Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

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venerdì 10 gennaio 2014

LA POSIZIONE DELL'AGL SUL JOBS ACT DI RENZI

Abbiamo letto con interesse il documento elaborato dalla nuova Segreteria del PD e, nello spirito fatto proprio da chi l'ha redatto, forniamo anche noi un parere franco e spassionato.
Il metodo, per carità, è, politicamente più che corretto. Ma non ci sembra opportuno e spieghiamo perchè. E' dal 2012 che Renzi, allora facendo proprio il frutto del lavoro di anni del Prof. Ichino, aveva detto chiaramente quale fosse la sua proposta di riforma del lavoro. Chi l'ha votato nelle primarie lo ha fatto essendo a conoscenza di quelle proposte. Ora, che ha realizzato quanto sognato, ossia che si è preso il PD con una schiacciante maggioranza del 70% di consensi su una platea di 3 milioni e passa di votanti, dopo peraltro aver picchiato duro contro la linea conservatrice della CGIL e strizzando l'occhio al primo Marchionne, non può improvvisamente divenire incomprensibilmente così cauto e prudente. Doveva imporre, o tentare di imporre, così come sta facendo su altre importanti questioni, al governo Letta, a una maggioranza e a un Parlamento impotenti e delegittimati una sorta di diktat: la riforma del lavoro entro non 8 ma 1 o 2 mesi. Perchè è il lavoro l'emergenza italiana n. 1, quello il problema che potrebbe a breve mettere in discussione la democrazia nel nostro Paese. E invece no. Nonostante l'appoggio entusiastico di Bonanni (certo, non indicativo, poiché la CISL dà ragione al più forte indipendentemente da chi sia e dal suo colore politico) e dell'Europa, Matteo su questa riforma sembra aver grandi timori. Forse perchè ricorda la reazione della CGIL di Cofferati al tentativo di riforma del governo Berlusconi? Chissà... Tony Blair (per richiamare una figura in queste settimane oggetto di un accostamento da parte della stampa americana) se ne sarebbe fregato degli ostruzionismi o degli avvertimenti del più forte dei sindacati. O delle stoccate prolettiane dell'ex presidente dell'Istat diventato, chissà perchè proprio lui, inopinatamente, Ministro del Lavoro. Oltre a un “Fassina chi?” ci saremmo aspettati in questi giorni da Renzi anche un “Giovannini chi?” e certo eventuali dimissioni non avrebbero sconvolto il mondo del lavoro, anzi... (chiedere a Squinzi per averne conferma). Sacrosanta ma incompleta l'affermazione in base alla quale i posti di lavoro vengono creati dagli imprenditori ma non dalle leggi. Incompleta perchè avrebbe dovuto precisare che le leggi sono il frutto del lavoro della politica e se le leggi fossero totalmente ininfluenti non si comprenderebbe allora la ragione dell'esistenza di Renzi e del Jobs Act che propone. Ma soprattutto che (e qui volevamo più chiarezza nei confronti della Cgil) non è più tempo (nè ci sono risorse) per campagne di creazione di posti di lavoro pubblici in emergenza, tanto meno nella Pubblica Amministrazione, come si fece nel 1978, per fungere da valvola di sfogo delle tensioni sociali. E (nei confronti della Fiom) che è vero che vi sarebbe necessità di assunzioni per lavori socialmente utili (risanamento del territorio, messa in sicurezza delle scuole, ecologia, energia, ecc.) ma è impossibile che ciò possa realizzarsi né con assunzioni statali né dirottando fondi da destinazioni (Tav, grandi opere, armamenti, ecc.) per le quali si decise anni fa, impossibili ormai da recuperare e che creerebbero per lo Stato più oneri che benefici immediati. E poi che la crescita, la sola che, pur con un gap temporale di circa un anno, potrà far creare alle aziende posti di lavoro, richiede scelte precise e non più rinviabili: l'aumento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti con la riduzione del cuneo fiscale non a carico dei contribuenti ma della parte improduttiva della PA, in modo che gli stessi possano acquistare, nel mercato interno, i beni da essi prodotti e l'unica operazione che a breve possa attirare gli investimenti necessari (quali imprese italiane infatti secondo la Fiom potrebbero fare altrettanto, con questa crisi, tenuto conto che lo stesso Marchionne ha fatto pagare alla Chrysler l'acquisto delle azioni con cui Fiat ha assunto il controllo di quella casa automobilistica?): rendere attraente l'Italia per gli investimenti stranieri attraverso l'introduzione di ampie zone franche fiscali a burocrazia zero (Renzi parla degli investimenti stranieri nel documento ma ponendo l'accento sulla semplificazione più che sull'aspetto fiscale). A spese di una PA che ormai procura danni a tutti per il solo fatto di esistere, andando contro e infrangendo qualsiasi regola imposta dall'Europa che si frapponga a questa liberazione di risorse e opportunità. Più che di visione per i prossimi anni e di piccoli interventi per i prossimi mesi, avremmo preferito che Renzi parlasse di New Deal, di politiche di settore (più avanti, è vero, si parla di politiche industriali ma senza anticiparne le direttrici e quindi le scelte conseguenti , soprattutto relativamente al manifatturiero, esempio Fiat, Ilva, ecc.) e di interventi shock. Non vorremmo che questa prudenza derivi da segnali già ricevuti da qualcuna delle lobby che si dice manovrino trasversalmente tutte le forze politiche. Sarebbe gravissimo e sconfortante. Ci sembra poi riduttivo, nel momento in cui si evoca la globalizzazione come scenario da considerare comunque ancora positivamente, aver implicitamente liquidato una questione (in Italia cara tradizionalmente solo alla Lega Nord) , quella di una versione riveduta e corretta ma attuale dei dazi o, più complessivamente, di una migliore gestione dei rapporti commerciali nei confronti di realtà che rischiano entro breve di far appassire qualsiasi nuova velleità di rafforzare lanostra bilancia commerciale. Vi assicuriamo che negli Usa e in quei Paesi che già stanno assaporando la ripresa è una questione tutt'altro che superata o messa in soffitta. Pensavamo poi che Renzi (altre figure di statisti che hanno fatto la storia non avrebbero perso questa occasione e non si sarebbero fermati per paura delle rampogne di Grillo o di Repubblica) avesse innovato andando oltre la trita e ritrita polemica su una fantomatica classe dirigente responsabile di ogni male italiano. Lui e il suo gruppo ne fanno parte, certo criticamente, da anni, ma da decenni stiamo aspettando qualcuno, in politica , che abbia il coraggio di rimproverare anche l'italiano medio dei suoi comportamenti più inaccettabili. Il leader deve essere anche, a volte, ruvido e impopolare nel dire in faccia a chi vuol governare quali sono i difetti da eliminare (la mancanza diffusa di senso civico e di spirito di squadra, l'opportunismo, il qualunquismo, il mito della furbizia e dell'illegalità, i pregiudizi territoriali e razziali, la tendenza ad evadere il fisco, il malcostume della raccomandazione, ecc). E questo Renzi, l'ennesimo piacione di turno, non sembra volerlo fare, per ora. Fermare l'emorragia dei posti di lavoro: anche questa una formulazione ambigua. Delle due l'una: o vuoi che comunque i lavoratori permangano il più possibile in azienda (e allora riduzione dell'orario di lavoro, CIG non più in deroga pagata dalla collettività ma CIGO pagata da lavoratori e aziende- tutti e non solo da alcuni come ora- , riduzione e non aumento dell'età pensionabile, contratti di solidarietà, ecc.) ma c'è il rischio dell'illusione, dell'assistenzialismo e di mantenere in vita imprese non più sul mercato Oppure (alla Grillo) pensare non più a salvare posti di lavoro morti ma a salvare le persone con il reddito minimo garantito (anche oltre l'ASPI che già è un sistema di copertura universale per chi perde il lavoro ma non per chi non lo ha mai avuto). O l'una o l'altra. Come già tanti hanno osservato le risorse sono limitate e non è possibile seguire contemporaneamente entrambe le strade. E c'è poco tempo (settimane) perchè le aziende chiudono, le CIG in deroga stanno finendo e i senza reddito non potranno essere mantenuti in eterno dai parenti pensionati. Matteo, lascia perdere i tavoli quindi e decidi subito quali scelte imporre a Letta!L'AGL, lo ricordiamo, è per l'abbandono della CIG in deroga e per dirottare tutte le risorse sul reddito minimo garantito.
Per carità, siamo d'accordo sulla riforma della politica e sul suo valore simbolico, ben vengano i buoni esempi e i risparmi ma qui stiamo parlando di economia, non di etica. La parte marcia della politica trova (e troverà) una sua corrispondenza in una parte marcia dell'elettorato che l'ha eletta e continuerà a sostenerla per anni (nonostante i rottamatori). Un giorno faremo definitivamente i conti ma ora bisogna concentrarsi sul destino della parte sana del Paese.
Altro tabù viene in mente quando si legge il passaggio del documento renziano sulla riduzione del costo dell'energia per le imprese. E' il brano che ha suscitato, nei primi commenti, il maggiore scetticismo. Perchè non si sa dove Renzi pensi di trovare le risorse ma anche per l'inutilità dell'operato di ogni e qualsiasi Autorità di garanzia in un paese per certi versi ancora medievale (per queste cose) come l'Italia. Avremmo gradito un ruggito di Renzi, che l'avrebbe reso ancor più popolare su prezzi e tariffe dei servizi per la popolazione, annoso imbroglio italiano oltre che intollerabile fardello per le masse popolari e per il ceto medio.
E poi perchè , là dove si evidenzia il deficit di competitività dell'Italia nell'attirare investimenti, nulla si dice della degenerazione del ruolo delle banche nel nostro Paese?
Ecco: l'assenza di riferimenti alle banche, in questo Jobs Act è fragorosa. Quando sono proprio le banche , frenando gli effetti di ogni possibile iniezione di liquidità nel sistema, ad essere le massime responsabili del ritardo di una eventuale ripresa e quindi della creazione, indotta, di nuovi posti di lavoro.
Per arrivare a una riduzione dell'IRAP del 10% e a una non quantificata riduzione del cuneo fiscale si ipotizza un aumento dell'imposizione di “chi si muove in ambito finanziario”. Espressione troppo generica. Ci saremmo aspettati una distinzione e relative scelte di intervento tra transazioni e speculazioni e una risposta a chi da una parte (come noi ) si è sempre opposto alla Tobin Tax e a chi invece, essendo favorevole e convinto di essa, lamenta uno svuotamento di essa da parte di lobby finanziarie. Anche qui, come per le banche, la materia sembra minata e pericolosa anche per il leader politico italiano attualmente più forte in circolazione. Alla luce di ciò che garanzia può fornire la politica ai cittadini di possedere davvero la forza per imporre un cambiamento?
Quanto alla promessa di vincolare i risparmi di spesa alla riduzione del cuneo fiscale:ma già l'attuale governo non doveva attuare un impegno del genere? Perchè Renzi (indipendentemente dal fatto che la testa di Saccomanni debba o no cadere) non quantifica subito e si impegna a una immediata destinazione a tale scopo delle somme già risparmiate e dirottate altrove?Cioè diremmo renzianamente: che credibilità può avere chi si impegna a fare qualcosa che, se voleva, già avrebbe realizzato? Facendo un passo indietro, la stessa osservazione vale per le riforme della politica: ci risulta che attuali parlamentari renziani (che tali per ora rimarranno fino al 2018) poi in concreto abbiano votato in direzione opposta a quelle riforme. Solo perchè il leader ancora non era stato investito della carica di Segretario?Ma il parlamentare è o non è eletto senza vincolo di mandato? E quella della riforma della politica è o non è un'emergenza?
Sull'agenda digitale sarebbe bene che Renzi lasciasse perdere le citazioni liturgiche e si renda conto di quale è la condizione delle reti informatiche in Italia. E' inammissibile che lo Stato consenta a Aziende che fatturano cifre enormi di tenere in queste condizioni (pensiamo alla velocità) i cittadini che pagano l'ira di Dio per un servizio scadente persino in città come Milano. Innovazione vera sarebbe Internet libero e gratuito per tutti. Anche per l'incremento dell'occupazione. Pienamente d'accordo sui dirigenti pubblici a tempo determinato. Come noto, noi siamo per lo Spoils System, per il ridimensionamento degli stipendi dei dirigenti e perchè i concorsi accertino anche le reali capacità pratiche dei candidati, indipendentemente dal titolo di studio (come già scritto in precedenza, anche un non laureato dovrebbe avere la possibilità di poter concorrere).
Il dirigente non deve essere indipendente ma dipendente dal potere politico che però venga eletto con meccanismi che assicurino una reale democraticità. Altre soluzioni (autogoverno, sostanziale inamovibilità, ecc.) sono inadeguate a fronteggiare l'esigenza dell'oggi: una burocrazia non autoreferenziale e più potente della politica ma al servizio dei cittadini e della legalità. Stato e Banche: lì è da ricercare l'origine dei mali italiani, là occorre affondare il bisturi, altrimenti ogni riforma sarà vanificata.
Dei piani industriali di settore già abbiamo accennato: che idea Renzi abbia della questione Fiat e dell'Ilva, che prospettive ritiene abbiano i settori maturi in chiave occupazionale è ancora difficile capirlo. E' noto che noi dell'AGL siamo convinti che alla Fiat occorra smettere di dare agevolazioni e consentire a concorrenti stranieri di poterla sostituire in Italia se Marchionne ritiene di trasferirsi definitivamente a Detroit. Che l'Ilva venga risanata , dal punto di vista dell'ambiente,a spese della famiglia Riva (la quale si faccia anche carico del costo degli ammortizzatori sociali) , che venga espropriata e riconvertita in quanto secondo noi l'industria siderurgica in Italia (che per vocazione dovrà essere la Florida d'Europa) non ha futuro.
Anche sul Nuovo Welfare il quadro ci sembra un po' confuso. Semplificazione per noi vuol dire riunificazione delle attuali competenze in materia di politiche attive e passive del lavoro, oggi sparse tra Ministero e Regioni. E poi capire se questo Ministero del Lavoro ha ancora giustificazione di esistere. In particolare, su ispezioni del lavoro e sicurezza sembra non avere più voglia di fare nulla e quindi proporremmo il passaggio delle sue funzioni a rami della Pubblica Amministrazione un po' più motivati e, soprattutto, con una storia di reclutamento del personale un po' più moderna , come ad esempio il Ministero dello Sviluppo Economico (evitiamo quindi la creazione dell'ennesimo carrozzone come sarebbe senz'altro l'Agenzia Unica Federale).
Ha ragione Ichino: 8 mesi per un nuovo codice del lavoro sono troppi. Su questo Renzi ci ha un po' deluso, pensavamo che l'avesse già pronto.Chi ha già perso il lavoro o lo perderà in questi otto mesi cosa mangerà?Pezzi del tavolo di trattativa tra governo e parti sociali?
Quanto al contenuto, l'AGL ritiene che il contratto debba essere unico e che la tutela reale vada non ridotta ma estesa a tutti i lavoratori senza eccezioni. Quindi art. 18 per tutti e rapidità nella definizione delle controversie di lavoro tramite il ricorso obbligatorio a un collegio di conciliazione e arbitrato sotto l'egida pubblica. Chi viene licenziato e l'azienda che licenzia hanno il diritto di avere una risposta definitiva da un organismo terzo e imparziale entro qualche settimana. Basta con un sistema giudiziario che storicamente ha dimostrato, nel capo lavoristico, di non poter funzionare.Se è necessario cambiare la Costituzione anche su questo, lo si faccia il prima possibile.
Sulla formazione professionale è importante che si guardi al risultato. Occorre che siano finanziati da denaro pubblico solo quelle iniziative per cui sia dimostrabile che i partecipanti abbiano trovato effettivamente lavoro.
Anche a noi non piace l'esaltazione e il rilievo dato alla necessità che le esigenze delle imprese vengano poste in rilievo in relazione alle scelte da compiere. Purtroppo sarà così finchè non si individueranno alternative non fallimentari al capitalismo. Se ne facciano una ragione coloro che se ne scandalizzano ma non si chiedono come mai chi propugna altre soluzioni da tempo non riesce a superare lo sbarramento elettorale del 4%.
Siamo d'accordo, lo abbiamo già detto più volte, sulla legge per la rappresentatività. Ci dispiace che il Prof. Ichino non colga l'elemento di prevaricazione insito nei due accordi interconfederali che hanno messo mano in questa materia che, al contrario di quanto dice Bonanni NON è materia di esclusiva pertinenza delle parti sociali. Se non altro perchè non è stato mai inequivocabilmente stabilito, tramite il voto, l'effettivo peso a livello nazionale di ogni sigla. Aggiungiamo che indipendentemente dai risultati di eventuali votazioni va comunque garantito un diritto di controllo e di tribuna da parte di sigle sindacali minoritarie o di recente costituzione. Più garanzie, più partecipazione, più coinvolgimento dei lavoratori. Nelle trattative sindacali e perchè no, nei CDA delle Aziende, purchè non si crei una aristocrazia operaia che venga strumentalizzata dagli imprenditori contro l'interesse della generalità dei lavoratori. Altro argomento su cui ci aspettavamo infine una presa di posizione di Renzi è quello pensionistico. Va ridotta , appena possibile, l'età pensionabile ma soprattutto va tolto ogni sostegno e smantellato ogni meccanismo di adesione coatta ai fondi pensionistici complementari, rivelatisi un autentico imbroglio per i lavoratori.

AGL Alleanza Generale del Lavoro

mercoledì 4 dicembre 2013

7 LAVORATORI CINESI MORTI: I MAGISTRATI: “4 INDAGATI CINESI,PER ORA, MA LE INDAGINI POTREBBERO ALLARGARSI AD ALTRI SOGGETTI...”. SPERIAMO!

                                                  (foto da www.ansa.it)

GIOVANNINI (Ministro del Lavoro): "MAI PIU' SIMILI EPISODI" -"Simili episodi non possono e non debbono ripetersi". Lo ha detto oggi il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, rifererendo alla Camera sulla strage di Prato . Purtroppo è un'ulteriore dimostrazione delle conseguenze di condotte volte a negare tutele legali ai lavoratori". "Non si può abbassare la guardia nell'opera di prevenzione e controllo sulla normativa di settore". A Prato, ha aggiunto il ministro, che è "un importante distretto tessile", risulta difficile "l'operazione di controllo e prevenzione". Giovannini ha poi spiegato che c'è una "programmazione a cadenza settimanale di interventi mirati e coordinati con gruppo interforze". Resta comunque una "condizione di insostenibile e illegale sfruttamento". 

29 NOVEMBRE 2013: ECCO QUANTO AVEVA APPENA RESO NOTO IL MINISTERO DEL LAVORO (NON SI CAPISCE BENE RELATIVAMENTE A QUALE PIANETA) :

“Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Ufficio Stampa

Lavoro, irregolari metà delle aziende ispezionate, in aumento lavoro nero, finte collaborazioni e partite IVA

Lavoro irregolare sotto la lente degli ispettori. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali comunica i risultati del l'attività di vigilanza sulla mancata applicazione delle norme previdenziali e della prevenzione e sicurezza del lavoro.
Nel periodo gennaio-settembre 2013 sono state ispezionate 101.912 aziende, in lieve aumento (0,1%) rispetto allo stesso periodo nell'anno precedente; in 56.003 aziende, pari al 55% di quelle controllate, sono stare riscontrate delle irregolarità. La costanza del numero delle aziende ispezionate scaturisce da una specifica strategia del Ministero, mirata a concentrare le verifiche verso obiettivi significativi in relazione a fenomeni irregolari di rilevanza sociale: lavoro nero, tutela dei minori, sfruttamento extracomunitari clandestini, elusione contributiva e sicurezza sul lavoro.
Le ispezioni hanno consentito di verificare 202.379 posizioni lavorative (in diminuzione del 29,3% rispetto a gennaio-settembre 2012) con l'individuazione di 91.109 lavoratori irregolari, di cui 32.548 totalmente in nero (pari al 36% dei lavoratori irregolari, con un aumento di 5 punti percentuali rispetto allo scorso anno). In 439 casi è stata riscontrata una violazione penale per impiego di lavoratori minori, mentre è stato individuato l'impiego di 816 lavoratori extracomunitari clandestini, circa il 2,5% dei lavoratori in nero, in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2012.
Il lavoro irregolare è diffuso in tutti i settori di attività economica, tuttavia la quota del lavoro nero si annida maggiormente in agricoltura (58% degli irregolari) e nell'edilizia (43%).
Tutti gli altri fenomeni, quali ad esempio appalti illeciti, l'uso non corretto del contratto di somministrazione (7.548 numero di lavoratori coinvolti) e le violazioni della disciplina in materia di orario di lavoro (10.082 lavoratori) subiscono una decisa riduzione.
Violazioni rispetto alle norme di prevenzione e sicurezza del lavoro sono state riscontrate in 24.316 aziende, pari al 25,8% delle aziende ispezionate, con una diminuzione di 5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2012.
Infine, nonostante gli irrigidimenti previsti dalla legge 92 del 2012, si riscontra un aumento del le "riqualificazioni" dei rapporti di lavoro, che avvengono nel caso in cui l'ispettore giudica diversamente un rapporto di lavoro, sia dipendente sia autonomo, come nel caso delle collaborazioni a progetto non genuine e delle false partite Iva. Le riqualificazioni nel periodo gennaio-settembre 2013 sono complessivamente 14.520, corrispondenti a circa il 26% dei lavoratori irregolari, con un aumento di 6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Dal punto di vista finanziario, le sanzioni per le irregolarità riscontrate ammontano complessivamente a 78,1 milioni di euro, con una diminuzione di circa 13 milioni di euro (-14,2%) rispetto all'anno precedente.
Si allega la tabella dei dati
Roma 29 novembre 2013”


Domanda: visto che sono scattate le indagini, gradiremmo sapere nome e cognome di chi sapeva e non ha adempiuto ai suoi doveri di ufficio. E di chi, dall'alto, o non ha controllato se determinate attività ispettive venivano svolte con la dovuta incisività o si è adoperato, dati i rilevanti interessi economici italiani alla presenza di queste realtà apparentemente solo cinesi, affinchè veri controlli non venissero fatti.
E poi: in Italia gira la voce che quando viene denunciato qualcosa che non va nei luoghi di lavoro è vero che le ispezioni vengono disposte ma molte volte avvisando, da parte di funzionari e dirigenti pubblici infedeli, i datori di lavoro interessati con congruo anticipo in modo che possano salvarsi.
Domandiamo alle Forze dell'Ordine e alla Magistratura: sono mai state fatte indagini e intercettazioni sulla reale consistenza di questo fenomeno? E se si trattasse di una pratica corrente, in quali reali condizioni di sicurezza opererebbero milioni di lavoratori italiani e stranieri?
Se questi sono i risultati dell'attività di vigilanza non sarebbe meglio che le relative funzioni venissero tolte a chi non le sa esercitare da decenni e, nell'ambito di una spending review, fossero affidate a soggetti più seri, ad esempio alle Forze dell'Ordine, direttamente? Chiudendo rami della Pubblica Amministrazione che da anni dimostrano di non servire a nulla (ovviamente salvaguardando il posto di lavoro solo per coloro che fino ad oggi vi hanno lavorato seriamente)?
E infine non sappiamo se chi di dovere in Italia riuscirà a perseguire gli eventuali responsabili nostri connazionali di questa sciagura ma se ciò avvenisse ci piacerebbe che venissero, per scontare la pena, affidati , per una volta, alle Autorità Cinesi......

AGL



martedì 6 agosto 2013

PERCHE' ALL'OPINIONE PUBBLICA E' INDIFFERENTE LA RIORGANIZZAZIONE(E GLI ESUBERI) DEL MINISTERO DEL LAVORO?


Analogamente a quanto avviene per le visite a sorpresa dei leader politici in Afghanistan,il 31 luglio il Ministro del Lavoro Giovannini si è catapultato, inaspettato, alla riunione Ministero/Sindacati sulla riorganizzazione del Ministero.In pratica, come si può leggere in un comunicato congiunto di alcune organizzazioni sindacali, "si procede allo svilimento delle funzioni degli uffici territoriali con la trasformazione di 12 Direzioni Territoriali in Uffici Presidio di livello non dirigenziale. Nel contempo, però, si rafforzano le competenze a livello centrale creando ad hoc una Direzione Generale per  l'Ufficio di Gabinetto e aumentando di 2 uffici il  Segretariato Generale trasformando quest'ultimo  da mero ruolo di coordinamento ad un ruolo operativo". Si afferma poi come "vengano maggiormente "tagliate" le funzioni dirigenziali  sul territorio, svilendo così il ruolo delle Direzioni Regionali e Territoriali del Lavoro, a vantaggio degli uffici dell'amministrazione centrale. Non è pensabile, infatti, che su un totale di 56 posti di funzioni dirigenziali di seconda fascia vengano ridotte ben 38 posizioni a carico degli uffici del territorio e soltanto 18 negli uffici centrali;(...) l'accorpamento nei capoluoghi di regione delle aree metropolitane delle Direzioni Regionali del Lavoro con le Direzioni Territoriali del Lavoro porterebbe ad una situazione di assoluta ingestibilità soprattutto in quei casi dove, oltre all'accorpamento dei due uffici, è prevista anche la responsabilità di un altro ufficio che diventerà Ufficio presidio." 
Ovviamente i Sindacati hanno gradito la visita a sorpresa, hanno fatto presente che non era stata data loro la possibilità di  analizzare prventivamente quel documento e di fare proposte e con fiducia sperano di poterne ridiscutere col Ministro (che ovviamente è andato lì solo perchè non potesse nessuno accusarlo di aver timore di presentarsi in prima linea). Il prosieguo è già segnato: il Ministero farà come vuole e i Sindacati dovranno solo scegliere con quale bevanda aiutarsi ad ingoiare il rospo.
Ciò, sottolineiamo noi,  avviene in contemporanea a un altro taglio derivante dalla spending review (che sicuramente riguarderà anche molti lavoratori di quel Ministero):Il Dipartimento della Funzione Pubblica in data 01.08.2013 ha inviato alla Corte dei Conti, per la registrazione, la circolare n. 3/2013 relativa all'applicazione dell'articolo 2 del Decreto Legge sulla spending review (Dl 95/2012), cioè alla risoluzione del rapporto di lavoro ed al pensionamento in deroga per il personale in esubero della pubblica amministrazione.La disposizione riguarda 
circa 7800 dipendenti e dirigenti in esubero delle PP.AA.
Questo Ministro, a suo modo, è stato scelto in maniera oculata, badando alla cura delle fonti del catastrofismo in materia di diffusione dei dati occupazionali ed economici. E' l'ex Presidente dell'ISTAT. Da una recente interrogazione parlamentare, che potrete leggere qui:
http://www.regioni.it/it/show-aula_interrogazione_su_nomina_presidente_pro_tempore_istat_030713/news.php?id=305370
si coglie, nelle voci riferite dalla deputata, una frase illuminante:"
l'ultimo presidente, Enrico Giovannini, si è dimesso» lo scorso 28 aprile, ricopre la carica di Ministro del lavoro e, stando alle notizie diramate dagli organi di stampa, la nomina pro tempore sarebbe stata disposta per il periodo durante il quale Giovannini, attuale presidente, svolge le funzioni di Ministro del lavoro e delle politiche sociali." Ossia: stranamente, non sembra proprio sia stato reciso il cordone ombelicale tra neo Ministro e ISTAT e i più attenti lettori avranno colto l'uso impeccabile che di recente Giovannini fa di dati provenienti (o commissionati) proprio dall'ISTAT (che, ricordiamo, dovrebbe essere in teoria un istituto indipendente dalle maggioranze di governo).
Ecco forse spiegata la strana nomina a Ministro del Lavoro di uno studioso dal curriculum eccezionale ma, guarda caso, privo di qualsiasi aggancio ai compiti d'Istituto del dicastero di Via Flavia. Carenza, probabilmente, colmata dalla recentissima nomina a (super) segretario generale del Ministero (nel silenzio tombale di tutti i sindacati) di colui che è stato in questi anni  il massimo responsabile (in stretta collaborazione con la lobby dei consulenti del lavoro) dell'attività di vigilanza del Ministero del Lavoro. Con grandi risultati evidentemente, come emerge ad esempio (ve ne avremmo potuto proporre altri cento simili) dal seguente articolo recentemente pubblicato:
"""""""""

Sardegna: architetto disoccupato in inverno, cameriere (in nero) d’estate




Francesco si è laureato in architettura quattro anni fa, ha fatto diversi tirocini in Italia e all’estero, ma non ha mai trovato un lavoro nel suo ambito che gli permettesse di stabilizzarsi. “Non ho cercato solo in Sardegna”, ci tiene a precisare, “parlo inglese e un po’ di spagnolo, quindi sono disposto a trasferirmi all’estero, anzi è il mio obiettivo. Purtroppo vedo solo annunci di tirocini da tre o sei mesi, la maggior parte senza retribuzione o comunque mal pagati”. Niente di nuovo, triste realtà di tutti i giorni per molti giovani laureati italiani.
Non è abituato a rimanere con le mani in mano. “Ho sempre fatto mille lavoretti pur di essere indipendente dai miei genitori mentre studiavo: cameriere, magazziniere, lavapiatti, porta pizze… con me la cazzata che ‘i giovani d’oggi non vogliono fare certi lavori‘, che leggo su molti giornali, non attacca“. Da più di un mese Francesco lavora come cameriere in un hotel della Costa Smeralda e non è la prima volta che fa la stagione estiva. Come per tanti ragazzi sardi, l’unica ricchezza che lascia il turismo nella sua terra è un lavoro da cameriere sottopagato, ai limiti della legalità.
“Ho iniziato facendo una settimana di prova, naturalmente non pagata, e dopo mi hanno preso. Quando ho chiesto di firmare il contratto mi hanno detto che non c’era nessun problema, che avrebbero dovuto sistemare solamente alcuni dettagli in amministrazione, e che nel giro di una settimana sarebbe stato pronto”. Il contratto però non è mai apparso, nonostante Francesco abbia insistito più volte sia con il direttore che con l’amministratore dell’albergo. ”Mi dicevano sempre che era questione di giorni, che non dovevo preoccuparmi, che il contratto sarebbe stato retroattivo, che mi avrebbero pagato persino la settimana di prova, etc., ma nel frattempo luglio è finito”.

Ti hanno pagato il mese di luglio? “Ora ti racconto come è andata: a fine mese sono stato chiamato nell’ufficio del direttore, mi ha dato una busta con dentro 1100 euro, poi ha sfilato 100 euro dal suo portafogli, dicendomi: questo è per gli straordinari, siamo proprio contenti di te. Mi sono sentito davvero incomodo, era una sceneggiata volgare e offensiva”.
Per quale motivo? ”Perché lavoriamo tutti almeno 2 ore extra al giorno, moltiplicale per 30 giorni… vuol dire che mi hanno pagato poco più di 1 euro all’ora per un mese di straordinari. E per giunta in nero! Senza contare i giorni di riposo non pagati…”
Cosa hai fatto? ”Ho preso la busta con lo stipendio e gli ho chiesto se il contratto fosse pronto…” Cosa ti ha risposto? ”Il turismo non è più quello di una volta, mi ha detto, quindi per ora non possiamo farti un contratto regolare. E poi ha aggiunto ammiccando: ma tranquillo, neanche gli altri hanno un contratto“. Questo vuol dire che stai lavorando in nero, senza assicurazione, senza contributi, senza Tfr… ”Senza un cazzo, esatto”.
Ti è già successo in passato? ”In genere è difficile che ti assumano regolarmente per questo genere di lavori. Finché si tratta di fare qualche extra in pizzeria, non mi lamento, però se devo lavorare per 3 mesi in un hotel, pretendo un contratto regolare. Eppure è pieno di hotel che fanno questo gioco, qui in Costa. Nel mio caso speravo di essere stato chiaro sin dall’inizio, ma a quanto pare adesso mi hanno messo davanti alla scelta: o così o niente“.
Cosa farai? ”All’inizio volevo denunciarli, poi ho cambiato idea”. Perché? ”Tanto non serve a niente, l’Ispettorato del Lavoro di segnalazioni di questo tipo ne riceve centinaia ogni anno, eppure gli stessi hotel continuano ad aprire regolarmente ogni estate. Ti sei mai chiesto perché?”.
Mi sembra strano che non facciano nessun controllo a sorpresa… ”Controlli a sorpresa ne sono arrivati anche a luglio, ma l’amministratore viene avvisato sempre qualche giorno prima, in maniera informale. Quando arrivano, gli agenti delle forze dell’ordine entrano direttamente nell’ufficio del direttore, parlano con lui e poi se ne vanno. Basta”. Queste affermazioni sono gravi… ”È il segreto di Pulcinella, da queste parti le cose funzionano così. Lo sanno tutti”.
Quindi non sporgerai denuncia? ”Il prossimo anno voglio andare a vivere all’estero, voglio lasciare la Sardegna, voglio lasciare l’Italia. Mi servono quei soldi… E anche se lasciassi questo lavoro, sarei comunque costretto a fare il cameriere per 30 euro al giorno, sempre in nero, in una pizzeria della mia città. Se mi va bene”.
Hai pensato di cercare lavoro in un altro albergo, lì in Costa Smeralda? ”Avevo trovato altri due posti che cercavano personale, ma questo era l’unico hotel che aveva promesso di farmi un contratto“.
La Sardegna potrebbe vivere di solo turismo, dicono alcuni. Certo. Magari in futuro, dopo che milioni di tramonti si saranno tuffati nel nostro azzurro mare. E avremo costruito strade sicure, trasporti pubblici puntuali, ci saranno imprenditori onesti, strutture alberghiere moderne a prezzi convenienti, controlli delle forze dell’ordine impeccabili, esisterà una vera continuità territoriale, una cultura della legalità e del rispetto del lavoratore rinnovata; la prosperità internazionale permetterà nuovamente di viaggiare sempre di più e tutti vorranno visitare la nostra isola, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno...
Certo, la Sardegna potrebbe vivere di solo turismo, se…
di Marco Nurra | @marconurra
(foto: sardegnadigitallibrary.it)""""""""""


E' chiaro adesso perchè, nel momento in cui apprende che uffici del Ministero del Lavoro vengono chiusi sul territorio e che funzionari e dirigenti vengono licenziati e che a quelli che rimangono lo stipendio non viene aumentato per il blocco dei contratti,  l'opinione pubblica (quella che vota alle elezioni) tira un sospiro di sollievo?
E non è più chiaro quale dovrebbe essere l'effettivo impegno dei sindacati ministeriali, ossia non difendere l'indifendibile (rendendosene complici) ma ripulire dall'interno la Pubblica Amministrazione depurandola da chi la tradisce?