Il Santo Padre non finisce mai di stupirci. Mai avevamo ascoltato un trattato così profondo e illuminante sul tema. Riportiamo qui il discorso nella sua versione integrale, affinchè in questo settore si cambi veramente strada e il Governo Renzi ne faccia proprio il programma. Solo una cosa vorremmo aggiungere, noi che di cooperazione ci occupiamo sin dalla nostra fondazione. E' ARRIVATO IL MOMENTO CHE, COSI' COME ACCADUTO PER I MAFIOSI, VENGANO SCOMUNICATI ANCHE QUEI "DIRIGENTI" DEL MINISTERO DEL LAVORO E DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO CHE NEGLI ULTIMI VENTI ANNI NE HANNO COMBINATE DI TUTTI I COLORI PER SMANTELLARE IL SISTEMA DI VIGILANZA PUBBLICO SULLE COOPERATIVE, PROCURANDO DANNI MORALI E MATERIALI A MIGLIAIA DI BRAVE PERSONE CHE HANNO FATTO AFFIDAMENTO SULLE COOPERATIVE E DANNI PER MILIARDI ALL'ERARIO CHE CI PIACEREBBE VENISSERO PRIMA O POI CALCOLATI DALLA CORTE DEI CONTI PER LA DEBITA OPERA DI RECUPERO, NON DIFFICILE, CONSIDERANDO PENSIONI D'ORO E VILLE HOLLYWOODIANE. QUESTI SIGNORI HANNO DISTRUTTO LA CREDIBILITA' DI QUELLA FUNZIONE STATALE TANTO CHE NESSUNO OGGI OSEREBBE METTERE IN DUBBIO LA RAGIONEVOLEZZA DI UNA RIDUZIONE DI RISORSE AD ESSA DESTINATE DETTATA DA ALTRE PRIORITA'. NONOSTANTE QUESTO SABOTAGGIO DI STATO, I SALVATORI DEI VALORI COOPERATIVI SONO STATI GUARDIA DI FINANZA, CARABINIERI E MAGISTRATURA AI QUALI RIVOLGIAMO UN CALOROSO RINGRAZIAMENTO, ANCHE A NOME DEI LAVORATORI DELLE COOPERATIVE.
dal sito www.avvenire.it
Fratelli e sorelle, buongiorno!
Quest’ultima [si riferisce al coro] è stata la "cooperativa" più
melodiosa! Complimenti!
Grazie per questo incontro con voi e con la realtà che voi
rappresentate, quella della cooperazione. Le cooperative sfidano tutto,
sfidano anche la matematica, perché in cooperativa uno più uno fa tre! E
in cooperativa, un fallimento è mezzo fallimento. Questo è il bello
delle cooperative!
Voi siete innanzitutto la memoria viva di un grande tesoro della Chiesa
italiana. Infatti, sappiamo che all’origine del movimento
cooperativistico italiano, molte cooperative agricole e di credito, già
nell’Ottocento, furono saggiamente fondate e promosse da sacerdoti e da
parroci. Tuttora, in diverse diocesi italiane, si ricorre ancora alla
cooperazione come rimedio efficace al problema della disoccupazione e
alle diverse forme di disagio sociale. Oggi è una regola, non dico
normale, abituale… ma tanto spesso si vede: "Tu cerchi lavoro? Vieni,
vieni in questa ditta". 11 ore, 10 ore di lavoro, 600 euro. "Ti piace?
No? Vattene a casa". Che fare in questo mondo che funziona così? Perché
c’è la coda, la fila di gente che cerca lavoro: se a te non piace, a
quell’altro piacerà. E’ la fame, la fame ci fa accettare quello che ci
danno, il lavoro in nero... Io potrei chiedere, per fare un esempio, sul
personale domestico: quanti uomini e donne che lavorano nel personale
domestico hanno il risparmio sociale per la pensione?
Tutto questo è assai noto. La Chiesa ha sempre riconosciuto, apprezzato e
incoraggiato l’esperienza cooperativa. Lo leggiamo nei documenti del
Magistero. Ricordiamo il grido lanciato nel 1891, con la Rerum Novarum,
da Papa Leone XIII: "tutti proprietari e non tutti proletari". E vi sono
certamente note anche le pagine dell’Enciclica Caritas in Veritate,
dove Benedetto XVI si esprime a favore della cooperazione nel credito e
nel consumo (cfr nn. 65-66), sottolineando l’importanza dell’economia di
comunione e del settore non profit (cfr n. 41), per affermare che il
dio-profitto non è affatto una divinità, ma è solo una bussola e un
metro di valutazione dell’attività imprenditoriale. Ci ha spiegato,
sempre Papa Benedetto, come il nostro mondo abbia bisogno di un’economia
del dono (cfr nn. 34-39), cioè di un’economia capace di dar vita a
imprese ispirate al principio della solidarietà e capaci di "creare
socialità". Risuona, quindi, attraverso di voi, l’esclamazione che Leone
XIII pronunciò, benedicendo gli inizi del movimento cooperativo
cattolico italiano, quando disse che, per fare questo, «il Cristianesimo
ha ricchezza di forza meravigliosa» (Enc. Rerum novarum, 15).
Queste, e molte altre affermazioni di riconoscimento e di
incoraggiamento rivolte ai cooperatori da parte della Chiesa sono valide
e attuali. Penso anche allo straordinario magistero sociale del beato
Paolo VI. Tali affermazioni le possiamo confermare e rafforzare. Non è
necessario perciò ripeterle o richiamarle per esteso.
Oggi, vorrei che il nostro dialogo non guardi solo al passato, ma si
rivolga soprattutto in avanti: alle nuove prospettive, alle nuove
responsabilità, alle nuove forme di iniziativa delle imprese
cooperative. E’ una vera missione che ci chiede fantasia creativa per
trovare forme, metodi, atteggiamenti e strumenti, per combattere la
"cultura dello scarto", quella che oggi viviamo, la "cultura dello
scarto" coltivata dai poteri che reggono le politiche
economico-finanziarie del mondo globalizzato, dove al centro c’è il dio
denaro.
Globalizzare la solidarietà - questo si deve globalizzare, la
solidarietà! - oggi significa pensare all’aumento vertiginoso dei
disoccupati, alle lacrime incessanti dei poveri, alla necessità di
riprendere uno sviluppo che sia un vero progresso integrale della
persona che ha bisogno certamente di reddito, ma non soltanto del
reddito! Pensiamo ai bisogni della salute, che i sistemi di welfare
tradizionale non riescono più a soddisfare; alle esigenze pressanti
della solidarietà, ponendo di nuovo, al centro dell’economia mondiale,
la dignità della persona umana, come è stato detto da voi. Come direbbe
ancora oggi il Papa Leone XIII: per globalizzare la solidarietà "il
Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa!".
Quindi non fermatevi a guardare soltanto quello che avete saputo
realizzare. Continuate a perfezionare, a rafforzare e ad aggiornare le
buone e solide realtà che avete già costruito. Però abbiate anche il
coraggio di uscire da esse, carichi di esperienza e di buoni metodi, per
portare la cooperazione sulle nuove frontiere del cambiamento, fino
alle periferie esistenziali dove la speranza ha bisogno di emergere e
dove, purtroppo, il sistema socio-politico attuale sembra invece
fatalmente destinato a soffocare la speranza, a rubare la speranza,
incrementando rischi e minacce.
Questo grande balzo in avanti che ci proponiamo di far compiere alla
cooperazione, vi darà conferma che tutto quello che già avete fatto non
solo è positivo e vitale, ma continua anche ad essere profetico. Per
questo dovete continuare a inventare - questa è la parola: inventare -
nuove forme di cooperazione, perché anche per le cooperative vale il
monito: quando l’albero mette nuovi rami, le radici sono vive e il
tronco è forte!
Qui, oggi, voi rappresentate valide esperienze in molteplici settori:
dalla valorizzazione dell’agricoltura, alla promozione dell’edilizia di
nuove case per chi non ha casa, dalle cooperative sociali fino al
credito cooperativo, qui largamente rappresentato, dalla pesca
all’industria, alle imprese, alle comunità, al consumo, alla
distribuzione e a molti altri tipi di servizio. So bene che questo
elenco è incompleto, ma è abbastanza utile per comprendere quanto sia
prezioso il metodo cooperativo, che deve andare avanti, creativo. Si è
rivelato tale di fronte a molte sfide. E lo sarà ancora! Ogni
apprezzamento e ogni incoraggiamento rischiano però di rimanere
generici. Voglio offrirvi, invece, alcuni incoraggiamenti concreti.
Il primo è questo: le cooperative devono continuare ad essere il motore
che solleva e sviluppa la parte più debole delle nostre comunità locali e
della società civile. Di questo non è capace il sentimento. Per questo
occorre mettere al primo posto la fondazione di nuove imprese
cooperative, insieme allo sviluppo ulteriore di quelle esistenti, in
modo da creare soprattutto nuove possibilità di lavoro che oggi non ci
sono.
Il pensiero corre innanzitutto ai giovani, perché sappiamo che la
disoccupazione giovanile, drammaticamente elevata – pensiamo, in alcuni
Paesi d’Europa, il 40, 50 per cento – distrugge in loro la speranza. Ma
pensiamo anche alle tante donne che hanno bisogno e volontà di inserirsi
nel mondo del lavoro. Non trascuriamo gli adulti che spesso rimangono
prematuramente senza lavoro. "Tu che cosa sei?" - "Sono ingegnere" –
"Ah, che bello, che bello. Quanti anni ha?" – "49"- "Non serve,
vattene". Questo accade tutti i giorni. Oltre alle nuove imprese,
guardiamo anche alle aziende che sono in difficoltà, a quelle che ai
vecchi padroni conviene lasciar morire e che invece possono rivivere con
le iniziative che voi chiamate "Workers buy out", "empresas
recuperadas", nella mia lingua, aziende salvate. E io, come ho detto ai
loro rappresentanti, sono un tifoso delle empresas recuperadas!
Un secondo incoraggiamento - non per importanza - è quello di attivarvi
come protagonisti per realizzare nuove soluzioni di Welfare, in
particolare nel campo della sanità, un campo delicato dove tanta gente
povera non trova più risposte adeguate ai propri bisogni. Conosco che
cosa fate da anni con cuore e con passione, nelle periferie delle città e
della nostra società, per le famiglie, i bambini, gli anziani, i malati
e le persone svantaggiate e in difficoltà per ragioni diverse, portando
nelle case cuore e assistenza. La carità è un dono! Non è un semplice
gesto per tranquillizzare il cuore, è un dono! Io quando faccio la
carità dono me stesso! Se non sono capace di donarmi quella non è
carità. Un dono senza il quale non si può entrare nella casa di chi
soffre. Nel linguaggio della dottrina sociale della Chiesa questo
significa fare leva sulla sussidiarietà con forza e coerenza: significa
mettere insieme le forze!
Come sarebbe bello se, partendo da Roma, tra le cooperative, alle
parrocchie e agli ospedali, penso al "Bambin Gesù" in particolare,
potesse nascere una rete efficace di assistenza e di solidarietà. E la
gente, a partire dai più bisognosi, venisse posta al centro di tutto
questo movimento solidale: la gente al centro, i più bisognosi al
centro. Questa è la missione che ci proponiamo! A voi sta il compito di
inventare soluzioni pratiche, di far funzionare questa rete nelle
situazioni concrete delle vostre comunità locali, partendo proprio dalla
vostra storia, con il vostro patrimonio di conoscenze per coniugare
l’essere impresa e allo stesso tempo non dimenticare che al centro di
tutto c’è la persona.
Tanto avete fatto, e ancora tanto c’è da fare! Andiamo avanti!
Il terzo incoraggiamento riguarda l’economia, il suo rapporto con la
giustizia sociale, con la dignità e il valore delle persone. E’ noto che
un certo liberismo crede che sia necessario prima produrre ricchezza, e
non importa come, per poi promuovere qualche politica redistributiva da
parte dello Stato. Prima riempire il bicchiere e poi dare agli altri.
Altri pensano che sia la stessa impresa a dover elargire le briciole
della ricchezza accumulata, assolvendo così alla propria cosiddetta
"responsabilità sociale". Si corre il rischio di illudersi di fare del
bene mentre, purtroppo, si continua soltanto a fare marketing, senza
uscire dal circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende
che hanno al centro il dio denaro.
Invece noi sappiamo che realizzando una qualità nuova di economia, si
crea la capacità di far crescere le persone in tutte le loro
potenzialità. Ad esempio: il socio della cooperativa non deve essere
solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato, dev’essere
sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa,
crescere come persona, socialmente e professionalmente, nella
responsabilità, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme. Non
dico che non si debba crescere nel reddito, ma ciò non basta: occorre
che l’impresa gestita dalla cooperativa cresca davvero in modo
cooperativo, cioè coinvolgendo tutti. Uno più uno tre! Questa è la
logica.
"Cooperari", nell’etimologia latina, significa operare insieme,
cooperare, e quindi lavorare, aiutare, contribuire a raggiungere un
fine. Non accontentatevi mai della parola "cooperativa" senza avere la
consapevolezza della vera sostanza e dell’anima della cooperazione.
Il quarto suggerimento è questo: se ci guardiamo attorno non accade mai
che l’economia si rinnovi in una società che invecchia, invece di
crescere. Il movimento cooperativo può esercitare un ruolo importante
per sostenere, facilitare e anche incoraggiare la vita delle famiglie.
Realizzare la conciliazione, o forse meglio l’armonizzazione tra lavoro e
famiglia, è un compito che avete già avviato e che dovete realizzare
sempre di più. Fare questo significa anche aiutare le donne a
realizzarsi pienamente nella propria vocazione e nel mettere a frutto i
propri talenti. Donne libere di essere sempre più protagoniste, sia
nelle imprese sia nelle famiglie! So bene che le cooperative propongono
già tanti servizi e tante formule organizzative, come quella
mutualistica, che vanno incontro alle esigenze di tutti, dei bambini e
degli anziani in particolare, dagli asili nido fino all’assistenza
domiciliare. Questo è il nostro modo di gestire i beni comuni, quei beni
che non devono essere solo la proprietà di pochi e non devono
perseguire scopi speculativi.
Il quinto incoraggiamento forse vi sorprenderà! Per fare tutte queste
cose ci vuole denaro! Le cooperative in genere non sono state fondate da
grandi capitalisti, anzi si dice spesso che esse siano strutturalmente
sottocapitalizzate. Invece, il Papa vi dice: dovete investire, e dovete
investire bene! In Italia certamente, ma non solo, è difficile ottenere
denaro pubblico per colmare la scarsità delle risorse. La soluzione che
vi propongo è questa: mettete insieme con determinazione i mezzi buoni
per realizzare opere buone. Collaborate di più tra cooperative bancarie e
imprese, organizzate le risorse per far vivere con dignità e serenità
le famiglie; pagate giusti salari ai lavoratori, investendo soprattutto
per le iniziative che siano veramente necessarie.
Non è facile parlare di denaro. Diceva Basilio di Cesarea, Padre della
Chiesa del IV secolo, ripreso poi da san Francesco d’Assisi, che "il
denaro è lo sterco del diavolo". Lo ripete ora anche il Papa: "il denaro
è lo sterco del diavolo"! Quando il denaro diventa un idolo, comanda le
scelte dell’uomo. E allora rovina l’uomo e lo condanna. Lo rende un
servo. Il denaro a servizio della vita può essere gestito nel modo
giusto dalla cooperativa, se però è una cooperativa autentica, vera,
dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale.
Per questo vi dico che fate bene – e vi dico anche di farlo sempre più –
a contrastare e combattere le false cooperative, quelle che
prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai
buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della
vera e autentica cooperazione. Fate bene, vi dico, perché, nel campo in
cui operate, assumere una facciata onorata e perseguire invece finalità
disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro,
oppure alle manipolazioni di mercato, e persino a scandalosi traffici di
corruzione, è una vergognosa e gravissima menzogna che non si può
assolutamente accettare. Lottate contro questo! Ma come lottare? Con le
parole, solo? Con le idee? Lottate con la cooperazione giusta, quella
vera, quella che sempre vince.
L’economia cooperativa, se è autentica, se vuole svolgere una funzione
sociale forte, se vuole essere protagonista del futuro di una nazione e
di ciascuna comunità locale, deve perseguire finalità trasparenti e
limpide. Deve promuovere l’economia dell’onestà! Un’economia risanatrice
nel mare insidioso dell’economia globale. Una vera economia promossa da
persone che hanno nel cuore e nella mente soltanto il bene comune.
Le cooperative hanno una tradizione internazionale forte. Anche in
questo siete stati dei veri pionieri! Le vostre associazioni
internazionali sono nate con grande anticipo su quelle che le altre
imprese hanno creato in tempi molto successivi. Ora c’è la nuova grande
globalizzazione, che riduce alcuni squilibri ma ne crea molti altri. Il
movimento cooperativo, pertanto, non può rimanere estraneo alla
globalizzazione economica e sociale, i cui effetti arrivano in ogni
paese, e persino dentro le nostre case.
Ma le cooperative partecipano alla globalizzazione come le altre
imprese? Esiste un modo originale che permetta alle cooperative di
affrontare le nuove sfide del mercato globale? Come possono le
cooperative partecipare allo sviluppo della cooperazione salvaguardando i
principi della solidarietà e della giustizia? Lo dico a voi per dirlo a
tutte le cooperative del mondo: le cooperative non possono rimanere
chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero
cooperative. E’ questo il duplice principio: non possono rimanere chiusi
in casa ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative. No,
non si può pensare una cooperativa a doppia faccia. Occorre avere il
coraggio e la fantasia di costruire la strada giusta per integrare, nel
mondo, lo sviluppo, la giustizia e la pace.
Infine, non lasciate che viva solo nella memoria la collaborazione del
movimento cooperativo con le vostre parrocchie e con le vostre diocesi.
Le forme della collaborazione devono essere diverse, rispetto a quelle
delle origini, ma il cammino deve essere sempre lo stesso! Dove ci sono
le vecchie e nuove periferie esistenziali, dove ci sono persone
svantaggiate, dove ci sono persone sole e scartate, dove ci sono persone
non rispettate, tendete loro la mano! Collaborate tra di voi, nel
rispetto dell’identità vocazionale di ognuno, tenendovi per mano!
So che da alcuni anni voi state collaborando con altre associazioni
cooperativistiche – anche se non legate alla nostra storia e alle nostre
tradizioni – per creare un’Alleanza delle cooperative e dei cooperatori
italiani. Per ora è un’Alleanza in divenire, ma voi confidate di
giungere ad una Associazione unica, ad un’Alleanza sempre più vasta fra
cooperatori e cooperative. Il movimento cooperativo italiano ha una
grande tradizione, rispettata nel mondo cooperativistico internazionale.
La missione cooperativa in Italia è stata molto legata fin dalle
origini alle identità, ai valori e alle forze sociali presenti nel
paese. Questa identità, per favore, rispettatela! Tuttavia, spesso le
scelte che distinguevano e dividevano sono state a lungo più forti delle
scelte che, invece, accomunavano e univano gli sforzi di tutti. Ora voi
pensate di poter mettere al primo posto ciò che invece vi unisce. E
proprio intorno a quello che vi unisce, che è la parte più autentica,
più profonda e più vitale delle cooperative italiane, volete costruire
la vostra nuova forma associativa.
Fate bene a progettare così, e così fate un passo avanti! Certo, vi sono
cooperative cattoliche e cooperative non cattoliche. Ma la fede si
salva rimanendo chiusi in se stessi? Domando: la fede si salva rimanendo
chiusi in se stessi? Rimanendo solo tra di noi? Vivete la vostra
Alleanza da cristiani, come risposta alla vostra fede e alla vostra
identità senza paura! Fede e identità sono la base. Andate avanti,
dunque, e camminate insieme con tutte le persone di buona volontà! E
questa anche è una chiamata cristiana, una chiamata cristiana a tutti. I
valori cristiani non sono soltanto per noi, sono per condividerli! E
condividerli con gli altri, con quelli che non pensano come noi ma
vogliono le stesse cose che noi vogliamo. Andate avanti, coraggio! Siate
creatori, "poeti", avanti!
Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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martedì 3 marzo 2015
mercoledì 18 febbraio 2015
LA VICENDA DELL'AMMINISTRAZIONE DEL LAVORO CI DICE CHE LA MERITOCRAZIA SI STA DIFFONDENDO ANCHE NEL NOSTRO PAESE.SE VALI ZERO VIENI RIDIMENSIONATO DI CONSEGUENZA. UNA DIRIGENZA E I SINDACATI (E IL PERSONALE CHE RISPETTIVAMENTE LI HA SERVITI E SUPPORTATI - E CHE STA PER RIVOTARLI IN MASSA-) CHE VALGONO NULLA, VENGONO SEPPELLITI SENZA PIETA'
Chiediamo solo che le Prefetture vigilino, da qui a inizio 2016 affinchè determinati soggetti di questa "amministrazione" sul viale del tramonto non chiudano in bellezza la loro inutile carriera facendo gli ultimi danni a un'Italia che è bisognosa di riprendere a lavorare senza essere infastidita da raccomandati, miracolati e parassiti.
L'AGL, AL CONTRARIO DEGLI ALTRI SINDACATI, DICE UN CONVINTO SI AL BLITZ DEL GOVERNO.BRAVO PRESIDENTE RENZI, BRAVO MINISTRO POLETTI: CHE SIA UNA RAZIONALIZZAZIONE RADICALE E IMPIETOSA.
dal sito www.ilsole24ore.com
Neanche un anno di tempo e l’Agenzia unica per le ispezioni del
lavoro potrebbe vedere la luce. Con un obiettivo preciso:
«Razionalizzare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di
lavoro e legislazione sociale». A prevederne il debutto da gennaio 2016 è
la bozza di decreto attuativo del Jobs Act che, come anticipato dal
Sole 24 Ore, approderà venerdì sul tavolo di Palazzo Chigi in quello che
si preannuncia un Consiglio dei ministri più che ricco.
Una sede centrale, 18 territoriali e 6mila dipendenti
L’Agenzia dovrà integrare i servizi ispettivi oggi erogati da ministero del Lavoro, Inps e Inail. Secondo lo schema di Dlgs diffuso dall’Ansa, potrà contare su una sede centrale a Roma e su 18 sedi territoriali con 5.982 dipendenti, tra personale dirigenziale e non. Contestualmente saranno soppresse le attuali Direzioni interregionali e territoriali del lavoro, con il trasferimento dai relativi 85 uffici del personale amministrativo: circa mille persone andranno all’Agenzia, le restanti 1.760 unità verranno invece trasferite - si legge nella relazione tecnica - «anche in soprannumero, all’Inps, all’Inail o alle Prefetture-Uffici territoriali del Governo». Quanto al personale ispettivo, all’Agenzia confluirà quello del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (3.113 unità), dell’Inps (1.492 unità) e dell’Inail (377 unità), per un totale pari a 4.982 unità, oltre al personale di supporto e quello che, presso il ministero, si occupa di gestire il contenzioso (circa 1.000 unità)
Risparmi per 26 milioni di euro
Soltanto dai mancati canoni di locazione per le sedi delle attuali Direzioni del lavoro il governo stima di risparmiare più di 18 milioni di euro, che insieme a utenze, rifiuti e
manutenzione sale a 25 milioni di euro. La bozza specifica inoltre che gli immobili o le porzioni di immobili che l’Agenzia andrà ad occupare saranno «in via assolutamente prioritaria quelli rientranti nel patrimonio di Inps, Inail o di altre amministrazioni pubbliche, non messe a reddito».
Sindacati all’attacco: no blitz del governo
Il decreto non è ancora ufficiale e già levano gli scudi i sindacati del pubblico impiego. «Sull’Agenzia unica delle attività ispettive non tollereremo alcun blitz del Governo», sottolineano Cgil, Cisl e Uil. «Vogliamo una riforma condivisa con i lavoratori. Senza confronto la nostra reazione sarà durissima». Le federazioni hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori coinvolti nel riordino e hanno chiesto la convocazione immediata di un tavolo di confronto. Ricordando che da tempo invocano lo snellimento dei controlli sulle aziende, i sindacati attaccano: con l’ipotesi dell’Esecutivo «la toppa sarebbe peggiore del buco». Perché «si spalancherebbero le porte al caos organizzativo».
L'AGL, AL CONTRARIO DEGLI ALTRI SINDACATI, DICE UN CONVINTO SI AL BLITZ DEL GOVERNO.BRAVO PRESIDENTE RENZI, BRAVO MINISTRO POLETTI: CHE SIA UNA RAZIONALIZZAZIONE RADICALE E IMPIETOSA.
dal sito www.ilsole24ore.com
Il decreto è pronto: dal 2016 l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro. Risparmi per 26 milioni
17 febbraio 2015
Una sede centrale, 18 territoriali e 6mila dipendenti
L’Agenzia dovrà integrare i servizi ispettivi oggi erogati da ministero del Lavoro, Inps e Inail. Secondo lo schema di Dlgs diffuso dall’Ansa, potrà contare su una sede centrale a Roma e su 18 sedi territoriali con 5.982 dipendenti, tra personale dirigenziale e non. Contestualmente saranno soppresse le attuali Direzioni interregionali e territoriali del lavoro, con il trasferimento dai relativi 85 uffici del personale amministrativo: circa mille persone andranno all’Agenzia, le restanti 1.760 unità verranno invece trasferite - si legge nella relazione tecnica - «anche in soprannumero, all’Inps, all’Inail o alle Prefetture-Uffici territoriali del Governo». Quanto al personale ispettivo, all’Agenzia confluirà quello del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (3.113 unità), dell’Inps (1.492 unità) e dell’Inail (377 unità), per un totale pari a 4.982 unità, oltre al personale di supporto e quello che, presso il ministero, si occupa di gestire il contenzioso (circa 1.000 unità)
Risparmi per 26 milioni di euro
Soltanto dai mancati canoni di locazione per le sedi delle attuali Direzioni del lavoro il governo stima di risparmiare più di 18 milioni di euro, che insieme a utenze, rifiuti e
manutenzione sale a 25 milioni di euro. La bozza specifica inoltre che gli immobili o le porzioni di immobili che l’Agenzia andrà ad occupare saranno «in via assolutamente prioritaria quelli rientranti nel patrimonio di Inps, Inail o di altre amministrazioni pubbliche, non messe a reddito».
Sindacati all’attacco: no blitz del governo
Il decreto non è ancora ufficiale e già levano gli scudi i sindacati del pubblico impiego. «Sull’Agenzia unica delle attività ispettive non tollereremo alcun blitz del Governo», sottolineano Cgil, Cisl e Uil. «Vogliamo una riforma condivisa con i lavoratori. Senza confronto la nostra reazione sarà durissima». Le federazioni hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori coinvolti nel riordino e hanno chiesto la convocazione immediata di un tavolo di confronto. Ricordando che da tempo invocano lo snellimento dei controlli sulle aziende, i sindacati attaccano: con l’ipotesi dell’Esecutivo «la toppa sarebbe peggiore del buco». Perché «si spalancherebbero le porte al caos organizzativo».
lunedì 15 dicembre 2014
IL NOME DEL PUZZONE. RENZI, POLETTI: DITECI CHI E' RESPONSABILE NEL MINISTERO DEL LAVORO DI QUESTO SCONCIO E SBATTETELO FUORI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. LUI E I SUOI COMPLICI.
Grave denuncia da parte del Sen. Prof. Pietro Ichino: nel Ministero del Lavoro c'è chi sabota le Politiche Attive! Gradiremmo che il Premier e il Ministro Poletti intervenissero con la massima energia per risolvere il problema.
Dal Blog di Pietro Ichino http://www.pietroichino.it/
""""""""""
COSÌ IL POTERE BUROCRATICO ABROGA DI FATTO UNA LEGGE DELLO STATO
Editoriale telegrafico per la Nwsl n. 324, 13 dicembre 2014 - Per ulteriore documentazione in proposito v. il Portale del contratto di ricollocazione – In argomento v. anche l’editoriale telegrafico Lavoro: per prima cosa, stanare i gattopardi, dell’8 settembre ..
27 dicembre 2013 - Viene emanata la legge di stabilità 2014, il cui articolo unico al comma 215 istituisce il Fondo per le politiche attive del lavoro, disponendo un suo finanziamento iniziale di 50 milioni. Il relativo regolamento dovrà essere emanato entro 90 giorni.
8 aprile 2014 - Scaduto inutilmente il termine per l’emanazione del regolamento, i capigruppo di maggioranza in Commissione Lavoro al Senato presentano una prima interrogazione in proposito al Ministro, che resta però priva di risposta.
25 giugno 2014 - Del regolamento nessuna traccia. Seconda interrogazione dei capigruppo di maggioranza. Questa volta il il ministro risponde in Aula il 3 luglio, nel corso di un question time, informando il Senato che il regolamento è pronto ed è ormai “alla firma”.
14 luglio 2014 - Il Governo e la Regione Lazio annunciano il prossimo avvio della sperimentazione, con il contributo del Fondo per le politiche attive, del contratto di ricollocazione per la soluzione della nuova crisi occupazionale Alitalia, che vede oltre 900 lavoratori licenziati.
16 settembre 2014 - Il regolamento non c’è ancora. Terza interrogazione al ministro del Lavoro.
15 ottobre 2014 - Il sottosegretario al Lavoro Bobba risponde in Commissione che il decreto è pronto e deve essere solo registrato alla Corte dei Conti.
15 dicembre 2014 - Il regolamento non è ancora emanato. Viene presentata la quarta interrogazione in proposito.
A questo punto, però, secondo logica, l’interrogazione non dovrebbe più riguardare il regolamento del Fondo per le politiche attive, bensì un quesito assai più inquietante: chi, in seno al ministero, è responsabile di questa vera e propria omissione di un atto d’ufficio, platealmente mirata a impedire l’attuazione di una legge dello Stato?""""""""""
8 aprile 2014 - Scaduto inutilmente il termine per l’emanazione del regolamento, i capigruppo di maggioranza in Commissione Lavoro al Senato presentano una prima interrogazione in proposito al Ministro, che resta però priva di risposta.
25 giugno 2014 - Del regolamento nessuna traccia. Seconda interrogazione dei capigruppo di maggioranza. Questa volta il il ministro risponde in Aula il 3 luglio, nel corso di un question time, informando il Senato che il regolamento è pronto ed è ormai “alla firma”.
14 luglio 2014 - Il Governo e la Regione Lazio annunciano il prossimo avvio della sperimentazione, con il contributo del Fondo per le politiche attive, del contratto di ricollocazione per la soluzione della nuova crisi occupazionale Alitalia, che vede oltre 900 lavoratori licenziati.
16 settembre 2014 - Il regolamento non c’è ancora. Terza interrogazione al ministro del Lavoro.
15 ottobre 2014 - Il sottosegretario al Lavoro Bobba risponde in Commissione che il decreto è pronto e deve essere solo registrato alla Corte dei Conti.
15 dicembre 2014 - Il regolamento non è ancora emanato. Viene presentata la quarta interrogazione in proposito.
A questo punto, però, secondo logica, l’interrogazione non dovrebbe più riguardare il regolamento del Fondo per le politiche attive, bensì un quesito assai più inquietante: chi, in seno al ministero, è responsabile di questa vera e propria omissione di un atto d’ufficio, platealmente mirata a impedire l’attuazione di una legge dello Stato?""""""""""
mercoledì 19 novembre 2014
PENOSA FIGURA DELLE STRUTTURE PERIFERICHE DEL MINISTERO DEL LAVORO DURANTE L'ULTIMA TRASMISSIONE "PIAZZA PULITA" SU LA 7. IL PROF. GALLI DELLA LOGGIA: "L'ISPETTORATO REGIONALE DEL LAVORO DEL LAZIO DOVREBBE ESSERE ISPEZIONATO DAL PREFETTO". CAPITE ORA PERCHE' L'OPINIONE PUBBLICA E' INSENSIBILE AL BLOCCO CONTRATTUALE PER GLI STATALI?
PER RIVEDERE IL SERVIZIO CLICCA SUL LINK
http://www.la7.it/piazzapulita/video/schiavi-degitto-17-11-2014-141182
http://www.la7.it/piazzapulita/video/schiavi-degitto-17-11-2014-141182
lunedì 28 luglio 2014
22 MAGGIO 2014: DOPO I FATTI DI CASALNUOVO (NA) IL COMPAGNO POLETTI, MINISTRO DEL LAVORO, BACIO' APPASSIONATAMENTE UN ISPETTORE DI LUNGO CORSO, A NAPOLI, AL TERMINE DI UN BELLISSIMO DISCORSO. SOTTO LO SGUARDO ECCITATO DEL SEGRETARIO GENERALE. SEMBRAVA AMORE SENZA FINE E INVECE...ANCORA NON C'E' STATA CONSUMAZIONE! ANZI...
L'avevamo detto. Gli Ispettori del
Lavoro avrebbero dovuto, la scorsa primavera, cogliere la palla al
balzo. Schierarsi non contro ma con il popolo e rivoltare il
Ministero del Lavoro come un calzino. Non l'hanno fatto . Si sono
accucciati invece ai piedi di una dirigenza che li ha sempre mal
sopportati, essendo da anni più in sintonia con i consulenti del
lavoro, che ne ha tratto spunto per regolare vecchi conti (con
l'aiuto – a cadere – dei sindacati ministeriali).
Cosa avevano chiesto gli ispettori del
lavoro?
Di avere risposte veloci. Infatti, se
va bene, se ne parlerà a settembre – 5 mesi dopo -(ma avrà il
tempo il Ministro, più preoccupato di intraprendere azioni per
aumentare i posti di lavoro e di pagare le CIG in deroga, di
occuparsi di ispettori presi a calci in culo da datori e lavoratori
in quei pochi posti in cui ancora si sta lavorando?).
Di mettere gli ispettori nelle stesse
condizioni operative del resto della Polizia Giudiziaria (riguardo
alle banche dati, per esempio). Possibile secondo loro con poca
spesa. Pia illusione, perchè nella dirigenza non sono nati ieri e
sanno benissimo che certi “riconoscimenti” sono stati sempre
storicamente utilizzati per chiedere avanzamenti di carriera e di
retribuzione. E che scherziamo (pensano loro). A noi dirigenti
arrivano le martellate di Renzi e i ridimensionamenti e a questi qui
, nostri sottoposti da sempre, gli diamo i pennacchi per poi farli
guadagnare quasi quanto noi?
Sembra che si vada verso l'Agenzia
Unica ispettiva, a settembre, nell'ambito della ennesima riforma del
lavoro. Gli ispettori del Ministero del lavoro stanno sentendo puzza
di bruciato, ma non hanno capito ancora da dove viene. Glielo
spieghiamo noi. I dirigenti del Ministero del Lavoro puntano a
traslocare nella nuova struttura, più agile e funzionale,
recuperando come manovalanza il personale ispettivo degli istituti
previdenziali e gli ispettori di più recente formazione ,quelli più
giovani, reclutati col più recente concorso e “predestinati” a
dire di chi studia le statistiche dei cognomi. Gli altri, gli
ispettori più stagionati? Nella bad company rimanente, ossia il
vecchio Ministero, destinato , come Chernobyl, a racchiudere le
scorie dell'Amministrazione e a essere insaccato nel cemento armato
per i prossimi secoli, fino ad esaurimento .
Ci hanno provato, eroicamente, gli
ispettori del lavoro a reagire al momento difficile. Galvanizzati dal
bacio hanno provato, alcuni, a serrare i ranghi, a fare il loro
dovere, a mettere in campo tutta la loro professionalità, a tornare
a presidiare i territorio. Risultato: quelli (tanti) con diploma di
perito industriale o geometra sono stati presi semplicemente a
schiaffoni (cioè hanno preso il resto) quelli più bravi , magari
laureati, stanno avendo a che fare con gli avvocati delle aziende che
li hanno citati per risarcimento danni. Ovviamente la copertura
legale, nella PA, è solo per i dirigenti. I funzionari, solitamente,
si pagano l'avvocato da soli, magari vendendosi la casa su cui stanno
pagando il mutuo. Vecchia storia questa. Ma non se ne esce: vogliamo
scherzare, pensando che i dirigenti ministeriali vogliano condividere
questo loro antico ma apprezzato privilegio?Direbbero: si, stiamo
tutti sulla stessa barca , ma fino a un certo punto...
Infine, altra annosa questione, quella
dell'utilizzo della propria auto per svolgere l'attività ispettiva.
Fino a ieri cosa accettata di buon grado, per la possibilità di
incrementare le entrate con i rimborsi, oltre che con le indennità
di missione. Ora però le cose stanno cambiando. I lavoratori e i
datori di lavoro più focosi hanno cominciato a sfasciare le macchine
degli ispettori, non coperte da specifica tutela assicurativa – se
non addirittura a prendere i numeri di targa per vendette
trasversali-(col risultato che il povero ispettore in un colpo solo
si vede portata via la casa per pagarsi le spese legali e la macchina
incendiata da una “utenza” non molto soddisfatta). E
L'Amministrazione, unica richiesta guarda caso subito accolta, in
attesa dell'Agenzia Unica è intenzionata a far lavorare gli
ispettori, sic et simpliciter, in maniera generalizzata, anche su
turni di sera e di notte. E qui cominciano le ribellioni Collettive,
organizzate e mirate a una riforma, come si dice, “condivisa”?
Macchè: individuali e minimaliste. In sintesi: io a fare ispezioni
di notte con la macchina mia? Col cavolo, ci vada qualcun altro.Anzi,
rinunciamo pure ai soldi recuperati dalle sanzioni , basta che ci
lasciate in pace.E che faranno gli amici dirigenti? Diranno al
Ministro: facciamo al più presto l'Agenzia e questi pesi morti qui
lasciamoli al loro destino nella bad company. Altro che aumenti,
altro che nuovi poteri, altro che nuova dignità! Come prevedibile,
l'infinito tavolo tecnico sull'attività ispettiva verrà superato,
tra molti mesi, da decisioni del governo prese (speriamo) senza
ascoltare troppo chi (alta dirigenza, sindacati, “tecnici”) da un
decennio gestisce e organizza questo carrozzone con i risultati
riscontrabili da tutti.
Ai lavoratori del Ministero diciamo che
ormai è troppo tardi per recuperare l'ignavia di un decennio.
Speriamo solo che Renzi, Poletti e Madia decidano in maniera
illuminata, mandando a casa una alta dirigenza dimostratasi scarsa e
puntando da subito a mandare in strada, sul territorio e nelle
aziende , quanta più forza ispettiva possibile, colpendo gli
imboscati.Questo corpo ispettivo dimostri di meritare lo stipendio e
i più bravi vengano premiati adeguatamente. Riguardo ai poteri degli
ispettori, lo abbiamo già detto. L'impunità dei facinorosi nel
mondo del lavoro ricorda quella che una volta c'era negli stadi.
Occorre recuperare serietà. Adottiamo in Italia le stesse regole
severe di tutela del lavoro che ci sono in Germania. Siamo convinti
che basti, per iniziare. Più intelligence e tecnologia nella
vigilanza sul lavoro, meno discrezionalità, meno leggi, verbali ed
interpelli ad aziendam da parte di una burocrazia ministeriale
trasformatasi negli anni in una tragicomica macchietta. E se del
personale dovesse “avanzare”, chiudere i carrozzoni e mobilità a
volontà verso altre amministrazioni più oberate di lavoro.
venerdì 18 luglio 2014
CRISI ALITALIA, INGRESSO ETIHAD, ESUBERI. DOPO ESSERCI STRACCIATE TUTTE LE VESTI, VEDIAMO SE PUO' ESSERE UNA BUONA OCCASIONE
Nel prendere atto dell'esito della trattativa
Sindacati-Governo-Alitalia-Etihad, ci sembra necessario esplicitare
il nostro punto di vista.Si tratta di scelte dolorosissime ma ora che
il disastro è conclamato, occorre sforzarsi di pensare a come se ne
esce, alle prospettive.Cominciamo dai punti fermi. Alitalia è
tecnicamente fallita dal 2008. Il fatto che il settore non sia in
crisi ma in espansione aggrava il giudizio negativo sul passato, sui
Capitani coraggiosi e sulla CAI. Più che di una privatizzazione,
dati i connotati statalisti e clientelari della grande imprenditoria
italiana, sarebbe più corretto parlare di una nazionalizzazione
strisciante condotta da sostanziali burocrati mascherati da grandi
imprenditori (solo sulla carta).Se una nazionalizzazione mascherata
non ha risolto nulla ma solo aggravato, figuriamoci cosa avverrebbe
con una nazionalizzazione vera con uno Stato che in Italia è ben
diverso (e meno credibile) da quello di paesi vicini più seri del
nostro. Quindi torniamo alla necessità di un processo di entrata in
scena di privati veri . Costoro esistono ma solo all'estero. E non a
caso il salvataggio vede protagonisti gli Arabi.E' tutt'altro che una
svendita ma un vero e proprio colpo di fortuna che le strutture
aeroportuali italiane siano così interessanti e importanti in quelle
strategie. In caso contrario l'Italia (e l'Alitalia) non avrebbe
avuto scampo. Quindi il fallimento c'è e la crisi è verissima, con
la precisazione che è crisi dell'imprenditoria italiana in questo
come in altri settori.Come se ne esce? Non certo, come propone la
CGIL, con un massiccio ricorso alla Cassa Integrazione. La vicenda
degli esuberi Alitalia del 2008 dimostra come non serva a nulla non
recidere il cordone ombelicale tra la vecchia azienda e lavoratori
che mai e poi mai potranno ritornare a lavorarvi.Si rimanda solo il
problema e, facendo trascorrere inutilmente anni, si compromette la
possibilità di ricollocazione di quei lavoratori. Anche i sindacati
antagonisti sono incapaci di uscire da una prospettiva
assistenzialistica. Ma che razza di proposta è quella di non
rinnovare il contratto perchè è meglio destinare le risorse in più
a chi perde il lavoro piuttosto che aumentare lo stipendio a chi
continua a lavorare? E' offensivo considerare i lavoratori degli
accattoni senza speranza che debbano razionarsi i viveri. Così si
alimenta solo la disperazione, quando dovrebbe porsi l'accento su
quelle che potrebbero essere le possibilità di reimpiego nel caso in
cui si ponessero gli Arabi nelle migliori condizioni per realizzare i
loro progetti in Italia, che, secondo tutti gli analisti,
reinserirebbero il nostro Paese nella serie A mondiale del traffico
aereo.Ecco forse perchè gli Arabi non ne vogliono sapere di avere a
che fare con questi sindacati: perchè sono sindacati mummificati che
non sanno concepire il lavoratore in difficoltà che come uno
zombie.E' molto intreressante la sperimentazione del contratto di
ricollocazione perchè potrebbe essere, se accompagnata da un sistema
di sostegno al reddito un pò più robusto dell'attuale nel passaggio
da un lavoro all'altro, una soluzione anche per altre crisi. Certo
non è così semplice. Occorrerà vigilare (e a questo dovrebbero
servire i sindacati) sulla corretta applicazione degli
accordi.Riguardo ai contratti di solidarietà, per esempio, è
importante che si sappia che, data la pesante decurtazione della
retribuzione che comportano, gli stessi non sono a lungo sostenibili.
E' una sciocchezza chiedere, come fa la CGIL, l'impegno di Etihad a
mettere nero su bianco quali aziende private assorbiranno una parte
degli esuberi e quale numero di lavoratori ognuna assumerà. Non
viene chiesto in nessuna parte del mondo. Va invece incalzato il
soggetto pubblico perchè questa parte dell'accordo venga seguita con
attenzione nel tempo. E' una occasione importante per capire se
questa Amministrazione del Lavoro abbia ancora un ruolo nelle
politiche attive del lavoro o se invece, come pensano in molti, sia
ora che chiuda affidando queste attività a soggetti privati più
motivati e meno dispendiosi (e dannosi).Contrariamente a quel che si
pensa comunemente in Italia il lavoro c'è, nuovi contratti comunque
in tanti settori si stipulano. Il problema è che non funzionano i
processi di aggiornamento, riconversione e riqualificazione della
manodopera e che i giovani vengono male indirizzati e condizionati
culturalmente, col risultato che la domanda intercetta con difficoltà
l'offerta di lavoro.E proprio i sindacati sono i principali
responsabili, per loro arretratezza, del lavaggio del cervello ai
danni di milioni di lavoratori, anche loro associati. E poi la
riforma del lavoro.Il Jobs Act slitta a settembre.Non sarebbe ora che
il Governo, oltre che fare l'infermiere nelle trattative, cogliesse
l'occasione per dialogare con un soggetto che vuole e sta per
investire in Italia per farsi spiegare concretamente quali tipi di
contratti di lavoro sarebbero più incentivanti per una espansione
occupazionale?Chissà che non ne esca fuori qualcosa di più
entusiasmante di quanto appena avvenuto per il contratto a tempo
determinato, per il quale le cure in laboratorio del governo sono
servite a poco o nulla?
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sabato 12 luglio 2014
COOPERATIVE: LE DIECI DOMANDE DELL'AGL AL GOVERNO-RENZI
DAL SITO DEL QUOTIDIANO “IL GIORNO”
Pagamenti in nero a oltre mille dipendenti, scatta la maxi inchiesta della Finanza
Quattro indagati. Dipendenti che neppure sapevano di essere soci della coperativa per cui lavoravano. Secondo le accuse sarebbero stati pagati stipendi in nero per 4,5 milioni di euro IL VIDEO DELL'OPERAZIONEdi Fabrizio Lucidi
Lodi, 12 luglio 2014 - Bufera su una importante ditta di logistica della Bassa Lodigiana. Nel mirino, due delle cooperative che lavorano all'interno dello stabilimento, a Somaglia. L'inchiesta della Guardia di Finanza è nata nel 2013, dopo una raffica di scioperi degli operai licenziati dopo la sostituzione di cooperative all'interno del polo logistico. Al tempo, alcune sigle sindacali avevano denunciato irregolarità subite da alcuni lavoratori.
Così, le fiamme gialle hanno voluto vederci chiaro creando una task force investigativa composta da militari del Nucleo di Polizia tributaria e della Compagnia di Lodi, supportata da elementi scelti del Comando provinciale. Quindi, sono scattati pedinamenti e l'audizione riservata di decine di dipendenti delle cooperative; in parallelo, sono state disposte indagini bancarie e i militari sono entrati in forze, più volte, nello stabilimento sia per sequestrare i documenti sia per testare la validità delle risultanze investigative.
Risultato? Le fiamme gialle hanno scoperto “che molti lavoratori non sapevano di essere formalmente soci della cooperativa che li pagava - fa sapere il Comando - Anomalie che potrebbero configurare gravi ipotesi di reato a carico dei responsabili anche occulti delle apparenti cooperative: emissione di documenti falsi, truffa aggravata ai danni dello Stato”. Tutti fatti segnalati alla Procura. Documenti falsi, perché le cooperative avrebbero emesso a favore dei “dipendenti” buste paga riportanti trasferte in realtà mai avvenute. Tutto – secondo l'accusa – per evitare di pagare le tasse. Chi, fra i lavoratori, si rifiutava si sottostare a queste decisioni sarebbe stato messo all'indice con l'assegnazione dei lavori più pesanti e l'impossibilità di fare ore di straordinario per incrementare lo stipendio.
Un sistema che – secondo le Fiamme Gialle – avrebbe goduto di impensabili connivenze da parte di alcuni sindacalisti. I formali rappresentanti delle due cooperative (entrambi indagati) avrebbero inoltre ottenuto l'ammissione alla cassa integrazione in deroga per decine di migliaia di ore di lavoro facendo figurare difficoltà economiche che in realtà non c'erano. Perché con quegli stessi soldi pubblici incassati, gli imprenditori avrebbero pagato il lavoro svolto dai dipendenti. Secondo i calcoli della Guardia di Finanza, in questo caso fra il 2010 e il 2013 le aziende avrebbero pagato 4,5 milioni di euro in stipendi in nero, proprio per non far risultare che in realtà le commesse e i carichi di lavoro si erano mantenuti stabili. In altre parole, le coop erano tutt'altro che in crisi,. Eppure, con artifizi contabili e manovre spregiudicate, avrebbero incassato i soldi pubblici della cassa integrazione. Una delle due cooperative aveva perfino ottenuto l'accesso a un finanziamento da 180mila euro da parte della Regione Lombardia per un progetto a beneficio del benessere dei dipendenti, senza però averne i requisiti. Ora sono in corso gli approfondimenti da parte della Procura di Lodi, che ha già iscritto sul registro degli indagati quattro persone. """""""""
LE DIECI DOMANDE DELL'AGL AL
GOVERNO-RENZI
- PERCHE' SOLO GDF E CARABINIERI SONO CAPACI DI CONTRASTARE IN ITALIA LE FALSE COOPERATIVE? E Il MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO? E LE REGIONI? E I SERVIZI ISPETTIVI DEL LAVORO?COSA FANNO DA ANNI?
- LE COOPERATIVE PAGANO OGNI DUE ANNI ALL'ERARIO O ALLE CENTRALI COOPERATIVE UN ONEROSO “CONTRIBUTO BIENNALE DI REVISIONE”. IN CAMBIO, DOVREBBERO ESSERE VISITATE PERIODICAMENTE DA UN ISPETTORE VERO.LO STATO REVISIONA SOLO IN MINIMA PARTE LE SUE COOPERATIVE, LE CENTRALI CONTROLLANO “AMICHEVOLMENTE” LE LORO. SE QUESTI SONO I RISULTATI, CI DOMANDIAMO: DOVE SONO FINITI I SOLDI PAGATI DALLE COOPERATIVE E OGGI NON E' MEGLIO CHE QUESTI SOLDI RIMANGANO ALLE COOPERATIVE?
- COME E' POSSIBILE CHE, RELATIVAMENTE ALLE REVISIONI DELLE CENTRALI COOPERATIVE (SOGGETTI PRIVATI) I CONTROLLORI (LE ASSOCIAZIONI COOPERATIVE) COINCIDANO CON I CONTROLLATI (LE COOPERATIVE ASSOCIATE)?
- NEL MONDO COOPERATIVO SONO ATTIVI SINDACATI GIALLI, I CUI CAPI CONTATTANO I PRESIDENTI, VENDONO LORO PACCHETTI DI TESSERE DEL LORO SINDACATO, TESSERE CHE SONO PAGATE DAI DATORI DI LAVORO E ATTRIBUITE AI LAVORATORI STESSI SPESSO A LORO INSAPUTA, ALLO SCOPO DI POTER APPLICARE CONTRATTI PIRATA ED ESTROMETTERE I SINDACATI VERI DALLE TRATTATIVE E RAPPRESENTANZE AZIENDALI. LO STATUTO DEI LAVORATORI VIETA CIO' . PERCHE' I SOGGETTI PREPOSTI NON SANZIONANO TALI COMPORTAMENTI?
- E' COSI' DIFFICILE ACCERTARE GLI INTRECCI DI INTERESSI TRA DIRIGENTI E FUNZIONARI PUBBLICI INFEDELI E COOPERATIVE? BASTEREBBE INCENTIVARE E PREMIARE LE DENUNCE, FONDATE, CHE PROVENISSERO DALL'INTERNO DEGLI UFFICI STESSI, NEI QUALI TUTTI SANNO TUTTO DI OGNUNO
- SI STA RIFORMANDO DA ANNI IL DIRITTO DEL LAVORO.E' COSI' COMPLICATO RIVEDERE L'ISTITUTO DELLA TRASFERTA IN MANIERA CHE NE CESSI IL GENERALIZZATO UTILIZZO FRAUDOLENTO CHE TUTTI CONOSCIAMO DA ANNI?
- LE PERSONE FISICHE CHE CREANO E SVILUPPANO LE COOPERATIVE SPURIE SONO SPESSO LE MEDESIME DA ANNI, OPERATIVE DAGLI ANNI OTTANTA. PERCHE' NON ISTITUIRE UN “DASPO” PER CHI SI SIA RESO RESPONSABILE DI TALI COMPORTAMENTI NEL MONDO COOPERATIVO?
- SE RUBO UNA MELA AL SUPERMERCATO VIENE CHIAMATO IL 113 , VENGO PRESO E SBATTUTO IN GALERA. SE SONO UN DATORE DI LAVORO CHE CON ATTI VIOLENTI (FISICI O MORALI) ROVINO DEI LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE, LA GIUSTIZIA MI PERSEGUE DOPO MOLTO TEMPO E HO BUONE POSSIBILITA' DI FARLA FRANCA. MA INVECE DI AVERE UN ISPETTORATO DEL LAVORO COME L'ATTUALE NON SAREBBE MEGLIO AVERE IN ITALIA UNA POLIZIA DEL LAVORO VERAMENTE CAPACE DI UN PRONTO INTERVENTO?
- GLI INVESTITORI STRANIERI NON VENGONO IN ITALIA PERCHE' NON POSSONO FARE QUELLO CHE GLI PARE OPPURE PERCHE' IN ITALIA NON C'E' SERIETA' NEL MONDO DEL LAVORO E SICUREZZA IN REGOLE CHE SIANO APPLICABILI E APPLICATE?
- PERCHE' NON VENGONO IMMEDIATAMENTE CHIUSI QUEGLI ENTI BILATERALI CHE PRODUCONO E VENDONO FALSE CERTIFICAZIONI DI CONTRATTI DI APPALTO E DI CONTRATTI DI LAVORO? E' COSI' DIFFICILE INDIVIDUARLI (BASTA CHIEDERE IN GIRO)?
martedì 3 giugno 2014
MINISTRO POLETTI: ALLA VIGILIA DELL'EXPO E ALLA LUCE DEI SEGUENTI GRAVISSIMI FATTI, NON LE SEMBRA OPPORTUNO DARE UNA "AGGIUSTATINA" AI VERTICI AMMINISTRATIVI E ISPETTIVI DELLA DIREZIONE REGIONALE DEL LAVORO DELLA LOMBARDIA E DELLA DIREZIONE TERRITORIALE DEL LAVORO DI MILANO?
da www.corriere.it
Si vendevano per un frigorifero, un viaggio ai Caraibi, un altro
a Disneyland Parigi, un orologio, un borsellino Louis Vuitton, un
condizionatore, soldi contanti. Gli ispettori del lavoro, perennemente
eccitati dall?idea di un regalo in arrivo, accettavano di tutto.
Vivevano in funzione delle mazzette, dei doni, degli euro consegnati in
una busta e dentro la confezione di un cd musicale. Del resto il
mantra, come sintetizzato da un altro della banda che falsificava i
tachigrafi dei camion e risparmiava multe ai guidatori e guai alle loro
aziende, era il seguente: «Tutto si può fare, basta pagare». Pensiero e
parole, per il dolore dell?Arma, dell?appuntato Antonio Sorrentino, lui
pure arrestato con i tre ispettori. Il carabiniere infedele Sorrentino
pilotava le denunce, le aggiustava . La Direzione milanese del lavoro è
nella bufera, per questo marcio che avanza: l?inchiesta, condotta dagli
stessi carabinieri che non hanno esitato a far piazza pulita, per prima
cosa al proprio interno, senza sconti, con decisione, è la seconda
tranche. Mesi fa già era finita in manette lady bustarella , al secolo
Maria Assunta Spanò, 49 anni, che, beccata e catturata, s?era subito
messa a cantare , vendendosi i soci. Lady bustarella aveva fatto nomi,
aveva spiegato come funzionavano i traffici sporchi, aveva elencato come
s?era arricchita nel corso degli anni. Con lei agiva il socio Stefano
Martinelli. Costui, presentato e introdotto nelle ditte di camion dalla
Spanò, assicurava agli imprenditori che con un software da lui
inventato si potevano alterare i dati dei tachigrafi. I camionisti
debbono rispettare, oltre che il codice della strada, precise
disposizioni sui tempi e i chilometri della guida. In caso di
infrazioni, rischiano la patente e il posto di lavoro. Ma in virtù delle
azioni criminali della banda, ci son stati camionisti che hanno evitato
di perdere anche 62 punti sulla patente e multe da migliaia di euro.
Sei in totale, a quest?ultimo giro, gli arrestati. Del carabiniere
Sorrentino, 48 anni, abbiamo detto. Si aggiungano altri tre ispettori
della Direzione del lavoro che incassavano e due imprenditori che
pagavano. Gli ispettori: Giuseppe De Fina (57 anni), Elio Montini (56) e
Giuseppe Pellerito (51). Gli imprenditori: Salvatore Castaldi (44i) e
Pietro Ciprì (41). Nelle pagine di custodia firmate dal gip Giuseppe
Gennari scorrono avidità e incassi fraudolenti, denaro in cambio di
«controlli leggeri», e scorrono questi titolari d?azienda che anziché
indignarsi, denunciare, non fiatavano: vedevano com?era il sistema e si
adattavano, senza alcun scrupolo morale. Le ispezioni di Spanò e
compagnia erano piuttosto visite di piacere, un caffè, quattro
chiacchiere e due risate, insomma una farsa. E intanto si ignoravano
camionisti che bruciavano le tappe, guidavano stanchi morti e andavano a
folle velocità, per consegnare prima la merce e ricevere un premio in
busta paga. Le indagini sono dei carabinieri del Nucleo tutela del
lavoro: in sei mesi, trenta gli episodi accertati. Gli ingranaggi erano
così oliati che gli arrestati si permettevano di far gli snob. Sentite
un racconto della Spanò: «De Fina non mancava mai di farmi pesare quanto
mi aiutasse e tutte le volte che io gli chiedevo di darmi una mano
nelle verifiche, mi sentivo in obbligo e allora lui chiedeva qualcosa...
Disse che aveva bisogno di un condizionatore Daikin con due split...
Lo voleva color argento... Ricevetti a casa il prodotto... De Fina venne
a ritirare ma quando scoprì che era bianco e non argento si arrabbiò
molto...».
(01 giugno 2014) - Corriere della Sera
da www.ilgiorno.it
L?operazione? Sei arresti. Tra loro ispettori del lavoro, due imprenditori, un carabiniere infedele: «Se pagano faccio tutto»
Fermata la banda del tachigrafo
Si vendevano ai camionisti per frigoriferi, condizionatori e viaggi ai Caraibi Griffati «In cambio la ditta mi ha regalato una borsa e un portafogli di Louis Vuitton»
Galli Andrea
Pagina 05(01 giugno 2014) - Corriere della Sera
da www.ilgiorno.it
Cronotachigrafi dei tir truccati, sei arresti
Il gruppo, formato da tre ispettori
del lavoro, un appuntato dei carabinieri e due imprenditori nel settore
dell'autotrasporto, in cambio di mazzette, faceva evitare le sanzioni
agli autisti dei tir in caso di violazioni. In sei mesi almeno 30 gli
episodi accertati
Milano, 31 maggio 2014 - Sei ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dai carabinieri a Milano nei confronti di tre ispettori del lavoro, un appuntato dei carabinieri e due imprenditori nel settore dell'autotrasporto, accusati a vario titolo di truffa ai danni dello Stato, corruzione, concussione, falso materiale.
Il gruppo di ispettori offriva agli imprenditori la possibilita' di truccare i cronotachigrafi dei tir (una sorta di scatola nera del mezzo che registra velocita', distanze percorse e altri parametri) e di evitare le sanzioni in caso di violazioni in cambio di una mazzetta. In genere la percentuale era del dieci per cento per multe che potevano superare anche i 30mila euro o, ancora peggio, costare la patente agli autotrasportatori.
In sei mesi sono almeno 30 gli episodi accertati dai militari del Nucleo Tutela del lavoro, che hanno lavorato in stretta connessione con l'ispettorato. L'inchiesta nasce come costola di un'altra indagine avviata la scorsa estate, quando ad essere arrestati furono un'ispettrice e l'ideatore di un software utilizzato nella truffa. Tra le sei ordinanze di custodia firmate dal gip Giuseppe Gennari, eseguite ieri su richiesta del pm del tribunale di Milano Giovanni Polizzi, 4 sono ai domiciliari e due in carcere: il carabiniere, che prestava servizio nell'hinterland di Milano (che aveva un ruolo di consulente) e un ispettore (accusato anche di aver effettuato controlli fuori dall'orario di lavoro e di aver comunque incassato l'indennita' di servizio).
da www.milano.corriere.it
All’estero il tesoro degli ispettori
2 giugno 2014 | 11:12
Milano, 31 maggio 2014 - Sei ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dai carabinieri a Milano nei confronti di tre ispettori del lavoro, un appuntato dei carabinieri e due imprenditori nel settore dell'autotrasporto, accusati a vario titolo di truffa ai danni dello Stato, corruzione, concussione, falso materiale.
Il gruppo di ispettori offriva agli imprenditori la possibilita' di truccare i cronotachigrafi dei tir (una sorta di scatola nera del mezzo che registra velocita', distanze percorse e altri parametri) e di evitare le sanzioni in caso di violazioni in cambio di una mazzetta. In genere la percentuale era del dieci per cento per multe che potevano superare anche i 30mila euro o, ancora peggio, costare la patente agli autotrasportatori.
In sei mesi sono almeno 30 gli episodi accertati dai militari del Nucleo Tutela del lavoro, che hanno lavorato in stretta connessione con l'ispettorato. L'inchiesta nasce come costola di un'altra indagine avviata la scorsa estate, quando ad essere arrestati furono un'ispettrice e l'ideatore di un software utilizzato nella truffa. Tra le sei ordinanze di custodia firmate dal gip Giuseppe Gennari, eseguite ieri su richiesta del pm del tribunale di Milano Giovanni Polizzi, 4 sono ai domiciliari e due in carcere: il carabiniere, che prestava servizio nell'hinterland di Milano (che aveva un ruolo di consulente) e un ispettore (accusato anche di aver effettuato controlli fuori dall'orario di lavoro e di aver comunque incassato l'indennita' di servizio).
da www.milano.corriere.it
Il caso
All’estero il tesoro degli ispettori
Le ditte: obbligati alla mazzetta
Auto e ville in Sudamerica con le bustarelle. Il giallo del piano anticorruzione
di Andrea Galli
Ma chi controllava i controllori? E gli ultimi tre ispettori arrestati, godevano di coperture? Possibile che nessuno mai si sia fatto una domanda pur conoscendo, perché lui faceva di tutto per pubblicizzarlo, l’abissale divario tra il salario e il tenore di vita dell’ispettore del lavoro Giuseppe Pellerito? Se è stata chiusa l’inchiesta dei carabinieri sullo scandalo dei tachigrafi, alterati dai dipendenti della Direzione del lavoro in cambio di soldi e regali, gli accertamenti investigativi proseguono. Dopo i sei in manette (oltre appunto ai tre ispettori, ci sono due imprenditore e un appuntato dei carabinieri) ci sono tanti misteri da decifrare e scoperchiare. Bisogna vedere se, per esempio, oltre a quello dei tachigrafi ci sia un altro settore professionale oggetto di ruberie e cattivi comportamenti. E quanti altri Pellerito ci potrebbero essere fra i suoi colleghi? Per la cronaca Pellerito, nato a Milano nel 1962 e qui in città residente in via Damiano Chiesa, è quello descritto da Maria Assunta Spanò, classe ‘53, originaria di Reggio Calabria, residente a Siziano, in provincia di Pavia, lei pure ispettore del lavoro, già arrestata sempre per bustarelle, e grande accusatrice con le sue confessioni del sistema-tachigrafi.
Il tenore di vita sospetto
Ha
detto Spanò su Pellerito: «Conduce un tenore di vita assolutamente
sproporzionato al suo reddito da lavoro, anche a detta di altri
colleghi, possiede una barca in Croazia, una casa in Messico... e oltre
tutto lavora part-time», peraltro con uno stipendio da statale. E
pensare che nelle Direzioni del lavoro c’è, ci sarebbe anche un piano
anti-corruzione da rispettare. Il piano, per esempio, prevede una
rotazione degli incarichi di capo-ufficio, ma il turnover sarebbe
soltanto sulla carta. Altro tema da approfondire riguarda i rimborsi
spesa presentati dagli ispettori e il fatto che molti di loro evitino
perfino di passare per l’ufficio ma stiano fuori tutto il giorno,
comportandosi come liberi professionisti, senza rendere conto a nessuno
del proprio operato. E allora, forse, in assenza d’un argine
all’interno, era difficile pretendere che potesse esserci all’esterno,
dove peraltro i titolari delle ditte di camion visitate dagli ispettori
hanno dimostrato di volersi adattare da subito alle mazzette. Ha
raccontato uno degli arrestati ai carabinieri: «Andai da Pellerito e
poiché lui insisteva nel voler controllare la Zama, gli dissi che io
avevo in verifica l’Eurotrans che sapevo interessare a lui, e in effetti
lui mi disse che quella ditta non gliela dovevo toccare e non dovevo
elevare alcuna violazione, al limite potevo contestare 150 euro di
violazioni e lui avrebbe fatto altrettanto con la Zama. Io però gli
dissi che la verifica alla Eurotrans era già stata completata e che
l’avevo già aiutato, quindi non potevo e non volevo fare come lui mi
aveva chiesto. Ho contestato alla Eurotrans 5.000 euro di sanzioni.
Dalla Eurotrans ricevetti come regalia 3.000 euro in una busta in mezzo a
un giornale dal responsabile della ditta Marco Stefano che mi disse:
«Sono disposto a tutto, faccia lei».
La regola di mercato
I titolari delle aziende nemmeno lo mettevano in discussione: bisognava
inchinarsi agli ispettori, bisognava aggiustare , e loro si
comportavano di conseguenza. Del resto, come ha spiegato uno di loro, la
questione è molto semplice: «La bustarella è una sorta di regola di
mercato. Nel senso che tutti gli altri pagano e tu che cosa fai? Imiti
la concorrenza». Siano piccoli o grandi appalti, siano le opere
pubbliche o i tachigrafi dei camion, poco cambia: ci si mette d’accordo.
Ci s’ingegna. Ci sono stati imprenditori che, in mancanza di denaro
contante pronto per il versamento, hanno donato quel che avevano. In un
caso, anche un bancale di pellet; l’ispettore corruttore aveva una stufa
e il pellet capitava a meraviglia. Fu caricato su un camion e portato a
destinazione.
lunedì 10 marzo 2014
ISPEZIONI SUL LAVORO: IL CERCHIO SI STRINGE
(nella foto: Paolo Pennesi, dal 2013 Segretario Generale del Ministero del Lavoro, dal 2002 (12 anni) al vertice dell'attività ispettiva del Ministero)
"""Un'ultima domanda: l'accesso breve è utile ai lavoratori e alle aziende o serve solo per organizzare qualche bella conferenza stampa?
Ci auguriamo di avere, al più presto, qualche risposta convincente."""
Così, con tono inusualmente sprezzante, si conclude una nota del 10 marzo a firma dei sindacati confederali interni del Ministero del Lavoro diretta solo a Pennesi, fresco di nomina da parte del precedente Ministro Giovannini.
Ma la notizia grave è un'altra: il fatto di Casalnuovo non è casuale. Si tratta di una morte annunciata, considerata l'altissima tensione nelle piccole aziende italiane e i già numerosi suicidi causati per lo più dall'atteggiamento delle banche e di Equitalia.Il ministero, in una sua circolare recente ribadisc che si "definisce" la modalità operativa dell'"accesso breve" come l'accesso finalizzato all'accertamento del lavoro "in nero".Gli ispettori dovranno: esclusivamente acquisire le dichiarazioni del personale presente con esclusivo riferimento alla data effettiva di costituzione del rapporto di lavoro e, qualora non emergano incongruenze in ordine a tali aspetti, il personale ispettivo potrà dichiarare concluso l'accertamento.Esula dall'accesso breve, secondo la circolare, qualunque altra indagine riferita a profili diversi da quello sopra indicato.Ebbene, di questi accessi brevi il Ministero ne ha programmati 50.000!!!
Ancora più grave è che questa attività "veloce" sembra abbia la priorità sulle richieste di intervento dei lavoratori e sulla conciliazione monocratica (ossia l'intervento dell'ispettore che, prima dell'accertamento, spinge le parti ad accordarsi, consentendo al lavoratore di avere una parte di quanto rivendicato e all'azienda di evitare l'ispezione).
Ma attenzione, i sindacati non intervengono per tutelare i lavoratori sul territorio bensì l'incolumità degli ispettori! Quindi non solo (meno male) non si faranno i 50.000 accessi brevi ma è dubbio che si facciano seriamente anche le altre attività.
Si, perchè è questa ormai la tendenza nel ministero del Lavoro: meglio non muoversi perchè altrimenti si combinano solo danni.
La difesa d'ufficio di Poletti è stata dunque un atto dovuto. Era chiaro che la questione non sarebbe finita li.
Ma non vorremmo che anche questa impennata dei sindacati confederali nei confronti di Pennesi fosse anch'essa una "finta".
Da dodici anni (e più) non viene condotta in Italia una seria attività ispettiva sul lavoro. Nonostente l'abnegazione e l'apporto insostituibile dei Carabinieri, il personale di vigilanza è posto nelle condizioni peggiori per lavorare. Si sono criticate tutte le leggi sul lavoro degli anni duemila. Ma quali sono state le indicazioni provenienti da chi doveva fornirle, all'interno del Ministero, per far sì che tali nuove norme fossero le meno dannose possibili? E i sindacati confederali interni perchè hanno fattole le belle statuine? Perchè i loro capi volevano comunque preservare il rapporto con un Dicastero così importante per i loro interessi (patronati, enti bilaterali, previdenza complementare, ecc.)?Solo una categoria in questi anni è stata felice: quella dei consulenti del lavoro, nonostante le numerose risposte agli Interpelli fossero in maniera pacchiana, preordinate a dare ragione a tutti su tutto, quanto più il soggetto interpellante fosse potente. E intanto la condizione dei lavoratori peggiorava.
Questa situazione durava da anni ma ci voleva, come spesso capita in Italia, il morto per svegliarsi.Non ci è piaciuta la reazione degli ispettori napoletani alla tragedia. E'stata controproducente, agli occhi dell'opinione pubblica, la scelta dell'autosospensione. Invece di schierarsi con il popolo, quegli ispettori, temendo solo per la loro incolumità personale, hanno tentato di fare blocco con la burocrazia e la dirigenza ministeriale. Scelta disastrosa, non a caso avallata dai sindacati interni che vi stanno affondando. Cosa farà la dirigenza, per ringraziarvi? Vi metterà nelle condizioni di non nuocere e poi, appena possibile, vi scaricherà. E invece poteva essere l'occasione per rivoltare il Ministero del Lavoro come un calzino, per mandare a casa chi nel ministero occupa poltrone per servire interessi altrui e non la collettività.
Ma chissà, forse siamo troppo pessimisti. E' in arrivo il Jobs Act, c'è un nuovo ministro che sembra avere gli attributi e non è detto che gli attuali dirigenti del ministero e i sindacati confederali interni non trovino il modo di trasformare, cari ispettori, la vostra vita in un paradiso.Abbiate fiducia: dopotutto sono decenni che li pagate e finora almeno il posto i lavoro ve l'hanno conservato.
"""Un'ultima domanda: l'accesso breve è utile ai lavoratori e alle aziende o serve solo per organizzare qualche bella conferenza stampa?
Ci auguriamo di avere, al più presto, qualche risposta convincente."""
Così, con tono inusualmente sprezzante, si conclude una nota del 10 marzo a firma dei sindacati confederali interni del Ministero del Lavoro diretta solo a Pennesi, fresco di nomina da parte del precedente Ministro Giovannini.
Ma la notizia grave è un'altra: il fatto di Casalnuovo non è casuale. Si tratta di una morte annunciata, considerata l'altissima tensione nelle piccole aziende italiane e i già numerosi suicidi causati per lo più dall'atteggiamento delle banche e di Equitalia.Il ministero, in una sua circolare recente ribadisc che si "definisce" la modalità operativa dell'"accesso breve" come l'accesso finalizzato all'accertamento del lavoro "in nero".Gli ispettori dovranno: esclusivamente acquisire le dichiarazioni del personale presente con esclusivo riferimento alla data effettiva di costituzione del rapporto di lavoro e, qualora non emergano incongruenze in ordine a tali aspetti, il personale ispettivo potrà dichiarare concluso l'accertamento.Esula dall'accesso breve, secondo la circolare, qualunque altra indagine riferita a profili diversi da quello sopra indicato.Ebbene, di questi accessi brevi il Ministero ne ha programmati 50.000!!!
Ancora più grave è che questa attività "veloce" sembra abbia la priorità sulle richieste di intervento dei lavoratori e sulla conciliazione monocratica (ossia l'intervento dell'ispettore che, prima dell'accertamento, spinge le parti ad accordarsi, consentendo al lavoratore di avere una parte di quanto rivendicato e all'azienda di evitare l'ispezione).
Ma attenzione, i sindacati non intervengono per tutelare i lavoratori sul territorio bensì l'incolumità degli ispettori! Quindi non solo (meno male) non si faranno i 50.000 accessi brevi ma è dubbio che si facciano seriamente anche le altre attività.
Si, perchè è questa ormai la tendenza nel ministero del Lavoro: meglio non muoversi perchè altrimenti si combinano solo danni.
La difesa d'ufficio di Poletti è stata dunque un atto dovuto. Era chiaro che la questione non sarebbe finita li.
Ma non vorremmo che anche questa impennata dei sindacati confederali nei confronti di Pennesi fosse anch'essa una "finta".
Da dodici anni (e più) non viene condotta in Italia una seria attività ispettiva sul lavoro. Nonostente l'abnegazione e l'apporto insostituibile dei Carabinieri, il personale di vigilanza è posto nelle condizioni peggiori per lavorare. Si sono criticate tutte le leggi sul lavoro degli anni duemila. Ma quali sono state le indicazioni provenienti da chi doveva fornirle, all'interno del Ministero, per far sì che tali nuove norme fossero le meno dannose possibili? E i sindacati confederali interni perchè hanno fattole le belle statuine? Perchè i loro capi volevano comunque preservare il rapporto con un Dicastero così importante per i loro interessi (patronati, enti bilaterali, previdenza complementare, ecc.)?Solo una categoria in questi anni è stata felice: quella dei consulenti del lavoro, nonostante le numerose risposte agli Interpelli fossero in maniera pacchiana, preordinate a dare ragione a tutti su tutto, quanto più il soggetto interpellante fosse potente. E intanto la condizione dei lavoratori peggiorava.
Questa situazione durava da anni ma ci voleva, come spesso capita in Italia, il morto per svegliarsi.Non ci è piaciuta la reazione degli ispettori napoletani alla tragedia. E'stata controproducente, agli occhi dell'opinione pubblica, la scelta dell'autosospensione. Invece di schierarsi con il popolo, quegli ispettori, temendo solo per la loro incolumità personale, hanno tentato di fare blocco con la burocrazia e la dirigenza ministeriale. Scelta disastrosa, non a caso avallata dai sindacati interni che vi stanno affondando. Cosa farà la dirigenza, per ringraziarvi? Vi metterà nelle condizioni di non nuocere e poi, appena possibile, vi scaricherà. E invece poteva essere l'occasione per rivoltare il Ministero del Lavoro come un calzino, per mandare a casa chi nel ministero occupa poltrone per servire interessi altrui e non la collettività.
Ma chissà, forse siamo troppo pessimisti. E' in arrivo il Jobs Act, c'è un nuovo ministro che sembra avere gli attributi e non è detto che gli attuali dirigenti del ministero e i sindacati confederali interni non trovino il modo di trasformare, cari ispettori, la vostra vita in un paradiso.Abbiate fiducia: dopotutto sono decenni che li pagate e finora almeno il posto i lavoro ve l'hanno conservato.
venerdì 7 marzo 2014
venerdì 23 agosto 2013
IL VERMINAIO DELLE COOPERATIVE
GRAZIE AGLI ISPETTORI DI COOPERATIVE MINISTERIALI FATTA LUCE SU UNA REALTA' SCONVOLGENTE NEL MONDO COOPERATIVO TOSCANO.
COMPORTAMENTO VERGOGNOSO DA PARTE DEI BURATTINAI DI UN CERTO “SISTEMA” DI POTERE COOPERATIVO.
PERCHE' I SINDACATI INTERNI DEL
MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO , IN TESTA LA CGIL, VOGLIONO INDEBOLIRE
LA VIGILANZA PUBBLICA SULLE COOPERATIVE ESPELLENDONE GLI ISPETTORI DI
PROVENIENZA MINISTERO DEL LAVORO E AGENZIA DELLE ENTRATE?
PERCHE' LE STESSE FORZE POLITICHE CHE
SI SCANDALIZZANO PER QUESTI AVVENIMENTI NON SI ADOPERANO PER TOGLIERE
ALLE CENTRALI COOPERATIVE LA POSSIBILITA' DI VIGILARE ORDINARIAMENTE
(OGNI 1-2 ANNI) LE LORO STESSE COOPERATIVE ADERENTI? AFFIDANDO TUTTA LA
VIGILANZA SOLO ALLO STATO?
PERCHE' , LAGGIU' IN TOSCANA, LA PARTE
DEL MINISTERO DEL LAVORO CHE SI OCCUPA DI ISPEZIONI SUL LAVORO NON SI
ERA IN QUESTI ANNI ACCORTA DI NULLA?
ALCOOP-AGL
lavoratori cooperative
ALP-AGL
ispettori di cooperative
ALAI-AGL lavoratori agroindustria
AGL Toscana
ALAI-AGL lavoratori agroindustria
AGL Toscana
I seguenti articoli sono tratti dai
citati organi di stampa.
Forteto, esito della relazione degli ispettori
Venerdì 23 agosto 2013,
15:11 - Cronaca
«Sulla cooperativa del Forteto, dagli ispettori ministeriali si
rileva una valutazione affine a quella cui siamo giunti con la
relazione della Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale
tra lesione arbitraria dei diritti di alcuni soci-lavoratori,
disparità di trattamento, firme inconsapevoli su operazioni
finanziarie, negazione dell’accesso a buste paga e Cud. E i
vertici del Pd, così come un pezzo del sistema-Toscana, si ostinano
nelle difese ideologiche e d’ufficio tacciando chi cerca di
basarsi sui fatti, di fare chiarezza sulla tragica vicenda e quindi
di chiedere giustizia di strumentalizzare la vicenda? Ma con che
faccia?» A esplodere così è il Consigliere regionale del Pdl
Stefano Mugnai che ha presieduto la Commissione regionale
d’inchiesta sugli affidamenti che aveva proprio le vicende del
Forteto come cartina di tornasole.
Mugnai ha appena letto le conclusioni, ormai rese pubbliche, cui sono giunti gli ispettori e beh, di rilievi sostanziali e importanti a far da presupposto alla richiesta di commissariamento ce ne sono eccome. Invece, solo pochi giorni fa, dal Pd il segretario regionale Ivan Ferruci e quello metropolitano Patrizio Mecacci – che a differenza di parte dei soci aveva potuto leggere nei giorni scorsi la relazione – avevano enfatizzato il passaggio in cui il Forteto viene definito dagli 007 del ministero «solida e fiorente realtà imprenditoriale». Non era che il rigo numero 13 di conclusioni lunghe sei pagine. A pagina 2 iniziano i guai, con gli ispettori che premettono alle loro analisi il «legame imprescindibile» tra cooperativa, associazione e una «comunità ispirata a proprie regole e principi». Il rapporto interno alla cooperativa, rilevano gli ispettori che, nei loro quattro mesi di investigazione, hanno interrogato 18 soci persone fisiche più 1 ex socio, «è sempre stato sostanzialmente basato su incondizionata “fiducia” per arrivare addirittura a una sorta di “affidamento acritico” dei soci nei confronti degli amministratori».
«Tradotto – incalza Mugnai – affidamento acritico nei confronti dei capi della comunità-setta. Quelli che ora sono a processo. Sì perché su un punto va fatta chiarezza: per i vertici della comunità il vero fine è la comunità-setta stessa, la cooperativa è un bene strumentale dal cui controllo discende la possibilità per il sistema Forteto di superare anche questo ulteriore triste capitolo. Motivo in più per considerare il commissariamento e quindi la necessità di scindere il futuro della cooperativa da quello della comunità, il modo più efficace, oltre che giusto, per tutelare azienda e posti di lavoro».
«L’organo amministrativo – si legge poi ancora nella relazione ministeriale – non sembra abbia messo a conoscenza i soci lavoratori (o lo abbia fatto in maniera marginale e superficiale) del contratto di lavoro […] e, cosa assai grave, sembra che alcuni soci abbiano inconsapevolmente sottoscritto strumenti finanziari». Ancora: «I soci lavoratori, indipendentemente dalle mansioni effettivamente svolte, sono tutti inquadrati con lo stesso contratto e in unico livello contributivo», con violazioni giuslavoristi che per le quali gli ispettori si riservano di inviare gli atti agli organi competenti. C’è dell’altro: «L’ente – si legge già a pagina 3 – nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga, del Cud e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Per non parlare dello scossone seguito alle denunce di natura penale fatte da alcuni soci, i cui contenuti sono oggetto del processo a carico di 23 persone ai vertici del Forteto – compreso il fondatore e ‘profeta’ Rodolfo Fiesoli – che inizierà il prossimo 4 ottobre. «Emerge con chiarezza – si legge a pagina 4 – un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci usciti dalla comunità [… che …] appare gratuito e comunque non riconducibile o giustificabile da irregolarità o comportamenti scorretti del socio nell’ambito del normale rapporto associativo o professionale».
Riassumendo, si rileva la «tendenza a confondere le regole ed i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario», il che pare aver «condotto gli stessi soci a ritenere “normali” atteggiamenti particolarmente “interferenti” dell’organo amministrativo».
Mugnai è tranchant: «Si tratta delle medesime dinamiche rilevate dalla Commissione regionale d’inchiesta, solo proiettate nell’universo lavorativo. I vertici del Pd comunque su una cosa hanno fatto definitiva chiarezza: il legame a filo che lega il loro partito e la storia del Forteto. Un legame che, evidentemente, è più forte delle sentenze passate in giudicato e di quanto già emerso in questi ultimi mesi; più forte anche della difesa dei diritti fondamentali delle persone e dei lavoratori, della ricerca della verità e dell’esigenza di giustizia delle vittime. Ma è l’ora di finirla, di levarsi i paraocchi. In questa vicenda occorre che tutte le persone di buona volontà, a prescindere dall’appartenenza politica, si mettano dalla parte delle vittime e dei loro diritti calpestati dopo che per trent’anni il Forteto, malgrado fior di sentenze passate in giudicato a carico dei suoi leader, ha rappresentato un punto di riferimento culturale e politico per un pezzo di Toscana. Non dico che sia facile rinunciare a un’utopia, ma le persone ed i loro diritti sono più importanti delle ideologie. Oggi è assolutamente necessario aprire gli occhi».
Mugnai ha appena letto le conclusioni, ormai rese pubbliche, cui sono giunti gli ispettori e beh, di rilievi sostanziali e importanti a far da presupposto alla richiesta di commissariamento ce ne sono eccome. Invece, solo pochi giorni fa, dal Pd il segretario regionale Ivan Ferruci e quello metropolitano Patrizio Mecacci – che a differenza di parte dei soci aveva potuto leggere nei giorni scorsi la relazione – avevano enfatizzato il passaggio in cui il Forteto viene definito dagli 007 del ministero «solida e fiorente realtà imprenditoriale». Non era che il rigo numero 13 di conclusioni lunghe sei pagine. A pagina 2 iniziano i guai, con gli ispettori che premettono alle loro analisi il «legame imprescindibile» tra cooperativa, associazione e una «comunità ispirata a proprie regole e principi». Il rapporto interno alla cooperativa, rilevano gli ispettori che, nei loro quattro mesi di investigazione, hanno interrogato 18 soci persone fisiche più 1 ex socio, «è sempre stato sostanzialmente basato su incondizionata “fiducia” per arrivare addirittura a una sorta di “affidamento acritico” dei soci nei confronti degli amministratori».
«Tradotto – incalza Mugnai – affidamento acritico nei confronti dei capi della comunità-setta. Quelli che ora sono a processo. Sì perché su un punto va fatta chiarezza: per i vertici della comunità il vero fine è la comunità-setta stessa, la cooperativa è un bene strumentale dal cui controllo discende la possibilità per il sistema Forteto di superare anche questo ulteriore triste capitolo. Motivo in più per considerare il commissariamento e quindi la necessità di scindere il futuro della cooperativa da quello della comunità, il modo più efficace, oltre che giusto, per tutelare azienda e posti di lavoro».
«L’organo amministrativo – si legge poi ancora nella relazione ministeriale – non sembra abbia messo a conoscenza i soci lavoratori (o lo abbia fatto in maniera marginale e superficiale) del contratto di lavoro […] e, cosa assai grave, sembra che alcuni soci abbiano inconsapevolmente sottoscritto strumenti finanziari». Ancora: «I soci lavoratori, indipendentemente dalle mansioni effettivamente svolte, sono tutti inquadrati con lo stesso contratto e in unico livello contributivo», con violazioni giuslavoristi che per le quali gli ispettori si riservano di inviare gli atti agli organi competenti. C’è dell’altro: «L’ente – si legge già a pagina 3 – nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga, del Cud e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Per non parlare dello scossone seguito alle denunce di natura penale fatte da alcuni soci, i cui contenuti sono oggetto del processo a carico di 23 persone ai vertici del Forteto – compreso il fondatore e ‘profeta’ Rodolfo Fiesoli – che inizierà il prossimo 4 ottobre. «Emerge con chiarezza – si legge a pagina 4 – un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci usciti dalla comunità [… che …] appare gratuito e comunque non riconducibile o giustificabile da irregolarità o comportamenti scorretti del socio nell’ambito del normale rapporto associativo o professionale».
Riassumendo, si rileva la «tendenza a confondere le regole ed i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario», il che pare aver «condotto gli stessi soci a ritenere “normali” atteggiamenti particolarmente “interferenti” dell’organo amministrativo».
Mugnai è tranchant: «Si tratta delle medesime dinamiche rilevate dalla Commissione regionale d’inchiesta, solo proiettate nell’universo lavorativo. I vertici del Pd comunque su una cosa hanno fatto definitiva chiarezza: il legame a filo che lega il loro partito e la storia del Forteto. Un legame che, evidentemente, è più forte delle sentenze passate in giudicato e di quanto già emerso in questi ultimi mesi; più forte anche della difesa dei diritti fondamentali delle persone e dei lavoratori, della ricerca della verità e dell’esigenza di giustizia delle vittime. Ma è l’ora di finirla, di levarsi i paraocchi. In questa vicenda occorre che tutte le persone di buona volontà, a prescindere dall’appartenenza politica, si mettano dalla parte delle vittime e dei loro diritti calpestati dopo che per trent’anni il Forteto, malgrado fior di sentenze passate in giudicato a carico dei suoi leader, ha rappresentato un punto di riferimento culturale e politico per un pezzo di Toscana. Non dico che sia facile rinunciare a un’utopia, ma le persone ed i loro diritti sono più importanti delle ideologie. Oggi è assolutamente necessario aprire gli occhi».
l documento
Forteto, ecco l'atto d'accusa
contro la
cooperativa
Secondo gli ispettori del ministero non venivano consegnate le buste paga ai soci, nè pagati straordinari e festivi
Ecco l’atto di accusa contro la cooperativa Il Forteto: sono
le sei pagine con cui i due ispettori del ministero dello Sviluppo
Economico, Lorenzo Agostini e Fabio Fibbi, riassumono le anomalie
riscontrate nell’azienda vicchiese, che a loro avviso deve essere
commissariata. Accuse dure, pesanti, che partono dalle commistioni
tra la comunità di Rodolfo Fiesoli e la cooperativa, descrivono le
discriminazione verso i soci disobbedienti, individuano varie
irregolarità amministrative e finiscono per censurare il regime di
affidi di minori messo in atto dalla cooperativa.
Il documento sarà discusso oggi durante l’assemblea dei soci che si terrà al Forteto, prima che il ministero dello Sviluppo Economico decida se ratificare o meno il commissariamento. Al Forteto, scrivono Agostini e Fibbi, tra cooperativa e comunità c’è «un legame imprescindibile» e la «tendenza a confondere le regole e i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario della cooperativa». Così, tutto è delegato ai capi e i soci vengono lasciati all’oscuro persino dei propri diritti. «Emblematica, a questo proposito, l’inconsapevolezza riferita da alcuni soci interrogati di aver sottoscritto atti importanti, come ad esempio titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari, nella completa ed acritica fiducia nei confronti dei proponenti, senza la reale conoscenza di ciò che stavano sottoscrivendo».
Gli ispettori affermano poi che «l’ente nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga dei CUD e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Emerge, inoltre, «una sostanziale ignoranza dell’istituto del ristorno (la ridistribuzione ai soci del profitto realizzato dalla cooperativa, ndr), distribuito normalmente al termine di ogni esercizio ai soci lavoratori». Ampio spazio viene dato nella relazione alla discriminazione dei soci fuggiti dalla comunità, ma rimasti a lavorare in cooperativa. «Emerge con chiarezza un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci che sono usciti dalla “comunità”», affermano gli ispettori, citando casi di demansionamenti e persino la storia di un ex socio che ha testimoniato di aver dovuto lasciare la cooperativa contro la propria volontà, dopo essere stato costretto in «una sorta di isolamento». Agostini e Fibbi spiegano poi che la cooperativa «non appare dotata di strumenti normativi (…)che tutelino e/o garantiscano i diritti di eventuali “ospiti” disadattati e/o minori», in riferimento al fatto che alcuni minori, in passato, non erano stati formalmente affidati a delle coppie, ma alla cooperativa stessa, senza che questa però avesse previsto norme e regolamenti interni ad hoc.
Per tutte queste ragioni, i due ispettori chiedono il commissariamento della cooperativa, perché «detto provvedimento, oltre a sanare almeno alcune delle irregolarità rilevate nel corso dell’ispezione, appare necessario al fine di un ricollocamento dell’ente nell’ambito della propria attività e del proprio scopo». Oggi, durante l’assemblea, il Cda del Forteto esporrà le controdeduzioni da presentare al ministero per sventare l’ipotesi del commissario. Ma ci sarà anche un gruppo di «soci dissidenti», con ogni probabilità minoritario, che presenterà un documento elaborato dal comitato delle vittime del Forteto, dove si afferma la necessità del commissariamento, dopo anni di «innumerevoli soprusi»: «Confidiamo – recita il testo – che la giustizia cominci ad affermarsi anche in ambito civilistico, societario, previdenziale e del lavoro, a fronte delle pluriennali violazioni dei diritti in danno dei soci e dei lavoratori».
Giulio Gori
23 agosto 2013
Il documento sarà discusso oggi durante l’assemblea dei soci che si terrà al Forteto, prima che il ministero dello Sviluppo Economico decida se ratificare o meno il commissariamento. Al Forteto, scrivono Agostini e Fibbi, tra cooperativa e comunità c’è «un legame imprescindibile» e la «tendenza a confondere le regole e i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario della cooperativa». Così, tutto è delegato ai capi e i soci vengono lasciati all’oscuro persino dei propri diritti. «Emblematica, a questo proposito, l’inconsapevolezza riferita da alcuni soci interrogati di aver sottoscritto atti importanti, come ad esempio titoli obbligazionari o altri strumenti finanziari, nella completa ed acritica fiducia nei confronti dei proponenti, senza la reale conoscenza di ciò che stavano sottoscrivendo».
Gli ispettori affermano poi che «l’ente nega il diritto del socio alla consegna delle buste paga dei CUD e alla corresponsione delle prestazioni straordinarie e festive effettuate». Emerge, inoltre, «una sostanziale ignoranza dell’istituto del ristorno (la ridistribuzione ai soci del profitto realizzato dalla cooperativa, ndr), distribuito normalmente al termine di ogni esercizio ai soci lavoratori». Ampio spazio viene dato nella relazione alla discriminazione dei soci fuggiti dalla comunità, ma rimasti a lavorare in cooperativa. «Emerge con chiarezza un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei soci che sono usciti dalla “comunità”», affermano gli ispettori, citando casi di demansionamenti e persino la storia di un ex socio che ha testimoniato di aver dovuto lasciare la cooperativa contro la propria volontà, dopo essere stato costretto in «una sorta di isolamento». Agostini e Fibbi spiegano poi che la cooperativa «non appare dotata di strumenti normativi (…)che tutelino e/o garantiscano i diritti di eventuali “ospiti” disadattati e/o minori», in riferimento al fatto che alcuni minori, in passato, non erano stati formalmente affidati a delle coppie, ma alla cooperativa stessa, senza che questa però avesse previsto norme e regolamenti interni ad hoc.
Per tutte queste ragioni, i due ispettori chiedono il commissariamento della cooperativa, perché «detto provvedimento, oltre a sanare almeno alcune delle irregolarità rilevate nel corso dell’ispezione, appare necessario al fine di un ricollocamento dell’ente nell’ambito della propria attività e del proprio scopo». Oggi, durante l’assemblea, il Cda del Forteto esporrà le controdeduzioni da presentare al ministero per sventare l’ipotesi del commissario. Ma ci sarà anche un gruppo di «soci dissidenti», con ogni probabilità minoritario, che presenterà un documento elaborato dal comitato delle vittime del Forteto, dove si afferma la necessità del commissariamento, dopo anni di «innumerevoli soprusi»: «Confidiamo – recita il testo – che la giustizia cominci ad affermarsi anche in ambito civilistico, societario, previdenziale e del lavoro, a fronte delle pluriennali violazioni dei diritti in danno dei soci e dei lavoratori».
Giulio Gori
23 agosto 2013
Forteto: Pd, Coop e cooperative contro il commissariamento ministeriale
Per gli ispettori del ministero dello Sviluppo economico l'azienda di Vicchio va commissariata. Concorde il centrodestra, non il Pd: "Strumentalizzazioni politiche che troviamo inopportune e controproducenti"
redazione20 agosto 2013
Dopo gli abusi, gli scandali, le deposizioni, gli
orrori, passando per le minacce e le richieste di lavoro, al Forteto
sono è arrivata l’ispezione del ministero dello Sviluppo
economico. E la sentenza degli ispettori, inviati lo scorso
aprile, su richiesta del Consiglio regionale toscano, si è ben
presto trasformato nell’ennesimo caso: gli ispettori hanno chiesto
il commissariamento della cooperativa di Vicchio.
La stessa richiesta di commissariamento era stata
avanzata nei mesi scorsi nella relazione finale commissione di
inchiesta sulla vicenda Forteto del Consiglio regionale, poi
approvata dall’intera Assemblea toscana. La cooperativa così ha
deciso di convocare un’assemblea straordinaria dei soci per
analizzare il contenuto della relazione e approvare delle
controdeduzioni da inviare al Ministero che dovrà esprimersi sul
commissariamento. La vicenda Forteto vede il fondatore e ‘guru’
della comunità di Vicchio, Rodolfo Fiesoli, e altre 22
persone, rinviati a giudizio nell’inchiesta sulle violenze
sessuali e maltrattamenti, che sarebbero stati inflitti agli
ospiti della comunità, tra cui minori in affido. Il processo è
convocato il 4 ottobre e tra le parti civili ammesse
figurano anche il Comune di Borgo San Lorenzo e la Regione Toscana.
A caldo, il presidente della cooperativa Stefano
Morozzi, aveva dichiarato: “Non abbiamo niente da
nascondere e non abbiamo niente da temere. I rilievi
espressi dagli ispettori saranno esaminati approfonditamente e
sicuramente risolti dal nuovo Cda della cooperativa. Si tratta di
rilevi che non giustificano una proposta di commissariamento e
nemmeno una semplice diffida”. Tra questi la decisione della
cooperativa di applicare a tutti i soci lavoratori lo stesso salario,
al pari degli altri dipendenti. Per Morozzi “una proposta di tale
gravità deve fondarsi su precise rilevazioni oggettive di gravissime
violazioni, e non può in alcun modo far semplicemente riferimento ad
un generico ‘clima pesante’, che graverebbe attorno alla
cooperativa per gli avvenimenti attribuiti a persone non più socie”.
FORTETO: ABUSO COME PRASSI, MINORI COME PREDE
Di diverso parere Stefano Mugnai del Pdl,
presidente della commissione di inchiesta del Consiglio regionale:
“E’ una richiesta più che plausibile alla luce
di quanto appreso in commissione. Un po’ alla volta verrà fatta
giustizia su una storia trentennale di abusi, di coperture politiche,
di regole non rispettate. Una storia che ancora deve essere
raccontata fino in fondo”.
IL COMITATO DELLE VITTIME CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO
IL NO DI LEGACOOP E CONFCOOPERATIVE
– “Non comprensibile né giustificata la proposta di
commissariamento del Forteto”: così Legacoop e Confcooperative
all’indomani del vedetto ministeriale. “Occorre tutelare il
patrimonio industriale e di lavoro di un’importante realtà
agricola e produttiva toscana. I rilievi posti sono di natura
amministrativa e di scarsa entità, e possono essere affrontati e
gestiti serenamente dall’attuale gruppo dirigente, che è utile
ricordare ha segnato un importante elemento di discontinuità
rispetto al passato”.
FIESOLI RINVIATO A GIUDIZIO
PD – Ed infine, ieri, sul caso si
è espresso il Partito democratico toscano: l’auspicio, hanno
sottolineato i segretari regionale, metropolitano fiorentino e
mugellano del Pd Ivan Ferrucci, Patrizio Mecacci e Marco
Recati, è che il commissariamento “possa
essere evitato e che i rilievi posti dagli ispettori possano
trovare soluzioni mantenendo l’attuale gestione anche perché'
contemporaneamente sono stati messi in luce molti aspetti sulla
solidità dell’attività della cooperativa. Dopo la proposta di
commissariamento del Forteto – hanno continuato gli esponenti del
Pd – abbiamo assistito a nuove strumentalizzazioni
politiche del centrodestra che troviamo inopportune e
controproducenti perché è una questione che riguarda, è bene
ricordarlo, una realtà produttiva importante del nostro territorio,
il cui futuro dunque dovrebbe interessare tutti senza distinzioni di
appartenenza. La cooperativa del Forteto, tra l’altro, ha fatto
scelte importanti riguardanti i propri vertici, muovendosi secondo
noi in una giusta direzione”.
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mercoledì 7 agosto 2013
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO: I SINDACATI INTERNI CONTRO LA VIGILANZA SULLE COOPERATIVE: PAGHERANNO LORO I SOLDI PERSI DALL'ERARIO?
Tratto da http://www3.varesenews.it/
“”””””””””Busto
Arsizio
Leader del catering e del lavoro nero, 14 denunciati
Le Fiamme Gialle
di Gallarate e la Procura di Busto hanno fatto luce su un sistema di
società di catering e facchinaggio che fornivano servizi di
ristorazione di alto livello, ma reclutavano e pagavano i lavoratori
in nero
Feste vip, la settimana della moda,
grandi eventi, cene eleganti a San Siro, matrimoni nei luoghi più
esclusivi: questi erano gli appuntamenti per i quali fornivano il
loro servizio cinque società di catering e 4 cooperative di
facchinaggio risultate evasori totali e centrali dello
sfruttamento del lavoro nero, scoperte dalla Guardia di
Finanza di Gallarate e dal sostituto procuratore della
Repubblica di Busto Arsizio, Francesca Parola. I
risultati dell'operazione "Wild Catering"
sono stati presentati questa mattina nella sala riunioni degli uffici
di largo Giardino dal procuratore facente funzioni Eugenio
Fusco, dal comandante provinciale delle Fiamme Gialle
Antonio Morelli e dal capitano Paolo Pettine
della Compagnia di Gallarate (alla sua ultima
indagine prima di trasferirsi a Roma, ndr). I numeri snocciolati
dal capitano svelano la grandezza del giro d'affari: oltre 2100
lavoratori impiegati irregolarmente, 70 milioni di
euro sottratti al fisco, beni sequestrati per un
valore di oltre 3,5 milioni di euro, 14 persone
denunciate.
L'indagine è partita da un articolo che raccontava l'esperienza di un lavoratore di una delle cooperative di facchinaggio: «In quell'articolo il lavoratore denunciava l'esistenza di un'organizzazione di caporali che sfruttava il lavoro di persone bisognose nella zona del Basso Varesotto - ha spiegato il comandante Morelli - da lì abbiamo avviato l'indagine condotta dagli agenti di Gallarate in maniera impeccabile». Da quella denuncia si è scoperto che i caporali in provincia di Varese erano tre e attorno a loro gravitavano almeno un centinaio di persone che venivano chiamate per lavorare in queste occasioni mondane tra la provincia di Varese e quella di Milano. I lavoratori venivano pagati in nero dalla società di catering circa 12 euro l'ora, di questi 2 euro all'ora andavano al caporale oltre ad una sorta di pizzo di 5 euro giornaliere per quello che nel sistema veniva definito "diritto di chiamata". Un lavoratore che lavorava 10 ore, quindi, incassava 120 euro e ne girava 25 allo sfruttatore.
L'inchiesta ha svelato un sistema molto articolato e ampio. Le verifiche fiscali sulle cooperative di facchinaggio ha permesso di scoprire che, a capo delle società, vi erano nullatenenti o stranieri (in particolare cingalesi, ndr) e che queste avevano una vita media inferiore ai due anni per evitare verifiche fiscali. Ogni anno e mezzo, quindi, la cooperativa veniva chiusa e riaperta con un altro nome in modo da sfuggire ai controlli. L'imponibile evaso è risultato consistere in 56 milioni di euro mentre 11 sono i milioni di euro di Iva evasa. Le società hanno tutte sede a Milano e ora sono oggetto di ulteriori verifiche da parte della Procura di Milano. Oltre all'evasione fiscale le Fiamme Gialle hanno anche contestato il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, introdotto a settembre 2011. Infine vale la pena sottolineare i sequestri effettuati: immobili di pregio a Milano, beni mobili e gioielli di grande valore per un ammontare complessivo stimato in 3,5 milioni di euro. Anche così venivano spesi i soldi sottratti al fisco e sulle spalle delle tante persone che vivono ai margini del mercato del lavoro.
L'indagine è partita da un articolo che raccontava l'esperienza di un lavoratore di una delle cooperative di facchinaggio: «In quell'articolo il lavoratore denunciava l'esistenza di un'organizzazione di caporali che sfruttava il lavoro di persone bisognose nella zona del Basso Varesotto - ha spiegato il comandante Morelli - da lì abbiamo avviato l'indagine condotta dagli agenti di Gallarate in maniera impeccabile». Da quella denuncia si è scoperto che i caporali in provincia di Varese erano tre e attorno a loro gravitavano almeno un centinaio di persone che venivano chiamate per lavorare in queste occasioni mondane tra la provincia di Varese e quella di Milano. I lavoratori venivano pagati in nero dalla società di catering circa 12 euro l'ora, di questi 2 euro all'ora andavano al caporale oltre ad una sorta di pizzo di 5 euro giornaliere per quello che nel sistema veniva definito "diritto di chiamata". Un lavoratore che lavorava 10 ore, quindi, incassava 120 euro e ne girava 25 allo sfruttatore.
L'inchiesta ha svelato un sistema molto articolato e ampio. Le verifiche fiscali sulle cooperative di facchinaggio ha permesso di scoprire che, a capo delle società, vi erano nullatenenti o stranieri (in particolare cingalesi, ndr) e che queste avevano una vita media inferiore ai due anni per evitare verifiche fiscali. Ogni anno e mezzo, quindi, la cooperativa veniva chiusa e riaperta con un altro nome in modo da sfuggire ai controlli. L'imponibile evaso è risultato consistere in 56 milioni di euro mentre 11 sono i milioni di euro di Iva evasa. Le società hanno tutte sede a Milano e ora sono oggetto di ulteriori verifiche da parte della Procura di Milano. Oltre all'evasione fiscale le Fiamme Gialle hanno anche contestato il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, introdotto a settembre 2011. Infine vale la pena sottolineare i sequestri effettuati: immobili di pregio a Milano, beni mobili e gioielli di grande valore per un ammontare complessivo stimato in 3,5 milioni di euro. Anche così venivano spesi i soldi sottratti al fisco e sulle spalle delle tante persone che vivono ai margini del mercato del lavoro.
11/07/2013
Ci
complimentiamo con la Guardia di Finanza di Gallarate e con la
Procura della Repubblica di Busto Arsizio per questo grande risultato
della loro attività. Loro hanno il compito di reprimere questi
fenomeni e lo fanno in maniera eccezionale.
Ma
prima della repressione dovrebbe esserci la PREVENZIONE che, nel
nostro Paese, riguardo alle Cooperative è organizzata prevedendo che
in teoria ogni due anni una ben determinata Amministrazione, il
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, avrebbe il dovere, tramite
revisori statali appositamente abilitati, di visitare ogni
cooperativa e di esaminare la regolarità del suo funzionamento.
Se
ci fosse stata questa prevenzione, molto probabilmente,quei 67
milioni di euro relativi a questa vicenda a quest'ora sarebbero nelle
casse dell'Erario e non in mano a dei delinquenti.
Anche
uno sciocco quindi capirebbe che chi non effettua questa prevenzione
o ne ostacola l'espletamento provoca DANNO ERARIALE PER CENTINAIA DI
MILIONI DI EURO
Il
Ministero, da anni, ha a disposizione per questa attività dei
funzionari statali che provengono per lo più dal Ministero del
Lavoro e, solo di recente, anche dall'Agenzia delle Entrate e dallo
stesso Ministero dello Sviluppo Economico.
Chi
volesse farsi una cultura sulle vicende di questa vigilanza (che ha
mille problemi e che è stata sempre ostacolata ) potrebbe scorrere i
numerosi articoli che abbiamo prodotto. Quindi non intendiamo tediare
ulteriormente i lettori non interessati.
L'opinione
pubblica deve sapere che , nel silenzio complice di tutte le
organizzazioni sindacali del Ministero dello Sviluppo Economico,
anche la poca prevenzione finora fatta rischia di sparire del tutto.
Abbiamo
letto, inorriditi, il seguente passaggio di un documento sindacale
CGIL che qui riportiamo:
“””””””””Oggetto:
comunicato contrattazione 12 giugno
2013
[cid:image002.jpg@01CE7104.66D05420]
Ministero dello sviluppo economico
COMUNICATO FP CGIL
[cid:image002.jpg@01CE7104.66D05420]
Ministero dello sviluppo economico
COMUNICATO FP CGIL
RIUNIONE DI CONTRATTAZIONE 12 GIUGNO 2013 Revisioni
cooperative L’Amministrazione fornisce l’informativa in merito
alla programmazione dei prossimi quattro corsi di aggiornamento per
revisori di cooperative, destinati al personale della periferia, che
si svolgeranno tra luglio e ottobre.
Quanto alla formazione di nuovi ispettori, è in programma un corso destinato al personale MISE centrale per complessivi 30 posti, di cui 15 sarebbero riservati al personale già nella graduatoria 2011, e 15 al personale della DG PMI Enti cooperativi. L’Ufficio formazione prevede la possibilità di realizzare altri corsi fino all’esaurimento della graduatoria 2011, che attualmente consiste di 77 persone.
Un altro corso, per le sedi periferiche, dovrebbe partire, previa emanazione della relativa circolare, il 23 settembre.
Le OO.SS. evidenziano la necessità di risolvere l’annosa problematica legata alle funzioni ispettive: l’avvalimento con il Ministero del Lavoro e l’Agenzia delle entrate impedisce al MISE di gestire la competenza in piena autonomia e di effettuare una adeguata programmazione del lavoro. Occorre quindi un intervento forte del Gabinetto allo scopo di porre termine all’avvalimento e ricondurre la competenza in toto all’interno del Ministero.
Le OO.SS. ritengono pertanto di approvare al momento il solo svolgimento dei corsi di aggiornamento, subordinando l’approvazione dei corsi per nuovi revisori all’impegno dell’Amministrazione di ottenere dai vertici politici la progressiva cessazione dell’avvalimento e una seria programmazione della formazione 2013-2014, con la garanzia di esaurire la graduatoria ancora vigente.”””””””””
In pratica una
organizzazione sindacale (e le altre, perchè non hanno nulla da
dire, sono d'accordo?) chiedono (evidentemente per logiche
burocratiche interne a una specifica Amministrazione che nulla hanno
a che vedere con l'interesse pubblico) l'esclusione dall'attività
di vigilanza degli Ispettori provenienti dal Ministero del lavoro e
dall'Agenzia delle Entrate .Quanto alla formazione di nuovi ispettori, è in programma un corso destinato al personale MISE centrale per complessivi 30 posti, di cui 15 sarebbero riservati al personale già nella graduatoria 2011, e 15 al personale della DG PMI Enti cooperativi. L’Ufficio formazione prevede la possibilità di realizzare altri corsi fino all’esaurimento della graduatoria 2011, che attualmente consiste di 77 persone.
Un altro corso, per le sedi periferiche, dovrebbe partire, previa emanazione della relativa circolare, il 23 settembre.
Le OO.SS. evidenziano la necessità di risolvere l’annosa problematica legata alle funzioni ispettive: l’avvalimento con il Ministero del Lavoro e l’Agenzia delle entrate impedisce al MISE di gestire la competenza in piena autonomia e di effettuare una adeguata programmazione del lavoro. Occorre quindi un intervento forte del Gabinetto allo scopo di porre termine all’avvalimento e ricondurre la competenza in toto all’interno del Ministero.
Le OO.SS. ritengono pertanto di approvare al momento il solo svolgimento dei corsi di aggiornamento, subordinando l’approvazione dei corsi per nuovi revisori all’impegno dell’Amministrazione di ottenere dai vertici politici la progressiva cessazione dell’avvalimento e una seria programmazione della formazione 2013-2014, con la garanzia di esaurire la graduatoria ancora vigente.”””””””””
Chiedono che l'attività di revisione sia svolta dai soli dipendenti del Ministero dello Sviluppo Economico lasciando, di fatto, molte aree del paese scoperte e così facendo indebolendo notevolmente l'azione di controllo.
Alcuni avanzano il dubbio che questa operazione sia strumentale al passaggio della vigilanza sulle cooperative dallo Stato ai privati, cioè alle Centrali Cooperative che già oggi, in una situazione di mostruoso conflitto di interessi, sono incaricate della vigilanza nei confronti delle loro aderenti. Ossia, ogni 2 anni viene in cooperativa un ispettore pagato dalla cooperativa stessa attraverso il contributo versato alla propria associazione. Figuriamoci che tipo di vigilanza ne possa scaturire.
E' per questo che sollecitiamo sia gli ispettori stessi che il personale e i sindacati interni delle rispettive amministrazioni, i lavoratori delle cooperative , sia i politici che e la parte più sensibile della magistratura a monitorare attentamente la situazione e a intervenire, se necessario, per stroncare sul nascere questo attentato alla funzionalità dell'attività di vigilanza.
ALP-AGL Ispettori di Società Cooperative
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