghe i migliori auguri di buon lavoro da tutta l'AGL.
Siti di interesse:
http://agl-alleanzageneraledellavoro.blogspot.it
http://alm-agl.blogspot.it
http://alei-agl.blogspot.it
http://agl-lombardia.blogspot.it
http://agl-europa.blogspot.it
martedì 2 aprile 2013
NUOVA RESPONSABILE AGL RUSSIA-UCRAINA-MOLDAVIA
Olesea Bet è stata nominata Responsabile Nazionale AGL Russia-Ucraina-Moldavia.
Ad Olesea i migliori auguri di buon lavoro.
Questi i suoi recapiti: cell. 3427242505, e-mail aallesika@mail.ru
Questi i siti di riferimento:
AGL RUSSIA http://agl-russia.blogspot.it
AGL UCRAINA-MOLDAVIA http://agl-europa.blogspot.it
Ad Olesea i migliori auguri di buon lavoro.
Questi i suoi recapiti: cell. 3427242505, e-mail aallesika@mail.ru
Questi i siti di riferimento:
AGL RUSSIA http://agl-russia.blogspot.it
AGL UCRAINA-MOLDAVIA http://agl-europa.blogspot.it
lunedì 25 marzo 2013
DANIEL PLESEA RESPONSABILE AGL ROMANIA
Daniel Plesea (cell. 3894730850, e-mail ro_daniel@yahoo.com )è stato nominato responsabile nazionale lavoratori romeni dell'ALEI-AGL. A lui i più grandi auguri di buon lavoro. Visitate il sito dedicato, http://agl-europa.blogspot.it .
domenica 17 marzo 2013
DANIEL PLESEA: “INSIEME PER COSTRUIRE IL FUTURO DI TUTTI”
Saluto tutti i lavoratori del
Commercio, del Turismo e dei Servizi della città e della provincia
di Milano.
Vorrei presentarmi facendo cenno ad
alcune mie importanti esperienze. Pur se relativamente giovane (36
anni) ho una lunga storia di lavoro in molti paesi d'Europa: Belgio,
Germania, Francia, Olanda, Ungheria, Bulgaria, Russia, Moldavia,
Turchia.
Ho sempre lavorato duramente e solo da
poco tempo ho ritenuto fosse il momento di impegnarmi seriamente nel
Sindacato. Allo scopo, soprattutto, di poter aiutare e difendere i
lavoratori e , cosa più importante, di cercare di cambiare in
maniera incisiva il sistema lavorativo e i processi di inserimento al
lavoro.
In particolare , poi, non dobbiamo
dimenticare che il mondo del lavoro vede ormai una altrettanto
importante presenza sia degli uomini che delle donne.
E tutto ciò in una fase di crisi senza
precedenti che richiede, ancor più di ieri, la capacità di creare
rapporti, collegamenti, sinergie tra tutti gli ambiti produttivi
coinvolti.
Ogni parte del mondo del lavoro ha la
sua importanza per la nostra crescita economica e per il benessere
delle famiglie.
Per questo motivo la mia Federazione
cercherà di intervenire con pari forza e incisività in tutti questi
settori, nessuno escluso.
Ho intravvisto in quanto fatto fin
d'ora dall'AGL proprio questa mia tensione e ciò mi ha convinto ad
accettare senza riserve e con entusiasmo la loro proposta che io mi
impegnassi con tutto me stesso nell'attività di dirigente sindacale
a tempo pieno.
Ho nella mia vita operato nei più vari
campi (dal Turismo ai Lapidei) acquisendo numerose specializzazioni
professionali . Questa concreta esperienza , indispensabile a mio
parere per poter essere un buon sindacalista, sarà senz'altro
fondamentale per far crescere il mio gruppo dirigente e la presenza
dell'ALCAMS-AGL nelle Aziende. Metterò a disposizione di tutti il
mio vissuto.
Mi aspetto di incontrarvi presto di
persona e sono a vostra disposizione per affrontare e risolvere
insieme ogni problema lavorativo, operando con rispetto per tutti i
lavoratori e le Aziende di tutti i rami del nostro settore.
DANIEL PLESEA
Segretario Provinciale di Milano
dell'ALCAMS-AGL
lunedì 17 dicembre 2012
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA: IL FUTURO E' UN BY-PASS?
da AFFARI ITALIANI
http://affaritaliani.libero.it/economia/delocalizzazione-imprese-italia-svizzera16122012.html?refresh_ce
http://affaritaliani.libero.it/economia/delocalizzazione-imprese-italia-svizzera16122012.html?refresh_ce
Tutti oltre confine/ Le Pmi italiane delocalizzano in Svizzera. A Berna il fisco è market-friendly
Lunedì, 17 dicembre 2012 - 08:51:00
Di Guido Beltrame* La notizia viene data quasi sottovoce da un funzionario della dogana, difficile verificarla, improbabile che sia inventata. Ogni giorno lavorativo, dieci camion carichi di mobili da ufficio valicano il confine tra Italia e Svizzera. Sono aziende italiane che delocalizzano o si trasferiscono completamente. Certo, non vale l'equivalenza "un camion = una società", ma fossero anche solo 2 società al giorno i numeri dovrebbero far riflettere… E invece, per comodità o - peggio - per voluta disinformazione, qualcuno continua a sostenere che chi si trasferisce in Svizzera lo fa solo per pagare meno tasse o, ancora peggio, per frodare il fisco italiano. Una bella scusa per non voler ammettere e riconoscere le debolezze, le lacune, i tumori del sistema Italia.
Arriviamo subito al punto: il carico fiscale è, sì, inferiore in Svizzera rispetto all'Italia (ormai arrivata al top delle classifiche mondiali, quindi quasi qualsiasi Paese è più conveniente dal punto di vista fiscale del nostro), ma quello che attrae gli imprenditori italiani ad andare oltre confine con le loro aziende (o parte di esse) sono anche, se non soprattutto, altri fattori: certezza delle regole, burocrazia ridotta al minimo, funzionari pubblici collaborativi e non, nella maggior parte dei casi, svogliati o addirittura incredibilmente contrari a tutte le possibili soluzioni dei problemi.
Partiamo dal fisco. In Svizzera, ci sono poche e chiare regole. Se avete un dubbio o un problema si contatta l'ufficio di tassazione e lo si risolve insieme, collaborando senza prese di posizione preconcette. Il contribuente è l'anello fondamentale della catena, non la vittima sacrificale. Si arriva, persino, in alcuni casi a preconcordare quante tasse il contribuente/società dovrà versare. Una volta versata la somma concordata non ci saranno controlli ulteriori, nessuno studio di settore, redditometro o ispezione. Annualità chiusa e avanti per l'anno successivo. La collaborazione e l'accordo preventivo fanno in modo che il contenzioso tributario sia ridotto praticamente a livelli minimi con un gran beneficio per le casse della Pubblica Amministrazione. In Italia nel 2011 sono stati eseguiti quasi 700.000 accertamenti. Peccato, poi, che agli accertamenti non faccia seguito un effettivo beneficio per le casse dello Stato.
Le statistiche dicono che, in Italia, in secondo grado (oltre, c'è la Cassazione con costi di difesa spesso insostenibili o non ragionevoli per il contribuente - non per il fisco che è difeso "gratis" dallo Stato) il contribuente ha totalmente ragione nel 45% dei casi, nel 9% dei casi il contribuente ha ragione parzialmente, il fisco vince completamente nel 41% mentre il restante 5% dei casi (fonte Ministero Economia e Finanze) il contenzioso ha un altro esito (difficile da capire quale possa essere…). Considerando, inoltre, che quasi sempre le spese di giudizio vengono compensate tra le parti, si deve concludere che il contribuente italiano è indubbiamente vessato dal fisco. Chi di noi, se sbagliasse il 50% delle sue scelte nel lavoro, riuscirebbe a sopravvivere? Probabilmente dovrebbe cambiare lavoro. I dirigenti e i funzionari del fisco sono ben più fortunati dei comuni mortali: sbagliano una mossa su due, e nessuno gli muove la benchè minima critica. Non solo, ma i costi di questa enorme macchina burocratica legata al contenzioso, non appesantiscono forse il bilancio dello Stato?
*L'autore è un dottore commercialista che esercita sia a Milano che a Chiasso
***************************
COMMENTO ALP-AGL:
Questo articolo pensiamo sia molto utile per far capire a tutti i dipendenti pubblici italiani quale sia il terreno dove si gioca il loro futuro. Non le elezioni delle RSU che si tengono ogni tre anni e che formano organismi che non contano nulla, non l'iscrizione e l'attività per sindacati che, se rappresentativi, non esistono nell'interesse dei lavoratori ma per gli scopi dei loro vertici che intrecciano giochi perversi con certa parte della dirigenza pubblica e del mondo politico. Non nel riscuotere, seppur con regolarità (fino a quando?) , quel misero stipendio (compresi i FUA e le strampalate ripartizioni che se ne fanno) ormai eroso fino all'osso e che consente a malapena di mangiare, non nello sperare in una pensione pubblica che tra qualche anno sarà alleggerita fino a volare via, non nella previdenza integrativa, concepita a uso e consumo di grandi sindacati, compagnie assicurative e banche che vogliono esercitarsi a fare gli speculatori di borsa con le vostre liquidazioni, facendovele sparire. Non nell'ossequiare un dirigente per il quale voi siete solo dei soldatini da mettere in campo per continuare ad avere titolo a sedere sulla propria poltrona.
L'unica maniera per capovolgere questo amaro destino è entrare in rapporto diretto con cittadini e imprese, capire le loro esigenze, collaborare tutti per un nuovo Stato, una nuova Pubblica Amministrazione, mandando in soffitta i vecchi Sindacati e i vecchi Partiti che vi hanno usato, portato a questo punto e che tra poco vi butteranno via.
Che il 2013 sia l'anno dal quale cominci la rimotivazione personale e la capacità di riorganizzarsi in forme nuove. D'altronde, peggio di così...
Arriviamo subito al punto: il carico fiscale è, sì, inferiore in Svizzera rispetto all'Italia (ormai arrivata al top delle classifiche mondiali, quindi quasi qualsiasi Paese è più conveniente dal punto di vista fiscale del nostro), ma quello che attrae gli imprenditori italiani ad andare oltre confine con le loro aziende (o parte di esse) sono anche, se non soprattutto, altri fattori: certezza delle regole, burocrazia ridotta al minimo, funzionari pubblici collaborativi e non, nella maggior parte dei casi, svogliati o addirittura incredibilmente contrari a tutte le possibili soluzioni dei problemi.
Partiamo dal fisco. In Svizzera, ci sono poche e chiare regole. Se avete un dubbio o un problema si contatta l'ufficio di tassazione e lo si risolve insieme, collaborando senza prese di posizione preconcette. Il contribuente è l'anello fondamentale della catena, non la vittima sacrificale. Si arriva, persino, in alcuni casi a preconcordare quante tasse il contribuente/società dovrà versare. Una volta versata la somma concordata non ci saranno controlli ulteriori, nessuno studio di settore, redditometro o ispezione. Annualità chiusa e avanti per l'anno successivo. La collaborazione e l'accordo preventivo fanno in modo che il contenzioso tributario sia ridotto praticamente a livelli minimi con un gran beneficio per le casse della Pubblica Amministrazione. In Italia nel 2011 sono stati eseguiti quasi 700.000 accertamenti. Peccato, poi, che agli accertamenti non faccia seguito un effettivo beneficio per le casse dello Stato.
Le statistiche dicono che, in Italia, in secondo grado (oltre, c'è la Cassazione con costi di difesa spesso insostenibili o non ragionevoli per il contribuente - non per il fisco che è difeso "gratis" dallo Stato) il contribuente ha totalmente ragione nel 45% dei casi, nel 9% dei casi il contribuente ha ragione parzialmente, il fisco vince completamente nel 41% mentre il restante 5% dei casi (fonte Ministero Economia e Finanze) il contenzioso ha un altro esito (difficile da capire quale possa essere…). Considerando, inoltre, che quasi sempre le spese di giudizio vengono compensate tra le parti, si deve concludere che il contribuente italiano è indubbiamente vessato dal fisco. Chi di noi, se sbagliasse il 50% delle sue scelte nel lavoro, riuscirebbe a sopravvivere? Probabilmente dovrebbe cambiare lavoro. I dirigenti e i funzionari del fisco sono ben più fortunati dei comuni mortali: sbagliano una mossa su due, e nessuno gli muove la benchè minima critica. Non solo, ma i costi di questa enorme macchina burocratica legata al contenzioso, non appesantiscono forse il bilancio dello Stato?
*L'autore è un dottore commercialista che esercita sia a Milano che a Chiasso
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COMMENTO ALP-AGL:
Questo articolo pensiamo sia molto utile per far capire a tutti i dipendenti pubblici italiani quale sia il terreno dove si gioca il loro futuro. Non le elezioni delle RSU che si tengono ogni tre anni e che formano organismi che non contano nulla, non l'iscrizione e l'attività per sindacati che, se rappresentativi, non esistono nell'interesse dei lavoratori ma per gli scopi dei loro vertici che intrecciano giochi perversi con certa parte della dirigenza pubblica e del mondo politico. Non nel riscuotere, seppur con regolarità (fino a quando?) , quel misero stipendio (compresi i FUA e le strampalate ripartizioni che se ne fanno) ormai eroso fino all'osso e che consente a malapena di mangiare, non nello sperare in una pensione pubblica che tra qualche anno sarà alleggerita fino a volare via, non nella previdenza integrativa, concepita a uso e consumo di grandi sindacati, compagnie assicurative e banche che vogliono esercitarsi a fare gli speculatori di borsa con le vostre liquidazioni, facendovele sparire. Non nell'ossequiare un dirigente per il quale voi siete solo dei soldatini da mettere in campo per continuare ad avere titolo a sedere sulla propria poltrona.
L'unica maniera per capovolgere questo amaro destino è entrare in rapporto diretto con cittadini e imprese, capire le loro esigenze, collaborare tutti per un nuovo Stato, una nuova Pubblica Amministrazione, mandando in soffitta i vecchi Sindacati e i vecchi Partiti che vi hanno usato, portato a questo punto e che tra poco vi butteranno via.
Che il 2013 sia l'anno dal quale cominci la rimotivazione personale e la capacità di riorganizzarsi in forme nuove. D'altronde, peggio di così...
mercoledì 17 ottobre 2012
POLIZIA: NELL'INTERESSE DI CHI OPERA CORRETTAMENTE
Da http://notizie.tiscali.it/feeds/12/10/17/t_01_2012-10-17_117839464.html?ultimora
"""""""""Francia: agenti saranno identificabili
"""""""""Francia: agenti saranno identificabili
(ANSA) - PARIGI, 17 OTT - Il ministro dell'Interno francese, Manuel Valls, ha annunciato oggi il ripristino di un ''elemento di identificazione'' sull'''uniforme o il bracciale'' dei poliziotti, una misura che ha come obiettivo quello di evitare abusi nelle operazioni di controllo. Per essere ''rispettata'' - ha detto Valls - la polizia deve essere ''rispettosa dei cittadini''.
17 ottobre 2012""""""""""
*****************************************************
ALP-AGL Polizia di Stato:
Nel manifestare alle Forze di Polizia la nostra vicinanza e solidarietà per il difficile compito che ogni giorno svolgono a difesa del cittadino, non possiamo che auspicare che analoga iniziativa sia intrapresa in Italia, al più presto, anche in considerazione di fatti più o meno recenti che hanno provocato , oltre a processi e campagne di stampa, interminabili contenziosi e strumentalizzazioni in cui, il più delle volte, è stata fatta di ogni erba un fascio.Questa misura gioverebbe innanzitutto a quegli appartenenti alle Forze dell'Ordine (e sono la stragrande maggioranza) che si sono sempre comportati con correttezza e scrupolo, senza commettere abusi e senza violare le regole.
E' una questione urgentissima da affrontare in quanto l'aggravamento della situazione economica e sociale del Paese fa prevedere un incremento esponenziale di proteste e manifestazioni di piazza (sacrosante) e di conseguenti rischi per i cittadini, per i lavoratori delle Forze dell'Ordine e per quelli degli altri settori.
mercoledì 19 settembre 2012
FIAT IN SERBIA: LA COSA CI RIGUARDA?
Da IL FATTO QUOTIDIANO del 18.9.2012
""""""""""Serbia salari da fame. La Fiat che piace a Marchionne. Viaggio a Kragujevac, dove il Lingotto si gioca il futuro
Stipendi da 350 euro per turni da 10 ore Gli straordinari sono spesso gratis “se lo chiede il capo”. Ponti d’oro dal governo di Belgrado, ma l’ad del gruppo aspetta ancora 90 milioni di Lorenzo Galeazzi e Vittorio Malagutti da il Fatto quotidiano Li vedi sfilare a fine turno sull'unico ponte che collega la fabbrica alla città. Polo bianca, pantaloni grigi, facce serie. Giovani in stragrande maggioranza, tanti ragazzi che dimostrano vent'anni o poco più. Alle loro spalle, sulla parete dello stabilimento, incombe una scritta a caratteri cubitali, visibile a centinaia di metri di distanza: “Mi smo ono sto stvaramo”. Che vuol dire, tradotto dal serbo: “Noi siamo quello che facciamo”. E loro fanno, eccome se fanno. Gli operai dello stabilimento Fiat di Kragujevac, 140 chilometri a sud di Belgrado, stanno in fabbrica dieci ore al giorno, per quattro giorni la settimana. Quaranta ore in tutto, con altre otto di straordinario, che da queste parti, almeno per adesso, è diventato una faticosa consuetudine. Non basta. Perché il caporeparto, spesso e volentieri, chiede di lavorare un giorno in più, giusto qualche ora per fissare un pezzo mal riuscito o per dare una sistemata alle macchine. Un'extra pagato? Magari. Tutto gratis. “Ma come si fa a dire di no al capo, che è anche un amico? ”, taglia corto un operaio, uno dei pochi che accettano di scambiare qualche parola. È vero, alla Fiat di Kragujevac non si usa dire di no. Perché in Serbia un lavoratore su quattro proprio non riesce a trovare un posto. E allora, con la disoccupazione al 25 per cento, l'inflazione al 10 e le casse dello Stato ormai allo stremo, la scritta sui muri della fabbrica (Noi siamo quello che facciamo) finisce per diventare un monito anche per chi sta fuori. Voi non siete niente perché non fate niente. E chi sta dentro la fabbrica non vuole certo tornare quello che era prima, una nullità, uno dei tanti che si arrangiano con il lavoro nero. Meglio chinare la testa, allora. Ubbidire ai capi e tacere con gli estranei . VANNO COSÌ le cose a Kragujevac, Serbia profonda, la nuova frontiera della Fiat predicata e realizzata da Sergio Marchionne. Stipendi da 300-350 euro al mese, turni di lavoro massacranti, straordinari pagati solo in parte. Prendere o lasciare. Ma un'alternativa, un'alternativa vera, nessuno sa dove trovarla. E allora bisogna prendere, bisogna accettare l'offerta targata Italia. Anzi, targata Fiat Automobiles Serbia, in sigla Fas, la società controllata al 66,6 per cento da Torino e per il resto dal governo di Belgrado. A Kragujevac lavorano circa 2.000 dipendenti: 1.700 operai, il resto sono dirigenti e amministrativi. Lo stabilimento funziona a pieno regime solo da qualche settimana, ad oltre quattro anni di distanza dall'accordo che nel 2008 consegnò (gratis) a Marchionne fabbrica e terreni dove sorgeva la Zastava, storica azienda motoristica che fin dal 1954, ai tempi della Jugoslavia di Tito, ha prodotto auto su licenza della casa di Torino. Esce da qui la 500L, l'unico modello davvero nuovo che i manager del Lingotto sono riusciti a mettere sul mercato nel 2012. “Almeno 30 mila vetture entro la fine dell'anno”, questi gli obiettivi di produzione dichiarati dai vertici della Fiat per l'impianto di Kragujevac. Obiettivi quantomeno ambiziosi. Anche perché le auto, dopo averle fabbricate bisognerebbe pure venderle. E di questi tempi, un po' in tutta Europa, le aziende del settore fanno una gran fatica a convincere i potenziali clienti. Ecco perché non si trova un analista disposto a scommettere sull'immediato mirabolante successo della versione large della 500, una monovolume che dovrà conquistare spazio in un segmento di mercato già presidiato da rivali come la Citroën C3 Picasso, la Opel Meriva e la Hyundai ix20. Anche ai più ottimisti tra i tifosi di Torino sembra improbabile che la 500L sia sufficiente, da sola, a garantire la sopravvivenza del modernissimo stabilimento di Kragujevac. "Siamo in grado di produrre tra 120 mila e 180 mila auto l'anno, tutto dipende dalla domanda di mercato", ha dichiarato il numero uno di Fiat Serbia, Antonio Cesare Ferrara, in una recente intervista all'agenzia di stampa Tanjug. Già, tutto dipende dal mercato. Anche Marchionne se la cavava così quando raccontava dei 20 miliardi di investimenti del fantomatico piano "Fabbrica Italia". Poi s'è visto com'è andata a finire. Parole al vento . IN SERBIA, invece, fonti del governo di Belgrado e anche del gruppo italiano nei mesi scorsi hanno accreditato l'ipotesi che Kragujevac possa arrivare a produrre oltre 200 mila auto l'anno. Tante, tantissime, se si pensa che quest'anno i quattro impianti italiani della Fiat non arriveranno, messi insieme, a 500 mila vetture, con la storica fabbrica di Mirafiori (quasi) ferma a quota 50 mila, forse anche meno. La domanda, a questo punto, è la seguente. Perché mai Marchionne dovrebbe accontentarsi di far viaggiare a mezzo servizio uno stabilimento nuovo di zecca, moderno ed efficiente a poche centinaia di chilometri dalla frontiera italiana? E per di più con tanto di manodopera qualificata e con un costo del lavoro pari a meno di un quinto rispetto a quello degli operai del Belpaese? Le possibili risposte sono due. La prima: la 500L si rivela un clamoroso successo planetario, travolge le dirette concorrenti sul mercato e arriva a sfiorare i livelli di vendita delle best seller del gruppo, Punto e Panda. Tutto è possibile, certo, ma al momento un boom di queste dimensioni sembra davvero improbabile. Ipotesi numero due: la 500 in versione large serve giusto per il rodaggio della fabbrica serba. Il bello (si fa per dire) viene dopo. Quando Marchionne, accantonato una volta per tutte il bluff di Fabbrica Italia, annuncerà nuovi tagli negli stabilimenti italiani. Colpa del crollo delle vendite, si dirà, che rende insostenibili i costi di produzione nella Penisola. L'alternativa? Eccola: si chiama Kragujevac. Da queste parti la Fiat ha già accumulato due anni di ritardo rispetto ai piani di partenza e non può più permettersi battute a vuoto. Il governo serbo, da parte sua, ha fatto ponti d'oro all'investitore straniero. Ha regalato terreni e stabilimento (peraltro ridotto quasi in macerie dai bombardamenti della Nato del 1999), ha istituito una zona franca, ha garantito esenzioni fiscali e contributive, ha investito decine di milioni di euro nel progetto promettendo, in aggiunta, nuove strade e ferrovie. Solo che nel frattempo Belgrado ha finito i soldi e pure il governo è cambiato. Con le elezioni del maggio scorso ha perso il posto Boris Tadic, il presidente che insieme al ministro dell'economia Mladjan Dinkic, era stato il principale sponsor di Marchionne. Adesso comandano Tomislav Nikolic (presidente) e Ivica Dacic (primo ministro), due vecchie volpi della politica locale, nazionalisti un tempo vicini a Slobodan Milosevic. Così a Belgrado non si parla quasi più di entrare nella Ue e la stella polare del nuovo governo è Vladimir Putin, che si è affrettato a promettere appoggio politico e, soprattutto, soldi a palate. ANCHE MARCHIONNE è stato costretto a fare i conti con la coppia Nikolic-Dacic. Il piatto piange. Il capo della Fiat reclamava 90 milioni cash a suo tempo promessi da Belgrado. Nessuno scontro. L'accordo è arrivato a tempo di record. Il governo si impegnato a pagare in due rate. La prima, 50 milioni, entro la fine dell'anno. Il resto nel 2013. Marchionne, che ha incontrato Nikolic a Kragujevac il 4 settembre scorso, a quanto pare si fida. O finge di farlo. Del resto il capo del Lingotto sa bene che i serbi a questo punto non possono tirarsi indietro. La perdita dei posti di lavoro promessi dalla Fiat sarebbe una catastrofe politica per il nuovo esecutivo. Marchionne, grande pokerista, ancora una volta può giocare le carte migliori. E a Belgrado non c'è neppure bisogno di bluffare. Il piano "Fabbrica Serbia" ormai è realtà.""""""""""
AGL:
noi non abitiamo in Serbia e, come tanti cittadini, le nostre fonti di informazione sono gli organi di stampa. Inoltre siamo nati, come Sindacato poco più di tre mesi fa. Quindi non abbiamo scheletri nell'armadio. Due sono le cose: o le notizie del video e dell'articolo sono false e allora attendiamo smentite dalla Azienda. Ma se disgraziatamente rispondono a verità, alcune domande sorgono spontanee. FIM, UILM,FISMIC e UGLM hanno condiviso con FIAT un tragitto fatto di grandi novità che hanno creato una piccola rivoluzione nel mondo del lavoro. Verso quale modello di industria ci stanno portando? Quale immagine dell'Italia stiamo portando in Paesi che hanno conquistato da pochi anni la libertà? Cosa ne pensano di tale situazioni le Confederazioni europee dei Sindacati cui sono affiliate le Federazioni metalmeccaniche di cui sopra? Parlerà anche di questo il Presidente Monti con Marchionne, sabato prossimo?
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venerdì 14 settembre 2012
CONDIZIONE DEI ROM IN ITALIA: AGL SOSTIENE LA BATTAGLIA DI AMNESTY INTERNATIONAL
In questa foto di Irene Campari (nota blogger e intellettuale in passato impegnata in politica) risalente all'agosto del 2007, il futuro Segretario Generale dell'AGL, Roberto Fasciani (camicia bianca), accompagnato dall'allora Presidente del Circolo Pasolini di Pavia ( http://circolopasolini.altervista.org/ ) Giovanni Giovannetti (oggi scrittore,fotografo,giornalista, editore, attivista politico e blogger di fama : http://sconfinamento.wordpress.com/ ) tiene una assemblea tra i lavoratori Rom accampati nell'area dismessa della ex SNIA di Pavia, successivamente brutalmente sgomberati con le loro famiglie.
Per scaricare l'odierno documento di denuncia di Amnesty International vai al sito dell'Associazione:
http://www.amnesty.it/italia-le-comunita-rom-ancora-segregate-e-senza-prospettive
Per scaricare l'odierno documento di denuncia di Amnesty International vai al sito dell'Associazione:
http://www.amnesty.it/italia-le-comunita-rom-ancora-segregate-e-senza-prospettive
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giovedì 13 settembre 2012
ROMA: PROSTITUTA ROMENA PICCHIATA E BRUCIATA VIVA. E' ORA DI AFFRONTARE LA QUESTIONE.
Riaffiora, di tanto in tanto, sulla base anche di questi orribili fatti di cronaca, il dibattito sul fenomeno della prostituzione. In questo nostro Paese si dibatte e si scrive molto ma raramente vengono varate leggi “giuste” ma che farebbero storcere il naso ad una fetta consistente dell'elettorato. La nostra Federazione dei Lavoratori Atipici ALASU-AGL ritiene che la prostituzione vada regolata , a beneficio delle lavoratrici stesse e dei cittadini. Noi siamo per la costruzione di villaggi dedicati, come, ad esempio, quelli di Amsterdam e di Amburgo, dove le lavoratrici del sesso possano esercitare in sicurezza , al riparo dai peggiori sfruttatori, maniaci e malintenzionati di ogni genere e con controlli sanitari periodici. Certo, anche loro dovrebbero pagare delle tasse “giuste” (sottolineo “giuste” perchè la pressione fiscale nel nostro Paese è a dir poco esagerata ma questo è un altro tema). Molti parlerebbero di “Stato-pappone” ma trattasi di persone intrise di ideologia e moralismo stantii alle quali interessa davvero nulla di queste donne.
La prostituzione rientra nell'ambito del lavoro atipico e come Federazione ALASU-AGL siamo pronti a difenderne i diritti e ad ascoltare suggerimenti e consigli.
Ivano Savioni
Segretario Generale ALASU-AGL
mercoledì 5 settembre 2012
TAV EUROPA: IL CORRIDOIO NON HA PIU' CAPO NE' CODA
Dopo il Portogallo, anche la Russia si tira indietro.
Leggi l'articolo:
http://petrolio.blogosfere.it/2012/09/tav-europa-il-corridoio-non-ha-piu-ne-capo-ne-coda.html
Osserviamo, sommessamente, che in Italia siamo ancora in attesa dal Ministro Passera di un Piano Nazionale dei Trasporti (e ciò sta mettendo in forse migliaia di posti di lavoro) e che di oggi è la notizia che uno dei motivi per i quali non si stanno trovando acquirenti stranieri per l'ALCOA è nell'insufficienza delle infrastrutture e dei trasporti in Sardegna..
Quei pochi italiani che questa estate hanno potuto permettersi di andare in ferie hanno avuto modo di rendersi conto in che stato sia la nostra rete ferroviaria ordinaria.
A buon intenditor, poche parole....
sabato 14 luglio 2012
SPAGNA-ITALIA (tra Sindacati dei Lavoratori Pubblici):UN ALTRO 4-0?
Cosa sta succedendo in Spagna ai lavoratori pubblici? Leggete qui:
http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/stati/spagna/2012/07/13/Spagna-lavoratori-pubblici-ancora-piazza-Madrid_7182101.html
In Italia?
A seguito del varo della Spending Review siamo in attesa che la CGIL verifichi se a settembre vi siano le condizioni per uno sciopero generale unitario con CISL, UIL, UGL. Scelta comprensibilissima, visto che a luglio da noi si muore dal caldo mentre in Spagna fa un freddo cane e i lavoratori si agitano anche per riscaldarsi un pò.Tradizionalmente i lavoratori pubblici italiani non applicano i blocchi stradali.Da noi sono proibiti dalla legge e vengono praticati, quando proprio non ne possono più, da quei mattacchioni dei metalmeccanici. Sorpresa: gli spagnoli hanno perso la 13^. Noi stiamo meglio: da anni la usiamo solo per pagare le tasse a gennaio.Perchè siamo più patrioti e guai se le casse dello Stato dovessero soffrire.Poi esce fuori la verità: in Spagna milioni di lavoratori sono arrabbiati anche per la riduzione dei permessi sindacali: si, perchè in Spagna ancora i permessi sindacali vanno direttamente a beneficio dei sindacalisti.Noi ci siamo autoregolamentati e anche in questo da anni siamo superiori: permessi e distacchi per lo più a parenti e amici dei sindacalisti.Per evitare i conflitti di interesse. In realtà noi italiani abbiamo una carta in più da giocare: la politica. subito dopo il varo della spending review si faceva molto affidamento sugli emendamenti parlamentari. Che come noto in Italia sono efficacissimi visto che i Governi quasi mai fanno ricorso al voto di fiducia. Ma qualcuno aveva ancora qualche dubbio. Appena però i lavoratori pubblici hanno appreso che un noto leader politico ritornerà in campo, le figure di Patroni Griffi e Fornero hanno iniziato a dissolversi e all'orizzonte , in posa-Balotelli, la sagoma di Renato Brunetta ha restituito a tutti la fiducia che no, i lavoratori pubblici italiani non faranno la fine dei loro colleghi spagnoli.Perchè verranno posti in mobilità molto più velocemente........
http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/stati/spagna/2012/07/13/Spagna-lavoratori-pubblici-ancora-piazza-Madrid_7182101.html
In Italia?
A seguito del varo della Spending Review siamo in attesa che la CGIL verifichi se a settembre vi siano le condizioni per uno sciopero generale unitario con CISL, UIL, UGL. Scelta comprensibilissima, visto che a luglio da noi si muore dal caldo mentre in Spagna fa un freddo cane e i lavoratori si agitano anche per riscaldarsi un pò.Tradizionalmente i lavoratori pubblici italiani non applicano i blocchi stradali.Da noi sono proibiti dalla legge e vengono praticati, quando proprio non ne possono più, da quei mattacchioni dei metalmeccanici. Sorpresa: gli spagnoli hanno perso la 13^. Noi stiamo meglio: da anni la usiamo solo per pagare le tasse a gennaio.Perchè siamo più patrioti e guai se le casse dello Stato dovessero soffrire.Poi esce fuori la verità: in Spagna milioni di lavoratori sono arrabbiati anche per la riduzione dei permessi sindacali: si, perchè in Spagna ancora i permessi sindacali vanno direttamente a beneficio dei sindacalisti.Noi ci siamo autoregolamentati e anche in questo da anni siamo superiori: permessi e distacchi per lo più a parenti e amici dei sindacalisti.Per evitare i conflitti di interesse. In realtà noi italiani abbiamo una carta in più da giocare: la politica. subito dopo il varo della spending review si faceva molto affidamento sugli emendamenti parlamentari. Che come noto in Italia sono efficacissimi visto che i Governi quasi mai fanno ricorso al voto di fiducia. Ma qualcuno aveva ancora qualche dubbio. Appena però i lavoratori pubblici hanno appreso che un noto leader politico ritornerà in campo, le figure di Patroni Griffi e Fornero hanno iniziato a dissolversi e all'orizzonte , in posa-Balotelli, la sagoma di Renato Brunetta ha restituito a tutti la fiducia che no, i lavoratori pubblici italiani non faranno la fine dei loro colleghi spagnoli.Perchè verranno posti in mobilità molto più velocemente........
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