Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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Avevamo già rilevato, al tempo della sospensiva, come questo decreto fosse stato “stranamente” e in maniera “lungimirante”
scritto con i piedi dal Ministero dello Sviluppo Economico.Non ci sbagliavamo
(in effetti la voce girava da tempo nell’ambiente e tutti sapevano come sarebbe
andata a finire).
La realtà dei lavoratori delle cooperative è nota a tutti:
sfruttati e sottopagati. La differenza tra le
Associazioni datoriali nella sostanza è minima. Tutte da decenni
tutelano una cooperazione tale solo di
nome. I contratti UNCI sono semplicemente più aderenti alla realtà degli altri,
inapplicati per gran parte a beneficio dei comportamenti meno corretti.
Tuttavia far applicare i
propri CCNL nel settore comporta introiti milionari e, alla base del
conflitto di anni tra le associazioni, c’è questo. Quindi nè la purezza della cooperazione nè tanto meno il benessere dei soci cooperatori. E’
stato un fallimento la legge sul socio lavoratore del 2001, è una barzelletta la
vigilanza ordinaria esercitata in minima parte dal Ministero per le non associate e demandata
alle Centrali per le cooperative loro aderenti. Immaginiamo che razza di
controllo possa essere quello in cui il controllore e il controllato coincidano.
Però il sistema continua perchè comporta anche qui enormi guadagni.
Zanonato è finito politicamente in coincidenza con quell’obbrobrio
di decreto di cui parlavamo. Damiano è stato protagonista di una operazione
comica. In pratica, nel 2007,per accontentare il suo elettorato, promuoveva un
decreto in aperto aggiramento della Costituzione, inapplicabile in quanto vago
ed indeterminato (alludeva a qualcosa che non poteva essere messo per
iscritto). Dannosissimo in quanto produttore dei famosi Osservatori Provinciali
delle Cooperative. In pratica degli ibridi. Organismi di emanazione sindacale e
di parte che volevano spacciarsi per organi di vigilanza pubblici con finalità
strumentali: mettere paura alle cooperative
UNCI incentivandole a lasciare l’UNCI e il CCNL applicato pena sanzioni in sede
ispettiva. Ridicolo.E Damiano è a capo, in Commissione Lavoro, di quel gruppo di
politici legati alla CGIL che sta rallentando e sabotando la riforma del lavoro
del governo Renzi, che se lasciata in mano a questi qui rischia di fare la
stessa fine dei provvedimenti anti UNCI.
Da ultimo i sindacati di base, che nella cooperazione più
che fare proposte hanno semplicemente aizzato centinaia di lavoratori stranieri
in maniera tale da farli picchiare dalla polizia , solo allo scopo di
appuntarsi sul petto qualche medaglia per aver condotto lotte radicali di cui
mettere i video sui siti.
Come AGL abbiamo di
recente proposto 10 domande al governo Renzi,
cui attendiamo
risposta (non a noi ma nei fatti e nei provvedimenti concreti da adottare). A
noi non interessa nulla dell’UNCI, del padronato cooperativo, dei sindacati
gialli o conflittuali. A noi basterebbe semplicemente che i lavoratori delle cooperative iniziassero
ad essere considerati esseri umani e ad essere trattati come tali.
Pagamenti in nero a oltre mille dipendenti,
scatta la maxi inchiesta della Finanza
Quattro indagati. Dipendenti che neppure sapevano di essere
soci della coperativa per cui lavoravano. Secondo le accuse sarebbero
stati pagati stipendi in nero per 4,5 milioni di euro IL
VIDEO DELL'OPERAZIONE di Fabrizio Lucidi Lodi,
12 luglio 2014 - Bufera su una importante ditta di logistica
della Bassa Lodigiana.
Nel mirino, due delle cooperative che lavorano all'interno dello
stabilimento, a Somaglia. L'inchiesta
della Guardia di Finanza è nata nel 2013, dopo una raffica di
scioperi degli operai licenziati dopo la sostituzione di cooperative
all'interno del polo logistico. Al tempo, alcune sigle sindacali
avevano denunciato irregolarità subite da alcuni lavoratori. Così,
le fiamme gialle hanno voluto vederci chiaro creando una task
force investigativa composta
da militari del Nucleo di Polizia tributaria e della Compagnia di
Lodi, supportata da elementi scelti del Comando provinciale. Quindi,
sono scattati pedinamenti e l'audizione riservata di decine di
dipendenti delle cooperative; in parallelo, sono state disposte
indagini bancarie e i militari sono entrati in forze, più volte,
nello stabilimento sia per sequestrare i documenti sia per testare la
validità delle risultanze investigative. Risultato?
Le fiamme gialle hanno scoperto “che molti
lavoratori non sapevano di essere formalmente soci della cooperativa
che li pagava
- fa sapere il Comando - Anomalie che potrebbero configurare gravi
ipotesi di reato a carico dei responsabili anche occulti delle
apparenti cooperative: emissione di documenti falsi, truffa aggravata
ai danni dello Stato”. Tutti fatti segnalati alla Procura.
Documenti falsi, perché le cooperative avrebbero emesso a favore dei
“dipendenti” buste
paga riportanti trasferte in realtà mai avvenute.
Tutto – secondo l'accusa – per
evitare di pagare le tasse.
Chi, fra i lavoratori, si rifiutava si sottostare a queste decisioni
sarebbe stato messo all'indice con l'assegnazione dei lavori più
pesanti e l'impossibilità di fare ore di straordinario per
incrementare lo stipendio. Un
sistema che – secondo le Fiamme Gialle – avrebbe goduto di
impensabili
connivenze da parte di alcuni sindacalisti.
I formali rappresentanti delle due cooperative (entrambi indagati)
avrebbero inoltre ottenuto l'ammissione alla cassa integrazione in
deroga per decine di migliaia di ore di lavoro facendo figurare
difficoltà economiche che in realtà non c'erano. Perché con quegli
stessi soldi pubblici incassati, gli imprenditori avrebbero pagato il
lavoro svolto dai dipendenti. Secondo i calcoli della Guardia di
Finanza, in questo caso fra il 2010 e il 2013 le
aziende avrebbero pagato 4,5 milioni di euro in stipendi in nero,
proprio per non far risultare che in realtà le commesse e i carichi
di lavoro si erano mantenuti stabili. In altre parole, le coop erano
tutt'altro che in crisi,. Eppure, con artifizi contabili e manovre
spregiudicate, avrebbero incassato i soldi pubblici della cassa
integrazione. Una delle due cooperative aveva perfino ottenuto
l'accesso a un finanziamento da 180mila euro da parte della Regione
Lombardia per un progetto a beneficio del benessere dei dipendenti,
senza però averne i requisiti. Ora sono in corso gli approfondimenti
da parte della Procura di Lodi, che ha già iscritto sul registro
degli indagati quattro persone. """""""""
LE DIECI DOMANDE DELL'AGL AL
GOVERNO-RENZI
PERCHE' SOLO GDF E CARABINIERI
SONO CAPACI DI CONTRASTARE IN ITALIA LE FALSE COOPERATIVE? E Il
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO? E LE REGIONI? E I SERVIZI
ISPETTIVI DEL LAVORO?COSA FANNO DA ANNI?
LE COOPERATIVE PAGANO OGNI DUE
ANNI ALL'ERARIO O ALLE CENTRALI COOPERATIVE UN ONEROSO “CONTRIBUTO
BIENNALE DI REVISIONE”. IN CAMBIO, DOVREBBERO ESSERE VISITATE
PERIODICAMENTE DA UN ISPETTORE VERO.LO STATO REVISIONA SOLO IN
MINIMA PARTE LE SUE COOPERATIVE, LE CENTRALI CONTROLLANO
“AMICHEVOLMENTE” LE LORO. SE QUESTI SONO I RISULTATI, CI
DOMANDIAMO: DOVE SONO FINITI I SOLDI PAGATI DALLE COOPERATIVE E
OGGI NON E' MEGLIO CHE QUESTI SOLDI RIMANGANO ALLE COOPERATIVE?
COME E' POSSIBILE CHE,
RELATIVAMENTE ALLE REVISIONI DELLE CENTRALI COOPERATIVE (SOGGETTI
PRIVATI) I CONTROLLORI (LE ASSOCIAZIONI COOPERATIVE) COINCIDANO CON
I CONTROLLATI (LE COOPERATIVE ASSOCIATE)?
NEL MONDO COOPERATIVO SONO ATTIVI
SINDACATI GIALLI, I CUI CAPI CONTATTANO I PRESIDENTI, VENDONO LORO
PACCHETTI DI TESSERE DEL LORO SINDACATO, TESSERE CHE SONO PAGATE DAI DATORI DI LAVORO E
ATTRIBUITE AI LAVORATORI STESSI SPESSO A LORO INSAPUTA, ALLO SCOPO
DI POTER APPLICARE CONTRATTI PIRATA ED ESTROMETTERE I SINDACATI VERI
DALLE TRATTATIVE E RAPPRESENTANZE AZIENDALI. LO STATUTO DEI
LAVORATORI VIETA CIO' . PERCHE' I SOGGETTI PREPOSTI NON SANZIONANO
TALI COMPORTAMENTI?
E' COSI' DIFFICILE ACCERTARE GLI
INTRECCI DI INTERESSI TRA DIRIGENTI E FUNZIONARI PUBBLICI INFEDELI E COOPERATIVE? BASTEREBBE INCENTIVARE E PREMIARE LE DENUNCE,
FONDATE, CHE PROVENISSERO DALL'INTERNO DEGLI UFFICI STESSI, NEI
QUALI TUTTI SANNO TUTTO DI OGNUNO
SI STA RIFORMANDO DA ANNI IL
DIRITTO DEL LAVORO.E' COSI' COMPLICATO RIVEDERE L'ISTITUTO DELLA
TRASFERTA IN MANIERA CHE NE CESSI IL GENERALIZZATO UTILIZZO
FRAUDOLENTO CHE TUTTI CONOSCIAMO DA ANNI?
LE PERSONE FISICHE CHE CREANO E
SVILUPPANO LE COOPERATIVE SPURIE SONO SPESSO LE MEDESIME DA ANNI,
OPERATIVE DAGLI ANNI OTTANTA. PERCHE' NON ISTITUIRE UN “DASPO”
PER CHI SI SIA RESO RESPONSABILE DI TALI COMPORTAMENTI NEL MONDO
COOPERATIVO?
SE RUBO UNA MELA AL SUPERMERCATO
VIENE CHIAMATO IL 113 , VENGO PRESO E SBATTUTO IN GALERA. SE SONO UN
DATORE DI LAVORO CHE CON ATTI VIOLENTI (FISICI O MORALI) ROVINO DEI
LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE, LA GIUSTIZIA MI PERSEGUE DOPO MOLTO
TEMPO E HO BUONE POSSIBILITA' DI FARLA FRANCA. MA INVECE DI AVERE UN
ISPETTORATO DEL LAVORO COME L'ATTUALE NON SAREBBE MEGLIO AVERE IN
ITALIA UNA POLIZIA DEL LAVORO VERAMENTE CAPACE DI UN PRONTO
INTERVENTO?
GLI INVESTITORI STRANIERI NON
VENGONO IN ITALIA PERCHE' NON POSSONO FARE QUELLO CHE GLI PARE
OPPURE PERCHE' IN ITALIA NON C'E' SERIETA' NEL MONDO DEL LAVORO E
SICUREZZA IN REGOLE CHE SIANO APPLICABILI E APPLICATE?
PERCHE' NON VENGONO
IMMEDIATAMENTE CHIUSI QUEGLI ENTI BILATERALI CHE PRODUCONO E VENDONO
FALSE CERTIFICAZIONI DI CONTRATTI DI APPALTO E DI CONTRATTI DI
LAVORO? E' COSI' DIFFICILE INDIVIDUARLI (BASTA CHIEDERE IN GIRO)?
L'8 marzo 2013 con una banale e-mail il
Ministero dello Sviluppo Economico ha comunicato a tutti gli
ispettori di cooperative in servizio presso il Ministero del Lavoro
che gli stessi non avrebbero da quel momento più svolto ispezioni su
tali società, comprese le ispezioni straordinarie.
Non si ha notizia di interventi da
parte dei sindacati interni al Ministero dello Sviluppo Economico, si
sono mossi invece solo tre dei sette sindacati “rappresentativi”
(cioè che hanno superato la soglia del 5%) interni al Ministero del
Lavoro con un comunicato ossequioso nel quale premettendo (come si
usa fare da anni da parte dei sindacati ministeriali, notoriamente
più realisti del re) di non volere entrare nelle valutazioni di un
altro Ministero ,cioè del dirigente responsabile, hanno chiesto di
risolvere il problema e un urgente incontro. Silenzio da parte di
tutti gli altri soggetti potenzialmente interessati, sia all'interno
che all'esterno della Pubblica Amministrazione.
Con insolita prontezza, sei giorni
dopo, parte una lettera del Ministero del Lavoro al Ministero dello
Sviluppo Economico che la dice lunga sullo stato pietoso a cui è
giunta la dirigenza ministeriale oltre alla colpevole
irresponsabilità del livello politico.
Non sapendo a cosa attaccarsi per
rassicurare i sindacati interpellanti, la dirigente non trova niente
di meglio che rispondere all'altro ministero basandosi su una
allusione contenuta nella email da cui si capirebbe che l'una avrebbe
interpretato male una circolare dell'altra. In sintesi: c'è una
nuova norma anti corruzione, il Lavoro emana una circolare
applicativa che richiama l'attenzione sulle attività extra
istituzionali dei funzionari, lo Sviluppo Economico (abituato a
rapportarsi agli imprenditori, quindi ad andare al sodo) capisce che
deve staccare la spina agli ispettori di cooperative dell'altra
Amministrazione. Alla fine, pure la dirigente chiede un incontro alla
collega che ancora non si sa se verrà concesso e se sarà
risolutivo. E i tre sindacati (per carità, accontentiamoci, una
volta giravano- o giravano loro - la testa) stanno a guardare.
Figuriamoci gli altri quattro che sono rimasti silenti. Così come le
Centrali cooperative che fino a poco tempo fa sbraitavano contro la
concorrenza sleale delle cooperative non aderenti insufficientemente
vigilate. Come le Confederazioni Sindacali nostre concorrenti, con i
loro partner datoriali di riferimento, autrici di campagne contro il
dumping contrattuale. Così come i sindacati antagonisti, che nelle
cooperative sono molto attivi, così come le istituzioni pubbliche,
che con le cooperative stipulano contratti di appalto. Eppure le
cooperative sono al centro delle grandi opere, della TAV , di Expo
2015, dei lavori pubblici, così come nell'edilizia (ricordiamo
scandali recenti), nel Consumo (le famose Coop della pubblicità),
nell'agricoltura, nel godere di agevolazioni e contributi di vario
tipo, nel Sociale, nei Trasporti e nella Logistica. Neppure alla
politica questo avvenimento sembra interessare, in quanto si è
distratti da ben altro. E per fortuna che il Governo Monti, Passera e
la Fornero sono rimasti in carica solo per sbrigare gli affari
correnti...
Questo in realtà è il terzo grande
attacco alla vigilanza cooperativa. Nel 2003 un gruppo di dirigenti
del Ministero del Lavoro ritenne di dover “smantellare” questa
funzione dal Ministero, perseguitando per tre anni gli ispettori in
attività, in quanto voluto da non meglio precisate entità politiche
e sociali. Nel 2007 avvenne per due anni un blocco di fatto attuato
da dirigenti delle Amministrazioni del Lavoro, dello Sviluppo
Economico e dell'Economia, interrompendo a livello nazionale le
assegnazioni di incarichi giustificando ciò con la mancanza di
fondi, dirottati chissà dove (in realtà soldi pagati dalle
cooperative con un sostanzioso contributo biennale di revisione).
Ora, guarda caso, in un momento in cui
sta per divenire presidente del consiglio il più grande “amico”
delle cooperative nello schieramento politico italiano, in cui le
cooperative aderenti alle Centrali sono impegnate in appalti , sopra
ricordati, di grandissima rilevanza e in cui alcune cooperative non
aderenti hanno ripreso alla grande a svolgere attività non
autorizzata di somministrazione di lavoro (per lo più straniero,
sfruttato, sottopagato), la cooperazione spuria viene utilizzata per
dirottarvi lavoratori in esubero per crisi aziendali, una serie di
interessi trasversali vanno ad incrociarsi e a perseguire un unico
obbiettivo: quello che vi siano meno occhi possibili (anzi, nessuno)
a controllare se le cooperative si comportino correttamente. Siamo
alla vigilia di altri due o tre anni di paralisi? Ecco, ci piacerebbe
che chi è stato eletto al Parlamento in nome del nuovo che avanza ci
dimostrasse di essere capace di iniziare a infilare il dito nella
piaga. Per esempio togliendo alle Centrali la possibilità di
effettuare i controlli sulle proprie cooperative e demandando tutta
l'attività allo Stato, utilizzando appieno la forza ispettiva
presente nel Ministero del Lavoro. E mandando a casa d'ora in poi
(preavvisandolo, come gradiscono al Ministero del Lavoro) qualsiasi
dirigente che remasse contro agli interessi della propria, delle
altre amministrazioni e della collettività (in questo caso, i
cittadini che ripongono fiducia nelle cooperative). Come avrete
capito, siamo italiani e amiamo il contropiede.
2003: scoperto un buco da un miliardo
di euro nella contabilità della quarta azienda edilizia italiana.
10.000 creditori in difficoltà e 3.000 famiglie rovinate.
Sapevamo che in Italia per avere
giustizia occorre tanto tempo. Certo, la giustizia non è vendetta
ma, nel caso in cui non sia possibile recuperare i soldi, in questo,
come in tutti gli altri casi, un po' di punizione allevia le
sofferenze. Ma in Italia non tutti i cittadini sono uguali davanti
alla legge. Chi è più ricco può pagarsi i migliori avvocati e ha
più probabilità se non di farla franca, almeno di limitare i danni.
Colpiscono alcuni fatti che da tempo si ripetono in casi come questi
che riguardano grandi cooperative affiliate a grandi Centrali.Il
nuovo modello di vigilanza pubblica cooperativa, nato, caso vuole,
proprio nel 2002 qui sembra essere stato attraversato dalla vicenda
come un ectoplasma. Magra consolazione per gli organi ministeriali
che anche le tre società di revisione e certificazione dei bilanci
(le grandissime cooperative hanno anche questo obbligo aggiuntivo)
siano state assolte. Come poteva un ispettore ministeriale in sede
straordinaria accorgersi di quanto sfuggito addirittura ai super
professionisti della revisione contabile? Però non può finire qui e
non può finire così. Per quelle imprese e famiglie coinvolte, le
quali entrambe hanno fatto affidamento sul sistema cooperativo non a
caso ma perchè pensavano che godendo di agevolazioni fosse
adeguatamente vigilato (preventivamente, contestualmente e subito
dopo gli interventi) e, dal punto di vista delle famiglie, perchè
in Italia (lo dice la Costituzione) le cooperative sono imprese non
come tutte le altre ma con la caratteristica di avere una funzione
sociale vincolante per la possibilità di godere di benefici e
contributi.
In Italia, a seguito delle prossime
elezioni, molto probabilmente diverrà Presidente del Consiglio un
esponente politico piacentino nato, cresciuto e maturato nel cuore
dell'Emilia cooperativa il quale, si dice, abbia nel mondo
cooperativo uno dei principali pilastri della propria forza politica
ed elettorale. In campagna elettorale tutti i sindacati hanno inviato
alle forze politiche una serie di indicazioni programmatiche,
chiedendo su di esse l'impegno dei vari partiti facendo intendere di
poter garantire un sostegno a chi facesse proprie determinate
proposte.
Non ci risulta che nessun altro
sindacato, oltre a noi dell'AGL, abbia chiesto al probabile futuro
presidente del Consiglio quanto segue: che per evitare che si
ripetano drammi come quello della Coopcostruttori di Argenta venga
abolita la possibilità che la vigilanza ordinaria annuale o biennale
sulle società cooperativa venga demandata alle stesse Centrali
cooperative cui quelle cooperative aderiscono e a cui pagano quota
associativa e contributi di revisione, oltre a destinare una
percentuale del patrimonio residuo ai rispettivi fondi mutualistici.
Non vi può più essere coincidenza tra controllore e controllato (la
vicenda Banca d'Italia – MPS qualcosa avrà pure insegnato) E che
la vigilanza sulle società cooperativa torni tutta e unicamente allo
Stato che la eserciti attraverso il Corpo di revisori appositamente
abilitati e per i quali venga istituito un albo e ruolo
professionale. Che questi revisori e ispettori straordinari vengano
aggiornati gratuitamente e intensamente , che tutte le strutture e le
risorse della PA vengano messe a loro disposizione a costo zero, che
vengano di nuovo istituiti uffici territoriali della vigilanza
cooperativa e che in essi vengano impiegati quelle centinaia di
revisori oggi in forza al Ministero del Lavoro (ostacolati
costantemente dalla Direzione Generale del Personale di quella
sfortunata Amministrazione) che possano, se lo vogliano, trasferirsi
al Ministero dello Sviluppo Economico. Ciò per garantire il rispetto
della frequenza annuale e biennale delle revisioni. E per prevenire,
prima che sia necessario, come per la Coopcostruttori, l'intervento
“curativo” della Magistratura (benemerita) quando però ormai
non ci sia nulla da fare per famiglie e creditori.
Aspettiamo fiduciosi di vedere se chi
si professa coraggioso liberalizzatore e nemico delle Lobby abbia,
una volta al potere, il fegato di distogliere le Associazioni che lo
hanno sempre sostenuto da un mestiere non loro congeniale (quello di
controllore di coloro che li finanziano) e di farle concentrare
sull'attività più propria di assistenza, tutela e rappresentanza.
Sconcertante Direttiva datata 27.9.2012
“sul corretto espletamento dell'attività di vigilanza” agli
ispettori di società cooperative ministeriali da parte del direttore
generale per le piccole e medie imprese e gli enti cooperativi del
Ministero dello Sviluppo Economico.
In essa, tra le altre cose, è
contenuta una “stretta” repressiva nei confronti degli
ispettori.I n particolare, dopo anni, la direzione afferma che la
qualità dei verbali è diminuita perchè gli ispettori proporrebbero
provvedimenti errati e inapplicabili. Fino a ieri in caso di supposte
carenze veniva utilizzato l'istituto del “supplemento di revisione”
. Ora sembra che, invece, in presenza chissà di quale esigenza, in
caso di difformità tra quanto valutato dall'ispettore e quanto
“visto” dal Ministero, il verbale passi ad “interni” del
Ministero i quali riesaminano statuto e bilancio e mutano la
proposta di provvedimento secondo gli orientamenti ministeriali. Ora,
ciò in questi anni è comunque sempre avvenuto. C'è da pensare
dunque che al Ministero desiderino che la responsabilità di una
situazione dubbia se la prenda tutta l'ispettore, consentendo al
centro di far passare solo i verbali con cui si concorda evitando,
alla radice, che arrivino verbali non condivisi e scomodi. Quindi un
problema “politico”, non tecnico perchè, appunto, nel caso di
errore tecnico esiste il supplemento di revisione (non retribuito).
Potrebbe sostenersi che l'onere dell'esame (più di un bilancio)
discende dal non rispetto della frequenza annuale o biennale delle
revisioni. Ma questo è problema del Ministero che non forma
validamente un congruo numero di ispettori (perchè non ci sono i
soldi o perchè non lo si vuole?) non certo una colpa attribuibile ai
revisori.
Si parla poi di una “scheda
valutativa” redatta dai “referenti territoriali” . Avremmo
gradito che fosse esplicitata la fonte giuridica di tali novità.E a
che punto ne fosse l'effettiva applicazione. La direzione generale
della cooperazione si è distinta da anni per una certa lentezza
(perchè non ci sono stati i soldi o perchè non è stato voluto?)
nell'adozione di novità. Non vorremmo che si trattasse
dell'apparizione, nel firmamento di Viale Boston, della luce di astri
brunettiani ormai morti.
Altra sorpresa: in un successivo
passaggio sembra che l'attività di vigilanza e quella formativa non
vengano programmate abitualmente dalla direzione ma che questa
esigenza sorga adesso solo a seguito di questi fantomatici verbali
“insufficienti”. Deve essere successo qualcosa di grave a carico
di qualche importante cooperativa se all'improvviso si è deciso di
compiere questa rivoluzione epocale. Poco male: vuoi vedere che il
Ministero dello Sviluppo Economico sta saltando gli step evolutivi e
sta per diventare l'unico Ministero che, in Italia “forma” e
“programma”?
Grande innovazione da parte del
direttore è anche quella dell'individuazione di una nuova
fattispecie di provvedimento disciplinare , quella della “sospensione
dell'attività”, a questo punto interamministrazioni e, sembra,
senza procedimento e senza garanzie per l'ispettore.
Nel caso in cui poi l'ispettore, in una
attività espressione dei poteri dello Stato, usa la carta intestata
della sua Amministrazione, scatterebbe perfino la segnalazione
disciplinare alla Amministrazione di appartenenza. Domandiamo: il
Min. Sviluppo Economico detiene dal 2001 la vigilanza sulle
cooperative.In 11 anni a qualcuno dei dirigenti è mai venuto in
mente di fornire i revisori quanto meno di carta intestata del MISE?
E di pagare ai revisori le spese postali? Si sarebbe evitato il “fai
da te” e avremmo risparmiato ai detrattori della Pubblica
Amministrazione le quattro risate alla vista di “ispettori” che,
oltre a non avere più un tesserino di riconoscimento, usano le buste
bianche (quelle per gli auguri di Natale).
Ricordiamo al direttore generale che
nel MISE non vigono i principi della giustizia sportiva. Se ha
tutta questa voglia di squalifiche e sospensioni immediate
dall'attività può fare domanda di trasferimento al Ministero dello
Sport e Spettacolo o a qualche ente preposto (sappiamo che, per il
calcio scommesse, c'è molta domanda di risorse umane in quel
settore).
In altro articolo, cui rinviamo,
abbiamo già valutato le nuove sanzioni per le cooperative:
Il direttore ne parla ma, in sostanza,
solo per dire ai revisori di aggiungere un trafiletto per “avvertire”
i soggetti che esistono tali nuove sanzioni che neppure lui sa con
quale iter verranno eventualmente irrogate e da chi. E se non lo sa
lui...
Conclusione: abbiamo ancor più
l'impressione che le cooperative continueranno tranquille ogni tipo
di attività, anche illecita. In compenso, se qualche ispettore
voleva incrementare quantitativamente e qualitamente la propria
attività, è stato, con questa direttiva, sufficientemente
“avvertito”.
Ah, dimenticavamo. Gli omologhi
revisori di società cooperative (quelli privati, nominati dalle
Centrali Cooperative) hanno dalla direzione generale lo stesso
trattamento? O si è ritenuto ciò “superfluo” in quanto già
sufficientemente “educati e istruiti”?
Questa è la novità DECRETO SVILUPPO 2012 - «Disposizioni dirette a favorire la crescita, lo sviluppo e la competitività nei settori dell’infrastrutture, dell’edilizia e dei trasporti»
Articolo 46 - Adeguamento del sistema sanzionatorio delle cooperative «1. All’articolo 12 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, dopo il comma 5-bis sono aggiunti i seguenti commi: “5-ter. Agli enti cooperativi che si sottraggono all’attività di vigilanza o risultano irreperibili al momento delle verifiche disposte nei loro confronti si applica la sanzione amministrativa da euro 50.000 ad euro 500.000 per il periodo in corso alla data di riscontro del comportamento elusivo da parte dell’autorità di vigilanza e per ciascuno dei successivi periodi fino alla cessazione dell’irreperibilità. La stessa norma si applica alle irregolarità previste dall'articolo 10 della legge 23 luglio 2009, n. 99, in sostituzione della sanzione della sospensione semestrale di ogni attività.”».
Questa è la situazione di molte cooperative in Italia
La vigilanza alle cooperative è organizzata in maniera che su di esse sia impossibile intervenire seriamente. Infatti il controllo del rispetto delle norme sul lavoro è competenza del Ministero del Lavoro, quello invece sulla "mutualità" (cioè se si tratti o meno di cooperative genuine) è di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico. Se io sono un lavoratore sfruttato in una cooperativa e vado a denunciare ciò al Ministero del Lavoro il mio datore di lavoro lo viene a sapere prima che venga effettuato il controllo e, pertanto, io perdo il posto di lavoro.Quando il Ministero del Lavoro viene a fare il controllo il rapporto di lavoro si è ormai concluso, dalla documentazione sul lavoro non emergono irregolarità e, poichè ormai il rapporto di lavoro si è esaurito, il Ministero mi dice: se vuoi tutelare le tue ragioni devi fare causa al datore di lavoro. Solo vincendo la causa dopo anni avrei in teoria la possibilità di recuperare i miei soldi sempre che la cooperativa in cui ho lavorato esista ancora. Per l'INPS avviene una cosa analoga: attiva la sua vigilanza solo dopo che, dopo anni, sia stata emessa una sentenza che mi dia ragione. All'interno delle cooperative è impossibile aderire a un sindacato vero, pena il licenziamento immediato.Ovviamente il costo dell'iniziativa legale è tutto sulle mie spalle.
Se io, lavoratore sfruttato, lo sono anche perchè quella è una falsa cooperativa (cioè una impresa a scopo di lucro mascherata da cooperativa per godere delle agevolazioni) dove solo formalmente io sono coimprenditore ma in realtà
sono l'ultima ruota del carro ( devo solo obbedire, non partecipo alla vita sociale, ecc.), ciò non può interessare al Ministero del Lavoro perchè di competenza di un'altra Amministrazione, il Ministero dello Sviluppo Economico. Ma solo in teoria. Infatti se una cooperativa aderisce a una delle cinque centrali cooperative (Legacoop, Confcooperative, AGCI, UNCI, UNICOOP) la vigilanza obbligatoria per legge, con frequenza annuale o biennale , è svolta non da revisori statali ma da revisori privati reclutati e pagati dalla Centrale Cooperativa a cui quella cooperativa si è iscritta, pagando la relativa quota associativa (migliaia di euro).Quindi il controllore è retribuito dal mio datore di lavoro. Di solito dai verbali (che non comprendono indagini sul rapporto di lavoro) delle Centrali non emergono irregolarità e i giudizi sono quasi sempre benevoli. Se proprio qualcosa deve essere sistemato viene fatto dal revisore un invito a sanare quelle irregolarità (ma ripetiamo mai e poi mai relativamente al rapporto di lavoro) entro un determinato termine (3 mesi di solito) alla scadenza del quale c'è un accertamento che, se ha esito positivo, comporta la non proposta di provvedimenti al Ministero.E' di fatto impossibile che da queste revisioni scaturiscano proposte di ispezioni straordinarie , cioè fatte direttamente dal Ministero con ispettori statali, e anche se ciò in teoria avvenisse, accadrebbe dopo mesi quando tutti i buoi sono scappati. Il "pronto intervento" è sconosciuto nella vigilanza cooperativa così come in quella del lavoro. Solo le cooperative non aderenti a nessuna Centrale sono ispezionate annualmente o biennalmente da revisori statali ministeriali. In teoria, poichè in realtà vengono solo marginalmente investite dall'attività di vigilanza. Infatti i revisori cooperativi (oggi provenienti per lo più dalle fila del Ministero del Lavoro, del Ministero dello Sviluppo Economico e dell'Agenzia delle Entrate) sono pochissimi, svolgono l'attività al di fuori dell'orario di ufficio, non sono supportati da una attività amministrativa decentrata a cura del Ministero dello Sviluppo Economico. La dirigenza del Ministero del Lavoro infatti da anni ostacola sia l'attività dei revisori appartenenti alla sua Amministrazione (frapponendo continui ostacoli burocratici) sia la possibilità che essi possano essere utilizzati dal Ministero dello Sviluppo Economico (per esempio con processi di mobilità volontaria), la mattina, per supportare l'attività ispettiva vera e propria, in strutture che tra l'altro già sarebbero disponibili (gli uffici provinciali delle Poste).Anche le Ispezioni straordinarie di riflesso soffrono di tali problemi. Il Ministero dello Sviluppo Economico quindi gestisce solo dal centro (Roma) tutta questa attività , afflitto da una carenza paurosa di risorse umane e materiali.Quindi anche le cooperative non aderenti a Centrali che si comportano male , oltre a non essere toccate seriamente dalla vigilanza sul lavoro , non lo sono anche da quella sulla mutualità. Pur pagando le stesse, per quest'ultima, un cospicuo contributo biennale di revisione che storicamente solo in minima parte viene destinato alla vigilanza cooperativa.
Le cooperative che si comportano scorrettamente, in generale, si sono sempre fatte un baffo delle sanzioni, sia quelle sul lavoro che sulla mutualità.
Poichè l'ispettore di cooperative non ha i poteri dell'ufficiale di polizia giudiziaria , al contrario delle forze dell'ordine non ha la possibilità di operare a sorpresa ma deve sempre "bussare" alla porta (il rafforzamento delle prerogative in ispezione straordinaria è sempre stato più teorico che pratico).Inoltre non tutti sanno che egli non ha il potere di irrogare direttamente le sanzioni ma ha solo un potere "di proposta" la quale può essere accolta ma anche non accolta o commutata dal superiore Ministero previa consultazione della Commissione Centrale Cooperative (in cui sono rappresentate le Centrali ai massimi livelli).
Possiamo immaginare quali ampie possibilità di "farla franca" abbia una cooperativa che, pur sfortunata nell'essersi imbattuta nell'ispettore "sbagliato", sappia "muoversi bene" nei meandri ministeriali.
Inoltre, la vigilanza cooperativa ha più che una caratterizzazione poliziesca, una valenza bonaria di assistenza all'ente mutualistico. E a chi non viene l'istinto di accarezzare la testa a un Pittbull se questo, invece di digrignare i denti comincia a scodinzolare, a abbassare le orecchie e a farci gli occhi dolci?Ovviamente prima che dalla conclusione del verbale emerga che non trattasi di cucciolone ma di una belva vera e propria. Il fatto che l'ispettore di cooperative che si accolga che qualcosa non va nei rapporti di lavoro possa e debba inviare il proprio verbale all'Ispettorato del Lavoro non determina alcuna concreta conseguenza proprio perchè egli non può per legge invadere la competenza di un altra Amministrazione. E di solito il funzionario pubblico non inoltra denunce se non ha in mano qualcosa di solido.E come fa ad averlo se non può indagare e approfondire la materia?
Quelle all'inizio del presente articolo sono le "sanzioni" nella loro ultima versione relativamente ai casi di sottrazione all'attività di vigilanza, di irreperibilità e di inottemperanza alla diffida dell'ispettore (il già richiamato invito "a termine")
Come già "confessato" nella relazione ministeriale al provvedimento, il legislatore, che di solito si interessa di cooperative una volta ogni dieci anni su richiesta delle lobby del settore, questa volta è intervenuto sua sponte per racimolare almeno un milione di euro per anno (questa è la stima). In un certo senso a differenza del passato ora cerca di andare più al sodo con le cooperative poichè nè la crescente imponibilità di quota degli utili nè le paventate esclusioni da agevolazioni fiscali e di altra natura hanno mai dato effetti palpabili.
Ma ribadiamo che questo aggiustamento nelle sanzioni non avrà alcun effetto sulle situazioni esposte nel filmato, appunto perchè nulla mutano nel tratto fondamentale di insufficienza (voluta dal Potere e non certo colpa degli addetti) dell'attività di vigilanza sulle cooperative, sia per la parte di competenza del Lavoro che in quella dello Sviluppo Economico (vi siete mai domandati perchè dal 2001 soprattutto il Lavoro ha fatto il possibile per scongiurare qualsiasi ipotesi di coordinamento tra le due Amministrazioni? Un caso? Ignavia o qualcosa di molto peggio?).
Diteci altrimenti quante cooperative, prima del proprio scioglimento volontario anticipato, abbiano restituito le agevolazioni fiscali e di altra natura ricevute. Diteci poi quante cooperative abbiano subito la sospensione dei 6 mesi e se questa sia stata effettivamente applicata e con quali reali effetti economici sull'attività di quegli enti. L'unico soggetto a cui va dato il merito di aver combinato qualcosa di serio in tutti questi anni, nel controllo sulle cooperative (pur anche qui, solitamente, in situazioni in cui gran parte dei beni avevano preso il volo) è la Guardia di Finanza.
Tutto fumo negli occhi , quindi, per distrarre dal vero nodo del problema. Vigilanza in capo alle Associazioni: nel 2012 non può più esistere che controllore e controllato coincidano. Occorre trovare la maniera che tutta la vigilanza sulle cooperative torni allo Stato, mantenendo ovviamente i posti di lavoro degli attuali revisori privati.
Vigilanza Statale: il Ministero della Funzione Pubblica faccia in modo che : Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo Economico, Agenzia delle Entrate, prima a livello politico e poi di dirigenza si mettano attorno a un tavolo e si incontrino ogni mese per coordinare l'attività dei loro revisori di cooperative, per mettere a loro disposizione le risorse necessarie, per fare in modo che vigilanza sul lavoro, sulla mutualità e fiscale vadano nella stessa direzione e nè si sovrappongano nè (maliziosamente) si dissocino. Subito consentire ai revisori che lo volessero di trasferirsi presso gli uffici periferici della vigilanza cooperativa (da istituire) e subito ritorno dell'esame dei verbali di revisione delle Associazioni agli uffici pubblici i quali curino, come qualche anno fa, diffida e accertamento (è assurdo infatti che questi ultimi due passaggi vengano gestiti, in evidente conflitto di interessi, dalle Associazioni stesse). Le Centrali ,che sovente si lamentano di subire concorrenza sleale dalle non associate non vigilate dallo Stato, ora facciano in modo che non accada che le aderenti abbiano dei vantaggi rispetto alle non aderenti in caso di non ottemperanza alle diffide. Diano prova di maturità e contribuiscano, con questo sacrificio, a rifondare il nostro Paese su basi di maggiore serietà.
Ringraziamo tutti i partiti, i sindacati e le associazioni locali che si sono mobilitati per dare aiuto a queste persone.
Però, in un momento in cui il Ministro Fornero afferma che con le sue misure cambierà in maniera decisiva il mondo del lavoro, crediamo sia necessario porsi alcune domande. Perchè forse il vero cambiamento del lavoro in Italia parte dalle relative risposte.
siamo ricchi di Associazioni datoriali di tutti gli orientamenti e tendenze. Anche in campo agricolo. La storia del lavoro nei campi è stata molto dura nel nostro Paese. Queste cose le abbiamo viste da anni. Eppure: quanto tempo è ancora necessario affinchè si porti un po' più di civiltà nel mondo agricolo italiano? Stanno lavorando su questo le Associazioni o fanno finta di non vedere per non perdere iscritti o potenziali iscritti?
Visto che le Aziende della Grande Distribuzione amano essere protagoniste di convegni sulla Responsabilità Sociale, non hanno nulla da dire su questi episodi? Non dovrebbero essere loro, visto che non possono non sapere, a dissuadere questi loro fornitori dal comportarsi in questa maniera?
Notare un passaggio importante. Non è che l'azienda abbia interrotto i rapporti dopo un verbale conclusivo dell'Ispettorato del Lavoro o di qualche altra Autorità di controllo. No: i lavoratori si sono rivolti alle Autorità, i datori l'hanno saputo (da chi?le indagini, in certi casi non dovrebbero essere segrete?) e hanno cacciato in quella maniera i lavoratori. E nessuna Autorità ha reagito (non dico per i lavoratori, ma almeno per tutelare la sua immagine e il suo prestigio) Sorgono spontanee delle domande:
a) quali sono le condizioni operative degli Ispettorati del Lavoro sul territorio?Da quanto dura questa situazione? Cosa si è fatto in concreto da parte dell'Amministrazione e da parte di ogni Sindacato del lavoro pubblico?
b) l'Italia è un Paese libero. Ma la legge esiste ed è più o meno fatta rispettare. Se rubi al supermercato la guardia giurata ti impedisce subito di farlo. Se rubi in un appartamento i Carabinieri ti pigliano, subito o arrivano a te con le indagini. Quindi grande attenzione alla tutela del patrimonio. Così come alla tutela delle donne e dei bambini. Perfino degli animali (c'è stato un inasprimento delle sanzioni anche in questa materia). Se metti la macchina in divieto di sosta arriva il vigile che ti fa la multa e se necessario chiama il carro attrezzi. Il tratto comune è questo: se ti comporti in una certa maniera l'Autorità interviene subito a fermare l'illecito e a porre fine al danno. Adesso anche allo Stadio. Nel mondo del lavoro, no. Il datore di lavoro può combinare qualsiasi cosa (schiavizzare le persone, affamarle, rovinare le famiglie licenziandole, consentire a un capo reparto di minacciare gli operai, procurare incidenti anche mortali,ecc.) ma il lavoratore, per avere giustizia, deve aspettare anni per averla, a spese sue, con la concreta possibilità, poiché oggi va di moda, che il lavoratore si veda dare torto perchè magari non ha potuto pagarsi il migliore avvocato. Nel mondo del lavoro (chissà chi l'ha deciso e ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i sindacati “conflittuali”) non esistono attività di intelligence, sotto copertura (cioè in incognito), riprese con telecamere nascoste, riprese (a scopo dissuasivo, per esempio nei cantieri) con telecamere fisse (collegate alle forze dell'ordine o, basterebbe, con gli ispettorati del lavoro -signori, avete i Carabinieri nelle DPL, lasciateli lavorare, loro saprebbero cosa fare) . Ma soprattutto non esiste (è vietato da anni persino pensarlo) il pronto intervento. Ve l'immaginate una “squadra mobile” dell'Ispettorato del Lavoro?Solo in un caso questo avviene: quando c'è da andare a constatare il decesso di un operaio sul lavoro. Quando chi uccide o rovina un lavoratore avrà la stessa paura di essere colto sul fatto e punito che oggi ha chi ruba una mela al supermercato allora potremo dire di essere un Paese civile. Prima no: mettetela come volete ma in materia di lavoro siamo ancora un Paese di ipocriti, di illusi, di struzzi che mettono la testa sotto la sabbia. Ministro Fornero, ci dimostri che Lei non lo è.
Ma il passaggio che a nostro parere è intollerabile è quello relativo alla notizia che l'attività sia passata a una cooperativa con lavoratori indiani. E l'impegno di chi prima aveva reagito sembra fermarsi lì, così come l'indagine del giornalista (e speriamo che non sia così per l'ispettorato del lavoro, per la Procura e per il Ministero dello Sviluppo Economico).
a) ma scusate: forse che una cooperativa è autorizzata a pagare un lavoratore agricolo 4 euro l'ora?
b) ma ri-scusate: forse i lavoratori indiani sono esseri umani di serie B o crumiri da punire, visto che per loro quelle condizioni sembrano accettabili da parte di chi non dice altro?
c) e, ripetiamo, su questi sviluppi, le Associazioni datoriali (Agricole, della Grande Distribuzione) e le Centrali Cooperative non hanno nulla da dire? E il famoso tavolo della Prefettura è stato sparecchiato? E l'Osservatorio sulle Cooperative presso la DPL di Alessandria?E il Ministero dello Sviluppo Economico (autorità di vigilanza sulle cooperative)? Non sarebbe meglio prevenire piuttosto che muoversi dopo che ci scappi il morto o che delle persone continuino a soffrire una condizione di schiavitù? Ah, dimenticavamo: per la legge italiana il mondo del lavoro è come gli Stadi di calcio di una volta: tutti vedono, tutti sanno cosa succede ma non si interviene perchè non è opportuno. Sempre che qualcuno non rimanga accoltellato.
Sappiano però i lavoratori, italiani e stranieri, che questa situazione non migliorerà senza lottare non solo per sé ma per tutti. Quindi starà a loro, organizzandosi in maniera continuativa e incisiva, dando fiducia a veri sindacati, non a propagandisti politici di ogni colore, rischiando di persona, conquistarsi nuove leggi e, intanto, far applicare seriamente quelle che esistono già.
Dopo una fase lunghissima di dissidi interni, a stento stemperati dalla autorevole presenza sinergica della alleata Coldiretti, l'UNCI, Unione Nazionale Cooperative Italiane, terza centrale cooperativa del Paese approda al suo 1° Congresso straordinario.
Per chi non fosse molto addentro al mondo sindacale cooperativo, ricordiamo che da anni l'UNCI, assieme prima alla CISAL e poi alla CONFSAL, è storicamente la fautrice , in campo cooperativo, della principale contrattazione collettiva nazionale di lavoro “alternativa” a quella, altrettanto storica, promossa da CGIL, CISL,UIL e Alleanza delle Cooperative (Legacoop, Confcooperative, AGCI). In realtà l'Alleanza Cooperativa spesso definisce quella contrattazione alternativa come “pirata”. E la combatte aspramente, da anni, con l'aiuto di gran parte del mondo politico, di entrambi gli schieramenti.
Da una parte (UNCI/CONFSAL) si sostiene che la propria contrattazione è quella che meglio si adatta alla realtà cooperativa (socio coimprenditore, regolamento interno, flessibilità,modulazione dell'istituto del ristorno, anticiclicità) e accusa l'altro schieramento di portare avanti una contrattazione che conduce le cooperative fuori del mercato e le costringe al lavoro nero. Lo schieramento Triplice+Alleanza, d'altro canto, accusa la controparte di firmare contratti che riducono i diritti dei lavoratori, li umiliano, li sfruttano con minimi salariali indecenti al solo scopo di rubare il lavoro e gli appalti alle cooperative sane, giocando al massimo ribasso, con grave nocumento delle condizioni di lavoro e sicurezza. In sintesi, il “dumping” contrattuale.
Nonostante la recente esclusione dal CNEL dell'UNCI, nonostante ultime circolari ministeriali neghino ai contratti UNCI/CONFSAL la comparativa maggiore rappresentatività, le due realtà vanno avanti, hanno costituito i loro enti bilaterali, le loro casse edili, i loro fondi interprofessionali. Indipendentemente dallo squilibrio sofferto negli appoggi politici c'è da dire infatti che sia l'UNCI che la CONFSAL sono strutture solide e, in determinati settori, riscuotono più consensi degli avversari. Forse anche perchè i sindacati confederali non hanno mai ben digerito la realtà cooperativa e, addirittura, la CGIL mantiene in molte realtà un rapporto conflittuale con la stessa Legacoop. E poi, relativamente alla parte datoriale, i CCNL UNCI/CONFSAL sono talmente convenienti per chi voglia realizzare profitti tramite cooperative che non sono rari i fenomeni di “cornificazione” da parte di cooperative iscritte all'Alleanza le quali invece applicano la contrattazione alternativa.Grande impegno poi, negli ultimi tempi, c'è stato, soprattutto al nord e in particolare tra i soci di cooperative stranieri nel campo della logistica, da parte del sindacalismo di base (CUB, USB,COBAS, ecc.) scontratisi, guarda caso, proprio con cooperative che abbracciano i CCNL UNCI/CONFSAL, appaltatrici nei confronti della grande distribuzione..La questione dell'applicazione dell'uno o dell'altro CCNL è importante per la riscossione dei contributi delle aziende e per il disposto dell'art. 19 dello statuto dei lavoratori (possibilità di costituire le RSA nelle aziende con più di 15 dipendenti). Applicare un CCNL UNCI/CONFSAL quindi può produrre l'effetto, ad esempio (e ciò è iniziato ancor prima che Marchionne portasse tale idea su scala industriale), di espellere la CGIL dalla dialettica azienda/lavoratori. Di qui, tra l'altro, derivano le accuse alla CONFSAL da parte dei confederali di essere un sindacato “giallo” ossia promosso e finanziato dai datori di lavoro.
Come ALCOOP, Alleanza Lavoratori Cooperative aderente alla AGL siamo gli ultimi arrivati, esistendo solo da qualche mese e, quindi, ci riteniamo ancora puri e candidi rispetto a questo assurdo caos. Osserviamo che un povero lavoratore di questo settore senz'altro non si trova in un bell'ambiente, sia riguardo alla retribuzione e alle condizioni di lavoro sia relativamente al rapporto con sindacati di quel tipo.
Saranno i fatti, le vertenze, le lotte, i contratti che sottoscriveremo a provare la nostra positiva diversità e, visto che in Italia per fortuna abbiamo centinaia di sindacati e i lavoratori non sono sprovveduti, essi sapranno tra un po' di tempo, comparare e giudicare chi è veramente dalla loro parte e trarne le conseguenze dal punto di vista del tesseramento.
Concorrenza con gli altri sindacati dei lavoratori, dunque (ma anche, possibilmente, impegno unitario là dove ve ne siano le condizioni, nel superiore interesse dei lavoratori). E, auspicabilmente, costruttivi rapporti con tutte le parti datoriali, che nel nostro settore rispondono al nome di Legacoop, Confcooperative, UNCI, AGCI e UNICOOP.
Tra poco toccherà all'UNCI affrontare il massimo appuntamento della sua vita democratica e, nell'ottica di un miglioramento complessivo delle relazioni sindacali e del superamento di comportamenti non corretti, tuttora in atto, vorremmo ad essa rivolgere un appello. Quello di prestare grande attenzione all'attività degli enti bilaterali regionali che utilizzano la sigla UNCI nel campo delle certificazioni dei rapporti di lavoro i quali non devono piegarsi a logiche abusive.
Ecco, vorremmo appellarci alla dirigenza uscente e a quella che esordirà alla fine di questo congresso UNCI affinchè venga fatta pulizia di questi comportamenti discutibili, affinchè la contrattazione UNCI/CONFSAL , nelle prossime occasioni, abbia più cura dei livelli retributivi e delle condizioni dei lavoratori , augurando che in generale le relazioni sindacali nel settore cooperativo possano elevarsi ad una maggiore serenità e costruttività, tra tutti i soggetti in campo , di entrambi gli schieramenti.