Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

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(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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martedì 26 maggio 2015

AGL: AFFAMARE LA BESTIA? NON BASTA.MEGLIO UN BEL BY-PASS GASTRICO PER FARLE PERMANENTEMENTE PERDERE PESO.DISTRIBUENDO I SUOI 3 MILIONI E TRECENTO MILA KG. IN GIRO PER LA NAZIONE, IN IMPIEGHI PIU' PRODUTTIVI.E PER FARLA TORNARE AL PESO DEI SUOI VENT'ANNI


Dal sito www.corriere.it

Il libro e il bilancio) di Cottarelli

Diecimila sedi dello Stato
La spesa pubblica che ci soffoca

Inefficienze, enti che si moltiplicano e paradossi nel racconto del commissario alla revisione della spesa


«Ma se io avessi previsto tutto questo... forse farei lo stesso». La frase è nella pagina bianca che apre il saggio di Carlo Cottarelli La lista della spesa. La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare . Un viaggio nel ventre della Bestia che succhia le nostre risorse più preziose. La Bestia, è il messaggio dell’ex direttore del dipartimento finanza pubblica del Fondo monetario internazionale, chiamato nell’ottobre 2013 da Enrico Letta per prendere il posto di commissario alla spending review, già occupato da Enrico Bondi, non è invincibile. Certo, nemmeno per lui dev’essere stato facile affrontarla. Dire che c’era chi remava contro, per esempio, era un eufemismo. Basta dire che dei 17 gruppi di lavoro istituiti per 13 ministeri, oltre che Palazzo Chigi, Regioni, Province e Comuni, ai quali erano state chieste proposte di tagli, ben cinque non hanno mai completato il lavoro.
Della determinazione con cui Carlo Cottarelli ha affrontato per un anno e dieci giorni il compito di commissario alla revisione della spesa, dice tutto una strofa della canzone L’Avvelenata di Francesco Guccini: «Ma sei io avessi previsto tutto questo... forse farei lo stesso». La frase è nella pagina bianca che apre il saggio di Cottarelli in libreria da domani, pubblicato da Feltrinelli. Un libro, La lista della spesa. La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare , semplicemente sorprendente. Non ha sassolini da togliersi, l’ex commissario. Anche se un altro, dopo la freddezza con cui l’attuale governo ha accolto la fine della sua esperienza, l’avrebbe fatto eccome. Non lui.
Leggere il libro è come fare un viaggio nel ventre della «Bestia» che succhia le nostre risorse più preziose, ma condotti da una guida esperta che ne ha già esplorato le viscere. Così bene da sfatare anche le convinzioni più pessimistiche. La «Bestia», è il messaggio dell’ex direttore del dipartimento di Finanza pubblica del Fondo monetario internazionale chiamato nell’ottobre 2013 da Enrico Letta per prendere il posto di commissario alla spending review già occupato da Enrico Bondi, non è invincibile. Prima sorpresa...
Certo, nemmeno per lui dev’essere stato facile affrontarla. A cominciare dai fondamentali. Dire che c’era chi remava contro, per esempio, era un eufemismo. Basta dire che dei 17 gruppi di lavoro istituiti per 13 ministeri, oltre che Palazzo Chigi, Regioni, Province e Comuni, e ai quali erano state chieste proposte di tagli, ben cinque non hanno mai completato il lavoro.
C’entra forse la caduta del governo Letta, che probabilmente ha segnato anche il destino di Cottarelli. Forse. Ma di sicuro c’entra anche la reazione della pubblica amministrazione. E di quello che l’ex commissario chiama benevolmente il suo «complicato mosaico». Cottarelli racconta di averne scoperto le dimensioni grazie a una stima della Funzione pubblica. Da brivido.
Sapete quante erano alla fine del 2012 le sole sedi territoriali dei ministeri? Circa 5.700. Numero al quale si devono però aggiungere 3.900 uffici di enti vigilati dai ministeri. Per un totale di 9.600. Senza però che in quelle quasi 10 mila sedi del solo Stato centrale, per capirci una ogni 6.250 italiani, siano comprese le migliaia di caserme della polizia e dei carabinieri.
Il fatto è, spiega Cottarelli, che lo Stato delle Regioni è ancora organizzato sul modello delle 110 Province (abolite?) con i loro 117 capoluoghi. Il ministero dell’Economia, per esempio, ha 103 commissioni tributarie, 102 comandi della Guardia di Finanza, 97 uffici dell’Agenzia delle Entrate, 93 Ragionerie territoriali dello Stato, 83 uffici delle Dogane. La Giustizia, oltre a tribunali e procure, ha 109 archivi notarili. Il Lavoro, 109 direzioni. L’Istruzione, 104 uffici scolastici e 108 sedi del Consiglio nazionale delle ricerche. L’Interno, 106 prefetture e 103 Questure. Il Corpo forestale dello Stato, vigilato dall’Agricoltura, ha 98 comandi locali. Il ministero dei Beni culturali, 120 soprintendenze e archivi di Stato. Lo Sviluppo economico vigila sulle 105 Camere di commercio, che a loro volta hanno 103 Camere di conciliazione...
Le sovrapposizioni e le inefficienze sono incalcolabili. Basta pensare alle cinque forze di polizia, che occupano 320 mila persone: con un rapporto fra agenti in servizio e abitanti superiore a quasi tutti i Paesi europei, inferiore soltanto a Cipro, Macedonia, Turchia, Spagna, Croazia, Grecia e Serbia. Cinque apparati ognuno dipendente da un ministero diverso, per una spesa che nel 2014 ha toccato 21 miliardi. Cinque apparati, con cinque amministrazioni diverse, cinque burocrazie differenti, cinque gestioni indipendenti per acquisti, forniture, divise, manutenzioni. Cinque apparati, che stampano e diffondono cinque pubblicazioni...
Per non dire delle diseconomie allucinanti che un sistema pubblico così congegnato riflette negli acquisiti di beni e servizi. Ci sono 34 mila uffici che gestiscono ogni anno un milione 200 mila procedure: ciascun bando costa da 50 mila a 500 mila euro.
E poi gli enti pubblici. La «migliore ricognizione» che Cottarelli dice di aver trovato è un documento della Camera che ne elenca 198, ma solo per quelli nazionali. Una lista nella quale compaiono casi come quello dell’Aci, eletto dall’ex commissario a simbolo dell’assoluta necessità di un intervento radicale in questo campo.
La ragione è che l’Automobile club d’Italia gestisce il Pra con un compenso pagato dagli automobilisti nella misura di 190 milioni annui attraverso le spese di immatricolazione e cambio di proprietà dei veicoli. Peccato che il Pubblico registro automobilistico altro non contenga, definizione di Cottarelli, che un «sottoinsieme» delle informazioni dell’Archivio nazionale dei veicoli del ministero dei Trasporti. Nonostante questo, non si è ancora riusciti a unificare i due archivi: ed è la dimostrazione delle difficoltà che si incontrano ogni volta che si cerca di toccare un ente pubblico.
Per non parlare di un’altra fonte di sprechi e inefficienze. Apparati pubblici tanto numerosi e ramificati vorrebbero un’attenta gestione degli immobili, con una ristrutturazione radicale di spazi antiquati e costosi. Il Regno Unito l’ha fatto: ha speso 7 miliardi e mezzo di euro, ma ha ridotto gli immobili occupati del 45 per cento, gli spazi del 35 per cento e ha dimezzato i costi.
Noi, niente affatto. Gli edifici sono vecchi, gli spazi si sprecano. Eppure i costi «potrebbero essere enormemente ridotti con un’adeguata ristrutturazione degli edifici. Solo di affitto si spendono due miliardi l’anno...». Vero è, insiste l’ex commissario, che «anche senza ristrutturazione qualche risparmio non trascurabile si potrebbe ottenere con un po’ più di buona volontà e attenzione per le risorse pubbliche». Racconta Cottarelli di aver partecipato a una riunione al ministero dell’Agricoltura in una bella giornata romana di sole. I termosifoni ancora accesi andavano al massimo e faceva così caldo che si dovevano tenere le finestre spalancate. Quando l’ha fatto notare, gli hanno assicurato «che erano gli ultimi giorni di accensione...». E qui la Revisione della spesa si scontra con qualcosa di veramente duro. Le abitudini inveterate di un Paese nel quale, come ammoniva Tommaso Padoa-Schioppa, «il denaro di tutti è considerato il denaro di nessuno».
Per la cronaca, i diritti del libro di Cottarelli saranno devoluti all’Unicef .

venerdì 27 giugno 2014

RIFORMA DELLA PA: I GRANDI SINDACATI, PRESENTI NEL CNEL, SEMPRE PIU' NEL PALLONE (A SPESE DEL CONTRIBUENTE)


da http://blog.quotidiano.net

Camera con vista

di Giancarlo Mazzuca, direttore de "Il Giorno"


Cnel sfiducia chi taglia

 27 giugno 2014
NESSUN GIORNALE ha riportato la notizia, ma, l’altro giorno, è successo un fatto non certo strano, che dimostra come le ultime resistenze della Casta sono dure a morire perché lo slogan che gira nel Palazzo è uno solo: finché c’è vita, c’è speranza.

È il caso del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia del lavoro - una volta chiamato, pomposamente, la “terza Camera” - che il governo Renzi ha deciso di abolire rispettando, ovviamente, i tempi necessari (a fine anno?) per il suo scioglimento, essendo un organo costituzionale. Dunque, succede che, nell’ultima assemblea, il segretario generale, Franco Massi, è assente: viene subito votata una mozione che lo sfiducia per la quarta volta in tre anni. Sono presenti 36 consiglieri su 65, non ha partecipato al voto il presidente Marzano: 21 (soprattutto i sindacalisti) sono favorevoli alla mozione, 9 (terzo settore e Confcommercio in particolare) contrari, mentre 6 (soprattutto i rappresentanti di Confindustria) si astengono. Peccato solo che Massi è proprio quel grand commis dello Stato che ha dimostrato sul campo come si possono tagliare drasticamente le spese del Cnel.

Se, infatti, nel periodo 2010-2012, il Consiglio costava, mediamente, 18,2 milioni di euro ogni dodici mesi per sfornare 34 documenti e appena due disegni di legge, nell’ultimo triennio il costo annuale è sceso a 12,7 milioni, cinque e mezzo in meno, per produrre 30 documenti, 3 disegni di legge e 3 notiziari telematici. In tal modo, è stato, così, restituito allo Stato il 35% dei fondi di dotazione percepiti. Non era mai successo.
Caro Renzi, con tutta la tua buona volontà, sarà dura, molto dura, vincere definitivamente la battaglia anti-spreco...
giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net

venerdì 4 aprile 2014

I SINDACATI RAPPRESENTATIVI DEL PUBBLICO IMPIEGO A COLLOQUIO COL MINISTRO MADIA...CHE LI TRATTA COME PALLINE DEL FLIPPER

Le risultanze dei primi incontri tra governo Renzi e sindacati del pubblico impiego offrono un quadro desolante del ritardo che queste organizzazioni, ancora una volta, rischiano di far scontare ai poveri , ma sonnolenti , lavoratori italiani. Che non ci fossero soldi per i rinnovi contrattuali lo si sapeva ancor prima dell'avvento di questo governo. E' da anni che lo sappiamo. Nonostante tutto, Renzi sarà il primo, dopo anni, a rimpinguare le buste paga, producendo, di fatto, gli effetti di un rinnovo economico del contratto. In poche parole un politico riformatore, da solo, ha realizzato quanto una pletora di sindacati , confederali o autonomi o conflittuali, non e' riuscita a fare, con il piccolo particolare, cari lavoratori, di avervi fatto buttare dieci volte di più in scioperi inutili, illusori, rituali e propagandistici. Alla faccia del sindacato che dialoga! Si tratta a pesci in faccia l'unico che mette in tasca i soldi ai lavoratori, dopo aver pomiciato per anni , tutti loro, neanche con i ministri ma con i tirapiedi dei direttori generali di ogni amministrazione. Vergogna! Il Ministro Madia ha detto la verità. Aumenti o nuovi concorsi per stabilizzare i precari solo se questa PA saprà produrre risparmi. La spending review , se si tratta di togliere soldi a chi vive la PA come un privilegio, e' quanto di piu di sinistra ci possa essere. La smettano i sindacati cosiddetti antagonisti di fare il gioco dei dinosauri della PA che usano come scudi umani, per sopravvivere, poveri disgraziati che guadagnano, nel pubblico, poco piu di 1000 euro al mese. Il futuro di quei lavoratori e' nella fine dei centri di privilegio e di chi li dirige. Chi ancora piange per i tagli lineari, passati,presenti e futuri non ha compreso (facendo pagare questo suo ritardo a chi rappresenta) che in Italia, almeno finchè non cambieranno gli italiani, solo tagli lineari potranno essere realizzati, perché appena ne vuoi fare uno mirato, mille mani di lobbisti cercano di deviarti il tiro e alla fine, se spari, lo puoi fare solo in aria. Se qualcuno pensa che vi  sia esatta coincidenza tra noi e il punto di vista della Madia, sbaglia, poiché noi siamo per i prepensionamenti nel pubblico ma che non necessariamente producano nuove assunzioni . Ciò avvenga solo se, a seguito di una vera digitalizzazione della PA, vi sia assoluto bisogno di forza lavoro. Basta con i concorsi finalizzati a rendere la PA una valvola di sfogo della disoccupazione .Il vero interesse dei lavoratori pubblici e di tutti i cittadini è che la spending review di Cottarelli sia realizzata fino in fondo, che Renzi porti a compimento le sue riforme di portata storica. E che tutti i sindacati collaborino a questa opera di pulizia che se avviene in questi mesi in maniera cosi traumatica è perchè, evidentemente, dagli anni '80 ad oggi o non si è fatto nulla o, peggio, solo danni.
Da ultimo un appello a Renzi. Oggi hai ridotto le prerogative (permessi e distacchi) solo ai dirigenti. Ma perché non cominciamo a dire che permessi e distacchi pagati dallo Stato nel settore pubblico vanno aboliti e se un sindacato abbisogna di un lavoratore in permesso sindacale lo stesso deve essere pagato da quel sindacato? Faremmo cosi contenta la Camusso che è contro i prepensionamenti nel pubblico perchè dovrebbero allora essere fatti anche nel privato.


giovedì 20 marzo 2014

LE SLIDE DI COTTARELLI: FUSSE CHE FUSSE LA VOLTA BONA.....

                                                              ( nella foto: NINO MANFREDI )

PER SCARICARE E LEGGERE LE SLIDE DI COTTARELLI (SANTO SUBITO!) CLICCA SUL SEGUENTE LINK:
http://www.ansa.it/documents/1395249927493_PianoCottarelliSlide.pdf

giovedì 6 marzo 2014

VAI AVANTI, COTTARELLI!

PRIMA CHE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE UCCIDA IL PAESE CON I SUOI SPRECHI..........


............SPERIAMO CHE CARLO COTTARELLI SAPPIA INDICARE  I RAMI DA TAGLIARE!

AVANTI COSI', CARLO. SIAMO CON TE!

                                (nella foto: Carlo Cottarelli, Commissario alla Spending Review)


martedì 6 agosto 2013

PERCHE' ALL'OPINIONE PUBBLICA E' INDIFFERENTE LA RIORGANIZZAZIONE(E GLI ESUBERI) DEL MINISTERO DEL LAVORO?


Analogamente a quanto avviene per le visite a sorpresa dei leader politici in Afghanistan,il 31 luglio il Ministro del Lavoro Giovannini si è catapultato, inaspettato, alla riunione Ministero/Sindacati sulla riorganizzazione del Ministero.In pratica, come si può leggere in un comunicato congiunto di alcune organizzazioni sindacali, "si procede allo svilimento delle funzioni degli uffici territoriali con la trasformazione di 12 Direzioni Territoriali in Uffici Presidio di livello non dirigenziale. Nel contempo, però, si rafforzano le competenze a livello centrale creando ad hoc una Direzione Generale per  l'Ufficio di Gabinetto e aumentando di 2 uffici il  Segretariato Generale trasformando quest'ultimo  da mero ruolo di coordinamento ad un ruolo operativo". Si afferma poi come "vengano maggiormente "tagliate" le funzioni dirigenziali  sul territorio, svilendo così il ruolo delle Direzioni Regionali e Territoriali del Lavoro, a vantaggio degli uffici dell'amministrazione centrale. Non è pensabile, infatti, che su un totale di 56 posti di funzioni dirigenziali di seconda fascia vengano ridotte ben 38 posizioni a carico degli uffici del territorio e soltanto 18 negli uffici centrali;(...) l'accorpamento nei capoluoghi di regione delle aree metropolitane delle Direzioni Regionali del Lavoro con le Direzioni Territoriali del Lavoro porterebbe ad una situazione di assoluta ingestibilità soprattutto in quei casi dove, oltre all'accorpamento dei due uffici, è prevista anche la responsabilità di un altro ufficio che diventerà Ufficio presidio." 
Ovviamente i Sindacati hanno gradito la visita a sorpresa, hanno fatto presente che non era stata data loro la possibilità di  analizzare prventivamente quel documento e di fare proposte e con fiducia sperano di poterne ridiscutere col Ministro (che ovviamente è andato lì solo perchè non potesse nessuno accusarlo di aver timore di presentarsi in prima linea). Il prosieguo è già segnato: il Ministero farà come vuole e i Sindacati dovranno solo scegliere con quale bevanda aiutarsi ad ingoiare il rospo.
Ciò, sottolineiamo noi,  avviene in contemporanea a un altro taglio derivante dalla spending review (che sicuramente riguarderà anche molti lavoratori di quel Ministero):Il Dipartimento della Funzione Pubblica in data 01.08.2013 ha inviato alla Corte dei Conti, per la registrazione, la circolare n. 3/2013 relativa all'applicazione dell'articolo 2 del Decreto Legge sulla spending review (Dl 95/2012), cioè alla risoluzione del rapporto di lavoro ed al pensionamento in deroga per il personale in esubero della pubblica amministrazione.La disposizione riguarda 
circa 7800 dipendenti e dirigenti in esubero delle PP.AA.
Questo Ministro, a suo modo, è stato scelto in maniera oculata, badando alla cura delle fonti del catastrofismo in materia di diffusione dei dati occupazionali ed economici. E' l'ex Presidente dell'ISTAT. Da una recente interrogazione parlamentare, che potrete leggere qui:
http://www.regioni.it/it/show-aula_interrogazione_su_nomina_presidente_pro_tempore_istat_030713/news.php?id=305370
si coglie, nelle voci riferite dalla deputata, una frase illuminante:"
l'ultimo presidente, Enrico Giovannini, si è dimesso» lo scorso 28 aprile, ricopre la carica di Ministro del lavoro e, stando alle notizie diramate dagli organi di stampa, la nomina pro tempore sarebbe stata disposta per il periodo durante il quale Giovannini, attuale presidente, svolge le funzioni di Ministro del lavoro e delle politiche sociali." Ossia: stranamente, non sembra proprio sia stato reciso il cordone ombelicale tra neo Ministro e ISTAT e i più attenti lettori avranno colto l'uso impeccabile che di recente Giovannini fa di dati provenienti (o commissionati) proprio dall'ISTAT (che, ricordiamo, dovrebbe essere in teoria un istituto indipendente dalle maggioranze di governo).
Ecco forse spiegata la strana nomina a Ministro del Lavoro di uno studioso dal curriculum eccezionale ma, guarda caso, privo di qualsiasi aggancio ai compiti d'Istituto del dicastero di Via Flavia. Carenza, probabilmente, colmata dalla recentissima nomina a (super) segretario generale del Ministero (nel silenzio tombale di tutti i sindacati) di colui che è stato in questi anni  il massimo responsabile (in stretta collaborazione con la lobby dei consulenti del lavoro) dell'attività di vigilanza del Ministero del Lavoro. Con grandi risultati evidentemente, come emerge ad esempio (ve ne avremmo potuto proporre altri cento simili) dal seguente articolo recentemente pubblicato:
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Sardegna: architetto disoccupato in inverno, cameriere (in nero) d’estate




Francesco si è laureato in architettura quattro anni fa, ha fatto diversi tirocini in Italia e all’estero, ma non ha mai trovato un lavoro nel suo ambito che gli permettesse di stabilizzarsi. “Non ho cercato solo in Sardegna”, ci tiene a precisare, “parlo inglese e un po’ di spagnolo, quindi sono disposto a trasferirmi all’estero, anzi è il mio obiettivo. Purtroppo vedo solo annunci di tirocini da tre o sei mesi, la maggior parte senza retribuzione o comunque mal pagati”. Niente di nuovo, triste realtà di tutti i giorni per molti giovani laureati italiani.
Non è abituato a rimanere con le mani in mano. “Ho sempre fatto mille lavoretti pur di essere indipendente dai miei genitori mentre studiavo: cameriere, magazziniere, lavapiatti, porta pizze… con me la cazzata che ‘i giovani d’oggi non vogliono fare certi lavori‘, che leggo su molti giornali, non attacca“. Da più di un mese Francesco lavora come cameriere in un hotel della Costa Smeralda e non è la prima volta che fa la stagione estiva. Come per tanti ragazzi sardi, l’unica ricchezza che lascia il turismo nella sua terra è un lavoro da cameriere sottopagato, ai limiti della legalità.
Ho iniziato facendo una settimana di prova, naturalmente non pagata, e dopo mi hanno preso. Quando ho chiesto di firmare il contratto mi hanno detto che non c’era nessun problema, che avrebbero dovuto sistemare solamente alcuni dettagli in amministrazione, e che nel giro di una settimana sarebbe stato pronto”. Il contratto però non è mai apparso, nonostante Francesco abbia insistito più volte sia con il direttore che con l’amministratore dell’albergo. ”Mi dicevano sempre che era questione di giorni, che non dovevo preoccuparmi, che il contratto sarebbe stato retroattivo, che mi avrebbero pagato persino la settimana di prova, etc., ma nel frattempo luglio è finito”.

Ti hanno pagato il mese di luglio? “Ora ti racconto come è andata: a fine mese sono stato chiamato nell’ufficio del direttore, mi ha dato una busta con dentro 1100 euro, poi ha sfilato 100 euro dal suo portafogli, dicendomi: questo è per gli straordinari, siamo proprio contenti di te. Mi sono sentito davvero incomodo, era una sceneggiata volgare e offensiva”.
Per quale motivo? ”Perché lavoriamo tutti almeno 2 ore extra al giorno, moltiplicale per 30 giorni… vuol dire che mi hanno pagato poco più di 1 euro all’ora per un mese di straordinari. E per giunta in nero! Senza contare i giorni di riposo non pagati…”
Cosa hai fatto? ”Ho preso la busta con lo stipendio e gli ho chiesto se il contratto fosse pronto…” Cosa ti ha risposto? ”Il turismo non è più quello di una volta, mi ha detto, quindi per ora non possiamo farti un contratto regolare. E poi ha aggiunto ammiccando: ma tranquillo, neanche gli altri hanno un contratto“. Questo vuol dire che stai lavorando in nero, senza assicurazione, senza contributi, senza Tfr… ”Senza un cazzo, esatto”.
Ti è già successo in passato? ”In genere è difficile che ti assumano regolarmente per questo genere di lavori. Finché si tratta di fare qualche extra in pizzeria, non mi lamento, però se devo lavorare per 3 mesi in un hotel, pretendo un contratto regolare. Eppure è pieno di hotel che fanno questo gioco, qui in Costa. Nel mio caso speravo di essere stato chiaro sin dall’inizio, ma a quanto pare adesso mi hanno messo davanti alla scelta: o così o niente“.
Cosa farai? ”All’inizio volevo denunciarli, poi ho cambiato idea”. Perché? ”Tanto non serve a niente, l’Ispettorato del Lavoro di segnalazioni di questo tipo ne riceve centinaia ogni anno, eppure gli stessi hotel continuano ad aprire regolarmente ogni estate. Ti sei mai chiesto perché?”.
Mi sembra strano che non facciano nessun controllo a sorpresa… ”Controlli a sorpresa ne sono arrivati anche a luglio, ma l’amministratore viene avvisato sempre qualche giorno prima, in maniera informale. Quando arrivano, gli agenti delle forze dell’ordine entrano direttamente nell’ufficio del direttore, parlano con lui e poi se ne vanno. Basta”. Queste affermazioni sono gravi… ”È il segreto di Pulcinella, da queste parti le cose funzionano così. Lo sanno tutti”.
Quindi non sporgerai denuncia? ”Il prossimo anno voglio andare a vivere all’estero, voglio lasciare la Sardegna, voglio lasciare l’Italia. Mi servono quei soldi… E anche se lasciassi questo lavoro, sarei comunque costretto a fare il cameriere per 30 euro al giorno, sempre in nero, in una pizzeria della mia città. Se mi va bene”.
Hai pensato di cercare lavoro in un altro albergo, lì in Costa Smeralda? ”Avevo trovato altri due posti che cercavano personale, ma questo era l’unico hotel che aveva promesso di farmi un contratto“.
La Sardegna potrebbe vivere di solo turismo, dicono alcuni. Certo. Magari in futuro, dopo che milioni di tramonti si saranno tuffati nel nostro azzurro mare. E avremo costruito strade sicure, trasporti pubblici puntuali, ci saranno imprenditori onesti, strutture alberghiere moderne a prezzi convenienti, controlli delle forze dell’ordine impeccabili, esisterà una vera continuità territoriale, una cultura della legalità e del rispetto del lavoratore rinnovata; la prosperità internazionale permetterà nuovamente di viaggiare sempre di più e tutti vorranno visitare la nostra isola, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno...
Certo, la Sardegna potrebbe vivere di solo turismo, se…
di Marco Nurra | @marconurra
(foto: sardegnadigitallibrary.it)""""""""""


E' chiaro adesso perchè, nel momento in cui apprende che uffici del Ministero del Lavoro vengono chiusi sul territorio e che funzionari e dirigenti vengono licenziati e che a quelli che rimangono lo stipendio non viene aumentato per il blocco dei contratti,  l'opinione pubblica (quella che vota alle elezioni) tira un sospiro di sollievo?
E non è più chiaro quale dovrebbe essere l'effettivo impegno dei sindacati ministeriali, ossia non difendere l'indifendibile (rendendosene complici) ma ripulire dall'interno la Pubblica Amministrazione depurandola da chi la tradisce?

martedì 13 novembre 2012

MINISTERO DELLA DIFESA: 43.000 ESUBERI PER CONSENTIRE A QUESTI DI CONTINUARE A MANGIARE ALLE SPALLE NOSTRE?

"DALLO CHAMPAGNE ALLE CASE A UN EURO TUTTI I PRIVILEGI DELLA CASTA DEI GENERALI"

di Fabio Tonacci
"""""""""Le mandorle salate dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi non si toccano. I benefit dei generali nemmeno. Le pensioni devono rimanere dorate, anche se calcolate in base a logiche risalenti ai tempi della Guerra Fredda. La spending review delle forze armate faccia pure il suo sporco lavoro, ma da un’altra parte. Si riduca la truppa, se serve, o si taglino i marescialli, però i privilegi delle alte sfere militari devono rimanere. In tempi di austerity c’è ancora qualcuno che lucida le maniglie d’oro degli sfarzosi appartamenti di rappresentanza. Chi sono oggi i privilegiati della Difesa italiana? Quali sono i benefit arcaici ancora concessi?
IL BUFFET DELL’AMMIRAGLIO
Bisogna leggerla tutta la mail che il Capitano di Vascello Liborio Francesco Palombella spedisce ai suoi sottoposti, il 3 maggio 2012, alla vigilia della visita dell’ammiraglio Giusppe De Giorgi sulla “Caio Duilio” ormeggiata a La Spezia. «All’arrivo del Cinc (Comandante in capo della squadra italiana,
ndr) prevedere in quadrato l’aperitivo con vino bianco ghiacciato, mandorle salate, grana, olive verdi, pizzette, rustici, tartine. Prepararsi a servire caffè d’orzo o tè verde». In un’altra mail, un ufficiale ricorda a tutti i gusti dell’ammiraglio, guai a sbagliare: «Il caffè con orzo in tazza grande, senza zucchero, macchiato caldo. Il tè verde, senza zucchero».
Quell’accoglienza da impero borbonico riservatagli a Taranto l’8 settembre scorso a bordo dell’incrociatore Mambella (camerieri, tartine, champagne e ovviamente mandorle), di cui hanno dato conto i giornali, non era dunque un caso. E mentre a la Spezia si domandano se l’ammiraglio gradisca il caffè in tazza grande o piccola, a Kabul ai soldati italiani non è più concesso di andare a mangiare alla mensa americana, più abbondante e costosa. Stona, in tempi di crisi, qualsiasi forma di sperpero di denaro pubblico. E quella dell’ammiraglio De Giorgi è solo una delle 400 e passa casi di benefit e favori goduti da chi ha il grado di generale.
COMANDANTI E COMANDATI
Parlano i numeri. Tra Esercito, Marina e Aeronautica ci sono 425 generali per 178 mila militari. Negli Stati Uniti sono 900, ma guidano un comparto che con 1.408.000 uomini è quasi dieci volte quello italiano. Per dire, noi abbiamo più generali di Corpo D’Armata, 64, che Corpi d’armata, circa una trentina. «A essere generosi, in Italia basterebbero 150 generali per svolgere gli stessi compiti — scrive Andrea Nativi nel rapporto 2011 della Fondazione Icsa, che si occupa di Difesa e intelligence — gli esuberi concentrati nei gradi apicali degli ufficiali devono essere smaltiti in fretta attraverso provvedimenti straordinari, altrimenti rimarranno una zavorra costosa e penalizzante».
Siamo arrivati al paradosso che i comandanti sono più dei comandati: 94 mila ufficiali e sottoufficiali, 83.400 uomini e donne della truppa. Nei prossimi due anni il personale, civile e militare sarà tagliato di 8.571 unità. Entro il 2024, si legge nel ddl di revisione appena approvato dal Senato, i 178 mila scenderanno a 150 mila. Ma i generali no, loro non si toccano. Perché avere la greca sulla spallina significa godere di uno status privilegiato. Un generale di Corpo d’armata (il grado più alto, tre stellette) percepisce in servizio uno stipendio annuale di 120 mila euro, circa 7 mila euro netti al mese. Non ha limitazione alle ore di straordinario che può fare. Ha diritto all’alloggio di servizio a canone agevolato nelle zone migliori della città, al telefonino, in alcuni casi all’autista (l’anno scorso sono state acquistate dalla Difesa 19 Maserati per gli alti ufficiali), a soggiorni low cost nelle decine di foresterie della Difesa, alcune in località turistiche di pregio come Bardonecchia o Milano Marittima. E quando raggiunge la pensione, per effetto di indennità varie, del sistema retributivo ancora in vigore per gli anziani e della cessazione del versamento dei contributi all’Inpdap, si ritrova con un mensile superiore a quello in servizio.
IL SUPERSTIPENDIO DEL VICE
Si chiama Sip l’eldorado dei generali. Speciale indennità pensionabile, un emolumento ad personam che fa schizzare lo stipendio dei dirigenti in alto. Molto in alto. Spetta al Capo di stato maggiore della Difesa, il generale Biagio Abrate, (482.019 euro all’anno), ai tre Capi di stato maggiore di Esercito, Aeronautica e Marina (481.006 euro), al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli (462.642 euro) e al segretario generale della Difesa Claudio De Bertolis (451.072). Cifre che superano ampiamente i 294 mila euro annuali (il trattamento riservato al Primo presidente di Cassazione) indicati dal “decreto salva-Italia” come tetto per gli stipendi dei manager pubblici. In sei costano al ministero 2,8 milioni di euro. Gli stessi soggetti, quando lasciano, ricevono una liquidazione che sfiora il milione di euro e una pensione da 15 mila euro netti al mese.
Una Sip, anche se ridotta nel valore, viene misteriosamente concessa anche al vice comandante dei Carabinieri. «Ciò aveva un senso fino a quando c’era un generale dell’Esercito a ricoprire il ruolo di vertice dell’Arma, non ancora promossa a forza armata — spiega una fonte qualificata del Cocer, l’organismo di rappresentanza militare interna — era un modo per gratificare il carabiniere più alto in grado. Dal 2000 però c’è un Comandante carabiniere ma la Sip al suo vice è rimasta». E non è un caso che per quel ruolo si siano avvicendati, dall’inizio del 2012 ad oggi, già tre ufficiali e di media non si rimane in carica più di un anno.
LE PROMOZIONI DI CARTA
Si scopre poi che la carriera della dirigenza militare, e solo quella, è un moto inarrestabile verso l’alto. Nelle amministrazioni pubbliche si viene promossi quando si libera un posto. Qualcuno esce, qualcuno entra, elementare principio di contenimento degli sprechi. Sotto le armi no. I generali vengono promossi a prescindere dall’esistenza di un posto vacante. La commissione Difesa della Camera l’ha messo nero su bianco, prevedendo che il generale di Divisione (2 stellette) con almeno un anno di permanenza in quella posizione possa avanzare al grado superiore anche se in soprannumero.
Altro regalo che ha resistito ai tagli è la promozione automatica immediatamente prima del congedo. Il giorno antecedente alla pensione si sale di grado. Più stelle sulle spalline, più benefit.
Il sistema delle “promozioni di carta” riesce anche ad aggirare il blocco delle buste paga imposto alle amministrazioni pubbliche fino al 2014 grazie all’istituto della omogeneizzazione stipendiale: gli ufficiali dopo 23 anni in servizio senza demerito ottengono, a prescindere dal grado ricoperto, la retribuzione fissa del generale di brigata, circa 3.100 euro netti. «Certo, gli stipendi medi dei soldati italiani sono nel complesso inferiori rispetto a quelli dei colleghi inglesi o francesi — sostiene Emilio Ammiraglia, segretario nazionale di Assodipro, associazione di militari in pensione che punta a introdurre nelle forze armate un sindacato con una vera autonomia operativa — ma quando si parla dei capi, il discorso cambia». E più guadagnano, meno devono spendere.
GLI APPARTAMENTI EXTRALUSSO
A oggi sono 44 i generali e gli ammiragli a cui è stato concesso l’alloggio di servizio e rappresentanza, il famoso Asir, l’extralusso del parco immobiliare della Difesa. Per mantenerli tutti, lo stato spende 4 milioni di euro all’anno. Del resto si devono lucidare appartamenti con 400 metri quadri di parquet, 143 mq di marmo, 188 mq di maioliche, ascensore con moquette e terrazzo di 275 mq, come nel caso della residenza riservata al Capo di stato maggiore dell’Aeronautica in via del Pretoriano a Roma.
Nessuno mette in dubbio che il ministro, i quattro Capi di stato maggiore, i sottocapi, gli alti comandanti abbiano diritto agli Asir, anche perché devono ricevere ambasciatori e cariche estere. Ma andando a sfogliare l’elenco di chi li occupa, qualche perplessità sorge.
Ad esempio, non si capisce quale siano i compiti di rappresentanza del comandante della 1° Regione aerea dell’Aeronautica, che pure vive in via Gaio a Milano in un alloggio di 450 mq rivestito in parquet, leggermente più ampio del collega delle Operazioni aeree, che ne ha uno di 445 mq in via Cavour a Ferrara. A Firenze il Comandante dell’Isma si deve stringere in 233 mq, ma può sfruttare un balcone da 158 mq. A Pozzuoli il direttore dell’Accademia aeronautica ha un alloggio di 189 mq, con un terrazzo faraonico da 287 mq. «La metà dei 44 Asir concessi — sostiene la stessa fonte del Cocer — rappresentano oggi un retaggio superfluo del passato».
Chi li occupa si difende sostenendo di pagare regolarmente l’affitto mensile sulla parte residenziale, cioè le camere, la cucina, il soggiorno e i bagni. Verissimo. Ma a canoni più che vantaggiosi: 1 euro a metro quadrato. Che sia
in centro a Roma o a Pozzuoli o nella strada più in di Firenze, sempre quello è il prezzo.
UFFICIALE E CAPPELLANO
Equiparato per grado e stipendio al generale di corpo d’armata è anche l’ordinario militare, ruolo attualmente coperto da monsignor Vincenzo Pelvi, che è a capo di un’arcidiocesi speciale composta dai 182 cappellani militari, tutti inquadrati come ufficiali che svolgono l’attività pastorale nelle caserme. Il vicario equivale a un generale di brigata (6000 euro al mese lordi), il vicario episcopale, il cancelliere e l’economo sono equiparati al tenenti colonnello. Alla Difesa nel complesso costano 10 milioni di euro in buste paga annuali, più altri 7 milioni per la liquidazione di 160 pensioni, che mediamente ammontano a 43 mila euro all’anno ciascuno, tranne quella dell’ordinario a cui vanno 4 mila euro al mese. L’attuale presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, nei fatti è un baby-pensionato. È stato arcivescovo ordinario militare dal 2003 al 2006, a 63 anni ha ottenuto il vitalizio dalla Difesa, un po’ meno di 4 mila euro, con appena tre anni di contributi. Il suo successore, monsignor Pelvi, ha mandato una lettera al presidente della Repubblica, a cui spetta la nomina, e a Papa Ratzinger per chiedere una proroga fino al 2014, così da maturare gli anni necessari per la pensione da generale.
I Radicali qualche giorno fa hanno provato a sganciare questi compensi dal bilancio della Difesa con un emendamento al ddl di revisione. Respinto.
L’EREDITÀ DELLA GUERRA FREDDA
Discorso a parte merita l’indennità di ausiliaria. Una volta in congedo per il raggiungimento dei limiti di età (tra i 60 e i 65 anni), ufficiali e sottoufficiali possono chiedere di restare per 5 anni a disposizione della Difesa, nell’eventualità di essere richiamati in servizio in caso di necessità. «È un’eredità della Guerra Fredda – sostiene Luca Comellini, ex maresciallo dell’Aeronautica ora segretario del Partito per la tutela dei diritti per i militari – quando lo scoppio di un conflitto rientrava nel ventaglio delle ipotesi. Ma che senso ha oggi, per chi ha già ha una pensione cospicua da 7000 mila euro netti al mese?» Il “disturbo” di restare a casa, ma a disposizione, viene comunque pagato. L’ausiliaria, introdotta per il fatto che i militari escono dal servizio per limiti di età prima degli altri dipendenti statali, è pari al 70 per cento della differenza tra il trattamento percepito in pensione e quello spettante nel tempo al pari grado in servizio. Un calcolo complesso. E con il blocco delle retribuzioni per l’impiego pubblico, non è nemmeno più vantaggiosa per gli ufficiali intermedi. Per un generale di corpo d’armata invece può raggiungere 700 euro al mese alla pensione. Inizialmente c’era un bacino relativamente stretto di 35 ufficiali e 500 sottoufficiali a cui spettava. Oggi in deroga viene concessa a centinaia di militari.
Nel 2011 la Difesa ha speso per l’ausiliaria 326 milioni, quest’anno 355. «Ma i casi di richiamo in servizio sono rarissimi », sottolinea Comellini. Qualche generale ha partecipato alle commissioni di concorso interno, qualcun altro è stato richiamato durante l’emergenza rifiuti a Napoli. E quando un pezzo grosso torna al lavoro, lo fa con tutti i crismi. Stipendio pre-congedo, macchina con l’autista, alloggio, spese di diaria, straordinari. Che uno torni in servizio o rimanga a casa, i cinque anni di ausiliaria vengono comunque conteggiati ai fini del trattamento pensionistico e della liquidazione. La casta dei generali non sventola mai bandiera bianca.
La Repubblica 09.11.12"""""""""

mercoledì 24 ottobre 2012

SANITA': SPENDING REVIEW O SPENDING "DIPPIU' "?

E' ormai avvenuto che l'adozione da parte del governo della spending review abbia prodotto un effetto a cascata (una volta si chiamava scarica barile) sulle Regioni le quali sono state obbligate in fretta e furia a risparmiare dove era possibile, oltre che necessario. Si sa che la maggiore fonte di spesa per le regioni è la sanità quindi, cascata sulle ASL , seguita da cascatine sulle singole aziende ospedaliere. Ricordiamoci che la questione è serissima: stiamo parlando della salute della gente. Siamo vicini forse a una svolta. Ossia, potrebbe accadere che a breve quello che ognuno di noi dava per scontato e sicuro, rivolgendosi a uno ospedale (facendo i debiti scongiuri) a breve non possa esserlo più. Di solito, quando c'è da risparmiare si comincia, guarda caso, dal basso, anche se l'ordine viene dall'alto. Chi sono i più deboli? I malati. Da chi vengono accuditi, per lo più , di fatto? Da lavoratori che sono i più deboli e sfruttati: quegli degli appalti di servizi, spesso precari, sfruttati e sottopagati. Negli ospedali normali accade ciò. Ovviamente chi lancia quegli ordini dall'alto non è poi tra le vittime ma va a curarsi nelle cliniche di lusso, dove questi problemi non esistono.Si dirà, allora, che   in definitiva si tratta di raschiare l'osso? Non esattamente, perchè questi appalti, in realtà, sono degli appetitosi e paffuti cosciotti addentati però da chi non è nè malato nè assistente dei malati. Di chi è la dentierà? Dei politici, i quali, notoriamente, nutrono la propria attività proprio grazie ai meccanismi che sono dietro gli appalti, il cui costo è in minima parte quello del servizio (quanto volete possano spendere per i poveri salari di quei lavoratori? Pochissimo) . In realtà, la parte del leone la fanno i costi generali dentro cui troveremmo, a ben cercare, qualcosa che conosciamo benissimo: i costi della politica.
Bene, si dirà.Il taglio riguarderà anche quei costi. No. Riguarda gli stipendi di quei lavoratori (aumento dei carichi a parità di retribuzione, riduzioni di orario, demansionamento) e gli acquisti di pertinenza dei malati. La politica non può tagliare i propri costi: ne verrebbe compromessa la democrazia, diamine!Quindi non solo quei lavoratori sono stati utilizzati in tutti questi anni come normali impiegati di ASL e Ospedali, senza vederselo riconosciuto (in violazione tra l'altro di ogni principio di diritto del lavoro, la medesima materia insegnata da qualcuno dei professori che ci governa). Ora rischiano di dover lavorare quasi gratis o, peggio, di perdere il loro lavoro. E i malati di perdere un sostegno che domani potrebbe non esserci più. L'unica via che porterebbe a un risparmio duraturo ossia il riconoscimento del lavoro effettuato dai precari, stabilizzandoli e la presa d'atto che solo reinternalizzando le funzioni, ossia facendo ridiventare pubblico quello che avventatamente è stato reso privato, si recupererebbe la qualità del servizio, non viene perseguita proprio perchè in tal caso cadrebbe la copertura di questo meccanismo perverso finalizzato a foraggiare la classe politica.Ma se i costi minimi del servizio sono incomprimibili e, quindi, per altre vie la Pubblica Amministrazione sarà costretta a breve, in qualche maniera (tasse ovviamente) a trovare, sulla base del disagio e della protesta sociale, le risorse per recuperare gli standard minimi di prestazioni e assistenza, se prima o poi il costo sociale di questa modalità di gestione della forza lavoro presenterà il proprio conto (chi può essere mai disposto a lavorare da schiavo?) e se la politica non vorrà rinunciare alla sua fetta di torta (si sa quanto sia difficile per chiunque mettersi a dieta) , è facile concludere che in questo e altri settori la spending review produrrà un complessivo incremento della spesa pubblica, un pò come accade all'obeso che inizia scelleratamente a fare dei forzati digiuni, perde inizialmente dei chili e poi li riacquista con gli interessi, cedendo su tutta la linea. Siamo veramente delusi. Pensavamo che un governo tecnico, formato da professori e manager così qualificati, escogitasse soluzioni più intelligenti.

lunedì 9 luglio 2012

SPENDING REVIEW: THE DAY AFTER


“La CGIL se farà uno sciopero generale lo farà unitario A SETTEMBRE “(cioè con CISL, UIL e, con le debite distanze, con l'UGL). “Non esclude però una mobilitazione a luglio, sulla sanità”. Quindi sicuramente il Paese non verrà bloccato. Se lo fosse stato ora il governo PDL-PD-UDC sarebbe entrato in crisi. E non può, perchè deve portare a termine il suo compito. Lui, e non altri. Monti, non i partiti che lo sostengono. L'energia di tutti i lavoratori italiani verrà quindi convogliata e liberata quando in Parlamento tutto sarà fatto e compiuto. La stessa Confindustria, con Squinzi, può permettersi, pubblicamente, in coro con la CGIL, di dire peste e corna del governo (indispettendo Monti, a cui certe cose non erano state dette neppure dai suoi allievi all'Università). CGIL, CISL, UIL, UGL sono i sindacati che hanno i loro referenti politici nei partiti che sostengono il governo, per questo alle consultazioni vengono invitati solo loro. Occorre ammettere però che sono gli unici sindacati a saper portare in piazza migliaia di lavoratori (i quali non sanno più a che santo votarsi per evitare il peggio del peggio). Quindi qualche merito l'avranno. Quanto meno sono i più convincenti e rassicuranti. Gli altri sindacati? Tutti molto (a me) simpatici ma , purtroppo, zero. Politicamente (non sono interlocutori della politica, tutt'al più ottengono ogni tanto una interrogazione parlamentare) , organizzativamente (le cifre sparate sugli iscritti sono da sempre oggetto di ironia) socialmente (poche iniziative, con poche persone, che non preoccupano nessuno). Ciò vale sia per i sindacati “autonomi” che per quelli “antagonisti”. Nonostante tutti gli iscritti a qualunque sindacato siano sicuramente appassionati alla causa e in buona fede (mentre, diciamoci la verità, molti dirigenti sindacali lo fanno solo per business). Purtroppo partecipare a un sindacato in Italia per i lavoratori significa essere presi per i fondelli. L'unica speranza, per il singolo lavoratore, è che in questa battaglia il vaso non caschi in testa proprio a lui ma al vicino. Chissà in quanti uffici pubblici già dirigenza e funzionari stanno facendo i conti su a chi toccherà. Un po' come a scuola, quando, con tabelle sofisticate, si cercava di capire a chi sarebbero toccate le prossime interrogazioni.

Quindi sta passando tutto, ma proprio tutto, quanto voluto dalla classe dirigente del nostro Paese in danno delle condizioni di vita dei lavoratori, pubblici e privati. Questo sistema politico è concepito per autoconservarsi (e ci riuscirà), questo sistema sindacale per tutelare se stessi e i potenti.

E il lavoratore/cittadino? Paralizzato. Dalla paura di essere licenziato, di non riuscire più a pagare il mutuo o di perdere la casa acquistata. Le banche ed Equitalia sono lì ad attenderci. Lotta sociale? Inutile perchè ci sono i sindacati a controllarci. Ribellione elettorale (Lega Nord, SEL, IDV, Grillo)? Impraticabile. Se ne andrebbe qualsiasi sicurezza di preservare quel poco che si è risparmiato. L'italiano è politicamente moderato perchè è prudente. Ma è chiaro che siamo sotto ricatto.Non cambierà nulla , almeno politicamente. Inutile minacciare il non voto o il voto in cambio dell'impegno a depotenziare la spending review. Soprattutto l'impiegato pubblico vota il singolo partito nella stessa proporzione in cui lo fa il resto dell'elettorato. E continuerà a farlo, per prudenza. Sono possibili exploit ma una volta sola. C'è poi un altro dato che condanna in partenza gli impiegati pubblici. Presso il resto dei cittadini la popolarità loro (e della P.A. Cui appartengono) è agli stessi livelli rasoterra di quella dei politici. La popolazione cioè manderebbe volentieri all'inferno la P.A. (con il suo contenuto umano) e la Politica (indipendentemente dall'appartenenza partitica). Difficile che gli uni o gli altri possano fungere da base per il riscatto dell'Italia.

Troppo tardi (CISL)pensare alla riorganizzazione per evitare i tagli. I tagli ci saranno e dovranno essere i cittadini, nel Day After, a pretendere di avere determinati servizi che da anni mancano o sono insufficienti indipendentemente se da un soggetto pubblico o privato. Altrimenti, sì che verrebbe meno la coesione e il senso stesso delle Istituzioni. Guardiamo alla realtà: il personale pubblico (funzionari e dirigenza) attualmente non ha più credibilità. Occorreva pensare prima a evitare di delegare, come propri rappresentanti, carrieristi senza scrupoli e traffichini, capaci solo di tutelare se stessi e men che meno di svolgere un ruolo propositivo.E di rafforzare sigle sindacali esistenti ad immagine e somiglianza dei partiti, garanti, per loro conto, dell'ordine sociale.

E' dal 1980 che la contrattazione è una finta contrattazione (è da allora infatti che su questo subiamo un vero e proprio lavaggio del cervello) e quindi da allora si è sviluppata una finzione, un teatrino, che ha portato solo danni e povertà, che ha raso al suolo la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. L'appiattimento retributivo e di carriera ha demotivato tutto il personale e, dal 1993, la scandalosa retribuzione che hanno cominciato a percepire “dirigenti” promossi per raccomandazione ha completato il lavoro. E poi la corruzione, il malaffare, il nepotismo, e chi più ne ha più ne metta.

La falsa privatizzazione ha ucciso una PA già cadavere. Finora si era tirato avanti perchè le risorse ancora bastavano. Ora la festa è finita e molti ci rimetteranno posto e pensione.Anche perchè la retribuzione è talmente bassa che se di nascosto non ce la erogassero neppure ce ne accorgeremmo. Vale a poco l'allarme sulla fine dei servizi essenziali. In pratica già sono inesistenti o se ci sono, pura illusione. Ognuno di noi, raccontando episodi vissuti in prima persona, potrebbe attestarlo.

Siamo d'accordo nel cercare di riorganizzare la PA attraverso una concertazione tra Governo e parti sociali ma tra queste ultime debbono essere ricomprese anche le organizzazioni dei consumatori. E poi insistiamo, fino alla noia: occorre una alleanza tra chi lavora in buona fede nella PA e i cittadini/utenti esterni ad essa. Questa è l'unica cosa che temono i governanti, i banchieri, la partitocrazia, le gerarchie sindacali. Andiamo oltre queste forme organizzative dei lavoratori, oltre queste divisioni artificiose in sigle sindacali. Se la contrattazione deve essere finta, meglio che venga abolita. Se i meccanismi di rappresentatività diventano la maniera per rendere impossibile e impotente una vera dialettica, aboliamoli, torniamo all'assetto precedente. Se gli interessi dei lavoratori della PA e quelli costituzionalmente tutelati degli altri cittadini sono entrambi compromessi dal crollo di un sistema economico e sociale, poniamoci l'interrogativo se abbia ancora senso una legge sulla limitazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.

E infine finiamola con gli opportunismi anche interni alla fascia dei lavoratori pubblici “normali”. Ci facciano capire, anche attraverso forme democratiche di consultazione, quali forme di lotta siano disposti a adottare se, cioè, sono veramente disposti a tutto , determinati a rivoltare questa Pubblica Amministrazione, le sue assurdità e i suoi privilegi, come un calzino.

Le organizzazioni sindacali del lavoro pubblico che sono disposte a questo salto di qualità nella lotta per l'esistenza (dei lavoratori, delle loro famiglie e dei servizi) si facciano avanti e si impegnino unitariamente. Quelle intenzionate al doppio gioco vengano isolate e i loro fautori cambino mestiere, perchè il tempo della pazienza è finito.

lunedì 25 giugno 2012

SPENDING REVIEW NELLA P.A.: QUELLO CHE I SINDACATI NON SANNO, NON POSSONO O NON VOGLIONO DIRE.

Dicono che in Italia non ci sia più l'unità sindacale. Non si direbbe, scorrendo le prese di posizione sulla Spending Review. L'unità programmatica e metodologica è a dir poco granitica. Si avvicina la fine del mondo, probabilmente (la Spending Review), e quindi tutti, ricchi e poveri, belli e brutti, piccoli e grandi pregano e si perdonano l'un l'altro.
Punto di partenza, una giusta osservazione: il Governo decreta senza consultarci. E' una novità di Monti? No, è una tradizione dei governi degli ultimi vent'anni, di destra, di centro e di sinistra. Chi governa è lì col mandato degli elettori, i quali (tranne chi ci lavora, per istinto di autoconservazione) non ne possono più di una PA fatta così e che a maggioranza vogliono che la PA serva a qualcosa di migliorativo della propria vita, sia più efficiente e dimagrisca nei costi. In realtà ci si accontenterebbe almeno che non fosse troppo esosa e assillante con il contribuente. Con o senza l'appoggio dei sindacati. Anzi, se questi urlano di dolore vuol dire che si è toccato dove era giusto farlo.E i sindacati? Non si tocchino più i lavoratori pubblici, loro hanno già dato, il turn over è bloccato, i contratti non si rinnovano più, i servizi rischiano di sparire a causa dei tagli lineari, per carità non si parli di licenziamenti di massa in questa fase senza speranza, ecc. ecc.
E' la solita commedia. La montagna dei tagli partorirà un topolino, si cercherà di non irritare l'elettore (che oggi viaggia, quella non manca mai, in un vero e proprio supermarket dell'antipolitica: ce n'è per tutte le tasche e per tutta la lunghezza della nostra penisola).Come quei poveri non vedenti (veri) che camminano per strada col bastone bianco, Monti e i suoi compagni di gita governativa staranno attenti ad aggirare tutti quegli ostacoli che sembrano troppo duri. Ma andranno comunque avanti, finchè serviranno ai partiti che non potevano, per manifesta inferiorità, gestire questa fase critica.Vogliono l'incontro con il Governo prima che la Spending Review sia attuata. Nella PA, in particolare, ci si chiede perchè la mano destra (Monti/Fornero) abbia agito non tenendo conto di quel che faceva l'altra mano (Patroni Griffi). Memoria corta: ci si è già scordati delle riunioni con i Ministri della Funzione Pubblica in cui non era presente neppure un ologramma di qualcuno del Ministero dell'Economia (i cordoni della borsa) a rassicurare sugli impegni?
Cori pertanto finti, rituali, ipocriti e impotenti. La vera sfida, per i Sindacati della PA è provare che l'attuale PA possa servire a qualcosa ossia per un motivo diverso da quello di essere ammortizzatore sociale per 50-60enni che se fatti fuori ingrosserebbero la massa degli esodati. In altre parole: stavolta i Sindacati dovrebbero incontrare non il Governo ma i cittadini che quel governo dice di rappresentare (non elettoralmente ma , nel disagio e nel fastidio, sì).Niente stati di agitazione, quindi, niente scioperi, ma proposte, piani alternativi. Pensate che c'è arrivato pure il governo (strumentalmente e teatralmente) a capire che qualcosa ai cittadini doveva essere chiesto direttamente.Se i sindacati sapessero coagulare non solo i desideri dei loro associati che, giustamente, nelle loro Amministrazioni, si sentono assediati e minacciati ma quelli di questi ultimi e di tutti i cittadini che lavorano al di fuori della PA, quale alibi resterebbe al governo dei banchieri?
Qui è lo spartiacque, la prova della verità per valutare chi e quali sindacati siano organici o meno alle logiche dei grandi gruppi finanziari. Perchè nelle piattaforme sindacali si parla genericamente di lotta all'evasione non dando altra soluzione che la conservazione e l'aumento del personale delle Agenzie Fiscali, organizzate così come sono e non si ha il coraggio di indicare cose più concrete e afferrabili per restituire i soldi ai ccittadini?Esempi: le consulenze esterne delle PA, i costi dei palazzi del potere, l'obbligo che un pubblico amministratore possa avere uno e un solo incarico alla volta, le spese militari, il ritiro dalle missioni estere, la fine delle agevolazioni fiscali alle confessioni religiose, il finanziamento pubblico a partiti e ad editoria, abbassamento degli stipendi dei dirigenti a poco sopra quello dei funzionari apicali, la scaricabilità di ogni spesa individuale dalle nostre tasse, riduzione e razionalizzazione delle istituzioni locali,ecc. Ecc.
Proposte vecchie, se vogliamo ma da anni tabù per tutti i sindacati in quanto troppo “politiche”. Ma cosa è rimasto della politica? Nulla, si viaggia a vista, elezione per elezione, cavalcando tutto e il contrario di tutto. Ma ora c'è la Spending Review. La domanda a cui non si può evitare di rispondere è: “come Stato dove recupero questi soldi?”La risposta sindacale (e delle forze sociali) non può essere: “non da me, perchè ho già dato” ma:”mi assumo la responsabilità, in nome dei cittadini , di tutti i cittadini, di indicarti questa soluzione e di sostenerti nel perseguirla”. Solo così i Sindacati della PA, i lavoratori della PA che essi dovrebbero rappresentare al meglio potranno riannodare quel legame e quella solidarietà che da vent'anni li separano dall'opinione pubblica e dal resto dei cittadini che lavorano e producono. E vincere, finalmente..