Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
Visualizzazione post con etichetta reddito di cittadinanza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta reddito di cittadinanza. Mostra tutti i post

mercoledì 1 aprile 2015

CONTRASTARE LA POVERTA': ANCHE AGL CONDIVIDE LA PROPOSTA DI BEPPE GRILLO SUL REDDITO DI CITTADINANZA

dal sito www.beppegrillo.it

"""""""""(...)Finalmente si comincia a parlare dei problemi dei cittadini, quelli che fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, quelli che non riescono nemmeno più a comprare le medicine o a pagare il mutuo perché hanno perso il lavoro. Persone sempre più ricattabili dalla mafia, cittadini che non sono più liberi e che sono stati abbandonati completamente dallo Stato.(...)
Dare il reddito di cittadinanza a circa 9 milioni di persone, come prevede la nostra proposta, costa 16 miliardi e mezzo di euro, importo che rappresenta solo il 2% della spesa pubblica italiana.  (...)
La povertà va contrastata come hanno già fatto quasi tutti i Paesi dell'Europa tranne Italia, Grecia ed Ungheria(...)
E' necessario ridare dignità a tutti coloro che l'hanno persa e che oggi sono a rischio povertà. Persone che hanno bisogno di ricevere un sostegno economico per poter sopravvivere e che sono disposte a mettersi in gioco, formarsi, riqualificarsi ed essere reinserite nel mondo del lavoro attraverso anche la creazione di nuove start up innovative, rendendosi libere da ogni ricatto.
Si tratta di una vera e propria manovra economica diretta ad aiutare i giovani, i disoccupati i pensionati, le partite Iva, ovvero tutti coloro che non percepiscono alcun reddito o che percependolo non riescono a soddisfare da soli i propri bisogni. Una misura che fa aumentare i consumi dei beni primari e che, quindi, influisce direttamente sulle piccole e medie imprese che vedendo aumentare i propri profitti, dando il via ad un circolo virtuoso per i lavoratori e per le imprese.
Il sostegno economico può essere percepito integralmente, quando il beneficiario non ha alcun reddito o parzialmente, quando il beneficiario è già percettore di un reddito basso. Facciamo qualche esempio su come influirebbe il reddito di cittadinanza nella vita di alcune persone.
- una donna vedova che percepisce 500 euro al mese di pensione, grazie al reddito di cittadinanza avrebbe diritto a percepire un totale di 780 euro netti al mese, ovvero, vedrebbe il proprio reddito aumentato di altri 280 euro netti al mese.
- una famiglia composta da 2 genitori che hanno perso il lavoro e che non percepiscono alcun ammortizzatore sociale, con 2 minori di 14 anni a carico avrebbero diritto, non solo a percepire un reddito totale di euro 1.638 euro netti al mese ma, anche ad essere accompagnati dallo Stato per essere reinseriti nel mondo del lavoro dandogli così la possibilità di riprendere la propria vita in mano.
- una ragazza madre, con un figlio minore di 14 anni a carico, che non percepisce alcun reddito, avrebbe diritto a percepire un massimo di 1.014 euro netti al mese nonché ad essere accompagnata dallo Stato per essere reinserita nel mondo del lavoro.
- una famiglia composta da due genitori, di cui uno con lavoro part time a 500 euro al mese e l'altro disoccupato, con 3 figli di cui uno minore di 14 anni, avrebbero diritto a percepire un massimo di 1.684 euro netti al mese. Il genitore disoccupato avrebbe diritto, inoltre, a ricevere l'aiuto per l'inserimento lavorativo, ed i 2 figli maggiorenni potrebbero portare avanti i propri studi avendo diritto a percepire la propria quota sul reddito.
- un single che perde improvvisamente il lavoro piuttosto che ritrovarsi nella più totale disperazione avrebbe diritto a percepire 780 euro netti al mese finché non trova un altro lavoro.
Servono tutti i consensi possibili per far diventare realtà questa misura. Per dare la possibilità ai cittadini di riprendersi in mano la propria vita.
La società civile ne ha confermato l'urgenza. Ora tocca ai partiti politici""""""""""

CLICCANDO SUL SEGUENTE LINK SI PUO' CONSULTARE LA PROPOSTA DI LEGGE DEL M5S
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/milano/area_stampa_1/comunicati_stampa/PROPOSTA%20DI%20LEGGE%20reddito%20di%20cittadinanza.pdf

venerdì 17 maggio 2013

RIFINANZIAMENTO CASSA IN DEROGA E PROROGA PRECARI P.A.: PRIMA CHE ANCHE QUESTI SOLDI FINISCANO (E POI?), FACCIAMO IN FRETTA QUELLO CHE IL NOVELLO QUARTETTO CETRA SINDACALE NON VUOLE (PER COLTIVARE SOLO IL SUO ORTICELLO)

L'esplosione della rivolta sociale è solo rinviata. Il governo Letta/Alfano (non poteva essere altrimenti) dice di aver trovato finalmente i soldi per rifinanziare la Cassa Integrazione “in deroga” e per prorogare fino al 31 dicembre i contratti dei precari della PA. Sulla CIG in deroga, non noi ma i tifosi dell'inciucio (tra cui Angeletti) fanno finta di cadere dalle nuvole lamentandosi che questi soldi provengano per metà “dai lavoratori” dato che sono stornati dagli incentivi ai premi di produttività e dai fondi per la formazione professionale. Forse non tutti sanno che quando sindacati di questo tipo urlano di dolore in nome di presunti “lavoratori” in realtà usano gli stessi come scudi umani perchè quei soldi tipicamente vanno a foraggiare principalmente la burocrazia sindacale.E poiché quel tipo di sindacati vede ormai solo nel denaro la propria ragione di esistenza, osserviamo che, non volendo, il governo ha pescato bene le risorse e i destinatari del rifinanziamento potranno dire, in tema di redistribuzione del reddito, che quanto non si è mai riuscito a fare nella società italiana è riuscito nel più ristretto panorama sindacale. Direbbero i sociologi (nonostante il pianto di Angeletti) che si sono realizzati in quel laboratorio dei primi elementi di giustizia sociale. Quanto alla proroga di 6 mesi dei contratti dei precari della PA, nessuno per ovvi motivi (cercate pure se volete) se l'è sentita di sollevare critiche specifiche. Il cuore direbbe di trovare una soluzione di stabilizzazione definitiva ma il cervello (non crediate, anche quello degli stessi precari) ci dice che né la proroga né la stabilizzazione (e tanto meno la cacciata) , in questo contesto, possono essere soluzioni oneste a una questione che per motivi ideologici nessuna delle forze politiche in campo sembra essere in grado di affrontare di petto.
E' indubbio: siamo in recessione e questo può giustificare la difficoltà di uscire dall'impasse. Ma il confronto con ciò che sta accadendo nel resto del mondo sviluppato e anche all'interno dell'Unione Europea dovrebbe farci riflettere e dovrebbe convincere il novello Quartetto Cetra (Camusso-Bonanni-Angeletti-Centrella) a lasciar perdere il vecchio repertorio e a cercarsi nuovi autori.
USA, Giappone e Regno Unito stanno crescendo. Nell'Eurozona i Paesi a noi paragonabili (per dimensioni) , Francia e Germania, se la stanno cavando meglio di noi. L'Italia ha un dato preoccupante soprattutto relativamente alla disoccupazione. Proprio lì, sul Lavoro, la Germania ha saputo cambiare marcia. Cosa che noi ancora non ci mettiamo in testa di fare. I più grossi sindacati di casa nostra non sembrano essere in grado di aiutare i lavoratori a attraversare il guado. Hanno paura di perdere potere, influenza, soldi. Sta ai lavoratori svegliarsi e scegliersi altri compagni di viaggio, pena la fame e l'emigrazione forzata dall'Italia.Altro passaggio critico è quello delle tutele e del mantenimento dei diritti. In Italia abbiamo una specificità: solo una consistente minoranza di imprenditori crede anche in una propria funzione sociale. Le Associazioni datoriali più seguite purtroppo risentono e nella peggiore delle ipotesi assecondano un atteggiamento egoistico, speculativo e piratesco di una ristretta maggioranza del mondo imprenditoriale e professionale. E questo è un grande problema, perchè la ritrovata competitività in un ambito di civiltà del mondo del lavoro richiede una qualità media dei protagonisti che difetta nel mondo datoriale. Ecco perchè qualsiasi processo di riforma (contrariamente a quanto ritenuto dalla corrente di pensiero Treu-Biagi-Sacconi-Damiano-Fornero) non può non vedere il rafforzamento di un soggetto pubblico che accompagni le novità con una vigilanza potenziata, intelligente, comprensiva o dura a seconda delle variabili esigenze, a tutela del soggetto più debole. Oltre al potenziamento, finchè la Giustizia non sarà in condizione di riorganizzarsi, dell'arbitrato come strumento privilegiato nella risoluzione (a costo zero per i lavoratori) delle controversie di lavoro.Perchè non esistono scorciatoie nel cammino verso più elevati livelli di civiltà nel mondo del lavoro e perchè non è giusto che, a seconda della maggioranza al potere, chi dovrebbe essere imparziale (la vigilanza statale) indossi l'una o l'altra maglietta.E a garanzia dei lavoratori va garantita accessibilità e pari dignità a tutte le organizzazioni sindacali in qualunque posto di lavoro, accantonando una volta per tutte le tentazioni di monopolizzare la rappresentanza e la contrattualistica. Diritti e garanzie, poi, uguali per tutti i singoli lavoratori, qualsiasi sia il loro contratto e la dimensione delle aziende in cui lavorano. In altre parole, l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori va esteso a tutti e l'art. 19 va riformato, prevenendo indebite e interessate operazioni di manipolazione della rappresentanza sindacale da parte dei soliti noti. Venga messo in soffitta pertanto l'accordo scellerato (in odore di porcellum) tra triplice e confindustria del giugno 2011.
Ma dove occorre mettere le mani, una volta per tutte, una volta preparato il campo di gioco? I CCNL vanno mantenuti ma completati da contratti territoriali e aziendali che possano derogarli. Qualcuno ricorderà che oltre (naturalmente) a Sacconi solo noi, a livello nazionale abbiamo colto gli spunti interessanti del famoso articolo 8. Pur trattandosi da parte di Sacconi di una marchetta pro Fiat e pro Marchionne, l'errore di gran parte del mondo sindacale è stato però quallo di lasciare in mani inadeguate (e malintenzionate) la bandiera del nuovo e della flessibilità. Occorre superare tutte le precedenti riforme liberalizzando i contratti di lavoro anche andando oltre a quanto fatto in Germania.Giusto detassare completamente le nuove assunzioni. Giusto premiare la produttività con norme più organiche e generalizzate ma sacrosanto valorizzare i contratti di solidarietà o la partecipazione dei lavoratori all'azionariato d'impresa in coerenza con una seria valutazione delle effettive prospettive di mercato di una azienda. Lasciar fallire le aziende decotte e fuori mercato ma salvaguardare, con l'apporto responsabile dei lavoratori, quelle che possono essere rilanciate, specie in territori difficili (esempio la Sardegna) dove lo Stato potrebbe fare molto instaurando zone franche dal punto di vista fiscale. Due questioni vanno infine affrontate una volta per tutte, in maniera corretta. Il reddito di cittadinanza al posto degli attuali ammortizzatori sociali. Vanno superate le resistenze degli altri sindacati che si frappongono ogni qual volta una scelta diminuisca il loro ruolo. Ma va anche scongiurato (e questo accade da anni con la CIGO e la CIGS) il fenomeno della perdita di stimoli e motivazioni da parte dei lavoratori con la durata eccessiva dei trattamenti. E poi una volta per tutte va debellata la schiavitù nel mondo del lavoro: quella apertamente illegale (il caporalato, rimasto indifferente alla strombazzata stretta repressiva sterilmente e fumosamente dettata dalla CGIL) e quella legalizzata delle cooperative. Va tolta una volta per tutte la vigilanza ai vigilati (le Centrali cooperative che revisionano per conto dello Stato le loro stesse cooperative che pagano loro la quota associativa) e affidata completamente allo Stato, dando più poteri agli ispettori, almeno finchè non sarà fatta pulizia di tutti gli amministratori delinquenti. Va immediatamente sanata la posizione degli extracomunitari che lavorano, vanno chiusi i CIE e va offerta a questi esseri umani, anche per prevenire gravi fatti delinquenziali, una alternativa alla schiavitù e al degrado. La polemica sullo ius soli è sospetta in quanto è chiaro che è condotta non per fare il bene degli esseri umani ma perchè si spera o si teme che l'afflusso di nuovi elettori possa cambiare gli equilibri elettorali.
Quanto alla proroga dei contratti precari della PA, la stessa (è bene che si dica la verità a questa gente) è un semplice rinviare il problema. Vorremmo dire a quei lavoratori, per lo più giovani, di affrancarsi dalla pelosa solidarietà dei sindacati dei lavoratori pubblici che fingono di tutelarli. La possibilità per loro di conservare un posto di lavoro, valorizzare l'esperienza fatta e la loro professionalità è nella costruzione di una nuova PA. Proprio quello che temono i sindacati pubblici “rappresentativi” collusi con politica e dirigenza. La Pubblica Amministrazione italiana, così come la conosciamo, è vicina alla scadenza semplicemente perchè è divenuta impopolare e spesso inutile agli occhi dei cittadini.Più volte abbiamo indivuduato nelle Banche e nello Stato i nodi della crisi italiana. E in particolare nell'attuale personale pubblico, sia funzionari che dirigenti, un elemento fondamentale del cambiamento. Solo chi è “dentro” infatti può, al contrario del resto dei cittadini che sono all'esterno, comprendere e indicare ai soggetti preposti dove va usato il bisturi, dove le manette e dove invece andrebbero sviluppate nuove competenze e immesse, tramite i processi di mobilità interna, nuove risorse umane. Il personale di ruolo è restio a mettersi in gioco, per timore di perdere benefici consolidati. A nostro parere potrebbero essere proprio i precari della PA il soggetto motore per perseguire soluzioni nuove e rivoluzionarie, all'interno delle Amministrazioni, proprio perchè è più incerto il proprio destino. Temiamo invece che seguire la linea illusionistica di CGIL-CISL-UIL (state con noi perchè prima o poi vi faremo assumere tutti) possa portare al disastro. Un po' come è accaduto al resto del personale pubblico che, dopo anni di sacrifici, di rinuncia (col meccanismo delle RSU farlocche e della rappresentatività truccata) alla vera democrazia partecipativa, di sostegno economico a sindacati in realtà comandati dai direttori del personale, di debolezza e involontaria complicità nel non affrontare i temi della produttività legata a una effettiva pubblica utilità, è stato mandato allo sbaraglio da quei stessi sindacati nei confronti dell'opinione pubblica (già avevano la nomea di fannulloni e raccomandati prima ancora dell'avvento di Brunetta) tanto che nessuno si scandalizza più, in Italia, se per tre milioni di lavoratori l'adeguamento economico è stato, è e sarà bloccato per anni.
In conclusione, poiché la realtà muta in maniera sempre più convulsa e la puzza di zolfo aumenta, sarebbe ora che i la maggioranza dei lavoratori privati e pubblici chiedesse a CGIL-CISL-UIL la restituzione dei propri cervelli e portafogli indebitamente a loro lasciati in custodia da trent'anni.
Ce la farà?


venerdì 3 maggio 2013

LA FESTA (1° MAGGIO) E' FINITA MA CGIL-CISL-UIL NON HANNO RISPOSTO: PADELLA O BRACE?

Non abbiamo voluto intervenire durante la festa del 1° Maggio, festa che onoriamo e rispettiamo, per la storia che rappresenta. Non sta bene infatti né rovinare le feste altrui né delegittimarle o sminuirle. Abbiamo avuto però una netta sensazione. Che sia stata un'occasione di unità si, ma da parte di sindacati superati, che da anni non ne hanno imbroccata una e che non sanno più quali pesci prendere. Fin qui nulla di male. Non si può imputare a sindacati normali, fatti di gente normale, di non saper guardare al di là del proprio naso. Non sono solo loro, ma i lavoratori tutti, preoccupati della propria sopravvivenza. E quando uno ha timore fondato di non farcela a mettere insieme il pranzo con la cena, quando mancano gli zuccheri dal cervello, la fantasia difetta e la capacità di ragionamento rallenta. Capiamo quindi il disorientamento della Triplice ma ciò non significa lasciarli fare, consentire loro, cioè, di portare a fondo definitivamente l'insieme dei lavoratori italiani. La strada da intraprendere è diametralmente opposta a quella che ci hanno indicato da anni, ripetendosi, questa volta unitariamente, nelle rituali manifestazioni e comizi. Il primo errore è considerare il “lavoro” come un oggetto che qualcuno avrebbe nascosto chissà dove. In realtà il lavoro, ossia la società che si muove, è uno stato complessivo che bisogna recuperare al più presto rimettendo in moto la società stessa e l'economia, rimuovendo ostacoli di cui sono responsabili anche le più grandi organizzazioni sindacali. Quel concetto di lavoro non può essere più quel che serve all'Italia perchè puzza di assistenzialismo lontano un miglio. Parliamoci chiaro: questi signori vorrebbero far assumere dallo stato i lavoratori espulsi dal processo produttivo, Pagando i loro stipendi con tasse a carico di chi non è rappresentato e tutelato dai sindacati confederali. Svegliatevi amici: non siamo più negli anni settanta e questa soluzione è improponibile. In realtà quello stesso “lavoro” , nei progetti di questi signori, dovrebbe finanziare le pensioni di coloro che costituiscono un pilastro fondamentale del residuo consenso di quella parte. Se oggi la perdita del lavoro è un dramma in Italia è anche perchè per decenni è stato lavato il cervello a milioni di lavoratori convincendoli che se uno nasce dipendente mai e poi mai potrà cambiare lavoro se l'economia lo richiedesse. Tanta disperazione, rassegnazione e rinuncia, soprattutto nel centro sud, tanti suicidi assurdi discendono proprio dalla diffusione di questa scellerata ideologia, incapace di costruire una umanità che pratichi un giusto mix tra collettivismo e individualismo. Il Paese è stanco di essere preso in giro dai sindacati e dalla classe politica di governo. E' dal dopoguerra che è noto a tutti coloro che, anche poco, si interessano di questi argomenti, che quando si afferma di voler reperire le risorse necessarie dalla lotta all'evasione fiscale è come se si dicesse che quei soldi non verranno recuperati mai. Stranamente si fa passare in secondo ordine l'Europa , quando è la prima a ricordarcelo. Dire che si vuole redistribuire il reddito tramite le risorse disponibili (?!) provenienti dall'evasione è come assicurare i meno abbienti che per loro continuerà a non farsi un bel nulla. Imperdonabile, ciò, quando detto da un capo sindacale, quello deputato, in democrazia, a rappresentare e tutelare i lavoratori. Finchè non si metteranno in testa che il lavoro non si crea da assunzioni dirette dello Stato o da parte di aziende assistite dallo stato ma unicamente dalla ripresa di aziende capaci di crescere nella competizione, dell'Italia di oggi dimostreranno di non aver capito nulla. L'Italia non è né morta, né viva né moribonda. Noi pensiamo semplicemente che sia ferma e che ancora da essa non sia emersa una classe dirigente (economica, politica e sindacale) in grado di portare fuori dalla palude una popolazione anch'essa colpevole, per ignavia, dello sfascio e che dovrà dimostrare, riappropriandosi di un ruolo partecipativo, di meritare di sopravvivere. Più volte abbiamo detto che il nodo della crisi italiana è nello Stato (assunzioni clientelari e sistema fiscale demenziale, generatore di evasione, in primis) e nelle Banche. E' da lì che occorre iniziare per costruire un Paese nuovo. Si tratta di soggetti oggi forti e autoreferenziali che difficilmente cambieranno. I sindacati farebbero bene a lasciar perdere le piazze e a dire direttamente che cosa hanno in mente per cambiare il Paese in quei due gangli fondamentali. Il resto sono chiacchiere e illusioni. Ebbene né il primo maggio né in precedenza abbiamo avuto concrete risposte. Male, perchè non c'è più tempo, la gente non ha più pazienza e ormai non si fa impressionare più neppure dalle Istituzioni. Temiamo che questo governo di grande coalizione, più che di una occasione per tirarsi su le maniche e darsi da fare per salvare il Paese (un po' come avvenne per gli angeli del fango dell'alluvione di Firenze, magari fosse cosi!) sia in realtà un grande alibi per chi è stato incapace finora di risolvere i problemi e una maniera di guadagnare tempo per chi (potendoselo permettere) abbia necessità, il prima possibile , di portare al sicuro, all'estero, soldi, risorse e imprenditorialità. Tra poco, quindi, l'evasione fiscale potrebbe essere un problema definitivamente risolto per emigrazione senza ritorno (portandosi dietro il malloppo) di chi ha evaso. Nulla sul reddito minimo garantito, nulla sulle zone franche fiscali per lo sviluppo, nulla sull'abolizione dell'Irap. Certo, dell'Imu si parla, essa sembra il fulcro dello scontro. Perpetuando l'Imu probabilmente rovineremo coloro che non avendo liquidità dovranno vendersi casa (sottocosto agli speculatori) per pagarla (faccia molta attenzione, la Triplice: la sua platea è in gran parte quella di proprietari di case). Mantenendola consentiremo ai Comuni di non fallire smettendo di fornire servizi essenziali. Altro modo concreto di trovare questi soldi, se notate, non l'ha indicato nessuno. Manca un progetto, da parte di chiunque, che sia credibile e che permetta ai lavoratori di sposare l'una o l'altra tesi. Chi ha governato ha le sue colpe. Ma anche chi doveva fare opposizione e costruire una alternativa non ci sta proponendo altro che la scelta (valga per tutti proprio l'esempio dell'Imu) se finire in padella o nella brace. Diciamo qualcosa di impopolare: se una classe dirigente è l'espressione di un popolo (che l'ha votata o quanto meno le ha consentito, senza ribellioni, di conservarsi e, per la parte che ci interessa, di essere pungolata da sindacati di marzapane) non sarà forse il popolo italiano (gran parte di esso) ad avere qualche problemino nella propria mente e nella sua forza di volontà?

martedì 16 aprile 2013

GIUGNO 2013: BASTA CASSA IN DEROGA, FALLISCANO AZIENDE DECOTTE, SI AL REDDITO DI CITTADINANZA PER TUTTI

Siamo radicalmente contrari alla iniziativa di oggi a Roma di CGIL-CISL-UIL. E' dal 2007 che lo Stato italiano per la Cassa in deroga ha speso senza costrutto circa 70 miliardi. Al contrario degli altri strumenti, come la CIGS, infatti, la CIG in deroga non è finanziata dalle aziende.Ora , secondo i calcoli delle istituzioni preposte, è previsto per il giugno prossimo l'esaurimento dei fondi per erogarla. Oggi pomeriggio il Ministro Fornero (a seguito dell'annuncio relativo al bisogno urgente di un altro miliardo per tappare la falla) incontrerà le parti sociali (solo quelle vallette del Governo) per cercare sostegno a iniziative di rifinanziamento. Il Ministro Fornero non dia retta ai piagnistei pelosi di CGIL-CISL-UIL, corresponsabili dello sfascio economico del Paese. E i lavoratori non si facciano ingannare da questi furbastri, ai quali è involontariamente sfuggito un paragone sintomatico: quello con i soldi che la Pubblica Amministrazione starebbe per rimborsare alle imprese che vantano crediti con essa.Una bufala quella, così come è un bidone, negli animi dei vertici sindacali , la CIG in deroga.L'unico vero interesse dei lavoratori e dei loro figli è far fallire presto le aziende ormai alla frutta, per lasciare il posto ad altre, italiane o straniere, più dinamiche e competitive. E combattere per utilizzare ogni futura risorsa per il  reddito di cittadinanza (basterebbero, in questa fase di emergenza, 1000 euro al mese), abbassando le tasse sui cittadini e le imprese. E poi abolendo il prima possibile l'Irap, non aumentando l'Iva, ritardando la Tares.Risparmiando pesantemente e in maniera sanguinosa sui costi della politica e della Pubblica Amministrazione, amputandola di quei rami che non solo non funzionano ma non servono più a nulla, tagliando gli stipendi e le pensioni di chi guadagna troppo senza aver dato nessun aiuto al Paese ed essendosi arricchito con lo Stato. Come dicono (giustamente, solo su questo) i sindacati, i soldi si possono trovare: la Cassa Depositi e Prestiti, per esempio. Aggiungiamo noi: e con i risparmi di cui sopra.Certo, occorre la volontà politica, soprattutto da parte di chi si dice progressista. Sia per approvare nuove leggi ma, soprattutto, per far affondare un sistema economico produttivo fallito che sta portando il Paese nel baratro.

domenica 10 marzo 2013

RIFORMA DEL LAVORO POST ELEZIONI (ARTICOLO SCONSIGLIATO PER I SOGGETTI IMPRESSIONABILI)

Come noto, non è emerso un vero vincitore dalle elezioni italiane. Là dove, su specifici temi, tra uno schieramento e l'altro ,vi erano sensibili differenze, ciò dovrebbe essere di conforto per chi temeva, trattandosi di rimedi tutti peggiori del male, che un punto di vista avesse prevalso sull'altro. Un esempio è quello delle politiche del lavoro. Chi avreste buttato giù dalla torre tra i Ministri del Lavoro in pectore, ognuno di un diverso schieramento? Ossia tra Sacconi/Cazzola, Ichino/Fornero, Dell'Aringa/Damiano/Vendola, x/y (grillini)? Poiché siamo contro le soluzioni violente avremmo preferito buttarci noi, per non spargere sangue altrui. Ma il bello è ora che per arrivare a un compromesso è possibile che un dato schieramento, pur di non perdere il governo, sia disposto ad adottare le tesi lavoristiche dell'altro schieramento. Facile, se si pensa che si tratta di soluzioni inadeguate, irrealizzabili o fallimentari. Diciamo che anni di esperienza , anche recente, ci hanno sicuramente indicato cosa non fare. E' implicito che la verità sia in comportamenti differenti. Quali?Adesso non chiedeteci troppo. Anche perchè nelle politiche del lavoro si potrà fare qualcosa di valido a condizione che già si siano fatte altre cose, apparentemente distanti dall'ambito di competenza del Ministero di Via Flavia. Primo criterio: mandiamo in vacanza (una volta si parlava di anno sabbatico) tutti i giuslavoristi italiani (che non hanno scuse perchè o hanno fatto i ministri o ne erano i bracci destri). Facciamo a meno di loro in quanto i risultati raggiunti dalle riforme tentate dagli anni novanta ad oggi ci hanno dimostrato che questi scienziati ancora hanno tanto da studiare (soprattutto la realtà del mondo del lavoro) e in queste condizioni fanno solo danni. Se gli ingegneri si dimostrano incapaci forse sarà il momento di dare un po' di spazio ai geometri: non si sa mai che riescano ad indovinarci. Poi: evitiamo di creare nuovi equilibri, tra una forma e l'altra di lavoro, operando sulla dialettica più costi/meno costi, svantaggi/vantaggi. E' il mercato del lavoro (di solito più veloce di chiunque altro) a stabilire, a posteriori la validità dell'una o dell'altra soluzione. In genere quella che vince è la soluzione più semplice, meno burocratica e meno foriera di tasse variamente travestite. Ecco, questo crediamo potrà essere il vero merito storico della riforma Fornero: costituire in un certo senso la Bibbia di tutto quello che non va fatto sul lavoro, un gigantesco ed insuperabile esempio in negativo che in quanto tale è perfetto come un opera d'arte e sarà studiato dai posteri. Chiedere ai consulenti del lavoro per averne conferma. Altra cosa da non fare: attribuire valore al lavoro stabile e disvalore al lavoro non stabile. Abbiamo già detto più volte che vanno considerate con il massimo rispetto le esigenze di chi ha o ha avuto il posto fisso e si aspetta di mantenerlo fino ad una pensione che sia più dignitosa di adesso così come di coloro che sono in debito con la società (pensiamo ai precari della scuola) per aver fatto parte, loro malgrado, di una umanità sfortunata in cui sono stati illusi da un miraggio, quello appunto, del posto fisso. Queste fasce di popolazione non vanno punite ma accompagnate verso un miglioramento, graduale , della loro condizione. Sarà difficile (sappiamo quale peso abbia il debito pubblico) ma va fatto innanzitutto per un principio di dignità. Ma arriverà il momento (e su questo dobbiamo deciderci a voltare pagina) che nella società italiana non esistano più i termini “posto fisso” e “lavoro precario” così come oggi intesi. Quella è la direzione verso cui andare, certo, gradualmente. Un lavoratore quindi che abbia sempre una fonte di reddito anche nei periodi di passaggio, la possibilità di cambiare serenamente il lavoro più volte nella sua vita, di fare carriera, di formarsi, di migliorare. Sia nel pubblico che nel privato. E questo, in un prossimo futuro dovrà valere per tutti. Perchè l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sul posto di lavoro. Parimenti non dovrà esistere più di fatto il concetto di precario sinonimo di ricattato, malpagato e sfruttato e senza prospettive di serena esistenza. Su questa, che è innanzitutto una battaglia culturale, constatiamo che nessuno è impegnato seriamente. Male, poiché significa che si stanno difendendo rendite di posizione o si sta sfruttando la disperazione delle fasce più marginali del mondo del lavoro. Di solito per guadagnarci sopra . E, soprattutto ora, per fini elettorali. Analoga apertura mentale è ora sia adottata sulla questione pensioni. Qui notiamo passi in avanti rispetto alle appena ricordate contraddizioni relative ai lavoratori attivi. Si è giustamente seguita l'indicazione di rapportare l'età pensionabile alla aspettativa di vita. Ancora non si è fatto nulla (anzi si è registrato un peggioramento) nel comprendere che l'attuale meccanismo non va più bene (e sarà sempre peggio) per poter assicurare un livello di vita sufficiente ad ogni singolo pensionato. Anche qui paghiamo l'eccessivo credito dato in questi decenni agli scienziati pazzi. Ma prima o poi la situazione esploderà e come accade occorrerà mettersi a correre per evitare di sprofondare nella voragine e per fare in pochi secondi quel che ci si è rifiutati di fare per anni. Non è questa la sede per trattare col giusto approfondimento temi così delicati ma , intuitivamente, chi volesse mettersi seriamente a studiare per sciogliere questo nodo non potrebbe prescindere dall'affrontare alcuni tabù che prima o poi verranno infranti. Il primo è quello dei cosiddetti diritti acquisiti. E' la giustificazione oggi più forte alle peggiori schifezze tuttora presenti nella giungla pensionistica. E, temiamo, sia una giustificazione strumentale, interessata e non più tollerabile. Così come avviene per esigenze di ordine pubblico, è bene si cominci a pensare a leggi eccezionali anche per abbattere privilegi pensionistici non più sopportabili per la gran massa della popolazione. Dobbiamo deciderci cioè se questo paese lo vogliamo salvare o no. Poi, collegato a quanto appena detto e alla vicenda esodati , forse è arrivato il momento di pensare di trovare dei rimedi per cui anche chi ha maturato il diritto alla pensione possa se lo vuole e non rimettendoci tornare nel mondo del lavoro regolare (e non solo di quello nero come oggi accade). Ripetiamo, possono apparire affermazioni scandalose e dissacratorie, ma sarà ciò di cui si parlerà quando si accorgeranno che non ci sono più soldi per venire incontro a tutti gli esodati. Non date retta a chi vende analisi interessatamente confuse: non esiste concorrenza tra vecchi e giovani, non esiste mancanza di lavoro indotta dalla crisi . La realtà vera è che la concorrenza c'è tra chi ha voglia di lavorare e mettersi in gioco e chi ha un atteggiamento passivo. E che la crisi di lavoro è la crisi di creazione di posti fissi. Chi conosce la realtà sa che è così e il rifiuto dei partiti e dei sindacati di accettare questa verità deriva dal fatto che questo meccanismo, se liberato, provocherebbe l'inutilità della macchina burocratica, dei posti assegnati in maniera clientelare, dell'assistenzialismo e del parassitismo (politico e sindacale). Altro tabù da abbattere sarà quello delle retribuzioni. L'art. 36 della costituzione è inadeguato e irrealistico. Così come l'apparato dei CCNL. Occorre, siamo in emergenza, che venga posto un tetto alle retribuzioni massime e vengano innalzate quelle minime ossia i salari e gli stipendi dei lavoratori e le pensioni degli anziani. E che venga assicurato un reddito minimo a chi momentaneamente non lavora. Dove si trovano i soldi? Basterà fare un gigantesco sondaggio in rete a costo zero perchè i riflettori si accendano su situazioni di privilegio e spreco di cui giornali e TV spesso non parlano. Basta volerlo. Da ultimo , un consiglio: non fidatevi di economisti e giuslavoristi falliti, personaggi tragicomici che o portano sfiga o fanno la figura patetica di meteorologi che non azzeccano mai il tempo che farà. Noterete che in questi giorni scrivono a iosa bocciando alcune proposte innovative che finalmente hanno avuto una consacrazione elettorale. I poverini non hanno capito che l'adozione del “ceteris paribus” nel calcolare gli effetti di ipotizzate novità è inadeguata all'esigenza di porre mano a situazioni nelle quali diversi fattori devono cambiare contemporaneamente. Questi signori non sono altro che i catastrofisti del giorno dopo, quelli chiamati a rimediare al fallimento dei menagrami e delle cassandre del giorno prima che non sono stati sufficientemente bravi nel mantenere la dote di consenso elettorale ai partiti che gli assicurano lo stipendio.

sabato 12 gennaio 2013

LA CGIL ANCORA AL BUIO, PURTROPPO

Vorremmo premettere che nessuno si sogna di mancare di rispetto alla CGIL e ai suoi iscritti. Sia per la storia di quella Confederazione (che, come si suol dire, ha contribuito a innalzare il livello di civiltà nel mondo del lavoro e nella società del nostro Paese) sia per il gran numero di aderenti (milioni di lavoratori e pensionati) ad essa.
Certo che tuttavia leggere determinate dichiarazioni da parte del leader del maggior sindacato italiano suscita sconforto, poichè, oggettivamente, è il segno che ci fa comprendere come tanti lavoratori siano tenuti bloccati su posizioni di retroguardia e senza speranza di mutamento della realtà. Per farla breve, da una parte si lamenta la mancanza di un progetto complessivo per il lavoro che sia fatto proprio da un futuro governo che abbia un grande consenso, dall'altra , la storia di questi ultimi vent'anni ce lo dice, poco ha fatto la CGIL per farne affermare uno (ammesso che l'avesse) limitandosi a calibrare l'arma dello sciopero a seconda delle tendenze politiche del governo di turno e a osservare l'esito dei tentativi operati, individualmente, dai vari ministri del lavoro (e dai rispettivi studiosi di riferimento) quando questi appartenevano a compagini governative più gradite. Tipico esempio: l'accusa a Biagi di aver introdotto il precariato in Italia quando questo storicamente è stato avallato per primo dal ministro Treu.E, per arrivare ai giorni nostri, valga , per riaffermare la confusione di idee che regna da quelle parti, ricordare le vicende del Prof. Ichino, dapprima valorizzato come unico studioso capace di superare in positivo i limiti della legge Biagi, rifacendosi alle più moderne correnti di pensiero europee, poi passato alla minoranza del più grande partito del centro sinistra, ora addirittura arruolato da Monti. La CGIL cioè assomiglia sempre di più a quella grande squadra che sogna di rivincere lo scudetto ma fa poco o nulla per fermare la fuga dei grandi giocatori che possiede, dovendo quindi dare spazio alle seconde scelte, non all'altezza.Poichè negli ultimi vent'anni la parte politica della Camusso (apertamente dichiarata in TV dalla stessa) ha anch'essa governato per anni, ci saremmo aspettati una elencazione più specifica dei contenuti che andrebbero ripresi e rafforzati e di quelli da accantonare una volta per tutte. E invece si rimane nel vago, evocando i grandi piani del lavoro degli anni settanta (in realtà grandi infornate clientelari in posti pubblici per cercare di strappare i giovani dalla disoccupazione di massa e dalle tentazioni violente) o, lontanamente, la pianificazione dei paesi del socialismo reale di qualche decennio addietro.
La dimostrazione di come quel sindacato sia veramente in una fase ideologicamente recessiva sta poi nella posizione in base alla quale la CGIL sarebbe contraria alla proposta di Juncker del salario minimo garantito europeo in quanto la stessa significherebbe la fine del contratto collettivo nazionale di lavoro e avere, al massimo, la contrattazione di secondo livello.
Vogliamo essere maligni: ma forse non è che la CGIL anteponga il proprio benessere e la propria sopravvivenza (trattenute sindacali, contributi di assistenza contrattuale, per enti bilaterali, fondi pensione, fondi sanitari integrativi, caf, patronati, ecc) a quello dei cittadini (lavoratori ed ex , con o senza pensione) e delle loro famiglie? E che per tutelare sè stessa faccia finta di dimenticare fenomeni quali il lavoro nero, il precariato, lo sfruttamento (là dove i CCNL sono, da anni, delle pure e patetiche dichiarazioni di intenti) e la perdita di competitività delle imprese, le uniche che potrebbero creare lavoro vero e non assistito o , peggio, clientelare?