Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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martedì 6 agosto 2013

PRIMI 100 GIORNI DEL GOVERNO LETTA: 7+ IN IMMAGINE, 4 IN LOTTA ALLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

Caro Enrico,
ci complimentiamo con lei per la sua brillantezza all'esordio nel palcoscenico internazionale. Finalmente l'immagine dell'Italia può giovarsi di un leader giovane, colto, spigliato e dinamico. Diremmo quasi incontenibile e prorompente.
In TV però non appare la vera realtà dei giovani italiani, più o meno suoi coetanei, quelli che hanno cercato di farsi strada senza aiuti e privi di parentele illustri.
Nella sua maggioranza, anomala, lo riconosciamo, almeno sulla carta tutti eravate d'accordo nel ridurre le tasse sul lavoro, anche col sostegno dei maggiori sindacati.Poi però qualcosa si è inceppato.Siamo nelle sabbie mobili. Evidentemente di quelle tasse qualcuno non vuole, non può farne a meno.Forse perchè per ridurre le entrate occorre ridurre le spese e queste corrispondono a pezzi di Pubblica Amministrazione che non servono a nulla se non a ingrassare amici della politica?
Non sappiamo quanto durerà il suo Governo, però una cosa gliela chiediamo: se il suo tentativo andrà male, alla fine dica una parola di verità. Riveli, faccia nome e cognome di chi non vuole mollare i suoi privilegi, lo denunci pubblicamente. Altrimenti avranno ragione coloro che sostengono che in realtà la sua immagine non corrisponde alla sostanza.E che quindi anche lei, come i suoi predecessori, ha tranquillamente tradito una generazione.

mercoledì 19 giugno 2013

IL PENDOLO DEL “FARE”: GRILLO TI CI MANDA “A”, LETTA TI METTE “IN” POSIZIONE. MA SI STA PARLANDO DEL “NOSTRO”. RIVALUTIAMO RICUCCI : “FATE TUTTO QUEL CHE VOLETE MA USANDO IL VOSTRO, NON QUELLO DEGLI ALTRI”

Il Decreto del Fare è un bel colpo alle convinzioni di chi pensava che i due PD (+-L) fossero due facce della stessa medaglia. Questi 80 articoli sono talmente eterei e inconsistenti, quasi patetici, che per la prima volta stiamo cominciando a credere che veramente quei due soggetti, prima , fossero, alternativamente, maggioranza e opposizione. Ma del nulla, perché quando le iniziative “incisive” sono di tale portata vuol dire che il faro non è la condizione reale del cittadino ma l’esigenza, per il ceto parlamentare, di prolungare la propria esistenza per il maggior numero di mesi possibili.La novità di questi ultimi tempi è la consacrazione di questo “sacrificio” da una parte come attuazione di una volontà superiore proveniente dal Colle più autorevole e dall’altra come servizio per la sopravvivenza di una democrazia nella quale la volontà di un quarto dell’elettorato si è scoperto essere confluita in un soggetto politicamente non spendibile composto da persone comuni sconvolte dall’improvvisa vincita a una lotteria e che quindi hanno ben altro a cui pensare.Ha ragione chi ritiene che ormai anche la società politica (di poco preceduta dall’economia) si sia sciolta al cospetto della BCE. Ma come pensare che in Italia possa crescere, tra gli attuali nani politici, un soggetto che sia in grado di parlare da pari a pari con i nostri rivali?Non siamo stati ancora in grado di abrogare l’attuale legge elettorale, la classe politica si dimostra impotente e timorosa ad affrontare i nodi delle crisi bancarie (MPS) o della politica industriale (ILVA) per un semplice motivo che tutti hanno compreso ma nessuno vuole ammettere: che sono tutti collusi e tutti a libro paga di quei soggetti. E i nostri colleghi degli altri sindacati (quelli purtroppo che immeritatamente riscuotono un consenso di massa) trascinano masse di lavoratori ormai disperati in manifestazioni parata con parole d’ordine di vent’anni fa oppure predicando un conflitto che mai potrà trovare sbocco politico poiché nessun partito in realtà oggi fa proprie le ragioni di chi produce (divenuta una minoranza).Chiamiamo pertanto le cose con il loro nome: il governo Letta sta semplicemente facendo melina, prendendo tempo, sperando che qualche indice dell’economia ci dica che si stia invertendo la marcia.
Ma chi è critico con questo stallo dovrebbe avere anche la forza di porre sul piatto un argomento che da tempo si sussurra e, speriamo, non si affronti quando ormai sarà troppo tardi e avremo le strade invase dai manifestanti affamati: l’appartenenza all’Europa, l’uscita dall’euro. E’ evidente che le stesse forze che soggiogano il popolo italiano alla BCE vogliano impedire la fine di questa Unione Europea (l’uscita dell’Italia la provocherebbe). Ma il nodo è lì e, poiché la situazione non è riformabile, prendiamone atto.
Sarebbe nefasto che qualcuno approfittasse di questa crisi dell’economia privata per rilanciare il ruolo dello Stato nell’economia. Sarebbe un disastro ancor peggiore, soprattutto in Italia, in cui la Pubblica Amministrazione (per la sua storia) è tra i principali responsabili dello sfascio e della rovina. Piuttosto potrebbe questa essere una occasione unica per azzerare tutto e ricostruirne uno nuovo, più snello e efficiente (altro che i pannicelli caldi, nel decreto, sulla giustizia civile e su Equitalia), mandando a casa innanzitutto i vertici dirigenziali strapagati e miracolati da agganci politici, territoriali, famigliari, alleggerendo i loro assegni pensionistici con un contributo forzoso di solidarietà a vantaggio dei meno abbienti. Meno stato quindi , più mercato e più libertà. Ce lo insegna la storia, non quella italiana dove lo Stato non è mai stato pubblico ma proprietà privata e dove il privato e il mercato non sono stati mai liberi  ma il travestimento delle burocrazie funzionale a continuare a fare il proprio comodo alle spalle dei contribuente. Ce le ricordiamo o no le liberalizzazioni e privatizzazioni all’italiana?Altro passaggio fondamentale: lotta all’oppressione fiscale, ai monopoli (anche nelle professioni) e alla burocrazia. Queste riforme non potranno mai essere realizzate da politici (eletti dagli italiani, soliti ad un uso generoso del loro di dietro) che hanno creato un sistema fiscale demenziale, appartenenti a professioni protette, al vertice di un sistema di potere fondato sulla intoccabilità dei vertici ministeriali (altro che spoils system).

venerdì 17 maggio 2013

RIFINANZIAMENTO CASSA IN DEROGA E PROROGA PRECARI P.A.: PRIMA CHE ANCHE QUESTI SOLDI FINISCANO (E POI?), FACCIAMO IN FRETTA QUELLO CHE IL NOVELLO QUARTETTO CETRA SINDACALE NON VUOLE (PER COLTIVARE SOLO IL SUO ORTICELLO)

L'esplosione della rivolta sociale è solo rinviata. Il governo Letta/Alfano (non poteva essere altrimenti) dice di aver trovato finalmente i soldi per rifinanziare la Cassa Integrazione “in deroga” e per prorogare fino al 31 dicembre i contratti dei precari della PA. Sulla CIG in deroga, non noi ma i tifosi dell'inciucio (tra cui Angeletti) fanno finta di cadere dalle nuvole lamentandosi che questi soldi provengano per metà “dai lavoratori” dato che sono stornati dagli incentivi ai premi di produttività e dai fondi per la formazione professionale. Forse non tutti sanno che quando sindacati di questo tipo urlano di dolore in nome di presunti “lavoratori” in realtà usano gli stessi come scudi umani perchè quei soldi tipicamente vanno a foraggiare principalmente la burocrazia sindacale.E poiché quel tipo di sindacati vede ormai solo nel denaro la propria ragione di esistenza, osserviamo che, non volendo, il governo ha pescato bene le risorse e i destinatari del rifinanziamento potranno dire, in tema di redistribuzione del reddito, che quanto non si è mai riuscito a fare nella società italiana è riuscito nel più ristretto panorama sindacale. Direbbero i sociologi (nonostante il pianto di Angeletti) che si sono realizzati in quel laboratorio dei primi elementi di giustizia sociale. Quanto alla proroga di 6 mesi dei contratti dei precari della PA, nessuno per ovvi motivi (cercate pure se volete) se l'è sentita di sollevare critiche specifiche. Il cuore direbbe di trovare una soluzione di stabilizzazione definitiva ma il cervello (non crediate, anche quello degli stessi precari) ci dice che né la proroga né la stabilizzazione (e tanto meno la cacciata) , in questo contesto, possono essere soluzioni oneste a una questione che per motivi ideologici nessuna delle forze politiche in campo sembra essere in grado di affrontare di petto.
E' indubbio: siamo in recessione e questo può giustificare la difficoltà di uscire dall'impasse. Ma il confronto con ciò che sta accadendo nel resto del mondo sviluppato e anche all'interno dell'Unione Europea dovrebbe farci riflettere e dovrebbe convincere il novello Quartetto Cetra (Camusso-Bonanni-Angeletti-Centrella) a lasciar perdere il vecchio repertorio e a cercarsi nuovi autori.
USA, Giappone e Regno Unito stanno crescendo. Nell'Eurozona i Paesi a noi paragonabili (per dimensioni) , Francia e Germania, se la stanno cavando meglio di noi. L'Italia ha un dato preoccupante soprattutto relativamente alla disoccupazione. Proprio lì, sul Lavoro, la Germania ha saputo cambiare marcia. Cosa che noi ancora non ci mettiamo in testa di fare. I più grossi sindacati di casa nostra non sembrano essere in grado di aiutare i lavoratori a attraversare il guado. Hanno paura di perdere potere, influenza, soldi. Sta ai lavoratori svegliarsi e scegliersi altri compagni di viaggio, pena la fame e l'emigrazione forzata dall'Italia.Altro passaggio critico è quello delle tutele e del mantenimento dei diritti. In Italia abbiamo una specificità: solo una consistente minoranza di imprenditori crede anche in una propria funzione sociale. Le Associazioni datoriali più seguite purtroppo risentono e nella peggiore delle ipotesi assecondano un atteggiamento egoistico, speculativo e piratesco di una ristretta maggioranza del mondo imprenditoriale e professionale. E questo è un grande problema, perchè la ritrovata competitività in un ambito di civiltà del mondo del lavoro richiede una qualità media dei protagonisti che difetta nel mondo datoriale. Ecco perchè qualsiasi processo di riforma (contrariamente a quanto ritenuto dalla corrente di pensiero Treu-Biagi-Sacconi-Damiano-Fornero) non può non vedere il rafforzamento di un soggetto pubblico che accompagni le novità con una vigilanza potenziata, intelligente, comprensiva o dura a seconda delle variabili esigenze, a tutela del soggetto più debole. Oltre al potenziamento, finchè la Giustizia non sarà in condizione di riorganizzarsi, dell'arbitrato come strumento privilegiato nella risoluzione (a costo zero per i lavoratori) delle controversie di lavoro.Perchè non esistono scorciatoie nel cammino verso più elevati livelli di civiltà nel mondo del lavoro e perchè non è giusto che, a seconda della maggioranza al potere, chi dovrebbe essere imparziale (la vigilanza statale) indossi l'una o l'altra maglietta.E a garanzia dei lavoratori va garantita accessibilità e pari dignità a tutte le organizzazioni sindacali in qualunque posto di lavoro, accantonando una volta per tutte le tentazioni di monopolizzare la rappresentanza e la contrattualistica. Diritti e garanzie, poi, uguali per tutti i singoli lavoratori, qualsiasi sia il loro contratto e la dimensione delle aziende in cui lavorano. In altre parole, l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori va esteso a tutti e l'art. 19 va riformato, prevenendo indebite e interessate operazioni di manipolazione della rappresentanza sindacale da parte dei soliti noti. Venga messo in soffitta pertanto l'accordo scellerato (in odore di porcellum) tra triplice e confindustria del giugno 2011.
Ma dove occorre mettere le mani, una volta per tutte, una volta preparato il campo di gioco? I CCNL vanno mantenuti ma completati da contratti territoriali e aziendali che possano derogarli. Qualcuno ricorderà che oltre (naturalmente) a Sacconi solo noi, a livello nazionale abbiamo colto gli spunti interessanti del famoso articolo 8. Pur trattandosi da parte di Sacconi di una marchetta pro Fiat e pro Marchionne, l'errore di gran parte del mondo sindacale è stato però quallo di lasciare in mani inadeguate (e malintenzionate) la bandiera del nuovo e della flessibilità. Occorre superare tutte le precedenti riforme liberalizzando i contratti di lavoro anche andando oltre a quanto fatto in Germania.Giusto detassare completamente le nuove assunzioni. Giusto premiare la produttività con norme più organiche e generalizzate ma sacrosanto valorizzare i contratti di solidarietà o la partecipazione dei lavoratori all'azionariato d'impresa in coerenza con una seria valutazione delle effettive prospettive di mercato di una azienda. Lasciar fallire le aziende decotte e fuori mercato ma salvaguardare, con l'apporto responsabile dei lavoratori, quelle che possono essere rilanciate, specie in territori difficili (esempio la Sardegna) dove lo Stato potrebbe fare molto instaurando zone franche dal punto di vista fiscale. Due questioni vanno infine affrontate una volta per tutte, in maniera corretta. Il reddito di cittadinanza al posto degli attuali ammortizzatori sociali. Vanno superate le resistenze degli altri sindacati che si frappongono ogni qual volta una scelta diminuisca il loro ruolo. Ma va anche scongiurato (e questo accade da anni con la CIGO e la CIGS) il fenomeno della perdita di stimoli e motivazioni da parte dei lavoratori con la durata eccessiva dei trattamenti. E poi una volta per tutte va debellata la schiavitù nel mondo del lavoro: quella apertamente illegale (il caporalato, rimasto indifferente alla strombazzata stretta repressiva sterilmente e fumosamente dettata dalla CGIL) e quella legalizzata delle cooperative. Va tolta una volta per tutte la vigilanza ai vigilati (le Centrali cooperative che revisionano per conto dello Stato le loro stesse cooperative che pagano loro la quota associativa) e affidata completamente allo Stato, dando più poteri agli ispettori, almeno finchè non sarà fatta pulizia di tutti gli amministratori delinquenti. Va immediatamente sanata la posizione degli extracomunitari che lavorano, vanno chiusi i CIE e va offerta a questi esseri umani, anche per prevenire gravi fatti delinquenziali, una alternativa alla schiavitù e al degrado. La polemica sullo ius soli è sospetta in quanto è chiaro che è condotta non per fare il bene degli esseri umani ma perchè si spera o si teme che l'afflusso di nuovi elettori possa cambiare gli equilibri elettorali.
Quanto alla proroga dei contratti precari della PA, la stessa (è bene che si dica la verità a questa gente) è un semplice rinviare il problema. Vorremmo dire a quei lavoratori, per lo più giovani, di affrancarsi dalla pelosa solidarietà dei sindacati dei lavoratori pubblici che fingono di tutelarli. La possibilità per loro di conservare un posto di lavoro, valorizzare l'esperienza fatta e la loro professionalità è nella costruzione di una nuova PA. Proprio quello che temono i sindacati pubblici “rappresentativi” collusi con politica e dirigenza. La Pubblica Amministrazione italiana, così come la conosciamo, è vicina alla scadenza semplicemente perchè è divenuta impopolare e spesso inutile agli occhi dei cittadini.Più volte abbiamo indivuduato nelle Banche e nello Stato i nodi della crisi italiana. E in particolare nell'attuale personale pubblico, sia funzionari che dirigenti, un elemento fondamentale del cambiamento. Solo chi è “dentro” infatti può, al contrario del resto dei cittadini che sono all'esterno, comprendere e indicare ai soggetti preposti dove va usato il bisturi, dove le manette e dove invece andrebbero sviluppate nuove competenze e immesse, tramite i processi di mobilità interna, nuove risorse umane. Il personale di ruolo è restio a mettersi in gioco, per timore di perdere benefici consolidati. A nostro parere potrebbero essere proprio i precari della PA il soggetto motore per perseguire soluzioni nuove e rivoluzionarie, all'interno delle Amministrazioni, proprio perchè è più incerto il proprio destino. Temiamo invece che seguire la linea illusionistica di CGIL-CISL-UIL (state con noi perchè prima o poi vi faremo assumere tutti) possa portare al disastro. Un po' come è accaduto al resto del personale pubblico che, dopo anni di sacrifici, di rinuncia (col meccanismo delle RSU farlocche e della rappresentatività truccata) alla vera democrazia partecipativa, di sostegno economico a sindacati in realtà comandati dai direttori del personale, di debolezza e involontaria complicità nel non affrontare i temi della produttività legata a una effettiva pubblica utilità, è stato mandato allo sbaraglio da quei stessi sindacati nei confronti dell'opinione pubblica (già avevano la nomea di fannulloni e raccomandati prima ancora dell'avvento di Brunetta) tanto che nessuno si scandalizza più, in Italia, se per tre milioni di lavoratori l'adeguamento economico è stato, è e sarà bloccato per anni.
In conclusione, poiché la realtà muta in maniera sempre più convulsa e la puzza di zolfo aumenta, sarebbe ora che i la maggioranza dei lavoratori privati e pubblici chiedesse a CGIL-CISL-UIL la restituzione dei propri cervelli e portafogli indebitamente a loro lasciati in custodia da trent'anni.
Ce la farà?


SOSPENDERE (E QUANTO PRIMA SOPPRIMERE) L'IMU SUI CAPANNONI INDUSTRIALI E NEL COMPARTO TURISMO E COMMERCIO: FACCIAMONE ANCHE COME LAVORATORI LA NOSTRA BATTAGLIA (SE ASPETTIAMO “DAVIDE” LETTA...)

Di solito non siamo mai d'accordo con Confindustria e Confcommercio che, non a caso, hanno scelto come proprio partner preferenziale la triplice sindacale. Due facce della stessa medaglia, di quella rappresentanza del mondo produttivo che ha contribuito, con la sua iperpoliticizzazione e il suo servilismo alla politica, alla rovina economica del paese. Però stavolta dobbiamo dare loro ragione. Va bene che ormai questi settori (PMI, Artigianato, Turismo, Commercio) sono “più di là che di qua”. Ma proprio perchè il massaggio cardiaco dura da tanto tempo e certe fatiche vanno ricompensate, ci sembra opportuno che questa volta il governo permetta al soccorritore di continuare il suo tentativo.Ci auguriamo che lo schieramento “trasversale” che sin d'ora, in Parlamento, si sta formando per rimediare al disastro in sede di emendamenti al decreto, si allarghi sempre di più.Si dice che la estensione era nelle intenzioni ma che problemi tecnici insormontabili non lo hanno consentito. Ci risulta però che da tempo certe poltrone decisionali siano ad esclusivo appannaggio dei supertecnici che evidentemente quando hanno accesso alle stanze dei bottoni ministeriali si trasformano in fretta da formiche a cicale, da piloti abilissimi della finanza pubblica a (finti) imbranati neopatentati. Forse perchè quando le coperte sono corte già si sa da dove la forza che le tira a sé è più debole (ossia meno tutelata politicamente)? Ci risulta che i tempi siano stretti (per l'imminenza del pagamento della rata e per i vincoli europei) e che il governo sia pronto a blindare il decreto, non consentendo emendamenti. E per fortuna che Enrico Letta, l'astro nascente, ha detto, nel discorso per la Fiducia "Ho pensato molto al personaggio biblico di Davide nella valle delle nostre paure davanti al Golia di sfide gigantesche. Dobbiamo spogliarci della spada e dell’armatura che ci appesantirebbero. Ci serve il coraggio di mettere da parte prudenza politica e la fiducia”. Evidentemente è bastato il primo ostacolo, la gestione della patata bollente IMU, a far riconsiderare al personaggio biblico evocato, ammaliato anch'esso dalle atmosfere ministeriali, l'opportunità di rimettersi la corazza e di lasciare la spada ad Equitalia che busserà con essa alla porta dei produttori in difficoltà. Che eroe!