dal sito www.beppegrillo.it
"""""""""(...)Finalmente si comincia a parlare dei problemi dei cittadini,
quelli che fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese,
quelli che non riescono nemmeno più a comprare le medicine o a pagare il
mutuo perché hanno perso il lavoro. Persone sempre più ricattabili
dalla mafia, cittadini che non sono più liberi e che sono stati
abbandonati completamente dallo Stato.(...)
Dare il reddito di cittadinanza a circa 9 milioni di persone,
come prevede la nostra proposta, costa 16 miliardi e mezzo di euro,
importo che rappresenta solo il 2% della spesa pubblica italiana. (...)
La povertà va contrastata come hanno già fatto quasi tutti i Paesi dell'Europa tranne Italia, Grecia ed Ungheria(...)
E' necessario ridare dignità a tutti coloro che l'hanno persa e che
oggi sono a rischio povertà. Persone che hanno bisogno di ricevere un
sostegno economico per poter sopravvivere e che sono disposte a mettersi
in gioco, formarsi, riqualificarsi ed essere reinserite nel mondo del
lavoro attraverso anche la creazione di nuove start up innovative,
rendendosi libere da ogni ricatto.
Si tratta di una vera e propria manovra economica
diretta ad aiutare i giovani, i disoccupati i pensionati, le partite
Iva, ovvero tutti coloro che non percepiscono alcun reddito o che
percependolo non riescono a soddisfare da soli i propri bisogni. Una
misura che fa aumentare i consumi dei beni primari e che, quindi,
influisce direttamente sulle piccole e medie imprese che vedendo
aumentare i propri profitti, dando il via ad un circolo virtuoso per i
lavoratori e per le imprese.
Il sostegno economico può essere percepito integralmente, quando il
beneficiario non ha alcun reddito o parzialmente, quando il beneficiario
è già percettore di un reddito basso. Facciamo qualche esempio su come influirebbe il reddito di cittadinanza nella vita di alcune persone.
- una donna vedova che percepisce 500 euro al mese di pensione,
grazie al reddito di cittadinanza avrebbe diritto a percepire un totale
di 780 euro netti al mese, ovvero, vedrebbe il proprio reddito aumentato
di altri 280 euro netti al mese.
- una famiglia composta da 2 genitori che hanno perso il lavoro
e che non percepiscono alcun ammortizzatore sociale, con 2 minori di 14
anni a carico avrebbero diritto, non solo a percepire un reddito totale
di euro 1.638 euro netti al mese ma, anche ad essere accompagnati dallo
Stato per essere reinseriti nel mondo del lavoro dandogli così la
possibilità di riprendere la propria vita in mano.
- una ragazza madre, con un figlio minore di 14 anni
a carico, che non percepisce alcun reddito, avrebbe diritto a percepire
un massimo di 1.014 euro netti al mese nonché ad essere accompagnata
dallo Stato per essere reinserita nel mondo del lavoro.
- una famiglia composta da due genitori, di cui uno con lavoro part time a 500 euro al mese e l'altro disoccupato,
con 3 figli di cui uno minore di 14 anni, avrebbero diritto a percepire
un massimo di 1.684 euro netti al mese. Il genitore disoccupato avrebbe
diritto, inoltre, a ricevere l'aiuto per l'inserimento lavorativo, ed i
2 figli maggiorenni potrebbero portare avanti i propri studi avendo
diritto a percepire la propria quota sul reddito.
- un single che perde improvvisamente il lavoro
piuttosto che ritrovarsi nella più totale disperazione avrebbe diritto a
percepire 780 euro netti al mese finché non trova un altro lavoro.
Servono tutti i consensi possibili per far diventare realtà questa misura. Per dare la possibilità ai cittadini di riprendersi in mano la propria vita.
La società civile ne ha confermato l'urgenza. Ora tocca ai partiti politici""""""""""
CLICCANDO SUL SEGUENTE LINK SI PUO' CONSULTARE LA PROPOSTA DI LEGGE DEL M5S
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/milano/area_stampa_1/comunicati_stampa/PROPOSTA%20DI%20LEGGE%20reddito%20di%20cittadinanza.pdf
Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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mercoledì 1 aprile 2015
venerdì 11 luglio 2014
ANCHE L'AGL E' D'ACCORDO CON IL MOVIMENTO 5 STELLE NELLA GIUSTA BATTAGLIA CHE STA CONDUCENDO IN PARLAMENTO CONTRO IL POS OBBLIGATORIO
DAL BLOG DI BEPPE GRILLO
http://www.beppegrillo.it
http://www.beppegrillo.it
"POS obbligatorio: le reazioni di commercianti e artigiani #tePOSsino
Il M5S da sempre è a fianco delle PMI. Per questo attraverso una risoluzione in commissione Finanze abbiamo chiesto al Governo di:
1) fare in modo che fino al 30 giugno 2015 l'obbligo riguardi soltanto i soggetti con almeno 200mila euro di fatturato;
2) escludere dal vincolo tutte le nuove attività per almeno due anni;
3) prevedere che i costi delle transazioni siano a carico delle banche.
Inoltre il M5S in Lombardia ha presentato una mozione, approvata dal Consiglio, che chiede che la Regione Lombardia si attivi presso il Governo per sospendere il provvedimento che rende obbligatorio il POS per le piccole imprese fino a quando i costi del servizio bancario non saranno in linea con la media europea
1) fare in modo che fino al 30 giugno 2015 l'obbligo riguardi soltanto i soggetti con almeno 200mila euro di fatturato;
2) escludere dal vincolo tutte le nuove attività per almeno due anni;
3) prevedere che i costi delle transazioni siano a carico delle banche.
Inoltre il M5S in Lombardia ha presentato una mozione, approvata dal Consiglio, che chiede che la Regione Lombardia si attivi presso il Governo per sospendere il provvedimento che rende obbligatorio il POS per le piccole imprese fino a quando i costi del servizio bancario non saranno in linea con la media europea
"Il 30 giugno 2014 è entrata in vigore la legge sul pos. La norma è molto contradditoria e ha creato molta confusione, soprattutto alle categorie più colpite, che si dicono indignate. L’introduzione dei sistemi di pagamento elettronici era già stata disposta in un decreto del 2012, tenuta congelata fino ad oggi.
Vediamo quali sono i punti essenziali della legge:
1) Gli interessati al provvedimento sono i professionisti, gli artigiani e i piccoli esercenti (si contano circa 1,5 milione di persone) che hanno l’obbligo di munirsi del pos
2) I pagamenti superiori a 30 euro devono essere effettuati tramite carta di credito e bancomat ogni volta che il cliente lo richiede ma anche con bonifico e assegno
3) E’ stato calcolato che il pos costa di media 1200 - 1700 euro l’anno a carico del commerciante
4) Al momento non sono previste sanzioni a chi non accetta pagamenti con pos
5) Rimane invariata la possibilità di pagare in contanti fino a un limite massimo di 1000 euro
Il Segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi si è già opposto a questa manovra e denuncia l’ingiustizia di un provvedimento che mira a mettere in difficoltà economica gli artigiani: “Milioni d’imprese (…) sono costrette a sostenere dei costi inutili: autotrasportatori, imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico, aziende metalmeccaniche, tessili, dell’abbigliamento o della calzatura che lavorano in subfornitura; le imprese di pulizie che prestano servizio presso gli studi privati o negli enti pubblici e i commercianti all’ingrosso”.
La norma sul pos è stata introdotta col fine di limitare l’evasione fiscale dei liberi professionisti e nel mirino ci sono soprattutto: idraulici, elettricisti, falegnami, antennisti, manutentori di caldaie e tutti gli artigiani che effettuano lavori “a casa della gente”. Il principio di applicazione di questa norma è basato sulla tracciabilità fiscale, ma allora viene da chiedersi che affidabilità hanno dei dati parziali, visto che non sono previste multe per chi non si adegua. Questa è la prima contraddizione evidente. La seconda riguarda invece le banche. Sì, perché, come sempre, alla fine chi ci guadagna sono loro. Commercianti e artigiani contestano le commisioni bancarie, troppo alte rispetto il resto dell’Europa e del mondo.
A quanto pare malcontenti e malumori non sono passati inosservati e il Ministro Federica Guidi ha convocato un incontro previsto per il 16 luglio. Convocati il Ministero dello Sviluppo economico, il Ministero del Tesoro e il consorzio Bancomat.
In questi giorni assistiamo a un’informazione parziale. Si vuole far credere alla gente che artigiani e commercianti siano contro l’obbligo del pos per poter evadere, ma non è così! Noi abbiamo incontrato diversi onesti liberi professionisti e titolari di piccole attività, li abbiamo conosciuti e abbiamo parlato con loro. La vera notizia è questa: tutti sono d’accordo sulla comodità dell’utilizzo del pos e sulla necessità di combattere l’evasione. Il problema è un altro: nessuno ci deve rimettere a scapito delle banche.
Ascoltate le testimonianze che abbiamo raccolto e se anche voi avete una storia da raccontare inviateci il vostro video scrivendo #tePOSsino nei tag di youtube e nel titolo e lasciate i vostri commenti su twitter." LaCosa"
Vediamo quali sono i punti essenziali della legge:
1) Gli interessati al provvedimento sono i professionisti, gli artigiani e i piccoli esercenti (si contano circa 1,5 milione di persone) che hanno l’obbligo di munirsi del pos
2) I pagamenti superiori a 30 euro devono essere effettuati tramite carta di credito e bancomat ogni volta che il cliente lo richiede ma anche con bonifico e assegno
3) E’ stato calcolato che il pos costa di media 1200 - 1700 euro l’anno a carico del commerciante
4) Al momento non sono previste sanzioni a chi non accetta pagamenti con pos
5) Rimane invariata la possibilità di pagare in contanti fino a un limite massimo di 1000 euro
Il Segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi si è già opposto a questa manovra e denuncia l’ingiustizia di un provvedimento che mira a mettere in difficoltà economica gli artigiani: “Milioni d’imprese (…) sono costrette a sostenere dei costi inutili: autotrasportatori, imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico, aziende metalmeccaniche, tessili, dell’abbigliamento o della calzatura che lavorano in subfornitura; le imprese di pulizie che prestano servizio presso gli studi privati o negli enti pubblici e i commercianti all’ingrosso”.
La norma sul pos è stata introdotta col fine di limitare l’evasione fiscale dei liberi professionisti e nel mirino ci sono soprattutto: idraulici, elettricisti, falegnami, antennisti, manutentori di caldaie e tutti gli artigiani che effettuano lavori “a casa della gente”. Il principio di applicazione di questa norma è basato sulla tracciabilità fiscale, ma allora viene da chiedersi che affidabilità hanno dei dati parziali, visto che non sono previste multe per chi non si adegua. Questa è la prima contraddizione evidente. La seconda riguarda invece le banche. Sì, perché, come sempre, alla fine chi ci guadagna sono loro. Commercianti e artigiani contestano le commisioni bancarie, troppo alte rispetto il resto dell’Europa e del mondo.
A quanto pare malcontenti e malumori non sono passati inosservati e il Ministro Federica Guidi ha convocato un incontro previsto per il 16 luglio. Convocati il Ministero dello Sviluppo economico, il Ministero del Tesoro e il consorzio Bancomat.
In questi giorni assistiamo a un’informazione parziale. Si vuole far credere alla gente che artigiani e commercianti siano contro l’obbligo del pos per poter evadere, ma non è così! Noi abbiamo incontrato diversi onesti liberi professionisti e titolari di piccole attività, li abbiamo conosciuti e abbiamo parlato con loro. La vera notizia è questa: tutti sono d’accordo sulla comodità dell’utilizzo del pos e sulla necessità di combattere l’evasione. Il problema è un altro: nessuno ci deve rimettere a scapito delle banche.
Ascoltate le testimonianze che abbiamo raccolto e se anche voi avete una storia da raccontare inviateci il vostro video scrivendo #tePOSsino nei tag di youtube e nel titolo e lasciate i vostri commenti su twitter." LaCosa"
giovedì 20 marzo 2014
Da aprile strage di Pmi: Durc retroattivo
DAL BLOG DI BEPPE GRILLO www.beppegrillo.it
"Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) è un certificato unico che attesta la regolarità di un'impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi nonché in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di INPS, INAIL e Casse Edili, verificati sulla base della rispettiva normativa di riferimento. Per i lavori pubblici e privati in edilizia la mancata regolarità contributiva sospende l'efficacia del titolo abilitativo (concessione, permesso di costruire e/o DIA) per cui si è richiesto il DURC.
Effetti della nuova circolare INPS
Con l'attuazione della circolare del 27/02/2014 n. 2889 gli effetti sulla già pesante crisi del settore edile sarà a dir poco devastante. Il nuovo sistema di gestione del "DURC interno", per l'individuazione e la contestazione delle situazioni di irregolarità incompatibili con i benefici normativi e contributivi, prevede da aprile 2014 che in tutti i cassetti fiscali, le imprese troveranno le inadempienze collegate al loro codice fiscale. Nell'ipotesi in cui vengano rilevate situazioni di irregolarità, si attiva all'interno del Cassetto previdenziale una segnalazione di allarme temporaneo (Semaforo giallo) e contemporaneamente viene inviata al datore di lavoro (e a chi lo rappresenta per gli adempimenti previdenziali) una comunicazione (detta "preavviso di DURC interno negativo") - mediante posta elettronica certificata (PEC) -, recante:
- l'indicazione delle irregolarità riscontrate;
- l'invito a regolarizzarle entro 15 giorni;
- l'avvertenza che, decorso inutilmente il termine indicato, verrà generato un DURC interno negativo.
Qualora, invece, il datore di lavoro non provveda a regolarizzare la propria posizione, i sistemi informativi centrali attivano all'interno del Cassetto previdenziale una segnalazione negativa (Semaforo rosso), che si sostituisce al precedente segnale di temporaneo allarme e assume il significato di DURC interno negativo. Ne consegue che il datore di lavoro, per il mese in relazione al quale è attivato il Semaforo rosso, non può godere dei benefici che altrimenti gli competerebbero in base alle norme sostanziali che disciplinano i singoli benefici. Ovvero la mancanza di partecipazione ad appalti pubblici e privati. Il problema che solleva questa circolare non è il sistema che già è di norma, ma la retroattività nell'applicazione del controllo sui pagamenti che partirà dal 1 Gennaio 2008.
Conseguenze sull'economia
Per le 370.000 Pmi rimaste nel settore dell'edilizia, dopo che 150.000 HANNO GIA' CHIUSO IN QUESTI ANNI, sarà STRAGE. La mancanza di incasso delle fatture e l'alto costo previdenziale hanno costretto le imprese a fare una scelta di tipo SOCIALE, o meglio, preferire il pagamento del salario ai lavoratori piuttosto che ottemperare quanto dovuto ai vari Enti previdenziali. L'80% delle piccole e medie imprese saranno costrette a chiudere per mancanza di emissione di DURC da parte degli organi competenti. Tutto questo comporterà un sostanziale aumento di lavoro in nero, con conseguenza minor sicurezza nei cantieri, minor gettito fiscale per lo stato e nessun controllo di professionisti quali ingegneri, geometri, architetti ecc. che a sua volta si troveranno, per effetto domino,a riduzione di personale o chiusura dello studio. Stesso discorso per tutto l'indotto che gira attorno al mondo edile.
Non dimentichiamoci che il settore edile è per l'economia italiana la prima fonte di reddito.
COSA CHIEDIAMO
Rete Si - Salviamo l'Italia sottolinea l'ovvia importanza della regolarità contributiva, ma anche l'importanza che le Pmi rimangano attive e possano continuare a lavorare e chiede quindi:
- la sospensione della richiesta di pagamento di tutti gli arretrati in 15 giorni,
- una moratoria di 2 anni di quest'importi, dando così la possibilità alle Pmi di superare questo momento di forte crisi senza chiudere
- la ripresa dei pagamenti degli arretrati tra due anni ad un tasso di interesse calmierato
Riteniamo infine che sia arrivato il momento per una revisione completa delle leggi che regolano il DURC."
RETE SI - SALVIAMO L'ITALIA - Arturo Artom, Nando Cardarelli, Massimo Colomban, Giovanni Guerrieri, Antonella Lattuada, Aladino Lorin, Fabrizio Martin."""""""""
********************************************************************************
AGL sottoscrive pienamente questo appello.
"Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) è un certificato unico che attesta la regolarità di un'impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi nonché in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di INPS, INAIL e Casse Edili, verificati sulla base della rispettiva normativa di riferimento. Per i lavori pubblici e privati in edilizia la mancata regolarità contributiva sospende l'efficacia del titolo abilitativo (concessione, permesso di costruire e/o DIA) per cui si è richiesto il DURC.
Effetti della nuova circolare INPS
Con l'attuazione della circolare del 27/02/2014 n. 2889 gli effetti sulla già pesante crisi del settore edile sarà a dir poco devastante. Il nuovo sistema di gestione del "DURC interno", per l'individuazione e la contestazione delle situazioni di irregolarità incompatibili con i benefici normativi e contributivi, prevede da aprile 2014 che in tutti i cassetti fiscali, le imprese troveranno le inadempienze collegate al loro codice fiscale. Nell'ipotesi in cui vengano rilevate situazioni di irregolarità, si attiva all'interno del Cassetto previdenziale una segnalazione di allarme temporaneo (Semaforo giallo) e contemporaneamente viene inviata al datore di lavoro (e a chi lo rappresenta per gli adempimenti previdenziali) una comunicazione (detta "preavviso di DURC interno negativo") - mediante posta elettronica certificata (PEC) -, recante:
- l'indicazione delle irregolarità riscontrate;
- l'invito a regolarizzarle entro 15 giorni;
- l'avvertenza che, decorso inutilmente il termine indicato, verrà generato un DURC interno negativo.
Qualora, invece, il datore di lavoro non provveda a regolarizzare la propria posizione, i sistemi informativi centrali attivano all'interno del Cassetto previdenziale una segnalazione negativa (Semaforo rosso), che si sostituisce al precedente segnale di temporaneo allarme e assume il significato di DURC interno negativo. Ne consegue che il datore di lavoro, per il mese in relazione al quale è attivato il Semaforo rosso, non può godere dei benefici che altrimenti gli competerebbero in base alle norme sostanziali che disciplinano i singoli benefici. Ovvero la mancanza di partecipazione ad appalti pubblici e privati. Il problema che solleva questa circolare non è il sistema che già è di norma, ma la retroattività nell'applicazione del controllo sui pagamenti che partirà dal 1 Gennaio 2008.
Conseguenze sull'economia
Per le 370.000 Pmi rimaste nel settore dell'edilizia, dopo che 150.000 HANNO GIA' CHIUSO IN QUESTI ANNI, sarà STRAGE. La mancanza di incasso delle fatture e l'alto costo previdenziale hanno costretto le imprese a fare una scelta di tipo SOCIALE, o meglio, preferire il pagamento del salario ai lavoratori piuttosto che ottemperare quanto dovuto ai vari Enti previdenziali. L'80% delle piccole e medie imprese saranno costrette a chiudere per mancanza di emissione di DURC da parte degli organi competenti. Tutto questo comporterà un sostanziale aumento di lavoro in nero, con conseguenza minor sicurezza nei cantieri, minor gettito fiscale per lo stato e nessun controllo di professionisti quali ingegneri, geometri, architetti ecc. che a sua volta si troveranno, per effetto domino,a riduzione di personale o chiusura dello studio. Stesso discorso per tutto l'indotto che gira attorno al mondo edile.
Non dimentichiamoci che il settore edile è per l'economia italiana la prima fonte di reddito.
COSA CHIEDIAMO
Rete Si - Salviamo l'Italia sottolinea l'ovvia importanza della regolarità contributiva, ma anche l'importanza che le Pmi rimangano attive e possano continuare a lavorare e chiede quindi:
- la sospensione della richiesta di pagamento di tutti gli arretrati in 15 giorni,
- una moratoria di 2 anni di quest'importi, dando così la possibilità alle Pmi di superare questo momento di forte crisi senza chiudere
- la ripresa dei pagamenti degli arretrati tra due anni ad un tasso di interesse calmierato
Riteniamo infine che sia arrivato il momento per una revisione completa delle leggi che regolano il DURC."
RETE SI - SALVIAMO L'ITALIA - Arturo Artom, Nando Cardarelli, Massimo Colomban, Giovanni Guerrieri, Antonella Lattuada, Aladino Lorin, Fabrizio Martin."""""""""
********************************************************************************
AGL sottoscrive pienamente questo appello.
sabato 23 marzo 2013
PERCHE' , NELL'INTERESSE DEI LAVORATORI, SAREBBE UTILE CHE GRILLO, SE ALL'OPPOSIZIONE, INIZIASSE A COSTITUIRE UN “GOVERNO OMBRA”
Si ha la sensazione che un po' tutti in
Italia si sia vittime di una illusione ottica. Si guarda il dito
(l'incapacità dei tre schieramenti e mezzo di mettersi d'accordo) e
non si osserva la luna: la realtà di un Paese spaccato socialmente e
che non può trovare un compromesso in economia. La via d'uscita non
è in un accordo tra partiti (poiché essi rappresentano solo una
società politica allargata) ma tra componenti antagoniste della
società italiana che induca i partiti a svolgere il loro compito di
sintesi politica.
La vicenda dei crediti delle imprese
nei confronti della Pubblica Amministrazione è esemplare. Non ha
funzionato la ricetta di Monti (far scontare questi crediti dalle
banche le quali si sono tirate indietro perchè, a differenza del
passato, oggi lo Stato è valutato come un soggetto inadempiente),
non ha convinto la soluzione Grilli innanzitutto Confindustria ma
anche le altre rappresentanze imprenditoriali. Con i tempi che
corrono, occorre veramente una gran faccia tosta a stampare titoli
del debito pubblico e a tentare di pagare con quelli, anziché con
soldi veri, imprese ormai alla canna del gas. Senza contare poi i
tempi di pagamento eccessivamente lunghi (18 mesi) e il fatto che il
pagamento non sarebbe completo ma solo il 20% del necessario. Come
scusante per il governo (uscente?) c'è senz'altro da dire che lo
stesso ha il compito di sbrigare solo gli affari correnti in attesa
di passare la mano al nuovo. Ma per gli osservatori e per coloro che
incrociano le armi della dialettica su questa questione non ci sono
scusanti. Se lo Stato non ha più soldi veri in generale da spendere
non si capisce come e con quali risorse potrebbe pagare i 48 miliardi
chiesti da Squinzi. Noi, modestamente, avevamo evidenziato la
contraddizione già la settimana scorsa. Possiamo capire il gioco
della polemica politica ma vorremmo ricordare che da un po' di tempo
ci sono imprenditori e lavoratori che si suicidano perchè le loro
aziende vanno in rovina e ciò non senza colpe da parte della
politica e della pubblica amministrazione. Quindi non scherziamo. Su
questa questione è chiaro come vi sia una tensione tra burocrazia da
una parte (rappresentata politicamente da chi sappiamo) e mondo della
piccola impresa (a sua volta rappresentata da un altro schieramento)
. Quella dei fondi per gli ammortizzatori sociali (che si dice si
esauriranno entro l'estate) è un'altra bomba ad orologeria.
Finanziarli significa dover aumentare le tasse, ma aumentarle
significa spingere ancor più nel burrone quelle aziende che hanno
esubero di lavoratori. Anche qui si registra una tensione tra mondo
delle imprese da una parte , lavoratori, burocrazia. Tre soggetti che
stanno affogando, che per salvarsi cercano di appoggiarsi sugli altri
due. Tra i tre quella che ha maggiori possibilità di salvarsi
nell'immediato è la più grassa, quella che galleggia meglio. Ma
alla lunga, senza ripresa della produzione, dei salari dei consumi e
del gettito, anche il suo destino sembra segnato. Iva e Imu , la loro
modulazione, ripropongono lo stesso duello. Non si può chiedere ai
partiti (o ad alcuni di essi) di “decidersi”, di provare a
governare assieme se prima non si risolve a monte questo conflitto di
interessi. Nel quale, purtroppo, il mondo del lavoro sembra
incastrato dalla storica convergenza e alleanza di fatto (e
sintetizzata all'interno di un preciso schieramento) tra lavoratori e
l'insieme degli interessi dello Stato e della burocrazia. Altre forze
hanno dimostrato di intuire questo stallo ma di non essere ancora in
grado di proporre al Paese una sintesi praticabile. Non è un
problema di percentuali né di esperienza, ma di identità: se si è
o vuole essere soggetto rivoluzionario nel panorama politico occorre
pagare un prezzo in termini di spendibilità nelle istituzioni o nel
governo. Nelle democrazie anglosassoni, le più antiche, esiste un
istituto, quello del “governo ombra” che obbliga l'opposizione a
formare nelle sue fila un governo parallelo che dimostri, con la
serietà delle proposte di essere una seria alternativa al governo in
carica, preparandosi al proprio turno. Oggi in Italia abbiamo una
presenza che si propone, a suo modo, come una alternativa , non solo
politica ma di sistema. Tutto molto bello ma il problema è che nel
frattempo il Paese sta morendo e, in buona parte dell'elettorato, si
sta insinuando il dubbio se sia stata una buona scelta quella di
produrre uno shock politico di tale portata. Si parla di proposte
valide ma dalla dubbia copertura finanziaria e organicità. Quindi
realizzabilità. Purtroppo questo non è il momento di sognare, ma di
“fare”, innanzitutto nell'interesse dei lavoratori che faticano a
intravvedere l'uscita dal tunnel. Non sarebbe ora che la principale
forza di rottura emersa dalle elezioni dimostrasse ai lavoratori la
propria concretezza formando un”governo ombra” che ci faccia
toccare con mano la serietà di determinati intenti, abilmente
esposti in una magistrale campagna elettorale?Chissà che non possa
servire per far decidere i dubbiosi e per farci uscire
dall'inconciliabilità tra i sopra evocati interessi sociali opposti
, retrostanti agli attuali schieramenti politici.
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