Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro

Confederazione Sindacale A.G.L. Alleanza Generale del Lavoro
(confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le:Via Antonio Fogazzaro 1, sc.sin. 3° piano, 20135 Milano, tel.3349091761, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it

mercoledì 30 dicembre 2015

GRAZIE ARAN PER AVERCELO DETTO SOLO ORA!



 AGL: ringraziamo l'ARAN per averlo reso noto dopo l'approvazione della Legge di Stabilità 2016! Con i cessi di sindacalisti di cui siamo dotati in Italia, soprattutto nel Pubblico Impiego, sebbene pagati ogni anno da ognuno di voi lavoratori iscritti minimo 150 euro all'anno di trattenute, se la notizia fosse stata data prima, avrebbero trovato il modo di farvi togliere altri soldi dal governo! 
Invece di andare a rompere le scatole alla Consulta e alla Corte Europea di Giustizia non sarebbe stato meglio partecipare a un serio processo di riforma dall'interno della PA, come sindacati, invece di impuntarsi come i somari? Se nessuno vi ascolta forse è perchè quanto dite non vale nulla, ci avete mai riflettuto sopra?

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fonte: www.ansa.it

P.a: Aran, giù stipendi ma in decennio pre-blocco +40%

Tra il 2010 e il 2014 retribuzioni di fatto pro-capite -1% 

Le retribuzioni pro-capite di fatto nel pubblico impiego sono scese di circa l'1% da quando è iniziato il blocco contrattuale, ma se tra il 2010 e il 2014 la dinamica cumulata è stata "negativa", nei "dieci anni precedenti si è registrato un incremento attorno al 40%". Così l'Aran, nel suo ultimo rapporto.

martedì 29 dicembre 2015

LA BONA SCUOLA

AGL: bravo Rocco, anche noi sosteniamo la tua petizione!

fonte: www.change.org  


Educazione sessuale nelle scuole! Ci metto la faccia e l'esperienza #cipensarocco

Lettera a
Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Ministro dell'Istruzione)
La pornografia dovrebbe essere intrattenimento, ma in mancanza di alternative è diventata uno strumento di apprendimento, soprattutto tra i giovani. Secondo voi è normale?

Il dialogo, l’ascolto, l’apertura mentale sui temi del sesso sono in Italia ancora lontani. Il sesso è in Italia ancora tabù, mentre in molti avrebbero bisogno di parlarne, aprirsi, essere ascoltati e ricevere risposte. Tanti giovani avrebbero voglia di soddisfare le proprie curiosità ma non sanno a chi rivolgersi.

L’educazione sessuale è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione tranne che in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Regno Unito.

In Italia contiamo decenni di proposte sull’educazione sessuale e nessuna legge. Non esiste una legge, dunque, nonostante ci sia richiesta di formazione.

Sono un fiero porno attore e regista, protagonista di quasi 2000 film porno girati da attore e 450 da regista e fin da giovanissimo ho voluto dedicare la mia vita al sesso.

In occasione della giornata mondiale dell’orgasmo (22 dicembre), voglio lanciare questo appello, perché il sesso è una cosa bellissima. Ci metto la faccia e l'esperienza, offro la mia completa disponibilità a visitare le scuole italiane e a farmi promotore in prima persona di questa iniziativa.

Perché proprio io? Perché faccio il mio lavoro da 30 anni e ho acquisito abbastanza esperienza per assicurare che quello che faccio io non è educazione sessuale, bensì altro, pornografia appunto.

I ragazzi hanno il diritto di aprirsi, fare domande, avere risposte, ricevere una formazione su una delle cose più belle e importanti nella vita.

Cosa stiamo ancora aspettando? Educazione sessuale nelle scuole! #cipensarocco #Cometogether
PER FIRMARE LA PETIZIONE, CLICCA SUL SEGUENTE LINK:

IL DOTT. AVV. PAVEL AUREL (AGL) ISCRITTO ALL'ALBO DEI CONSULENTI TECNICI DEL TRIBUNALE DI MILANO NELLA CATEGORIA TRADUTTORI, SPECIALITA' LINGUA RUMENA



venerdì 18 dicembre 2015

DROGHE: RILANCIARE LA STRATEGIA ANTIPROIBIZIONISTA

AGL: solo la depenalizzazione del consumo ed una regolamentazione della produzione e vendita possono impensierire i grandi interessi criminali che raccolgono miliardi di euro. Il proibizionismo fa la fortuna dei narcotrafficanti e  i tossicodipendenti andrebbero trattati come malati e riforniti della droga gratuitamente, da parte dello Stato.Pensare di affrontare e risolvere questo problema in Italia solo con i magistrati e la polizia,  non ci ha risolto e non ci risolverà il problema . La cosa giusta è sottrarre e non solo contrastare l’infinita risorsa economica garantita dallo spaccio delle droghe, specie oggi cocaina e cannabis.
Se lo Stato producesse in proprio hashish e marijuana, oltre a garantire i nostri tossicodipendenti avremmo a disposizione quelle risorse economiche che oggi sottraiamo alle nostre forze dell’ordine, assicurandole invece alle mafie che, per mantenere questa ricchezza infinita, uccidono ogni giorno E’ giunta l’ora non della legalizzazione, ma della depenalizzazione delle droghe, spostando gran parte delle conseguenze punitive dell’uso di stupefacenti sul piano amministrativo e non penale.

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fonte: www.ansa.it


Spaccio droga Torino, bimbo assiste buco

Indagine carabinieri, 14 arresti e 5 misure cautelari

Un bimbo di pochi mesi in passeggino davanti al padre tossico che si 'buca': c'è anche questa immagine choc tra quelle riprese dai carabinieri nel corso di una indagine sullo spaccio di droga a Torino che ha portato a 14 arresti e cinque misure cautelari. L'indagine, in corso da giugno, ha portato alla luce una sorta di supermarket della droga a Porta Palazzo gestito da un gruppo di africani che riforniva una cinquantina di clienti al giorno.

giovedì 17 dicembre 2015

Banche salvate, l’annuncio di Renzi: «Cantone gestirà gli arbitrati» Il premier al Tg5: «Preferirei che i casi non fossero gestiti da Consob e Bankitalia ma da Anac. Faremo tutto il possibile perché chi è stato truffato possa avere i soldi»

AGL: bravissimo Presidente Renzi. Questo è il segnale che l'Italia pulita attendeva.


Il Dott. Raffaele Cantone è entrato in magistratura nel 1991. È stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli fino al 1999, anno in cui è entrato nella Direzione distrettuale antimafia napoletana di cui ha fatto parte fino al 2007. Si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, riferite anche nel noto best seller di Roberto Saviano, Gomorra, riuscendo ad ottenere la condanna all'ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo fra cui Francesco Schiavone, detto Sandokan, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto 'e Mezzanott, Walter Schiavone, detto Walterino, Augusto La Torre, Mario Esposito e numerosi altri. Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni dei clan casertani all'estero; in particolare in Scozia, dove è stata individuata una vera e propria filiale del clan La Torre di Mondragone dedita al reinvestimento in attività imprenditoriali e commerciali di proventi illeciti, in Germania, Romania ed Ungheria dove esponenti del clan Schiavone durante la latitanza si erano stabiliti ed avevano acquistato beni immobili ed imprese. Ha curato il filone di indagini che hanno riguardato gli investimenti del gruppo Zagaria a Parma e Milano facendo condannare per associazione camorristica un importante immobiliarista di Parma. Vive tutelato dal 1999 e sottoposto a scorta dal 2003 in quanto gli investigatori scoprirono un progetto di un attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi.

martedì 15 dicembre 2015

IN TUNISIA LA SORTE DEL TERRORISMO E' SEGNATA

AGL : il popolo tunisino si è sempre caratterizzato per cultura, istruzione , civiltà, apertura alla modernità. Tutto il mondo lo sa, sin dai tempi di Cartagine. Per questo le menti dei tunisini non potranno mai essere sottomesse al terrorismo. Le tunisine e i tunisini non accetteranno mai il terrorismo e quest'ultimo non potrà mai vincere poichè Bourghiba ha lasciato un popolo istruito, moderno e dotato di un patrimonio culturale frutto di una storica stratificazione di popoli che hanno abitato quel territorio. E' questa l'arma che ha lasciato Bourghiba per i suoi figli, il popolo tunisino, che il terrorismo non riuscirà mai a battere. Così come il popolo tunisino è stato l'unico a portare a compimento la Primavera Araba, così porterà a termine il lungo cammino per battere il terrorismo.

YASMINA
Responsabile Nazionale AGL Paesi Arabi e Medio Oriente

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fonte: www.ansa.it

(ANSA) - TUNISI, 14 DIC - La Tunisia ha recensito circa 500 suoi cittadini tornati dalle zone di combattimento dell'Isis in Libia, Siria e Iraq, e di questi 94 sono considerati un pericolo per la sicurezza nazionale e sono sottoposti all'obbligo di dimora. Lo ha detto un portavoce del ministero dell'Interno. Quanto agli altri 406, il portavoce, Walid Louguini, ha detto alla radio che sono in corso accertamenti e che sono comunque sottoposti all'autorità di polizia.

 

lunedì 14 dicembre 2015

Papa Francesco: dare lavoro a tutti i giovani, non solo ai raccomandati

AGL: speriamo che le parole di Papa Francesco illuminino i parlamentari che stanno elaborando la riforma della Pubblica Amministrazione italiana...

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Fonte: http://it.radiovaticana.va/

Francesco: dare lavoro a tutti i giovani, non solo ai raccomandati

Fare di tutto per sconfiggere la disoccupazione giovanile. E’ l’appello levato da Papa Francesco nell’udienza ai partecipanti al Progetto Policoro, iniziativa per il lavoro giovanile nata vent’anni fa come frutto del Convegno ecclesiale nazionale di Palermo. Francesco ha incoraggiato i giovani a non rassegnarsi dinanzi alle difficoltà nel trovare lavoro e ha ammonito che il lavoro non deve essere un dono concesso solo ai raccomandati. Nell’occasione di questa udienza, il Papa ha incontrato anche un gruppo di detenuti della Casa di Reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi. Il servizio di Alessandro Gisotti:
http://it.radiovaticana.va/news/2015/12/14/francesco_dare_lavoro_ai_giovani,_non_solo_ai_raccomandati/1194231



Il Progetto Policoro ci dimostra che anche per i giovani è possibile un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale. Papa Francesco ha esordito così nel suo discorso tutto incentrato sulla dignità del lavoro, specie per i giovani. “Non perdiamo di vista l’urgenza di riaffermare questa dignità!”.
Troppi giovani sono vittime della disoccupazione
Ogni lavoratore, ha soggiunto, “ha il diritto di vederla tutelata, e in particolare i giovani devono poter coltivare la fiducia che i loro sforzi, il loro entusiasmo, l’investimento delle loro energie e delle loro risorse non saranno inutili”:
“Quanti giovani oggi sono vittime della disoccupazione! E quando non c’è lavoro, rischia la dignità, perché la mancanza di lavoro non solo non ti permette di portare il pane a casa, ma non ti fa sentire degno di guadagnarti la vita! Oggi sono vittime di questo”.
Il lavoro non vada solo a raccomandati e corrotti
“Quanti di loro – ha ripreso – hanno ormai smesso di cercare lavoro, rassegnati a continui rifiuti o all’indifferenza di una società che premia i soliti privilegiati – benché siano corrotti – e impedisce a chi merita di affermarsi”:
“Il premio sembra andare a quelli che sono sicuri di se stessi, benché questa sicurezza sia stata acquisita nella corruzione. Il lavoro non è un dono gentilmente concesso a pochi raccomandati: è un diritto per tutti!”
Voi, ha detto rivolgendosi ai giovani del Progetto Policoro, “rappresentate certamente un segno concreto di speranza per tanti che non si sono rassegnati, ma hanno deciso di impegnarsi con coraggio per creare o migliorare le proprie possibilità lavorative”. Il mio invito, ha detto, “è quello di continuare a promuovere iniziative di coinvolgimento giovanile in forma comunitaria e partecipata”. Spesso, ha constatato, “dietro a un progetto di lavoro c’è tanta solitudine: a volte i nostri giovani si trovano a dover affrontare mille difficoltà e senza alcun aiuto”. E, ha proseguito, “le stesse famiglie, che pure li sostengono – spesso anche economicamente – non possono fare tanto, e molti sono costretti a rinunciare, scoraggiati”.
La risposta della Chiesa è la testimonianza
Di fronte a questa situazione, ha esortato Francesco, la Chiesa è chiamata a dare una testimonianza, a “sostenere le nuove energie spese per il lavoro; promuovere uno stile di creatività che ponga menti e braccia attorno a uno stesso tavolo”, la Chiesa “accomuna tutti”. E ha messo in guardia da chi confonde la “realizzazione” della persona “con un certo modello di ricchezza e di benessere che spinge a ritmi disumani. Non sia così per voi”. “Alla scuola del Vangelo, dunque”, ha ribadito, troviamo “la via giusta”:
“È vero, Gesù non ha direttamente insegnato come inventarci possibilità lavorative: no, ma la sua parola non smette mai di essere attuale, concreta, viva, capace di toccare tutto l’uomo e tutti gli uomini. Oggi parla anche a noi: ci esorta a fare delle nostre idee, dei nostri progetti, della nostra voglia di fare e di creare una lieta notizia per il mondo”.
Prendersi cura dei giovani disoccupati, sono la carne di Cristo
“Il vostro lavoro – ha detto ancora – io l’ho molto a cuore, perché soffro quando vedo tanta gioventù senza lavoro, disoccupata”. Ed ha rammentato che in Italia, i giovani  fino a 25 anni soffrono quasi il 40% di disoccupazione. A volte, ha detto con un rammarico, un giovane disoccupato si ammala, “cade nelle dipendenze o si suicida”:
“Questi giovani sono la nostra carne, sono la carne di Cristo e per questo il nostro lavoro deve andare avanti per accompagnarli e soffrire in noi quella sofferenza nascosta, silenziosa che angoscia loro tanto il cuore. Vi assicuro la mia preghiera, vi sono vicino: contate su di me, per questo, perché questo mi tocca tanto”.

sabato 12 dicembre 2015

RISPARMIATORI ROVINATI: UNA RIFLESSIONE SUL SENSO DELL'ONORE DEI VERTICI DI BANCA D'ITALIA E DELLA CONSOB

AGL: domandiamo al grande scrittore Andrea Camilleri, autore, nel 2007, dell'articolo seguente pubblicato su www.lastampa.it se ritiene che dopo quanto successo negli ultimi 8 anni (e in particolare nella settimana appena passata)  la stragrande maggioranza del popolo italiano, di fede cattolica, sarebbe ancora d'accordo nel dissuadere i personaggi ai vertici di Banca d'Italia, Consob e delle banche in genere, dal trarre le estreme conseguenze di un rigoroso rispetto del senso dell'onore (ammesso che in loro ve ne sia ancora - o ve ne sia mai stata - traccia)...

fonte www.lastampa.it

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L’Italia non rischia un Matsuoka

Il ministro giapponese si è ucciso avendo trasgredito l’obbligo all’onestà assoluta. Se l’usanza si diffondesse da noi porterebbe a un rovinoso spopolamento
31/05/2007
Apprendo dai giornali e dalle tv che il ministro giapponese dell’Agricoltura Toshikatsu Matsuoka, facente parte dell’attuale governo presieduto da Shinzo Abe, si è impiccato perché accusato, pare con solido fondamento, di essere coinvolto in scandali finanziari. Ha obbedito a quell’antico codice di condotta giapponese che si chiama Bushido e che obbliga, tra l’altro, prima di tutto all’onestà assoluta nell’esercizio delle proprie funzioni. La faccenda, come cittadino italiano, mi preoccupa enormemente. Perché temo il contagio, allo stesso modo dell’influenza aviaria. Prima di Matsuoka, mi era capitato di leggere di tanto in tanto che manager giapponesi che avevano condotto al fallimento le aziende da loro guidate si erano buttati giù dall’alto di un grattacielo o avevano fatto addirittura harakiri come i samurai di una volta.

Le mie parole vogliono in qualche modo contribuire a scongiurare la spaventosa possibilità che anche nel nostro amato paese si diffonda una simile barbara usanza che porterebbe in breve l’Italia a un rovinoso spopolamento di industriali, di imprenditori, di manager pubblici, a un pericoloso depauperamento di quelle eccelse intelligenze che guidano le sorti delle nostre capacità produttive. Da noi fortunatamente è invalso l’uso che un manager che ha completamente fallito, che so, la gestione delle Ferrovie, invece di sentirsi costretto al suicidio, sia trasferito, dopo aver ricevuto un’ultramiliardaria liquidazione, a gestire l’Alitalia; che un banchiere, tante volte inquisito per bancarotta, non solo rimanga al suo posto, ma possa anche estendere, con fusioni e accorpamenti, il suo personale potere tra il plauso dei politici che sperano, in ginocchio attorno al tavolo del banchetto, che venga loro gettato qualche osso. Fallisce la Cirio? Fallisce la Parmalat? I piccoli risparmiatori vengono defraudati dei loro risparmi? Viviamo in un paese cattolico. Se si commette un errore, ci si confessa e si viene assolti. Il suicidio, come si sa, è un peccato mortale. Tenetelo presente, industriali e manager italiani: non lasciatevi, per carità, contagiare.  """

giovedì 10 dicembre 2015

NON PAGA GLI ALIMENTI: PRIMA CONDANNA PENALE A MILANO

AGL: rammentiamo, con l'occasione, che la nostra Federazione delle Casalinghe, ALCAS-AGL , http://alcas-agl.blogspot.it da tempo si occupa del problema e promuove l'assistenza stragiudiziale e legale, alle condizioni più favorevoli e vantaggiose possibili, delle donne interessate da casi come questi, una volta iscrittesi al Sindacato.
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Non paga alimenti,prima condanna penale

09 dicembre 2015 18.51 Prima condanna penale per non aver pagato gli alimenti. E' successo a Milano. In 5 anni, dopo la separazione, un uomo ha dato alla moglie solo 2.500 euro per mantenere i 3 figli minorenni. Condannato a risarcire 97 mila euro, (25mila per danni morali) e a 7 mesi di carcere per violazione degli obblighi di assistenza familiare. E' la "prima volta che in sede penale viene quantificato il risarcimento dei danni morali", dice il legale della donna. Per mantenere i figli, la donna ha fatto la badante e la domestica".

mercoledì 9 dicembre 2015

IL FUTURO DI PARTE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA? NELL'AGRICOLTURA

AGL: siamo pienamente d'accordo con l'autore di questo articolo e con il Prof. Ichino. Solo alcune precisazioni:

  1. ci sembra che sia venuto il momento, ormai che la frittata è fatta e gli altarini sono scoperti, che anche i Ministri Madia e Poletti dicano chiaro, perchè è questo che vuole il Paese (e a questo invece si oppongono i sindacati nemici del Governo) che per pubblici e privati debbano valere le stesse regole (e sarebbe grave se la riforma della PA andasse in direzioni diverse).Si operi quindi sulle norme esistenti per spazzare via questi dubbi.
  2. I rituali, continuati e noiosi piagnistei della FP-CGIL non commuovono nessuno. Ci mancherebbe altro che nella PA non venissero licenziati per giusta causa coloro che commettono reati. Il problema è che sarebbe ora che anche nel pubblico ci fossero i licenziamenti per gmo (giustificato motivo oggettivo). Che , in parole povere, è lo strumento per risolvere il problema che si crea quando un posto di lavoro non serve più o serve troppo poco (e non è questa la situazione addirittura di interi rami delle Pubbliche Amministrazioni?)
  3. E non è che se la sentenza della Cassazione è arrivata dopo due giorni dalla manifestazione per il contratto questa sia una rappresaglia del sistema. Come già da noi scritto, è la categoria, grazie a quei sindacati, che si è autocastrata da anni. Il blocco dei contratti è conseguenza di quel che pensa l'opinione pubblica dei pubblici dipendenti.
  4. Occhio però ai furbetti del posticino. Non è che ora che si sta per licenziare sul serio va fatta tornare di moda la ripubblicizzazione, che è cosa buona e giusta. E no, belli! Qui occorre una politica dei tre tempi. Prima ripuliamo la PA dai delinquenti e dai corrotti, poi la alleggeriamo dei fannulloni e degli inutili con licenziamenti mirati e poi, per non farla ri-pappare da CGIL,CISL, UIL, CONFSAL, UGL, ecc. la cambiamo, decontrattualizzandola e rilegificandola! Solo così certi giochetti finiranno una volta per tutte! E rilanceremmo l'attività agricola soprattutto al Meridione.




I dipendenti del pubblico impiego sono licenziabili come quelli del settore privato!


Il cosiddetto Jobs Act lascia aperti i dubbi di interpretazione sulla parità tra pubblico e privato e la Cassazione cerca di fare chiarezza sul tema. Seppure la sentenza faccia riferimento alla riforma Fornero del 2012 , la Cassazione ha ritenuto applicabile al riformato articolo 18, anche al pubblico impiego. Tale pronuncia apre ovviamente il capitolo dell’applicazione delle “tutele crescenti” anche al pubblico impiego e ciò proprio perché la riforma del lavoro di Renzi ha lasciato (volutamente?) dubbi di interpretazione. Con questa sentenza, che farà giurisprudenza, i licenziamenti nel pubblico impiego saranno finalmente parificati a quelli del settore privato. E’ una sentenza che contrariamente a quanto sostenuto dai Ministri Madia e Poletti, riguarda chiaramente il pubblico impiego.
La sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 24157 del 25 novembre 2015 ha stabilito, quindi, che l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla legge Fornero, si applica anche ai dipendenti pubblici. I giudici della Cassazione hanno precisato che è innegabile che il nuovo testo dell’art. 18 legge come modificato dalla legge Fornero (art. 1 legge n. 92/2012,) trovi applicazione ratione temporis al licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici, eliminando molti dubbi interpretativi e avallando la tesi di chi, come il senatore Ichino, ha sempre sostenuto che la riforma dell’art. 18 si applicasse anche al pubblico impiego perché una norma speciale di esclusione non c’è mai stata. Ma i dubbi sul presente permangono, la sentenza non chiarisce affatto se il c.d. Jobs Act –  in realtà il decreto sul contratto a tutele crescenti – si estende anche ai dipendenti pubblici assunti dal 7 marzo in poi.  Ebbene, una precisazione è d’obbligo, il decreto sul contratto a tutele crescenti non modifica l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori che resta com’è e dov’è.
Il decreto n. 23/2015 introduce nuove regole per gli assunti dal 7 marzo in poi, senza abrogare l’art. 18 dello Statuto e delimitando all’art. 1, il campo di applicazione delle nuove regole. Infatti, il contratto a tutele crescenti si applica a operai, impiegati e quadri, un sistema di classificazione del personale proprio del lavoro privato, che potrebbe mascherare l’intento del legislatore di escludere i dipendenti pubblici. L’art. 1, d. lgs. n. 23/2015 non contenendo alcuna esclusione e nella formulazione operata dal legislatore, giustifica i dubbi sull’estensione di tali regole anche ai lavoratori pubblici, dubbi che permangono anche alla luce della sentenza della Cassazione del 25 novembre 2015. In realtà,  i tempi sarebbero maturi per il superamento delle disparità tra dipendenti pubblici e privati e per l’applicazione delle stesse regole che valgono per i lavoratori privati anche per i lavoratori pubblici. Trovo curioso che si parli di discriminazione tra dipendenti privati quando si tratta delle tutele crescenti e si dimentica la più grande delle discriminazione: quella tra  lavoratori pubblici e privati.
07/12/2015

lunedì 7 dicembre 2015

LA DEPUTATA USA MICHELE FIORE (STATO DEL NEVADA) AUGURA BUON NATALE ASSIEME ALLA SUA FAMIGLIOLA

AGL: a parte la curiosità di sapere cosa accade in questa famiglia quando, ad esempio, il papà ritiene di dare un ceffone al figlio per tirarlo su come si deve, ci domandiamo: è così lontana questa foto dalla realtà italiana? E non alludiamo solo alla chiara origine italo-americana della bionda deputata. Anche se i benpensanti giudicheranno questa foto "orribile" , secondo voi, in Italia, ad esempio in Sicilia, Calabria, Puglia o Campania o anche a Roma (zona di Ostia) o anche in Lombardia, nelle zone ad altra penetrazione di mafia e 'ndrangheta, già non è così? Ossia, nelle famiglie più o meno allargate della malavita organizzata in Italia non è forse vero che ogni membro (nonni,genitori, zii, figli, nipoti, ecc.) ha la sua bell'arma? Quale è la differenza rispetto agli USA? Che lì averla è un diritto costituzionale e quindi è alla portata anche dei buoni e degli onesti. In Italia, invece, mentre il cattivo se la può procurare liberamente e farci quello che ritiene, per il buono e per l'onesto è quasi impossibile, vi sono mille ostacoli (e non è tanto un problema di leggi: sappiamo come la Magistratura italiana abbia la possibilità di applicare, se vuole, in maniera "evolutiva" le norme già esistenti) . In una società di massa non è possibile piazzare un poliziotto ad ogni angolo della strada o far scortare dai Carabinieri tutte le potenziali persone a rischio di divenire vittime del crimine, anche della cosiddetta microcriminalità.Sarebbe illiberale e costerebbe troppo e i risultati non sarebbero certi. Esistono stati civilissimi (gli USA ad esempio ma anche Israele) che hanno fatto altre scelte su cui è ora che si inizi a meditare.Le stragi di massa? Possono avvenire solo a fronte di una situazione in cui uno o più criminali armati abbiano come obbiettivo vicino una collettività di persone disarmate (ciò significa che anche negli USA debbono fare progressi) . L'arma, caro Signor Presidente Obama,  di per sè non è buona o cattiva. Dipende dalle intenzioni di  chi la impugna. Per intanto siamo sicuri che a quella famigliola nella foto nessuno si sognerà mai di andare a rubare in casa e che, in caso qualcuno di loro fosse vittima di qualche iniziativa terroristica, egli non solo avrebbe più probabilità di uscirne indenne ma sarebbe in grado anche di aiutare subito, prima dell'arrivo della Polizia (che va sempre chiamata e che è importante che sia sempre di più rafforzata, per la repressione e per la prevenzione) , molte altre persone disarmate a difendersi e a salvarsi la vita.

domenica 6 dicembre 2015

COSA FARE IN CASO DI ATTENTATO TERRORISTICO

fonte: www.newsgo.it

Cosa fare in caso di attentato terroristico. La Guida de Il Post. Ecco cosa consigliano gli analisti e gli esperti dopo le stragi di Parigi e Beirut
I massimi esperti di intelligence riguardo al terrorismo sembrano avere le idee molto chiare. In particolare, come riferisce Il Post, in seguito agli ultimi attentati, il governo britannico ha diramato un vademecum di quali siano i comportamenti da seguire nel caso ci si trovi in situazione simili a quelle del Bataclan, dove a perdere la vita sono state almeno 130 persone. Di seguito alcuni consigli non esaustivi ma pratici, a cui speriamo nessuno di noi dovrà mai attenersi.
Non fingersi morti – Non è una buona idea buttarsi a terra facendo finta di essere e morti. L’agenzia antiterrorismo NACTSO afferma che in questi casi – su tutti parliamo di quanto accaduto nel teatro Bataclan – la cosa migliore è scappare, invece di rimanere immobili. Nel caso ci si trovi in gruppo, inoltre, convincere più persone a seguirvi, ma evitate di portarvi oggetti che potrebbero rallentarvi nella fuga.
Mettersi al riparo dietro muri o barriere spesse – Nel caso non si possa seguire il primo consiglio, perché impossibilitati, la cosa migliore è barricarsi dietro muri spessi. Il legno e il metallo, infatti, non sono in grado di respingere i proiettili. Non fatevi quindi ingannare da ciò che vedete in tv o al cinema.
Togliete la suoneria al cellulare – Se avete trovato un riparo, la cosa migliore da fare è togliere la suoneria al cellulare e solo successivamente contattare le forze dell’ordine per spiegare cosa vi sta accadendo e fare il punto della situazione seguendo i loro consiglii.
Pensate subito a un attentato – Quando vi recate in un luogo aperto al pubblico, fate mente locale sull’ubicazione delle uscite di sicurezza/emergenza. Poiché, difficilmente riusciamo a realizzare immediatamente cosa sta accadendo intorno a noi, essere a conoscenza di una possibile via di fuga ci rende più pronti appena realizzato il pericolo.
Reagire il prima possibile – Spesso il nostro comportamento è condizionato da quello che osserviamo fare intorno a noi. Se tutti rimangono fermi, capita spesso che lo facciamo anche noi. Questo perché è piccola la percentuale di persone che riesce a comportarsi di conseguenza in caso di pericolo. Al contrario, gli esperti dicono che spesso le decisioni prese in tali casi, sono per la maggior parte controproducenti, aumentando il rischio per le vittime.
Affrontare i terroristi – Non è consigliabile affrontare dei terroristi, affermano gli esperti, almeno non senza nessun tipo di preparazione e/o addestramento. Bloccare un terrorista – spiega il Post – non è la scelta migliore da fare, però è anche vero che grazie al sacrificio di Adel Termos, persona non del mestiere, a Beirut le vittime sono state in numero inferiore rispetto alla portata dell’esplosivo utilizzato per uccidere.
Aiutare le persone – Aiutare gli altri, spiegano degli psicologi, potrebbe ridurre il numero delle vittime in caso di attentato, soprattutto quelle che vengono travolte e calpestate dalle altre quando cerchiamo di metterci in salvo. Non ultimo, allontanarsi dal luogo dell’attentato velocemente e rivolgersi alle forze dell’ordine appena se ne scorge un rappresentante.
Guida de Il Post su cosa fare in caso di attentato

sabato 5 dicembre 2015

PRELIEVO FORZOSO DELLE BANCHE SUI CLIENTI: LA LISTA DELLE BANCHE PIU' A RISCHIO




AGL: la più grande difesa dalle banche? Fare a meno di loro...

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fonte: www.quifinanza.it

Bail in e prelievo forzoso, la lista delle banche più a rischio. Come difendersi

Il Cet1 è l'indicatore più importante da considerare

A partire dal 1° gennaio 2016, l’eventuale crisi di una banca verrà risolta con il nuovo meccanismo detto “bail-in”: il salvataggio dell’istituto di credito, cioè, non avverrà più con soldi pubblici dello Stato e/o delle banche centrali (come è stato sino a oggi), bensì attraverso la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti (come quelli dei correntisti che abbiano depositato più di 100mila euro) o la loro conversione in azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a risolvere la crisi e a mantenere la fiducia del mercato. Si è parlato di ‘prelievo forzoso’, e certo il recente caso delle quattro banche salvate per decreto, anche se ancora al di fuori delle procedure legate al bail-in, ha suscitato non poche polemiche, e fatto intuire che il rischio aumenta all’aumentare dei problemi finanziari dei vari istituti di credito.
Non tutti i risparmiatori avranno tempo e competenze per leggere i bilanci della propria banca, ma qualche precauzione può essere presa da tutti. Per esempio, un indicatore divenuto importante per rilevare lo ‘stato di salute’ di un istituto bancario è il Common equity tier 1 (Cet1), indicatiore che rapporta il patrimonio netto della banca (capitale sociale più riserve) ai rischi assunti, ovvero si misura il totale delle attività poderate per il rischio.
Le norme europee prevedono come ‘pavimento minimo’ per le banche un Cet1 Ratio dell’8%, che equivale a dire che una banca può effettuare investimenti (finanziamenti, prestiti, mutui,investimenti su titoli ecc) ponderati per il rischio superiori a 12,5 volte il capitale proprio. Più questo indicatore è elevato, maggiore dovrebbe essere la solidità dell’istituto, ovvero lacapacità di affrontare eventuali scenari negativi. In generale un livello sotto il 9% non è considerato sufficiente, e sotto l’8% è assolutamente a rischio.
Vediamo nella tabella seguente lo stato di salute delle principali banche operanti in Italia (Dati da ‘Il Fatto Quotidiano).
ISTITUTO BANCARIO
CET1 (%)
Banca Popolare di Vicenza 6,80
Veneto Banca 7,12
Banca Sella 11,13
Banca Popolare di Sondrio 10,14
Unicredit Banca 10,53
Gruppo Banco Desio 10,60
Mediobanca 11,00
Banca Popolare di Milano 11,35
Credito Valtellinese 11,40
Banca Popolare dell’Emilia Romagna 11,50
Deutsche Bank 11,50
Monte Dei Paschi di Siena 11,70
Credem 11,77
Banca Carige 12,20
Gruppo Bancario Banco Popolare 12,30
Che Banca! 12,45
Ubi Banca Popolare Commercio e Industria 12,90
Intesa San Paolo 12,40
Banca Generali 13,40
Banca Ifigest 14,625
Gruppo Banca Ifis 15,34
Unipol 17,60
Banca Mediolanum 18,50
Fineco 20,79

 

venerdì 4 dicembre 2015

AGL E' D'ACCORDO COL MOVIMENTO 5 STELLE: ABOLIRE EQUITALIA, SENZA "SE" E SENZA "MA"

                                                           On. Luigi Di Maio (M5S)

AGL: sosteniamo con tutto il cuore la battaglia del M5S per abolire Equitalia. Consigliamo vivamente di collegarsi a  https://it-it.facebook.com/abolirequitalia/  , Pagina ufficiale del Gruppo Parlamentare del Movimento Cinque Stelle per l'abolizione di Equitalia. 

INVITIAMO PERO' I CITTADINI VESSATI A EVITARE OGNI GESTO VIOLENTO NEI CONFRONTI DI AGENZIA DELLE ENTRATE E DI EQUITALIA. CONTRO QUESTE DEGENERAZIONI DELLO STATO DI DIRITTO PRIVE DI UMANITA' , INFATTI, E' NECESSARIO COSTRUIRE UNA GRANDE ALLEANZA CHE SI DOTI DI UNA STRATEGIA CHE PREVEDA COSA ACCADRA' "DOPO" PER EVITARE CHE DALLA CONFUSIONE SCATURISCA UNA SITUAZIONE PEGGIORE. QUESTE REALTA' SONO FATTE DI MIGLIAIA DI PICCOLI FUNZIONARI E MODESTI  ESATTORI (CHE SONO IN MEZZO A NOI) MODERATI CHE NON CONDIVIDONO LE IDEOLOGIE ABERRANTI E GLI INTERESSI INCOFFESSABILI DI CHI LI COMANDA E CHE VORREBBERO FARE SOLO IL LORO UMILE DOVERE. OCCORRE QUINDI SAPER DISTINGUERE TRA GLI UNI E GLI ALTRI.

Guardate ad esempio cosa è successo ieri (e quale escalation potrebbe scatenarsi) :
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Riceve una cartella esattoriale e distrugge la sede di Equitalia con un casco

L’episodio consumatosi stamane nel cosentino, ha portato all’arresto di un quarantenne incensurato che con un casco da motociclista ha devasto la sede di Equitalia a Corigliano.

CORIGLIANO CALABRO – Questa mattina a Corigliano Calabro i carabinieri della locale stazione hanno tratto in arresto un quarantenne del posto. L’uomo, sino ad oggi incensurato, è stato ammanettato con l’accusa di danneggiamento aggravato nei confronti dell’ente di riscossione crediti Equitalia. Una mattinata di ordinaria follia quella che a cui hanno assistito decine di persone presenti all’interno degli uffici. Il contribuente, esasperato, si è lasciato trascinare dall’ira e dalla rabbia distruggendo l’intera sede tra urla, paura e il fuggi fuggi generale dei clienti terrorizzati.
A scatenare la furia cieca dell’uomo, una multa salatissima con annesso fermo amministrativo del proprio mezzo. L ’uomo è arrivato stamattina presso gli uffici di Equitalia, in Via Delle Stampe, per chiedere spiegazioni e protestare per la multa ed il blocco del mezzo. Ma quando gli addetti allo sportello gli hanno fatto notare all’uomo i pregressi non pagati, che avrebbe dovuto comunque saldare quanto dovuto e che non avrebbero potuto fare nulla, l’uomo prima ha iniziato a inveire verso il personale. Poi, quasi improvvisamente, è andato in escandescenza iniziando a scagliare un casco da motociclista contro le parti della sede e le vetrate sia delle porte che degli uffici, mandandole in frantumi. Panico tra i dipendenti e le persone presenti, anche perché l’uomo sembrava una furia.  Avrebbe poi iniziato a prendere a calci le sedie e solo l’arrivo dei carabinieri, che hanno bloccato l’uomo portandolo in caserma, ha riportato la calma nel’ufficio, dove alcune persone, sotto shock e prese dalla paura, hanno avvertito un malore. Sul posto, infatti è arrivata anche l’ambulanza del 118 con il personale.
Non è la prima volta, purtroppo, che assistiamo a scene del genere nelle sedi di Equitalia di tutta Italia, dove le persone, esasperate dalla pioggia di cartelle esattoriale, si lasciano andare a gesti eclatanti, tra i quali molto spesso vi è anche il suicidio.


 

giovedì 3 dicembre 2015

SALUMI, FORMAGGI, VINI E SALMONE CON SCONTI DA CAPOGIRO PER ISCRITTI AGL E PREZZI SPECIALISSIMI PER SIMPATIZZANTI AGL !!!

In occasione delle Festività natalizie il Sindacato AGL informa i suoi iscritti e i simpatizzanti non iscritti di aver stretto una convenzione con importanti produttori di generi alimentari di ottima qualità. 
Tale convenzione consente agli iscritti di acquistare i prodotti con sconti particolari. 
Prezzi speciali anche per i simpatizzanti non iscritti.
Abbiamo scelto per i nostri iscritti e simpatizzanti salumi di eccellente qualità, lavorati in modo "antico" e utilizzando solo carni di suini nati ed allevati in Italia.
Proponiamo la "coppa piacentina" , davvero unica, salame di cascina, cotechini a bocce, prosciutto di Parma a stagionatura di circa 20 mesi, prosciutti cotti senza polifosfati ma anche formaggi come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Pecorino Sardo.
Per le Festività è disponibile anche del salmone di ottima qualità.
SE SEI INTERESSATO, CONTATTA TELEFONICAMENTE Il NOSTRO RESPONSABILE CONVENZIONI COMMERCIALI, DOTT. IVANO SAVIONI, AL NUMERO 3891464326.

mercoledì 2 dicembre 2015

AGL: E' ARRIVATO IL MOMENTO DI SCARDINARE I DIRITTI ACQUISITI E DI EFFETTUARE IL RICALCOLO CONTRIBUTIVO DELLE PENSIONI

AGL: è giunta l'ora: il Governo tocchi le pensioni. Le pensioni erogate, sia quelle col sistema retributivo, che contributivo che misto, sono pagate dai contributi di chi oggi lavora.Ma rispetto al passato, quelli che lavorano oggi sono troppo pochi e non è giusto che giovani precari o lavoratori soggetti a frequenti interruzioni della contribuzione debbano pagare in maniera così onerosa la pensione a chi col vecchio sistema continuerà ad avere pensioni pari al 90 % di quanto prendeva con l'ultimo stipendio.Chi paga oggi andrà in pensione in età molto più avanzata e con un assegno che coprirà se va bene il 40-50% di quanto guadagnava fin quando lavorava.E' quindi ora di farla finita con questa colossale ingiustizia tra generazioni e di andare oltre l'attuale contributo di solidarietà. Occorre un ricalcolo contributivo per tutti rispettoso necessariamente di un principio di progressività.E ovviamente bisogna tagliare una volta per tutte i privilegi.E se il ricalcolo non fosse possibile farlo per il settore pubblico perchè lo Stato non pagava i contributi dei suoi dipendenti, meglio ancora: sarebbe l'occasione per una storica dimostrazione di attaccamento alla Patria da parte di chi per decenni l'ha servita. Invece dell'oro, stavolta si chiederebbe di restituire allo Stato una parte dell'assegno!
Pensate poi che bello sarebbe rifare una sanatoria globale degli immigrati come nel 2003, quale gigantesca iniezione di nuova contribuzione ciò provocherebbe.Ma la partita decisiva da giocare (è un vecchio cavallo di battaglia dell'AGL) è quella per lo smantellamento dei cosiddetti diritti acquisiti che sarebbe meglio ridenominare "ingiustizie consolidate". Siamo convinti che nella società c'è ormai una maggioranza favorevole a questo rivolgimento e, anche nella minoranza che ne gode, molti , per illuminazione o sensi di colpa, sarebbero favorevoli. Vediamo se tra i tanti candidati leader politici italiani qualcuno intende far propria questa battaglia decisiva.

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fonte: www.rainews.it

L'Ocse: "Bene le riforme, ma fare altri sforzi" Pensioni, Boeri: "Per i nati negli anni '80 assegni più bassi del 25% e dopo i 70 anni" Il presidente dell'inps presenta il rapporto Ocse "Pensions at a glance 2015" - 
02 dicembre 2015 Chi oggi ha 35 anni prenderà nell'intera vita pensionistica in media un importo complessivo di circa il 25% inferiore a quella della generazione precedente (i nati intorno al 1945) pur lavorando fino a circa 70 anni. La simulazione arriva dall'Inps sulla base di un campione di circa 5.000 lavoratori nati nel 1980. Lo ha detto il presidente dell'Inps, Tito Boeri presentanto il rapporto Ocse "Pensions at a glance 2015". Nati negli anni '80: assegni più bassi e in pensione più tardi Quando si analizzano gli importi di pensione - ha spiegato Boeri nel corso della presentazione del Rapporto Ocse 'Pensions at a Glance 2015' - ''bisogna tenere conto anche da quando questi assegni sono stati percepiti''. Se si guarda alla distribuzione per età alla decorrenza delle pensioni dirette del Fondo lavoratori dipendenti tre quarti sono state percepite prima dei 60 anni. Secondo le proiezioni Inps per i lavoratori classe 1980 solo il 38,67% la prenderà prima dell'età di vecchiaia, che per gli attuali 35enni significa nel 2050 a 70 anni di età. Sarà più basso quindi il trasferimento pensionistico complessivo (perchè percepito per meno anni), ma anche il tasso di sostituzione medio rispetto alla retribuzione che sarà intorno al 62%. ''Si lavorerà più a lungo - ha detto Boeri - anche in rapporto alla speranza di vita. Le pensioni saranno del 25% più basse di quelle di oggi tenendo conto degli anni di percezione'' e ci saranno, a fronte di una crescita del pil all'1% e di possibili interruzioni di carriera, ''problemi di adeguatezza'' dell'importo. Con il sistema contributivo inoltre, se non si metterà in campo uno strumento di sostegno contro la povertà come il reddito minimo, ci saranno ''problemi per chi perderà il lavoro sotto i 70 anni''. Il rapporto Ocse L'Italia ha fatto importanti riforme del sistema previdenziale in direzione dell'aumento dell'età di uscita dal lavoro e della riduzione della spesa futura ma perché il sistema sia finanziariamente sostenibile sono necessari "ulteriori sforzi negli anni a venire". Il rapporto Ocse "Pensions at a glance 2015" dà atto al nostro Paese di aver intrapreso un cammino virtuoso ma sottolinea che quanto fatto finora non basta. Il nostro Paese ha la spesa previdenziale più alta dopo la Grecia rispetto al Pil (15,7% nel 2013 a fronte dell'8,4% medio nell'Ocse) e contributi previdenziali sul lavoro dipendente rispetto alla retribuzione al 33%, percentuale top tra i Paesi Ocse. I pensionati attuali - emerge dal Rapporto - hanno tassi di sostituzione netta rispetto al salario medio, vicini all'80% a fronte del 63% medio dei paesi più sviluppati e assegni in media largamente superiori ai contributi versati. Con la riforma del 2011 - spiega l'Ocse - sono state adottate importanti misure per ridurre la generosità del sistema, in particolare attraverso l'aumento dell'età pensionabile e la sua perequazione tra uomini e donne ma l'invecchiamento della popolazione continuerà ad esercitare pressioni sul finanziamento del sistema''. L'Ocse sottolinea che la sentenza della Corte Costituzionale sulla mancata perequazione nel 2012-13 per le pensioni superiori a tre volte il minimo e i rimborsi decisi dal Governo ''avranno un impatto sostanziale sulla spesa pubblica''. Nel breve periodo vanno cercate risorse per ridurre al minimo l'impatto della sentenza mentre nel lungo periodo bisognerà stimolare la partecipazione dei lavoratori anziani al mercato del lavoro. Se infatti il tasso di occupazione degli over 55 in Italia è aumentato di 15 punti (dal 31% al 46%) negli ultimi 10 anni è anche vero che questo è ancora di molto inferiore alla media Ocse (57%). Boeri: "Anziani meno colpiti dalla crisi" "Gli anziani - secondo quanto ha spiegato il presidente Inps - sono stati colpiti dalla crisi economica in misura minore rispetto alle altre fasce di età. Oggi vivono in una situazione di povertà relativa il 9,3% degli over 65 contro il 12,6% medio della popolazione totale. Il rischio di povertà - sottolinea il Rapporto - si è trasferito dagli anziani ai giovani. il 15% delle persone tra i 18 e i 25 anni sono povere''. Sindacati: "No a nuova stretta" I sindacati ribadiscono il no a nuovi interventi di 'stretta' sul sistema previdenziale. ''La tenuta finanziaria del nostro sistema previdenziale - dice il segretario confederale Cgil Vera Lamonica - non è a rischio, di certo lo è l'entità delle prestazioni per ampie fasce della popolazione: basta riforme per fare cassa, si restituisca equità e solidarietà al sistema. "L'Italia - avverte il segretario confederale Cisl Maurizio Petriccioli - è il Paese che più di ogni altro, fra quelli dell'area Ocse, ha realizzato, negli ultimi 20 anni, interventi legislativi che hanno messo in sicurezza la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, trascurandone semmai la sostenibilità sociale". Il rapporto Ocse - afferma il segretario confederale Uil Domenico Proietti - "continua a perseverare nell'errore di quantificare la spese per le pensioni al 15,7%, non tenendo conto che questo dato somma la spesa previdenziale con quella assistenziale". -

martedì 1 dicembre 2015

"Ney, il bravo tra i bravi" - Milano, 7 dicembre, h 18,30 ANVG

Lunedì 7 dicembre (S. Ambrogio), alle 18,30 l'Associazione Nazionale Volontari di Guerra - Federazione di Milano, in un incontro pubblico ricorda la morte di Michel Ney, maresciallo di Napoleone, fucilato dalle forze della Restaurazione il 7 dicembre del 1815, esattamente due secoli prima.
Saranno visionati due spezzoni del film di Ridley Scott "I duellanti".

Vi aspettiamo nella nostra sede di Milano, via Duccio di Boninsegna 21/23.

Andrea Benzi

Presidente della Federazione di Milano

lunedì 30 novembre 2015

Non restiamo senza Assistenza fiscale, non restiamo #SenzaCaf



Quanto ci costa rimanere #SenzaCaf?
Il taglio di 100 milioni di euro previsto dalla Legge di Stabilità mette a rischio la sopravvivenza dei Caf. #SenzaCaf niente Red, niente 730, niente Isee, niente Unico.
Quasi la metà dei contribuenti italiani rischia di rimanere senza l’assistenza fiscale garantita dai Caf a causa dei tagli previsti dalla legge di Stabilità. Ne soffrirebbero soprattutto i ceti più deboli e le persone anziane.
Pensiamo ad esempio a cosa accadrebbe se non fosse più possibile rivolgersi ai Caf per compilare il modello Isee. Si tratta di un documento necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate per servizi essenziali. Tra queste l’assegno di maternità, gli asili nido, sconti sulle bollette di luce e gas e tasse universitarie. Per non parlare del supporto, oggi indispensabile, per chi deve presentare la dichiarazione dei redditi (modello 730) o modificare il precompilato fornito dallo Stato.
Con questa petizione chiediamo ai Parlamentari della Repubblica Italiana di cancellare il comma 3 dell’articolo 33 del Ddl Stabilità che prevede la riduzione dei fondi per i servizi di assistenza fiscale.
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Onorevoli Parlamentari della Repubblica Italiana,
quasi la metà dei contribuenti italiani rischia di rimanere senza assistenza fiscale per effetto dei tagli previsti del Disegno di legge di Stabilità. L’articolo 33 del Ddl che le Camere si apprestano a discutere, infatti, prevede una riduzione di 100 milioni all’anno a partire dal 2016 delle risorse previste per i servizi resi dai centri di assistenza fiscale.
Se questa misura venisse confermata, i Caf potrebbero non riuscire a proseguire la propria attività o comunque dovrebbero operare una rimodulazione dei servizi offerti per far fronte a un taglio così importante delle risorse. La riduzione prevista, infatti, è pari a un terzo dei compensi stabiliti dal Ministero dell’Economia e delle finanze non più tardi di un anno fa con il decreto del 29 dicembre 2014.
L’eventuale chiusura dei Centri di assistenza fiscale, o comunque la rimodulazione dei servizi offerti, impatterebbe soprattutto sui ceti più deboli e sulle persone anziane, che non hanno gli strumenti per orientarsi nella materia fiscale. Questa platea di utenti si troverebbe privata di un’importante funzione sociale che da sempre svolgono i Caf: i Centri di assistenza fiscale sono un punto di riferimento per la compilazione del modello Isee, necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate previste per chi è in situazione di svantaggio economico o sociale.
Ancora più pesanti sarebbero le conseguenze sulla presentazione del modello 730, basti pensare che nel 2015 attraverso i Caf è pervenuto il 93% delle dichiarazioni, mentre quelle inviate direttamente all’Agenzia delle Entrate, senza passare per un intermediario, sono state solamente il 7%.
Per le ragioni fin qui esposte, chiediamo che in sede di discussione parlamentare e approvazione della Legge di stabilità venga cancellata la norma che prevede la riduzione delle risorse previste per i servizi resi dai centri di assistenza fiscale.

FIRMA LA PETIZIONE: Clicca qui
https://www.change.org/p/non-restiamo-senza-assistenza-fiscale-non-restiamo-senzacaf

domenica 29 novembre 2015

Revival anni '80 . La Camusso ieri a Roma per guardarsi Ufo robot, avvolta da uno scialle lavato con Furlan, con un Barbagallo appollaiato sulla spalla (e 26 sigle sindacali intorno a farle da Puffi)

AGL: con la manifestazione di ieri confederali e autonomi hanno iniziato a seppellire definitivamente le speranze di aumento stipendiale dei lavoratori pubblici. Non potrà esserci sciopero (se non per gli attivisti sindacali rimborsati) per evidenti vuoti nelle tasche dei lavoratori. La Camusso se la prende con Poletti dicendogli che non sa come è fatto il lavoro. Senonchè, quello è uno che negli ultimi anni il lavoro prima con il movimento cooperativo ora con il Jobs Act lo ha creato, la Camusso e gli altri suoi compari sono stati capaci solo di accompagnare al camposanto lavoratori e aziende con il corteo funebre della Cassa Integrazione. Proprio loro, invece, hanno dimostrato di non capirci più niente di lavoro e di pubblico impiego in particolare. Sognano ancora infornate di massa di disoccupati sindacalizzati da parte dello Stato (come fece la legge 285 negli anni '70 che molti oggi leggono come il de profundis della pubblica amministrazione italiana) ma non capiscono che non ci sono più i soldi per farlo (col debito pubblico) i referenti politici (il PCI delle grandi intese) le giustificazioni operative (con l'informatizzazione gli investimenti vanno indirizzati nelle tecnologie, non nel capitale umano). Povero Poletti costretto a inviare messaggi così avanzati a queste melanzane! Dovrebbe sapere che per questi qui gli obiettivi da raggiungere non sono risultati a favore dei cittadini utenti ma, nella Pubblica Amministrazione, la scusa per grattare compensi incentivanti maggiori per i rappresentanti sindacali interni in sede di ripartizione di retribuzione accessoria. Da anni e anni. Di quale mondo del lavoro parla la Camusso (a proposito, dove lavorava prima di iniziare la carriera sindacale)? Come può utilizzare l'ora lavoro come parametro per settori tra loro più diversi? Vada magari a lezione da Barbagallo che dopo anni di docenza all'Università del Pesce di Palermo ha elaborato le linee della Rivoluzione Industriale 4.0. Ma si sbrighi, prima che Cina , India o la Nasa ce lo portino via a suon di milioni...E poi la Furlan, che si scandalizza per i bassi aumenti che si delineano. Una non comunista come lei dovrebbe salutare positivamente il fatto che a livello sindacale si siano accettate le leggi del libero mercato. Ma se da anni, con le vostre scelte scellerate avete condotto fuori mercato il lavoro pubblico, come fate a sorprendervi del fatto che nessuno (lo Stato, i Governi di ogni colore, gli elettori in grande maggioranza) sia disposto a tirar fuori un euro per finanziarlo?
Ecco l'amara verità: il lavoro pubblico, in Italia, così com'è (grazie soprattutto a voi sindacati confederali e autonomi) non serve a nulla. Tutti i governi, non potendo licenziare in massa, hanno bloccato le uniche due cose possibili: il turn-over e gli aumenti di stipendio. C'è chi ve lo dice e chi non ve lo dice. Chi lo fa di nascosto e chi palesemente per prendere voti.
Il cittadino, quando ne avrebbe bisogno, salta, aggira, elude la Pubblica Amministrazione. Perchè non solo non serve a nulla ma può pure danneggiare o rovinare la tua vita.
Ognuno si faccia un esame di coscienza e verifichi se ciò, nella propria vita, è risultato vero o falso.
Landini poi è uno spettacolo. E' l'unico che chiaramente ti indica come uscire dalla crisi. Lui è l'unico che si capisca, quando parla, che ti dia una soluzione.Quale? Quella in base alla quale occorre proprio fare diametralmente il contrario di quanto lui dice. Pertanto: dare priorità alla qualità e non alla quantità del lavoro, Dare la possibilità a chi vuole di lavorare di più , per quanti anni vuole e lasciare a casa, con un assegno sociale, quelli che non ne hanno voglia o rimanendo fanno solo danni (soprattutto nella pubblica amministrazione). Decontrattualizzare e rilegificare il rapporto di lavoro di tanti settori del pubblico impiego, diminuire l'importanza del contratto nazionale e capovolgere la gerarchia delle fonti contrattuali. Spazio a contratti aziendali perchè i tempi sono cambiati: gli analfabeti e i ruffiani ci sono ancora, ma non tra i lavoratori bensì solo tra i rappresentanti sindacali confederali e autonomi.
Infine tre questioni su cui i sindacati sono sempre in difficoltà: il precariato, gli aumenti alle forze dell'ordine e i licenziamenti degli assenteisti.
Nulla è cambiato nelle classiche posizioni perdenti dei sindacati. Che sia un valore positivo il poter cambiare lavoro nella vita frequentemente e che non si possa diventare tutti impiegati statali (per i quali la stabilità tra un po' non esisterà più) ai leader sindacali non vuole entrare nel cervello nemmeno col trapano. Aspettiamo il XXII secolo , a questo punto. Che aumenti di stipendio abbiano solo un valore simbolico (5, 7 , 80, 150 euro che siano) non lo si vuole dire perchè altrimenti crollerebbe tutto il teatrino. Perchè , riguardo alle forze dell'ordine, il cui mantenimento in periodi come questi presenta costi proibitivi, a nessuno dei sindacati è mai venuto in mente di superare il problema, rimettendo in discussione il monopolio statale della sicurezza? Ma intanto, quanti posti di lavoro produrrebbe un incremento della fabbricazione di armi da difesa liberamente acquistabili da ogni cittadino (cambiando le leggi esistenti) così come possibile in USA? La CISL, per esempio, oltre a riprodurre nella propria bandiera le strisce di quella americana potrebbe promuovere queste novità. Licenziamenti degli assenteisti. E' vero, già possibili con le norme esistenti, non applicate però proprio per la connivenza e lo scambio di favori fra dirigenza e sigle sindacali. Ma qui il problema è un altro: ci vorrebbero licenziamenti per esuberi, nel Pubblico Impiego che in Italia sono stati sempre tabù. Ecco, i Sindacati facciano un elenco delle pubbliche amministrazioni e delle relative funzioni che non servono a niente. Vuoi vedere che sarebbe recuperato il valore di mercato del posto pubblico e il cittadino vedrebbe nella PA qualcosa di utile, meritevole di essere premiato con onerosi aumenti stipendiali?
P.S.: ci stavamo dimenticando dei Puffi, ossia delle 26 sigle sindacali di contorno. Non preoccupatevi. A Natale, quando si fa l'albero, vengono tirate fuori, dagli scatoloni, palle e pallette, stelle e nastrini. Vedrete che dopo le Feste tornerete al vostro posto (anche in base agli accordi sulla rappresentanza che i confederali stanno firmando a tutto spiano con i datori di lavoro) ... Non era proprio Barbagallo che ai tempi dello sciopero della scuola si era lamentato dicendo: ci hanno chiamato a un incontro alla Funzione Pubblica, come organizzazioni rappresentative e mi sono trovato intorno decine di sigle sindacali. E mi sono (e ho) chiesto: e questi chi sono?....

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Fonte: www.repubblica.it

Pubblico impiego, Camusso: "Sciopero? Decideremo come proseguire mobilitazione"

In piazza oltre 30mila persone, secondo gli organizzatori, per chiedere lo sblocco dei contratti nella Pa. La leader Cgil: "Poletti vuole apparire cone Ufo robot". Barbagallo: "Contratto entro l'anno"
ROMA - "L'idea" che emerge è quella di un "ministro che non conosce com'è fatto il lavoro" e "vuole apparire come Ufo robot, per risolvere tutti i problemi. Ma le condizioni non vanno che peggiorando". Così la leader Cgil, Susanna Camusso, ha commentato, nel corso della manifestazione del pubblico impiego, le parole del ministro Giuliano Poletti, che ieri aveva detto di non utilizzare solo l'ora-lavoro come riferimento per i contratti. "L'idea che ha il ministro - ha sottolineato Camusso - è che non ci siano più delle regole per i diritti dei lavoratori. Il ministro non conosce com'è fatto il lavoro, il rapporto che c'è tra la fatica e il tempo dei lavori. Vorrei vederlo a tradurre ciò che ha detto nella concretezza del lavoro quotidiano delle persone. Forse - ha evidenziato Camusso - un ministro del Lavoro dovrebbe sapere di cosa parla".
Critico anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: "Il ministro del lavoro Poletti è entrato a gamba tesa sulla questione dei rinnovi contrattuali e questo non va bene. Io parlo da 6 mesi di rivoluzione industriale 4.0 e lui credo non sappia cosa sia. Se dobbiamo discutere seriamente - ha detto Barbagallo - noi siamo pronti, ma se pensano attraverso slogan giornalistici di fare un attacco ulteriore alla contrattazione per un neo liberismo selvaggio, hanno sbagliato tempo e modo". Poi, dal palco, ha aggiunto: "Se non si fa il contratto subito, entro l'anno, la prossima manifestazione non sarà né di sabato né di domenica".

"C'è voluta la Corte costituzionale per dire che il contratto è un diritto dei lavoratori, ma il governo fa finta di non sentire e offre 5 euro dopo sei anni, ma non c'è diginità in questo, si vergogni il governo",  ha detto il segretario generale della Cisl, Annmaria Furlan.

Di offesa nei confronti dei lavoratori parla il leader della Fiom, Maurizio Landini: "Sinceramente questa idea di superare l'orario di lavoro è un'offesa alle persone che invece, per quanto lavorano, sono retribuite troppo poco", ha detto commentando le parole del ministro del Lavoro. Per Landini il problema è che "l'orario di lavoro bisognerebbe ridurlo e redistribuirlo per aumentare l'occupazione": un'ipotesi però che appare lontana "in un paese in cui l'età di pensionamento è a 70 anni e l'orario di lavoro tra i più alti d'Europa". Metalmeccanici e lavoratori del pubblico impiego sono insieme in piazza oggi a Roma perché, spiega Landini, "il contratto è un diritto di tutti" anche se il governo "ha voglia di favorire al scomparsa del contratto nazionale". Cosa "inaccettabile perché resta uno strumento di tutela generale che invece va rafforzato, non indebolito o cancellato", conclude.



Più di trentamila in piazza. Il corteo dei lavoratori del pubblico impiego e della scuola per lo sblocco dei contratti nella Pa, circa 30 mila persone, secondo gli organizzatori, è partito da piazza della Repubblica a Roma. In testa, dietro lo striscione che è lo slogan della manifestazione 'Contratto subito', ci sono i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, insieme ai segretari generali delle diverse categorie oggi in piazza. Dopo sei anni di attesa e due rinnovi persi, i sindacati chiedono un contratto "vero" per gli oltre tre milioni di lavoratori pubblici e oggi hanno cercato di dar voce al disagio dei 700 mila addetti di terzo settore e privato sociale.

Poco ottimismo. Camusso ha sottolineato che "con queste cifre è evidente che non si riesce a fare un rinnovo del contratto. Ma intanto si apra prima la discussione e si vedrà di conseguenza che c'è bisogno di cambiare le cifre", ha detto, parlando del rinnovo del contratto del pubblico impiego. Non sembra esserci spazio per l'ottimismo sulle prossime mosse del governo che, secondo il numero uno del sindacato, si è presentato "come il governo della modernizzazione, invece siete il governo dell'unilateralità come il pupazzo Ercolino sempre in piedi che oscillava, ma poi tornava sempre allo stesso punto; faceva giocare i bambini. ma non fa andare avanti il Paese". E ha proseguito: "Dopo 7 anni di blocco non si può immaginare di dare 7 euro ai lavoratori. Dopodiché il tema non è rincorrere le cifre, ma la volontà del governo di non aprire al rinnovo dei contratti", ha detto ancora Camusso, rinviando a una decisione prossima l'ulteriore proseguimento della mobilitazione. A chi chiede se si programma uno sciopreo generale, Camusso ha risposto: "Decideremo sulla base delle risposte che riceveremo". Una cosa è certa, ha proseguito la leader dal palco: il sindacato non si fermerà. "Non ci fermeremo se non mettete risorse in legge di stabilità". Se si arriva "al 15 dicembre" e nulla cambia, allora, aggiunge "avete sbagliato i conti", ha detto ancra, sottolineando che è necessario smettere di fare propaganda: "Si è utilizzato il superamento del precariato per dividere i lavoratori". Quanto alle forze dell'ordine, per Camusso "i problemi non si risolvono con un bonus, ma serve il contratto".

Assenze e licenziamenti. Non bisogna puntare l'attenzione solo sugli assenteisti, ma anche sui dirigenti che non fanno rispettare le regole. Di questo è convinta la leader della Cgil: "Il ministro ha un chiodo fisso", ha risposto ai giornalisti che le hanno chiesto un commento alle dichiarazioni del ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, sui licenziamenti dei lavoratori pubblici assenteisti. "Il ministro dovrebbe porsi la domanda di perché succedono cose di questo tipo e dove stavano dirigenti ed amministratori. Bisogna chiedersi - ha concluso - perché non applicano le regole che ci sono".
 

sabato 28 novembre 2015

PD E MOVIMENTO 5 STELLE, DOPO DUE ANNI, FANNO PROPRIO UN CAVALLO DI BATTAGLIA DELL'AGL, FIN DAL 2013: PREMI E GARANZIA DELL'IMMUNITA' AI DIPENDENTI PUBBLICI CHE DENUNCIANO IL MALAFFARE INTERNO

AGL: noi lo dicemmo e lo proponemmo sin dalla nostra (recente) nascita, in tanti articoli. Finalmente qualcuno ci ha ascoltato.E qui sarà interessante vedere cosa faranno i sindacati del Pubblico Impiego. Sicuramente avranno difficoltà ad avallare una norma che distrugge il castello di interessi sul quale hanno prosperato per decenni e in nome del quale hanno portato alla rovina economica i loro assistiti.

fonte: www.ilgiornale.it

Il fisco incoraggia i delatori: premi a chi denuncia i corrotti

Alla Camera la proposta di legge che invita i dipendenti pubblici a fare la spia sulle violazioni dei capi. Garantiti anonimato e bonus in denaro. Ed è allarme tra gli esperti


venerdì 27 novembre 2015

IL VANGELO SECONDO GIULIANO (CHE HA RAGIONE)

AGL: Bravo Ministro. Presa di posizione chiara e netta. Era ora che fosse detta la verità. Nulla a che vedere con Monti e la Fornero che avevano semplicemente insultato i giovani. Qui il Ministro indica una alternativa, un diverso criterio di giudizio. Anche la laurea non è indispensabile, non lo sono i bei voti. Conta ciò che uno sa e sa fare. Dovrebbero capirlo quei giovani del Meridione che ricevono un falso aiuto con voti superiori alle medie del nord Italia. Falso perchè può servire per superare i concorsi (ecco perchè la dirigenza pubblica è in gran parte meridionale) ma non per trovarsi bene, bensì frustrati nella vita (ed ecco uno dei motivi per i quali la PA italiana non funziona).L'ideale sarebbe abolire il valore legale del titolo di studio. Rendere elettive tante funzioni pubbliche e generalizzare lo Spoils-system. Significativo poi che tale punto di vista sia espresso da una persona proveniente da un'area culturale (la sinistra) che sui temi della scuola ha sempre sbagliato tutto. Forse è anche grazie a Poletti che la Scuola e l'Università italiana potranno emanciparsi: da assumifici e diplomifici, da pascoli per baroni e parentadi annessi a fattori di competitività e di messa in discussione di valori superati. E anche il Sud dovrebbe ringraziarlo.

 

Fonte: www.ansa.it

Poletti, 110 e lode a 28 anni non serve a un fico

Frase ministro scalda social. Finita idea lavoro in un posto solo

"Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21". Il ministro del lavoro Giuliano Poletti non ha usato perifrasi per dire come la pensa sui percorsi universitari dei giovani italiani. Incontrando gli studenti al salone 'Job&Orienta' della Fiera di Verona ha messo in chiaro che il mercato del lavoro non aspetta sempre chi si laurea a 30 anni.

E l'affermazione, che ha tra l'altro ricordato l'antipatico "choosy" (schizzinosi) con cui ministro Elsa Fornero aveva etichettato i ragazzi italiani, ha subito scatenato reazioni e polemiche sui social. "Lui aveva risolto così il problema: non s'è laureato" scrive qualcuno su Twitter. Ma c'e anche qualcun altro che ha difeso l'uscita a gamba tesa dell'ex presidente della Lega Coop - "È di moda insultare i potenti di turno, e spesso se lo meritano, ma penso che #Poletti abbia detto una cosa oggettivamente vera" dice un altro tweet. Perchè è meglio laurearsi con 97 a 21 anni? Perchè così, ha aggiunto Poletti, "un giovane dimostra che in tre anni ha bruciato tutto e voleva arrivare". "In Italia - ha sottolineato - abbiamo un problema gigantesco: è il tempo. I nostri giovani arrivano al mercato del lavoro in gravissimo ritardo. Quasi tutti quelli che incontro mi dicono che si trovano a competere con ragazzi di altre nazioni che hanno sei anni meno di loro e fare la gara con chi ha sei anni di tempo in più diventa durissimo". "Se si gira in tondo per prendere mezzo voto in più - ha insistito il ministro - si butta via del tempo che vale molto molto di più di quel mezzo voto. Noi in Italia abbiamo in testa il voto, non serve a niente". Il voto è importante solo perché fotografa un piccolo pezzo di quello che siamo; bisogna che rovesciamo radicalmente questo criterio, ci vuole un cambio di cultura".

E a proposito di cambi culturali, Poletti, dialogando con gli studenti delle superiori, ha cercato di sfatare altri 'miti'. "La storia secondo cui per 20 anni si studia, per 30 anni si lavora e poi si va in pensione è una storia finita" ha detto. "La storia secondo cui c'è un posto dove si va a lavorare, la fabbrica, è finita. Il lavoro - ha concluso - non si fa in un posto: il lavoro è un'attività umana, si fa in mille posti".