Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: c/o A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it
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venerdì 5 settembre 2014

“BLOCCO CONTRATTUALE” PER GLI STATALI FINO AL 2015: DOV'E' LA NOTIZIA?E' UN ALTRA: FINO A IERI GLI STATALI ERANO PRESI PER IL CULO DIRETTAMENTE DAI GOVERNI. ORA NON PIU': CI PENSERANNO GLI “UOMINI IN DIVISA”.

Ci eravamo dimenticati dell'esistenza dei Sindacati del lavoro pubblico. Non si sentivano più in giro. Poi, all'improvviso una non notizia (il blocco degli aumenti, se ricordate (DEF aprile 2014), è quasi sicuro fino al 2020 per motivi di finanza pubblica) ha fornito nuovo materiale per i quotidiani di gossip politico.La ragione è semplice: di cosa si sarebbero altrimenti occupati nei prossimi 6 anni i sindacati?come noto, Renzi ha cambiato stile. Non più tavoli e consultazioni coi sindacati ma richiesta diretta ai lavoratori di pareri e proposte. Volontà di eludere ed elidere i corpi intermedi? No, semplicemente non perdere tempo e non farsi deviare dai corpi morti più o meno intermedi, più o meno rappresentativi.Divertente. Gli hanno obbiettato che con le riforme istituzionali non si mangia e lui reagisce rifiutandosi di masticare carne defunta. Ovviamente è partita la rituale proclamazione di preavvisi di sciopero la quale però è stata immediatamente sovrastata da un pronunciamento golpista e fascistoide di sindacati e Cocer degli uomini in divisa. Che tra parentesi (e neanche tanto) minacciano , di fatto, di violare la Costituzione , dato che ci risulta che determinate categorie di servitori dello Stato non abbiano diritto di sciopero. E di operare una grande mistificazione, visto che si tratta di categorie lasciate fuori dalla contrattualizzazione del pubblico impiego.Ricordate gli applausi agli agenti inquisiti per gravi reati durante un congresso di un sindacato autonomo di polizia? Altro che le patetiche banane di Tavecchio...E qui ,sorpresa: è stata pubblicizzata una immediata disponibilità all'incontro, seppure scevra da tentazioni di cedere al ricatto. Anche i sindacati del lavoro pubblico erano stati incontrati, ma solo dalla Madia e non personalmente da Renzi e con modalità sbrigative e disillusorie. Gli uomini in divisa invece no. Saranno ricevuti “personalmente” dal Premier e non solo e tanto dai vari Ministri competenti.Questa disponibilità temperata dalla contestuale sottolineatura che cinque polizie sono comunque troppe. Come dire: venite pure alla riunione, anche in divisa ma attenti a quello che dite e a dove vi sedete perchè potrebbero esserci anche per voi dei bei forbicioni di cottarelliana fattura pronti a stagliuzzarvi le gallonate chiappe.Beh, tutt'altra grinta rispetto alla reazione di maniera di Alfano che l'immaginario collettivo pensa afflitto e impaurito dalla possibilità che un bel giorno la sua scorta si rifiuti di accompagnarlo al “lavoro”.Era aperto un tavolo presso il suo Dicastero proprio su questi temi ma evidentemente (era successo nei giorni scorsi anche nei suoi colloqui-bidone con le autorità europee sulla questione Frontex) il piglio autorevole è ancora un limite del politico che tuttavia si applica molto pur senza immediati risultati.
Ma il dato fondamentale è che questa differenza di trattamento tra statali e uomini in divisa (un vero e proprio schiaffo, altro che le vignette di brunettiana memoria) è la definitiva sepoltura di ogni e qualsiasi speranza per i lavoratori pubblici non in divisa. Una certificazione crudele dell'inutilità della Pubblica Amministrazione così come oggi si configura in Italia. Quando i Sindacati pubblici urlano, imprecano e propongono lo sciopero generale, vi prendono quindi per il culo.Il Governo giustifica tale situazione col fatto che una comunità con un milione di disoccupati ha altre priorità e altre urgenze. Le risorse sono limitate e occorre fare delle scelte.Come avviene quando una autoambulanza deve scegliere a chi prestare prima le cure, nel caso abbia davanti più feriti.Si dice: non è vero. Le risorse per “curare” anche gli altri ci sarebbero ma non c'è la volontà politica di reperirle.In particolare si evoca la triade “evasione fiscale,società partecipate, corruzione”. Questo governo è in carica da 6 mesi, i suoi ministri sono giovani o per lo più estranei o ininfluenti rispetto agli assetti politici precedenti. Hanno promesso di mettere le mani in quelle tre problematiche e qualcosa, in 6 mesi, hanno iniziato a fare. Se tra 1000 giorni riusciranno a tener fede agli annunci bene. Altrimenti Renzi vedrà dissolversi il suo 40% e al governo avremo Grillo o il Centro Destra o addirittura avremo la Troika a comandare sull'economia italiana.La domanda allora è: era ed è possibile entro dicembre (tra 3 mesi) far saltar fuori da “evasione fiscale,società partecipate, corruzione” i miliardi per aumentare di 100 euro al mese lo stipendio di tutti gli statali?Perchè di questo tipo di aumento si tratterebbe. Ci sembra improbabile. E allora di cosa stiamo parlando? Le risorse per le 150.000 assunzioni nella scuola (non immediate ma a partire dal settembre 2015 e diluite in tre anni) verranno dalla Spending Review, se riuscirà. Taglio del 3% a tutti i Ministeri di spesa. Tagli lineari (obbligati, come più volte solo noi abbiamo sostenuto, perchè i tagli mirati non sono attuabili in un paese di lobby e mafie come l'Italia). Apriti cielo!“evasione fiscale,società partecipate, corruzione”: in aggiunta ai soldi per gli aumenti degli stipendi pubblici dovrebbero vedere il recupero di risorse anche per le assunzioni degli insegnanti precari. Se fosse questione di sola volontà politica (e non invece come pensiamo noi di oggettiva impossibilità tecnica di ottenere risultati a breve termine in una situazione tipica di buoi scappati) qualcuno ci sa indicare quale schieramento politico realisticamente, vincendo le elezioni, avrebbe potuto, potrebbe o potrà in tre mesi tirar fuori tutte queste risorse? Ma siete sicuri che ancora in Italia vi siano tutti questi soldi o che invece non siano stati già portati altrove?Non credete che la risposta non sia nel passato ma nel futuro, nel riorganizzare il Fisco,i Servizi Pubblici e gli appalti pubblici?e soprattutto, in misure shock, immediate, per fronteggiare l'emergenza occupazionale non con assunzioni pubbliche ma mettendo le imprese in condizione di lavorare in Italia? Ma i Sindacati del Pubblico Impiego si accontenterebbero di meno: che la Corte costituzionale dichiari illegittimo il blocco dei contratti (e poi, da dove uscirebbero fuori i soldi?) e che riesca uno sciopero generale, cioè che ogni lavoratore butti via una giornata di retribuzione, equivalente a una frazione mensile dell'aumento contrattuale, facendo risparmiare il governo, come tutti sanno. Anzi, potrebbe essere una idea: un mese di sciopero generale (d'accordo col Governo). Col risparmio il Governo potrebbe rinnovare i contratti, concedere gli aumenti, far vincere politicamente i sindacati. Solo che il singolo lavoratore alla fine dell'anno si troverebbe con lo stesso reddito di prima.O forse non sciopererebbe nessuno, cercando di fregare i colleghi costruendosi un aumento col sacrificio altrui.
Ma a parte questi scenari tragicomici, è l'inadeguatezza politica dei sindacati che fa piangere. I Sindacati dovrebbero essere i primi sostenitori dei tagli e delle riforme perchè gli sprechi sono contro i lavoratori, così come una PA inefficiente. I sindacati della scuola dovrebbero porre il problema del numero eccessivo degli insegnanti , nonostante queste 150.000 annunciate assunzioni e sostenere una vera riforma che porti la scuola italiana all'altezza degli standard europei.
Ma anche sugli uomini in divisa questa bagarre sta occultando alcune questioni di fondo.Una sola Polizia al posto di cinque, l'aumento degli stipendi ai poliziotti ridimensionando quelli dei dirigenti di polizia, la costruzione di nuove carceri, l'adozione di un modello all'americana relativamente al diritto del cittadino di armarsi. In Italia c'è troppa polizia . Ridurre il numero,pagarli meglio, educare il cittadino alla difesa personale.Non c'è sicurezza, è un fatto incontestabile. Se il cittadino potesse proteggersi da solo, minacce incostituzionali di sciopero delle forze dell'ordine sarebbero irrilevanti.Come al solito in Italia vi sono categorie che cercano di approfittare di ritardi dello Stato.
Analogamente per la difesa. Nella quale albergano ancora troppi papaveri, imboscati e parassiti.Vedremo se effettivamente questi soldi saranno stati in questi decenni ben spesi quando , come sta accadendo ora, prenderà corpo il rischio di attentati terroristici interni, o di attacchi da sud o da est da parte di fondamentalisti e tagliagole. Il cittadino italiano medio è concretamente oggi in grado, in caso di necessità, di difendere sé stesso, la sua Famiglia e la Patria imbracciando un' arma, al pari di quanto avviene in altri paesi?PA, Scuola, Difesa: la domanda è sempre la stessa. Si tratta di organizzazioni efficienti?Utili?Che giustifichino il carico fiscale sui cittadini?Il problema, come si vede, è un po' più complesso e grave dei 100 euro in più nello stipendio e dell'appartenenza o meno al ceto medio di chi lavora in questi settori.
Così come, parlando della riforma della PA, dobbiamo decidere se perdere ancora tempo dietro a sogni irrealizzabili come si è fatto negli ultimi 40 anni o se è arrivata ora di intraprendere altre strade .La lotta all'evasione fiscale (fenomeno storicamente speculare e legato, non dimentichiamolo, all'indebitamento pubblico e alle assunzioni clientelari soprattutto a beneficio del Mezzogiorno nella Pubblica Amministrazione) è fallita perchè è il sistema fiscale che ha assunto caratteristiche demenziali. L'idea della Flat Tax è ottima e a chi obbietta la violazione del principio di progressività (obiezione a cui già qualificati esperti hanno replicato ipotizzando correttivi sul piano della modulazione diversificata delle detrazioni) ripetiamo quanto affermato relativamente all'adozione dello Spoils-System per i dirigenti pubblici: è una buona occasione per cambiare la Costituzione. Le conseguenze, relativamente al futuro dell'Agenzia delle Entrate e ai concorsi per dirigenti, sono ovvie, dal nostro punto di vista. Certo, se ciò si realizzasse crollerebbe tutto un mondo di commercialisti, tributaristi, dirigenti-funzionari che arrotondano da consulenti, sindacati che hanno alimentato contenziosi giudiziari,corruzione, ecc. Tra non molto i dirigenti scolastici decideranno sugli scatti di merito degli insegnanti. Bene, era ora. Però non basta. Occorrerà che entrambe le figure si aggiornino e riqualifichino (sì, proprio come si fa con il vecchiume nei centri storici). E lo stesso nella amministrazione della giustizia. Solo noi, francamente, abbiamo sempre sostenuto che la riorganizzazione di quel personale è indispensabile. Ma soprattutto la digitalizzazione accompagnata dal blocco del turn over. Il futuro è nella diminuzione del personale in tutta la PA attraverso un utilizzo oculato dell'informatica e un conseguente risparmio.E se ciò provocasse la riduzione del numero dei tesserati ai Sindacati, chissenefrega, meglio così che pesare sull'esistenza dei cittadini.. Se (e non siamo d'accordo) gli 80 euro vengono considerati una elemosina, cosa sarebbero invece 100 euro di aumento contrattuale, una botta di vita?Ma non fateci ridere!Anche qui, è ora di innovare. Guardare in faccia alla realtà. Chi non è d'accordo in teoria su un aumento di stipendio a favore di un onesto lavoratore pubblico? Tutti lo siamo. Ma occorre vedere se ci sono i soldi e se quelli previsti in futuro siano probabili e veri.L'Italia è un Paese in cui occorre che si riprenda a creare ricchezza.Se gli espropri proletari non si realizzano neppure a Cuba o in Cina ci sarà un motivo. E quindi è difficile che si realizzino in Italia con patrimoniali o prelievi notturni alla Giuliano Amato o massacrando i proprietari di immobili. Occorre una giustizia e una equità retributiva, certamente. Ma in nessun paese del mondo uno si arricchisce facendo l'impiegato statale. Se, come legittimo, un dipendente pubblico ambisce a guadagnare di più è giusto , come avviene ora , che lavori in nero (o peggio, vada in cerca di bustarelle) o non sarebbe meglio che alla luce del sole, in deroga al principio di esclusività, gli fosse consentito, pagando le tasse, di fare un secondo lavoro nel privato o, ancor meglio, di guardarsi intorno e cercare di diventare imprenditore, lasciando la PA? Avendo veramente più soldi in tasca da spendere per sostenere consumi e domanda interna?La Costituzione'Cambiamola, no?Le riforme a che servono, se non a vivere meglio?La contrattazione pubblica? Ricordate? Solo noi avevamo detto che era una cagata pazzesca (e, non a caso, nel Pubblico Impiego, le categorie “forti” se ne sono tirati fuori...).Abbiamo fiducia che l'Italia emersa dalle recenti elezioni europee abbia colto queste esigenze e che sosterrà scelte coraggiose e ineludibili. Solo una richiesta facciamo a Renzi: accelera su riforma fiscale e del lavoro, perchè è questo che veramente interessa alla gente.


venerdì 11 luglio 2014

RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:TUTTI LO PENSANO MA NESSUNO HA IL CORAGGIO DI DIRLO. COME AFFERMO' REAGAN PER GLI USA, ANCHE IN ITALIA LO STATO E' IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE.L'UNICA POSSIBILITA' PER IL LAVORATORE PUBBLICO DI CONSERVARE IL POSTO DI LAVORO E DI AVERE STIPENDI PIU' ALTI E' DI CONVINCERE L'OPINIONE PUBBLICA DI SERVIRE A QUALCOSA IN UNA ORGANIZZAZIONE RINNOVATA PER FINANZIARE LA QUALE IL CONTRIBUENTE CONDIVIDA CHE VALGA LA PENA PAGARE LE TASSE. PARTIRE DUNQUE DALLA VERITA', NON DALLE MENZOGNE CHE I SINDACATI DEL LAVORO PUBBLICO STANNO PROPINANDO AI LAVORATORI E AI POLITICI, SOSTENENDO TESI INDIFENDIBILI E DESTINATE ALLA SCONFITTA. SAREBBERO DISPOSTI A MORIRE PUR DI SERVIRE FINO ALL'ULTIMO I LORO VERI PADRONI, I CATTIVI DIRIGENTI PUBBLICI , A LORO VOLTA BUONI SOLO, IN QUALSIASI STAGIONE E INDIPENDENTEMENTE DALLA BANDIERA, A PROPORSI COME ZERBINI DELLA CATTIVA POLITICA, PUR DI CONSERVARE LA PROPRIA POLTRONA LAUTAMENTE STIPENDIATA . QUANDO INVOCATE , A DIFESA DEL VECCHIO, I PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA, SIAMO SICURI CHE I POVERI PADRI COSTITUENTI SI RIVOLTANO NELLA TOMBA. VERGOGNATEVI , PARASSITI FANNULLONI. I LAVORATORI SAPRANNO, UTILIZZANDO UN BUON INSETTICIDA, LIBERARSI DI VOI PURIFICANDO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, BENE COMUNE.


sabato 5 aprile 2014

E' IN ATTO UNA CAMPAGNA DENIGRATORIA SULLA DIRIGENZA DELLO STATO? PER ADIR-AGL NO:E' SOLO UNA STRAORDINARIA OCCASIONE.

E' preoccupante che un dirigente dello Stato possa sentirsi a disagio per quello che si legge sui giornali sulle riforme in arrivo e sui motivi che le impongono. E' un vero dirigente (cioè un vero timoniere) chi ha paura della tempesta in arrivo? No, evidentemente è solo uno che è riuscito a raggiungere un titolo di studio elevato per facilitazioni familiari e a fare carriera per cordate. Ma privo di passione, se, appena può, si acquieta, appagato, su un posto pubblico, come l'ultimo dei disoccupati organizzati. Quando (speriamo presto) verrà abolito il valore legale del titolo di studio (che è un po' come la licenza pagata milioni dai tassisti) la finirà, chi non si sente sicuro delle sue qualità vere, di sbandierare lauree e specializzazioni che sappiamo tutti come si ottengono in Italia, da chi e in cambio di cosa. Quindi stiamo calmi, restiamo coi piedi per terra e parliamo di cose concrete, non di targhette dorate. Se poi riteniamo che i concorsi pubblici siano seri e selettivi allora due sono le cose: o chi lo dice ci è o ci fa. Finiamola di prendere in giro gli italiani. Occhio: non stiamo dicendo che siamo impreparati o in mala fede ma solo che per convincere gli italiani della giustezza di una tesi non possiamo prenderli impunemente per i fondelli. Che poi chi dirige lo Stato risponda alla nazione e ai cittadini è vero. Ma solo se prima è stato accontentato il politico. Non quello di turno, che appare mettendoci la faccia ma quello occulto e permanente, che piazza il dirigente che vuole al posto in cui “serve”.Ecco la differenza:loro vogliono essere autonomi dalla politica per servire di nascosto il loro padrino. Noi vogliamo che il dirigente sia al servizio della nazione e dei cittadini rappresentati da quel politico che alle elezioni abbia avuto i voti veri dal popolo e risponda ad esso anche relativamente alla scelta di dirigenti capaci. Quando vi dicono che sono contro lo spoils-system non è perchè temono di perdere il posto ma perchè è il loro puparo che verrebbe meno e che quindi si tutela tramite loro.
Ma all'autolesionismo non c'è limite: già, perchè è di questo che si tratta quando si crede di tutelare una categoria raccontando ai cittadini pure corbellerie, come quella che lo stato funziona con imparzialità, che tutela i diritti e offre servizi. Ma che diavolo di capitano è quello che dimostra di non conoscere (o di far finta di ignorare) le condizioni della sua nave?
Qualcuno penserà che tutta questa discussione avviene per un rinnovato idealismo ed interesse per la Costituzione, per il funzionamento dello stato, per i bisogni dei cittadini più umili. Ma che? Questi finti paladini della categoria te lo dicono chiaro e tondo:saremmo stati zitti se non stesse girando l'idea di abbassarci gli stipendi. Ecco come si distrugge la credibilità della dirigenza, ecco come dai la dimostrazione al dirigente in buona fede che anni di contributi sindacali sono stati soldi buttati. Si dice che se il cittadino conoscesse cosa è e cosa fa la pubblica amministrazione allora capirebbe. Spiegateci allora perchè avete ridotto al rango di carta igienica la legge 241 del 1990, la legge sulla trasparenza amministrativa. In questi anni che battaglie avete condotto in merito?O non siete stati invece voi ad affossarla?
Ma l'acqua sale e le vie di fuga non si trovano. Allora cosa fa il comandante?Si prende le sue responsabilità e lascia per ultimo la nave? No, cerca di scaricare chi gli fa concorrenza, denigrandolo. Da una parte i manager delle partecipate vengono senza appello marchiati come servi della politica (ma come: e le capacità?Siamo proprio sicuri che uno , dal privato, dove c'è la vera competizione e selezione, quella del profitto, arrivi a ottenere quegli incarichi solo col calcio nel sedere?E poi:non erano i vostri idoli, punti di riferimento, modelli?Non volevate diventare come loro?), senza tener conto (vedi la recente vicenda di Moretti, su cui siamo però d'accordo con Della Valle) che quelli un po' di capacità ce l'hanno e se lasciano il pubblico un lavoro nel privato lo trovano. Siamo sicuri che questo valga anche per i dirigenti statali?Poi scaricano i dirigenti esterni a tempo determinato. Servi, a loro dire, del clientelismo e con retribuzioni fuori controllo e dannose. Ma come, non erano colleghi in gamba da tutelare?Alla faccia della solidarietà tra categorie della stessa confederazione!
Ma se volete suicidarvi, fatelo da soli ma soprattutto in fretta. Non auto seviziatevi come, per esempio quando cercate di far credere ai cittadini che siete soggetti alla valutazione (ma quale?Notoriamente i dirigenti si valutano reciprocamente e tutti raggiungono tutti i risultati prefissati) che rispondete del vostro agire (certo, avendo l'avvocato dello stato pagato dalla collettività ) e siete passibili di licenziamento (si, su Marte).
In epoca di digitalizzazione poi (che avreste dovuto gestire voi e che annulla il deficit dell'età) voler scaricare i collaboratori più anziani è veramente penoso.
No,non ci siamo. Il problema della dirigenza pubblica italiana siete voi, sindacalisti della dirigenza dei miei stivali.
Se l'obbiettivo è retribuzioni più giuste, uno stato migliore, una pa più efficiente la soluzione sola è lo spoils-system e quindi tempo determinato per tutti. Il dirigente non sarà più il membro di una casta ma dovrà essere scelto dai politici eletti dal popolo in un sistema democratico di alternanza con una legge elettorale che faccia emergere la volontà popolare. Per realizzare un programma .Cambiare non conservare. Mandando a casa, a termine del mandato, sia il politico che il dirigente che non abbiano servito i cittadini o, peggio, violato le leggi. Questo, si , è condivisibile da parte di tutti i cittadini, rispetto ai quali voi avete una colpa enorme: quella di averli messi in condizione, in questi anni, di odiare i dirigenti pubblici. Non sappiamo se riusciremo a risollevarci dalla terra bruciata che avete creato. Ci proveremo.

ADIR-AGL ALLEANZA MANAGER, PROFESSIONISTI, ALTE PROFESSIONALITA', DIRIGENTI PUBBLICI E PRIVATI

http://adir-agl.blogspot.it/

lunedì 13 gennaio 2014

ADIR-AGL “UNA RACCOMANDAZIONE A RENZI: NON ASCOLTARE I CONSIGLI PELOSI DEI GROSSI E COMPROMESSI SINDACATI DELLA DIRIGENZA”

Crediamo che l'esperienza di questi anni ci detti la regola numero uno: mai e poi mai accada che la dirigenza pubblica, anche contro la sua volontà, si trovi ad avere la piena responsabilità della gestione della pubblica amministrazione. Alla dirigenza pubblica serve altro: un potere politico che sappia e faccia il proprio mestiere, obbiettivi concreti e misurabili, una valutazione oggettiva (mai realizzata),meritocrazia (e non favoritismi come finora) e, soprattutto, l'adozione dello Spoils System più che fantomatici criteri di trasparenza , di rotazione e di selezione dei migliori irrealizzabili, come la storia dimostra da decenni, in un sistema concepito come il nostro attuale. La Pubblica Amministrazione italiana è ormai una specie di area contaminata dalle radiazioni della corruzione e del servilismo nella quale nascono mostri in spregio alle leggi della natura. In particolare non valgono alcune regole consolidate dell'organizzazione aziendale, ad esempio che se il dirigente è assunto a tempo indeterminato è più motivato, investe nella sua formazione ed è più propenso a guardare a soluzioni a più lungo termine. Macchè? Altro che servizio alla Nazione! Se il dirigente pubblico è a tempo indeterminato , semplicemente, cercherà di farsi innanzitutto gli affari suoi senza limitazioni temporali e, solo invia residuale, di non schiacciare i piedi a chi potrebbe parlare male di lui nelle alte sfere o a fare favori “a buon rendere”. Questo è il frutto del lavoro dei grossi (non grandi) sindacati della dirigenza che in maniera sotterranea hanno convinto anche i più giovani che l'unica strada che conta è quella dell'illegalità e del sopruso.
Ora che c'è la possibilità che avanzi un innovatore ( Renzi ) in grado di scompaginare un assetto vergognoso della dirigenza pubblica, costoro mettono le mani avanti, chiedendo addirittura di avere posti garantiti negli uffici di diretta collaborazione nazionali , regionali e locali (ma sulla base di quale esperienza concreta di vita e di lavoro, quella delle scartoffie?) che i dirigenti non vengano trasformati in “Yes men”. Ma perché, adesso cosa sono? Degli eroi dell'imparzialità e dell'autonomia, della legalità e del rispetto della Costituzione? Ma non fateci ridere! E' proprio dalla realtà medievale dell'attuale dirigenza italiana che occorre partire per attuare una vera riforma. Spoils System (modificando la Costituzione, se necessario), dirigenti a tempo, nominati da politici autenticamente eletti dal popolo (riforma legge elettorale, quindi) non imparziali (nel periodo dell'esercizio delle loro funzioni non dovranno essere giudici ma rispettare le leggi senza favoritismi) e non distinti ma , in maniera trasparente, leali collaboratori della politica eletta dal popolo che li nominerà. Non certo impegnati quindi in giochini finalizzati alla continuazione del loro potere personale anche oltre la successiva scadenza elettorale (come oggi accade, incontestabilmente, dapperttutto in Italia), tanto da essere disponibili anche a non denunciare fenomeni di illegalità. Premi? Si, ma solo a chi denunci il malaffare, al di sopra e al di sotto di loro.
Solo adesso, che siete alle strette, vi viene in mente di copiare quanto fanno da anni in Usa e Francia? Ma con quale coraggio evocate realtà di altri pianeti nelle quali un dirigente pubblico medio italiano si troverebbe nell'impossibilità di sopravvivere, come un pesce fuor d'acqua e verrebbe inviato a friggere patatine o a raccogliere l'uva in pochi giorni?
E ancora pensate che per svicolare dalla spending review e dagli sprechi qualcuno cada nel tranello di dilazionare ancora i tempi di accertamento (e risarcimento alla collettività) creando autorità “terze” ad hoc quando dovreste invocare, invece, l'immediato intervento di Corte dei Conti e GdF?
Le prospettive della parte sana della dirigenza pubblica italiana, in un sistema pubblico che sta collassando, che è odiato dai cittadini in quanto tenuto in vita da sempre più tasse, non possono che essere legate a questa doverosa rivoluzione, l'unica che possa produrre consenso popolare e di conseguenza assicurare un futuro vero, non tanto ai grossi sindacati dirigenziali corresponsabili dello sfascio quanto a chi oggi, nonostante tutto, svolge onestamente e in buona fede la professione di dirigente.

ADIR-AGL
ALLEANZA MANAGER, PROFESSIONISTI, ALTE PROFESSIONALITA', DIRIGENTI PUBBLICI E PRIVATI

giovedì 14 novembre 2013

UNA PROPOSTA DEL SINDACATO DIRIGENTI DELL'AGL PER FAR FRONTE DA SUBITO ALLE NUOVE POVERTA': OGNI MESE, META' STIPENDIO DEL DIRIGENTE PUBBLICO MESSO A DISPOSIZIONE , VOLONTARIAMENTE, DEI SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE DI RESIDENZA



E' notizia di oggi: per l'OCSE i dirigenti pubblici italiani sono i più pagati del mondo, quasi il triplo della media.
Nel frattempo diviene sempre più insopportabile i fenomeno degli anziani che non riuscendo ad arrivare alla fine del mese sono costretti a rovistare tra i rifiuti dei mercati rionali e dei supermercati per mettere insieme un misero pasto.
Come già avvenuto da parte di molti calciatori che si sono ridotti lo stipendio per senso di responsabilità in questa tremenda crisi, riteniamo che anche i dirigenti pubblici italiani, non tutti responsabili di queste assurde distorsioni retributive, debbano schierarsi dalla parte del Bene e del Prossimo, dando per primi l'esempio. L'ADIR-AGL, nel continuare ad auspicare la riforma della Pubblica Amministrazione e del sistema pensionistico, certo di non immediata realizzazione, propone per intanto a tutti i dirigenti pubblici italiani, nell'emergenza, di destinare d'ora in poi, volontariamente, ogni mese, ai Servizi Sociali del proprio Comune di residenza, metà del proprio stipendio. Sapranno sicuramente questi Uffici destinare queste prime risorse a chi veramente ne ha più urgente ed immediato bisogno. E chiediamo che il Ministero della Funzione Pubblica renda noto l'elenco di quei dirigenti che vorranno partecipare a questa iniziativa. Quanto ne sarebbe importante il successo, per ridare credibilità alla dirigenza, alla pubblica amministrazione e alla possibilità del nostro Paese di riprendersi!

ADIR-AGL

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“””””””””Ocse:dirigenti Pa Italia più pagati,quasi triplo media

solo per 28% cittadini fiducia in governo

14 novembre, 14:21

I senior manager della pubblica amministrazione centrale italiana sono i più pagati dell'area Ocse, con uno stipendio medio di 650 mila dollari, oltre 250 mila in più dei secondi classificati (i neozelandesi con 397 mila dollari) e quasi il triplo della media Ocse (232 mila dollari). Lo rileva l'Ocse, con dati aggiornati al 2011. In Francia, un dirigente dello stesso livello guadagna in media 260 mila dollari all'anno, in Germania 231 mila e in Gran Bretagna 348 mila. Negli Stati Uniti, la retribuzione media è di 275 mila dollari.

(...)”””””””””

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Se la pensione non basta la spesa si fa tra i rifiuti

Maria Sorbi - Mer, 13/11/2013 - 07:14
“””””””Arriva mentre il mercato sta per sbaraccare, attorno alle due del pomeriggio. Tanto la merce sui banchi non gli interessa, è troppo cara. Lui va in cerca degli scarti tra i cumuli di cassette di legno gettate negli angoli.
E lì trova sempre qualcosa: cespi di insalata ancora buona, resti di cavoli e carciofi, qualche finocchio malconcio ma, tutto sommato, mangiabile. Basta non fare troppo gli schizzinosi e la spesa è fatta.
Così, al mercato-bene di via Cesariano, a pochi passi dall'Arena, fa provviste un anziano, habitué della zona. Non è un barbone, né uno che vive di stenti per la strada. È semplicemente uno a cui la pensione non basta, uno che tira a campare. E allora eccolo attraversare la doppia corsia di via Melzi d'Eril con la sua busta della spesa già usata e ripiegata chissà quante volte. La porta, ancora vuota, dietro la schiena, va di buon passo sulle sue Adidas con la para, si guarda attorno e un po' dissimula l'imbarazzo per la missione settimanale tra le bancarelle. Poi si china, fruga con pazienza tra gli scarti e scova frutta e verdura.
Nel frattempo gli ambulanti smontano i loro tendoni. «Non immagina quanta gente così c'è» commenta una venditrice mentre ritira le cassette di cachi ancora intonsi snobbati dalle sciure del quartiere. A sentire i fruttivendoli dietro alle bilance, sono parecchie le persone che vanno a fare la spesa tra i cumuli di rifiuti del mercato. Quelli dove nemmeno i cani chic dell'isolato si fermano a nasare qualcosa da addentare. Andrea e suo padre, che da una vita hanno un banco di primizie in via Cesariano, per risparmiare a tanta povera gente l'umiliazione di chinarsi a cercare qualche foglia di insalata di scarto, alla fine della giornata preparano un po' di sacchettini di verdura di seconda scelta o rimasta invenduta e li regalano a chi non può. «Guardi che anche le signore di un certo livello hanno dimezzato la spesa, mica soli i poveretti» commentano gli ambulanti. Insomma, prima le famiglie mandavano le colf a riempire sacchi di frutta esotica e verdure selezionatissime, ora hanno ridotto quantità e qualità.
«Lavoro in questo mercato da oltre dieci anni - conferma all'angolo un venditore mentre sistema i sacchi di noci - e devo ammettere che è un disastro. Non solo nell'ultimo anno le vendite sono calate ma ci sono sempre più persone, soprattutto anziani, che ci chiedono roba ammaccata pur di pagare meno. O che vanno a cercare tra le cassette da gettare via».
Questo accade in un mercato del centro. Ma le stesse scene si vedono ovunque: a Papiniano e, motivo in più, nei mercati di periferia. Idem all'Ortomercato il sabato mattina. A darcene conferma è Ketty Capra, in rappresentanza degli ortofrutticoli. «Ormai tra gli scarti non frugano più solo stranieri e barboni - racconta - ma anche persone che non diresti mai e tanti anziani. Spesso le famiglie, soprattutto alla fine del mese, ci chiedono se avanziamo qualcosa o se abbiamo roba di scarsa qualità per risparmiare un po'». La seconda scelta insomma è diventata merce preziosa. Tanto che anche gli ambulanti che vanno a rifornirsi in via Lombroso la comprano in quantità molto maggiori rispetto al passato. È una regola del mercato: l'offerta segue la crescita della domanda. “””””””””

mercoledì 23 ottobre 2013

NUOVO SISTEMA DI RECLUTAMENTO DELLA DIRIGENZA PUBBLICA: SONO SOLO FATTI LORO?

L'ITALIA, PER CAMBIARE VERAMENTE, AVREBBE BISOGNO DI DIRIGENTI PUBBLICI ANCHE NON LAUREATI DI CUI AL DI LA' DEL TITOLO DI STUDIO “ITALIANO” CONSEGUITO SIA ACCERTATA L'EFFETTIVA CAPACITA', ASSUNTI A TEMPO DETERMINATO (TUTTI!) IN COERENZA CON L'APPLICAZIONE DELLO SPOILS SYSTEM, NON PIU' SELEZIONATI CON CONCORSI “ITALIANI”.
SE DOBBIAMO, PER OTTENERE CIO', CAMBIARE LA COSTITUZIONE, FACCIAMOLO E PRESTO!

La attuale dirigenza pubblica non viene da Marte. E' quello che è oggi in base a una precisa storia nella quale meritocrazia e selettività raramente sono stati applicati.

Tanto è vero che, data l'inapplicabilità di tale sistema, funzionante solo in teoria, la macchina statale, per andare avanti ha dovuto adattarsi per trovare in fretta gente capace (precaria, assunta a tempo o proveniente dall'esterno della PA) di evitare che i dirigenti griffati (quelli con la parentela o la parrocchia politica giusta) mandassero del tutto a fondo lo Stato.

PER FORTUNA CHE LA DIRIGENZAE' PRECARIA, ALTRIMENTI L'ITALIA SAREBBE OGGI DEL TUTTO SUCCUBE DI UNA DITTATURA BUROCRATICA.
LA CLASSE POLITICA, ELETTA DAI CITTADINI (AL CONTRARIO DI QUELLO CHE E' SEMPRE STATO PER I DIRIGENTI) E' QUELLACHE DEVE SAPER SCEGLIERE UNA DIRIGENZA FUNZIONALE A REALIZZARE LA VOLONTA' DELL'ELETTORATO IN UN TEMPO DETERMINATO E CONTROLLABILE E NON A COSTRUIRE PER SE', CON I SOLDI PUBBLICI, VILLE, CASTELLI O FEUDI ETERNI, COME ACCADE OGGI.

E' LA POLITICA, ALTRIMENTI A RISCHIARE DI DIVENTARE SERVA DI UNA DIRIGENZA IRRESPONSABILE E ONNIPOTENTE, DELLE SUE INDEBITE PRESSIONI, ACCOMPAGNANDOCI VERSO UN FUTURO ILLIBERALE E ANTIDEMOCRATICO.

Abbiamo bisogno di una Pubblica Amministrazione che venga azzerata e ri-proggettata daccapo, con dirigenti non stabili ma sempre sotto esame (come gli allenatori di calcio) perchè solo così i risultati possono essere raggiunti. A tempo comunque determinato , applicando lo Spoils System, eliminando il valore legale del titolo di studio, di cui siano accertati preventivamente le reali capacità e conoscenze in maniera diversa dagli attuali concorsi che hanno prodotto il disastro che conosciamo, dipendenti dalla volontà popolare, premiati in caso stronchino comportamenti illegali al di sopra o al di sotto di loro.

Ci dispiace per i governi presenti e passati ma i più recenti provvedimenti di legge in materia sono o inutili o dannosi. Non serve né demonizzarli né prostrarsi innanzi ad essi (come sta accadendo da parte delle altre organizzazioni della dirigenza).

Nessun governo può mettere le mani nella questione per il semplice fatto che le stesse rischiano di essere tagliate da una burocrazia sempre più potente e indisturbata.

La stessa nostra concorrenza sindacale sta facendo una patetica figura, cercando di assecondare, in maniera miope, o i vecchi dinosauri infastiditi o i giovani rampanti che attraverso gli incarichi precari hanno cominciato ad annusare l'arrosto o quelli che si illudono da una vita di diventare un giorno dirigenti e si domandano “perchè noi ancora no?”.

Da anni si dice che il segreto per avere una pubblica amministrazione più efficiente sia quello di assumere i migliori, offrendo loro stipendi più alti o la garanzia dell'inamovibilità.

Risultato è stato: promozione in blocco, a metà degli anni Novanta, della vecchia classe dirigente burocratica reclutata sappiamo come, pensioni d'oro scandalose, afflusso dall'esterno di mediocri incapaci di sostenere la concorrenza del settore privato che una volta entrati puntano i piedi e non vogliono più uscire perchè sanno che dal di fuori nessuno li vorrebbe più.

Basta con le stabilizzazioni dei raccomandati, basta con le pagelle artefatte, basta con le riserve dei posti, basta con i falsi concorsi.

E' necessario che i dirigenti e gli aspiranti tali queste cose le capiscano e presto e si muovano per cambiare nella direzione da noi proposta, altrimenti la cittadinanza e l'elettorato potrebbero stancarsi e pensare che non sia poi così necessario che la Pubblica Amministrazione abbia dei “dirigenti” che costano così tanto e producono tutti questi guai.
E allora si che rischieremmo di buttare via l'acqua sporca col bambino dentro!


ADIR-AGL
Alleanza Manager, Professionisti, Alte Professionalità, Quadri, Dirigenti Pubblici e Privati aderente all'AGL


giovedì 8 agosto 2013

INCENDI SARDEGNA: GLi F-35 COMINCIANO A COSTARCI CARO!

“””””””””Cronache
08/08/2013 - il caso

La Sardegna è assediata dagli incendi,
decine di evacuati da case e alberghi

Una notte di lotta contro il fuoco,
grave un allevatore che ha sfidato
il rogo. Ed è polemica sui Canadair
nicola pinna
cagliari
Vista dall’elicottero del Corpo forestale, la Sardegna è una gigantesca graticola. C’è fumo dovunque, le fiamme sono ancora alte in molte zone e dove c’erano paradisi verdi ora c’è una distesa nera. Il fuoco continua a tenere l’isola in emergenza: la paura è iniziata mercoledì pomeriggio e in diverse province si continua a lottare. La notte è stata difficile e all’alba l’incubo non era ancora svanito.
Nei dintorni di Ghilarza, in provincia di Oristano, sono state evacuate decine case e in ospedale c’è un allevatore di 52 anni in condizioni disperate per aver sfidato il rogo che stava divorando il suo ovile. A Laconi, un altro paese dell’Oristanese, stamattina la Protezione civile ha ordinato lo sgombero di una casa di riposo: un incendio minaccia da ieri sera la zona di Bingixedda e quaranta anziani stamattina sono stati portati via d’urgenza.
In tanti hanno passato la notte sotto il cielo: troppo rischioso tornare a casa e qualcuno ha dormito nelle aule delle scuole messe a disposizione dai sindaci. L’apparato regionale antincendi è ancora in massima allerta: da ieri pomeriggio le squadre a terra e tutti gli elicotteri lavorano ininterrottamente. In campo anche i canadair che la Protezione civile nazionale ha schierato all’aeroporto di Olbia: sono solo due e anche stavolta si è capito che non sono sufficienti per fronteggiare un’emergenza.
Quella di ieri era considerata una giornata a rischio e le previsioni sono state rispettate: la temperatura ha raggiunto i quarantadue gradi e con la complicità del vento i piromani hanno fatto scattare l’assedio. I roghi sono partiti tutti quasi contemporaneamente nel primo pomeriggio e solo al tramonto c’è stata una breve tregua. In realtà è stata un’illusione, perché dopo poco tempo il fuoco è ripartito addirittura più aggressivo. Soprattutto nei piccoli centri dell’Alto Oristanese, dove è stata incenerita una fetta di territorio estesa quasi duemila ettari e molti animali non sono riusciti a fuggire dalle stalle per mettersi in salvo. «Ci hanno mandato un canadair, ma si è guastato quasi subito: il secondo è arrivato poco prima delle 20 ed è dovuto tornare alla base perché stava già calando il buio – polemizza il sindaco, Stefano Licheri - È impossibile vincere la guerra contro gli incendi avendo a disposizione solo due aerei in una giornata come questa».
Di primo mattino l’emergenza è scattata nuovamente nel Sassarese: oggi le fiamme sono divampate nelle campagne di Burgos, mentre ieri pomeriggio ci sono stati interminabili momenti di paura alla periferia di Sassari, a ridosso di un deposito ferroviario. Forestali ed elicotteri ancora al lavoro anche nella provincia di Cagliari: tra Isili e Nurallao le campagne ardono da ieri e questa mattina i quaranta detenuti di una colonia penale sono stati trasferiti in tutta fretta.  “””””””””

COMMENTO ADIR-AGL:

La dotazione dei Canadair, per la lotta contro gli incendi, è stata ridotta del 50% .L'azione di contrasto agli incendi boschivi è una emergenza , quella di dotarsi di mezzi aerei militari d'attacco, no.I Canadair sono l'unico mezzo efficace e di pronto soccorso contro gli incendi in luoghi difficilmente raggiungibili dai mezzi terrestri. Per avere una minima idea di cosa ci può aspettare teniamo presente che nel 2012 si sono registrati 8.700 incendi che hanno distrutto 100mila ettari di superficie boschiva.E ciò lo scorso annno, quando la flotta aerea statale era ancora composta da trenta veicoli . Spesso è successo che l'Italia abbia avuto necessità di chiedere in prestito dei Canadair alla vicina Francia (si tratta in realtà di noleggi a costi orari elevatissimi). Ma la Francia non ha una flotta di Canadair tanto maggiore dell'Italia. E' in grado di prestarceli perche le servono di meno.In Francia, grazie ad una più efficace opera di manutenzione del territorio e di sorveglianza, ad una più severa normativa sulla inedificabilità delle zone devastate dal fuoco, incendiare boschi "per autocombustione" è più rischioso, e meno redditizio che in Italia.
Ma quella degli F35 è solo la punta dell'iceberg.Cose ben più gravi stanno accadendo, in silenzio, in ogni Regione, ad opera delle relative Amministrazioni, riguardo a riduzioni sconsiderate di spese e pseudo razionalizzazioni. Ad esempio c'è in tutta Italia una riduzione dei distaccamenti dei Vigili del Fuoco, col risultato di allontanare i Vigili dal luogo di intervento con aumento pericolosissimo dei tempi.Poi i mancati rimborsi e sovvenzioni ai volontari che si occupano del settore antincendio e che spesso non hanno nemmeno i soldi per il carburante per muovere i mezzi in caso di emergenza. Pertanto novanta cacciabombardieri Lockheed (ah, quanti bei ricordi!...) Martin F-35 Lightning "contro" quindici Canadair.ed un solo elicottero Ab412 operativi su tutto il territorio nazionale.
Un F-35 costa 200 milioni di euro. UnCanadair costa 24 milioni di euro.
Un’ora di volo di un F-35 costa 25mila euro, un’ora di volo di un Canadair 14mila euro.
Vicenda esemplare , questa degli F35.
L'aula del Senato ha approvato la mozione di maggioranza (frutto dell'intesa Pd - Pdl) sui cacciabombardieri F35. Il testo votato a Palazzo Madama, nella versione già passata alla Camera, impegna il Governo "a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito, ai sensi dell'articolo 4 della legge 31 dicembre 2012, n. 244".
L'adesione al programma JSF, siglata per la prima volta dall'Italia nel 1998 (con la firma dell'allora presidente del Consiglio D'Alema) non è in discussione, ma vengono 'congelati' ulteriori acquisti in attesa dell'indagine conoscitiva sui sistemi d'arma che le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno compiere. Tuttavia, secondo il Consiglio supremo di Difesa, presieduto da Giorgio Napolitano, la prescrizione voluta dalla maggioranza non è attuabile. Il Consiglio supremo di Difesa ha ribadito che la titolarità delle scelte sull'ammodernamento delle forze armate, quindi anche sugli F-35 spetta al governo.

Sugli F35 Pentagono ha rilevato 13 difetti costruzione, una serie di difetti gravi e tuttora non risolti nei prototipi, difetti in parte non eliminabili perché legati strutturalmente al progetto stesso. La Lockheed Martin e le Forze Armate italiane, dopo l'aspro dibattito parlamentare sull'acquisto dei caccia, hanno cancellato la pubblica cerimonia di apertura dello stabilimento di assemblaggio dei caccia F35, a Cameri (Novara).  Ma i lavori per l'assemblaggio del primo F-35 destinato all'Italia sono già cominciati e il cacciabombardiere dovrebbe essere completato nel secondo semestre del 2015.
Ogni anno gli incendi in Italia provocano danni di miliardi.  I territori bruciati e quindi senza vegetazione sono una delle principali cause delle alluvioni, con tutte le conseguenze del caso, che spesso significano anche perdite in termini di vite umane.
Non si provi, da parte delle lobby dei fabbricanti di nuovi sistemi d'arma, ad agitare il ricatto occupazionale (quanti posti di lavoro si sarebbero persi in caso di rinuncia agli F35) né, da parte dei vertici delle Forze Armate e del Ministro, a argomentare che le Forze “armate” in quanto tali, lo devono essere in maniera moderna, aggiornata e competitiva.
Di quali siano le capacità di coloro che ci dovrebbero difendere da minacce esterne ne abbiamo avuto prova da come è stata gestita la vicenda dei due Marò. Vengono i brividi a pensare cosa potrebbero combinare, questi vertici politico-militari, nel caso in cui effettivamente fossimo attaccati. Per intanto, si sono portati avanti nel lavoro, acquistando aerei difettosi.
Se è così che la nostra classe dirigente intende agganciare la ripresa, possiamo veramente stare tutti freschi.!

ADIR-AGL Vigili del Fuoco

domenica 3 marzo 2013

DIRIGENTI: SHOCK OCCUPAZIONALE, CRISI PSICOLOGICA.ANCHE OBIEZIONE DI COSCIENZA?

Da anni la categoria dei dirigenti è stata considerata di fatto protetta e super garantita. In particolare la libera recedibilità non ha mai significato maggiore esposizione ai licenziamenti. Anzi. Per antonomasia, durante le tempeste economiche e le crisi produttive, erano sempre coloro che erano sul ponte della nave (lavoratori manuali e impiegati) ad essere spazzati via dalle ondate mentre la testa delle aziende, ben riparata in plancia, la faceva sempre franca. Ebbene, anche questo in Italia è cambiato, in fretta. Si parla di 10.000 dirigenti che hanno perso il posto di lavoro nel 2012 , di 60.000 dal 2006.
E' vero che quando ciò accade, dal punto di vista individuale, si tratta di un dramma non paragonabile, neppure lontanamente, a quello della perdita del lavoro da parte di un operaio o di un impiegato. Perchè il dirigente aveva uno stipendio di diverse volte superiore a quello di sussistenza (ossia a quello dell'operaio), perchè se, come capita spesso, i lauti guadagni sono stati investiti in maniera oculata (e i dirigenti hanno la cultura per farlo) , la riserva di sopravvivenza non si esaurisce in breve tempo ma può consentire di affrontare con calma la ricerca di un nuovo posto di lavoro. Perchè, sempre che non si tratti di un dirigente raccomandato (e quindi più ignorante dei propri dipendenti) si presuppone che lo stesso abbia una cultura di base e una professionalità superiore alla norma e quindi spendibile nella ricerca di un nuovo lavoro.
Ma anche qui qualcosa è cambiato, facendo precipitare nell'incertezza e nell'inquietudine molti dirigenti che hanno perso il lavoro e intimorendo, nei confronti delle rispettive proprietà, quindi rendendo più ricattabili, i manager che sentono odore di possibile esonero. Ciò nel privato, ma anche nel pubblico, al netto delle cordate e protezioni politiche, dato il processo di privatizzazione (seppure all'italiana) dei rapporti di lavoro, non sono infrequenti accadimenti traumatici attutiti per lo più però, in conseguenza delle fonti informative messe a disposizione da parte di chi ti mise su quella poltrona, da trasferimenti strategici da una Amministrazione all'altra che implicano la sostanziale stabilità della posizione dirigenziale. Ovviamente, in questo quadro, nel pubblico, i principi di trasparenza, efficienza, efficacia e raggiungimento dei risultati posti, diventano molto, molto relativi. A proposito (lo facciamo in ogni nostro intervento riguardante la dirigenza pubblica) siamo ancora in attesa che sui siti istituzionali, oltre alle retribuzioni tabellari e ai curriculum, vengano non solo riportati i premi percepiti da ciascuno ma anche , ex post, quali siano stati gli obbiettivi raggiunti che li abbiano giustificati. Soprattutto relativamente a quelle Amministrazioni nelle quali i dirigenti, tutti i dirigenti, prima delle elezioni, sono stati premiati a pioggia. E sempre per inciso, a dimostrazione che i tempi stanno cambiando, abbiamo ascoltato con attenzione, successivamente al risultato elettorale, l'intervento dell'On. Maristella Gelmini (le cui quotazioni nel PdL stanno salendo vertiginosamente, tanto che oggi di lei si parla come futuro Vice Presidente del Consiglio del Governissimo guidato, si mormora , da Matteo Renzi) la quale, analogamente a quanto fino ad oggi si faceva solo per i calciatori, ha evidenziato la spropositata retribuzione dei dirigenti pubblici rispetto ai normali dipendenti (anche questo un nostro vecchio cavallo di battaglia: non perchè si sia contrari per principio a ciò ma perchè sono troppo bassi gli stipendi degli altri dipendenti pubblici e perchè, questo Paese, per un po' di tempo, per riprendersi, avrà bisogno che, per i propri privilegi, né i politici né i dirigenti vengano odiati dalla popolazione che vive ben altra realtà di sacrifici).
Nel privato sono più avanti nella risoluzione di queste contraddizioni. Chi segue l'attività delle associazioni di dirigenti nostre concorrenti sa come le stesse da mesi denuncino il cosiddetto “downgrading”. Ossia la sostituzione, nell'ambito delle attività “core” dell'impresa del dirigente con un quadro. Un po' come se nel pubblico (non ci crederete ma era così fino alla sciagurata riforma del 1993 ) la stessa attività di direzione fosse svolta da un direttore pagato al massimo il doppio dell'impiegato o addirittura dal funzionario apicale (una volta si chiamavano IX livelli) addirittura con uno stipendio più basso. Non è raro che, a differenza che nel privato, il patrimonio culturale, il titolo di studio e la professionalità del dipendente pubblico sia inversamente proporzionale al livello di appartenenza (è noto, sono proprio i dirigenti più bravi a ricordarlo nelle loro conferenze, che in una nave il soggetto più importante è il motorista e non il comandante) e ciò dovrebbe rassicurare tutti sulla praticabilità, nel settore pubblico, di tale strada. Nel privato questi processi sono più semplici dato che c'è il profitto come metro di paragone e supremo giudice delle capacità esplicate.
Vita più dura, quindi, per il manager il quale deve ricollocarsi, diventare più flessibile, spesso accettare un posto di quadro, rischiare di più in aziende più dinamiche, lavorare in aziende meno strutturate dove è maggiore il protagonismo e quindi l'invadenza della proprietà e quindi dell'imprenditore che, rimettendoci di suo, va poco per il sottile. Rimane l'estero? Magari. I nostri dirigenti non sono ancora sufficientemente competitivi a livello europeo o mondiale (si intende: nel mondo sviluppato). In Italia abbiamo però la cara, vecchia Pubblica Amministrazione in cui è possibile, entrando nelle grazie di qualche politico o padrino ministeriale, agguantare una poltrona, apparentemente a tempo determinato, spesso, di fatto, a vita. In teoria dovrebbe esserci un flusso bidirezionale in campo dirigenziale, tra pubblico e privato. In realtà è unidirezionale: dal privato al pubblico (o finto pubblico) con biglietto di sola andata.
Con costi tuttavia insopportabili e crescenti per il contribuente. Tanto che si teme l'arrivo anche lì dello tsunami. Che fare? Aspettare o ribellarsi a questo assetto iniquo, alleandosi con i cittadini, dimostrando che il dirigente pubblico è innanzitutto un servitore dello Stato? E cosa c'entrano con lo Stato e la Costituzione comportamenti arbitrari e illegali che rileviamo da anni nella P.A.? Nulla evidentemente e vanno combattuti. Ma non da tutti indistintamente ma , sarebbe ora, da chi casualmente si trova in prima linea, strettamente a contatto con il malaffare amministrativo. Una pubblica Amministrazione in queste condizione ha già effetti letali per molta parte della popolazione. Vogliono i dirigenti collaborare con questa ingiustizia criminale o essere i protagonisti del cambiamento? Hanno solo un modo di fare ciò. Diventare obiettori di coscienza, denunciare i misfatti della classe dirigente , essere i primi a fare pulizia all'interno delle loro amministrazioni disobbedendo a chi vorrebbe farne strumento della prevaricazione. Prima che sia troppo tardi e che l'ira popolare spazzi tutto via.

mercoledì 26 dicembre 2012

martedì 11 dicembre 2012

SPOILS SYSTEM: FINALMENTE NON SIAMO PIU' SOLI, IN ITALIA, A SOSTENERLO APERTAMENTE

DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 5.12.2012

I distruttori delle riforme

di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi



“Sì dice spesso che le riforme non si fanno perché lo slancio riformatore di molti governi (compreso quello attuale) è bloccato dai partiti, i quali in Parlamento difendono gli interessi di chi, per effetto di quelle riforme, perderebbe i propri privilegi. Vero, ma non è l’unico scoglio. Un altro ostacolo, altrettanto importante, è frapposto dalla burocrazia e dai suoi alti dirigenti. Un esempio: da oltre sei mesi si discute di come eliminare i sussidi e le agevolazioni di cui godono talune imprese (senza vi sia alcuna evidenza che questi aiuti favoriscano la crescita), in cambio di una riduzione del cuneo fiscale, cioè restringendo la forbice che separa il costo del lavoro per l’impresa dal salario percepito dal lavoratore. È una scelta con la quale concordano sia Confindustria sia i sindacati.
Ma la proposta, pur auspicata dal presidente del Consiglio, non è neppure arrivata in Parlamento: da mesi la burocrazia la blocca. Perché? Semplice: eliminare questo o quel sussidio significa chiudere l’ufficio ministeriale che lo amministra e assegnare il dirigente che lo guida a un diverso incarico. Ciò per lui significa perdere il potere che deriva dall’amministrare ingenti risorse pubbliche. È così che i dirigenti si oppongono sempre e comunque a riduzioni della spesa che amministrano, indipendentemente dal fatto che serva, o meno, a qualcosa. Ma basta questo per bloccare una riforma che anche i partiti in Parlamento auspicano? Perché la burocrazia ha questo potere? Fino a qualche anno fa i funzionari erano di fatto inamovibili: i ministri andavano e venivano, ma i dirigenti dei ministeri rimanevano. Non è più così. Oggi gli alti funzionari si possono sostituire, e tuttavia nulla è cambiato.
Il motivo del loro potere è più sottile e ha a che fare con il monopolio delle informazioni. La gestione di un ministero è una questione complessa, che richiede dimestichezza con il bilancio dello Stato e il diritto amministrativo, e soprattutto buoni rapporti con la burocrazia degli altri ministeri. I dirigenti hanno il monopolio di questa informazione e di questi rapporti, e hanno tutto l’interesse a mantenerlo. Hanno anche l’interesse a rendere il funzionamento dei loro uffici il più opaco e complicato possibile, in modo da essere i soli a poterli far funzionare. E così quando arriva un nuovo ministro, animato dalle migliori intenzioni (soprattutto se estraneo alla politica e per questo più propenso al cambiamento), a ogni sua proposta la burocrazia oppone ostacoli che appaiono incomprensibili, ma che i dirigenti affermano essere insormontabili.
E comunque gli ricordano che prima di pensare alle novità ci sono decine di scadenze e adempimenti di cui occuparsi: non farlo produrrebbe effetti gravissimi. Spaventato, il ministro finisce per affidarsi a chi nel ministero c’è da tempo. È l’inizio della fine delle riforme. E se per caso il governo ne vara qualcuna senza ascoltare la burocrazia, questa mette in campo uno strumento potente: solo i dirigenti, infatti, sono in grado di redigere i decreti attuativi, senza i quali la nuova legge è inefficace. Basta ritardarli o scriverli prevedendo norme inapplicabili per vanificare la riforma.
Prendiamo il caso delle pur timide liberalizzazioni varate in primavera con il decreto «cresci Italia»: come ricordava il Corriere il 19 novembre, fino a poche settimane fa, su 53 regolamenti attuativi ne erano stati emanati soltanto 11.
Che fare? La prima decisione di ogni nuovo ministro deve essere la sostituzione degli alti dirigenti del ministero che gli è stato affidato, a partire dal capo di gabinetto. Il ricambio deve cominciare da coloro che da più tempo occupano lo stesso posto e per questo sono spesso i più conservatori, cioè i meno propensi al cambiamento. I costi sono ovvi: un nuovo dirigente ci metterà un po' a prendere in mano le redini del ministero. Ma è un costo che val la pena pagare, quanto più si vuol cambiare.
Certo, c'è il rischio che le nomine siano solo politiche, e cioè che invece di dirigenti preparati il ministro scelga in base alle appartenenze politiche. Questo è possibile, ma saranno poi gli elettori a decidere se un governo ha cambiato qualcosa. E i cittadini giudicheranno un governo anche dalla qualità delle persone cui ha affidato l'amministrazione dello Stato. È comunque un sistema migliore di quello di oggi in cui dirigenti non eletti ostacolano e influenzano l'operato di governi eletti direttamente, o indirettamente come nel caso di questo governo «tecnico».”






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COMMENTO AGL

Abbiamo più volte sollevato il tema in precedenti nostri interventi e quindi, basta andare a rileggerli:



Non possiamo che concordare pienamente con quanto sostenuto dagli illustri professori e auspichiamo che attorno a questo obbiettivo si formi un vasto movimento di opinione pubblica, di forze politiche e sociali e di lavoratori.
I primi a sostenere queste tesi dovrebbero essere proprio quei dirigenti che oggi, pochi e isolati, all'interno della burocrazia italiana, nonostante tutto, si comportano in maniera eccellente.
La politica ha le sue responsabilità gravi e indubbie ma la costante accusa verso di essa da parte della dirigenza ormai convince pochi. Basti evidenziare che è proprio sulla dirigenza (i “tecnici”)che gli uffici legislativi degli uomini politici si appoggiano quando devono elaborare il testo di nuove leggi. E questo dall'Unità d'Italia ad oggi. Di chi è la colpa quindi della farraginosità delle norme?
E' fallita, come soluzione sperimentata, la “privatizzazione” della dirigenza la quale se non ha avuto spazio dalla politica è perchè ciò ha fatto comodo a molti dirigenti. La “valutazione” è una sciocchezza se demandata ai politici o a tecnici esterni alla PA o a pari, interni, dei dirigenti della PA stessi (la famosa “autonomia valutativa” della dirigenza ossia: “solo chi sa il mestiere può valutare adeguatamente il lavoro del suo collega”).
La crescita esponenziale indiscriminata delle retribuzioni dirigenziali ha fatto solo danni, che i cittadini patiranno ancora per molto tempo, in futuro. Si è totalmente persa l'etica del lavoro. Quasi tutti i dirigenti non hanno più come ideale il bene dello Stato e dei cittadini bensì il successo economico personale. Si disse: “se vogliamo i migliori dobbiamo pagarli”. Solo che non si è mai capito perchè il flusso dei dirigenti fosse unidirezionale (dall'esterno alla PA, senza ritorno). Evidentemente perchè fare il dirigente all'interno della PA significava sottrarsi alla concorrenza e alla meritocrazia.
E' strumentale e ipocrita l'uso che si è fatto delle norme costituzionali in materia: il buon andamento non c'è mai stato (domandatelo, nel dubbio, ai cittadini) e la parzialità della PA è stata la regola non scritta cui tutti in Italia si sono adeguati per timore di ritorsioni. Se notate, tutti coloro che disquisiscono sul tema ancora non hanno chiaro dove finisca il compito della politica e dove inizi quello della dirigenza. Poiché ciò è controverso e ognuno decide per sé, il risultato è la sovrapposizione. La coscienza si mette a posto anche solo avendo enunciato il problema, senza risolverlo in maniera soddisfacente. Non a caso, i modelli di PA esteri (che in Italia non riusciremo mai a emulare perchè l'italiano è italiano e natura non facit saltus) divergono nella sostanza da quello nostrano.
Lo Spoils System sarebbe un sistema vincente poiché è colui che è stato eletto dai cittadini ad essere il primo interessato ad essere riconfermato e quindi a circondarsi degli esecutori più preparati, esperti e capaci. Pericoli? Come in tutte le cose umane e per questo la presenza della Magistratura va rafforzata, secondo noi, rendendola elettiva, quindi specchio anch'essa del volere dei cittadini. Tutto ciò implica una necessaria revisione della Costituzione che speriamo possa avvenire nella prossima legislatura. Se non altro perchè ormai è chiaro che questo sistema non ha funzionato. Da decenni. A chi formula ipotesi catastrofiste (danni, conflittualità, contenziosi, ecc.) in caso di cambiamento, rispondiamo: siamo scesi talmente in basso e siamo ridotti così male che l'unica possibilità di salvarci (noi, lo Stato, l'economia, la democrazia) è cambiare. Peggio di così non può andare... E' più semplice azzerare tutto e ricostruire una organizzazione più moderna, snella efficiente che cercare di modificare questa giungla. Tutti hanno fallito e non si vedono all'orizzonte soggetti in grado di metterci le mani con successo. Ha fallito in questo Berlusconi, così come la sinistra, così come il centro e i tecnici. I cittadini non hanno più voglia né soldi da buttare in questo apparato fallimentare e mostruoso. Liberiamocene e rifacciamo tutto nuovo. Chi vuole, continui pure a sognare ad occhi aperti, formulando generiche e illusorie frasi programmatiche: lo fa da anni , senza essere venuto a capo di nulla.

domenica 2 dicembre 2012

DIRIGENTI E GENTILUOMINI

Da ADNKRONOS


“””Le proposte per il Governo

Per i manager occorrono meritocrazia, lotta evasori e sanità privata

Occasione, gli stati generali della Cida tenutisi ieri mattina a Milano. "Occorre -spiega il presidente della Confederazione Silvestre Bertolini- ridurre l'ingerenza politica nella gestione delle strutture sanitarie".
Milano, 27 nov. (Adnkronos) - Gestione privata della sanita', meritocrazia nell'amministrazione pubblica e stretta sull'evasione. Questi alcuni dei punti fondamentali del rinnovamento politico-economico che la Cida, la Confederazione dei dirigenti d'azienda, propone al presidente del Consiglio Mario Monti per rilanciare l'economia del Paese. Occasione, gli stati generali della Cida tenutisi ieri mattina a Milano. "Occorre -spiega il presidente della Confederazione Silvestre Bertolini- ridurre l'ingerenza politica nella gestione delle strutture sanitarie".
Sul fronte della meritocrazia, la Cida propone di utilizzare per la valutazione dei dirigenti "gli stessi criteri della dirigenza privata, basata su performance, merito e raggiungimento di obiettivi". In generale il presidente chiede "un dimagrimento strutturale di uffici e apparati statali, una riduzione dell'infrastruttura politica ed una governance statale snella ed essenziale". Per Bertolini e' necessario intervenire anche sul fronte dell'evasione, "riducendo per gli evasori i benefici pubblici, come i servizi sanitari ed assistenziali, l'eleggibilita' a cariche pubbliche e il diritto alla privacy". Su quest'ultimo punto, "pubblicare i nomi degli evasori" potrebbe essere utile.La crescita non si fa per decreti" sottolinea Bertolini parlando della politica industriale italiana. Al riguardo ritiene necessaria una "vera e propria rivoluzione culturale". Per il presidente la direzione da prendere e' quella della diffusione del modello delle reti d'impresa e dell'aumento della convenienza fiscale per le attivita' che si vogliono internazionalizzare.”””
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COMMENTO ADIR-AGL
Non eravamo presenti a questa iniziativa della CIDA ma non crediamo di esserci persi molto. In effetti, se le conclusioni sono queste, si tratta ( per la parte strettamente attinente a sanità,meritocrazia, evasione e ruolo della dirigenza mentre, per il resto, relativo allo snellimento della PA e della politica e allo sviluppo economico si può anche essere d'accordo) delle consuete banalità che andavano di moda qualche anno fa e che ormai neppure coloro che ne furono i primi assertori, dati gli esiti , si degnano di riproporre.
Se meritocrazia significa raggiungere determinati incarichi sulla base di quanto si è fatto e di quanto si sa, la CIDA è perfettamente al corrente che questa non è mai stata nè nel pubblico nè nel pubblico privatizzato la realtà. La nomina infatti è solo politica. Tutt'al più la politica negli ultimi tempi attinge più alle proprie riserve di trombati senza speranza che al vivaio creato, su basi clientelari o parentali, dalla casta dirigenziale stessa. Possiamo leggere queste affermazioni, quindi, come il disappunto di chi si vede relegato al ruolo di seconda scelta cercando di recuperare celandosi dietro una presunta meritocrazia. Coloro che restano fuori da questo gioco, tutt'altro che meritocratico sono, invece, i giovani dirigenti di valore che non trovano occasioni e sono costretti a guardare all'estero. Nel privato non se ne uscirà finchè non si guarderà finalmente allo sviluppo di produzioni che abbiano un futuro e  richiedano un nuovo dinamismo. Nel pubblico finchè non si riapriranno le possibilità di carriera e si darà la possibilità ai funzionari più bravi di divenire dirigenti attraverso una sorta di apprendistato interno (la vicedirigenza o predirigenza), creando un bacino da cui attingere. Scontato ribadire che tutto ciò potrà realizzarsi solo avendo una università che formi sul serio e in cui anche i docenti siano reclutati sulla base della meritocrazia e non delle parentele. E non sarebbe male abolire anche il valore legale del titolo di studio. E, a completamento,  riformare la materia delle professioni protette, semplicemente rifacendosi alla realtà europea che su questo, stranamente, fatichiamo ad emulare.
Finchè il privato (sia riguardo alle strutture sanitarie che al corredo assicurativo)sarà all'italiana sarà meglio che la sanità rimanga pubblica, accontentandoci semmai, in un primo momento,  di reprimere una volta per tutte comportamenti scandalosi di certe regioni nei quali non si può negare abbiano un ruolo certi manager che dicono di ispirarsi a principi propri del privato. Quanto all'evasione, come non osservare che così come alle auto si chiedono determinate prestazioni per avere un'alta valutazione così, riguardo ai dirigenti, è senz'altro più quotato colui che è più abile nel far risparmiare risorse alla proprietà anche a costo di eludere o evadere il fisco? Un manager esperto di paradisi fiscali ha oggi più o meno possibilità di lavoro nelle aziende (oltre che nelle pubbliche amministrazioni o nei partiti) di uno che non lo sia o lo sia ma non voglia mettere a frutto quella parte del suo sapere?
E' fuorviante (oltre che superato ) sostenere che la soluzione sia ridurre l'ingerenza politica nelle strutture sanitarie. Innanzitutto perchè c'è la criminalità organizzata che tira i fili, in molte situazioni, come quotidianamente ci dice la cronaca, pensando essa a coordinare cattiva politica e cattiva dirigenza sanitaria. Ma anche se depurassimo la sanità da questa presenza, resterebbero aperti alcuni problemi . Politica e dirigenza contrariamente a quel che tutti dicono dovrebbero essere più uniti e concordi che mai, pur svolgendo separatamente i propri compiti e non sostituendosi (spesso prostituendosi) l'una all'altra. Ma ciò a tempo determinato, in modo da prevenire il formarsi di strutture di potere permanenti e dannose. E il tempo deve coincidere con la legislatura (nazionale o regionale) e con il contratto del dirigente. Siamo per lo Spoils System (che ovviamente richiederà le necessarie modifiche dell'architettura legislativa) che non significherà mandare a casa dirigenti meritevoli ma dare la possibilità ai nuovi, altrettanto dotati, di subentrare, ottimizzando il rapporto dirigenza/politica.Attingendo dal suddetto bacino.
Se non altro, perchè il sistema attuale, alternativo, non ha funzionato. Sintomatico come la CIDA parli , in materia di dirigenza pubblica, di valutazione ispirata al settore privato facendo finta di non sapere che ciò per legge esiste sin dal 1993 (da vent'anni) ma nessuno l'ha presa sul serio, per mancanza di convenienza e di volontà politica, innanzitutto dei più grandi sindacati (compresa la CIDA) che notoriamente intrecciano con la dirigenza interessi non esattamente orientati al bene pubblico.
Da ultimo, tornando all'evasione fiscale, due sono le cose: o la CIDA intende far sbagliare strada allo Stato (suggerendo una via di illusoria repressione pura e semplice di comportamenti criminali, senza aggredire la fonte del problema) oppure, come sospettiamo, l'attuale gerontocratica dirigenza privata e pubblica che la CIDA vorrebbe tutelare è abissalmente distante dal mondo del lavoro e della produzione. Ed è allarmata solo dalla possibilità che anche per loro i soldi pubblici comincino a prosciugarsi. Come si fa infatti a non porre l'accento, nelle dichiarazioni, sul fatto che l'evasione è il risultato di un sistema fiscale fallito, basato su una P.A monstre , che spende troppo pur pagando poco i suoi dipendenti, su aliquote spropositate e su una giungla di adempimenti demenziale? Che il lavoratore e il piccolo imprenditore per sopravvivere , dato il cuneo fiscale che pesa sulle retribuzioni e quindi sulla competitività, sono giocoforza costretti a praticare il nero?
La CIDA avrebbe fatto meglio a proporre, se proprio avesse voluto dire qualcosa di nuovo,  ai propri associati di adottare regole di comportamento tali che autoimpongano ai manager , in questo momento così delicato per il Paese, nella vita interna delle loro aziende, di aiutare innanzitutto lo Stato a colpire comportamenti illeciti, anteponendo la legalità alla necessità, spesso contrastante, di favorire il successo della propria azienda, chiudendo un occhio su comportamenti della proprietà. Avrà il coraggio di farlo, prima o poi? Ad esempio schierandosi con chi vuole che si ritorni a una disciplina  più seria contro il falso in bilancio?

giovedì 25 ottobre 2012

MEDIAZIONE OBBLIGATORIA, INTERVENTO CORTE COSTITUZIONALE

La Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale del decreto legislativo 28 del 2010, per eccesso di delega legislativa, nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della procedura di mediazione, alternativo al processo nelle controversie civili e commerciali al fine di ridurre il carico dei procedimenti nei Tribunali.
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COMMENTO ADIR-AGL:
Nonostante le apparenze si tratta, in sostanza, di una buona notizia. Infatti la Consulta ha stoppato la norma solo perchè il governo ha ecceduto i limiti della delega, non attenendosi ai principi e criteri direttivi previsti dalla legge di delegazione. E' un caso molto frequente.E' in un certo senso solo una "critica" al Governo per come ha proceduto ad attuare quanto deliberato dal Parlamento in attuazione della direttiva europea. Nonostante quanto le era stato richiesto, la Corte non ha dichiarato la mediazione obbligatoria illegittima per violazione degli articoli 3(principio di uguaglianza) e 24 (diritto di agire in giudizio) della Costituzione.Una volta letti, dopo il deposito, i motivi della sentenza, Parlamento e Governo avranno modo di adottare regole migliori che riguardino mediatori, relativi organismi e necessaria formazione.E' lasciata intatta dalla Consulta la libertà del cittadino ad usufruire della mediazione perchè economicamente conveniente e per la brevità del procedimento.

mercoledì 24 ottobre 2012

VIGILI DEL FUOCO: LA VENDETTA DEL BRUNETTISMO

Fa un pò effetto vedere i Vigili del Fuoco che protestano contro la riforma delle pensioni indossando i pannoloni. Non può non ritornre alla mente l'attacco a suo tempo di Brunetta contro i poliziotti vecchi e "panzoni". Evidentemente, come tutti i fenomeni che hanno caratterizzato un'epoca, anche la visione del mondo made in Brunetta ha inciso sull'autostima di tante categorie di lavoratori legate alla necessità di esibire rassicurante prestanza. Cominciamo col dire che molti sessantaduenni (e oltre) danno dei numeri ai ventenni, quanto a prontezza e dinamismo. Nel nostro Paese manca una cultura della cura del proprio corpo, a differenza ad esempio degli USA. Sarebbe bene quindi che i Vigili del Fuoco non si buttassero troppo giù nè tanto meno cercassero la compassione dell'opinione pubblica. Non lo fa la coetanea (sessantacinquenne) Fornero, perchè dovrebbero farlo loro?
A parte pannoloni e cateteri, resta invece tutta sul tavolo la loro condizione lavorativa effettivamente, quella sì (e non per loro responsabilità) insopportabile e vergognosa.
Venendo al merito delle questioni,va innanzitutto precisato che l'attuale situazione è imputabile non solo e non tanto al Ministro Cancellieri ma soprattutto a diversi suoi predecessori. La sensazione è di un corpo gestito con colpevole leggerezza, per non dire incompetenza. Nessuno ha capito per esempio la massiccia iniezione di Prefetti (non certo dei tecnici del settore). Come cioè se si fosse voluto mettere in secondo piano la competenza a favore di un maggiore verticismo e disciplina di tipo poliziesco-militare. Mai come in questo caso poi sembra stridente il contrasto tra le esigenze di fronteggiare il Debito pubblico e quella di fornire un servizio irrinunciabile, la sicurezza, ai cittadini (in termini relativi la presenza dei Vigili del Fuoco, in Italia , è quantitativamente minore rispetto a Paesi con un nostro pari grado di sviluppo, per non parlare delle differenze interne tra territori) ma anche agli stessi Vigili (tutti ricordiamo la tragicomica vicenda dei guanti ignifughi avariati) . Non crediamo infatti che analogo risparmio vi sia stato nella gestione (e nella qualità degli armamenti) della scorta dei Ministri Fornero e Cancellieri.Anche da questi particolari si riscontra la serietà di una classe di governo.C'è chi parla di smantellamento silenzioso in corso (non fatichiamo a crederlo), anche qui il precariato morde (30 mila stabili e 60 mila precari), 5 anni di ritardo nel rinnovo dei contratti, il blocco del turn over, un parco mezzi sul cui stato è meglio sorvolare (si rischierebbe da avere gli incubi), una complessiva situazione critica dell'apparato della protezione civile (aggravata dalla recente condanna di 6 scienziati e dalle conseguenti dimissioni della  commissione grandi rischi al completo) per cui speriamo che non accada nulla di veramente grave, nel frattempo...
Non sappiamo quale sia la reale volontà del governo di mettere le mani in questa situazione. Quello che è certo è che occorre muoversi, nell'interesse della collettività. Non vorremmo dover rimpiangere l'epoca del Dott. Bertolaso, tecnico di valore ma un pò sfortunato, capace di suscitare un mare di polemiche e di vicende giudiziarie. Tutt'al più, nel frattempo, potremmo migliorare la situazione di tanti Vigili del Fuoco facendo togliere loro quei brutti pannoloni e affidandoli alle cure della massaggiatrice di cui si avvaleva l'ex Capo della Protezione Civile. Meglio di niente, in attesa di tempi migliori!

SANITA': SPENDING REVIEW O SPENDING "DIPPIU' "?

E' ormai avvenuto che l'adozione da parte del governo della spending review abbia prodotto un effetto a cascata (una volta si chiamava scarica barile) sulle Regioni le quali sono state obbligate in fretta e furia a risparmiare dove era possibile, oltre che necessario. Si sa che la maggiore fonte di spesa per le regioni è la sanità quindi, cascata sulle ASL , seguita da cascatine sulle singole aziende ospedaliere. Ricordiamoci che la questione è serissima: stiamo parlando della salute della gente. Siamo vicini forse a una svolta. Ossia, potrebbe accadere che a breve quello che ognuno di noi dava per scontato e sicuro, rivolgendosi a uno ospedale (facendo i debiti scongiuri) a breve non possa esserlo più. Di solito, quando c'è da risparmiare si comincia, guarda caso, dal basso, anche se l'ordine viene dall'alto. Chi sono i più deboli? I malati. Da chi vengono accuditi, per lo più , di fatto? Da lavoratori che sono i più deboli e sfruttati: quegli degli appalti di servizi, spesso precari, sfruttati e sottopagati. Negli ospedali normali accade ciò. Ovviamente chi lancia quegli ordini dall'alto non è poi tra le vittime ma va a curarsi nelle cliniche di lusso, dove questi problemi non esistono.Si dirà, allora, che   in definitiva si tratta di raschiare l'osso? Non esattamente, perchè questi appalti, in realtà, sono degli appetitosi e paffuti cosciotti addentati però da chi non è nè malato nè assistente dei malati. Di chi è la dentierà? Dei politici, i quali, notoriamente, nutrono la propria attività proprio grazie ai meccanismi che sono dietro gli appalti, il cui costo è in minima parte quello del servizio (quanto volete possano spendere per i poveri salari di quei lavoratori? Pochissimo) . In realtà, la parte del leone la fanno i costi generali dentro cui troveremmo, a ben cercare, qualcosa che conosciamo benissimo: i costi della politica.
Bene, si dirà.Il taglio riguarderà anche quei costi. No. Riguarda gli stipendi di quei lavoratori (aumento dei carichi a parità di retribuzione, riduzioni di orario, demansionamento) e gli acquisti di pertinenza dei malati. La politica non può tagliare i propri costi: ne verrebbe compromessa la democrazia, diamine!Quindi non solo quei lavoratori sono stati utilizzati in tutti questi anni come normali impiegati di ASL e Ospedali, senza vederselo riconosciuto (in violazione tra l'altro di ogni principio di diritto del lavoro, la medesima materia insegnata da qualcuno dei professori che ci governa). Ora rischiano di dover lavorare quasi gratis o, peggio, di perdere il loro lavoro. E i malati di perdere un sostegno che domani potrebbe non esserci più. L'unica via che porterebbe a un risparmio duraturo ossia il riconoscimento del lavoro effettuato dai precari, stabilizzandoli e la presa d'atto che solo reinternalizzando le funzioni, ossia facendo ridiventare pubblico quello che avventatamente è stato reso privato, si recupererebbe la qualità del servizio, non viene perseguita proprio perchè in tal caso cadrebbe la copertura di questo meccanismo perverso finalizzato a foraggiare la classe politica.Ma se i costi minimi del servizio sono incomprimibili e, quindi, per altre vie la Pubblica Amministrazione sarà costretta a breve, in qualche maniera (tasse ovviamente) a trovare, sulla base del disagio e della protesta sociale, le risorse per recuperare gli standard minimi di prestazioni e assistenza, se prima o poi il costo sociale di questa modalità di gestione della forza lavoro presenterà il proprio conto (chi può essere mai disposto a lavorare da schiavo?) e se la politica non vorrà rinunciare alla sua fetta di torta (si sa quanto sia difficile per chiunque mettersi a dieta) , è facile concludere che in questo e altri settori la spending review produrrà un complessivo incremento della spesa pubblica, un pò come accade all'obeso che inizia scelleratamente a fare dei forzati digiuni, perde inizialmente dei chili e poi li riacquista con gli interessi, cedendo su tutta la linea. Siamo veramente delusi. Pensavamo che un governo tecnico, formato da professori e manager così qualificati, escogitasse soluzioni più intelligenti.

giovedì 4 ottobre 2012

Funzione Pubblica: trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato del dirigente

Il Dipartimento della Funzione Pubblica con nota, prot. DFP n. 36924 del 14 settembre 2012, ha fornito un parere (negativo) all'Università degli Studi di Salerno, in merito alla possibilità di trasformazione di contratto di lavoro a tempo determinato di Dirigente in contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Per scaricare il testo integrale della nota, vai al sito dell'AGL Dirigenti, cliccando su:
http://adir-agl.blogspot.it/2012/10/funzione-pubblica-trasformazione-da.html

venerdì 17 agosto 2012