Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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mercoledì 9 dicembre 2015

IL FUTURO DI PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA? NELL'AGRICOLTURA

AGL: siamo pienamente d'accordo con l'autore di questo articolo e con il Prof. Ichino. Solo alcune precisazioni:

  1. ci sembra che sia venuto il momento, ormai che la frittata è fatta e gli altarini sono scoperti, che anche i Ministri Madia e Poletti dicano chiaro, perchè è questo che vuole il Paese (e a questo invece si oppongono i sindacati nemici del Governo) che per pubblici e privati debbano valere le stesse regole (e sarebbe grave se la riforma della PA andasse in direzioni diverse).Si operi quindi sulle norme esistenti per spazzare via questi dubbi.
  2. I rituali, continuati e noiosi piagnistei della FP-CGIL non commuovono nessuno. Ci mancherebbe altro che nella PA non venissero licenziati per giusta causa coloro che commettono reati. Il problema è che sarebbe ora che anche nel pubblico ci fossero i licenziamenti per gmo (giustificato motivo oggettivo). Che , in parole povere, è lo strumento per risolvere il problema che si crea quando un posto di lavoro non serve più o serve troppo poco (e non è questa la situazione addirittura di interi rami delle Pubbliche Amministrazioni?)
  3. E non è che se la sentenza della Cassazione è arrivata dopo due giorni dalla manifestazione per il contratto questa sia una rappresaglia del sistema. Come già da noi scritto, è la categoria, grazie a quei sindacati, che si è autocastrata da anni. Il blocco dei contratti è conseguenza di quel che pensa l'opinione pubblica dei pubblici dipendenti.
  4. Occhio però ai furbetti del posticino. Non è che ora che si sta per licenziare sul serio va fatta tornare di moda la ripubblicizzazione, che è cosa buona e giusta. E no, belli! Qui occorre una politica dei tre tempi. Prima ripuliamo la PA dai delinquenti e dai corrotti, poi la alleggeriamo dei fannulloni e degli inutili con licenziamenti mirati e poi, per non farla ri-pappare da CGIL,CISL, UIL, CONFSAL, UGL, ecc. la cambiamo, decontrattualizzandola e rilegificandola! Solo così certi giochetti finiranno una volta per tutte! E rilanceremmo l'attività agricola soprattutto al Meridione.




I dipendenti del pubblico impiego sono licenziabili come quelli del settore privato!


Il cosiddetto Jobs Act lascia aperti i dubbi di interpretazione sulla parità tra pubblico e privato e la Cassazione cerca di fare chiarezza sul tema. Seppure la sentenza faccia riferimento alla riforma Fornero del 2012 , la Cassazione ha ritenuto applicabile al riformato articolo 18, anche al pubblico impiego. Tale pronuncia apre ovviamente il capitolo dell’applicazione delle “tutele crescenti” anche al pubblico impiego e ciò proprio perché la riforma del lavoro di Renzi ha lasciato (volutamente?) dubbi di interpretazione. Con questa sentenza, che farà giurisprudenza, i licenziamenti nel pubblico impiego saranno finalmente parificati a quelli del settore privato. E’ una sentenza che contrariamente a quanto sostenuto dai Ministri Madia e Poletti, riguarda chiaramente il pubblico impiego.
La sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 24157 del 25 novembre 2015 ha stabilito, quindi, che l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla legge Fornero, si applica anche ai dipendenti pubblici. I giudici della Cassazione hanno precisato che è innegabile che il nuovo testo dell’art. 18 legge come modificato dalla legge Fornero (art. 1 legge n. 92/2012,) trovi applicazione ratione temporis al licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici, eliminando molti dubbi interpretativi e avallando la tesi di chi, come il senatore Ichino, ha sempre sostenuto che la riforma dell’art. 18 si applicasse anche al pubblico impiego perché una norma speciale di esclusione non c’è mai stata. Ma i dubbi sul presente permangono, la sentenza non chiarisce affatto se il c.d. Jobs Act –  in realtà il decreto sul contratto a tutele crescenti – si estende anche ai dipendenti pubblici assunti dal 7 marzo in poi.  Ebbene, una precisazione è d’obbligo, il decreto sul contratto a tutele crescenti non modifica l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori che resta com’è e dov’è.
Il decreto n. 23/2015 introduce nuove regole per gli assunti dal 7 marzo in poi, senza abrogare l’art. 18 dello Statuto e delimitando all’art. 1, il campo di applicazione delle nuove regole. Infatti, il contratto a tutele crescenti si applica a operai, impiegati e quadri, un sistema di classificazione del personale proprio del lavoro privato, che potrebbe mascherare l’intento del legislatore di escludere i dipendenti pubblici. L’art. 1, d. lgs. n. 23/2015 non contenendo alcuna esclusione e nella formulazione operata dal legislatore, giustifica i dubbi sull’estensione di tali regole anche ai lavoratori pubblici, dubbi che permangono anche alla luce della sentenza della Cassazione del 25 novembre 2015. In realtà,  i tempi sarebbero maturi per il superamento delle disparità tra dipendenti pubblici e privati e per l’applicazione delle stesse regole che valgono per i lavoratori privati anche per i lavoratori pubblici. Trovo curioso che si parli di discriminazione tra dipendenti privati quando si tratta delle tutele crescenti e si dimentica la più grande delle discriminazione: quella tra  lavoratori pubblici e privati.
07/12/2015

mercoledì 26 dicembre 2012

lunedì 27 agosto 2012

VICENDA DEI MAROCCHINI LICENZIATI A TORTONA (AL) CON UN CARTELLO.PONIAMOCI ALCUNI INTERROGATIVI.

Questa la notizia
E questo è il servizio del TG3
Ringraziamo tutti i partiti, i sindacati e le associazioni locali che si sono mobilitati per dare aiuto a queste persone.
Però, in un momento in cui il Ministro Fornero afferma che con le sue misure cambierà in maniera decisiva il mondo del lavoro, crediamo sia necessario porsi alcune domande. Perchè forse il vero cambiamento del lavoro in Italia parte dalle relative risposte.
  1. siamo ricchi di Associazioni datoriali di tutti gli orientamenti e tendenze. Anche in campo agricolo. La storia del lavoro nei campi è stata molto dura nel nostro Paese. Queste cose le abbiamo viste da anni. Eppure: quanto tempo è ancora necessario affinchè si porti un po' più di civiltà nel mondo agricolo italiano? Stanno lavorando su questo le Associazioni o fanno finta di non vedere per non perdere iscritti o potenziali iscritti?
  2. Visto che le Aziende della Grande Distribuzione amano essere protagoniste di convegni sulla Responsabilità Sociale, non hanno nulla da dire su questi episodi? Non dovrebbero essere loro, visto che non possono non sapere, a dissuadere questi loro fornitori dal comportarsi in questa maniera?
  3. Notare un passaggio importante. Non è che l'azienda abbia interrotto i rapporti dopo un verbale conclusivo dell'Ispettorato del Lavoro o di qualche altra Autorità di controllo. No: i lavoratori si sono rivolti alle Autorità, i datori l'hanno saputo (da chi?le indagini, in certi casi non dovrebbero essere segrete?) e hanno cacciato in quella maniera i lavoratori. E nessuna Autorità ha reagito (non dico per i lavoratori, ma almeno per tutelare la sua immagine e il suo prestigio) Sorgono spontanee delle domande:
    a) quali sono le condizioni operative degli Ispettorati del Lavoro sul territorio?Da quanto dura questa situazione? Cosa si è fatto in concreto da parte dell'Amministrazione e da parte di ogni Sindacato del lavoro pubblico?
    b) l'Italia è un Paese libero. Ma la legge esiste ed è più o meno fatta rispettare. Se rubi al supermercato la guardia giurata ti impedisce subito di farlo. Se rubi in un appartamento i Carabinieri ti pigliano, subito o arrivano a te con le indagini. Quindi grande attenzione alla tutela del patrimonio. Così come alla tutela delle donne e dei bambini. Perfino degli animali (c'è stato un inasprimento delle sanzioni anche in questa materia). Se metti la macchina in divieto di sosta arriva il vigile che ti fa la multa e se necessario chiama il carro attrezzi. Il tratto comune è questo: se ti comporti in una certa maniera l'Autorità interviene subito a fermare l'illecito e a porre fine al danno. Adesso anche allo Stadio. Nel mondo del lavoro, no. Il datore di lavoro può combinare qualsiasi cosa (schiavizzare le persone, affamarle, rovinare le famiglie licenziandole, consentire a un capo reparto di minacciare gli operai, procurare incidenti anche mortali,ecc.) ma il lavoratore, per avere giustizia, deve aspettare anni per averla, a spese sue, con la concreta possibilità, poiché oggi va di moda, che il lavoratore si veda dare torto perchè magari non ha potuto pagarsi il migliore avvocato. Nel mondo del lavoro (chissà chi l'ha deciso e ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i sindacati “conflittuali”) non esistono attività di intelligence, sotto copertura (cioè in incognito), riprese con telecamere nascoste, riprese (a scopo dissuasivo, per esempio nei cantieri) con telecamere fisse (collegate alle forze dell'ordine o, basterebbe, con gli ispettorati del lavoro -signori, avete i Carabinieri nelle DPL, lasciateli lavorare, loro saprebbero cosa fare) . Ma soprattutto non esiste (è vietato da anni persino pensarlo) il pronto intervento. Ve l'immaginate una “squadra mobile” dell'Ispettorato del Lavoro?Solo in un caso questo avviene: quando c'è da andare a constatare il decesso di un operaio sul lavoro. Quando chi uccide o rovina un lavoratore avrà la stessa paura di essere colto sul fatto e punito che oggi ha chi ruba una mela al supermercato allora potremo dire di essere un Paese civile. Prima no: mettetela come volete ma in materia di lavoro siamo ancora un Paese di ipocriti, di illusi, di struzzi che mettono la testa sotto la sabbia. Ministro Fornero, ci dimostri che Lei non lo è.
  4. Ma il passaggio che a nostro parere è intollerabile è quello relativo alla notizia che l'attività sia passata a una cooperativa con lavoratori indiani. E l'impegno di chi prima aveva reagito sembra fermarsi lì, così come l'indagine del giornalista (e speriamo che non sia così per l'ispettorato del lavoro, per la Procura e per il Ministero dello Sviluppo Economico).
    a) ma scusate: forse che una cooperativa è autorizzata a pagare un lavoratore agricolo 4 euro l'ora?
    b) ma ri-scusate: forse i lavoratori indiani sono esseri umani di serie B o crumiri da punire, visto che per loro quelle condizioni sembrano accettabili da parte di chi non dice altro?
    c) e, ripetiamo, su questi sviluppi, le Associazioni datoriali (Agricole, della Grande Distribuzione) e le Centrali Cooperative non hanno nulla da dire? E il famoso tavolo della Prefettura è stato sparecchiato? E l'Osservatorio sulle Cooperative presso la DPL di Alessandria?E il Ministero dello Sviluppo Economico (autorità di vigilanza sulle cooperative)? Non sarebbe meglio prevenire piuttosto che muoversi dopo che ci scappi il morto o che delle persone continuino a soffrire una condizione di schiavitù? Ah, dimenticavamo: per la legge italiana il mondo del lavoro è come gli Stadi di calcio di una volta: tutti vedono, tutti sanno cosa succede ma non si interviene perchè non è opportuno. Sempre che qualcuno non rimanga accoltellato.



Sappiano però i lavoratori, italiani e stranieri, che questa situazione non migliorerà senza lottare non solo per sé ma per tutti. Quindi starà a loro, organizzandosi in maniera continuativa e incisiva, dando fiducia a veri sindacati, non a propagandisti politici di ogni colore, rischiando di persona, conquistarsi nuove leggi e, intanto, far applicare seriamente quelle che esistono già.


giovedì 19 luglio 2012

DIRIGENTI LICENZIATI: DALLE PAROLE, AI FATTI. ESTENSIONE DELLE TUTELE, NUOVE PROSPETTIVE DI REIMPIEGO: PER GUIDO E PER I FUTURI "GUIDO"


Stamattina abbiamo letto con sincera partecipazione il seguente articolo:
http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/12/07/istat-dramma-disoccupazione-interviste.html
Già lo sapevamo.
Dai dati ISTAT si evince che quella dei dirigenti privati è una categoria falcidiata. E' noto da tempo il fenomeno dei dirigenti i quali, per non perdere un posto di lavoro sono costretti a demansionarsi ossia a retrocedere a quadro, a collaboratore a progetto o addirittura ad aprirsi una partita IVA.

Anche per i dirigenti trovarsi improvvisamente disoccupati a 50 anni è un trauma. Alla luce di ciò, riteniamo che l'attuale regime di assenza di tutela reale e di libera licenziabilità non sia più né attuale né umanamente accettabile, specie in un processo produttivo che rende sempre più essenziale e non accessoria la presenza di chi si assuma responsabilità di guida ai più alti livelli aziendali. Sarebbe poi opportuno che anche alla categoria dei dirigenti venga esteso il trattamento di mobilità visto che ne pagano la contribuzione. Capitolo aperto e di attualità è anche quello di una adeguata formazione che riqualifichi i dirigenti temporaneamente espulsi dal lavoro nonché di una rinnovata tutela assistenziale, assicurativa, previdenziale.

E' oggi possibile, in Italia, una alleanza tra le categorie dei dirigenti e quelle degli altri lavoratori contro questi selvaggi processi di precarizzazione , parcellizzazione e delocalizzazione delle imprese.

E' ora che i Sindacati dei manager, dei dirigenti e delle alte professionalità imparino a tutelare alla stessa maniera sia il dirigente classico che quello di tipo nuovo (precario o atipico). E qui la ADIR-AGL, la più giovane Federazione italiana di categoria, saprà fare la sua parte, innovando anche il modo di fare sindacato, troppo appiattito , da parte delle Confederazioni più vecchie (CIDA e CONFEDIR che non a caso stanno avviando un processo di fusione) sul potere e sulla condivisione e compresenza nella stanza dei bottoni e dei compromessi al ribasso.

Cominciamo dalle cose concrete: un dirigente licenziato a 50 anni (e oltre) è una risorsa di esperienza e di capacità da mettere al servizio della collettività e del mondo produttivo e imprenditoriale. Favoriamo, anche normativamente la possibilità dell'utilizzo di queste figure nei processi di apprendimento delle imprese italiane che vorranno e dovranno essere protagoniste della crescita. Si è sempre detto: ora più che mai è ora di farlo. E la ADIR-AGL spingerà, con o senza le altre, in questa direzione.

sabato 30 giugno 2012

IL GOVERNO SI PREPARA A TAGLIARE DIECIMILA DIPENDENTI PUBBLICI?

Lunedì il Governo incontrerà Sindacati ed Enti Locali. Mancano 10 miliardi di euro.Il debito pubblico è di duemila miliardi di euro . Se ne potrebbe uscire con un aumento dell'IVA dal 21 al 23% ma è sconsigliabile perchè bloccherebbe la crescita.
Il ventaglio delle possibilità riguardo ai tagli comprende:imposta sulla casa, Province, pubblico impiego.Inutile negarlo: è su quest'ultimo che si sono accesi i riflettori.E' infatti illusorio pensare che questa sia la volta buona per la soppressione delle provincie e delle migliaia di enti strumentali che foraggiano il sottobosco politico.
Innanzitutto blocco delle tredicesime, delle telefonate verso i cellulari, riduzione importo dei buoni pasto.Poi 10.000 esuberi con messa in mobilità per 2 anni all'80% dello stipendio lordo.Si sta studiando una deroga alla riforma Fornero per mandare in pensione molti altri statali vicini ai 60 anni.Si mormora di tagli di un dirigente su 5 e un funzionario su 10.
Reazione dei sindacati? Prevedibilmente abbaieranno alla luna e ingoieranno il boccone. Come è avvenuto in passato in situazioni analoghe. Certo, non così traumatiche come questa spending review.
Si preparano, per migliaia di famiglie, spesso monoreddito e in situazione finanziaria non facile, di impiegati pubblici, tempi durissimi.La povertà, le mense della Caritas e i dormitori già sono nel concreto orizzonte dei pensionati pubblici futuri (si parla di pensioni al 40-50% dell'ultimo stipendio). Tra poco entreranno anche in quello di molti impiegati dai 55 anni in poi.
Ma anche per la Pubblica Amministrazione siamo a una svolta storica (qualcosa l'abbiamo visto, come un trailer, nella situazione greca). Salterà il patto non scritto che da decenni, in cambio di una stabilità di fatto del posto di lavoro, otteneva sostanziale accondiscendenza da parte dell'impiegato e delle sue rappresentanze. Probabilmente la PA porterà dentro se stessa una guerra dalle caratteristiche inedite. I sindacati interni non hanno il know how per gestirla e condurla. E' ipotizzabile il sorgere di soggetti sindacali con caratteristiche conflittuali (veri, non quelli che ci sono ora, che il giorno scrivono comunicati di fuoco e la notte si mettono d'accordo al pari degli altri con la dirigenza per fare carriera).
Altro fenomeno spiacevole che sicuramente si verificherà sarà la discriminazione concordata (come avviene nel privato) per far sì che tra gli esuberi vi siano soprattutto i soggetti più scomodi, per dirigenza e sindacati:gli indipendenti, quelli che producono più degli altri ma hanno il difetto di avere una dignità (a rischio, quando la gerarchia non è determinata dal merito ma dalle entrature) e di pensare con la propria testa. Ne verrà un danno enorme, un crollo qualitativo del personale, forze il colpo decisivo per la povera PA italiana e per i suoi cittadini-utenti-contribuenti, ancora più sfortunati.
Un consiglio: non delegate più a nessuno, diventate tutti sindacalisti e politici di voi stessi, colpite il privilegio prima che sia questo ad affossare la vostra vita. Se sapete qualcosa, parlate, denunciate, riferite. Ci sono segreti nella PA che voi soli conoscete perchè da anni siete lì dentro.Forse esiste ancora una parte dello Stato, che in buona fede, crede nella legalità e nella giustizia. Meglio combattere che attendere che la bufera passi.Se proprio è destino che dobbiate soccombere, vendete cara la vostra pelle.E se perderete il posto, non abbattetevi. Fuori della PA ci sono tante possibilità di affermarsi a vostra disposizione, se ne avete le qualità (che sicuramente non hanno dirigenti raccomandati che solo in questa PA potrebbero essere assunti: fuori non sopravviverebbero).